Riforma Pensioni


Riforma Pensioni, gli emendamenti approvati

Riforma Pensioni: niente scatto aspettative di vita 2019 per gravosi e non solo, incentivo esodo Fornero per sette anni se c’è eccedenza di personale, respinti gli altri emendamenti.

Stop adeguamenti alle aspettative di vita per 15 categorie di lavoratori ai fini della pensione di vecchiaia e anticipata ed estensione incentivo esodo Fornero  con pensione anticipata di sette anni nei casi di ristrutturazione per eccedenza di personale: ecco le due principali novità degli emendamenti alla Legge di Stabilità 2018 approvati  in commissione Bilancio e riguardanti la Riforma delle Pensioni.

Esodo Fornero

Viene applicato a tutti i lavoratori dipendenti di aziende sopra i 15 dipendenti la misura già prevista per i bancari, in base alla quale l’incentivo può essere riconosciuto quando mancano al massimo sette anni alla pensione (non più quattro) ma solo nei casi di ristrutturazione aziendale per eccedenza di personale e previo accordo sindacale. Ricordiamo in estrema sintesi che l’esodo Fornero è una forma di prepensionamento pagato dall’azienda, che continua a pagare un assegno pari alla pensione fino alla maturazione della stessa.

Aspettative di vita

Via libera, dunque, all’emendamento del Governo, in base al quale non si applica l’adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2019, ma limitatamente ai lavori previsti dal dlgs 67/2011) e ad altre quattro categorie di lavoratori:

  1. addetti alla concia di pelli e pellicce;
  2. addetti ai servizi di pulizia;
  3. addetti spostamento merci e/o facchini;
  4. conducenti di camion o mezzi pesanti in genere;
  5. conducenti treni e personale viaggiante in genere;
  6. guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
  7. infermieri o ostetriche che operano su turni;
  8. maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia;
  9. operai edili o manutentori di edifici;
  10. operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti;
  11. chi cura, per professione, persone non autosufficienti;
  12. operai e braccianti agricoli;
  13. siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro;
  14. lavoratori marittimi;
  15. addetti alla pesca.

Lo stop si applica solo nel caso in cui il lavoratore abbia svolto queste mansioni per almeno sette anni nei dieci precedenti e abbia 30 anni di contributi.
(restano invece esclusi coloro che utilizzano la pensione anticipata per lavoratori precoci con 41 anni di contributi). In base alle stime del Governo, la misura riguarda in tutto 14.600 soggetti nel 2018, che crescono a oltre 20mila unità negli anni successivi.

Scatti biennali

Per quanto riguarda gli scatti biennali successivi al 2019 (2021 e così via), cambia invece il meccanismo di calcolo (per tutti), ed è previsto che lo scatto non possa mai superare i tre mesi (evitando quindi situazione come quella che si verificherà nel 2019, con uno scatto di cinque mesi); nel caso in cui i dati ISTAT (sulla base dei quali si misurano gli adeguamenti), prevedessero scatti superiori, si opererà l’adeguamento nel biennio successivo (sempre rimanendo all’interno del tetto di tre mesi).

Altre misure approvate

  • Detassazione previdenza complementare per i dipendenti pubblici,
  • Formazione di due commissioni tecniche, una sulla gravosità delle occupazione e l’altra sul rapporto assistenza-previdenza (in entrambi i casi, fine lavori il 30 settembre 2018).

Misure respinte

Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti presentati dalle forze politiche in commissione. Quindi, niente proroga al 2018 per l’Opzione Donna e niente slittamento al 2019 dell’APe Social: in questo caso, però, non si escludono modifiche alla Camera. L’accordo con i sindacati prevede che l’eventuale slittamento dipenda dalle risorse non utilizzate 2017, che devono ancora essere quantificate.

Pensioni Scuola, domande entro il 20 dicembre


Pensioni Scuola, domande entro il 20 dicembre

Domande entro il 20 dicembre 2017 per la pensione nel 2018: regole e casi particolari (part-time, pensione anticipata, Opzione Donna, cessazione d’ufficio) per il comparto Scuola.

Per fare domanda di cessazione dal servizio e pensione bisogna avere i seguenti requisiti:

  • pensione di vecchiaia: 66 anni e 7 mesi e 20 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018;
  • pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne, anche in questo caso entro il 31 dicembre 2018;
  • Opzione Donna: 57 anni di età e 34 anni, 11 mesi e 16 giorni di contributi entro il 31 dicembre 2015. In questo caso, l’intera pensione è calcolata con metodo contributivo.

Attenzione: per la maturazione del requisito contributivo è anche possibile cumulare i contributi versati presso altre gestioni previdenziali, ad esempio le casse private dei professionisti. Nel caso specifico dell’esercizio del cumulo contributi, ogni gestione calcolerà pro quota la sua parte di pensione.

