Pensioni: RED Online SEMPLIFICATO.


Pensioni: servizio online RED semplificato

RED semplificato entro ottobre: per non perdere la pensione collegata al reddito, si può inviare la dichiarazione reddituale in pochi click da pc o smartphone con il servizio INPS online.

Campagna RED 2017 (redditi 2016), ultima chiamata: entro il 31 ottobrepensionati beneficiari di prestazioni collegate al reddito, tenuti per legge ad inviare all’INPS le dichiarazioni reddituali, devono inviare la Dichiarazione Reddituale che certifica il diritto alla prestazione. Oltre all’opzione di intermediazione dei CAF, è disponibile il servizio online (da Desktop e da Mobile): il servizio INPS, denominato “RED semplificato“, è accessibile con PIN dal sito web dell’Istituto di previdenza (sezione “Pensionati”) e consente in modo rapido e semplice di espletare l’adempimento.

Disponibile anche il servizio presso il Contact Center integrato dell’Istituto. In alternativa, è possibile anche trasmettere la dichiarazione tramite CAF o liberi professionisti convenzionati (intermediari abilitati), scaricando preventivamente la Richiesta di Dichiarazione selezionando il servizio “Dichiarazione Reddituale tramite intermediari – Stampa Richiesta”. In realtà, lINPS precisa che:

“le dichiarazioni RED dei soggetti che non hanno avuto altri redditi rilevanti oltre alla pensione per l’anno reddito 2016, e che hanno dichiarato l’assenza di redditi anche per entrambi i due anni precedenti (anni reddito 2014 e 2015) sono escluse dal servizio affidato ai CAF. In questi casi, la dichiarazione dovrà essere presentata direttamente all’INPS da parte del cittadino attraverso il servizio on line dedicato “RED semplificato”, oppure per il tramite delle strutture territoriali”.

Sono obbligati a dichiarare all’INPS i redditi propri o, qualora previsto dalla normativa, anche del coniuge o dei componenti del nucleo, rilevanti per la prestazione dei titolari di prestazione collegata al reddito.

Sono invece esenti dall’adempimento i pensionati, residenti in Italia, beneficiari delle prestazioni collegate al reddito per le quali l’Istituto può richiedere le informazioni direttamente dall’Agenzia delle Entrate o da altre banche dati delle Pubbliche Amministrazioni. È il caso dei pensionati:

  • che abbiano già dichiarato (Modello 730 o ex Unico) tutti i redditi rilevanti (propri e, se previsto, dei familiari);
  • in mancanza di altri redditi oltre a quello da pensione (propri e, se previsto, dei familiari);
  • la cui situazione reddituale (e, se previsto, dei familiari) è rimasta invariata rispetto a quella dichiarata l’anno precedente.

Per informazioni vai alla scheda INPS.

 

Legittima la mancata rivalutazione delle pensioni.


La Corte Costituzionale definisce legittimo il decreto Poletti sulla restituzione parziale del prelievo pensioni 2012-2013, coerente con le esigenze di finanza pubblica.

Il caso nasce proprio da una sentenza della stessa Corte Costituzionale (70/2015) che, nella primavera del 2015, aveva stabilito l’illegittimità del blocco della rivalutazione dei trattamenti previdenziali previsto dalla Riforma Pensioni di fine 2011.

Il governo era intervenuto per recepire il pronunciamento della Consulta con il decreto Poletti (dl 65/2015), in base al quale era stato restituito il 100% della mancata rivalutazione degli anni 2012 e 2013 solo ai pensionati con assegno fino a tre volte il minimo, mentre per gli importi più alti è stata prevista una restituzione solo parziale (il 40% per i trattamenti da tre a quattro volte, il 20% per gli assegni fra  4-5 volte il minimo, e il 10% per quelli tra 5-6 volte). Nessuna restituzione per le pensioni superiori a sei volte il minimo.

Ebbene, sentenza della Corte stabilisce che la:

«nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica».

In pratica, recepisce la ratio che aveva ispirato il decreto Poletti.

APE SOCIALE: DOMANDE ENTRO IL 30 NOVEMBRE


APe sociale e precoci: domande fino al 30 novembre

L’INPS ha respinto il 70% delle domande di APe sociale e precoci, dunque ci sono le risorse per la pensione anticipata nel 2017 degli aventi diritto che hanno inoltrato domanda dopo 15 luglio o lo faranno entro il 30 novembre.

 

Barbara Weisz – 19 ottobre 2017

Il dato finanziario ancora non c’è ma i numeri comunicati dall’INPS non lasciano dubbi: gran parte delle domande di APe sociale e pensione anticipata precoci (percentuali intorno al 70%) sono state respinte. Non solo: anche con la lavorazione delle richieste arrivate dopo la data del 15 luglio, non si utilizzeranno tutte le risorse stanziate per il 2017. Questo.,anche dopo il riesame delle domande basato sui criteri più larghi, chiesti dal Ministero del lavoro dopo la protesta della Cgil per l’eccessivo numero di domande scartate. Le anticipazioni sono state fornite da Gabriella Di Michele, direttore generale INPS, in audizione in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, secondo cui, su oltre 66mila domande presentate, ne sono state respinte circa 44mila 306.
Si tratta dei primi risultati ufficiali comunicati dall’INPS relativi ad APe Sociale e pensione precoci. E hanno un significato fondamentale: per presentare domanda c’è tempo fino al 30 novembre. Il decreto attuativo prevede infatti che, se le domande arrivate entro il 15 luglio non esauriscono le risorse, l’INPS esamina anche quelle presentate successivamente, purché arrivate entro il 30 novembre.
=> APe e precoci, esito monitoragigo INPS
Domande respinte
Per quanto riguarda l’APe sociale, sono 25mila 895 le domande rigettate (il 64,89%) e 13mila 601 quelle accolte. Ci sono ancora domande in istruttoria per stabilire eventuali riammissioni in base ad alcuni punti controversi, sui quali come detto il ministero ha chiesto all’INPS di applicare criteri più flessibili.
Per quanto riguarda la pensione precoci le domande respinte sono state 18mila 411 domande, ossia ben il 70,13% delle 26mila 251 presentate.
Dunque, anche se venissero riammesse tutte le domande su cui è ripresa l’istruttoria, continuerebbero a essere ampiamente maggioritarie le richieste da parte di lavoratori ai quali in realtà non è stato certificato il requisito.

