ecco i minimi INPS


Pensioni 2017 ferme: ecco i minimi INPS

Pensioni 2017 ferme, indice di rivalutazione pari a zero, rischio recupero perequazione 2014-2015 da aprile: fine del contributo di solidarietà pensionati con assegni alti.

Barbara Weizs

Le pensioni 2017 avranno gli stessi importi dell’anno scorso, gli indici di rivalutazione ufficialmente comunicati dall’INPS sono pari a zero, ma da aprile vengono trattenute le somme relative alla perequazione arretrata del biennio 2014-2015 (a meno che non intervenga un rinvio, ad esempio con il Milleproroghe). Una buona notizia riguarda invece le pensioni alte, superiori a 14 volte il minimo: fine del contributo di solidarietà applicato negli anni scorsi, l’assegno torna pieno. Vediamo nel dettaglio gli assegni 2017 per le diverse tipologie di pensioni, comunicati con la circolare 8/2017 dell’istituto di previdenza,  il calendario dei pagamenti, le novità sulla tassazione.

Iniziamo con le pensioni minime, ricordando che i relativi importi sono anche la base per l’individuazione di limiti di riconoscimento delle prestazioni collegate al reddito, e non solo. Per l’anticipo pensionistico APE, ad esempio, uno dei requisiti è che la pensione maturata sia pari ad almeno 1,4 volte il minimo. Ecco gli importi delle pensioni minime 2017:

  • lavoratori dipendenti e autonomi: 501,89 euro al mese. Importo annuo: 6.524,57.
  • Assegni vitalizi: 286,09 euro al mese, 3.719,17 euro annui.
  • Pensione sociale: 369,26 euro al mese, 4.800,38 euro annui.
  • Assegno sociale: 448,07 euro al mese, 5.824,91 euro annui.
  • Pensioni assegni a favore dei mutilati, invalidi civili, ciechi civili e sordomuti: 279,47 euro al mese.

Anche i limiti di reddito sono invariati:

  • reddito personale pensione sociale: 4.800,38 euro annui.
  • Reddito coniugale pensione sociale: 16.539,86 euro annui.
  • Reddito personale assegno sociale: 5.824,91 euro annui.
  • Reddito coniugale assegno sociale: 11.649,82 euro annui.
  • Reddito invalidi totali, ciechi e sordomuti: 16.532,10 annui.
  • Reddito invalidi parziali, minori: 4.800,38 euro annui.

I limiti di reddito per le sopra elencate pensioni invalidi si applicano anche agli assegni sociali sostitutivi dell’invalidità civile riconosciuta dopo il compimento di 65 anni e 7 mesi di età.

Per quanto riguarda le date di pagamento, sia alle Poste sia in banca, il termine è sempre il primo giorno del mese, con le seguenti eccezioni: per coloro che ricevono al pensione alle poste, in gennaio il pagamento è avvenuto il secondo giorno bancabile (il 3 gennaio), e saranno effettuati il 2 i versamenti di maggio, ottobre e novembre. Per coloro che ricevono la pensione sul conto corrente, in gennaio il versamento è stato effettuato il 3, e slitterà al 3 del mese anche in aprile e luglio, mentre verrà effettuato il 2 del mese in maggio, ottobre, novembre.

Attenzione: l’INPS deve ancora recuperare parte del conguaglio negativo 2014-2015. Il provvisorio prevedeva una rivalutazione dello 0,3%, il definitivo 2015 si è fermato a +0,2%, lo 0,1% da recuperare è stato differito al 2017 dalla Legge di Stabilità dell’anno scorso. Risultato: a partire dal prossimo mese di aprile, viene effettuato il conguaglio, distribuito su quattro rate. Non si esclude che nel Milleproroghe, in sede di conversione, venga inserito un emendamento che stabilisca un nuovo rinvio.

Infine, novità sulla tassazione. La Legge di Bilancio 2017 (comma 210) ha alzato la no tax area pensionati. Ecco come si applicano le detrazioni 2017:

  • pensione fino a 8mila euro: fino a 1880;
  • da 8mila a 15mila euro: detrazione di 1297 euro, a cui si aggiunge il prodotto fra 583 e il rapporto della differenza fra 15mila e il reddito con 7mila. L’equazione: 1297 + 583 x (15.000 – reddito)/7.000.
  • Da 15mila a 55mila euro: detrazione di 1297 euro moltiplicato per il rapporto fra la diferenza fra 55mila e il reddito e 40mila. L’equazione: 1297 x (55.000 – reddito) / 40.000.
  • Oltre 55mila euro: nessuna detrazione.

Rimborso ricongiunzione onerosa


Rimborso ricongiunzione onerosa

I lavoratori che hanno già avviato pratiche di ricongiunzione onerosa o totalizzazione possono recedere e passare al cumulo, con diritto al rimborso: novità Riforma Pensioni.

Una delle novità fondamentali del nuovo cumulo gratuito contributi previsto dalla Legge di Bilancio consiste nella possibilità di utilizzo anche da parte di coloro che negli anni precedenti avevano già avviato pratiche di ricongiunzione onerosa o di totalizzazione contributi. Ci sono una serie di paletti, ad esempio la ricongiunzione non deve essere già stata completata con il pagamento integrale di quanto dovuto. Ma c’è il diritto al rimborso di quanto già versato. Vediamo esattamente quali possibilità si aprono con la nuova legge.