Domanda pensione Scuola

La domanda si presenta con unica istanza utilizzando la procedura web POLIS “istanze on line” sul sito del Ministero dell’Istruzione. Solo il personale in servizio all’estero può presentare la domanda, eventualmente, in modalità cartacea. Procedura differente per il personale delle province di Trento, Bolzano, e Aosta, che presenta la  domanda in formato cartaceo direttamente alla propria scuola, che provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.

Coloro che chiedono la pensione contributiva e il part-time (non avendo ancora 65 anni) devono anche indicare se, in caso di risposta negativa, preferiscano la cessazione dal servizio o la prosecuzione del rapporto full time.

Il 20 dicembre è anche il termine per presentare la domanda di trattenimento in serviziodel personale della Scuola impegnato in progetti didattici internazionali in lingua straniera innovativi, previsti dalla legge 208/2015, comma 257. Si tratta della possibilità di chiederedue anni in più di permanenza in servizio, che deve essere autorizzata e motivata dal dirigente scolastico e dal direttore generale dell’ufficio regionale.

Il personale della Scuola che ha già presentato domanda di pensione 2018, ha tempo sempre fino al 20 dicembre per presentare eventuale revoca, sempre utilizzando la procedura web POLIS.

Ecco, infine, quali sono le situazioni in cui scatta il pensionamento d’ufficio:

  • 65 anni di età compiuti entro il 31 agosto 2018 e possesso di un qualsiasi diritto a pensione (ad esempio, pensione anticipata);
  • 66 anni e sette mesi di età e 20 anni di contributi entro il 31 agosto 2018.

Coloro che hanno 66 anni e sette mesi ma non hanno ancora maturato i 20 anni di contributi possono restare in servizio fino a 70 anni e sette mesi.

STABILITA’: LAVORI GRAVOSI.


Stabilità, emendamento su pensione gravosi

Il Governo ha presentato l’emendamento alla Legge di Bilancio 2018 con lo stop agli adeguamenti dell’età pensionabile per 15 categorie di lavori gravosi: elenco completo.

Il Governo ha presentato al Senato l’emendamento alla Legge di Bilancio 2018 con l’esenzione per 15 categorie di lavoratori dallo scatto dell’età pensionabile previsto nel 2019 per adeguamento alle aspettative di vita: è il risultato dell’ultimo vertice con i sindacati nell’ambito della trattativa sulla riforma delle pensioni. Per l’estensione dell’APe Social al 2019 si dovrà invece attendere di capire se avanzeranno risorse 2017 dopo la scadenza del termine del 30 novembre per presentare domanda.

Lo stop riguarda sia la pensione di vecchiaia (per cui l’età rimane a 66 anni e sette mesi) sia quella anticipata (42 anni e dieci mesi per gli uomini; 41 anni e dieci mesi per le donne).

Esenzioni adeguamento

L’esclusione delle 15 tipologie di lavori gravosi dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anninel 2019 riguarda una platea di 14.600 persone, che secondo le stime dell’Esecutivo saliranno oltre quota 20mila nel 2023. Si tratta di addetti alle 11 mansioni gravose ammesse ad APe Sociale e pensione precoci, a cui si aggiungono siderurgici, marittimi, pescatori eagricoli.

Quindi, ecco l’elenco delle mansioni riferite 15 attività escluse:

  • addetti alla concia di pelli e pellicce;
  • addetti ai servizi di pulizia;
  • addetti spostamento merci e/o facchini;
  • conducenti di camion o mezzi pesanti in genere;
  • conducenti treni e personale viaggiante in genere;
  • guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
  • infermieri o ostetriche che operano su turni;
  • maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia;
  • operai edili o manutentori di edifici;
  • operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti;
  • chi cura, per professione, persone non autosufficienti;
  • operai e braccianti agricoli;
  • siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro;
  • lavoratori marittimi;
  • addetti alla pesca.

Per quanto riguarda l’allungamento dell’APe social, con ogni probabilità il Governo presenterà l’emendamento nel corso del passaggio della manovra alla Camera. Sono in tutto 17 gli emendamenti che l’esecutivo ha presentato in commissione Bilancio a Palazzo Madama, oltre a quello sulle pensioni segnaliamo nuove risorse per la formazione 4.0, bonus bebè nel 2018, radio in vendita solo se hanno anche la ricezione digitale (dal 2020). Ilcalendario della sessione di Bilancio prevede che la manovra arrivi in aula lunedì, 27 novembre, ma i tempi sono con ogni probabilità destinati a slittare a martedì o mercoledì.

