Pensione anticipata precoci: i nuovi requisiti


Pensione anticipata precoci: i nuovi requisiti

Pensione anticipata per i lavoratori precoci con almeno 41 anni di contributi strutturale: requisiti per l’accesso, risorse, atteso decreto ministeriale attuativo, la misura di Riforma Pensioni.

La Riforma Pensioni prevede che i lavoratori precoci con almeno 12 mesi di contributi versati al compimento del 19esimo anno di età possano andare in pensione con la quota 41 (contributi versati) a patto che rientrino in una delle quattro categorie con diritto all’APE sociale. Il beneficio è riconosciuto fino a decorrenza del plafond che la manovra stanzia anno per anno: nel caso in cui il tetto sia superato, la pensione è differita all’anno successivo. Non è cumulabile con altri redditi da lavoro, dipendente o autonomo, fino a quando non si matura il diritto alla pensione anche in base alle precedenti regole.

Vediamo con precisione le regole per la pensione anticipata dei precoci contenute nell’articolo 30 della Legge di Bilancio 2017, che prevedono per l’operatività uno specifico decreto attuativo ministeriale.

=> Riforma Pensioni, guida completa

Requisiti

Al requisito dei 41 anni di contributi (che comporta un anticipo di 10 mesi per le donne e di un anno e dieci mesi per gli uomini rispetto alle attuali regole), vanno aggiunti gli adeguamenti alle aspettative di vita. Per prescindere dall’età anagrafica devono però rientrare in una delle seguenti categorie (le stesse previste per l’accesso all’APE sociale):

  • stato di disoccupazione in seguito a cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, o risoluzione consensuale nell’ambito di procedure di conciliazione prevista dall’articolo 7 della legge 604/1966 (che si attiva in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo). Devono aver terminato l’indennità di disoccupazione da almeno tre mesi.
  • Assistenza del coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave da almeno sei mesi.
  • Riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%.
  • Impiegati in mansioni faticose da almeno sei anni in via continuativa.

Attività

Le mansioni faticose sono quelle previste dai commi 1,2,3 dell’articolo 1 della legge 67/2011 (lavori usuranti, lavoratori notturni, conducenti di veicoli pubblici con almeno 9 posti), a cui si aggiungono le seguenti professioni:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia, e della manutenzione degli edifici,
  • conduttori di gru e macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
  • conciatori di pelli e pellicce,
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
  • conduttori di mezzi pesanti e camion,
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavori organizzati in turni,
  • addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti,
  • professori di scuola pre-primaria,
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati,
  • personale non qualificato addetto alla pulizia,
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

I dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata con i 41 anni di contributi ricevono le indennità di fine servizio (TFS) nel momento in cui avrebbero maturato il diritto alla pensione con la regole pre-Riforma Fornero.

Attuazione

Contrariamente a quanto previsto per l’APE, che è una misura sperimentale per il 2017-2018, la pensione anticipata dei precoci è strutturale.
Il decreto attuativo, previsto entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017 (quindi, entro il 2 marzo), dovrà fornire tutti i chiarimenti necessari, con particolare riguardo a una serie di aspetti esplicitamente previsti dalle legge, fra cui la determinazione delle caratteristiche specifiche delle attività usuranti, procedure di accesso, comunicazioni agli enti previdenziali, individuazione dei criteri di priorità nel caso di esaurimento risorse (360 milioni per il 2017; 550 milioni per il 2018; 570 milioni per il 2019; 590 milioni dal 2020.

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