MANOVRA PENSIONI:Prime indiscrezioni da confermare.


Dal 2019, sarà possibile andare in pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e contributi versati) con i paletti a 62 anni di età e 38 anni di contributi. Entrambi questi limiti devono essere rispettati, quindi ad esempio un lavoratore di 64 anni, con 36 anni di contributi versati, non può utilizzare questa forma di pensione anticipata anche se la somma fa 100, ma dovrà aspettare di avere anche i 38 anni di contributi. Previste quattro finestre temporali trimestrali dal 2019.
Non ci sarà invece nessuna penalizzazione sul calcolo (si era parlato di una decurtazione dell’assegno per gli anni di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia, che invece non è prevista).

In manovra anche il taglio alle pensioni d’oro, che riguarda gli assegni superiori ai 4mila 500 euro netti al mese. Non è chiaro se ci sarà anche un meccanismo che prevede un blocco progressivo dell’indicizzazione anche di trattamenti più bassi (sopra i 2mila euro netti al mese).

Prorogata l’Opzione Donna, che prevede gli stessi requisiti della vecchia norma (35 anni di contributi, e 57 o 58 anni di età), da conseguire entro il 31 dicembre 2018 (non più entro il 31 dicembre 2015).

Riliquidazione Pensioni Dip.Pubblici-aumenti retributivi previsti per gli anni 2011-2015-DIRITTO.


Il blocco degli aumenti retributivi previsto per il pubblico impiego relativamente agli anni 2011-2015, stabilito con la Legge 122/2010, non può influire sul calcolo della pensione concessa ai lavoratori statali.
Escludendo il computo degli aumenti mancati, infatti, la pensione era stata calcolata in base alla retribuzione relativa al 2010, di importo inferiore allo stipendio che il lavoratore avrebbe dovuto raggiungere negli anni di blocco.

Secondo quanto affermato dalla Corte Costituzionale in alcune sentenze precedenti richiamate dalla Corte dei Conti, infatti, le misure relative al blocco retributivo dovevano essere considerate come temporanee ed eccezionali, pertanto applicabili a fini previdenziali.

Il giudice ha quindi stabilito:

il diritto della parte ricorrente, ai fini della determinazione della base contributiva e di calcolo della pensione, agli emolumenti pensionabili derivanti dalla progressione di carriera avvenuta durante la cristallizzazione delle retribuzioni, nel periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2015.
Sarà l’INPS a dover versare le somme dovute a titolo di arretrati.Riliquidazione