=> APE sociale e precoci, riesame domande INPS
Risorse ancora disponibili
Questo significa due cose:
tutti coloro che hanno presentato domanda entro il 15 luglio e hanno avuto al certificazione dei requisiti accedono all’APe sociale nel 2017, non si pone il problema dell’esaurimento delle risorse disponibili che avrebbe provocato uno slittamento al 2018;
l’INPS prenderà in considerazione anche le domande presentate dopo il 15 luglio 2017, perché la norma prevede la possibilità di esaminare queste richieste nel caso in cui quelle arrivate nei tempi previsti non esauriscano le risorse. Attenzione: la scadenza non è lontanissima, è il 30 novembre.
Secondo quanto confermato dal direttore generale INPS a Montecitorio, infatti, anche esaminando tutte le richieste arrivate dopo la scadenza del 15 luglio risulteranno sottoutilizzate le risorse stanziate.
=> APe social per donne e disoccupati, novità 2018
Significa, diciamolo, che per l’ennesima volta sono stati forniti dati sbagliati per determinare il rapporto platea dei potenziali beneficiari/risorse. Ricordiamo che in Legge di Bilancio sono già previsti allargamenti della platea di APe sociale e pensione anticipata precoci, per i disoccupati rimasti senza lavoro per scadenza del contratto a termine e per le donne con figli.

ADEMPIMENTI:MODELLI PER PRESTAZIONI ASSISTENZIALI INPS


Pensioni e indennità: modelli per prestazioni assistenziali INPS

Pensioni sociali e indennità che richiedono l’invio dei modelli RED, RED/EST, ICRIC, ICLAV e ACC.AS/PS: istruzioni INPS, adempimenti e scadenze.

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Barbara Weisz – 19 ottobre 2017

Per l’accesso alle prestazioni assistenziali di residenti in Italia e all’estero è necessario fornire all’INPS la dichiarazione reddituale e la comunicazione di responsabilità, almeno per particolari tipologie di pensione sociale. Alcune prestazioni – integrazioni al minimo, assegni familiari, pensioni sociali, invalidità – richiedono infatti la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente per certificare di possedere ancora i requisiti necessari che ogni anno l’INPS ha l’obbligo di verificare.
=> Dichiarazione RED: modello e istruzioni
Dichiarazione reddituale
La dichiarazione della situazione reddituale avviene mediante modello RED. Oggi l’INPS non invia comunicazioni cartacee ai pensionati residenti in Italia per richiedere le dichiarazioni reddituali al fine di verificare il diritto alle prestazioni percepite collegate al reddito, Il nucleo reddituale di colui che richiede la prestazione può essere composto dal solo titolare, dal coniuge (in tal caso, il pensionato dovrà dichiararne anche i redditi a meno che questi non debba rendere autonoma dichiarazione), dai componenti del nucleo familiare nel caso in cui vengano percepiti trattamenti di famiglia (circolare INPS n. 195/2017).
Sono obbligati a presentare la dichiarazione reddituale all’INPS:

