Legge di bilancio-Disposizioni in materia di Previdenza-Testo approvato dal Senato.



219
Articolo 1, commi 87 e 88
(Disposizioni integrative del trattamento di pensione anticipata)
I commi 87 e 88 introducono il trattamento di pensione anticipata per i
soggetti che nel corso del 2022 raggiungano i requisiti di età anagrafica pari
a 64 anni e di anzianità contributiva pari a 38 anni.
La disposizione integra la disciplina del trattamento di pensione
anticipata, modificando, in particolare, l’art. 14 del dl 4/2019, che già
disciplina il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età
anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38
anni (c.d.«quota 100», su cui cfr. infra, il box a fine scheda), la cui
applicazione è prevista in via sperimentale per il triennio 2019-2021 (fermo
restando che il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere
esercitato anche successivamente alla predetta data).
In dettaglio, si modifica l’art. 14, comma 1, introducendo la
possibilità di accedere al trattamento pensionistico anticipato in favore
degli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme
esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla
gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto
1995, n. 33524, che maturino nel corso dell’anno 2022 i requisiti di età
anagrafica pari a 64 anni e di anzianità contributiva pari a 38 anni (c.d.
“quota 102”), fermo restando che il diritto conseguito entro il 31 dicembre
2022 può essere esercitato anche successivamente a tale data. Anche in
questo caso, come per quota 100, il requisito di età anagrafica non è
adeguato agli incrementi alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (comma 87, lett. a)).
In particolare, il comma 12-bis dell’art. 12 ha disposto, tenuto anche conto
delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative
procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti
demografici, a decorrere dal 1º gennaio 2013, che, in particolare, i requisiti
di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva,
devono essere aggiornati a cadenza triennale. Dal 2019, i suddetti
adeguamenti avvengono invece con cadenza biennale, per effetto di
quanto disposto dall’art. 24, comma 13, dl 201/2011.
24 Ai sensi della disposizione, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata,
presso l’INPS, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per
l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale,
ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo (che esercitano, cioè, abitualmente, arti e
professioni) nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e gli
incaricati alla vendita a domicilio.
ARTICOLO 1, COMMI 87 E 88
220
Dalla integrazione del comma 1, dell’art. 14 consegue l’estensione al
nuovo istituto delle disposizioni attualmente dettate per “quota 100”,
con riferimento (comma 87, lett.b, c), d) ed e)):

  • alla facoltà, prevista dall’art. 14, comma 2, di cumulare i periodi
    assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate
    dall’INPS, per gli iscritti a due o più gestioni previdenziali di cui al
    comma 1, che non siano già titolari di trattamento pensionistico a
    carico di una delle predette gestioni (lett. b));
  • alla non cumulabilità, prevista dall’art. 14, comma 3, a far data dal
    primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei
    requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da
    lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da
    lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi
    annui(lett. b));
  • alla non applicabilità, prevista dall’art. 14, comma 6, lett. d),
    anche per i dipendenti pubblici che abbiano raggiunto i requisiti
    per la pensione anticipata “Quota 102”, del collocamento a riposo
    per raggiunti limiti di età (lett. b));
  • alla applicabilità, prevista dall’art. 14, comma 7, delle
    disposizioni per il personale del comparto scuola ed AFAM (Alta
    formazione artistica e musicale) di cui all’articolo 59, comma 9,
    della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (per il quale resta fermo, ai fini
    dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal
    servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e
    accademico dell’anno successivo, con decorrenza dalla stessa data del
    relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del
    requisito entro il 31 dicembre dell’anno), Si prevede, altresì, per
    l’anno 2022, che il suddetto personale, assunto a tempo
    indeterminato, può presentare domanda di cessazione dal servizio con
    effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico
    entro il 28 febbraio 2022 (lett. c));
  • alla possibilità di erogare, ai sensi dell’art. 22, comma 1, un
    assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che
    raggiungano i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla
    pensione entro il 31 dicembre 2021 (lett. d));
  • al riconoscimento, previsto dall’art. 23, comma 1, dell’indennità
    di fine servizio, comunque denominata al momento in cui tale diritto
    maturerebbe a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al
    sistema pensionistico, in favore dei lavoratori dipendenti delle
    amministrazioni pubbliche di e del personale degli enti pubblici
    di ricerca (lett. e)).
    ARTICOLO 1, COMMI 87 E 88
    221
    La relazione tecnica stima che, sulla base dei potenziali soggetti
    interessati, di una distribuzione comunque prudenziale delle adesioni e
    degli accessi al pensionamento, di un importo medio annuo di pensione pari
    a circa 26.000 euro, derivano maggiori oneri (che tengono conto
    anche degli oneri per anticipo di TFR per i lavoratori dipendenti del settore
    privato per le aziende sopra 50 dipendenti per i quali la prestazione è a
    carico della finanza pubblica):




    1 13 -19,2 -14,4 -1,4
    Il comma 88 dell’articolo, infine, sopprime l’autorizzazione di spesa
    di cui all’articolo 1, comma 256, della legge 30 dicembre 2018, u. 145,
    che, al fine di dare attuazione a interventi in materia pensionistica
    finalizzati all’introduzione di ulteriori modalità di pensionamento anticipato
    e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani, istituisce nello
    stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il «
    Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di
    ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare
    l’assunzione di lavoratori giovani », con una dotazione pari a 3.968 milioni
    di euro per l’anno 2019, a 8.336 milioni di euro per l’anno 2020, a 8.684
    milioni di euro per l’anno 2021, a 8.153 milioni di euro per l’anno 2022, a
    6.999 milioni di euro per l’anno 2023 e a 7.000 milioni di euro a decorrere
    dall’anno 2024.
    ARTICOLO 1, COMMI 87 E 88


    L’articolo 14 del decreto legge numero 4 del 2019 introduce in via
    sperimentale, per il triennio 2019-2021, la possibilità di conseguire la pensione
    anticipata in presenza di un requisito anagrafico pari a 62 anni (non soggetto
    all’adeguamento all’incremento della speranza di vita) e di un’anzianità
    contributiva minima di 38 anni in favore dei lavoratori dipendenti, pubblici e
    privati (con esclusione di quelli iscritti alle Casse professionali), nonché in favore
    degli altri lavoratori iscritti alla Gestione separata.
    Per il conseguimento del suddetto requisito contributivo, coloro che non siano
    già titolari di trattamento pensionistico a carico di una delle gestioni previdenziali
    interessate da quota 100, possono ricorrere all’istituto del cumulo gratuito dei
    periodi assicurativi non coincidenti nelle richiamate gestioni amministrate
    dall’INPS.
    La pensione anticipata in oggetto non è cumulabile con i redditi da lavoro
    dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli da lavoro autonomo occasionale,
    nel limite di 5.000 euro lordi annui.
    Per quanto riguarda la decorrenza del trattamento pensionistico, questa è
    fissata:
    • al 1° aprile 2019, se lavoratori privati, e al 1° agosto 2019, se dipendenti
    pubblici, per coloro che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre
    2018;
    • trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti se lavoratori
    privati, sei mesi se dipendenti pubblici per coloro che maturano i requisiti
    dal 1° gennaio 2019.
    • “QUOTA 100”
    ARTICOLO 1, COMMI 87 E 88
    223
    I lavoratori del comparto scuole e Afam devono presentare la domanda di
    pensionamento con quota 100 entro la fine di febbraio di ciascun anno, con
    possibilità di uscita a partire dall’inizio dell’anno scolastico o accademico
    rientrante nel medesimo anno.
    Infine, dall’ambito del nuovo istituto è escluso il personale militare delle Forze
    armate, il personale delle Forze di polizia, di polizia penitenziaria e della Guardia
    di finanza ed il personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
    L’articolo 22 del medesimo decreto legge prevede, inoltre, la possibilità per i
    Fondi di solidarietà bilaterale di erogare un assegno straordinario per il sostegno
    al reddito ai lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’eventuale opzione
    per l’accesso alla pensione quota 100 nei successivi tre anni.
    I dipendenti pubblici che accedono a Quota 100 possono ottenere l’erogazione
    del trattamento di fine servizio comunque denominato entro novanta giorni dalla
    data di cessazione del rapporto di lavoro, rinunciando alla suddetta detassazione.
    La definizione delle concrete modalità operative di tale anticipo del TFS/TFR
    sono state definite con Decreto della funzione pubblica del 19 agosto 2020.
    ARTICOLO 1, COMMI 89 E 90
    224
    Articolo 1, commi 89 e 90
    (Fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle imprese in crisi)
    I commi 89 e 90 istituiscono un Fondo destinato a favorire l’uscita
    anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di
    piccole e medie imprese in crisi, che abbiano raggiunto un’età anagrafica di
    almeno 62 anni.
    In dettaglio, il Fondo è istituito nello stato di previsione del Ministero
    dello sviluppo economico con una dotazione di 150 milioni di euro per
    l’anno 2022, 200 milioni di euro per l’anno 2023 e 200 milioni di euro
    per l’anno 2024 (comma 89).
    Con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il
    Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro del lavoro e delle
    politiche sociali, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore
    della presente legge, sono definiti i criteri, le modalità e le procedure di
    erogazione delle risorse di cui al comma 1 (comma 90).
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    225
    Articolo 1, commi 91-93
    (Modifiche alla normativa sull’APE sociale)
    I commi da 91 a 93, modificati dal Senato, novellano la disciplina
    dell’APE sociale, prorogando, in particolare, l’applicazione
    sperimentale dell’istituto a tutto il 2022.
    In dettaglio, le disposizioni in commento:
    1) modificano l’art. 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n.
    232, che istituisce l’APE sociale (cfr. infra il box a fine scheda)
    prevedendo, con effetto dal 1° gennaio 2022:
    • al comma 91: l’applicazione sperimentale dell’istituto fino al
    31/12/2022 modificando la attuale scadenza del 31/12/2021 (di cui è
    parola all’alinea del comma 179); la soppressione del riferimento al
    termine di tre mesi, richiesto dopo la conclusione integrale della
    prestazione per la disoccupazione spettante agli aventi diritto tra
    le condizioni previste dalla lett. a) del comma 179 per l’accesso
    all’Istituto;
    • al comma 92, l’applicazione dell’istituto dell’ape sociale ai
    lavoratori dipendenti di cui alle professioni indicate all’allegato 2,
    annesso alla legge in esame, che abbiano i requisiti di cui alla
    lettera d) del comma 179. Si tratta di lavoratori che svolgono da
    almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli
    ultimi sette, attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale
    da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento
    in modo continuativo e sono in possesso di un’anzianità contributiva
    di almeno 36 anni. Per gli edili vale quanto illustrato in sede di
    commento al comma 1
     L’Allegato 2, riprodotto in calce alla scheda, elenca le categorie
    professionali, individuate sulla base della classificazione ISTAT, che
    accedono al beneficio dell’APE sociale e che si aggiungono (in base a
    quanto riportato dalla Relazione illustrativa) all’elenco di cui
    all’allegato c) alla l. 232/2016, previsto dal testo del comma 17925.
    25 L’Allegato C all’articolo 1, comma 179, lettera d), in vigore dal 1 gennaio 2018, prevede le
    seguenti categorie professionali:
    A. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici
    B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni
    C. Conciatori di pelli e di pellicce
    D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
    E. Conduttori di mezzi pesanti e camion
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    226
     Il Senato ha, inoltre, stabilito che per gli operai edili26, per i
    ceramisti27 e conduttori di impianti per la formatura di articoli in
    ceramica e terracotta28 il requisito dell’anzianità contributiva è di
    almeno 32 anni (anziché 36 anni).
    2) al comma 93, primo periodo, incrementano l’autorizzazione di
    spesa di cui al comma 186 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre
    2016, n. 232, che finanzia il beneficio in esame, di 144,1 milioni di
    euro per l’anno 2022, 278,8 milioni di euro per l’anno 2023, 251,2
    milioni di euro per l’anno 2024, 187,8 milioni di euro per l’anno
    2025, 106,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 17,7 milioni di euro
    per l’anno per l’anno 2027.
    L’attuale dotazione è pari 285,1 milioni di euro per l’anno 2022,
    169,3 milioni di euro per l’anno 2023, 119,9 milioni di euro per l’anno
    2024, 71,5 milioni di euro per l’anno 2025 e 8,9 milioni di euro per
    l’anno 2026 e, qualora dal monitoraggio delle domande presentate e
    accolte emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del
    numero di domande rispetto alle risorse finanziarie suddette, la
    decorrenza dell’indennità è differita, con criteri di priorità, in ragione
    della maturazione dei requisiti, individuati con decreto del Presidente del
    Consiglio dei ministri, e, a parità degli stessi, in ragione della data di
    presentazione della domanda, al fine di garantire un numero di accessi
    all’indennità non superiore al numero programmato in relazione alle
    predette risorse finanziarie;
    3) al comma 93, secondo periodo, dispongono la applicazione delle
    disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 165,
    dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, ai soggetti
    che, per l’anno 2022, verranno a trovarsi nelle condizioni di
    poter chiedere il riconoscimento dell’APE sociale, potendo
    F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro
    organizzato in turni
    G. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza
    H. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido
    I. Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati
    L. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
    M. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti
    N. Operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca
    O. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative
    P. Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a
    lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo n. 67 del
    2011
    Q. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.
