Dal 2019 pensioni più basse


Barbara Weisz.

Fonte: Shutterstock.

 

Pensioni più povere dal 2019, per compensare la maggior durata del trattamento dopo l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita: coefficienti di trasformazione 2019-2021 caso per caso.
Ribasso in vista, dal 2019, dei coefficienti per il calcolo dell’assegno previdenziale: con lo scatto dell’età pensionabile viene adeguato anche il coefficiente di trasformazione sulla parte contributiva della pensione, per incamerare il fatto che, a parità di uscita dal lavoro, si percepirà l’assegno per più tempo. In soldoni l’assegno sarà di importo inferiore.

I nuovi moltiplicatori saranno applicati ai trattamenti previdenziale con decorrenza dal primo gennaio 2019 e sono individuati dal Decreto 15 maggio 2018 del Ministero del Lavoro (“Revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”) pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che in pratica stabilisce pensioni più basse a parità di età e contributi versati.

=> Requisiti pensione dal 2019

I nuovi coefficienti di trasformazione per il triennio 2019-2021 riguardano coloro che maturano i requisiti per la pensione nei tre anni indicati e non hanno effetto su chi è già pensione.

Il coefficiente di trasformazione del montante contributivo della pensione scenderà di una percentuale fra l’1 e il 2,5%. Il calcolo riguarda solo la parte contributiva della pensione, quindi penalizza maggiormente coloro che hanno l’assegno completamente calcolato con il metodo contributivo. I lavoratori che avevano già 18 anni di contributi alla fine del 1995 hanno la pensione calcolata con il retributivo fino alla fine del 2012, e solo per la parte maturata successivamente al primo gennaio 2012 il calcolo contributivo (sul quale incide quindi il coefficiente di trasformazione).

Il meccanismo prevede che il coefficiente salga con l’allungarsi della permanenza al lavoro, quindi favorisce chi va in pensione più tardi. Di fatto, quindi, per controbilanciare l’impatto della revisione sull’assegno previdenziale, conviene restare per più tempo al lavoro.

Coefficienti 2019-2021
57 anni: divisore 23,812 e coefficiente 4,2%
58 anni: divisore 23,236 e coefficiente 4,304%
59 anni: divisore 22,654 e coefficiente 4,414%
60 anni: divisore 22,067 e coefficiente 4,532%
61 anni: divisore 21,475 e coefficiente 4,657%
62 anni: divisore 20,878 e coefficiente 4,79%
63 anni: divisore 20,276 e coefficiente 4,932%
64 anni: divisore 19,672 e coefficiente 5,083%
65 anni: divisore 19,064 e coefficiente 5,245%
66 anni: divisore 18,455 e coefficiente 5,419%
67 anni: divisore 17,844 e coefficiente 5,604%
68 anni: divisore 17,231 e coefficiente 5,804%
69 anni: divisore 16,609 e coefficiente 6,021%
70 anni: divisore 15,982 e coefficiente 6,257%
71 anni: divisore 15,353 e coefficiente 6,513%
Questo innalzamento dei coefficienti va tenuto presente in particolare da coloro che maturano un diritto a pensione entro il 31 dicembre 2018: nel momento in cui si fermano di più al lavoro, rischiano di avere una pensione più bassa perché il coefficiente per calcolare l’assegno è più basso.

La quota 100 e il calcolo contributivo


La quota 100 e il calcolo contributivo
di Barbara Weisz
scritto il 13 giugno 2018

Fonte: IStock

Non si applica il retributivo ai versamenti dal 1996 a chi sceglie la quota 100, anche con i 18 anni di contributi versati prima del termine: la regola e il calcolo.

La pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e anni di contributi) è prevista dal programma del Governo Conte, così come la nuova possibilità di ritirarsi con 41 anni di contributi, per questo i tecnici sono al lavoro per esaminare le diverse possibilità di attuazione e il dibattito è acceso.Dopo aver analizzato pro e contro della pensione anticipata con la “quota 41” rivisitata, facciamo il punto sul meccanismo per la pensione con la quota 100, che rischia di penalizzare i lavoratori che hanno almeno 18 anni di contributi entro il primo gennaio 1996: nel caso in cui la misura dovesse prevedere il calcolo contributivo (è l’ipotesi elaborata dall’economista Alberto Brambilla per la Lega), non sarebbe possibile valorizzare con il retributivo le mensilità versate successivamente al 1996.

