Sospensione mutuo prima casa.


 

Barbara Weisz

Sospensione mutuo prima casa, fino a 18 mesi in più anche per chi ne ha già goduto in passato, decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale, modelli di domanda pronti.
La sospensione del mutuo prima casa prevista dal Cura Italia – con criteri più flessibili vista l’emergenza Coronavirus – si può applicare per 18 mesi anche se si è già goduto di una precedente pari dilazione, purché al momento della domanda risulti già ripreso, da almeno tre mesi, il regolare ammortamento delle rate.

Sono previsti scaglioni per coloro che chiedono l’allungamento del mutuo prima casa, dovuto a sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per almeno 30 giorni.
Le regole sono contenute nel decreto ministeriale dell’Economia del 25 marzo 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 marzo, che attua le novità introdotte da due diversi provvedimenti contro il Coronavirus: il dl 9/2020 e il Cura Italia (dl 18/2020). Il decreto introduce condizioni migliorative rispetto alla norma originaria. Consap (concessionaria servizi assicurativi pubblici) ha già provveduto ad aggiornare i modelli di domanda di sospensione del mutuo, da presentare alla banca.

Partiamo dal Cura Italia, che con l’articolo 54 rende più flessibili le regole e allarga la platea per un periodo di tempo limitato (9 mesi dall’entrata in vigore del dl 18/2020, quindi fino al 17 dicembre 2020). Il decreto attuativo ministeriale di fatto potenzia ulteriormente la flessibilità prevista dalla norma originaria. L’articolo 5 del dm stabilisce che ai fini del rispetto del limite massimo dei 18 mesi del periodo di sospensione, non si tiene conto delle sospensioni già concesse su mutui per i quali, all’atto della presentazione dell’istanza, sia ripreso, per almeno tre mesi, il regolare ammortamento delle rate di mutuo.
Significa che in questi nove mesi del 2020, fino metà dicembre appunto, si può chiedere una sospensione per 18 mesi anche se c’erano stati precedenti allungamenti del mutuo, se le rate sono già riprese da almeno tre mesi. In pratica, quindi, c’è una deroga al tetto complessivo di 18 mesi, che si applica normalmente sommando tutti i periodi i sospensione richiesti. Quindi, anche se in precedenza erano stati chiesti periodi di sospensione del mutuo, è possibile chiedere un nuovo allungamento di 18 mesi. Limitatamente a questi nove mesi 2020, e solo se l’ammortamento era già ripreso da almeno tre mesi. Si tratta di un regola che non era prevista dal dl 18/2020, che viene di fatto introdotta dal decreto ministeriale attuativo, migliorativo quindi rispetto alla norma originaria.

in questo periodo 2020 non è necessaria la presentazione dell’Isee per ottenere la sospensione del mutuo.
La platea degli aventi diritto è allargata ad autonomi e professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività in attuazione delle disposizioni per l’emergenza coronavirus.
Il decreto ministeriale specifica quali sono gli autonomi e i liberi professionisti interessati dalla norma:

lavoratore autonomo: soggetto la cui attività è ricompresa nell’ambito dell’art. 1 della legge 81/2017. Significa tutte le attività di lavoro autonomo esclusi gli imprenditori (anche i piccoli imprenditori).
Libero professionista: iscritto agli ordini professionali o alle associazioni professionali dell’elenco tenuto dal ministero dello Sviluppo economico ai sensi della legge 4/2013, in possesso della relativa attestazione.
Novità strutturali
Per quanto riguarda invece le novità strutturali sulla sospensione dei mutui, che sono invece previste dal dl 9/2020, articolo 26, ci sono un serie di chiarimenti applicativi. La norma, lo ricordiamo, inserisce fra gli aventi diritto i casi di sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno trenta giorni, anche in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito. In questo caso, il dm attuativo introduce degli scaglioni, per cui la sospensione del pagamento delle rate del mutuo può essere concessa per durata massima complessiva non superiore a:

6 mesi, per sospensione o riduzione di orario del lavoro fra 30 e 150 giorni lavorativi consecutivi;
12 mesi, se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro è compresa tra 151 e 302 giorni lavorativi consecutivi;
18 mesi, sospensione o riduzione con durata superiore a 303 giorni lavorativi consecutivi.
Sempre nei casi appena elencati, ferma restando la durata massima complessiva di 18 mesi, la sospensione può essere reiterata, anche per periodi non continuativi, entro i limiti della dotazione del Fondo. Attenzione: alla domanda bisogna allegare il provvedimento amministrativo di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito, o la richiesta del datore di lavoro di ammissione al trattamento di sostegno del reddito, o la dichiarazione del datore di lavoro, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che attesti la sospensione e/o riduzione dell’orario di lavoro per cause non riconducibili a responsabilità del lavoratore, con l’indicazione del periodo di sospensione e della percentuale di riduzione dell’orario di lavoro.