i pensionati che non hanno altri redditi oltre a quello da pensione (propri e se previsto dei familiari) se la situazione reddituale è variata rispetto a quella dichiarata l’anno precedente;
i titolari di prestazioni collegate al reddito che non sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730 o ex UNICO) all’Agenzia delle Entrate . Per esempio il lavoro dipendente prestato all’estero, gli interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e di altri titoli di Stato o i proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o sostitutiva dell’ IRPEF;
coloro che sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi e sono in possesso di redditi ulteriori a quelli da pensione, come il reddito da abitazione principale;
i titolari di alcune tipologie di redditi rilevanti ai fini previdenziali e che si dichiarano in maniera diversa ai fini fiscali all’Agenzia delle Entrate (modelli 730 o ex UNICO), come per esempio, i redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa o assimilati e lavoro autonomo, anche occasionale.
=> Scarica il Modello RED
Non devono invece presentare all’INPS la dichiarazione reddituale i pensionati residenti in Italia beneficiari delle prestazioni collegate al reddito che abbiano già dichiarato integralmente tutti i redditi (propri e se previsto dei familiari) che rilevano sulle prestazioni collegate al reddito in godimento all’Agenzia delle Entrate.
Dichiarazione di responsabilità
Per quanto riguarda l’invalidità civile, il contribuente deve anche attestare la permanenza o meno dei requisiti amministrativi di assenza di periodi di ricovero gratuito e della mancanza di attività lavorativa. Ecco tutti i modelli per le varie cotegorie di pensioni:
invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento o assegno mensile: modello ICRIC (Invalidità Civile RICoveri), per dichiarazioni relative ad eventuali ricoveri gratuiti, modello ICLAV per dichiarazioni relative allo svolgimento di attività lavorativa;
minori titolari di indennità di accompagnamento o di frequenza: modello ICRIC, per dichiarare eventuali periodi di ricovero o, in caso di minori di età compresa tra i 5 e i 16 anni, la frequenza scolastica obbligatoria (va indicata l’eventuale variazione, per esempio per cambio di scuola) o la frequenza di centri ambulatoriali;
titolari di pensione sociale: modello ACC.AS/PS, per dichiarare la residenza effettiva in Italia ed eventuali ricoveri gratuiti;
titolari di assegno sociale: nei casi di ricovero con retta a parziale o totale carico di enti pubblici, andrà scansionata e allegata online alla dichiarazione la documentazione rilasciata dall’istituto o comunità di ricovero che attesti l’esistenza e l’entità del contributo a carico degli enti pubblici e di quello eventualmente a carico dell’interessato o dei suoi familiari.
Modello RED/EST
La verifica annuale dell’INPS riguarda anche i redditi prodotti all’estero dai pensionati incidenti sul diritto o sulla misura delle prestazioni pensionistiche, questi vengono valutati, per l’accesso alle pensioni, sulla base delle disposizioni nazionali. Il decreto ministeriale del 12 maggio 2003 di attuazione dell’art. 49, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 117 del 22 maggio 2003, ha individuato i casi in cui l’accertamento reddituale va effettuato con le certificazioni rilasciate dagli organismi esteri (come nel caso delle prestazioni previdenziali e assistenziali) o con autocertificazione rese all’Autorità consolare italiana o a uno degli enti di patronato autorizzati.
Ogni anno l’INPS avvia la campagna per l’accertamento dei redditi – relativi all’anno precedente – dei pensionati residenti all’estero mediante modello RED/EST. Si può rinunciare a dichiarare i redditi, con conseguente cessazione della prestazione. I pensionati, che devono autocertificare la propria cittadinanza italiana, ricevono un modello precompilato con le informazioni delle pensioni presenti nel Casellario dei pensionati da completare compilando le righe in bianco per comunicare ulteriori pensioni estere di cui è titolare:
ogni pensione percepita nell’anno di riferimento, al netto di arretrati corrisposti nell’anno, ma di competenza degli anni precedenti;
trattamenti di famiglia;
eventuali contributi previdenziali.
Il pensionato deve indicare per quanti mesi ha percepito la pensione. Gli importi vanno indicati nella valuta del Paese che eroga il trattamento.
Alla consegna dei modelli reddituali allegati alla lettera di richiesta, gli enti di patronato devono:
accertare l’identità del dichiarante;
ricevere i modelli RED/EST compilati e firmati;
verificare che la documentazione sia conforme ai dati indicati nei modelli;
acquisire i dati attraverso il sito web dell’INPS.
Avvisi e controlli
Ai titolari di pensioni che richiedono dichiarazioni reddituali o di responsabilità che l’anno precedente anno hanno effettuato i relativi adempimenti, viene inviata una email di avviso diversificata a seconda delle tipologie di prestazioni. Entro fine giugno l’INPS effettua un monitoraggio delle istanza pervenute e invia comunicazione a chi, pur avendone l’obbligo, non ha effettuato qualche adempimento. L’INPS contestualmente avvia una campagna relativa all’accertamento dell’esistenza in vita per l’anno in corso che la banca incaricata del pagamento effettua ogni anno per le pensioni pagate all’estero. Anche ai residenti all’estero viene eventualmente inviata comunicazione con gli adempimenti da effettuare (RedEst).
Presentazione dei modelli
I contribuenti residenti in Italia possono presentare le dichiarazioni reddituali attraverso i servizi INPS online, richiedendo in PIN INPS. Il percorso è: Home > Servizi per il cittadino > Dichiarazione Reddituale. Se il pensionato non è tenuto a trasmettere la dichiarazione reddituale per l’anno di reddito precedente, dopo aver effettuato l’accesso online riceve la conferma direttamente dal sistema con un apposito messaggio.
=> Guida alla richiesta del PIN
Per le dichiarazioni di responsabilità dal 2015 non è più possibile inviare le dichiarazioni in formato cartaceo, il percorso online (è sempre necessario il PIN) è: Home > Servizi per il cittadino > Dichiarazioni di responsabilità 2.0 (ICRIC/ICLAV/ACC .AS/PS). L’invio annuale delle dichiarazioni di responsabilità è obbligatorio per l’erogazione delle prestazioni assistenziali, in caso di inadempimento sarà possibile visualizzare online anche i solleciti delle dichiarazioni degli anni precedenti per la regolarizzazione.
In alternativa i modelli si possono presentare tramite:
Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164164 da rete mobile;
CAF e altri soggetti abilitati convenzionati con l’INPS, in possesso di un certificato digitale Entratel in corso di validità, rilasciato dall’Agenzia delle Entrate;
strutture territoriali INPS.
=> Tutti i Servizi INPS Online
Per i residenti all’estero la campagna è invece accessibile dal menù: Assicurato Pensionato >Gestione Reddituale e Servizi Fiscali > Campagna RedEst. L’INPS effettua controlli a campione per verificare la regolarità delle autocertificazioni secondo quanto previsto dalle disposizioni normative vigenti in materia. I pensionati possono rivolgersi agli enti di patronato per la compilazione dei modelli e il loro invio online all’INPS, o in alternativa possono spedire i modelli compilati e sottoscritti alla sede INPS che ha in carico la pensione, con allegata la documentazione richiesta e la fotocopia di un documento di identità valido.
Per maggiori dettagli e informazioni consultare le schede INPS su:
Modello RED;
Modello RED/EST;
Dichiarazione dei Responsabilità.


APe volontaria, decreto in Gazzetta

Decreto attuativo dell’APe Volontaria in Gazzetta Ufficiale, entro 30 giorni accordi con banche e assicurazioni, attesa la circolare INPS con le istruzioni operative: come funziona.

Mentre sul filo di lana si ingarbuglia la situazione dell’APe sociale e della pensione anticipata precoci (con un parziale riesame di domande scartate da parte dell’INPS), si sblocca invece l’APe volontaria con la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale: ora, per l’operatività dell’anticipo pensionistico, mancano i provvedimenti INPS con le istruzioni operative e l’accordo quadro con banche e assicurazioni (che arriverà entro 30 giorni).