APe Volontaria: chiarimenti


Chiariamo subito una cosa: l’APe Volontaria non è uno strumento per andare in pensione prima, anzi. Nasce proprio per fornire un reddito anticipato continuando a lavorare, fintanto che si matura il diritto alla pensione vera e propria. È vero che insieme alla domanda di APe si presenta anche domanda di pensione, ma questa decorre solo alla maturazione naturale del requisito di vecchiaia.

Dunque, l’Ape volontaria non è incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro e quindi non c’è una data entro cui si devono dare le dimissioni. Se però si sceglie di non lavorare più, si consiglia di dimettersi quando si inizierà a percepire il trattamento, in modo da non rischiare di avere dei mesi scoperti. Ma non vorrà dire che si andrà automaticamente in pensione.

Si tenga presente che la domanda si presenta in due tempi. Dopo aver ricevuto la prima risposta positiva dall’INPS, che corrisponde alla certificazione del diritto, si deve presentare una seconda domanda che è la richiesta di APe vera e propria, completa di tutta la documentazione prevista, compreso il contratto di finanziamento. Quando l’INPS  comunica di aver accettato anche questa seconda domanda, si potrà iniziare a percepire il trattamento.

Quindi, direi che quando si riceverà questo secondo via libera si potrà presentare domanda di dimissioni. Ma ripeto, non è un obbligo: si può anche continuare a lavorare mentre si percepisce l’APe Volontaria. Si deve invece andare in pensione appena si maturerà l’età per la pensione di vecchiaia.

Il motivo per cui l’Ape volontaria non comporta l’obbligo di cessazione del rapporto di lavoro è che non si tratta di una prestazione di welfare ma di un anticipo pensionistico, che  poi si restituirà con rate ventennali quando si maturerà l’assegno previdenziale. Si tratta quindi di un beneficio che l’assicurato si paga da solo, e gli viene di conseguenza lasciata la scelta di proseguire o meno nel rapporto di lavoro.

Contributi esteri per l’APe: domanda da rifare


 

Dopo il rigetto della domanda di APe Sociale dovuto alla contribuzione estera, non si presenta istanza di riesame ma una nuova domanda entro il 30 novembre.
Barbara Weisz – 20 novembre 2017

I lavoratori che si sono visti respingere la domanda di APe Social perché hanno contato periodi di contribuzione estera per raggiungere il requisito dei 30 o 36 anni di contributi necessari per accedere allo strumento previdenziale devono ripresentare nuova domanda entro il 30 novembre. Le loro richieste, par di capire, non sono fra quelle ammesse al riesame delle domande a cui l’INPS sta lavorando.

Il punto è il seguente: le domande presentate entro lo scorso 15 luglio sono state lavorate sulla base del criterio previsto dalla circolare 100/2017, in base alla quale il requisito contributivo non poteva essere perfezionato:

«totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia».

Successivamente, anche sulla base dei nuovi indirizzi interpretativi concordati con il ministero del Lavoro, l’INPS ha aperto alla possibilità di prevedere criteri meno rigidi. Ma, come specifica il messaggio 4170/2017, solo in relazione alle domande presentate successivamente al 15 luglio 2017.
=> APe sociale con i contributi esteri: criteri domande fino al 15 luglio

In pratica, spiega l’istituto di previdenza, l’orientamento in base al quale la contribuzione estera è stata esclusa:

«non esclude la possibilità di assumere una posizione più aperta nella fase successiva, in relazione alla platea dei beneficiari e delle risorse finanziarie disponibili».

Visto che le domande presentate entro il 15 luglio considerate valide non esauriscono le risorse:

«in questa seconda fase di monitoraggio che terminerà il 30 novembre 2017» l’istituto consentirà «l’ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione estera che sono stati inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo».

Quindi, verranno ritenuti validi i periodi assicurativi italiani sommati con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE (spazio economico europeo) o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Attenzione: la cosa importante da tener presente è che questo nuovi indirizzo interpretativo viene applicato solo alle domande presentate dopo il 15 luglio ma entro il 30 novembre 2017. Quindi, come detto, coloro che avevano presentato domanda e hanno ricevuto risposta negativa, non devono presentare istanza di riesame, ma una nuova domanda entro il 30 novembre. E i lavoratori che, in considerazione del precedente orientamento INPS, non avevano presentato la domanda, se hanno contributi esteri che consentono di raggiungere i 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di aventi diritto all’APe sociale di cui fanno parte, possono a loro volta fare domanda entro il 30 novembre.

Diverso è il caso di altre categorie di lavoratori che hanno ricevuto risposta negativa dall’INPS e che invece sono oggetto di riesame. Si tratta dei disoccupati che dopo aver terminato di percepire gli ammortizzatori sociali hanno auto periodi lavorativi che però non fanno perdere lo status di disoccupazione (quindi, giornate pagate con voucher o comunque contratti inferiori ai sei mesi), e lavoratori addetti a mansioni gravose. In questi casi, non è necessario presentare domanda di riesame, l’INPS sta procedendo d’ufficio a lavorare le domande in base ai nuovi criteri concordati con il ministero. Sta comunque lavorando anche sulle domande di riesame presentate da coloro a cui non è stato certificato il diritto.