Ci sono poi novità per le banche: dallo scorso 17 marzo (giorno di entrata in vigore del Cura Italia), il fondo rimborso gli interessi compensativi, applicando il tasso di interesse contrattuale vigente al momento della presentazione della richiesta di sospensione del pagamento delle rate del mutuo. Queste modalità di calcolo si applicano alle istanze presentate dal 17 marzo e alle sospensioni già concesse per le quali il Fondo, alla data di entrata in vigore del dm ministeriale (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 28 marzo 2020), non abbia ancora liquidato l’importo dovuto. La sospensione del pagamento delle rate del mutuo non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria ed avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive.

 

INPS : dal primo aprile online le procedura per la domanda di indennità 600 euro.


INPS : dal primo aprile online le procedura per la domanda di indennità 600 euro rivolta a Partite IVA, autonomi, collaboratori, stagionali turismo e  spettacolo.
l’INPS annuncia che le procedure di domanda saranno online a partire dal primo aprile.

Si tratta delle  indennità del dl 18/2020 per l’emergenza Coronavirus. Sono esentasse, non si possono cumulare, non spettano ai pensionati e a chi percepisce già il reddito di cittadinanza. Ci sono  regole diverse per le varie tipologie.

La domanda si presenta in via telematica all’INPS, le procedure saranno attive dal prossimo primo aprile . Possono accedere tutti coloro che hanno già le credenziali per l’area autenticata del portale.Per chi ne fosse sprovvisto è  prevista una procedura semplificata per ottenere il PIN, che è utilizzabile per presentare la domanda di indennizzo da 600 euro. E’ anche possibile presentare la domanda rivolgendosi ai patronati.
Autonomi e Partite IVA, 600 euro senza limiti? Dubbi ed esclusioni:

Molto in intesi, ricordiamo le regole principali per le diverse categorie di aventi diritto:
Titolari di partita IVA già attiva al 23 febbraio 2020 iscritti alla Gestione separata e collaboratori coordinati e continuativi attivi alla predetta data e iscritti alla Gestione separata (articolo 27, dl 18/2020). N.B. Sono esclusi i titolari di partita IVA iscritti agli ordini, per i quali interviene un altro indennizzo, attivato tramite il Fondo di ultima istanza (sempre di importo pari a 600 euro ma con regole diverse).
Lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Assicurazione generale obbligatoria: sono i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali di artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri. Qui c’è una precisazione importante per gli agenti di commercio Enasarco: il Ministero delle Finanze ha specificato che, pur essendo iscritti anche a un’altra forma di previdenza (integrativa in questo caso rispetto all’INPS), hanno diritto all’indennizzo.
Stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali: devono aver cessato il rapporto di lavoro dal primo gennaio 2019 al 17 marzo 2020: articolo 30, dl 18/2020.
Lavoratori agricoli: operai agricoli a tempo determinato con almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo dipendente nel 2019 e non titolari di pensione (articolo 30, dl 18/2020).
Lavoratori dello spettacolo: iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel medesimo anno un reddito non superiore a 50mila euro (articolo 38 dl Cura Italia).

 

I pensionati che devono presentare il modello RED possono aspettare fino al 18 maggio


I pensionati che devono presentare il modello RED possono aspettare fino al 18 maggio. Anche per questo adempimento è arrivata apposita comunicazione INPS (messaggio n. 1402 del 29 marzo 2020), che ne dispone lo slittamento a causa dell’emergenza Coronavirus

Permessi e congedi 104, tutte le regole


di Barbara Weisz

scritto il 

Procedura di domanda e istruzioni INPS: congedo straordinario di 15 giorni per genitori di figli con disabilità grave, 12 giorni in più di permesso fra marzo e aprile con la 104.

Congedo parentale straordinario di 15 giorni indipendentemente dall’età dei figli, con 12 giorni in più di permessi legge 104 da utilizzare fra marzo e aprile: tutte le regole applicative sulle novità previste dal dl 18/2020 con le misure economiche per fronteggiare l’emergenza Coronavirus riferite ai genitori di figli con disabilità grave e ai permessi della legge 104/1992 sono contenuti nella circolare INPS 25/2020, in generale dedicata a congedi e permessi per emergenza Coronavirus

Requisiti e istruzioni specifiche di domanda per le diverse categorie di lavoratori che chiedono il congedo parentale straordinario Covid 19, istruzioni INPS per anche per datori di lavoro.

