Personale viaggiante delle ferrovie:età pensionabile dal 2019


Lavori gravosi: età pensionabile dal 2019

L’età per la pensione di vecchiaia del personale viaggiante delle ferrovie, in virtù dei cinque anni di anticipo, è pari a 62 anni.
Il riferimento legislativo è il Dpr 157/2013, articolo 4, in base al quale il diritto a pensione di questa categoria di lavoratori è ridotto di cinque anni rispetto a quello previsto dal regime generale obbligatoria.

Il diritto a pensione in questo caso direi che matura con cinque anni di anticipo rispetto al requisito generale previsto, che è pari a 67 anni. Quindi, il personale viaggiante delle ferrovie può ritirarsi con 62 anni di età e 20 anni di contributi.

 

Rivalutazione pensioni 2020 allo 0,4%


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Rivalutazione pensioni 2020 allo 0,4%, l’impatto su trattamento minimo e assegno sociale ed il meccanismo per gli altri assegni.

Qualche euro in più all’anno per le pensioni minime e un assegno sociale con adeguamento ISTAT: è quanto prevede l’annuale provvedimento ministeriale che contiene la rivalutazione 2020, che è pari allo 0,4%.

Il decreto del Ministero delle Finanze è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre.

Si conferma la perequazione all’1,1% stimata lo scorso anno per il 2019, quindi di fatto gli assegni dei pensionati si rivaluteranno dello 0,4% a partire dal prossimo primo gennaio.

Di conseguenza, la pensione minima nel 2020 sale a 515,07 euro dai precedenti 513,01 euro, mentre l’assegno sociale si porta a 457,99 euro dai precedenti 459,83 euro al mese.

Per quanto riguarda le altre pensioni, ricordiamo che in base all’attuale testo della Legge di Bilancio (che è ancora in Parlamento, quindi può ancora subire modifiche) vengono rivalutati pienamente (quindi, applicando il sopra citato 0,4%), i trattamenti fono a quattro volte il minimo, mentre per le pensioni più alte si applicano le seguenti percentuali di perequazione:

77% fra quattro e cinque volte il minimo: adeguamento allo 0,308%
52% fra cinque e sei volte il minimo: adeguamento allo 0,208%
47% fra sei e sette volte il minimo: adeguamento allo 0,1
45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo)
40% per trattamenti d’importo superiore.

 

 

Pensioni Precoci


Pensioni Precoci: domande entro il primo marzo di ogni anno, blocco scatti aspettative di vita fino al 2026, finestra trimestrale per la decorrenza della pensione.

Pensione Precoci: requisiti 2020 per Quota 41

Fra le tante novità di Riforma Pensioni contenute nel dl 4/2019, hanno trovato posto anche i lavoratori detti Precoci, che possono continuare a ritirarsi con 41 anni di contributi senza applicare i cinque mesi in più di aspettative di vita.
Il blocco degli scatti per questa platea di lavoratori prosegue infatti fino al 2026. Quindi, il requisito resta a 41 anni di contributi fino al 31 dicembre di quell’anno e salirà poi in base agli adeguamenti alle aspettative di vita dal 2027. Il riferimento normativo è l’articolo 17 del dl 4/2014.

Come previsto anche per la pensione anticipata piena, è stata però prevista una nuova finestra di decorrenza pari a tre mesi anche per la pensione precoci. Quindi, dal 2019, fra maturazione del diritto e decorrenza pensione devono passare almeno tre mesi.

La finestra si applica solo a partire dal primo gennaio 2019. Significa che i lavoratori che avevano maturato il diritto alla pensione anticipata precoci in data precedente, non applicano la finestra trimestrale.

Ricordiamo che è possibile raggiungere il requisito contributivo per la pensione precoci anche esercitando il cumulo dei contributi (esclusi quelli versati alle casse private; in generale, i professionisti iscritti alle casse non hanno accesso alla pensione precoci).

La domanda si presenta entro il 1° marzo di ogni anno, per cui nel 2020 è questa la scadenza da segnare in agenda per chi matura i requisiti entro l’anno prossimo.

Sono lavoratori precoci in base a quanto previsto dal comma 199 della legge 232/2016, gli assicurati che possiedono almeno un anno di contributi entro il compimento del 19esimo anno di età e appartengono a una delle seguenti categorie:

-Disoccupati involontari che hanno terminato di percepire gli ammortizzatori sociali dal almeno tre mesi. Il rapporto di lavoro deve essere terminato per licenziamento, risoluzione consensuale nell’ambito delle procedure di conciliazione, oppure dimissioni per giusta causa.
-Caregiver: assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parenti di primo grado conviventi con handicap grave. Se il coniuge o i parenti di primo grado hanno più di 70 anni oppure siano a loro volta affetti da patologia grave, sono compresi anche parenti e affini fino al secondo grado conviventi.
-Lavoratori con ridotta capacità lavorativa (almeno al 74%).
-Addetti a mansioni gravose da almeno sei anni negli ultimi sette o da almeno sette anni negli ultimi dieci. Le 15 mansioni gravose sono: addetti alla concia di pelli e pellicce, addetti ai servizi di pulizia, addetti spostamento merci e/o facchini, conducenti di camion o mezzi pesanti in genere, conducenti treni e personale viaggiante in genere, guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni, infermieri o ostetriche che operano su turni, maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia, operai edili o manutentori di edifici, operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti, chi cura, per professione, persone non autosufficienti, lavoratori marittimi, pescatori, operai agricoli, siderurgici.