    26 “Come indicati nel contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili ed
    affini”, precisa la novella.
    27 Di cui alla classificazione Istat 6.3.2.1.2
    28 Di cui alla classificazione Istat 7.1.3.3
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    227
    pertanto presentare la relativa domanda nel corso del 2022 (entro
    il 31 marzo ovvero entro il 15 luglio 2018, fermo restando che le
    domande presentate oltre il 15 luglio 2018 e, comunque, non oltre il
    30 novembre 2018 sono prese in considerazione esclusivamente se
    all’esito del monitoraggio di cui si è detto sopra al punto n. 229,
    residuano le necessarie risorse finanziarie).
    In base alla Relazione tecnica allegata al provvedimento originario,
    l’eliminazione della condizione che siano passati 3 mesi dalla fine del
    godimento dell’intera prestazione previdenziale di disoccupazione (NASPI)
    di cui alla lettera a) del comma 179 della L. n. 232/2016 determina, sulla
    base degli andamenti storici e delle evidenze amministrative relative alla
    specifica tipologia di soggetti, l’accesso di circa 1.500 soggetti.
    Per quanto attiene l’integrazione di alcuni codici di professioni sia sulla
    base degli indicatori di gravosità determinati dall’INAIL che sulla base delle
    domande di Ape respinte riferibili ad attività affini a quelle attualmente
    presenti nelle attuali categorie dei gravosi si è stimato l’accesso di ulteriori
    circa 1.700 soggetti. Anche in questo caso le valutazioni sono state
    effettuate sulla base delle informazioni desunte dalle liquidazioni storiche
    relative ai soli gravosi e degli ultimi elementi di monitoraggio. Dall’analisi
    della numerosità dei collettivi distinti per codice professione con età
    compresa tra 56 e 63 forniti dall’ISTAT e da ulteriori analisi condotte sulle
    comunicazioni obbligatorie è stato desunto il rapporto tra numero di
    soggetti con codici di professioni già previsti dall’attuale normativa e i
    nuovi codici. Nell’ipotesi che la propensione all’accesso all’indennità
    rimanga simile a quella rilevata nel passato si è stimato che la revisione dei
    codici delle professioni porterebbe ad un incremento delle liquidazioni della
    categoria in esame di circa il 120%. Per la proroga 2022 della prestazione si
    è stimato l’accesso di circa 18.000 soggetti, determinati sulla base degli
    andamenti storici e tenuto conto del venir meno del canale di accesso al
    pensionamento con 62 anni di età e 38 anni di contributi (in luogo del quale
    sono previsti requisiti più elevati e pari a 64 anni di età e 38 anni di
    contributi).
    Complessivamente, pertanto, si stima un accesso alla prestazione c.d.
    “ape sociale” per il 2022 per circa 21.200 soggetti.
    La Ragioneria ha aggiornato la relazione tecnica, per effetto delle
    modifiche introdotte dal Senato, con riferimento al requisito
    contributivo di ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di
    articoli in ceramica e terracotta
    29 Cfr. anche l’articolo 11 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei
    ministri n. 88 del 2017
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    228
    Il maggior onere derivante da tali modifiche è pari a 2,7 nel 2022, 3,8 nel
    2023, 3,6 nel 2024, 2,6 nel 2025, 2,0 nel 2026, 0,8 nel 2027, annullandosi a
    partire dal 2028.
    La Relazione tecnica, tra le osservazioni non ostative alla bollinatura del
    provvedimento, specifica che “la disposizione altera l’istituto della prestazione
    ape sociale abbassando il requisito contributivo (da 36 anni di contributi a 32 anni
    di contributi) per i soggetti lavoratori occupati in una singola attività, ponendo i
    presupposti per ulteriori richieste da parte dei lavoratori che esercitano altre
    attività incluse nella lista dei lavoratori gravosi. Abbassare a 32 anni di contributi
    l’accesso ad ape sociale per l’impiego in una o nelle attività “gravose”
    determinerà la richiesta di inserire i lavoratori addetti ad attività usuranti nella
    lista dei beneficiari di ape sociale, con ulteriori e significativi oneri. In via
    aggiuntiva si apre la questione che per soggetti lavoratori si deroga al
    pensionamento di vecchiaia con anzianità contributive basse. In sostanza, la
    modifica introdotta, anche se di entità apparentemente contenuta, in realtà altera
    l’istituto di ape sociale per i lavoratori addetti ad attività gravose, e di fatto
    indebolisce un requisito contributivo per l’accesso all’anticipo di
    pensione/prestazione che dovrebbe essere più significativamente elevato per
    soggetti che lavorano e non sono disoccupati.”
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    229
    Professioni sulla base della classificazione Istat
    2.6.4- Professori di scuola primaria, pre—primaria e professioni assimilate
    32.1- Tecnici della salute
    4.3.1.2 Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate
    5.3.1.1- Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali
    5.4.3- Operatori della cura estetica
    5.4.4- Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati
    6 – Artigiani, operai specializzati, agricoltori
    7.11-Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali
    7.1.2- Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli
    7.1.3- Conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati
    7.14-Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta
    7.1.5 -Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di
    base e la chimica fine e perla fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica
    7.1.6- Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e
    la distribuzione delle acque
    7.1.81-Conduttori di mulini e impastatrici
    7.1,8.2- Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali
    7.2- Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio
    7.3 -Operatori di macchinari fissi in agricdtura e nella industria alimentare
    7.4- Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento
    8.1.3- Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci
    8.1.4 -Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli
    8.1.52- Portantini e professioni assimilate
    8.3- Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella
    pesca
    8.4-Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzion
    ARTICOLO 1, COMMI 91-93
    230
    L’articolo 1, commi da 179 a 186, della L. 232/2016 ha introdotto, in via
    sperimentale dal 1° maggio 2017 fino al 31 dicembre 2021 – termine da ultimo
    prorogato dalla Legge di bilancio 2021 (articolo 1, comma 339, L. 178/2020) –
    l’istituto dell’APE sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al
    conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in
    particolari condizioni. Successivamente, l’articolo 1, commi 162-167, della L.
    205/2017, ha apportato sostanziali modifiche alla disciplina dell’indennità.
    In base a quanto disposto dai richiamati commi da 179 a 186 della L. 232/2016
    (come modificati sostanzialmente dalla L. 205/2017) possono accedere all’APE
    sociale i soggetti con un’età anagrafica minima di 63 anni e in possesso,
    alternativamente, di uno dei seguenti requisiti:
    soggetti in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di
    lavoro per licenziamento (anche collettivo) dimissioni per giusta causa o
    risoluzione consensuale (avvenuta nell’ambito della procedura di conciliazione di
    cui all’art. 7 della L. 604/1966 e successive modificazioni) che abbiano concluso
    integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre
    mesi e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni. Lo stato
    di disoccupazione si configura anche nel caso di scadenza del termine del rapporto
    di lavoro a tempo determinato, a condizione che il soggetto abbia avuto, nei 36
    mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per
    almeno 18 mesi;
    soggetti che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo
    grado convivente con handicap grave (ai sensi dell’articolo 3, c. 3, della L.
    104/1992), ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i
    genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano
    compiuto 70 anni oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano
    deceduti o mancanti, a condizione di possedere un’anzianità contributiva di
    almeno 30 anni;
    soggetti che hanno una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al
    74% (accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità
    civile) e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
    lavoratori dipendenti al momento della decorrenza dell’APE sociale, che
    svolgono specifiche attività lavorative “gravose” (indicate negli appositi Allegati)
    da almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli ultimi sette, e
    sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni. È stata inoltre
    semplificata la procedura per l’accesso all’indennità per tali attività, prevedendo
    che non sia più necessario il vincolo dell’assoggettamento alla Tariffa INAIL del
    17 per mille, indicato come elemento necessario dal D.P.C.M. 88/2017 ai fini
    della validità della domanda da inoltrare per la concessione del beneficio.
    Inoltre:
    per quanto riguarda le donne, è prevista una riduzione dei requisiti contributivi
    richiesti per l’accesso all’APE sociale, pari a 12 mesi per ciascun figlio, nel limite
    massimo di 2 anni (cd. APE sociale donna);
    • APE Sociale
    231
    per quanto concerne l’accesso al beneficio dei lavoratori dipendenti operai
    dell’agricoltura e della zootecnia, si è assunto come riferimento per il computo
    integrale dell’anno di lavoro il numero minimo di giornate (pari a 156), relativo
    all’anno di contribuzione, previsto dalla normativa vigente;
    Si ricorda anche l’istituzione, ad opera della L. 205/2017, del Fondo APE
    sociale nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle
    politiche sociali, ai fini del concorso al finanziamento dell’estensione
    dell’indennità, Fondo successivamente soppresso dall’art. 18 del D.L. 4/2019.
    L’erogazione dell’APE sociale è esclusa nei seguenti casi:
    mancata cessazione dell’attività lavorativa;
    titolarità di un trattamento pensionistico diretto;
    soggetti beneficiari di trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di
    disoccupazione involontaria;
    soggetti titolari di assegno di disoccupazione (ASDI);
    soggetti che beneficiano di indennizzo per cessazione di attività commerciale;
    raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato.
    L’indennità è comunque compatibile con la percezione di redditi da lavoro
    dipendente o parasubordinato entro 8.000 euro annui e con la percezione di redditi
    da lavoro autonomo entro 4.800 annui.
    L’indennità, erogata mensilmente su dodici mensilità all’anno, è pari all’importo
    della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla
    prestazione, non soggetto a rivalutazione, e non può in ogni caso superare
    l’importo massimo mensile di 1.500 euro.
    Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività lavorativa e richiedono l’APE
    sociale si prevede che i termini di pagamento delle indennità di fine servizio
    (comunque denominate) iniziano a decorrere dal raggiungimento del requisito
    anagrafico previsto per il pensionamento di vecchiaia.
    Con il D.P.C.M. 88/2017 sono stati definiti i requisiti e le modalità per
    accedere all’APE sociale.
    Si segnala che l’art. 53, c. 1, del D.L. 50/2017 attraverso un’interpretazione
    autentica, definisce le caratteristiche che devono avere determinate attività
    lavorative ai fini della corresponsione dell’indennità riconosciuta, fino alla
    maturazione dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in
    particolari condizioni (cd APE sociale).Le attività lavorative gravose si
    considerano svolte in via continuativa (che, come detto, se svolte da almeno sei
    anni e insieme al requisito anagrafico di 63 anni, danno diritto all’APE sociale)
    quando nei sei anni precedenti il momento di decorrenza della predetta indennità
    le medesime attività lavorative non hanno subito interruzioni per un periodo
    complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che siano state svolte
    nel settimo anno precedente la predetta decorrenza per un periodo corrispondente
    a quello complessivo di interruzione.
    Si ricorda, infine, che ai sensi dell’articolo 1, comma 150, della L. 205/2017,
    l’esclusione dell’adeguamento dei requisiti pensionistici all’incremento della
    speranza di vita, prevista per alcune categorie di lavoratori, non si applica ai
    soggetti che godano, al momento del pensionamento, dell’APE sociale.
    ARTICOLO 1, COMMA 94
    232
    Articolo 1, comma 94
    (Opzione donna)
    Il comma 94 proroga il trattamento pensionistico anticipato (“Opzione
    donna”), per l’anno 2022, nei confronti delle lavoratrici che entro il 31
    dicembre 2021 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a
    trentacinque anni e un’età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici
    dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome.
    In dettaglio, la disposizione modifica l’articolo 16 del decreto-legge
    28 gennaio 2019, n. 4, prevedendo:
    • al comma 1 dell’articolo, la proroga, per l’anno 2022, del
    trattamento pensionistico anticipato “opzione donna” in favore delle
    lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 abbiano maturato
    un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e
    un’età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a
    59 anni per le lavoratrici autonome;
    • al comma 3 dell’articolo, l’aggiornamento della disposizione che
    regola la prima applicazione della norma per l’anno 2022, nei
    confronti del personale del comparto scuola e AFAM (Alta
    formazione artistica e musicale)30 a tempo indeterminato, per il quale
    si prevede che possa presentare domanda di cessazione dal servizio
    con effetti dall’inizio, rispettivamente, dell’anno scolastico o
    accademico entro il 28 febbraio 2022 (anziché entro il 28 febbraio
    2021).