L’Inps ha già comunicato le cifre relative al riesame delle domande in corso, che comunque non esauriranno le risorse. Quindi, i lavoratori che hanno presentato l’istanza entro il 15 luglio e in base ai nuovi criteri più flessibili rientrano nella platea hanno la certezza ce la risposta sarà positiva. Per quanto riguarda invece le domande presentate fra il 15 luglio e il 30 novembre il discorso è diverso, nel senso che vengono lavorate solo se avanzano finanziamenti. I lavoratori con contribuzione estera rientrano in questa seconda fase di lavorazione, quindi è possibile che non tutte le istanze vengano accolte. Anche se, con ogni probabilità in base ai dati comunicati nello scorso settimane dall’istituto di previdenza), le risorse saranno sufficienti a coprire anche tutte le istanza valide presentate entro il 30 novembre. Ricordiamo che queste domande saranno esaminate entro il 31 dicembre 2017.

APE VOLONTARIA AL VIA


Barbara Weisz.

Entro fine novembre disco verde alle domande di APe volontaria: per gli accordi quadro con banche e assicurazioni – attesi per legge entro il 18 novembre – manca solo la firma del Garante Privacy. Le anticipazioni di stampa confermano le tempistiche indicate dall’ABI in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla Legge di Stabilità 2018.

Dopo gli accordi quadro mancheranno solo le istruzioni INPS (con provvedimento di prassi) e la piattaforma per la presentazione delle domande. Ipotizzando che tutti i provvedimenti per far partire le domande siano pronti entro fine novembre, nel 2018 (prevedibilmente, fra marzo e aprile) inizieranno i primi versamenti.

Finanziamento

Il trattamento è erogato dall’INPS, a cui si presenta la domanda, ma è finanziato dal sistema bancario e assistito da un’assicurazione contro il rischio di premorienza. Se prime indiscrezioni rivelano come banche aderenti Intesa Sanpaolo e Unicredit (ma c’è spazio per altre adesioni), mentre tra le assicurazioni si indicano al momento Generali, Unipol, Allianz, Poste e Cattolica. Sempre secondo le anticipazioni, per l’APe Volontaria si prevede un tasso del 2,75% in fase di erogazione e del 2,85% in fase di ammortamento.

L’INPS metterà online anche un simulatore di calcolo beneficio e rata, per consentire agli assistiti di avere tutti gli elementi per decidere se presentare domanda e in quale percentuale chiedere l’anticipo pensionistico.

Requisiti

Ricordiamo che l’APe Volontaria, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 e regolamentata dal Dpcm 150/2017, è un anticipo sulla pensione, rimborsato a rate nel momento in cui si matura l’assegno previdenziale, destinato agli iscritti a tutte le gestioni INPS (restano quindi esclusi i professionisti iscritti alle casse private), tranne coloro che già percepiscono una pensione.

Accessibile a lavoratori con almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi, al massimo tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia, un assegno maturato pari ad almeno 1,4 volte il minimo, non richiede che si smetta di lavorare.

Domanda

La presentazione della domanda avviene in due tempi: prima si presenta all’INPS istanza di certificazione, direttamente (in via telematica) o tramite intermediario. I modelli sono allegati al decreto attuativo in vigore dallo scorso 18 ottobre. Entro 60 giorni, l’INPS comunica la certificazione del diritto con la quantificazione dell’importo minimo e massimo ottenibile. Successivamente si presenta la seconda domanda, che è la richiesta di APe, nella quale si indica il contratto di finanziamento. Contestualmente, si presenta anche domanda di pensione di vecchiaia (che inizierà al termine dell’APe).

Trattamento

L’importo minimo dell’APe è di 150 euro, il massimo dipende dalla durata del prestito:

  • APe volontaria superiore a 36 mesi (tre anni): 75% della pensione;
  • APe fra 24 e 36 mesi (due e tre anni): 80% della pensione;
  • APe fra 12 e 24 mesi (uno e due anni): 85% della pensione;
  • APe fino a 12 mesi (quindi fra sei mesi, che è la durata minima, e un anno): 90% della pensione.

Come si vede, viste le tempistiche previste per la domanda, i primi trattamenti verranno versati fra marzo e aprile. Ipotizziamo che sia possibile presentare la domanda a partire da metà dicembre: l’INPS risponderà entro 60 giorni, quindi, entro metà febbraio. A quel punto si presenta la seconda domanda, dopo aver fatto una serie di valutazioni che richiedono tempo (ad esempio, la scelta dell’istituto finanziatore e la firma del relativo contratto). Se si riesce a presentare la seconda domanda entro fine febbraio, l’APe sarà versato dal primo giorno del mese successivo, quindi da marzo. Più probabile che i primi trattamenti iniziano in aprile 2018.