Il decreto 150/2017 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 ottobre, è in vigore dal 18 ottobre 2017, è composto da 20 articoli che chiariscono i requisiti di accesso, regolamentano la modalità di presentazione della domanda, le caratteristiche dell’APE e del finanziamento collegato.

APe Volontaria

L’APe volontaria, istituita con la legge di Bilancio 2017 (comma 166 e seguente dlgs 232/2016), è un anticipo pensionistico, che viene calcolato sulla base della pensione maturata nel momento in cui si presenta domanda. E’ finanziato da una banca (a questo serve l’accordo quadro del ministero), coperto da polizza assicurativa contro il rischio di premorienza, viene poi restituito con rate ventennali nel momento in cui si matura la pensione vera e propria.

I requisiti: 63 anni di età, 20 anni di contributi, 3 anni e sette mesi al massimo alla pensione, un assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo (al netto della rata di restituzione corrispondente all’APe richiesta). E qui c’è la prima precisazione del decreto attuativo: i tre anni e sette mesi tengono conto dell’incremento delle aspettative di vita.

Quindi, nel momento in cui si richiede l’APE non possono mancare più di tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia. Il trattamento, però potrebbe poi durare più a lungo se durante il periodo in cui il lavoratore lo percepisce scatta un aumento delle aspettative di vita.

Esempio: coloro che avranno l’APe volontaria in corso nel 2019, vedranno il periodo allungarsi in base al nuovo scatto (che dovrebbe essere di cinque mesi).

E’ prevista la retroattività del prestito, non automaticamente ma su base volontaria: il richiedente che aveva già in requisiti allo scorso primo maggio, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto attuativo possono presentare insieme alla domanda di APE la richiesta di ricevere anche i ratei dal maggio 2017.

Il decreto dettaglia poi le regole per la non cumulabilità con pensioni dirette. Chi percepisce un trattamento previdenziale diretto non può accedere all’APe volontaria (e questo era già previsto dalla norma primaria). Se la pensione viene maturata invece durante l’APE, si interrompe il beneficio, di ridetermina la rata di ammortamento, e la compagnia assicurativa restituisce la parte di premio non goduta.

La domanda

Come per l’APe sociale, è prevista in due tempi. Si presenta una richiesta all’INPS di accesso all’APe (anche tramite intermediari), utilizzando il modello allegato al decreto. Entro 60 giorni l’INPS certifica il diritto (oppure rigetta la richiesta), e comunica anche data di maturazione del requisito e importi minimo e massimo della quota mensile di APe ottenibile (gli importi vengono poi nuovamente verificati nel momento della seconda domanda).

Dopo aver ottenuto la certificazione INPS del diritto all’APe, si presenta domanda definitiva, attraverso identità SPID di secondo livello, utilizzando i modelli allegati al decreto. La domanda è firmata elettronicamente, può essere presentata tramite intermediario. Questa seconda domanda contiene: proposta di contratto di finanziamento e di assicurazione, istanza di accesso al fondo di garanzia, quota di APe richiesta, importo di eventuali prestiti in corso, dichiarazione di non avere debiti scaduti, pignoramenti, protesti. Contestualmente, si presenta anche domanda di pensione di vecchiaia.

L’INPS trasmette la domanda al soggetto finanziatore (la banca), che comunica accettazione o rigetto, e successivamente compie la stessa operazione con la compagnia di assicurazione. L’APE si perfeziona alla data in cui sono pubblicate in formato elettronico, nella sezione riservata al richiedente sul sito istituzionale INPS, l’accettazione del contratto di finanziamento e l’accettazione della proposta di assicurazione.

Se il contratto di finanziamento non viene accettato dalla banca (il decreto dettaglia le motivazione per cui questo può succedere), la domanda di APe volontaria si considera inefficace. Per accedere al beneficio in base a un nuovo contratto di finanziamento bisogna, eventualmente, presentare nuova domanda. Il decreto contiene tutte le indicazioni sugli obblighi informativi degli istituti finanziatori e dell’INPS.

Importi APE volontaria

Il minimo è 150 euro, l’importo massimo si basa sul rateo mensile della pensione calcolata al momento della richiesta (al lordo delle tasse). Non può superare le seguenti percentuali:

  • 75% se l’APe richiesto è superiore a 3 anni (36 mesi);
  • 80% se l’APe è fra due o tre anni (24 e 36 mesi);
  • 85% se l’APe è fra uno e due anni (12 e 24 mesi);
  • 90% per chi richiede l’APe per un periodo inferiore a 12 mesi.

C’è un ulteriore paletto: la rata non deve essere superiore al 30% della pensione, calcolando anche eventuali altri prestiti in corso, debiti erariali, assegni divorzili o di mantenimento dei figli. Il calcolo si effettua al netto dell’imposta sui redditi e dell’addizionale regionale, e al lordo dell’addizionale comunale.

Sul sito dell’INPS verrà pubblicato uno strumento per simulare gli importi dell’APe spettante in base alla pensione maturata.

Finanziamento

Gli accordi quadro con banche e assicurazione sono previsti entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto (quindi, entro il 18 novembre prossimo). E’ prevista la possibilità di estinzione anticipata del finanziamento, parziale o totale. Il finanziamento è per l’80% coperto dal fondo di garanzia, che interviene in una serie di casi specificati dal decreto (esempio, regola della pensione, inadempienza obblighi di premorienza dell’assicurazione).

Fonte: dpcm 150/2017 in Gazzetta Ufficiale

 

RIESAME REQUISITO APE SOCIALE PER LE DOMANDE SCARTATE


Riesame INPS delle domande (scartate) avanzate da disoccupati e addetti a mansioni gravose che, a dopo un primo parere negativo, potrebbero essere riammessi all’APe Sociale o alla pensione anticipata precoci. Questo, in seguito a precise indicazioni ministeriali che, in data 13 ottobre – in risposta ad una richiesta di chiarimenti interpretativi avanzata dall’INPS il 9 ottobre – hanno chiesto all’istituto di applicare le due misure in modo più flessibile di quanto fatto. Il problema riguarda in particolare due tipologie di lavoratori.