    Per il personale delle istituzioni scolastiche e delle Istituzioni di Alta
    formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) trova applicazione
    la speciale disciplina delle decorrenze (cd. finestre) dei trattamenti
    pensionistici (di cui all’articolo 59, comma 9, della L. 559/1997). In
    base a quest’ultima, per i soggetti che maturino i requisiti entro il 31
    dicembre di un determinato anno, la decorrenza è posta dall’inizio
    dell’anno scolastico o accademico in cui ricadrà la suddetta data del 31
    dicembre.
    30 Per il personale del comparto scuola, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, la
    cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico
    dell’anno successivo, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel
    caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno (articolo 59, comma 9,
    della legge 27 dicembre 1997, n. 449).




    L’articolo 1, comma 9, della L. 243/2004 ha introdotto una misura
    sperimentale (cd. opzione donna) che prevede la possibilità per le lavoratrici
    che hanno maturato 35 anni di contributi e 57 anni di età per le lavoratrici
    dipendenti o 58 anni per le lavoratrici autonome (requisito anagrafico per il
    quale era inizialmente previsto l’adeguamento all’aumento della speranza di vita),
    di accedere anticipatamente al trattamento pensionistico, a condizione che
    optino per il sistema di calcolo contributivo integrale.
    Tale opzione, per anni poco utilizzata, è stata esercitata invece in maniera più
    consistente dopo la riforma pensionistica realizzata dal D.L. 201/2011 (cd.
    Riforma Fornero), che ha notevolmente incrementato i requisiti anagrafici e
    contributivi per l’accesso al trattamento pensionistico, consentendo alle lavoratrici
    di anticipare di parecchi anni l’uscita dal lavoro, sia pur con una riduzione
    dell’importo della pensione. La riforma Fornero ha confermato la possibilità di
    accedere ad un pensionamento anticipato avvalendosi dell’opzione donna, a
    condizione che le lavoratrici maturassero i requisiti richiesti entro il 31
    dicembre 2015.
    La previsione che i requisiti anagrafici e contributivi previsti per l’esercizio
    dell’opzione donna dovessero essere maturati entro il 31 dicembre 2015 ha posto
    significativi problemi interpretativi. L’INPS, infatti (con le circolari 35 e 37 del
    2012 e con il messaggio 219/2013), ha dato a tale previsione un’interpretazione
    restrittiva, ritenendo che la data del 31 dicembre 2015 andasse interpretata come
    termine di decorrenza della prestazione, non essendo sufficiente la semplice
    maturazione dei requisiti entro tale data. Sulla questione sono intervenute le
    Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato che hanno approvato
    • Opzione donna
    ARTICOLO 1, COMMA 94
    234
    risoluzioni (rispettivamente la 7-00159/2013 e la 7-00040/2013) volte ad
    escludere l’applicazione della finestra mobile e degli incrementi legati
    all’aspettativa di vita, ritenendo sufficiente la maturazione dei requisiti anagrafici
    e contributivi entro il 31 dicembre 2015.
    L’articolo 1, comma 281, della L. 208/2015 (Legge di stabilità per il 2016) ha
    posto fine ai suddetti problemi interpretativi, precisando l’ambito temporale di
    applicazione dell’istituto (comunque transitorio e sperimentale). La nuova norma
    ha previsto, infatti, che l’accesso all’istituto è possibile anche qualora la
    decorrenza del trattamento sia successiva al 31 dicembre 2015, essendo
    sufficiente la maturazione dei requisiti entro tale data.
    L’articolo 1, commi 222 e 223, della L. 232/2016 (legge di bilancio per il
    2017) ha ulteriormente esteso la possibilità di accedere alla cd. opzione donna alle
    lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti richiesti
    (di cui all’art. 1, c. 9, della L. 243/2004) a causa degli incrementi determinati
    dall’adeguamento dei medesimi all’aumento della speranza di vita (di cui all’art. 12
    del D.L. 78/2010).
    Successivamente, l’articolo 16 del D.L. 4/2019 ha esteso la possibilità di
    ricorrere all’opzione donna alle lavoratrici che abbiano maturato un’anzianità
    contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica pari o superiore a 58
    anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome) entro
    il 31 dicembre 2018 (in luogo del 31 dicembre 2015), disponendo al contempo
    che a tale trattamento si applichino le decorrenze (cd. finestre) pari,
    rispettivamente, a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e a 18 mesi per le
    lavoratrici autonome, mentre i requisiti anagrafici non sono adeguati agli
    incrementi alla speranza di vita.
    Il suddetto termine è stato prorogato al 31 dicembre 2020, da ultimo,
    dall’articolo 1, comma 336, della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021).
    Si ricorda, infine, che nel corso della XVII Legislatura la XI Commissione
    (Lavoro) della Camera ha svolto, concludendola il 6 luglio 2016, un’indagine
    conoscitiva sull’impatto in termini di genere della normativa previdenziale e
    sulle disparità esistenti in materia di trattamenti pensionistici tra uomini e donne.
    In particolare, dalle modifiche normative introdotte nel corso degli ultimi anni
    emergerebbe l’esistenza di rilevanti differenziali di genere con riferimento sia agli
    importi medi delle singole prestazioni pensionistiche, sia al complessivo reddito
    pensionistico dei beneficiari.
    Per ulteriori approfondimenti si rinvia al documento conclusivo approvato.
    ARTICOLO 1, COMMI 95-97
    235
    Articolo 1, commi 95-97
    (Fondo per interventi perequativi previdenziali per Forze armate,
    Forze di polizia e Corpo nazionale dei vigili del fuoco)
    I commi da 95 a 97 istituiscono un Fondo per la progressiva perequazione
    del regime previdenziale del personale delle Forze armate, delle Forze di
    polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
    In dettaglio, il suddetto Fondo, istituito nello stato di previsione del
    Ministero dell’economia e delle finanze, è dotato di 20 milioni di euro per
    l’anno 2022, 40 milioni di euro per l’anno 2023 e 60 milioni di euro a
    decorrere dall’anno 2024 (comma 95).
    Ai sensi del comma 96, il fondo è destinato all’adozione di
    provvedimenti normativi nell’ambito degli istituti già previsti per il
    medesimo personale, la cui specificità di ruolo e di stato giuridico è
    riconosciuta dall’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 18331, ai fini
    della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del
    rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale.
    La progressiva perequazione del relativo regime previdenziale, nello
    specifico della disposizione in esame, è previsto si realizzi mediante le
    seguenti misure:
    a) a carattere compensativo, rispetto agli effetti derivanti dalla
    liquidazione dei trattamenti pensionistici per il personale in servizio il
    giorno precedente la data di entrata in vigore del relativo provvedimento
    normativo;
    b) a carattere integrativo delle forme pensionistiche complementari di
    cui all’articolo 26, comma 20, della legge n. 448 del 1998, per il
    personale immesso nei ruoli delle Forze armate, delle Forze di polizia e
    del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a decorrere dalla data di entrata
    in vigore del relativo provvedimento normativo.
    Ai sensi dell’art. 26, comma 20 della legge n. 448 del 1998, per
    l’armonizzazione al regime generale del trattamento di fine rapporto e
    l’istituzione di forme di previdenza complementare dei dipendenti
    pubblici, le procedure di negoziazione e di concertazione previste dal
    decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, in materia di procedure per
    disciplinare i contenuti del rapporto di impiego del personale delle Forze
    31 Tale specificità è riconosciuta in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle
    limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni
    democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari
    requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti.
    ARTICOLO 1, COMMI 95-97
    236
    di polizia e delle Forze armate, potranno definire, per il personale ivi
    contemplato, la disciplina del trattamento di fine rapporto ai sensi
    dell’articolo 2, commi da 5 a 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché
    l’istituzione di forme pensionistiche complementari, di cui all’articolo 3
    del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124. Quanto al trattamento di
    fine rapporto, si rinvia, in sostanza, alle procedure previste per i
    dipendenti delle P.A., con specifico riferimento a quanto previsto
    dall’art. 2120 del c.c., che disciplina il calcolo del trattamento medesimo,
    salvo quanto previsto dai contratti collettivi dei singoli comparti, che
    definiscono le modalità di attuazione con riferimento ai conseguenti
    adeguamenti della struttura retributiva e contributiva del personale.
    Ai sensi del comma 97, le risorse di cui al comma 95 sono ripartite
    garantendo che almeno il 50% sia destinato alla finalità di cui alla lettera b)
    del medesimo comma.
    ARTICOLO 1, COMMI 98-100
    237
    Articolo 1, commi 98-100
    (Fondo per i trattamenti di quiescenza
    del Corpo nazionale dei vigili del fuoco)
    I commi da 98 a 100 – introdotti dal Senato – istituiscono un Fondo per i
    trattamenti di quiescenza del personale del Corpo nazionale dei vigili del
    fuoco.
    Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è
    istituito un Fondo per i trattamenti di quiescenza del personale del
    Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
    “In sede di prima applicazione”, si prevede una triplice destinazione del
    Fondo:
     aumento della base pensionabile;
     aumento della base di calcolo dell’indennità di buonuscita;
     copertura del maggior onere contributivo per l’amministrazione
    datrice di lavoro.
    Al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco viene pertanto
    riconosciuto, all’atto della cessazione del servizio, un duplice beneficio, da
    calcolarsi sull’ultimo stipendio tabellare (ivi compresi: le maggiorazioni
    per infermità dipendente da causa di servizio; i benefici combattentistici o
    equiparati; gli assegni personali in godimento).
    Da un lato, vi è l’aumento della base pensionabile. Esso è nella misura
    del 2,5 per cento dal 1° gennaio 2022; del 5 per cento dal 1° gennaio 2023;
    del 7,5 per cento dal 1° gennaio 2024; del 12,5 per cento dal 1° gennaio
    2027; del 15 per cento dal 2028.
    Insieme, vi è l’aumento della base di calcolo dell’indennità di
    buonuscita.
    La misura e la modulazione temporale di tale incremento sono analoghe
    a quelle sopra ricordate della base pensionabile.
    L’autorizzazione di spesa per tale duplice beneficio, a valere sullo stato
    di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è statuita pari
    a: 1.815.820 euro per il 2022; 3.662.464 euro per il 2023; 5.477.793 euro per il
    2024; 5.442.669 euro per il 2025; 5.426.139 euro per il 2026; 9.008.205 euro
    per il 2027; 10.798.474 euro a decorrere dall’anno 2028.
    Al contempo, si prevede che le ritenute contributive presso l’INPS (in
    conto entrata Gestione dipendenti pubblici), effettuate ai fini pensionistici
    dal Ministero dell’economia, operino nella misura ordinaria sulla
    maggiorazione figurativa delle voci retributive, secondo la misura e la
    modulazione temporale anch’esse pari a quelle sopra ricordate.
    ARTICOLO 1, COMMI 98-100
    238
    Pertanto l’attribuzione delle maggiorazioni figurative al personale del
    Corpo nazionale dei vigili del fuoco comporta un accresciuto onere
    contributivo effettivo a carico dell’amministrazione.
    Per far fronte a tale onere – attingendo al medesimo Fondo sopra
    ricordato – è disposta specifica autorizzazione di spesa, a valere sullo stato
    di previsione del Ministero dell’interno.
    Essa è pari a: 5.492.854 euro per il 2022; 11.078.954 euro per il 2023;
    16.570.323 euro per il 2024; 16.464.075 euro per il 2025; 16.414.071 euro per
    il 2026; 27.249.821 euro per il 2027; 32.665.384 euro a decorrere dall’anno
    2028.
    La specificità del ruolo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco è stata
    legislativamente riconosciuta – unitamente alla specificità del ruolo delle Forze
    armate e delle Forze di polizia – dall’art. 19 della legge n. 183 del 201032.
    La disposizione riconosce altresì la specificità dello stato giuridico del
    personale appartenente a ciascuno dei tre Corpi, in dipendenza della peculiarità
    dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e
    regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa
    dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di
    efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti.
    Il riconoscimento della specificità – come espressamente dichiarato dalla
    disposizione – è funzionale alla definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei
    contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e
    previdenziale.
    Vale ricordare come la legge n. 252 del 2004 abbia operato una sostanziale
    revisione del rapporto di impiego del personale appartenente al Corpo nazionale
    dei vigili del fuoco, stabilendo per esso il passaggio dal regime privatistico a
    un’autonoma disciplina di diritto pubblico, al pari di quanto già previsto per gli
    altri Corpi dello Stato. In particolare, la legge n. 252 ha introdotto nel decreto
    legislativo n. 165 del 2001 la previsione sulla base della quale, in deroga al regime
    di privatizzazione del pubblico impiego, il rapporto di impiego del personale,
    anche di livello dirigenziale, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (esclusi il
    personale volontario previsto dal regolamento di cui al DPR 2 novembre 2000, n.
