APe Volontaria: chiarimenti


Chiariamo subito una cosa: l’APe Volontaria non è uno strumento per andare in pensione prima, anzi. Nasce proprio per fornire un reddito anticipato continuando a lavorare, fintanto che si matura il diritto alla pensione vera e propria. È vero che insieme alla domanda di APe si presenta anche domanda di pensione, ma questa decorre solo alla maturazione naturale del requisito di vecchiaia.

Dunque, l’Ape volontaria non è incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro e quindi non c’è una data entro cui si devono dare le dimissioni. Se però si sceglie di non lavorare più, si consiglia di dimettersi quando si inizierà a percepire il trattamento, in modo da non rischiare di avere dei mesi scoperti. Ma non vorrà dire che si andrà automaticamente in pensione.

Si tenga presente che la domanda si presenta in due tempi. Dopo aver ricevuto la prima risposta positiva dall’INPS, che corrisponde alla certificazione del diritto, si deve presentare una seconda domanda che è la richiesta di APe vera e propria, completa di tutta la documentazione prevista, compreso il contratto di finanziamento. Quando l’INPS  comunica di aver accettato anche questa seconda domanda, si potrà iniziare a percepire il trattamento.

Quindi, direi che quando si riceverà questo secondo via libera si potrà presentare domanda di dimissioni. Ma ripeto, non è un obbligo: si può anche continuare a lavorare mentre si percepisce l’APe Volontaria. Si deve invece andare in pensione appena si maturerà l’età per la pensione di vecchiaia.

Il motivo per cui l’Ape volontaria non comporta l’obbligo di cessazione del rapporto di lavoro è che non si tratta di una prestazione di welfare ma di un anticipo pensionistico, che  poi si restituirà con rate ventennali quando si maturerà l’assegno previdenziale. Si tratta quindi di un beneficio che l’assicurato si paga da solo, e gli viene di conseguenza lasciata la scelta di proseguire o meno nel rapporto di lavoro.

Contributi esteri per l’APe: domanda da rifare


 

Dopo il rigetto della domanda di APe Sociale dovuto alla contribuzione estera, non si presenta istanza di riesame ma una nuova domanda entro il 30 novembre.
Barbara Weisz – 20 novembre 2017

I lavoratori che si sono visti respingere la domanda di APe Social perché hanno contato periodi di contribuzione estera per raggiungere il requisito dei 30 o 36 anni di contributi necessari per accedere allo strumento previdenziale devono ripresentare nuova domanda entro il 30 novembre. Le loro richieste, par di capire, non sono fra quelle ammesse al riesame delle domande a cui l’INPS sta lavorando.

Il punto è il seguente: le domande presentate entro lo scorso 15 luglio sono state lavorate sulla base del criterio previsto dalla circolare 100/2017, in base alla quale il requisito contributivo non poteva essere perfezionato:

«totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia».

Successivamente, anche sulla base dei nuovi indirizzi interpretativi concordati con il ministero del Lavoro, l’INPS ha aperto alla possibilità di prevedere criteri meno rigidi. Ma, come specifica il messaggio 4170/2017, solo in relazione alle domande presentate successivamente al 15 luglio 2017.
=> APe sociale con i contributi esteri: criteri domande fino al 15 luglio

In pratica, spiega l’istituto di previdenza, l’orientamento in base al quale la contribuzione estera è stata esclusa:

«non esclude la possibilità di assumere una posizione più aperta nella fase successiva, in relazione alla platea dei beneficiari e delle risorse finanziarie disponibili».

Visto che le domande presentate entro il 15 luglio considerate valide non esauriscono le risorse:

«in questa seconda fase di monitoraggio che terminerà il 30 novembre 2017» l’istituto consentirà «l’ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione estera che sono stati inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo».

Quindi, verranno ritenuti validi i periodi assicurativi italiani sommati con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE (spazio economico europeo) o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Attenzione: la cosa importante da tener presente è che questo nuovi indirizzo interpretativo viene applicato solo alle domande presentate dopo il 15 luglio ma entro il 30 novembre 2017. Quindi, come detto, coloro che avevano presentato domanda e hanno ricevuto risposta negativa, non devono presentare istanza di riesame, ma una nuova domanda entro il 30 novembre. E i lavoratori che, in considerazione del precedente orientamento INPS, non avevano presentato la domanda, se hanno contributi esteri che consentono di raggiungere i 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di aventi diritto all’APe sociale di cui fanno parte, possono a loro volta fare domanda entro il 30 novembre.

Diverso è il caso di altre categorie di lavoratori che hanno ricevuto risposta negativa dall’INPS e che invece sono oggetto di riesame. Si tratta dei disoccupati che dopo aver terminato di percepire gli ammortizzatori sociali hanno auto periodi lavorativi che però non fanno perdere lo status di disoccupazione (quindi, giornate pagate con voucher o comunque contratti inferiori ai sei mesi), e lavoratori addetti a mansioni gravose. In questi casi, non è necessario presentare domanda di riesame, l’INPS sta procedendo d’ufficio a lavorare le domande in base ai nuovi criteri concordati con il ministero. Sta comunque lavorando anche sulle domande di riesame presentate da coloro a cui non è stato certificato il diritto.

L’Inps ha già comunicato le cifre relative al riesame delle domande in corso, che comunque non esauriranno le risorse. Quindi, i lavoratori che hanno presentato l’istanza entro il 15 luglio e in base ai nuovi criteri più flessibili rientrano nella platea hanno la certezza ce la risposta sarà positiva. Per quanto riguarda invece le domande presentate fra il 15 luglio e il 30 novembre il discorso è diverso, nel senso che vengono lavorate solo se avanzano finanziamenti. I lavoratori con contribuzione estera rientrano in questa seconda fase di lavorazione, quindi è possibile che non tutte le istanze vengano accolte. Anche se, con ogni probabilità in base ai dati comunicati nello scorso settimane dall’istituto di previdenza), le risorse saranno sufficienti a coprire anche tutte le istanza valide presentate entro il 30 novembre. Ricordiamo che queste domande saranno esaminate entro il 31 dicembre 2017.