Il congedo parentale straordinario previsto per l’emergenza Coronavirus – 15 giorni complessivi non frazionabili in ore, di cui si può fruire non consecutivamente e ripartire tra i due genitori (anche adottivi e affidatari) – a partire dal 5 marzo da dipendenti pubblici e del privato, nonché iscritti alla Gestione separata e autonomi iscritti all’INPS.

N.B.  Al momento può essere richiesto solo per periodo fino al 3 aprile come da decreto legge. Per chi lo ha già richiesto la conversione da ordinario a straordinario è automatica.

E’ retribuito al 50% (fino a 12 anni del figlio), aggiuntivo rispetto al congedo parentale, non spetta se nel nucleo familiare c’è un genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, oppure è disoccupato o non lavoratore (infatti serve autocertificazione in questo senso).

Come fare domanda

La modalità di presentazione della domanda cambia a seconda della tipologia di lavoratori:

  • per i dipendenti del privato con figli fino a 12 anni la procedura è la stessa del congedo parentale ordinario, le istruzioni sono contenute nella circolare  INPS 45/2020, con precisazioni e casi particolari rispetto alla norma (articoli 23 e 24 del dl 18/2020);
  • Copia e incolla l’indirizzo qui sotto in un’altra scheda del browser:
  • articoli 23 e 24 del dl 18/2020);
  • INPS 45/2020 articoli 23 e 24 del dl 18/2020)
  • https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2FCircolari%2FCircolare%20numero%2045%20del%2025-03-2020.htm
  • per i dipendenti pubblici con figli fino a 12 anni si presenta domanda all’amministrazione di appartenenza, che fornisce le istruzioni;
  • dipendenti con figli tra 12 e 16 anni: si fa domanda solo al datore di lavoro, che poi dovrà comunicare all’INPS le giornate fruite nel flusso UniEmens o DMAG, utilizzando i codici evento appositamente introdotti.
  • per iscritti alla gestione separata con figli minori di 3 anni e autonome con figli minori di 1 anno, la domanda INPS è quella consueta del congedo parentale;
  • per iscritti alla gestione separata e autonome oltre i limiti previsti per il congedo parentale, e autonomi iscritti all’INPS, bisogna presentare istanza specifica per congedo COVID-19, per periodi dal 5 marzo, inoltrata con la procedura web del congedo parentale presto modificata a tal fine (m nel frattempo si può fruire del congedo e presentare domanda dopo).

Attenzione: mentre per i dipendenti è prevista la conversione automatica dei periodi di congedo successivi al 5 marzo da ordinario a straordinario, per le altre categorie di lavoratori  le domande presentate prima del 17 marzo (entrata in vigore del dl 18/2020), anche se la richiesta di congedo riguarda un periodo successivo al 5 marzo, non prevede che il congedo sia automaticamente convertito nel COVID-19. Quindi resta indennizzato al 30% e segue tutte le altre regole ordinarie.

Dipendenti del privato

I 15 giorni sono cumulativi fra entrambi i genitori, che decidono se e come dividerseli. Di seguito le regole per la domanda.

Genitori di figli fino a 12 anni: si presenta richiesta INPS online e comunicazione al datore di lavoro (come di consueto); chi era già in congedo non presenta nuova domanda perché scatta la conversione automatica (e i datori di lavoro non dovranno computare tali periodi a titolo di congedo parentale).

Per chi aveva esaurito i congedi ordinari la procedura web è ancora da aggiornare; nel frattempo, i datori di lavoro devono consentire la fruizione del congedo COVID-19 e provvedere al pagamento della relativa indennità, fermo restando l’onere per i genitori, non appena completato l’adeguamento informatico, di presentare apposita istanza.

Per i datori di lavoro: per i giorni di congedo già fruiti dal 5 al 25 marzo (data di pubblicazione della circolare INPS), bisogna compilare i flussi di denuncia utilizzando esclusivamente i codici evento e i codici conguaglio COVID-19 (elencati nella circolare INPS). Devono anche anticipare l’indennità pari al 50% della retribuzione, nei casi in cui sia prevista. Per i casi di pagamento diretto, l’indennità è erogata dall’INPS.

(ctrl+clic)circolare  INPS

 

 

Lavoratori in gestione separata e autonomi iscritti INPS

Anche in questo caso, vengono previste maggiori tutele rispetto al congedo parentale ordinario, che riguardano sia le nuove percentuali per fasce di età (figli fino a 12 anni) sia la tutela oltre i massimali.

