Circolare n° 142 del 27-09-2021-Chiarimenti relativi ai titolari, entro il 1° gennaio 2019, di prestazioni di accompagnamento alla pensione ai sensi dell’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e di assegni straordinari dei Fondi di solidarietà ai sensi del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Rideterminazione del periodo di spettanza delle prestazioni di accompagnamento alla pensione e dell’eventuale contribuzione correlata. Disposizioni applicabili per il conseguimento dei trattamenti pensionistici


clicca sul link:

https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=/circolari/Circolare%20numero%20142%20del%2027-09-2021.htm

Opzione Donna e Scuola.


Credits: iStock

La riforma 2022 potrebbe incidere sulla scadenza per le domande di pensione nella Scuola in caso di proroga e potenziamento di Opzione Donna e APE Sociale.
Per le lavoratrici del comparto Scuola che si ritirano con la formula di pensione anticipata Opzione Donna, ma non soltanto, c’è una scadenza da segnare in calendario per chi lavora: quella per la domanda di cessazione dal servizio per dimissioni volontarie (o in alternativa, l’istanza di permanenza in servizio): in base alla bozza del DM del MIUR, si dovrebbe presentare, entro il 31 ottobre 2021 (e 28 febbraio 2022 per i dirigenti scolastici) ma i sindacati ne hanno chiesto il posticipo, in attesa di capire se ci saranno novità per quanto concerne la riforma pensioni 2022 allo studio del Governo, ed anche una eventuale conferma dell’estensione a nuove categorie della lista di lavori gravosi con diritto ad agevolazioni pensionistiche, nelle quali figurerebbero anche gli insegnanti della scuola primaria e i collaboratori scolastici.

Le proposte del Governo per la riforma pensioni.
Per presentare domanda di pensionamento, ricordiamo, il personale della Scuola può maturare i requisiti entro il 31 dicembre dell’anno scolastico successivo a quello di presentazione della domanda, dal momento che la decorrenza corrisponde con l’avvio dell’anno scolastico, a settembre.

Opzione Donna, Scuola e Riforma Pensioni 2022
Se ci fosse conferma, nuovi lavoratori entrerebbero di diritto (presentando anche gli altri requisiti del caso) tra i beneficiari dell’APE Sociale, andando in pensione quattro anni prima, a 63 anni di età se in possesso di 36 anni di contributi.

Per quanto riguarda la Quota 100, invece, visto che è confermata la sua abolizione, potranno utilizzare questa modalità di pensionamento solo i docenti che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2021: 62 anni di età e 38 anni di contributi).

Pensioni Scuola 2022 con Opzione Donna.
Tornando alla prossima scadenza, lo scorso anno le domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio scolastico si dovevano presentare entro il 7 dicembre. Quest’anno la scadenza del 31 ottobre sembra troppo vicina per capire se ci sono spiragli di uscita anticipata per nuove lavoratrici, con Opzione Donna prorogata al 2022 oppure con APE Sociale potenziata. Intanto di conoscere le date ufficiali di fine 2021 (con l’emanazione del Decreto Ministeriale del MIUR e della relativa Circolare applicativa con le scadenze), è bene ricordare che sono diverse le istanze POLIS (applicazione POLIS – Istanze on line) da inoltrare, a seconda dei casi.

Scuola: pensione anticipata e Quota 100

La prima istanza con la domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2020 (Opzione Donna); con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2022 (pensione di vecchiaia con il requisito ordinario oppure pensione anticipata a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; cessazione anche senza diritto a pensione; cessazione per il personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti). La seconda istanza con la domanda di cessazione e pensione Quota 100, con requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021.
Il personale che sceglie l’APE Sociale e la pensione anticipata Precoci potranno, una volta ottenuta la certificazione INPS del diritto, presentare la domanda di cessazione dal servizio in formato cartaceo entro il 31 agosto 2022.

N.B. Come hanno rilevato i sindacati FLC CGIL, nella attuale bozza di Circolare attuativa e nell’allegata tabella riepilogativa, mancano i riferimenti ai requisiti per chi ha diritto alla pensione contributiva pura.

Guida al TFR


Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo

Credits: iStock

Disciplina del trattamento di fine rapporto (come calcolare il TRF, gestire gli accantonamenti e chiedere anticipi) e quando conviene lasciarlo in azienda.
L’articolo 2120 del codice civile disciplina il trattamento di fine rapporto di lavoro: in qualunque caso di cessazione di rapporto subordinato, il lavoratore ha diritto a un indennizzo (TFR ), che matura annualmente e accantonato mensilmente, fino al momento della sua riscossione: l’accantonamento è ottenuto sommando per ciascun anno di servizio una quota non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, diviso per 13,5. Ogni anno, la somma accantonata subirà una rivalutazione dell’1,5% su un valore pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre del precedente anno.

