La quota 100.


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La Quota 100 è realtà: sperimentale fino al 2021, consente di andare in pensione anticipata senza penalità anche successivamente, purché si maturino i requisiti nel triennio.

La quota 100, inserita nel decreto approvato in CdM il 17 gennaio, contiene tutte le misure che regolamentano questa nuova forma di pensione anticipata, rivolta a coloro che hanno almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati (platea identificata pari a 1 milione di persone in tre anni), con una precisazione importante: la quota 100 è prevista in via sperimentale dal 2019 al 2021. Sarà però esercitabile anche successivamente. In sostanza, chi matura il diritto entro il 31 dicembre 2021, può esercitare l’opzione anche in data successiva.

Niente penalità
Non si applicano gli scatti relativi all’adeguamento alle aspettative di vita e non sono previste penalizzazioni sul calcolo della pensione. Significa (par di capire) che ci si può ritirare con la quota 100 e mantenere il calcolo retributivo o misto in base alle attuali regole, che sono le seguenti: chi ha almeno 18 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 2015, calcola la pensione con il retributivo fino al 31 dicembre 2011 (le annualità successive vengono comunque valorizzate con il contributivo); chi ha contributi versati entro il 31 dicembre 1995 inferiori a 18 anni calcola invece con il retributivo le annualità fino alla fine del 1995, e con il contributivo tutte quelle successive. E’ possibile cumulare contributi versati in diverse gestioni previdenziali, purchè non coincidenti.
Stop al lavoro
Un paletto importante riguarda il divieto di continuare a lavorare: chi si ritira con la quota 100 non può avere contemporaneamente redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’unica eccezione dei redditi da lavoro autonomo occasionale fino a 5mila euro lordi annui. Questo, fino a quando non sarà maturata l’età per la pensione di vecchiaia.
I dipendenti pubblici devono dare un preavviso di sei mesi.
Decorrenza
Importanti le regole sulla decorrenza della prestazione. In linea generale, dal momento di maturazione del diritto, i dipendenti del privato hanno una finestra di tre mesi, quelli del pubblico pari a sei mesi. I primi assegni verranno quindi pagati nell’aprile 2019, e riguarderanno i dipendenti del privati che hanno maturato il requisito entro il 31 dicembre del 2018.
Requisiti entro il 31 dicembre 2018 (lavoratori privati) e poi ogni 3 mesi dal raggiungimento dei requisiti: aprile 2019
Requisiti a partire dal 1° gennaio 2019 (lavoratori privati): dopo tre mesi
Requisiti entrata in vigore del decreto (lavoratori pubblici) e poi ogni 6 mesi dal raggiungimento dei requisiti: Agosto 2019
Requisiti a partire dal 1° febbraio 2019 (lavoratori pubblici): dopo sei mesi
In linea con l’inizio dell’anno scolastico (lavoratori Scuola ed Afam): settembre
Per i dipendenti pubblici, come detto, la finestra è invece di sei mesi. La prima uscita 2019 per i dipendenti pubblici, è il primo agosto 2019, con l’eccezione dei dipendenti della Scuola e Afam (alta formazione artistica musicale e coreutica), che invece potranno ritirarsi a partire dal settembre 2019. Ecco la slide con le regole.
TFS Statali
C’è poi una misura che prevede la possibilità di pagare subito 30mila euro di TFS (trattamento di fine servizio, in pratica il TFR dei dipendenti pubblici). Par di capire che la prestazione sia a richiesta. Attenzione: non riguarda solo coloro che si ritirano con la quota 100, ma tutti i dipendenti pubblici che vanno in pensione.

Infine, è prevista una prestazione a carico dei fondi di solidarietà bilaterali che consente di stipulare accordi fra aziende e sindacati in relazione a lavoratori ai quali mancano la massimo tre anni al raggiungimento dei requisiti per la quota 100. Molto in sintesi, è prevista una prestazione di sostegno al reddito fino alla maturazione del diritto. L’azienda deve contestualmente assumere nuovi lavoratori in sostituzione di coloro ai quali viene destinata questa prestazione.
Restano esclusi dalla Quota 100 i lavoratori in isopensione (prestazioni in essere o erogate).

Riforma pensioni, tutte le misure del decreto.


Riforma pensioni, tutte le misure del decreto
Barbara Weisz

Proroga APe Sociale e Opzione Donna, blocco aspettative di vita pensioni anticipate e precoci, pace contributiva (riscatto laurea e contributi): non solo Quota 100 nel decreto di riforma pensioni.

Non c’è solo la quota 100 fra le novità di riforma pensioni inserite nel decreto approvato dal Governo giovedì 17 gennaio: fra le altre novità, il blocco delle aspettative di vita per chi va in pensione anticipata, la proroga di APe Sociale e Opzione Donna.

Vediamo una breve panoramica delle misure inserite nel provvedimento (decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.).

Blocco aspettative di vita
La norma riguarda i cinque mesi scattati nel 2019, che non si applicano a chi va in pensione anticipata. In pratica, il requisito resta a 42 anni e tre mesi per gli uomini e a 41 anni e tre mesi per le donne. La regola vale per gli iscritti all’INPS, anche in gestione separata. Il blocco funziona fino al 2026.
Attenzione: chi matura il diritto alla pensione anticipata fra il primo gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto (che dipenderà da quando verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale), consegue il diritto alla pensione da aprile 2019. In generale, in materia di decorrenza sono previste finestre trimestrali. Quindi, dal momento in cui si matura il requisito, devono trascorrere tre mesi per percepire l’assegno previdenziale.
Lavoratori precoci
Anche per questa platea di lavoratori è previsto il blocco dei 5 mesi di aspettative di vita, limitatamente agli scatti 2019 e 2021. Quindi, fino al 2023 questi lavoratori andranno in pensione con 41 anni di contributi. Ricordiamo che i lavoratori precoci devono avere almeno un anno di contributi versati entro il compimento dei 19 anni, e appartenere a una delle quattro categorie di aventi diritto previste dalla norma (disoccupati che hanno terminato di percepire il sussidio da almeno tre mesi, caregiver, inabilità al lavoro pari almeno al 74%, mansioni gravose). Anche in questo caso, finestra trimestrale per la decorrenza della pensione.
Opzione Donna

Opzione Donna: i requisiti pensione 2019
Possono ritirarsi con 35 anni di contributi le lavoratrici che hanno compiuto entro il 31 dicembre 2018 58 anni (se dipendenti), oppure 59 anni (se autonome). Rispetto alla prima bozza vengono, quindi, incluse anche le nate nel 1960.

Anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita.
Sono invece previste, come già in passato, le finestre di uscita, paria 12 e 18 mesi rispettivamente.
APe Sociale
Proroga di anno della misura, che quindi resta valida fino al 31 dicembre 2019. Significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre 2019 (la misura era terminata lo scorso 31 dicembre 2018).
La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

Pace contributiva
Novità importanti nell’ambito del riscatto contributi, con nuove opzioni valide per il triennio 2019-2021.
La prima è la possibilità di riscatto della laurea riservata a chi non ha ancora compiuto i 45 anni (lavoratori che rientrano nel sistema contributivo puro) con una riduzione sull’onere di riscatto. La seconda novità riguarda la possibilità di riscattare in modo agevolato fino a cinque anni di periodi, anche non continuativi, non coperti da contribuzione.
Non bisogna avere contributi versati prima del 31 dicembre 1995, non si può essere già titolari di una pensione. L’onere di riscatto può essere diviso in 60 rate. Il 50% dell’onere può essere portato in detrazione, in cinque quote annuali di pari importo.