  • Disoccupati che dopo gli ammortizzatori sociali hanno svolto giornate di lavoro senza però perdere lo status di disoccupazione. Poiché la norma richiede un trimestre di inoccupazione l’INPS ha rigettato le domande di APe Sociale e pensione anticipata precoci a coloro, anche a chi ha svolto un solo giorno di lavoro retribuito con voucher.
  • Lavori gravosi: il caso è scoppiato in seguito alle proteste della CGIL, che ha segnalato un’interpretazione INPS della normativa considerata eccessivamente restrittiva.

APe e Pensione a maglie larghe
Il Ministero:
«ha fornito i chiarimenti richiesti che permetteranno all’Istituto di applicare le due misure nella maniera più estesa e in sostanziale coerenza con le volontà espresse dal Parlamento», e «ha ricordato che l’INPS potrà applicare l’interpretazione suggerita anche al fine di rivedere in autotutela le decisioni eventualmente già assunte».

Riposta INPS:
«alla luce dei nuovi indirizzi interpretativi, l’INPS procederà al riesame delle istruttorie relative a tali categorie di lavoratori. In caso di eventuale esito positivo del riesame, sarà trasmesso d’ufficio agli interessati il provvedimento di certificazione del diritto al beneficio richiesto».

APe Social per donne e disoccupati-Legge Stabilita’ 2018


APe Social per donne e disoccupati, novità 2018

APe Sociale ai disoccupati dopo un contratto a termine, sconto contributivo per donne con figli, RITA strutturale e più flessibile: pensioni in Legge di Bilancio 2018.

APe Sociale per disoccupati dopo un contratto a tempo determinato, requisiti ridotti per le donne con figli, RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata) strutturale: la Legge di Stabilità 2018 contiene nuove misure di Riforma Pensioni. Vediamo con precisione le principali novità inserite nella manovra approvata dal Consiglio dei Ministri lunedì 16 ottobre.

APe a tempo determinato

Innanzitutto, le modifiche all’APe Sociale. Nella tipologia dei disoccupati ammessi al beneficio,  sono stati inseriti anche coloro che hanno perso il lavoro per scadenza del contratto a termine, a condizione che il lavoratore, nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.

Era una delle richieste nell’ambito del negoziato aperto con il Ministero. La Legge di Stabilità 2017 ammetteva soltanto i licenziati o i dimissionari peer giusta causa. Resta fermo, par di capire, l’ulteriore requisito previsto: il disoccupato deve aver terminato di percepire gli ammortizzatori sociali (NASpI o altri sussidi di disoccupazione spettanti) da almeno tre mesi. Un punto, questo, sul quale permangono difficoltà interpretative persino all’indomani della scadenza fissata per legge sul monitoraggio ufficiale delle domande di ammissione al beneficio 2017.

APe Sociale donna

Altro elemento di flessibilità inserito nella Legge di Stabilità rispetto all’anticipo pensionistico riguarda le donne con figli, che potranno accedere al beneficio previdenziale con una contribuzione inferiore. In pratica, c’è uno sconto di sei mesi per figlio, fino a un massimo di due anni. Il requisito contributivo minimo per accedere all’APe Sociale, lo ricordiamo, è al momento pari a 30 anni di contributi oppure 36 nel caso degli addetti a mansioni gravose.

In base alla novità, questo requisito scenderebbe in  relazione al numero dei figli, per cui ad esempio una lavoratrice madre con quattro figli può percepire l’APe sociale con 28 anni di contributi, se ricade in una delle tre tipologie che prevedono il requisito pieno dei 30 anni di contributi (disoccupati, caregiver, portatori di handicap), oppure con 34 anni di contributi nel caso in cui sia addetta a mansioni usuranti.

Beneficiari

In entrambi i casi le novità scattano dal 2018, quindi allargano la platea degli aventi diritto dal prossimo anno, senza applicarsi retroattivamente al 2017. Ricordiamo inoltre che, in base ai decreti attuativi sull’anticipo pensionistico, le domande per chi matura i requisiti nel 2018 (ultimo anno della sperimentazione) vanno presentate entro fine marzo.

RITA strutturale

Altra novità di Riforma pensioni in manovra, una maggior flessibilità sulla RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata introdotta dalla manovra 2017 (comma 188). In primo luogo, la misura diventa strutturale (mentre la manovra dello scorso anno la introduceva in via sperimentale per il 2017 e 2018, come l’APe), e poi diventa più “semplice“. Non ci sono al momento dettagli precisi, ma con ogni probabilità si tratta dell’annunciata intenzione di slegare i requisiti previsti da quelli dell’APe, con la possibilità ad esempio di consentire l’accesso alla rendita anticipata anche se mancano più di tre anni e sette mesi alla pensione.

Come è noto, la RITA consiste di trasformare in rendita il capitale versato ai fondi di previdenza complementare. I requisiti sono – ad oggi – gli stessi previsti per l’accesso all’APe volontaria: 63 anni di età, 20 anni di contributi, un assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo, tre anni e sette mesi al massimo alla pensione di vecchiaia. Ebbene, con ogni probabilità è quest’ultimo punto che viene rivisto (si era parlato di portare il tetto a cinque anni).

In generale, l’obiettivo dovrebbe essere quello di ampliare la platea degli aventi diritto alla RITA, trasformandolo in una sorta di ammortizzatore sociale che il lavoratore si è autofinanziato nel corso della carriera lavorativa, e che gli consente di avere una rendita ad esempio nel caso in cui intervenga un evento di disoccupazione a ridosso dell’età pensionabile.