  • Per i lavoratori in gestione separata, l’indennità è pari al 50% di 1/365 del reddito, individuato secondo la base di calcolo utilizzata ai fini della determinazione dell’indennità di maternità. Il congedo ordinario, invece, è al 30% e limitato ai figli fino a tre anni.
  • Per gli autonomi iscritti all’INPS, l’indennità è pari al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge, a seconda della tipologia di lavoro autonomo svolto. La tutela prevista in caso di fruizione di congedo parentale ordinario è invece al 30% e solo per i figli fino a 1 anno di età.

In pratica, il congedo COVID-19 introduce una tutela per i genitori di figli fino ai 12 anni che non possono fruire del congedo parentale e, nello specifico:

  • per i genitori iscritti alla Gestione separata che abbiano già raggiunto i limiti individuali e di coppia previsti dalla specifica normativa sul congedo parentale, ossia 6 mesi per minori di 3 anni di età;
  • per le lavoratrici autonome iscritte all’INPS che abbiano già raggiunto il limite individuale previsto dalla specifica normativa sul congedo parentale, ossia 3 mesi per minori di 1 anno di età;
  • per i lavoratori autonomi iscritti all’INPS a cui non è riconosciuta la tutela del congedo parentale.

Con riferimento ai soggetti iscritti alla Gestione separata, sono ammessi i parasubordinati con rapporto attivo e i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva, o componenti di studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, del Dpr 917/1986, non coperti da altre forme di previdenza obbligatoria.

I periodi di congedo sono coperti da contribuzione figurativa, per l’autorizzazione non è prevista la sussistenza dei requisiti di un minimo contributivo e della regolarità contributiva.

La circolare INPS contiene istruzioni dettagliate per i datori di lavoro in relazione a codici tributo da utilizzare e procedure Uniemens. Capitoli specifici sono dedicati ai genitori di figli con handicap grave ai sensi della legge 104/1992, per i quali sono previsti congedi specifici.

Innanzitutto, i congedi parentali straordinari per i genitori di figli con disabilità grave: in base al comma 5 dell’articolo 23 del dl 18/2020 possono utilizzare il congedo COVID-19 di 15 giorni indennizzato al 50% indipendentemente dall’età del figlio. La misura vale per lavoratori dipendenti, iscritti alla Gestione separataautonomi iscritti all’INPS, il congedo è sempre coperto da contribuzione figurativa.

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Le regole applicative sono le stesse del congedo parentale straordinario di 15 giorni per COVID-19 previsto per tutti i genitori, in considerazione della chiusura delle scuole. Quindi, in estrema sintesi, i 15 giorni sono cumulativi fra i due genitori, l’indennità spetta a partire dal 5 marzo 2020, si calcola nel seguente modo:

  •  dipendenti: il 50% della retribuzione;
  •  in gestione separata: il 50% di 1/365 del reddito, individuato secondo la base di calcolo utilizzata ai fini della determinazione dell’indennità di maternità;
  •  autonomi INPS: il 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge, a seconda della tipologia di lavoro autonomo svolto.

Requisiti necessari (da auto-certificare al momento della presentazione telematica della domanda):

  • nel nucleo familiare non vi c’è altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, oppure disoccupato o non lavoratore;
  • è accertata la disabilità in situazione di gravità del figlio ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 104/1992;
    il figlio è iscritto a scuole di ogni ordine grado o in centri diurni a carattere assistenziale;
  • nel nucleo familiare non c’è altro genitore che fruisca contemporaneamente di un altro congedo COVID-19;
    non è stato chiesto il bonus alternativo per i servizi di baby-sitting.

Bisogna presentare domanda all’INPS, utilizzando le procedure per le domande di congedo parentale ordinario per le singole categorie di lavoratori, che saranno opportunamente modificate in tempi brevi.Nel frattempo, i datori di lavoro devono consentire la fruizione del congedo COVID-19 (anche nell’attesa dell’adeguamento delle procedure informatiche), provvedendo al pagamento della relativa indennità, fermo restando che il genitore dovrà presentare la domanda all’Istituto, anche se riferita a periodi già fruiti, non appena sarà completato l’adeguamento delle procedure stesse. Le nuove domande possono riguardare anche periodi antecedenti alla data di presentazione, purché dopo il 5 marzo 2020.

dipendenti pubblici presentano domanda direttamente all’INPS.

Per i genitori lavoratori dipendenti che stanno già utilizzando il congedo parentale ordinario, quest’ultimo a partire dallo scorso 5 marzo verrà automaticamente considerato come congedo COVID-19. Quindi, i datori di lavoro non devono computare tali periodi a titolo di congedo parentale, compileranno i flussi di denuncia mediante l’utilizzo esclusivo dei nuovi codici evento e codici conguaglio appositamente istituiti a tal fine (sono contenuti nella circolare INPS), e nei casi in cui è previsto devono anticipare per conto dell’Istituto una indennità pari al 50% della retribuzione. Per i casi di pagamento diretto, l’indennità è invece versata dall’Istituto.