    362, e il personale volontario di leva) è disciplinato in regime di diritto pubblico
    secondo autonome disposizioni ordinamentali (art. 3, comma 1-bis, del decreto
    legislativo n. 165 del 2001).
    In attuazione della legge n. 252 è stato adottato il decreto legislativo n. 217 del
    2005, recante l’ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
    (successivamente modificato dai decreti legislativi n. 97 del 2017 e n. 127 del
    2018). Tali provvedimenti, unitamente al decreto legislativo n. 139 del 2006, di
    riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale
    32 Invero già in precedenza, la riduzione di imposta riconosciuta dall’art. 4, comma 3, del decretolegge
    n. 185/2008 era stata introdotta con riferimento “al personale del comparto sicurezza,
    difesa e soccorso pubblico, in ragione della specificità dei compiti e delle condizioni di stato e
    di impiego del comparto”.
    ARTICOLO 1, COMMI 98-100
    239
    dei vigili del fuoco, hanno determinato una ridefinizione delle funzioni del Corpo,
    con connessi rischi e responsabilità.
    Ha preso avvio, conseguentemente, un percorso volto a promuovere misure
    dirette al progressivo superamento delle differenze – nel linguaggio legislativo cd.
    “armonizzazione” – di trattamento del personale del Corpo nazionale dei vigili
    del fuoco rispetto agli altri Corpi dello Stato.
    In particolare, l’art. 1, comma 133, della legge di bilancio per il 2020 (legge n.
    160 del 2019) ha previsto l’adozione di provvedimenti normativi volti alla
    valorizzazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anche nell’ottica di una
    maggiore armonizzazione del trattamento economico con quello del personale
    delle Forze di polizia. A tale fine ha disposto l’istituzione, nello stato di previsione
    del Ministero dell’interno, di un apposito fondo con una dotazione di 65 milioni di
    euro per l’anno 2020, di 120 milioni di euro per l’anno 2021 e di 165 milioni di
    euro annui a decorrere dall’anno 2022.
    L’art. 20 del decreto-legge n. 76 del 2020, in attuazione della suddetta
    disposizione e nel contesto di diverse disposizioni a favore del Corpo nazionale
    dei vigili del fuoco: i) al comma 5, ha destinato risorse allo scopo di armonizzare
    il sistema delle indennità spettanti al personale che espleta funzioni
    specialistiche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con quello del personale
    delle Forze di polizia (incrementando quanto già stanziato per la medesima
    finalità dall’articolo 17-bis, comma 5, del decreto legislativo n. 97 del 2017); ii) al
    comma 10, con la finalità di armonizzare gli elementi retributivi del personale
    appartenente ai ruoli tecnico-operativi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
    con quelli del personale appartenente alle Forze di polizia, ha disposto, a
    decorrere dal 1° gennaio 2021, il riassorbimento della maggiorazione
    dell’indennità di rischio (ex art. 64, comma 4, del DPR n. 335/1990) nelle nuove
    misure previste per l’indennità di rischio rideterminate nella tabella C di cui al
    comma 1 del medesimo articolo 2033.
    Si ricorda, infine, che è in corso di esame presso la 1a Commissione del Senato
    l’A.S. n. 1477, recante “Delega al Governo per l’armonizzazione retributiva e
    previdenziale dei comparti sicurezza e vigili del fuoco e soccorso pubblico e per
    ottimizzare la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché ulteriori
    disposizioni a favore del medesimo Corpo”. I documenti acquisiti nel corso delle
    audizioni informali evidenziano i profili in relazione ai quali il processo di
    armonizzazione sia considerato ancora incompiuto. Peraltro alcuni di essi hanno
    trovato trattazione nelle disposizioni sopra richiamate.
    33 Si ricorda altresì che con decreto del Ministro dell’interno del 28 dicembre 2020, di attuazione
    dell’art. 1, comma 398, della legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) è stata
    disciplinata l’armonizzazione del trattamento assicurativo contro gli infortuni in servizio e le
    infermità contratte per causa diretta ed immediata di servizio previsto per il personale
    volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con quello previsto per il personale di ruolo
    del medesimo Corpo. A tale scopo, la legge di bilancio per il 2019 ha autorizzato la spesa
    annua di euro 200.000 per l’anno 2019 e di euro 400.000 a decorrere dall’anno 2020.
    ARTICOLO 1, COMMI 101 E 102
    240
    Articolo 1, commi 101 e 102
    (Disposizioni in materia previdenziale per il personale delle
    Forze di polizia ad ordinamento civile)
    I commi 101 e 102 dispongono il ricalcolo della quota retributiva per il
    personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile, in possesso, alla data
    del 31 dicembre 1995, di un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni.
    In dettaglio, il comma 101 rinvia all’art. 54 del decreto del Presidente
    della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 109234 ai fini del calcolo della quota
    retributiva della pensione da liquidarsi con il sistema misto, con
    applicazione dell’aliquota del 2,44 per cento per ogni anno utile, nei
    confronti del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile, in
    possesso, alla data del 31 dicembre 1995, di un’anzianità contributiva
    inferiore a diciotto anni, effettivamente maturati, avuto riguardo alla
    specificità del suddetto personale35.
    In base alla Relazione illustrativa, l’applicazione dell’articolo 54 al
    personale della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria rientra
    nell’ambito delle iniziative volte ad allineare il trattamento pensionistico a
    tutto il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, assicurando
    omogenee modalità di calcolo ai fini della determinazione dell’assegno di
    pensione, soprattutto per il personale cui si applica il sistema misto o solo
    contributivo.
    Si richiama, a tal proposito, anche l’interpretazione delle Sezioni riunite della
    Corte dei Conti, contenuta nelle sentenze nn. 1 e 12 del 2021, secondo cui – al fine
    di rendere coerenti due riforme non coordinate (quella del richiamato D.P.R. n.
    1092 del 1973 e quella di cui alla legge n. 335 del 1995) – la quota retributiva
    della pensione da liquidarsi con il sistema misto, ai sensi dell’articolo 1, comma
    12, della legge n. 335 del 1995, in favore del personale militare cessato dal
    servizio e che al 31 dicembre 1995 vantava un’anzianità inferiore a 18 anni, va
    calcolata tenendo conto dell’effettivo numero di anni di anzianità maturati alla
    predetta data, con applicazione dell’aliquota del 2,44 per cento per ogni anno utile.
    In base al comma 102, gli oneri derivanti dall’applicazione del comma
    101 sono quantificati in 28.214.318 euro per l’anno 2022, 32.527.983 euro
    per l’anno 2023, 46.764.831 per l’anno 2024, 39.840.709 euro per l’anno
    2025, 43.000.595 euro per l’anno 2026, 46.901.974 euro, per l’anno 2027,
    49.248.807 per l’anno 2028, 49.927.172 per l’anno 2029, 54.721.615 per
    34 Recante “Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei
    dipendenti civili e militari dello Stato”.
    35 Di cui all’art. 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, sul quale si rinvia sub art. 26.
    ARTICOLO 1, COMMI 101 E 102
    241
    l’anno 2030 e 57.469.415 euro a decorrere dall’anno 2031.
    La Relazione tecnica quantifica gli oneri sulla base dei seguenti dati di
    base:
  • distinzione tra il personale interessato dalla prima sentenza n. 1 del
    2021 delle Sezioni Riunite (>15 e <18 anni al 31/12/1995) e quello
    interessato dalla seconda sentenza n. 12 del 2021 (<15 anni al
    31/12/1995);
  • per queste due distinte categorie è stato calcolato l’incremento medio
    della pensione per effetto dell’applicazione della percentuale del
    2.44%, anziché quella vigente;
  • per la determinazione dell’incremento per il personale già cessato è
    stato ridotto l’incremento medio annuale considerato per le cessazioni
    dal 2022, sulla base della percentuale media calcolata considerando
    gli aumenti retributivi intervenuti dal 1996 ad oggi;



    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    242
    Articolo 1, commi 103-118
    (Norme a garanzia delle prestazioni previdenziali
    in favore dei giornalisti)
    I commi da 103 a 118 sono orientati ad assicurare la garanzia pubblica
    alle prestazioni previdenziali svolte dalla gestione sostitutiva
    dell’INPGI in favore dei giornalisti professionisti, pubblicisti e dei
    praticanti titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica
    nonché dei titolari di posizioni assicurative e dei titolari di trattamenti
    pensionistici diretti e ai superstiti, prevedendo, in particolare, che, con
    effetto dal 1° luglio 2022, le relative funzioni previdenziali svolte
    dall’INPGI medesimo vengano trasferite all’Istituto nazionale di
    previdenza sociale (INPS), che succede nei relativi rapporti attivi e passivi
    (comma 103). Il regime pensionistico dei soggetti di cui sopra è
    uniformato, nel rispetto del principio del pro-rata, a quello degli iscritti
    al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (comma 104), mentre, a
    decorrere dal 1° luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023, i trattamenti di
    disoccupazione e di cassa integrazione guadagni nonchè l’assicurazione
    infortuni sono riconosciuti ai giornalisti aventi diritto secondo le regole
    previste dalla normativa regolamentare vigente presso l’INPGI (commi
    108 e 109). Al fine di garantire la continuità delle funzioni trasferite, un
    contingente di personale non superiore a 100 unità, selezionato
    nell’ambito dei dipendenti a tempo indeterminato in servizio presso
    l’INPGI alla data del 31 dicembre 2021, attraverso una procedura di
    selezione, è inquadrato presso l’INPS (comma 110).
    In dettaglio, la disposizione:
    • al comma 103, con effetto dal 1° luglio 2022, trasferisce
    all’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS), che succede
    nei relativi rapporti attivi e passivi la funzione previdenziale
    svolta dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti
    italiani “Giovanni Amendola” (INPGI) in regime di
    sostitutività delle corrispondenti forme di previdenza
    obbligatoria, ai sensi dell’articolo 1 della legge 20 dicembre
    1951, n. 1564. Con effetto dalla medesima data sono iscritti
    all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la
    vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti i giornalisti
    professionisti, pubblicisti e i praticanti titolari di un rapporto
    di lavoro subordinato di natura giornalistica, nonché, con
    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    243
    evidenza contabile separata, i titolari di posizioni assicurative
    e titolari di trattamenti pensionistici diretti e ai superstiti già
    iscritti presso la medesima forma;
    • al comma 104, uniforma il regime pensionistico dei soggetti di
    cui al comma 103, nel rispetto del principio del pro-rata, a
    quello degli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti
    con effetto dal 1° luglio 2022.
     In particolare, per gli assicurati presso la gestione sostitutiva
    dell’INPGI, l’importo della pensione è determinato dalla
    somma:
    a) delle quote di pensione corrispondenti alle anzianità
    contributive acquisite fino al 30 giugno 2022, calcolate
    applicando le disposizioni vigenti presso l’INPGI;
    b) della quota di pensione corrispondente alle anzianità
    contributive acquisite a decorrere dal 1° luglio 2022,
    applicando le disposizioni vigenti nel Fondo pensioni
    lavoratori dipendenti. Il comma 106, inoltre, sulla falsariga di
    quanto previsto al comma 2, lett. a) in termini di continuità delle
    prestazioni previdenziali agli iscritti INPGI, precisa che i soggetti
    già assicurati presso la gestione sostitutiva dell’INPGI che
    abbiano maturato entro il 30 giugno 2022 i requisiti previsti dalla
    normativa vigente presso l’INPGI alla predetta data conseguono il
    diritto alla prestazione pensionistica secondo la medesima
    normativa.
    • al comma 105, dispone, fermo restando quanto previsto al comma
    2, che il massimale retributivo (di cui all’articolo 2, comma 18,
    secondo periodo, della legge 8 agosto 1995, n. 335) non si
    applica ai giornalisti iscritti il cui primo accredito
    contributivo decorre tra il 1° gennaio 1996 e il 31 dicembre
    2016 mentre trova applicazione per chi, come già avviene, ha
    il primo accredito contributivo in data successiva al 31
    dicembre 2016, per i quali il trattamento pensionistico è calcolato
    esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo;
    • con il comma 107, prevede che, con decreto del Ministro del
    lavoro e delle politiche sociali, il comitato amministratore del
    Fondo pensioni lavoratori dipendenti, di cui all’articolo 22 della
    legge 9 marzo 1989, n. 88, venga integrato da un rappresentante
    dell’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa della
    categoria dei giornalisti, limitatamente alle adunanze e alle
    problematiche concernenti la platea di cui al comma 1.