Infine, sottolineiamo che non sono state inserite altre richieste che erano state poste dai sindacati nell’ambito del negoziato di Riforma Pensioni con il Governo, a partire dallo stop agli adeguamenti automatici delle aspettative di vita, che quindi continueranno a funzionare (prossimo scatto nel 2019). Non sembra che ci siano nemmeno le varie misure proposte per le future pensioni dei giovani.

 

APE E PRECOCI


APe e Precoci, esito monitoraggio INPS

 

Concluso il monitoraggio INPS sulle domande APe Social e Pensione Precoci: risposta definitiva inviata a tutti, il 25 ottobre presentati al Governo i risultati sugli ammessi del 2017.

 

Barbara Weisz – 16 ottobre 2017

 

Fine del monitoraggio INPS sull’accesso all’APe sociale e alla pensione anticipata precoci, tutti coloro che hanno presentato validamente domanda entro lo scorso 15 luglio 2017 hanno ricevuto la risposta definitiva dall’istituto di previdenza sull’ammissione al beneficio. Quindi, chi ha ricevuto la risposta positiva può inviare la seconda domanda, quella che rappresenta la vera e propria richiesta di accesso all’APe sociale o alla pensione precoci.
Poi, dal primo giorno del mese successivo a quella di questa seconda presentazione di domanda, arriveranno gli assegni. Chi aveva già presentato contestualmente le due domande ed è stato ammesso, riceverà l’APe sociale a partire dal prossimo mese di novembre.
=> APe e precoci in attesa di graduatoria INPS
Domanda APe Sociale e Precoci
Spieghiamo bene: chi ha presentato domanda entro il termine del 15 luglio, aveva ricevuto una prima risposta dall’INPS che certificava il diritto al beneficio. Non era ancora la risposta definitiva, nel senso che in seguito al monitoraggio l’INPS doveva poi comunicare l’ammissione definitiva sulla base del rapporto fra domande valide e risorse disponibili. L’operazione di monitoraggio si è conclusa, entro il termine previsto dal decreto applicativo (il 15 ottobre).

 

Quindi, in teoria, tutti coloro che avevano ricevuto una precedente certificazione del diritto al beneficio pensionistico, hanno ricevuto una seconda risposta dall’INPS che contiene l’accoglimento definitivo della domanda, piuttosto che il rigetto (che in questo caso è motivato dalla mancanza di risorse finanziarie). Agli ammessi al beneficio, con questa seconda risposta l’INPS ha anche comunicato la prima decorrenza utile.
Esito monitoraggio INPS
Non è chiaro quali sono i risultati del monitoraggio, quindi non si sa se tutte le domande considerate valide siano state accolte o meno. In realtà, le risorse disponibili sono sufficienti per circa 60mila assegni previdenziali, fra APe sociale e pensione anticipata precoci, e le domande presentate sono state più di 66mila. Non c’è quindi una gran differenza fra le due cifre, e in considerazione di un fisiologico numero di domande prive dei requisiti, si può ritenere che tutti gli aventi diritto risultino coperti dalle risorse a disposizione. Attenzione, perçhé nei giorni scorsi ci sono state polemiche per l’eccessivo numero di domande rigettate, anche in base a interpretazioni considerate restrittive, e sembra che l’INPS abbia dovuto di conseguenza procedere a un riesame, certificando il diritto a lavoratori che in un primo momento erano stati esclusi.
=> APe social, SOS domande respinte
Comunque sia, il prossimo 25 ottobre è in programma una riunione operativa con il ministero che sarà la sede in cui l’INPS presenterà ufficialmente ai rappresentanti del Governo il risultato del monitoraggio. E’ quindi ipotizzabile che entro fine mese siano definitivamente noti i numeri precisi dell’operazione.

LEGGE DI BILANCIO 2018


Legge di Bilancio 2018: lavoro, imprese, pensioni

 

Sgravi assunzione giovani, incentivi 4.0 con superammortamento al 130%, credito d’imposta formazione, APe Social donne con figli, bonus verde al 36%: Legge di Stabilità 2018 approvata.

 

Barbara Weisz – 16 ottobre 2017

Un nutrito pacchetto lavoro, con nuovi sgravi contributivi per le assunzioni dei giovani, che valgono per il solo 2018 nei confronti di lavoratori fino a 35 anni, proroga incentivi imprese 4.0, con l’abbassamento dell’aliquota del superammortamento al 130% (dal precedente 140%) e l’introduzione di un credito d’imposta per la formazione, APe Sociale agevolato per le donne con figli. Sono le principali misure contenute nella legge di bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri di lunedì 16 ottobre.
«Una manovra snella, che sarà utile per la nostra economia».
Così dichiara il premier Paolo Gentiloni, che sottolinea la rilevanza delle misure sul lavoro, in particolare per i giovani e per la competitività delle imprese.

 