Calcolo TFR

Straordinari e premi ai fini del TFR
La retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR – salvo diversa previsione dei contratti collettivi – è costituita da tutti gli elementi retributivi aventi natura tipica, normale e ripetitiva nel rapporto di lavoro: minimo contrattuale, aumenti periodici di anzianità, superminimi, indennità di maneggio denaro, maggiorazione turni, straordinario fisso ripetitivo, premi presenza, valori convenzionali mensa, indennità per disagiata sede, importi forfettari, cottimo, provvigioni, premi e partecipazioni, prestazioni retributive in natura, altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale esclusi i rimborsi spese, escludendo le somme erogate a titolo occasionale.

Accantonamento TFR

TFR per chi cambia azienda, come funziona

A partire dal 2007 può divenire una modalità di finanziamento delle forme di previdenza complementare. I dipendenti privati, infatti, hanno sei mesi di tempo dal momento dell’assunzione per scegliere la destinazione del TFR. Se il lavoratore non esprime alcuna scelta, alla scadenza del semestre scatta il cosiddetto silenzio-assenso tramite il quale il datore di lavoro provvederà a trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi, salvo accordo aziendale che prevede la destinazione del TFR ad una forma collettiva tra quelle previste dalla legge 243 del 23 agosto 2004, articolo 1, comma 2. In ogni caso l’accordo va notificato al lavoratore.
Se in azienda sono presenti più forme pensionistiche, il TFR è trasferito a quella cui ha aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda. Qualora non sia applicabile nessuna di queste ipotesi, il datore di lavoro deve trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica complementare residuale istituita presso l’INPS. Il lavoratore può tuttavia scegliere di mantenere il TFR presso il datore di lavoro, scelta che può essere revocata in qualsiasi momento.

Come gestire l’accantonamento del TFR

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente fornire al lavoratore informazioni sulle possibili opzioni. Ciò dovrà avvenire prima dell’avvio dei periodo di sei mesi durante il quale il lavoratore deve decidere cosa fare. Inoltre, trenta giorni prima della scadenza dei sei mesi dovrà consegnare al lavoratore che non ha ancora manifestato alcuna volontà le necessarie informazioni relative alla forma pensionistica complementare verso la quale è destinato il TFR maturando.

Anticipi sul TFR

Durante il periodo lavorativo il lavoratore, purché abbia compiuto almeno 8 anni di anzianità può richiedere al proprio datore di lavoro un anticipo non superiore al 70% del TFR maturato. L’anticipazione può essere richiesta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e solo nel caso in cui sussistano le seguenti necessità: acquisto delle prima casa per se stessi o per i figli; sostenimento di spese sanitarie per terapie o interventi straordinari. In ogni caso le richieste possono essere soddisfatte entro il limite annuo del 10% degli aventi diritto e comunque entro il 4% del totale dei lavoratori. Contabilmente, tale operazione – essendo di tipo finanziario – accenderà un credito nei confronti del dipendente ascrivibile nell’Attivo dello Stato Patrimoniale fra le voci dell’Attivo circolante.

Comprare casa con un anticipo sul TFR

Al momento della corresponsione dell’anticipo il datore di lavoro dovrà applicare una trattenuta da versare entro giorno 16 del mese successivo tramite modello F24. La legge 662 del 1992 e successive modifiche ha introdotto l’obbligo a carico dei datori di lavoro di versare un acconto una tantum delle imposte da trattenere ai lavoratori dipendenti all’atto della corresponsione del trattamento di fine rapporto. Al momento del versamento si è accreditato un conto dell’attivo dello Stato Patrimoniale allocato fra i “Crediti verso altri” ascrivibile fra le Immobilizzazioni finanziarie. Tale credito verrà utilizzato dallo stesso datore di lavoro per il versamento delle ritenute dovute sul TFR.

Gestione contabile

Fisco
La gestione del TFR nel bilancio aziendale
I datori di lavoro di aziende con oltre 49 dipendenti devono versare il TFR maturando per il quale i dipendenti non hanno espressamente o tacitamente destinato alla previdenza complementare al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di lavoro di cui all’art. 2120 del codice civile” gestito dall’INPS su un conto corrente aperto presso la Tesoreria dello Stato.

Riscatto ai fini pensionistici dei periodi di servizio civile


Il riscatto ai fini pensionistici, in tutto o in parte, dei periodi corrispondenti al  servizio civile universale  richiede specifica domanda dell’assicurato. Il riscatto del servizio civile è riservato ai soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, agli iscritti ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti ed alla gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 08 agosto 1995, n.335.

