Benefici pensionistici lavoratori non vedenti. Articolo 1, comma 209, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.


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Circolare numero 73 del 14-04-2017

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Direzione Centrale Pensioni
Roma, 14/04/2017
Circolare n. 73
Ai Dirigenti centrali e periferici
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
periferici dei Rami professionali
Al Coordinatore generale Medico legale e
Dirigenti Medici

e, per conoscenza,

Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Ai Presidenti dei Comitati provinciali

OGGETTO: Benefici pensionistici lavoratori non vedenti. Articolo 1, comma 209, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.
SOMMARIO: Istruzioni per il riconoscimento ai lavoratori non vedenti di benefici pensionistici nel sistema contributivo.

Premessa

 

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016, Supplemento Ordinario n. 57, è stata pubblicata la legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”.

 

L’articolo 1, comma 209, della citata legge introduce per i lavoratori non vedenti un beneficio pensionistico sulla pensione o quota di pensione calcolata con il sistema contributivo.

 

In particolare il menzionato comma 209 prevede che: “Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge, all’articolo 9, comma 2, della legge 29 marzo 1985, n. 113, le parole: «In attesa della legge di riforma generale del sistema pensionistico» sono soppresse e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché all’incremento dell’età anagrafica a cui applicare il coefficiente di trasformazione per il calcolo della quota di pensione nel sistema contributivo come previsto dall’articolo 1, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335”. 

 

Con la presente circolare si forniscono le relative istruzioni, fatte salve quelle fornite con circolare n. 173 del 1991 per gli aspetti non innovati.

 

2. Normativa di riferimento

 

L’articolo 9, comma 2, della legge 29 marzo 1985, n. 113 prevede in favore dei centralinisti telefonici non vedenti iscritti all’albo professionale, la maggiorazione di 4 mesi per ogni anno di servizio effettivamente prestato alle dipendenze di pubbliche amministrazioni o di aziende private, in concomitanza con il possesso del requisito sanitario richiesto anche se anteriore all’entrata in vigore della legge, considerandone particolarmente usuranti le prestazioni di lavoro.

 

Le maggiorazioni in argomento sono utili sia ai fini dell’anzianità assicurativa che dell’anzianità contributiva.

 

Per i periodi inferiori all’anno il beneficio è riconosciuto in maniera proporzionale.

 

L’articolo 2 della legge 28 marzo 1991, n. 120 peraltro ha esteso a tutti i lavoratori dipendenti non vedenti i benefici previsti dal comma 2 dell’articolo 9 della legge n. 113/85.

 

3. Destinatari

 

Dalla lettura del combinato disposto di cui agli articoli 1 e 2 della citata legge n. 120 e successive modifiche (capo I articolo 1, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68) discende che destinatari della disposizione in oggetto sono tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che siano colpiti da cecità assoluta o hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione.

 

Il beneficio è pertanto corrisposto ai lavoratori dipendenti che facciano parte delle seguenti categorie:

 

  • ciechi civili
  • ciechi invalidi per servizio
  • ciechi invalidi del lavoro
  • ciechi di guerra.

 

4. Il beneficio

 

Per i trattamenti pensionistici aventi decorrenza successiva al 1° gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge n. 232 del 2016, la nuova disciplina introduce la maggiorazione dell’età anagrafica ai fini dell’applicazione del coefficiente di trasformazione rilevante nei trattamenti pensionistici liquidati nel sistema contributivo o nella quota di pensione contributiva relativamente alle pensioni liquidate nel sistema misto.

 

Infatti per le anzianità contributive che concorrono alla determinazione della pensione c.d. contributiva, la maggiorazione si concretizza in un incremento del coefficiente di trasformazione relativo all’età pensionabile in misura pari a 4 mesi per ogni anno di servizio effettivamente prestato in concomitanza con il possesso del requisito sanitario richiesto, nel limite del 70° anno di età con adeguamento agli incrementi della speranza di vita (articolo 24 comma 7 della legge n. 214/2011).

 

Il meccanismo introdotto dall’articolo 1, comma 209, della legge n. 232 del 2016 si applica a partire dall’età della decorrenza della pensione.