=> Decreto fiscale collegato alla Legge di Stabilità 2018, le misure
Assunzioni agevolate
Per quanto riguarda la decontribuzione, la misura è complessa. Sgravio al 50% per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, con un limite di età di 34 anni (nel senso che l’agevolazione si applica se l’assunzione avviene entro il compimento dei 35 anni di età) per il solo 2018, poi si tornerà ai precedenti 29 anni. Il beneficio è invece al 100% per le assunzioni nel Sud.
Il tetto in entrambi i casi dovrebbe restare a 3mila250 euro, ma si attende il testo definitivo della manovra (attesa in Parlamento entro il 20 ottobre) per capire se invece il Governo ha stabilito un ulteriore innalzamento, intorno ai 4mila euro. Altri dettagli che si capiranno meglio nelle prossime ore e nei prossimi giorni: la conferma del bonus previsto nella manovra dell’anno scorso per le assunzioni di giovani che hanno concluso da non più di sei mesi il percorso di studi, con decontribuzione al 100%. Si tratta del rafforzamento del sistema duale. Altre misura per l’occupazione, le risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, e l’assunzione di 1500 ricercatori universitari.
Ci sono gli incentivi per la formazione on the job: un credito d’imposta al 50%, su un tetto di spesa pari a 1 milione di euro. Si applicherà in base agli accordi aziendali di secondo livello, e riguarderà l’intera spesa in formazione 4.0 sostenuta dall’azienda (non solo quella incrementale rispetto all’anno passato, come avviene invece per il credito d’imposta sugli investimenti in ricerca e sviluppo).
Per quanto riguarda le altre misure che vanno a rinforzare il Piano Industria 4.0, proroga al 2018 per il superammortamento investimenti in beni strumentali, che però scende al 130% (dal 140% degli ultimi due anni). Pare che resti al 140% l’agevolazione limitatamente all’acquisto di software. Resta invece al 250% l’iperammortamento, che riguarda gli investimenti in macchinari digitali.
Il capitolo pensioni diventerà più chiaro nei prossimi giorni, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha indicato che ci sono misure sull’APe social. Via libera alle misure che agevolano le donne: sconto di sei mesi per ogni figlio sul requisito contributivo, fino a un massimo di due anni (quindi a una donna con quattro figli bastano 28 anni di contributi). Non si esclude l’ammissione al beneficio dei disoccupati rimasti involontariamente senza lavoro per scadenza del contratto a termine. Non c’è, invece, lo stop agli incrementi automatici delle aspettative di vita dal 2019, che era una delle richieste dei sindacati in sede di negoziato sulla fase due della Riforma Pensioni.
Il capitolo fiscale, in gran parte contenuto nel decreto approvato venerdì 13 ottobre (che contiene fra le altre cosa la rottamazione bis), prevede la proroga degli incentivi per ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica nell’attuale misura, quindi al 65 e 50%, con una rimodulazione per quanto riguarda alcune operazioni ammesse all’ecobonus (che scendono al 50%). Introdotto un bonus verde del 36% per la riqualificazione di giardini, terrazzi, aree verdi private.
Fra le altre misure, risorse aggiuntive al fondo per la lotta alla povertà, finanziamento della cassa integrazione per imprese di interesse strategico e le aree di crisi complessa.

APE Volontaria, decreto in stallo


 Passi avanti sul fronte accordi con banche e assicurazioni per l’APe Volontaria, ma ancora niente decreto attuativo né approvazione dalla Corte dei Conti: senza istruzioni INPS per la domanda, slitta tutto al 2018.

L’APe Volontaria non decolla, a meno di un’accelerazione improvvisa non sarà utilizzabile fino al 2018. Il decreto attuativo sull’anticipo pensionistico, firmato dal premier a settembre (da oltre un mese) attende il via libera della Corte dei Conti. Dopo l’attesa pubblicazione in gazzetta Ufficiale, saranno comunque necessari ulteriori passaggi: la firma degli accordi quadro con le banche e le assicurazioni (manca ancora la definizione del pricing), il documento di prassi con le istruzioni INPS. Poi, partiranno le procedure di domanda, che dovranno necessariamente prevedere una finestra adeguata per consentire agli aventi diritto di valutare la situazione e presentare le istanze. Risultato: è praticamente certo che prima del 2018 non si riuscirà a far partire una misura prevista in via sperimentale per soli due anni, il 2017 e il 2018.

La misura

L’APe Volontaria istituita dalla Legge di Bilancio 2017 (commi 166 e seguenti) è un anticipo pensionistico poi restituito nel momento in cui si matura l’assegno previdenziale, con rate ventennali. I requisiti per l’accesso: 63 anni di età, 20 anni di contributi, al massimo tre anni e sette mesi dalla maturazione della pensione di vecchiaia, un assegno già maturato al momento in cui si presenta la richiesta pari ad almeno 1,4 volte il minimo (circa 702 euro al mese).

I nodi

E’ dall’estate scorsa che il Governo definisce imminente la pubblicazione del decreto attuativo, che in effetti è stato firmato dal premier Gentiloni  il 4 settembre. Evidentemente, ci sono ancora scogli da superare. Non è chiaro quali siano i motivi che hanno determinato il rallentamento seguito alla firma del decreto. Sicuramente c’è la questione degli accordi con le banche: l’anticipo pensionistico viene erogato dall’INPS, ma è infatti finanziato dal sistema finanziario. Il ministero deve emettere a punto una convenzione con l’ABI per definire le caratteristiche del prestito (complete di tassi e di tutti gli elementi che compongono il costo del finanziamento), e con le compagnie di assicurazione aderenti ad ANIA (per la polizza che copre il rischio di premorienza). Su questo fronte, almeno, i lavori stanno proseguendo e in base alle indiscrezioni si registrano dei passi avanti.

La decorrenza

La norma prevede il diritto all’APe Volontaria dallo scorso primo maggio 2017. Il decreto attuativo (se confermato nella sua originaria formulazione, ancora non ufficiale) prevede la possibilità di chiedere la retroattività. Significa che, quando partirà la possibilità di presentare domanda, sarà possibile chiedere il trattamento con scadenza retroattiva, a partire dallo scorso primo maggio, incassando gli arretrati e calcolando di conseguenza le rate di restituzione. Resta il fatto che si stanno accumulando ritardi su quella che di fatto è una delle misure fondamentali inserite nella Riforma Pensioni 2017.

Altre novità

 

Ricordiamo che sono invece (davvero) imminenti altre due scadenze di attuazione delle novità normative 2017 in materia di flessibilità in uscita. Entro il 15 ottobre l’INPS comunicherà l’esito del monitoraggio sulle domande di APe Sociale e pensione anticipata precoci, in base alle risorse disponibili (non si esclude che vengano accolte tutte quelle presentate da coloro che possiedono i requisiti). Ed è ormai vicina la pubblicazione del documento di prassi INPS che consentirà anche ai professionisti che hanno versato contributi alle casse previdenziali private di utilizzare il cumulo contributi (fino ad ora, partito solo per le gestioni INPS) per i periodi non coincidenti versati presso altre casse.