Il nuovo cumulo gratuito contributi è previsto dal comma 195 della Legge di Bilancio, e consente (in estrema sintesi) di sommare periodi contributivi in diverse gestioni per raggiungere la pensione di vecchiaia oppure quella anticipata (è questa la novità, il cumulo per la pensione di vecchiaia era già consentito). Altra novità, il cumulo è esteso anche ai professionisti iscritti agli ordini che versano i contributi nelle casse di categoria. La pensione alla fine viene calcolata pro quota con le regole relative a ciascuna cassa, in riferimento ai contributi effettivamente versati.

Per quanto riguarda la ricongiunzione, il comma 197 della manovra prevede la possibilità di recesso, con restituzione di quanto già versato. In parole semplici, un lavoratore che ha già avviato una pratica di ricongiunzione contributi versati in diverse gestioni previdenziali, e ha anche già iniziato a pagare l’operazione, può ripensarci, chiedere il rimborso di quanto già pagato, e passare al nuovo cumulo gratuito. Non è possibile il recesso nel caso in cui sia già stato perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto. Altri paletti: la facoltà di recesso deve essere esercitata nel 2017 (entro un anno dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio). Non può essere utilizzata se la ricongiunzione ha già dato luogo alla liquidazione della pensione.

Per esercitare il recesso con rimborso bisogna presentare apposita domanda. La restituzione delle somme già versate, avviene a partire dal dodicesimo mese dalla richiesta, in quattro rate annuali, senza maggiorazioni per interessi.

Ricordiamo la principale differenza fra cumulo e ricongiunzione, importante per chi deve decidere quale opzione scegliere. La ricongiunzione è onerosa, quindi si paga (il conto può essere anche salato), ma la pensione alla fine viene liquidata con le regole della gestione in cui confluiscono i contributi. La pensione è liquidata con il sistema retributivo, contributivo, o misto. Si tratta quindi d uno strumento che può essere preferibile nel caso in cui le regole di calcolo della gestione in cui confluiscono i contributi siano particolarmente vantaggiose (ad esempio, se consentono il calcolo dell’assegno sull’ultimo stipendio, o mantengono quote retributive, e via dicendo).

Il cumulo, invece, è gratuito, ma il calcolo come detto avviene pro quota in base alle regole delle singole gestioni. Quindi, se uno degli enti previdenziali a cui sono versati i contributi ha regole pià vantaggiose, queste si applicano solo alla parte di contributi effettivamente confluiti nello stesso ente.

Infine, la totalizzazione. Anche qui, la Legge di Stabilità (comma 198), consente anche a coloro che aveva già presentato domanda di totalizzazione di recedere e passare al cumulo. Il procedimento amministrativo relativo alla domanda di totalizzazione non deve però essersi già concluso. La totalizzazione prevede che la pensione sia interamente calcolata con il sistema contributivo, a meno che non ci sia un autonomo diritto a pensione maturato in una delle gestioni interessate. Quindi, come nel caso precedente, ogni lavoratore dovrà calcolare quale opzione è più conveniente.

Un’altra differenza da tener presente che riguarda tutti i sistemi, è relativa alla maturazione del diritto alla pensione. Con la ricongiunzione la pensione è maturata con le regole della gestione nella quale confluiscono i contributi. Con la totalizzazione, valgono i requisiti previsti dalla legge 42/2006: per la pensione di vecchiaia 65 e sette mesi di età, 20 anni di contributi, 18 mesi di finestra mobile per la decorrenza. Per la pensione anticipata, 40 anni e sette mesi, più 21 mesi di finestra mobile. Con il cumulo, la pensione di vecchiaia si raggiunge in base alle regole più severe previste dalle varie gestioni interessate (quindi, all’età più alta fra quelle previste dai diversi enti previdenziali in cui sono versati contributi che si decide di cumulare), la pensione anticipata si raggiunge con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e dieci mesi per le donne).

Pensioni: scadenza modelli RED


Pensioni: scadenza modelli RED

Noemi Ricci

Pensioni e campagna RED 2015, l’INPS invita i pensionati a regolarizzare la propria posizione: tempo fino al 31 marzo per comunicare eventuali prestazioni collegate al reddito.
Noemi Ricci – 16 gennaio 2017

In questi giorni l’INPS sta inviando, come comunicato con il messaggio n. 17/2017, ai pensionati che risultino titolari di prestazioni collegate al reddito percepite da sé stessi e dai propri familiari (indicati nella tabella “soggetti con redditi rilevanti assenti”) nell’anno 2014 – campagna RED 2015 – e non comunicate un invito a regolarizzare la posizione entro il 31 marzo 2017.

Si tratta della comunicazione che va fornita obbligatoriamente con il modello RED (dichiarazioni reddituali pensionati), che deve essere presentato ogni anno per la richiesta delle pensioni INPS da parte di quei pensionati che percepiscono prestazioni previdenziali e assistenziali integrative collegate al reddito, per l’acquisizione dei redditi incidenti sulle prestazioni in godimento, permettendo così all’Istituto di accertare il diritto e l’esatto importo della pensione.

Passata la scadenza del 31 marzo 2017, per i pensionati che non abbiano regolarizzato la propria posizione, scatterà la revoca delle prestazioni.

La legge (art. 13, comma 6, lett. c, del decreto legge n. 78/2010, convertito con modifiche dalla L. 122/2010) prevede infatti l’obbligo per i titolari di prestazioni collegate al reddito erogate dall’INPS di comunicare all’Istituto la situazione reddituale che incide sul diritto o sulla misura della prestazione stessa, pena la revoca della prestazione.

Fonte: INPS – Messaggio n. 17/2017.