Rivalutazione pensioni a rischio prescrizione


Rivalutazione pensioni a rischio prescrizione

Cgil, Cisl e Uil consigliano ai pensionati un’istanza contro il rischio di prescrizione del rimborso dopo il blocco illegittimo della rivalutazione sulle pensioni 2012-2013, in attesa della sentenza della Corte.

Iniziativa dei sindacati confederali per i pensionati interessati dal blocco sulla rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012-2013, a tutela del rischio di prescrizione in attesa della nuova sentenza della Corte Costituzionale. In pratica, Cgil, Cisl e Uil promuovono la presentazione di un’istanza da parte dei pensionati per interrompere i termini di prescrizione che scatterebbero nel 2017, impedendo il rimborso totale della rivalutazione mancata anche nel caso in cui la Consulta dovesse pronunciarsi a loro favore.

La questione è parecchio complicata, vediamo di riepilogare. Il blocco della rivalutazione è quello stabilito dalla Riforma 2011 su tutti i trattamenti superiori a tre volte il minimo e dalla Corte Costituzionale  poi bocciato. Il Governo era successivamente intervenuto con il decreto Poletti, che ha stabilito la restituzione solo parziale delle somme in questione. Su questo decreto è stata sollevata nuova questione di legittimità, su cui la Corte deve ancora pronunciarsi.

I sindacati temono però che, anche nel caso in cui la Consulta decidesse l’incostituzionalità del decreto Poletti, i pensionati interessati non riescano a incassare la parte di rivalutazione mancata per decorrenza dei termini: i ratei pensionistici si prescrivono in cinque anni (per effetto del decreto legge 98/2011). Quindi, visto che si parla di rivalutazioni che riguardano anche l’anno 2012, il 2017 è l’anno in cui scatta la prescrizione.

Attenzione, è bene sottolinare che si tratta di un rischio per ora del tutto teorico, per diversi motivi. Innanzitutto, non c’è ancora la sentenza della Corte Costituzionale, per cui non si sa quale sarà il pronunciamento sulla legittimità del decreto Poletti. In secondo luogo, un eventuale provvedimento del governo di recepimento di un’eventuale sentenza di illegittimità costituzionale potrebbe risolvere automaticamente la questione della prescrizione. I sindacati temono comunque che, in sede di applicazione, l’INPS possa far valere i termini in questione e non pagare, eventualmente, il dovuto. Quindi consigliano ai pensionati di tutelarsi in anticipo da questa eventualità, inviando un’istanza entro il 31 dicembre 2016 per interrompere i termini di prescrizione. Cgil, Cisl e Uil hanno messo a punto un modulo specifico, da inviare all’INPS via raccomandata.

Opzione Donna, i nuovi requisiti


Opzione Donna, i nuovi requisiti

La Riforma Pensioni apre l’Opzione Donna alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre dell’anno: maturazione del requisito nel 2016, decorrenza della pensione, nuove regole.

E’ stato uno dei capitoli più discussi nell’ambito della Riforma Pensioni inserita in Legge di Stabilità 2017: alla fine, è passata l’estensione dell’Opzione Donna alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre degli anni 1957 o 1958. Vediamo esattamente come è formulata la norma e cosa cambia rispetto a prima.

L’Opzione Donna, come è noto, è una forma di pensione anticipata per le lavoratrici, che consente di ritirarsi con 35 anni di contributi e un requisito di età che per le dipendenti è pari a 57 anni e sale a 58 anni per le autonome, accettando però un calcolo interamente contributivo della pensione. La novità rispetto alla precedente normativa, che in virtù dell’applicazione delle aspettative di vita lasciava fuori le lavoratrici nate negli ultimi mesi dell’anno, è contenuta nel comma 222 della Legge di Bilancio. Che prevede di estendere l’Opzione Donna (introdotta con l’articolo 1, comma 9, legge 243/2004)

«alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti previsti per effetto degli incrementi della speranza di vita».