Riscatto servizio civile

I periodi di rapporto di servizio civile universale possono essere riscattati ai fini pensionistici secondo quanto disposto dall’art.17, quarto comma, del decreto legislativo n. 40/2017, con onere a carico dell’assicurato. L’iscrizione a FPLD, gestioni dei lavoratori autonomi, forme sostitutive ed esclusive dell’AGO, o Gestione Separata è  un requisito obbligatorio che risulta verificato in presenza di almeno un contributo obbligatorio nella gestione pensionistica in cui il riscatto viene richiesto (cfr.: Circolare INPS n. 108/2017).

Costo del riscatto

Fino alla fine del 2021, è possibile anche applicare il riscatto agevolato (al costo minimo) di cui alla pace contributiva prevista dal DL 4/2019. L’opzione può essere esercitata da chi possiede i seguenti requisiti: meno di 18 anni versati prima del primo gennaio 1996; almeno 15 anni di contributi; almeno 5 anni di contributi versati dopo il 31 dicembre 1995; almeno un contributo versato prima del 1996. Chi matura questi requisiti entro il 31 dicembre 2011 può anche accedere alla pensione anticipata contributiva e alla pensione di vecchiaia contributiva.

Chi non ha i requisiti per il riscatto agevolato, applica il riscatto ordinario con le consuete regole e costi pieni.

I periodi di servizio civile universale da ammettere a riscatto ordinario sono valutati esclusivamente nella quota di pensione calcolata secondo il sistema contributivo, questo significa che gli oneri relativi a tali periodi saranno determinati con il meccanismo del calcolo “percentuale” (art.2, comma 5, del citato D. Lgs. n.184/1997) applicando l’aliquota contributiva di finanziamento in vigore alla data di presentazione della domanda nella gestione pensionistica in cui viene chiesto il riscatto. Come base di calcolo viene presa la retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda ed è rapportata al periodo oggetto di riscatto.

APe Sociale fino a dicembre 2021: requisiti anagrafici rispetto alla pensione di vecchiaia, durata del trattamento, platea, scadenza domande e decorrenza.


APe sociale
Credits: Shutterstock


Riforma Pensioni
Riforma Pensioni: APE Sociale

Ancora per il 2021 – con buone possibilità di una proroga 2022 con estensione della platea dei beneficiari inserita nella riforma pensioni di fine anno – per andare in pensione con l’APe Sociale basta avere 63 anni: significa che il trattamento può durare anche quattro anni perché non c’è un limite né una durata minima. Quindi, un lavoratore vicino alla maturazione della pensione di vecchiaia ma disoccupato e senza più sussidio, può coprire il periodo in cui è senza stipendio e senza assegno previdenziale ricorrendo all’APe Sociale, anche se si tratta di pochi mesi. Con una sola accortezza: il trattamento (massimo 1.500 euro) è incompatibile con altre forme di pensione diretta e si interrompe nel caso in cui, anche prima del requisito per la pensione di vecchiaia, il lavoratore raggiunga la pensione anticipata.

Riforma Pensioni e Legge di Bilancio 2022: ultime novità
Requisiti APe Sociale
APE Sociale, si conteggiano i mesi di NASpI?
7 Giugno 2021
Per avere diritto all’APe Sociale ci vogliono dunque 63 anni di età ma bisogna anche rientrare in una delle categorie previste dal comma 179 della legge 232/2016: disoccupati involontari senza sussidio (NASpI) da almeno tre mesi; caregiver per assistenza da almeno sei mesi del coniuge o partner in unione civile, oppure di un parente di primo grado convivente; disabili pari almeno al 74%; addetti a lavori gravosi da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni.

Ci vogliono poi almeno 30 anni di contributi, con l’unica eccezione degli addetti a mansioni gravose che devono avere 36 anni di contributi. Le lavoratrici madri hanno diritto a uno sconto sull’anzianità contributiva necessaria, pari ad un anno per ogni figlio (massimo due anni).

APe Social: a chi spetta, tutte le categorie
Domande APe Sociale
La Legge 178/2020 (Legge di Bilancio 2021) ha prorogato di un anno l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, quindi questa opportunità scade a fine dicembre, prevedendo tre slot temporali per l’inoltro delle richieste di certificazione del diritto all’APe Social. Ricordiamo infatti che le domande vanno presentate in base a finestre specifiche, anche se non tutti i requisiti sono stati maturati, purché lo siano entro l’anno: dopo le due prime due possibilità di invio (istanza tempestiva di marzo e intermedia di luglio), fino al 30 novembre 2021 è possibile presentare istanza tardiva (con ammissione in base alle risorse disponibili).