    In base all’art. 22, il comitato amministratore del fondo pensioni
    lavoratori dipendenti è presieduto dal vicepresidente dell’Istituto
    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    244
    rappresentante dei lavoratori dipendenti ed è composto, oltre che dal
    vicepresidente medesimo, da cinque rappresentanti dei lavoratori
    dipendenti e da tre rappresentanti dei datori di lavoro in seno al
    consiglio di amministrazione, nominati dal consiglio medesimo, a
    scrutinio segreto ed a maggioranza assoluta dei voti dei componenti,
    nonché dai rappresentanti del Ministero del lavoro e della previdenza
    sociale e del Ministero del tesoro in seno al consiglio di
    amministrazione;
    • ai commi 108 e 109, disciplina le prestazioni non previdenziali in
    favore dei giornalisti, disponendo che, a decorrere dal 1° luglio
    2022 e fino al 31 dicembre 2023, i trattamenti di disoccupazione,
    di cassa integrazione guadagni e dell’ assicurazione contro gli
    infortuni vengano riconosciuti agli aventi diritto secondo le regole
    previste dalla normativa regolamentare vigente presso l’INPGI
    alla data del 30 giugno 202236. A decorrere dal 1° gennaio 2024 si
    applica la disciplina prevista per la generalità dei lavoratori iscritti
    al Fondo pensioni lavoratori dipendenti;
    • con i commi da 110 a 114, allo scopo di garantire la continuità
    delle funzioni previdenziali, dispone che venga inquadrato
    presso l’INPS un contingente di personale non superiore a 100
    unità selezionato nell’ambito dei dipendenti a tempo
    indeterminato in servizio presso l’INPGI alla data del 31
    dicembre 2021, attraverso una procedura di selezione (da
    completarsi entro tre mesi dalla data della pubblicazione del
    decreto di cui al comma 111) finalizzata all’accertamento
    dell’idoneità in relazione al profilo professionale di destinazione,
    nonché alla valutazione delle capacità in ordine alle funzioni da
    svolgere. La dotazione organica dell’INPS è conseguentemente
    incrementata di un numero di posti corrispondente alle unità
    di personale transitate a seguito del decreto del Ministro del
    lavoro e delle politiche sociali (di concerto con il Ministro
    dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la
    semplificazione e la pubblica amministrazione), con il quale il
    personale che ottiene una valutazione positiva nella procedura di
    selezione è inquadrato nei relativi ruoli sulla base di una tabella di
    comparazione (definita con decreto del Ministro del lavoro e delle
    politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
    finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione, entro
    36 I trattamenti di disoccupazione e di cassa integrazione guadagni sono erogati a carico della
    Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, mentre i trattamenti per
    l’assicurazione infortuni sono erogati a carico dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro
    gli infortuni sul lavoro (INAIL), al quale afferisce la relativa contribuzione.
    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    245
    sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di
    bilancio37) (commi 110 e 111).
     Si riconosce ai dipendenti provenienti dall’INPGI il
    mantenimento del trattamento economico fisso percepito alla data
    dell’inquadramento, nonché il regime previdenziale previsto per
    essi alla stessa data. Nel caso in cui il suddetto trattamento
    economico risulti più elevato rispetto a quello in godimento al
    personale già dipendente dell’INPS, si applica un differenziale,
    riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi
    titolo conseguiti, anche determinati dalla contrattazione collettiva
    nazionale e decentrata (comma 112).
     Si prevede la costituzione, senza maggiori oneri per la finanza
    pubblica, di un Comitato di integrazione composto dal direttore
    generale e da tre dirigenti dell’INPGI, in carica alla data del 31
    dicembre 2021, nonché da quattro dirigenti incaricati di funzioni
    di livello dirigenziale generale dell’INPS, coordinati dal direttore
    generale. Il Comitato ha il compito di pervenire alla unificazione
    delle procedure operative e correnti entro il 31 dicembre 2022
    (comma 113).
     Si dispone, infine, che il Consiglio di indirizzo e vigilanza
    dell’INPS, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 3, comma 4,
    del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, sia integrato con
    due membri designati in rappresentanza delle organizzazioni
    sindacali maggiormente rappresentative della categoria di
    giornalisti (comma 114).
    Ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno
    1994, n. 479, il consiglio di indirizzo e vigilanza definisce i programmi e
    individua le linee di indirizzo dell’ente; elegge tra i rappresentanti dei
    lavoratori dipendenti il proprio presidente; nell’ambito della
    programmazione generale, determina gli obiettivi strategici pluriennali;
    definisce, in sede di autoregolamentazione, la propria organizzazione
    interna, nonché le modalità e le strutture con cui esercitare le proprie
    funzioni, compresa quella di vigilanza; emana le direttive di carattere
    generale relative all’attività dell’ente; approva in via definitiva il bilancio
    preventivo e il conto consuntivo, nonché i piani pluriennali e i criteri
    generali dei piani di investimento e disinvestimento.
    37 Che stabilisce anche le modalità per lo svolgimento della procedura di selezione, in conformità
    ai principi stabiliti dall’articolo 35, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, tra
    cui: l’adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento (che garantiscano
    l’imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento); l’adozione di meccanismi
    oggettivi e trasparenti (idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali
    richiesti); il rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori; la composizione delle
    commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso,
    scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime
    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    246
    • con il comma 115, prevede che, a decorrere dalla data di entrata
    in vigore della legge di bilancio e fino al 30 giugno 2022, gli
    organi dell’INPGI possano compiere atti di amministrazione
    straordinaria soltanto previa notifica ai Ministeri vigilanti. Gli
    organi di amministrazione dell’INPGI adottano in via
    straordinaria entro il 30 settembre 2022 il rendiconto della
    gestione sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria, da
    trasmettere per l’approvazione ai ministeri del Lavoro e
    dell’Economia (per i fini di cui dell’articolo 3, comma 3, del
    decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 50938). Sulla base delle
    risultanze del rendiconto straordinario, con delibera del consiglio
    di amministrazione dell’INPGI da adottare entro quindici giorni
    dalla data di approvazione ministeriale del suddetto rendiconto e
    da trasmettere per l’approvazione ai medesimi Ministeri vigilanti,
    sono trasferite all’INPS le risorse strumentali e finanziarie di
    competenza della medesima gestione.
    • al comma 116, dispone che, entro il 30 giugno 2022, l’INPGI
    modifichi statuto e regolamenti interni per trasformarsi in ente di
    previdenza e assistenza dei giornalisti professionisti e pubblicisti
    che svolgono attività autonoma di libera professione giornalistica,
    anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa (con
    autonome deliberazioni soggette ad approvazione ministeriale)39).
    Entro quindici giorni dalla data di approvazione dello statuto da
    parte dei Ministeri vigilanti, l’Istituto è tenuto ad indire le elezioni
    per il rinnovo degli organi statutari. Questi organi entreranno in
    carica dopo l’approvazione da parte dei ministeri vigilanti della
    delibera di trasferimento delle risorse strumentali e finanziarie
    adottata dal consiglio di amministrazione dell’Istituto.
    • infine, allo scopo di garantire la continuità delle prestazioni poste a
    carico di INPS, prevede, al comma 117, che, a decorrere dal 1°
    luglio 2022, lo stesso Istituto possa ricorrere ad anticipazioni della
    38 Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di intesa con i Ministeri del tesoro e degli
    altri Ministeri competenti, può formulare motivati rilievi su: i bilanci preventivi e i conti
    consuntivi; le note di variazione al bilancio di previsione; i criteri di individuazione e di
    ripartizione del rischio nella scelta degli investimenti così come sono indicati in ogni bilancio
    preventivo; le delibere contenenti criteri direttivi generali.
    39 Ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del citato decreto legislativo n. 509 del 1994, il Ministero
    del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministeri del tesoro e degli altri
    Ministeri competenti, approva i seguenti atti: a) lo statuto e i regolamenti, nonché le relative
    integrazioni o modificazioni; b) le delibere in materia di contributi e prestazioni, sempre che la
    relativa potestà sia prevista dai singoli ordinamenti vigenti. Per le forme di previdenza
    sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria le delibere sono adottate sulla base delle
    determinazioni definite dalla contrattazione collettiva nazionale
    ARTICOLO 1, COMMI 103-118
    247
    tesoreria statale da estinguersi entro e non oltre il 31 dicembre
    2022.
    • al comma 118, prevede la abrogazione dell’articolo 16-quinquies,
    comma 2, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34.
    L’articolo 16-quinquies, comma 2, del D.L. 34/2019 ha introdotto
    delle disposizioni per il riequilibrio finanziario dell’INPGI,
    prevedendo che lo stesso adotti misure di riforma intese al riequilibrio
    finanziario della gestione pensionistica concernente i giornalisti aventi un
    rapporto di lavoro dipendente ed alla sostenibilità economico-finanziaria
    di medio e lungo periodo della stessa gestione. Nel caso di mancato
    conseguimento di una prospettiva di sostenibilità economico-finanziaria
    di medio e lungo periodo, si dispone che uno o più regolamenti
    governativi amplino la platea contributiva relativa al medesimo INPGI.
    Conseguentemente, il medesimo art. 16-quinquies ha disposto, con
    esclusivo riferimento all’INPGI (e alla sua gestione sostitutiva relativa
    ai giornalisti dipendenti), la sospensione, fino al 31 ottobre 2019, delle
    norme che prevedono la nomina di un commissario straordinario per
    il caso in cui un ente di diritto privato (quale l’INPGI) che gestisca forme
    di previdenza obbligatoria presenti un disavanzo economicopatrimoniale.
    Tale ultimo termine è stato prorogato, da ultimo, al 31
    dicembre 2021 dall’art. 67, co. 9-quinquies, del D.L 73/2021.
    Fino al 30 giugno 2022 è sospesa, con riferimento alla sola
    gestione sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria
    dell’INPGI, l’efficacia delle disposizioni del comma 4 dell’articolo
    2 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, in forza del quale,
    in caso di disavanzo economico-finanziario, con decreto del Ministro
    del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri del
    tesoro e degli altri Ministeri competenti, si provvede alla nomina di
    un commissario straordinario, il quale adotta i provvedimenti
    necessari per il riequilibrio della gestione.
    La Relazione tecnica precisa che, ai fini della determinazione degli effetti
    finanziari si è fatto riferimento al documento del bilancio tecnico della gestione
    sostitutiva INPGI presentato in data 22 giugno 2021 al consiglio di
    amministrazione dello stesso Istituto. A partire dalle previsioni in esso
    contenute, si stimano gli effetti finanziari del trasferimento al FPLD della
    gestione previdenziale INPGI decurtando dagli effetti del saldo totale gli effetti
    finanziari delle proposte di riforma mai applicate i cui effetti sono contenuti
    nelle stime dal bilancio tecnico.



ARTICOLO 1, COMMI 119-121
249
Articolo 1, commi 119-121
(Esonero contributivo per assunzione di lavoratori
provenienti da imprese in crisi)
I commi 119-121 estendono l’esonero contributivo riconosciuto dalla
normativa vigente per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel
2021 e nel 2022 ai datori di lavoro privati che, nel medesimo periodo,
assumono a tempo indeterminato lavoratori subordinati provenienti da
imprese in crisi indipendentemente dalla loro età anagrafica, in luogo del
limite di 36 anni posto in via generale dalla normativa vigente. Si istituisce,
inoltre, per l’anno 2022, un Fondo per la tutela delle posizioni lavorative
nell’ambito della progressiva uscita dalla fase emergenziale, connessa
alla crisi epidemiologica, con dotazione pari a 700 milioni di euro. Infine,
secondo una modifica introdotta al Senato, si riconosce, in via eccezionale,
per i periodi di paga dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, relativi ai
rapporti di lavoro dipendente, un esonero sulla quota dei contributi
previdenziali per l’invalidità e la vecchiaia e i superstiti a carico del
lavoratore.
Il suddetto esonero contributivo è riconosciuto per le assunzioni a tempo
indeterminato di lavoratori provenienti da imprese per le quali è attivo
un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la
struttura per la crisi d’impresa istituita dal Ministero dello sviluppo
economico d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai
sensi dell’art. 1, co. 852, della L. 296/2006 (comma 119, primo periodo).
Si ricorda in proposito che il richiamato art. 1, co. 852, della L. 296/2006, ha
previsto l’istituzione, da parte del Ministero dello sviluppo economico, d’intesa
con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di un’apposita struttura, con
forme di cooperazione interorganica fra i due Ministeri, finalizzata a contrastare il
declino dell’apparato produttivo, anche mediante salvaguardia e consolidamento
di attività e livelli occupazionali delle imprese di rilevanti dimensioni di cui
all’art. 2, co. 1, lett. a), del D. Lgs. 270/1999, che versino in crisi economicofinanziaria.
Si tratta delle imprese, anche individuali, soggette alle disposizioni sul
fallimento, che abbiano un numero di lavoratori subordinati, compresi quelli
ammessi al trattamento di integrazione salariale, non inferiore a duecento da
almeno un anno. l’articolazione, la composizione e l’organizzazione di tale
struttura sono disciplinate dal DM del 18 dicembre 2007.
