In pensione a 70 anni: il requisito trappola


Chiara Basciano

 

In attesa che il Governo Gentiloni definisca misure agevolative per le pensioni future dei giovani e non solo  e nuovi strumenti di flessibilità in uscita, è utile ricordare che tra i vincoli della Riforma Fornero per l’accesso alla pensione di vecchiaia –  l’unico trattamento che rimarrà nel lungo periodo con l’eliminazione di quello di anzianità basata sugli anni di contribuzione – c’è non solo l’aumento dell’età pensionabile (considerando anche gli scatti dovuti all’adeguamento alle aspettative di vita, sul cui automatismo è aperto il dibattito con i sindacati), ma anche il requisito trappola dell’importo minimo, che costringerà i futuri pensionati a rimanere al lavoro anche fino a 70 anni.

In generale, per ottenere l’assegno previdenziale è necessario che il lavoratore abbia raggiunto l’età anagrafica (a regime, 66 anni e 7 mesi) e, in caso di primo accredito contributivo versato dopo il 1° gennaio 1996, che abbia versato un determinato numero di contributi. Non solo. Quello che non tutti sanno è che, per ottenere la pensione di vecchiaia prevista dalla Riforma Fornero è altresì necessario che l’assegno raggiunga, con i contributi versati, un importo minimo. Altrimenti sarà necessario rimanere al lavoro fino a 70 anni.

In particolare, l’importo della pensione non dovrà essere inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, altrimenti si resta al lavoro fino ai 70 anni più 3 mesi, ferma restando un’anzianità contributiva effettiva di cinque anni, esclusi eventuali contributi figurativi.

APe Social e Precoci, prime risposte INPS


APe Social e Precoci, prime risposte INPS

Partite le certificazioni INPS del diritto all’APe social o alla pensione precoci, per l’ok definitivo si attendono i calcoli sulle risorse disponibili.

I lavoratori che hanno presentato validamente domanda per l’APe social e la pensione anticipata precoci entro lo scorso 15 luglio stanno ricevendo le risposte dall’INPS: l’istituto previdenziale certifica il diritto al beneficio, che non comporta necessariamente il via libera a percepire l’assegno nel 2017. Nel caso in cui le domande valide superassero le risorse previste, è prevista che la percezione dell’APe o della pensione anticipata slitti al 2018.

Si tratta di un’eventualità che, con ogni probabilità, non è destinata a verificarsi. In tutto, sono arrivate circa 66mila domande all’INPS entro lo scorso 15 luglio. Le risorse previste dalla legge (la finanziaria 2017), 670 miliardi, bastano per coprire circa 60mila assegni. Come si vede, le domande superano i finanziamenti a disposizione, ma sembra difficile ipotizzare che tutte le richieste siano destinate ad avere una risposta positiva. Chi ha presentato la domanda entro il 15 luglio ma non ha tutti i requisiti previsti non avrà la certificazione del diritto all’APe o alla pensione con la quota 41. Tenendo presente quindi una fisiologica presenza di domande che verranno scartate, non è da escludere che alla fine tutti coloro ai quali arriva una risposta positiva dall’INPS riusciranno a percepire il trattamento nel 2017.

La riposta INPS arriva in via telematica, nell’area personale del sito (al quale si accede tramite pin dispositivo), con la dicitura (in caso di risposta positiva), “sì diritto se rientra tra gli ammessi“. Questa fase di accertamento dei requisiti da parte dell’istituto previdenziale terminerà il prossimo 15 ottobre. A quel punto, verranno effettuati i calcoli per verificare l’eventuale superamento dei finanziamenti 2017. Nel caso (ritenuto probabile, in considerazione del ragionamento sopra esposto) in cui le risorse siano sufficienti a coprire tutte le domande degli aventi diritto, questi ultimi inizieranno a prendere l’APe o la pensione anticipata nel 2017. Se invece le domande valide supereranno le risorse, l’INPS farà slittare il primo assegno al 2018.

Attenzione: la procedura prevede che, per percepire l’assegno, sia necessario presentare una seconda domanda. Mentre la richiesta di ammissione al beneficio prevede che il lavoratore maturi i requisiti nel corso dell’anno in cui chiedere il trattamento, la seconda domanda va presentata quando i requisiti sono effettivamente stati maturati. Per avere la risposta definitiva alla seconda domanda (poteva anche essere presentata contestualmente alla prima, nel caso in cui ci fossero i requisiti), bisogna comunque attendere il momento in cui l’INPS avrà lavorato tutte le domande presentate (cosa che, come detto, deve avvenire entro il 15 ottobre). A quel punto, ci sarà la certezza di avere diritto a percepire l’APe o la pensione anticipata entro la fine del 2017.

Chi aveva già maturato il diritto al primo maggio 2017, avrà anche diritto alla retroattività: con il primo assegno, arriveranno anche i mesi precedenti. Esempio: lavoratore che ha presentato domanda entro il 15 luglio, e aveva già tutti i requisiti il primo maggio 2017. Con il primo assegno, prenderà anche tutte le mensilità di APe da maggio a ottobre (ipotizzando che il primo assegno arrivi a novembre).

Ricordiamo che nel caso in cui le domande siano superiori alle risorse, l’INPS darà priorità a chi è più vicino alla pensione. nel caso in cui invece le domande presentate entro il 15 luglio siano inferiori ai finanziamenti, verranno prese in considerazione anche quelle presentate in data successiva (ma entro il 30 novembre 2017). In questo caso, le risposte arriveranno entro la fine di dicembre.