Ricordiamo che il lavoratore può scegliere se far valere la retroattività (a partire dal primo maggio 2017) e che la Legge di Bilancio proroga l’APe volontaria fino al 31 dicembre 2019. Inizialmente la sperimentazione era prevista fino al 2018, ma i ritardi nell’attuazione (di fatto, si è perso l’intero 2017) hanno suggerito la proroga. La facoltà di richiedere gli arretrati sarà riconosciuta sino al 18 Aprile 2018 (sei mesi dopo l’entrata in vigore del DPCM 150/2017).

 

CUMULO PROFESSIONISTI.


Cumulo professionisti, convenzioni al via

Accordi fra INPS e gestioni private sul cumulo contributivo dei professionisti per le pensioni di vecchiaia e anticipata: dopo cassa forense ed ENPAM, pronte le regole ENPAV.

Si attende l’ultimo tassello per l’esercizio del cumulo contributi pensione da parte dei professionisti, con la convenzione fra INPS ed enti previdenziali privati (in dirittura d’arrivo), mentre le varie casse iniziano a dare istruzioni agli iscritti. Dopo che l’INPS ha emesso la circolare 140/2017 ci sono tutti i dettagli operativi per dare il via allo strumento introdotto dalla Legge di Stabilità 2017, che consente anche ai professionisti di andare in pensione (di vecchiaia o anticipata) esercitando il cumulo gratuito (precedentemente previsto solo per le gestioni INPS).

I rappresentanti delle casse previdenziali e l’INPS stanno mettendo appunto la convenzione quadro per avviare l’erogazione delle prestazioni. Tenendo conto che siamo ormai a metà novembre, e che saranno poi necessari i tempi tecnici per la presentazione delle domande, difficilmente gli assegni potranno partire prima del 2018. E comunque, dopo che saranno perfezionati gli accordi quadro con l’INPS, ogni iscritto dovrà attendere lo specifico regolamento della propria cassa privata.

Regole su misura

Molti enti hanno già provveduto o stanno provvedendo (avvocati, medici).

Da segnalare anche gli aggiornamenti dell’Enpav (veterinari), che dopo la delibera dello scorso 28 settembre, propone uno schema esemplificativo del cumulo. L’età prevista per la pensione di vecchiaia dall’Enpav è più alta rispetto a quella INPS (68 anni di età e 35 di contributi, contro i 66 anni e sette mesi di età e 20 anni di contributi INPS).

Quando il veterinario raggiunge l’età pensionabile INPS, può incassare la quota dell’istituto di previdenza, mentre quella a carico dell’Enpav si aggiungerà al raggiungimento del relativo requisito, e a quel punto la pensione sarà piena.

Il calcolo della pensione in cumulo professionisti, come è noto, viene effettuato pro quota in base alle regole di ciascuna gestione. In caso di decesso dell’assicurato prima dell’età pensionabile più alta (Enpav), non verrà perfezionata la pensione in cumulo. I superstiti avranno diritto a una pensione indiretta calcolata sulla base dei soli contributi versati in Enpav, e alla reversibilità dall’INPS della propria rata.

Per quanto riguarda la pensione anticipata, non esiste il doppio binario, il trattamento viene liquidato al raggiungimento dell’età prevista dalla Riforma di fine 2011, ovvero (nel 2017), 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.

Attenzione: gli anni eventuali di contribuzione precedenti al 31 dicembre 1995 versati nella cassa privata, in questo caso l’Enpav, non danno diritto al calcolo retributivo della pensione fino al 2012 (nel caso in cui attraverso il cumulo venga superata la quota dei 18 anni). In altri termini: il calcolo retributivo della pensione resta effettuato solo se i 18 anni di contribuzione precedenti al 1996 sono tutti versati nelle gestioni INPS. Se, invece, sono versati, in tutto o in parte, all’Enapv, valgono ai fini del diritto a pensione (sempre che non si riferiscano a periodi coincidenti), ma non ai fini del calcolo (che quindi resta contributivo).

Si ricorda infine che i periodi coincidenti non vengono conteggiati per il diritto a pensione, ma valgono per il calcolo del trattamento. La domanda di pensione in cumulo professionisti si presenta all’ente previdenziale di ultima iscrizione (se ce ne sono più di uno è possibile effettuare la scelta). Se però l’assistito ha già perfezionato i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia INPS e non quelli, più elevati, Enpav, dovrà presentare la domanda all’INPS per ricevere la quota di pertinenza dell’istituto.

Riforma Pensioni: le misure approvate


Barbara Weisz.