L’esonero contributivo esteso dalla norma in commento ai suddetti
soggetti è quello riconosciuto in favore della generalità dei datori di lavoro
privati dall’art. 1, co. 10, della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021), per le
assunzioni a tempo indeterminato, nonché per le trasformazioni dei
ARTICOLO 1, COMMI 119-121
250
contratti a tempo determinato in indeterminato, di soggetti che non hanno
compiuto 36 anni di età alla data della prima assunzione incentivata (mentre
la norma vigente a regime richiede che non abbia compiuto 30 anni). A
differenza di quanto previsto dal citato comma 10, l’esonero in questione
viene esteso alle assunzioni di tutti i lavoratori provenienti da imprese in
crisi, a prescindere dalla loro età anagrafica.
Alla luce del richiamo operato dalla norma in esame al suddetto art. 1,
co. 10, della L. 178/2020, sembrerebbe opportuno specificare se anche
l’estensione dell’esonero contributivo posto dalla norma in commento operi
altresì nei casi di trasformazione dei contratti a tempo determinato in
contratti a tempo indeterminato.
L’esonero in questione, pari al 100 per cento dei contributi
previdenziali a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi e
contributi relativi all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali), è riconosciuto nel limite massimo di
6.000 euro annui, per un periodo massimo di trentasei mesi (elevati a
48 per le assunzioni effettuate nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania,
Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) ed è subordinato
all’autorizzazione della Commissione europea, intervenuta con la decisione
C(2021) 6827 final del 16 settembre 2021 per le assunzioni/trasformazioni
a tempo indeterminato eseguite entro il 31 dicembre 2021 (termine finale di
operatività del Temporary Framework)
Il beneficio contributivo in esame è riconosciuto nel limite massimo di
spesa di 2,5 milioni di curo per l’anno 2022, 5 milioni di curo per l’anno
2023, 5 milioni di euro per l’anno 2024 e 2,5 milioni di curo per l’anno
2025 (comma 119, secondo periodo).
L’INPS effettua il monitoraggio delle minori entrate contributive
derivanti dal primo periodo del presente comma e qualora, nell’ambito
della predetta attività di monitoraggio, emerga il raggiungimento, anche in
via prospettica, del limite di spesa di cui al secondo periodo del presente
comma, non prende in considerazioni ulteriori domande per l’accesso al
beneficio (comma 119, terzo periodo).


È istituito un Fondo con una dotazione di 700 milioni euro per
l’anno 2022, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, in relazione ai differenti impatti nei settori
produttivi per la tutela delle posizioni lavorative nell’ambito della
progressiva uscita dalla fase emergenziale, connessa alla crisi
epidemiologica da Covid-19, mediante interventi in materia di integrazione
salariale, in deroga alla legislazione vigente. Esso è disciplinato con
successivo provvedimento normativo nel limite del predetto importo, che
costituisce limite massimo di spesa (comma 120).
Il comma 121, introdotto al Senato, riconosce, in via eccezionale, per i
periodi di paga dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022 relativi ai
rapporti di lavoro dipendente, un esonero sulla quota dei contributi
previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del
lavoratore, pari a 0,8 per cento. La norma subordina tale esonero – non
riconosciuto ai rapporti di lavoro domestico – alla condizione che la
retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità,
non ecceda l’importo di 2.692 euro al mese, maggiorato, per la
competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima.
In considerazione dell’eccezionalità di tale misura, resta ferma l’aliquota
di computo delle prestazioni pensionistiche.
La Relazione tecnica allegata al provvedimento quantifica gli effetti
finanziari della misura, alla luce delle basi tecniche sotto riportate.
ARTICOLO 1, COMMI 119-121
252
ARTICOLO 1, COMMI 119-121
253
ARTICOLO 1, COMMI 122-130
254
Articolo 1, commi 122-130
(Fondo sociale per occupazione e formazione)
I commi da 122 a 130, modificati nel corso dell’esame al Senato, recano
la proroga di alcune misure, ponendo i relativi oneri a carico del Fondo
sociale per occupazione e formazione che viene conseguentemente
incrementato di 321,4 milioni di euro per l’anno 2022 e 300 milioni di euro
annui a decorrere dall’anno 2023.
I suddetti interventi concernono: l’indennità per il fermo pesca obbligatorio
e non obbligatorio; le misure di sostegno al reddito per i lavoratori
dipendenti delle imprese del settore dei call center; la proroga dell’esonero
dal pagamento delle quote di accantonamento del trattamento di fine
rapporto per le società in procedura fallimentare o in amministrazione
straordinaria con determinate caratteristiche; lo stanziamento di ulteriori
risorse per il riconoscimento dei trattamenti di integrazione salariale
straordinaria e di mobilità in deroga in favore dei lavoratori delle imprese
operanti in aree di crisi industriale complessa; la proroga dell’integrazione
economica del trattamento di integrazione salariale straordinaria in favore
dei lavoratori dipendenti dalle imprese del Gruppo Ilva; la proroga dei
trattamenti di integrazione salariale straordinaria per le imprese con
rilevanza economica strategica; l’incremento delle risorse destinate ai
percorsi formativi di apprendistato e di alternanza scuola-lavoro.
Nel dettaglio, l’incremento del Fondo, pari a 321,4 milioni di euro per
l’anno 2022 e 300 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023
(comma 122), viene disposto per finanziare le seguenti misure.
Indennità per i lavoratori del settore della pesca
Per l’erogazione, anche per il 2022, dell’indennità giornaliera
onnicomprensiva prevista per i lavoratori dipendenti da imprese adibite
alla pesca marittima nel periodo di sospensione dell’attività lavorativa, a
causa delle misure di arresto temporaneo obbligatorio e non
obbligatorio, vengono stanziate risorse pari, rispettivamente, a 12 e a 7 mln
di euro per il medesimo anno 2022, a carico del Fondo sociale per
occupazione e formazione (commi 123 e 124).
La suddetta indennità è pari a trenta euro giornalieri ed è riconosciuta
ad ogni lavoratore dipendente da imprese adibite alla pesca marittima,
compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca.
Si ricorda che l’art. 1, commi 282 e 283, della L. 178/2020 (legge di bilancio
2021) ha riconosciuto, per il 2021, per i medesimi soggetti, una identica misura,
con gli stessi presupposti e negli stessi limiti di spesa.
ARTICOLO 1, COMMI 122-130
255
Sostegno al reddito per i call center
La disposizione in commento (comma 125) rifinanzia anche per il
2022 le misure di sostegno al reddito previste in favore dei lavoratori
dipendenti dalle imprese del settore dei call center dall’art. 44, co. 7, del
D.Lgs. 148/2015.
Il rifinanziamento opera nel limite di spesa di 20 milioni di euro a valere
sul Fondo sociale per occupazione e formazione, come incrementato dal
comma 1.
In base al combinato disposto del richiamato art. 44, co. 7, del D.Lgs. 148/2015
e del relativo decreto attuativo DM 22763/2015, le citate misure di sostegno al
reddito consistono nell’erogazione di un’indennità in favore dei lavoratori
appartenenti alle aziende del settore dei call center non rientranti nel campo di
applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, con un
organico superiore alle 50 unità nel semestre precedente alla presentazione della
domanda.
La misura dell’indennità in oggetto è pari al trattamento massimo di
integrazione salariale straordinaria e può essere richiesta quando la sospensione o
la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una crisi aziendale ed il
relativo programma contenga un piano di risanamento volto a fronteggiare gli
squilibri creatisi.
Si ricorda che tale misura è stata rifinanziata, da ultimo per il 2021, dall’art. 1,
co. 280, della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021) per il medesimo importo di 20
mln di euro.
Sgravi contributivi per alcune società in procedura fallimentare o in
amministrazione straordinaria
La disposizione in commento (comma 126) riconosce anche per il 2022
e il 2023, in favore delle società in procedura fallimentare o in
amministrazione straordinaria, lo sgravio contributivo (di cui all’art. 43-
bis del D.L. 109/2018) consistente nell’esonero sia dal versamento (al
Fondo di tesoreria dell’INPS) delle quote di accantonamento per il
trattamento di fine rapporto, relative alla retribuzione persa a causa della
riduzione oraria o della sospensione dal lavoro, sia dal pagamento all’INPS
del contributo previsto dalla normativa vigente per le interruzioni dei
rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Ai relativi oneri – pari a 21 mln di euro per ciascuno degli anni 2023 e
2024 – si provvede a carico del Fondo sociale per occupazione e
formazione, come incrementato dal comma 122.
Al riguardo, si segnala che lo sgravio in oggetto, posto per gli anni 2020
e 2021 dal richiamato art. 43-bis del D.L. 109/2018, è stato già esteso anche
al 2022 dall’art. 4 del D.L. 103/2021 e che la disposizione in esame
ARTICOLO 1, COMMI 122-130
256
garantisce formale copertura agli oneri derivanti dalla predetta disposizione
dell’art. 4, con riferimento all’anno 2023, nel quale l’onere stesso si
manifesta in termini di cassa.
I trattamenti straordinari di integrazione salariale ai quali è connesso lo sgravio
in esame sono quelli concessi, negli anni dal 2019 al 2021, ai sensi dell’art. 44 del
D.L. 109/2018, previo accordo stipulato in sede governativa e in deroga ai limiti
generali di durata vigenti per il medesimo trattamento, nei casi in cui l’azienda
abbia cessato o cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di
cessione dell’attività con conseguente riassorbimento occupazionale, oppure sia
possibile realizzare interventi di reindustrializzazione del sito produttivo o
specifici percorsi di politica attiva del lavoro (posti in essere dalla regione
interessata). I trattamenti in oggetto comprendono anche alcune ipotesi di proroga
dei medesimi, per i casi in cui le azioni inerenti al completamento del processo di
cessazione aziendale e alla salvaguardia occupazionale abbiano incontrato fasi di
particolare complessità, anche rappresentate dal Ministero dello sviluppo
economico.
Si ricorda, infine, che, per ciascuno degli anni 2020 e 2021, la normativa in
esame prevede una procedura di monitoraggio finanziario da parte dell’INPS40.
Proroga CIGS e mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale
complessa
La norma in esame (comma 127) stanzia per il 2022 ulteriori risorse,
pari a 60 mln di euro a valere sul Fondo sociale occupazione e formazione
incrementato dal comma 122, per la prosecuzione dei trattamenti
straordinari di integrazione salariale, riconosciuti in deroga ai limiti generali
di durata vigenti, e di mobilità in deroga, previsti – rispettivamente dall’art.
44, co. 11-bis, del D.Lgs. 148/2015, e dall’art. 53-ter del D.L. 50/2017 – in
favore dei lavoratori di imprese operanti in aree di crisi industriale
complessa.
Le suddette risorse saranno ripartite tra le regioni con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze.
L’articolo 44, comma 11-bis autorizza un ulteriore intervento di integrazione
salariale straordinaria, previo accordo stipulato in sede governativa presso il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la presenza del Ministero dello
sviluppo economico e della regione, sino al limite massimo di 12 mesi per ciascun
anno di riferimento, alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa
che, a tal fine, debbono presentare un piano di recupero occupazionale che
40 In particolare, la disciplina prevede che, ai fini del monitoraggio della spesa, l’INPS verifichi
con cadenza mensile i flussi di spesa e che, qualora dal monitoraggio medesimo emerga, anche
in via prospettica, il raggiungimento del limite di spesa, l’INPS non prenda in considerazione
ulteriori domande e ponga in essere ogni adempimento di propria competenza per ripristinare
in capo alle aziende gli oneri in oggetto, dandone comunicazione al Ministero del lavoro e
delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.
ARTICOLO 1, COMMI 122-130
257
preveda appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e
finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori, dichiarando contestualmente di non
poter ricorrere al trattamento di integrazione salariale straordinaria né secondo le
disposizioni del presente decreto né secondo le disposizioni attuative dello stesso.
Tali risorse, a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, sono
assegnate alle regioni dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali che
provvede ad una ripartizione proporzionale alle esigenze rappresentate.
Ai sensi dell’articolo 53-ter del D.L. 50/2017, le suddette risorse finanziarie
possono essere destinate dalle regioni, nei limiti della parte non utilizzata, alla
prosecuzione, senza soluzione di continuità e a prescindere dall’applicazione dei
criteri di cui al DM n. 83473 del 1° agosto 2014 del trattamento di mobilità in
deroga, per un massimo di dodici mesi, per i lavoratori che operino in un’area di
crisi industriale complessa e che, alla data del 1º gennaio 2017, risultavano
beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o di un trattamento di mobilità
in deroga, a condizione che ai medesimi lavoratori siano contestualmente
applicate le misure di politica attiva individuate in un apposito piano regionale.