 

Per i trattamenti pensionistici liquidati ai non vedenti di età inferiore a 57 anni, l’incremento convenzionale relativo ai periodi di lavoro determina un aumento dell’età anagrafica, cui fare riferimento per l’individuazione del coefficiente di trasformazione di cui all’articolo 1, comma 6 della legge 8 agosto 1995 n. 335. Pertanto, in presenza di un’età anagrafica, come rideterminata per effetto dell’incremento convenzionale, inferiore a 57 anni si applica il coefficiente di trasformazione relativo a tale età.

 

Nel caso di servizi inferiori all’anno la maggiorazione figurativa da attribuire sarà corrispondentemente ridotta.

 

Nulla è innovato per quanto concerne l’attribuzione del citato beneficio, per la quota di pensione liquidata con il sistema retributivo.

 

Il beneficio in parola, subordinato alla presentazione di apposita richiesta da parte degli interessati o dei loro superstiti, trova applicazione ai trattamenti pensionistici diretti, indiretti, supplementari e supplementi aventi decorrenza successiva al 1° gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge n. 232 del 2016.

 

Il beneficio suddetto non si applica alle pensioni di reversibilità spettanti ai superstiti di titolari di pensione diretta avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 2017.

 

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele

 

Decreto APe Social, nuovi requisiti


Decreto APe Social, nuovi requisiti

APe social nel decreto attuativo: platea beneficiari, ulteriori requisiti, scadenza domande: prime novità sull’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

Il decreto attuativo dell’APe Social contiene una serie di novità rispetto al testo della Riforma Pensioni in Legge di Bilancio: in primo luogo c’è l’ulteriore requisito dei tre anni e sette mesi dal raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. In pratica, si applica lo stesso criterio previsto per l’APe volontaria (per il quale, lo segnaliamo, si attende ancora il decreto attuativo).

differenza dell’Ape volontaria, c’è la necessità di non lavorare più. Quindi, la richiesta di APe prevede dimissioni e contestuale domanda di pensione (alla data in cui si matura).

L’Ape social è un trattamento che consente di ritirarsi in anticipo, con almeno 63 anni di età e una serie di altri requisiti, accompagnando il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia o, se raggiunta prima, alla pensione anticipata. Contrariamente all’APe di mercato (volontaria), è interamente a carico dello Stato, per cui non si restituiranno le somme erogate pagando le rate ventennali sulla pensione.  Attenzione: l’APe Social può raggiungere al massimo 1500 euro. Sopra questa cifra si restituisce la differenza attraverso il meccanismo delle rate quando si matura la pensione (solo per la parte eccedente). Il trattamento è riconosciuto per 12 mensilità.

Le domande per chi raggiunge i requisiti APe Social nel corso del 2017 vanno presentate tra il primo maggio e il 30 giugno, mentre la finestra per il 2018 sarà il primo trimestre (primo gennaio – 31 marzo 2018).

Queste scadenze dovrebbero essere le stesse anche per l’APe volontaria, per il quale però si attende ancora il decreto attuativo: non si esclude, a questo punto, il rischio di una partenza ritardata.

Il decreto APe Social è stato firmato dal presidente del Consiglio il 18 aprile, dopo l’ultimo passaggio al Consiglio di Stato sarà in Gazzetta Ufficiale in tempo per il via il primo maggio.
Ecco i requisiti già noti: 63 anni di età, assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo (702 euro al mese) calcolato al momento in cui richiede l’APe, al massimo tre anni e sette mesi dal conseguimento della pensione di vecchiaia. Il requisito contributivo che cambia a seconda dei diversi profili di lavatori ammessi all’Ape sociale.

  • Ci vogliono 30 anni di contributi per: disoccupati in seguito a licenziamento o dimissioni per giusta causa che abbiano terminato da almeno 3 mesi di percepire il sussidio di disoccupazione; caregiver che assistono coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave da almeno sei mesi; lavoratori con riduzione della capacità lavorativa pari al almeno il 74%.
  • Ci vogliono 36 anni di contributi per i lavoratori addetti a mansioni gravose (elencate nella legge) o lavori usanti, da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni (con franchigia di 12 mesi).

Ricordiamo che a partire dal mese di maggio è previsto, sul sito dell’INPS, un apposito servizio online che consente il calcolo APe di cui si ha diritto.