 

 

Governo e sindacati vicini a un accordo sulle pensioni che confluirà in una proposta dell’esecutivo da inserire in Legge di Stabilità, che tutela gli addetti ai lavori gravosi dagli adeguamenti alle aspettative di vita e prevede una proroga al 2019 anche per l’APe social e la pensione anticipata dei precoci: lunedì 13 novembre c’è stato il vertice tra Governo (premier Paolo Gentiloni, ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e del Lavoro Giuliano Poletti) e segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil (Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmero Barbagallo).

Il risultato è un accordo di massima che andrà perfezionato in una successiva riunione, fissata per sabato 18 novembre. Vediamo i punti chiave.

Età pensionabile

Per quanto riguarda gli scatti delle aspettative di vita, saranno escluse 15 categorie di lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose, con una novità rispetto all’intesa che si profilava nei giorni scorsi. Per rientrare nella platea basteranno 30 anni di contributi, mentre bisognerà aver svolto i lavori gravosi per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa. Si tratta dunque di paletti allentati rispetto alla precedente ipotesi di lavoro, che prevedeva 36 anni di contributi e sei anni di lavoro nell’arco degli ultimi sette.

Non solo: è prevista la formazione di una commissione ad hoc formata da rappresentanti di Inps, Inail, Istat e ministeri del Lavoro e della Salute, che potrà mettere a punto nuove norme inserendo nuove categorie di lavori gravosi.

Le 15 categorie di lavori gravosi sono attualmente quelle già ammesse all’APe social e alla pensione anticipata precoci (addetti alla concia di pelli e pellicce, servizi di pulizia, spostamento merci e/o facchini, conducenti di camion o mezzi pesanti in genere, conducenti treni e personale viaggiante, guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni, infermieri o ostetriche che operano su turni, maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia, operai edili o manutentori di edifici, operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti, chi cura, per professione, persone non autosufficienti), a cui si aggiungono altre 4: i lavoratori marittimi, agricoli, siderurgici, pescatori.

In virtù dello stop dell’adeguamento alle aspettative di vita, questi lavoratori continueranno a poter andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi anche a partire dal 2019.

C’è un secondo punto di accordo sugli adeguamenti alle aspettative di vita che riguarda l’impegno a rivedere il meccanismo a partire dal 2021. Innanzitutto scatti biennali. E con un sistema di calcolo più flessibile, che meglio si adatti ai contesti dell’economia reale.

Proroga APe

E veniamo a una altro punto importante della trattative, ovvero la proroga dell’APe Social. In considerazione del fatto che nel 2017 non sono state esaurite le risorse disponibili (nemmeno dopo il riesame, ancora in corso, di molte domande inizialmente scartate), si prevede si utilizzare i fondi per allungare al 31 dicembre 2019 la possibilità di utilizzo di APe sociale e pensioni anticipata precoci. A onor del vero, segnaliamo che è ancora in corso il riesame INPS e che fino al 30 novembre si può continuare a chiedere l’accesso all’APe e alla pensione precoci 2017. Nella Legge di Bilancio è già prevista l’estensione dell’APe volontaria alla fine del 2019.

Altre misure

Fra gli altri punti in discussione, su cui si continua a cercare un’intesa: separazione fra previdenza e assistenza (anche qui, ci sarò una specifica commissione), agevolazioni per la previdenza complementare dei dipendenti pubblici.

 

ESTINZIONE ANTICIPATA APE VOLONTARIA


Barbara Weisz

L’aumento delle aspettative di vita che scatterà nel 2019 non ha effetto retroattivo, nel senso che lei potrà chiedere l’Ape volontaria nel 2018, quando le mancheranno tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia, senza applicare i cinque mesi in più che saranno previsto dal 2019. Solo chi chiederà il beneficio previdenziale nel 2019 (la proroga è contenuta nella Legge di Stabilità 2018), dovrà prendere come riferimento i 67 anni di età pensionabile per calcolare i tre anni e sette mesi. Se, come nel suo caso, l’Ape viene invece chiesta nel 2018, l’età pensionabile di riferimento resta pari a 66 anni e sette mesi.

Requisiti pensione dal 2019

Per quanto riguarda il secondo quesito, la risposta è affermativa. Quando maturerà il requisito per la pensione anticipata, 42 anni e 10 mesi oppure (dal 2019) 43 anni e tre mesi, potrà chiedere l’estinzione anticipata del prestito. Questo istituto è regolato dall’articolo 12 del decreto attuativo (Dpcm 150/2017). L’estinzione anticipata può essere totale o parziale.

Pensione anticipata dal 2019: i contributi necessari

Va comunicata all’istituto finanziatore attraverso l’INPS e si perfeziona nel momento in cui viene effettuato il pagamento della somma residua. A quel punto, la banca ridetermina la rata e rimborsa le trattenute incassate sui ratei di pensione in eccesso, mentre l’impresa assicuratrice rimborsa la parte di premio non goduta, e il fondo di garanzia rimborsa la quota non goduta della commissione per l’accesso al fondo.