Inizialmente, il citato art. 44, co. 11-bis, del D.Lgs. 148/2015 ha previsto che il
trattamento straordinario di integrazione salariale ivi previsto fosse concesso entro
un limite massimo di spesa di 216 mln di euro per il 2016 e di 117 mln per il

  1. Per le competenze relative al 2016, con il decreto interministeriale n. 1 del
    12 dicembre 2016 sono state assegnate alle regioni risorse finanziarie pari a
    169.781.840 euro. Per le competenze relative al 2017, con il successivo decreto
    interministeriale n. 12 del 5 aprile 2017, sono state assegnate alle stesse regioni
    risorse pari a 117 milioni di euro.
    Successivamente, le leggi di bilancio 2018 e 2019 (art. 1, co. 139, della L.
    205/2017 e art. 1, co. 282, della L. 145/2018) hanno consentito l’impiego, nel
    2018 e nel 2019, delle risorse finanziarie residue, stanziate per il 2016 ed il 2017,
    per le finalità di cui ai richiamati artt. 44, co. 11-bis, del D.Lgs. 148/2015, e 53-ter
    del D.L. 50/2017.
    La legge di bilancio 2019 ha altresì disposto lo stanziamento di ulteriori 117
    milioni di euro, ripartite con il decreto interministeriale n. 16 del 29 aprile 2019
    Per le medesime finalità, ulteriori risorse sono state stanziate dalle leggi di
    bilancio per il 2020 e il 2021, pari a, rispettivamente, 45 e 180 mln di euro (queste
    ultime ripartite tra le regioni con il DM n. 18 del 16 aprile 2021).
    La medesima legge di bilancio 2021 (al comma 290) ha istituito un Fondo per
    il sostegno al reddito dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa, con
    una dotazione di 10 milioni di euro per il 2021, al fine di assicurare la
    prosecuzione degli interventi di cassa integrazione guadagni straordinaria e di
    mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa individuate dalle
    regioni per l’anno 2020 e non autorizzate per mancanza di copertura finanziaria41.
    41 Al riguardo, si segnala che, in attuazione di tale disposizione e per dar seguito alle richieste avanzate dalle
    regioni Marche, Lazio e Molise, con decreto interministeriale del 23 marzo 2021 sono state assegnate alle
    suddette regioni risorse finanziarie per un totale di 9.945.383,81 euro a carico del citato Fondo per il
    sostegno al reddito dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa. Cfr. anche i messaggi INPS
    1912/2021 e 2584/2021.
    ARTICOLO 1, COMMI 122-130
    258
    Integrazione delle misure di sostegno al reddito per i dipendenti ex
    ILVA
    La norma in esame (comma 128) proroga per il 2022 – nel limite di
    spesa di 19 mln di euro – l’integrazione economica, per la parte non
    coperta, del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria
    riconosciuta, anche ai fini della formazione professionale per la gestione
    delle bonifiche (ex art. 1-bis, del D.L. 243/2016, prorogato fino al 2021 –
    vedi infra), in favore dei dipendenti impiegati presso gli stabilimenti
    produttivi del gruppo ILVA. Ai relativi oneri si provvede a valere sulle
    risorse del predetto Fondo sociale per occupazione e formazione, come
    rifinanziato dal comma 122.
    Il richiamato art. 1-bis del D.L. 243/2016 ha autorizzato una spesa di 24 mln di
    euro per il 2017 allo scopo di integrare il trattamento economico dei dipendenti
    impiegati presso gli stabilimenti produttivi del gruppo ILVA per i quali sia stato
    avviato o prorogato, nel corso dello stesso anno, il ricorso alla cassa integrazione
    guadagni straordinaria (anche in relazione ad impegni dei lavoratori in corsi di
    formazione professionale per la gestione delle bonifiche relative ai medesimi
    stabilimenti). La misura è stata successivamente prorogata per il 2018 (art. 1, co.
    1167, della L. 205/2017), per il 2019 (art. 1, co. 248, della L. 145/2018), per il
    2020 (art. 11-quater, co. 1, del D.L. 162/2019) e per il 2021 (art. 9 del D.L.
    41/2021).
    CIGS per le imprese con rilevanza economica strategica
    L’articolo in esame (comma 129) proroga per gli anni 2022, 2023 e
    2024 – nel limite di spesa, rispettivamente, di 130, di 100 e di 50 mln di
    euro a valere sul Fondo sociale occupazione e formazione come
    incrementato dal comma 122 – la possibilità (di cui all’articolo 22-bis del
    D.Lgs. 148/2015), per le imprese con rilevanza economica strategica,
    anche a livello regionale e con rilevanti problematiche occupazionali, di
    richiedere un ulteriore periodo di trattamento di integrazione salariale
    straordinaria, in deroga ai limiti di durata posti dalla normativa vigente42.
    Al riguardo, si segnala che tale possibilità è stata già prorogata per il
    2022 dall’art. 1, co. 285, della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021) nel
    medesimo limite di spesa di 100 mln di euro per il medesimo anno e che la
    disposizione in esame garantisce, pertanto, formale copertura agli oneri
    42 Si ricorda che i limiti di durata della CIGS – su cui non interviene la novella di cui agli artt. da
    43 a 64 del presente disegno di legge – sono, per ogni unità produttiva, pari a: 24 mesi, anche
    continuativi, in un quinquennio mobile, per la fattispecie di programma di riorganizzazione
    aziendale; 12 mesi, anche continuativi, per la fattispecie di crisi aziendale (e connesso piano di
    risanamento), con divieto di nuova concessione prima che sia decorso un periodo pari a due
    terzi di quello relativo alla precedente concessione e fatto salvo il rispetto del limite di 24 mesi
    in un quinquennio mobile (ovvero di 30 mesi per le imprese – industriali o artigiane –
    dell’edilizia e del settore lapideo).
    ARTICOLO 1, COMMI 122-130
    259
    derivanti dalla predetta disposizione del comma 285, con riferimento
    all’anno 2023, nel quale l’onere si manifesta in termini di cassa. Inoltre, si
    rinvia all’art. 62 del provvedimento in esame che, per l’anno 2022, consente
    che il trattamento straordinario di integrazione salariare di cui all’articolo
    22-bis possa essere concesso esclusivamente per la proroga dell’intervento
    di integrazione salariale straordinaria per la causale contratto di solidarietà.
    Al riguardo appare opportuno un chiarimento in ordine al coordinamento
    tra le due disposizioni.
    L’ulteriore periodo di CIGS in oggetto può avere una durata di 12 mesi
    in caso di riorganizzazione aziendale o di contratto di solidarietà oppure di
    6 mesi in caso di crisi aziendale.
    La disposizione in commento non interviene sulla disciplina in materia di
    condizioni e presupposti per l’accesso alla proroga del richiamato
    trattamento straordinario di integrazione salariale.
    In base al richiamato art. 22-bis l’autorizzazione dell’ulteriore periodo di CIGS
    da parte delle imprese di rilevanza economica strategica è subordinata alla
    presentazione di piani di interventi volti a fronteggiare le inefficienze della
    struttura gestionale o produttiva, ovvero a gestire processi di transizione (come
    specificato dall’art. 52, co. 1, lett. b), del ddl in esame, con riferimento all’art. 21,
    co. 2, del D.Lgs. 148/2015), e comunque finalizzati al recupero occupazionale,
    anche in termini di riqualificazione professionale e di potenziamento delle
    competenze (come specificato dall’art. 52, co. 1, lett. c), del ddl in esame, con
    riferimento all’art. 21, co. 2, del D.Lgs. 148/2015)) e alla sussistenza di una delle
    seguenti ipotesi:
  2. il programma di riorganizzazione aziendale comprenda investimenti
    complessi, non attuabili nel limite temporale di durata del trattamento
    straordinario;
  3. il medesimo programma contenga piani di recupero occupazionale e
    azioni di riqualificazione non attuabili nel suddetto limite temporale;
  4. per la causale contratto di solidarietà;
  5. il piano di risanamento presenti interventi correttivi complessi, non
    attuabili nel limite temporale di durata del trattamento.
    Per le ipotesi da 1 a 3 si prevede che la proroga possa essere concessa fino ad
    un limite di 12 mesi, mentre per la quarta ipotesi si ammette un limite massimo di
    6 mesi.
    Sistema duale
    Sempre a valere sul Fondo sociale occupazione e formazione rifinanziato
    dal comma 122, vengono incrementate di 50 milioni di euro per ciascuno
    degli anni 2022, 2023 e 2024 le risorse destinate ai percorsi formativi di
    apprendistato e di alternanza scuola-lavoro (comma 130).
    Le risorse in oggetto sono quelle destinate ai percorsi formativi relativi
    all’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di
    ARTICOLO 1, COMMI 122-130
    260
    istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica
    superiore e di quelli relativi all’alternanza tra scuola e lavoro disposto
    dall’articolo 110, lett. b), della L. 205/2017 (pari a 75 milioni di euro a
    decorrere dal 2018) portando così il relativo finanziamento a 175 mln di
    euro per il 2022 (nei quali è considerato anche l’incremento di 50 mln di
    euro previsto per il medesimo anno 2022 dall’art. 1, co. 297, della L.
    178/2020) e a 125 mln di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024.
    In materia, si ricorda che nella Missione 5, Componente 1, del Piano nazionale
    di ripresa e resilienza, risorse pari a 600 mln di euro sono destinate al
    rafforzamento del Sistema duale, allo scopo di rendere i sistemi di istruzione e
    formazione più in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro, nonché
    promuovere l’occupabilità dei giovani e l’acquisizione di nuove competenze,
    soprattutto nelle aree più marginali e periferiche.
    In base alla Relazione tecnica allegata al provvedimento, le
    disposizioni prevedono proroghe di trattamenti e di rifinanziamenti nei
    limiti di spesa indicati e i cui relativi oneri sono posti a carico del Fondo
    sociale per occupazione e formazione che, anche per effetto del
    rifinanziamento del comma 1, presenta le necessarie disponibilità. Pertanto,
    dalle disposizioni di cui ai commi da 123 a 130 non derivano nuovi o
    maggiori oneri per la finanza pubblica.
    ARTICOLO 1, COMMI 131-133
    261
    Articolo 1, commi 131-133
    (Integrazione salariale per i lavoratori di Alitalia
    in amministrazione straordinaria)
    I commi da 131 a 133 prorogano di ulteriori 12 mesi il trattamento
    straordinario di integrazione salariale attualmente concesso fino, al
    massimo, al 31 dicembre 2022, ai lavoratori dipendenti di Alitalia Sai e
    Alitalia Cityliner in amministrazione straordinaria, prevedendo che tale
    trattamento possa proseguire anche successivamente alla conclusione
    dell’attività del commissario e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2023
    In relazione agli oneri delle prestazioni integrative del suddetto trattamento,
    a carico del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del
    sistema aeroportuale, viene altresì previsto un finanziamento di 32,7
    milioni di euro per il 2022 e di 99,9 milioni di euro per il 2023 in favore di
    tale Fondo, a carico del quale vengono posti altresì gli oneri dei programmi
    formativi per il mantenimento e l’aggiornamento delle qualifiche
    professionali e delle licenze necessarie per lo svolgimento della prestazione
    lavorativa.
    Al fine di garantire la continuità del sostegno al reddito dei lavoratori
    coinvolti dall’attuazione del programma della procedura di
    amministrazione straordinaria (di cui all’art. 79, co. 4-bis, del D.L.
    18/2020 – vedi infra), l’articolo in esame proroga di ulteriori 12 mesi il
    trattamento straordinario di integrazione salariale attualmente concesso ai
    suddetti lavoratori dipendenti di Alitalia Sai e Alitalia Cityliner fino, al
    massimo, al 31 dicembre 2022, dall’art. 10 del D.L. 146/2021 (comma 131,
    primo periodo).
    Il richiamato art. 79 del D.L. 18/2020 disciplina in dettaglio la costituzione di
    una nuova società di trasporto aereo, Italia Trasporto Aereo Spa (ITA S.p.a),
    controllata direttamente dallo Stato o da società a prevalente partecipazione
    pubblica, anche indiretta. La nuova società è costituita per “l’esercizio dell’attività
    d’impresa nel settore del trasporto aereo di persone”, subordinato alle valutazioni
    della Commissione europea. Il comma 4-bis del citato articolo 79 autorizza la
    costituzione di tale nuova società di trasporto aereo anche al fine
    dell’elaborazione di un piano industriale di sviluppo e ampliamento dell’offerta,
    che include strategie strutturali di prodotto. Il piano industriale può prevedere la
    costituzione di una o più società controllate o partecipate per la gestione dei
    singoli rami di attività e per lo sviluppo di sinergie e alleanze con altri soggetti
    pubblici e privati, nazionali ed esteri, nonché l’acquisto o l’affitto, anche a
    trattativa diretta, di rami d’azienda di imprese titolari di licenza di trasporto aereo
    rilasciata dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, anche in amministrazione
    straordinaria. Tale Piano per gli anni 2021-2025 è stato presentato al Parlamento,
    ARTICOLO 1, COMMI 131-133
    262
    per i prescritti pareri, il 21 dicembre 2020. Per ulteriori approfondimenti si rinvia
    al tema in materia.