Copia e incolla l’indirizzo qui sotto in un’altra scheda del browser:

https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2045%20del%2025-03-2020.htm

 

In alternativa rispetto al congedo parentale, è possibile utilizzare il bonus baby sitting di 600 euro previsto sempre dalla legge 18/2020 (istruzioni nella circolare INPS 44/2020).

Copia e incolla l’indirizzo qui sotto in un’altra scheda del browser:
INPS 44/2020

Si possono invece cumulare il congedo parentale per genitori di figli con handicap grave con i 12 giorni in più di permesso retribuito legge 104/1992 utilizzabili fra marzo e aprile in base all’articolo 24 del decreto 18/2020. Si tratta di permessi retribuiti per i caregiver previsti dal comma 3, articolo 33, legge 104/1992: sono tre giorni al mese, ai quali il Cura Italia ne aggiunge 12 utilizzabili fra marzo a aprile. Quindi, i genitori di figli con disabilità grave hanno, 15 giorni in più di congedo parentale per periodi successivi al 5 marzo ai quali possono sommare 12 giorni in più di permesso fra marzo e aprile. Il cumulo è possibile anche con il congedo di due anni previsto dall’rticolo 4, comma 5, dlgs 151/2001. Sono invece incumulabili tutte le altre tipologie di permessi per assistenza ai disabili in situazione di gravità (individuate al paragrafo 2.2 della circolare INPS 155/2010 e al paragrafo 3.2 della circolare 32/2012).

Permessi caregiver

I tre giorni al mese di permesso retribuiti di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge 104/92, come detto sono incrementati di ulteriori complessive 12 giornate usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020. I genitori possono decidere come distribuire fra marzo e aprile questi 12 giorni aggiuntivi. L’INPS chiarisce che possono anche utilizzare i 12 giorni in più consecutivamente nel corso di un solo mese.

Attenzione: questi 12 giorni in più possono essere anche frazionati a ore. Per il calcolo, si applicano gli algoritmi forniti con i messaggi 16866/2007 e 3114/2018, sia in caso di lavoro a tempo pieno sia in caso di lavoro part-time. Nel dettaglio:

  •  lavoro a tempo pieno: orario di lavoro medio settimanale, diviso per il numero medio dei giorni lavorativi settimanali. Il risultato si moltiplica per 12, ottenendo le ore mensili fruibili;
  •  part-time (orizzontale, verticale o misto): orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part time, diviso per il numero medio dei giorni -o turni- lavorativi settimanali previsti per il tempo pieno. Il risultato si moltiplica per 12.

I permessi (anche i 12 giorni in più) si intendono per ogni persona disabile che viene assistita: se un lavoratore, quindi, assiste più di un familiare con handicap grave ai sensi della legge 104/1992, utilizza i 12 giorni in più per ciascun assistito. Analogamente il lavoratore disabile che assiste altro soggetto disabile, potrà cumulare, per i mesi di marzo e aprile 2020, i permessi a lui complessivamente spettanti (3+3+12) con lo stesso numero di giorni di permesso fruibili per l’assistenza all’altro familiare disabile (3+3+12).

Infine, il modo in cui si calcolano i giorni in più (che sono 12 fra marzo e aprile per chi lavora full time), nel caso di lavoro part-time. Il calcolo è quello previsto dal messaggio

, ovvero:

  • orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part time, diviso per l’orario medio settimanale teoricamente eseguibile a tempo pieno. Il risultato si moltiplica per 12.

Questo riproporzionamento non va effettuato in caso di part-time orizzontale.

Anche per i permessi vale la regola per cui chi li sta già utilizzando non deve presentare una nuova domanda: i lavoratori già autorizzati ai tre giorni mensili di permesso di marzo e aprile, non deve quindi presentare una nuova domanda per fare i 12 giorni in più. I datori di lavoro dovranno considerare validi i provvedimenti di autorizzazione già emessi. La domanda va invece presentata in assenza di provvedimenti di autorizzazione in corso di validità. Le modalità sono le stesse già previste per i permessi di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge 104/92. Il conseguente provvedimento di autorizzazione dovrà essere considerato valido dal datore di lavoro ai fini della concessione del numero maggiorato di giorni, fermo restando che la fruizione delle suddette giornate aggiuntive, nei mesi di marzo e aprile, potrà avvenire esclusivamente successivamente alla data della domanda.