Bonus 80 euro ai disoccupati in NASpI


 Il Bonus di 80 euro in busta paga, il cosiddetto Bonus Renzi, spetta anche ai disoccupati in NASpI: la normativa.

Il cosiddetto Bonus Renzi, ovvero il Bonus di 80 euro previsto dall’articolo 1 del decreto legge 66/2014, introdotto per sostenere i lavoratori maggiormente in difficoltà dal punto di vista economico spetta anche ai disoccupati percettori di NASpI.

Bonus Renzi e NASpI

Infatti le prestazioni a sostegno del reddito quali NASpI, mobilità ordinaria, disoccupazione edile, o le integrazioni salariali a sostegno del reddito come la CIGO – cassa integrazione ordinaria, CIGS straordinaria o CIGD in deroga vanno considerate tra i redditi appartenenti alla stessa categoria di quelli sostituiti o persi.

Beneficiari Bonus 80 euro

La misura stabilizzata dall’articolo 1, comma 12-15 della legge 190/2014 a partire dall’anno d’imposta 2015 concede  l’attribuzione di una somma di 80 euro erogata direttamente in busta paga dal sostituto d’imposta ogni mese alle seguenti tipologie di beneficiari:

  • Lavoratori dipendenti e assimilati:
  • Soci di cooperative;
  • Percettori di indennità di mobilità o cassa integrazione;
  • Lavoratori a progetto;
  • Lavoratori a tempo determinato e indeterminato;
  • Lavoratori socialmente utili;
  • Titolari di assegni legati alla formazione professionale o a borse di studio;
  • Lavoratori disoccupati in disoccupazione NASpIo in Dis-coll.
  • Percettore di remunerazioni sacerdotali.

Requisiti Bonus Renzi

A tutti viene richiesto di non superare il limite di reddito di 24mila euro, per avere diritto al Bonus Renzi in misura piena (960 euro l’anno), e tra i 24mila e i 26mila euro, per avere diritto al Bonus in misura ridotta (480 euro l’anno).

In caso di NASpI viene inoltre richiesta un’imposta lorda di importo superiore alle detrazioni da lavoro spettanti in base al comma 1-bis dell’articolo 13 del Tuir al netto di tutte le detrazioni diverse da quelle da lavoro dipendente.

titolari di altri redditi derivanti da ulteriori rapporti di lavoro devono darne comunicazione all’INPS e al datore di lavoro al fine di verificare l’effettivo diritto al Bonus sulla base del reddito complessivo e l’erogazione di un doppio Bonus.

Riconoscimento e calcolo Bonus 80 euro

Per i percettori di NASpI il Bonus 80 euro al mese viene riconosciuto in maniera automatica dall’INPS sulla base dei giorni indennizzati, ovvero per i giorni che sono stati oggetto di erogazione della prestazione a sostegno del reddito. Tale Bonus non concorre alla formazione del reddito complessivo. L’INPS calcola la misura, integrale o parziale, del Bonus in base al reddito previsionale dell’assicurato, e conguagliando il tutto a fine anno.

I Bonus 80 euro erogati dall’INPS in qualità di sostituto di imposta possono essere consultati accedendo ai servizi online dell’Istituto con PIN dispositivo o contattando telefonicamente il numero verde dell’INPS.

APe Sociale con i contributi esteri


Le anticipazioni del sottosegretario al Welfare sulla possibilità di valorizzazione della contribuzione estera per accedere all’APe Sociale.

Tra i lavoratori esclusi dall’APe Sociale e dalla Quota 41 vi sono anche coloro che pur essendo in possesso di tutti i requisiti previsti per l’accesso all’anticipo pensionistico a carico dello Stato e dalla pensione anticipata precoci  non hanno la residenza in Italia. L’indennità è infatti subordinata alla residenza in Italia e non solo: per il perfezionamento dei requisiti contributivi di legge non è possibile ricorrere alla totalizzazione di periodi assicurativi esteri con quanto già accumulato in Italia. A chiarirlo era stato l’INPS con la circolare n. 100/2017.

Ora però sembra che il Governo abbia intenzione di eliminare tale vincolo, almeno stando alle anticipazioni del sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba. Alla Camera dei Deputati, rispondendo ad una interrogazione parlamentare (5-12134) sollevata dal deputato PD Tiziano Arlotti, Bobba ha aperto alla possibilità per i lavoratori che hanno versato i contributi all’estero di ricorrere alla totalizzazione per raggiungere i 30/36 anni chiesti per l’accesso all’APe sociale.

L’APe Sociale vedeva esclusi lavoratori con contribuzione estera in quanto considerata una prestazione fuori dal campo di applicazione dei regolamenti dell’Unione Europea e delle convenzioni bilaterali. Bobba spiega:

“Voglio, tuttavia, precisare che, al fine di evitare un aumento non quantificabile e non prevedibile dei costi dovuti all’ampliamento della platea dei destinatari, durante i lavori preparatori della citata circolare era emersa l’opportunità di adottare il predetto orientamento solo in sede di prima applicazione; si era fatta salva la possibilità di assumere una posizione più aperta una volta superata la fase di prima applicazione della nuova normativa. In conclusione, al fine di favorire nella seconda fase di monitoraggio – che terminerà il 30 novembre 2017 – l’ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione estera, l’INPS sta valutando la possibilità di consentire il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso all’APe Sociale totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi dell’Unione europea, Svizzera, SEE o in paesi extracomunitari convenzionati con l’Italia”.

L’APe Social continuerà comunque a vedere escluso chi possiede la residenza fuori dall’Italia e verrà automaticamente revocata, a chi ne sia già beneficiario, in caso di cambio di residenza all’estero.