    Il trattamento di integrazione salariale che viene concesso dalla norma in
    commento fino, al massimo, al 31 dicembre 2023, e dal richiamato art. 10
    del D.L. 146/2021 fino, al massimo, al 31 dicembre 2022, è quello previsto
    per i dipendenti delle aziende commissariate dall’art. 7, co. 10-ter, del D.L.
    148/1993. Tale trattamento, per la platea considerata dal presente articolo
    31, comma 1, può proseguire anche successivamente alla conclusione
    dell’attività del commissario e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2023,
    in deroga a quanto disposto dal richiamato comma 10-ter, secondo cui la
    durata dell’intervento della cassa integrazione straordinaria non può
    eccedere il termine previsto per l’attività del commissario (comma 131,
    secondo periodo).
    Per i mesi oggetto della proroga derivante dalla suddetta deroga viene
    posto un limite di spesa pari a 63,5 milioni per il 2022 e a 193,6 milioni di
    euro per il 2023 (comma 131, ultimo periodo).
    Si ricorda che identico limite di spesa per il medesimo anno 2022 è stato posto
    dal richiamato art. 10 del D.L. 146/2021 che, per garantire le prestazioni
    integrative del suddetto trattamento di integrazione salariale in considerazione
    dell’intero periodo temporale di 12 mesi ivi previsto, ha altresì previsto un
    finanziamento di 212,2 mln di euro per il 2022 in favore del Fondo di solidarietà
    per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale.
    Viene altresì disposto che le prestazioni integrative del trattamento di
    integrazione salariale per i mesi oggetto della proroga derivante dalla
    suddetta deroga, poste a carico del Fondo di solidarietà per il settore del
    trasporto aereo e del sistema aeroportuale, siano tali da garantire che il
    trattamento complessivo sia pari al 60 per cento – e non all’80 per cento,
    come previsto in via generale dall’art. 5, co. 2, del DM 95269 del 7 aprile
    2016 -, della retribuzione lorda di riferimento43 e siano riconosciute nei
    limiti di spesa di 32,7 mln di euro per il 2022 e 99,9 mln di euro per il
    2023.
    A tal fine, il Fondo viene incrementato per un importo pari ai suddetti
    limiti di spesa, il cui rispetto è monitorato dall’INPS. Qualora dal tale
    monitoraggio emergano risparmi di spesa, con decreto del Ministero del
    lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e finanze può
    essere elevata, dal 60 per cento sino ad un massimo dell’80 per cento, la
    percentuale della retribuzione che deve essere garantita dal Fondo ai
    43 Risultante dalla media delle voci retributive lorde fisse, delle mensilità lorde aggiuntive e delle
    voci retributive lorde contrattuali aventi carattere di continuità, percepite dai lavoratori
    interessati dall’integrazione salariale in commento nell’anno 2019, con esclusione dei
    compensi per lavoro straordinario.
    ARTICOLO 1, COMMI 131-133
    263
    lavoratori con riferimento all’integrazione del suddetto trattamento salariale
    (comma 132, primo, secondo, terzo, quarto e sesto periodo).
    La norma pone inoltre a carico del Fondo i programmi formativi per il
    mantenimento e l’aggiornamento delle qualifiche professionali e delle
    licenze necessarie per lo svolgimento della prestazione lavorativa; i
    programmi formativi possono essere cofinanziati dalle regioni nell’ambito
    delle rispettive misure di politica attiva del lavoro (comma 132, quinto
    periodo).
    Si dispone, infine, che le società Alitalia Sai e Alitalia Cityliner che
    usufruiscono della proroga di cui all’articolo in commento, previa
    autorizzazione dell’INPS, sono esonerate dal versamento (al Fondo di
    tesoreria dell’INPS) delle quote di accantonamento per il trattamento di fine
    rapporto, relative alla retribuzione persa a causa della riduzione oraria o
    della sospensione dal lavoro, e dal pagamento all’INPS del contributo
    previsto dalla normativa vigente per le interruzioni dei rapporti di lavoro a
    tempo indeterminato (comma 133).



    ARTICOLO 1, COMMA 134
    264
    Articolo 1, comma 134
    (Congedo di paternità obbligatorio e facoltativo)
    Il comma 134 rende strutturale, dal 2022, il congedo di paternità sia
    obbligatorio che facoltativo, confermandone la durata, pari, rispettivamente,
    a 10 giorni e ad un giorno.
    La disposizione in esame – modificando l’articolo 1, comma 354, della
    legge n. 232 del 2016 (legge di stabilità per il 2017) – rende strutturale a
    decorrere dal 2022 il congedo obbligatorio per il padre lavoratore
    dipendente (di cui all’articolo 4, comma 24, lett. a), della L. 92/2012, come
    prorogato da successivi provvedimenti – vedi infra), confermando la durata
    di dieci giorni, come previsto per il 202144 (comma 134, lett. a) e b)).
    Inoltre, dispone che dal 2022 il padre possa astenersi per un ulteriore
    giorno (in accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo
    di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima) (comma 134, lett. c)).
    In materia, si segnala che l’art. 1, co. 25, della L. 178/2020 ha esteso
    anche ai casi di morte perinatale la fruizione del congedo di paternità,
    obbligatorio e facoltativo.
    Il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, introdotto in via
    sperimentale dall’art. 4, c. 24, lett. a), della L. 92/2012, è stato oggetto di
    successive proroghe, da ultima quella disposta per il 2021 dalla legge di bilancio
    2021 (articolo 1, comma 364, della L. 178/2020) che ne ha anche elevato la durata
    a 10 giorni.
    Si ricorda che il suddetto congedo deve essere goduto (anche in via non
    continuativa) entro i cinque mesi dalla nascita del figlio e che la durata dello
    stesso era pari a 2 giorni per il 2017 (analogamente a quanto già disposto per il
    2016), a 4 giorni per il 2018 (elevabile a 5 in sostituzione della madre, in
    relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante), a 5 giorni per il
    2019 (elevabili a 6 in sostituzione della madre in relazione al medesimo periodo
    di astensione obbligatoria ad essa spettante), a 7 giorni per il 2020 (elevabili a 8 in
    sostituzione della madre in relazione al medesimo periodo di astensione
    obbligatoria ad essa spettante) e a 10 giorni per il 2021 (elevabili a 11 in
    sostituzione della madre in relazione al medesimo periodo di astensione
    obbligatoria ad essa spettante).
    In base alla Relazione tecnica, la messa a regime dal 2022 del congedo di
    paternità, con la conferma a 10 giorni, come già previsto per il 2021, sulla
    44 Si ricorda che tale congedo è attualmente operativo per i dipendenti privati, mancando per i
    dipendenti pubblici il relativo provvedimento attuativo di cui all’art. 1, c. 8, della L. 92/2012.



    ARTICOLO 1, COMMI 135-136
    266
    Articolo 1, commi 135-136
    (Fondo povertà educativa)
    I commi 135 e 136 prorogano per il 2024 gli effetti delle agevolazioni
    fiscali riconosciute alle fondazioni bancarie sotto forma di un credito
    d’imposta pari al 75% dei contributi versati al Fondo sperimentale per
    il contrasto della povertà educativa minorile istituito dalla legge di
    stabilità per il 2016. Allo scopo, viene prevista una copertura con risorse
    pari a 45 milioni con riferimento all’anno 2023 e di 25 milioni per il 2024.
    Il comma 135, con modifiche testuali apportate al comma 394, art. 1,
    della legge di stabilità 2016 (L. n. 208/2015), incide sulla disciplina relativa
    al Fondo sperimentale per il contrasto della povertà educativa minorile
    alimentato da versamenti effettuati dalle fondazioni bancarie come segue:
    • la lett. a) modifica il primo periodo del comma 394, estendendo al
    2024 il regime di agevolazione fiscale del credito d’imposta al 75% dei
    contributi versati dalle fondazioni bancarie a sostegno dei progetti
    prestabiliti finanziati a valere su detto Fondo (v. box) inizialmente
    previsto per il triennio 2016-2018 e successivamente prorogato fino al
    2023 in misura inferiore e pari al 65% dei contributi versati;
     Tale agevolazione fiscale è concessa in base all’ordine temporale delle
    comunicazioni d’impegno ai versamenti al Fondo effettuate dalle fondazioni
    rispetto ai progetti individuati con specifico protocollo d’intesa45.
    • la lett. b) modifica il secondo periodo del comma 394, disponendo la
    copertura dei maggiori oneri derivanti dalla modifica dell’agevolazione
    fiscale in esame, stimati in 25 milioni di euro per l’anno 2024.
    In proposito si ricorda infatti che l’articolo 5, comma 3, lett. a) e b) del D.L.
    105/2021 (L. 126/2021)46 , modificando il comma 394 in esame, ha previsto
    rifinanziamento del Fondo in esame nel 2023, appostando per tale anno risorse
    pari a 45 milioni di euro.

    Il comma 136 stabilisce la proroga del Fondo per il contrasto della
    povertà educativa minorile in esame per l’ulteriore biennio 2023 e 2024.
    45 Nel triennio 2016-2018, dai dati dell’Osservatorio dell’impresa sociale Con i bambini, soggetto
    attuatore della misura ai fini della tracciabilità del Fondo in esame, le Fondazioni interessate
    hanno alimentato il Fondo con circa 360 milioni di euro.
    46 Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in
    sicurezza di attivita’ sociali ed economiche, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
    126/2021.
    ARTICOLO 1, COMMI 135-136
    267
    La Legge di Stabilità per il 2016 (Legge n. 208 del 2015) ha previsto, ai commi
    392-395, l’istituzione di un Fondo sperimentale per il contrasto della povertà
    educativa minorile, con l’obiettivo di sostenere l’infanzia svantaggiata. Il Fondo è
    alimentato dai versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali è stata
    riconosciuta un’agevolazione fiscale corrispondente ad un credito di imposta del
    75% sui contributi versati a detto Fondo, nel limite complessivo di spesa pari a
    100 milioni di euro, per ciascun anno del triennio 2016-2018.
    Successivamente, la legge di bilancio 2019 (Legge n.145 del 2018, art. 1,
    commi 478-480) ha disposto la proroga di detto Fondo per il triennio 2019-2021,
    con risorse pari a 55 milioni di euro annui per finanziare la misura del credito
    d’imposta a favore delle Fondazioni di origine bancaria ridotta però al 65% dei
    contributi versati al Fondo. L’operatività del Fondo è stata ulteriormente prorogata
    per il 2022 dall’art. 63, comma 5, del D.L. n. 73/2021 (c.d. Sostegni bis) per
    finanziare il credito d’imposta al 65% dei contributi versati dalle fondazioni
    bancarie, con una copertura di 115 milioni nel 2022.
    Si ricorda che il Fondo è disciplinato dal Protocollo d’Intesa siglato da Acri
    (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa), Presidenza del
    Consiglio dei Ministri, MEF e Ministero del lavoro e delle politiche sociali e
    che il soggetto attuatore è stato individuato nella Fondazione con il Sud,
    attraverso l’impresa sociale “Con i Bambini”, appositamente costituita per lo
    scopo, al fine di garantire maggiore trasparenza e tracciabilità della gestione
    del Fondo.
    Dal punto di vista dell’attuazione, le risorse vengono assegnate tramite
    bandi, mentre le scelte di indirizzo strategico vengono definite da un apposito
    Comitato di indirizzo composto pariteticamente da Fondazioni di origine
    bancaria, Governo, organizzazioni del Terzo Settore e rappresentanti di
    ISFOL e EIEF – Istituto Einaudi per l’economia e la finanza.
    La legge di bilancio 2018 (L. 205/2017), all’art. 1, co. 230, ha poi attribuito
    all’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) il compito di definire i parametri e
    gli indicatori misurabili al fine dell’individuazione di zone di intervento
    prioritario per la realizzazione di specifici interventi educativi urgenti per il
    contrasto della povertà educativa minorile sul territorio nazionale. È stato
    così definito l’IPE – Indice di Povertà Educativa (riferito ad un target di
    giovani tra i 15 e i 29 anni) attraverso quattro dimensioni riferibili a:
    Partecipazione, Resilienza, Capacità di intessere relazioni e Standard di vita.
    Con i Bambini ha pubblicato ad oggi undici bandi ( Prima Infanzia (0-6
    anni), Adolescenza (11-17 anni), Nuove Generazioni 5-14 anni, Un passo avanti,
    Ricucire i sogni, Cambio rotta, A braccia aperte, Un domani possibile , Non uno
    di meno, Comincio da zero, Bando per le comunità educanti). Nella gestione dei
    bandi, è stato introdotto l’elemento della valutazione di impatto.
    • Stanziamenti a favore del Fondo povertà educativa