RIVALUTAZIONE PENSIONI DA GENNAIO 2018


Rivalutazione pensioni dal 2018, come si calcola l’indicizzazione scaglione per scaglione: le regole per i diversi assegni previdenziali e il nuovo meccanismo dal 2019.

Barbara Weisz –

Per l’ufficialità sugli incrementi 2018 bisogna attendere un apposito decreto ministeriale, nel frattempo vediamo come si calcola l’aumento per i diversi trattamenti previdenziali.

  • Pensioni fra tre e quattro volte il minimo:
    si rivalutano al 95%, aumento dell’1,14%
  • Pensioni fra quattro e cinque volte il minimo:
    adeguamento al 75%, rivalutazione dello 0,9%
  • Pensioni fra cinque e sei volte il minimo:
    indicizzazione al 50%, aumento dello 0,6%
  • Pensioni  sopra sei volte il minimo:
    indicizzazione al 45%, aumento dello 0,54%

Attenzione: sulle pensioni 2018 bisognerà calcolare il conguaglio della maggior rivalutazione 2015, anno in cui gli assegni sono stati superiori dello 0,1% rispetto all’inflazione (l’indice provvisorio 2014 era pari allo 0,3%, l’inflazione effettiva è stata poi allo 0,2%, il recupero non è stato ancora effettuato perché negli anni successivi l’inflazione era pari a zero, e di conseguenza l’indicizzazione avrebbe comportato un abbassamento degli assegni previdenziali che è stato evitato).

Dal 2019, ricordiamo, torna il vecchio meccanismo di indicizzazione previsto dalla legge 388/200:

  • rivalutazione è al 100% fino a tre volte il minimo,
  • al 90% fra tre e cinque volte il minimo,
  • al 75% per i trattamenti più alti.

Per il resto,ricordiamo che dal 2018 si rivaluta interamente anche il trattamento minimo che passa a 507,92 euro al mese (dagli attuali 501,89), così come la pensione sociale che arriva a 373,69 euro al mese ed il trattamento assistenziale per gli ultra65enni privi di reddito, che sale a 453,45 euro.

LAVORI GRAVOSI


Pensioni, niente aumento requisiti per i lavori gravosi

Negoziato governo sindacati per inserire in manovra 2018 l’esclusione dei lavori gravosi dall’aumento di cinque mesi dei requisiti per la pensione dal 2019 dovuta alle aspettative di vita: il dibattito

Entro il 31 dicembre il Governo approverà il decreto sull’innalzamento dell’aspettativa di vita, per cui dal 2019 l’età pensionabile salirà a 67 anni: c’è però un’apertura nei confronti dei sindacati, che chiedono lo stop degli adeguamenti Istat, con l’avvio di un tavolo per discutere di eventuali casi particolari, ad esempio per chi svolge lavori gravosi. E’ il risultato di un incontro che si è svolto il 2 novembre fra esecutivo e sigle confederali. Presenti il premier, Paolo Gentiloni, i ministri Pier Carlo Padoan (Economia), Giuliano Poletti (Lavoro) e Marianna Madia (Funzione pubblica), e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo.

E’ stato lo stesso premier, Paolo Gentiloni, ad escludere modifiche alle norme sull’età pensionabile, confermando quindi che dal 2019 saliranno di cinque mesi l’età per la pensione di vecchiaia e il requisito per la pensione anticipata:

Ma «non escludiamo si possa correggere qualcosa al tavolo con le parti. Possiamo discutere subito di categorie specifiche, individuando i lavori più gravosi, e ragionare anche sui metodi di calcolo dell’aspettativa, fatto salvo la sostenibilit

L’ipotesi su cui si lavora è quella di escludere dall’aumento dei requisiti le 11 categorie di lavoratori addetti a mansioni gravose che hanno accesso all’APe sociale e alla pensione anticipata precoci, ovvero:

  •  operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia, della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelle e pellicce;
  • macchinisti e personale viaggiante;
  • camionisti; infermieri ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • maestre d’asilo e di scuola materna, facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;
  • addetti a servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

A questa platea potrebbero aggiungersi anche lavoratori della siderurgia, i marittimi e i lavoratori agricoli. In tutto, la misura riguarderebbe 15-20 mila lavoratori all’anno, e costerebbe intorno ai 200 milioni di euro.

Il tavolo governo sindacati tornerà a riunirsi  lunedì 13 novembre. Se si raggiungerà un accordo, la misura che esclude dagli aumenti dell’aspettativa di vita questi lavoratori potrebbe essere inserita nella Legge di Bilancio, attualmente in discussione al Senato.

