APe Volontaria: chiarimenti


Chiariamo subito una cosa: l’APe Volontaria non è uno strumento per andare in pensione prima, anzi. Nasce proprio per fornire un reddito anticipato continuando a lavorare, fintanto che si matura il diritto alla pensione vera e propria. È vero che insieme alla domanda di APe si presenta anche domanda di pensione, ma questa decorre solo alla maturazione naturale del requisito di vecchiaia.

Dunque, l’Ape volontaria non è incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro e quindi non c’è una data entro cui si devono dare le dimissioni. Se però si sceglie di non lavorare più, si consiglia di dimettersi quando si inizierà a percepire il trattamento, in modo da non rischiare di avere dei mesi scoperti. Ma non vorrà dire che si andrà automaticamente in pensione.

Si tenga presente che la domanda si presenta in due tempi. Dopo aver ricevuto la prima risposta positiva dall’INPS, che corrisponde alla certificazione del diritto, si deve presentare una seconda domanda che è la richiesta di APe vera e propria, completa di tutta la documentazione prevista, compreso il contratto di finanziamento. Quando l’INPS  comunica di aver accettato anche questa seconda domanda, si potrà iniziare a percepire il trattamento.

Quindi, direi che quando si riceverà questo secondo via libera si potrà presentare domanda di dimissioni. Ma ripeto, non è un obbligo: si può anche continuare a lavorare mentre si percepisce l’APe Volontaria. Si deve invece andare in pensione appena si maturerà l’età per la pensione di vecchiaia.

Il motivo per cui l’Ape volontaria non comporta l’obbligo di cessazione del rapporto di lavoro è che non si tratta di una prestazione di welfare ma di un anticipo pensionistico, che  poi si restituirà con rate ventennali quando si maturerà l’assegno previdenziale. Si tratta quindi di un beneficio che l’assicurato si paga da solo, e gli viene di conseguenza lasciata la scelta di proseguire o meno nel rapporto di lavoro.

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