Attenzione: per accedere all’Opzione Donna, bisogna calcolare anche l’aspettativa di vita (lo prevede espressamente il successivo comma 223 della manovra). Però, non è necessario (come prima) che la maturazione del requisito sia avvenuta entro il dicembre 2015. le lavoratrici che erano rimaste fuori dall’Opzione Donna per effetto di questo limitazione, dunque, possono invece accedere alla prestazione. Tenendo conto che ai tre mesi scattati nel 2013 si sono aggiunti quattro mesi nel 2016, le lavoratrici che non maturano il requisito entro il 31 dicembre 2015 devono aggiungere sette mesi all’età anagrafica, perché lo matureranno nel 2016. Ipotesi, una lavoratrice dipendente che ha 35 anni di contributi e ha compiuto i 57 anni nel dicembre 2015, matura il requisito dell’Opzione Donna a fine luglio 2016.

Ricordiamo che per la decorrenza della pensione, la lavoratrice dovrà aspettare i termini previsti dalla finestra mobile (che pure si applica), pari a 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome.

Gentiloni, calendario Pensioni 2017


Gentiloni, calendario Pensioni 2017

15 dicembre 2016

Pensioni, ecco il calendario dei lavori relativi al pacchetto di misure per la riforma del sistema previdenziale che il Governo Gentiloni dovrà rispettare nel 2017.

Cambiano le redini del Governo ma proseguono gli impegni già inseriti in agenda dal vecchio Esecutivo: tra questi, gli importanti appuntamenti con il sistema previdenziale italiano, ovvero l’attuazione delle norme contenute nel pacchetto pensioni della Legge di Stabilità 2017. Sono ben sei i decreti attuativi attesi entro il 1° marzo 2017. Poi è prevista anche una seconda fase di confronto con i sindacati sui correttivi da apportare alla Riforma delle Pensioni Fornero.

Entro il 1° marzo dovrà essere emanato il decreto attuativo dell’APE Volontario da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed il Ministro dell’Economia e delle Finanze. In particolare andranno definiti la quota parte dell’assegno che potrà essere riscossa in anticipo, le modalità di finanziamento e di restituzione del prestito pensionistico, nonché il ruolo delle banche, dell’INPS e delle assicurazioni. Dovranno poi essere predisposti i modelli per la presentazione dell’istanza di accesso al prestito.

Stessa scadenza anche per i Dpcm relativi all’APE sociale e alla quota 41, che dovranno definire le platee dei lavoratori beneficiari e la documentazione da produrr

Gentiloni, calendario Pensioni 2017

Pensioni, ecco il calendario dei lavori relativi al pacchetto di misure per la riforma del sistema previdenziale che il Governo Gentiloni dovrà rispettare nel 2017.

Cambiano le redini del Governo ma proseguono gli impegni già inseriti in agenda dal vecchio Esecutivo: tra questi, gli importanti appuntamenti con il sistema previdenziale italiano, ovvero l’attuazione delle norme contenute nel pacchetto pensioni della Legge di Stabilità 2017. Sono ben sei i decreti attuativi attesi entro il 1° marzo 2017. Poi è prevista anche una seconda fase di confronto con i sindacati sui correttivi da apportare alla Riforma delle Pensioni Fornero.

Entro il 1° marzo dovrà essere emanato il decreto attuativo dell’APE Volontario da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed il Ministro dell’Economia e delle Finanze. In particolare andranno definiti la quota parte dell’assegno che potrà essere riscossa in anticipo, le modalità di finanziamento e di restituzione del prestito pensionistico, nonché il ruolo delle banche, dell’INPS e delle assicurazioni. Dovranno poi essere predisposti i modelli per la presentazione dell’istanza di accesso al prestito.

Stessa scadenza anche per i Dpcm relativi all’APE sociale e alla quota 41, che dovranno definire le platee dei lavoratori beneficiari e la documentazione da produrre.

Gli altri tre decreti attuativi attesi riguardano le semplificazioni in tema di documentazione per l’accesso ai benefici previsti per i lavori usuranti, i fondi di solidarietà del settore bancario e del credito cooperativo e i nuovi criteri di accesso al sostegno per l’inclusione attiva (SIA) nonchè le modalità di prosecuzione della sperimentazione dell’assegno di disoccupazione (ASDI) oltre l’attuale termine del 31 dicembre 2016.

Il confronto con i sindacati sulle , previsto dall’accordo quadro dello scorso 28 settembre, riguarderà soprattutto lo sviluppo della previdenza integrativa e la riforma del sistema di calcolo contributivo per adeguarlo alle esigenze del mondo del lavoro di oggi, caratterizzato da giovani con redditi bassi e discontinui.