L’idea a cui si lavora prevede sempre il calcolo contributivo per i versamenti successivi al 1995. Per coloro che entro la fine del 1995 non raggiungono i 18 anni di contributi, non cambia nulla. Se però un lavoratore aveva già almeno 18 anni di versamenti a questa data, aspettando la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata piena ha diritto al calcolo retributivo anche per le mensilità seguenti, fino al 31 dicembre 2011 (dal 2012, vale in ogni caso il contributivo per tutti, in base alla Riforma Fornero).
Utilizzando la quota 100, invece, può calcolare con il retributivo solo i versamenti fino al 31 dicembre 1995, applicando invece il sistema contributivo a tutti i periodi successivi.
Attenzione: non è detto che un meccanismo del genere sia necessariamente sfavorevole per l’assicurato. Nel caso ad esempio di una carriera lavorativa stabile e con stipendio alto, il contributivo è in genere conveniente rispetto al retributivo. Ognuno dovrà fare con attenzione i calcoli per valutare quale ipotesi sia la più adatta alla propria situazione.In ogni caso, è bene non dimenticarlo, si tratta di proposte, quindi per fare calcoli reali bisogna aspettare i provvedimenti veri e propri.

Ricordiamo che l’ipotesi Brambilla di quota 100 prevede almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi.

Quindi, non è possibile ad esempio accedere alla pensione ad esempio, con 67 anni di età e 33 di contributi, piuttosto che con 40 anni di contributi e 60 anni di età.

Pensioni e proposte del nuovo Governo.


Noemi Ricci.
In tema di pensioni, Luigi Di Maio, dal 1° giugno Ministro dello Sviluppo Economico e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo, promette di attuare la cosiddetta “Quota 100” per superare la Riforma Fornero. Per Quota 100 si intende la la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma degli anni di contributi versati e l’età anagrafica dà un risultato pari a 100 ma, per superare il nodo risorse e rendere meno pesante il costo per lo Stato, sono previsti però alcuni importanti paletti:

età anagrafica minima pensionabile pari a 64 anni (rispetto ai 66 anni e 7 mesi di oggi per la pensione di vecchiaia);
minimo 35 anni di contributi;
massimo due anni di contribuzione figurativa utile al raggiungimento della quota 100, a parte quelli derivanti da maternità e puerperio.
Per quanto riguarda la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, i paletti imposti sarebbero di un’età anagrafica minima di 62 anni, sempre con massimo 2 anni di contribuzione figurativa.
In questo modo, il costo dell’operazione scenderebbe dai 15 miliardi di euro stimati dall’INPS a 5 miliardi. Senza considerare che il tutto verrebbe accompagnato dall’abolizione dell’APe social e il taglio delle pensioni d’oro.
Lega e M5S si dimostrano inoltre propensi a prorogare l’Opzione Donna, una misura che sembra trovare il favore delle lavoratrici, senza pesare troppo sul bilancio dello Stato.
Lavoro

Tutto da rivedere il Jobs Act, secondo Di Maio: c’è troppa precarietà che deve essere assolutamente ridotta se si vuole dare più forza all’economia italiana. Prevista poi una profonda revisione dell’attuale sistema di politiche attive con il probabile rafforzamento dei Centri per l’Impiego e una possibile “rivisitazione” della nuova Agenzia, Anpal. Con uno stanziamento di 2,1 miliardi di euro, si punta ad investire nella formazione del personale per aumentare i servizi di politica e migliorare la qualità delle prestazioni da erogare ai disoccupati.

Tra le ipotesi allo studio, quella di reintrodurre la causale, ovvero le ragioni giustificatrici del ricorso, da parte del datore, a un contratto a tempo determinato.
Si ragiona inoltre su uno strumento per rendere strutturale e più forte l’incentivo all’occupazione stabile dei giovani sotto i 30-35 anni di età.
Fiscalità
Obiettivi nel medio-lungo periodo inoltre, assicura Di Maio, l’addio definitivo allo Spesometro, al Redditometro, agli Studi di Settore, come in realtà già previsto dalle misure emanate dai precedenti governi.