Per tutti gli altri lavoratori, invece, dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia salirà di cinque mesi, portandosi a 67 anni, mentre il requisito per la pensione di anticipata arriverà a 43 anni e tre mesi per gli uomini e a 42 anni e tre mesi per le donne.

Pensioni: novità in manovra finanziaria.


APe Social e Volontaria, novità in ManovrAPe volontaria fino al 31 dicembre 2019, APe sociale ai disoccupati dopo un contratto a termine, sconti per donne con figli, RITA strutturale: il pacchetto Pensioni in Legge di Bilancio.

La sorpresa in Legge di Bilancio 2018 è l’allungamento dell’APe Volontaria fino al 31 dicembre 2019; resta invece limitata al 2018 l’APe sociale, che però viene estesa ai disoccupati dopo un contratto a termine e prevede sconti contributivi per le donne con figli. Il pacchetto previdenza contiene infine la riforma della RITA, che diventa strutturale e si può chiedere quando mancano cinque anni alla pensione. Vediamo tutte le novità emerse dal testo della manovra depositato al Senato.

APe volontaria al 2019

L’anticipo pensionistico su base volontaria viene prorogato di un anno rispetto alla originaria scadenza di fine 2018, che resta invece valida per l’APe sociale. In questo modo, viene recuperato il ritardo accumulato dai provvedimenti atuativo. La partenza stimata per il primo maggio 2017 è comunque ancora in stallo: il decreto attuativo è in vigore dallo scorso 18 ottobre ma mancano le convenzioni con le banche e i documenti di prassi INPS.

L’APe, lo ricordiamo in estrema sintesi, è un anticipo pensionistico che si può chiedere a 63 anni, con 20 anni di contributi versati, al massimo tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia, con un assegno maturato pari ad almeno 1,4 volte il minimo. Non è necessario smettere di lavorare, in base alla durata l’anticipo può andare dal 90% al 75% della pensione, verrà poi restituito con rate ventennali quando si matura l’assegno previdenziale vero e proprio.

Il trattamento, versato dall’INPS (a cui si presenta la domanda), viene finanziato dal sistema bancario, ed è coperto da una polizza assicurativa contro il rischio di premorienza (come detto, mancano ancora le convenzioni con banche e assicurazioni, che comunque dovrebbero essere in dirittura d’arrivo). In considerazione del fatto che la misura avrebbe dovuto essere attiva dal maggio 2017, il lavoratore potrà scegliere quando presenta la domanda se chiedere l’APe volontaria retroattivamente o meno.

APe aziendale

Lo slittamento al 2019 riguarda anche l’APe Aziendale, che funziona con lo stesso meccanismo sopra descritto ma è di fatto finanziato dall’azienda, che versa all’INPS una contribuzione correlata all’ultimo stipendio del dipendente, alzando quindi la pensione e compensando le rate di restituzione.

APe Sociale allargato

I disoccupati avranno accesso all’APe social anche quando la perdita involontaria del posto di lavoro dipende dalla scadenza del contratto a termine, una tipologia che invece è esclusa dalla formulazione della misura contenuta nella manovra 2017. Quindi, dal 2018, anche questi lavoratori (disoccupati per scadenza contratto a termine), rientreranno fra gli aventi diritto all’APe social in base al comma 179, lettera a, della legge 232/2016 (che è stato modificato in tal senso). C’è una clausola: devono avere almeno 18 mesi di lavoro dipendente nei 36 mesi precedenti la scadenza del contratto. Quindi, devono aver lavorato per almeno un anno e mezzo nei tre anni precedenti.

Facilitazioni contributive per le donne con figli, nel caso in cui siano disoccupate oppure addette a lavori gravosi: dal 2018 avranno uno sconto di sei mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. Significa che una donna con figli che rientra nella casistica dei disoccupati con diritto all’Ape sociale potrà accedere al beneficio con 29 anni e sei mesi di contributi se ha un figlio, 29 anni se ha due figli, 28 anni e sei mesi se ha tre figli, e 28 anni di contributi se ha quattro figli. Nel caso in cui invece sia addetta alle mansioni gravose, lo sconto contributivo le consentirà l’accesso con 35 anni e sei mesi con un figlio e poi in progressione fino a 34 anni di contributi per quattro figli.
Le risorse finanziarie sono state rimodulate per coprire l’allargamento della platea.

RITA

La rendita integrativa temporanea anticipata, che consente di monetizzare in tutto o in parte i versamenti ai fondi di previdenza complementare, diventa strutturale e l’accesso sarà consentito quando mancano cinque anni dalla pensione, in presenza di almeno 20 anni di contributi. Il precedente paletto era invece equiparato ai requisiti per l’APe volontaria, ed erano quindi richiesti almeno 63 anni di età, e al massimo tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia.