I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 


I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 

Con la circolare n. 117/2019 l’INPS ha fornito un’importante precisazione in merito alla norma contenuta nel DL 4/2019 che lasciava dubbi in materia di incumulabilità della pensione ricevuta in seguito all’adesione alla Quota 100 con i redditi da lavoro: l’Istituto ha chiarito che i redditi percepiti dopo la decorrenza della pensione relativi all’attività lavorativa svolta dai lavoratori autonomi prima della decorrenza stessa sono cumulabili.

Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo


Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo
di Barbara Weisz

Credits: Istock

Nell’ambito di contratti di espansione di aziende con oltre mille dipendenti: requisiti per i dipendenti e regole per l’uscita anticipata fino a cinque anni, con assegno fino alla pensione e ricalcolo pieno.

E’ una nuova possibilità di pensione anticipata per i lavoratori con 62 anni anni e sei mesi entro fine 2020, oppure 37 anni e 10 mesi di contributi entro il 30 settembre 2020: si tratta dello scivolo per la pensione previsto nell’ambito dei contratti di espansione, che consentono di attivare piani di esodo nei confronti di lavoratori a cui manchino al massimo 60 mesi (quindi cinque anni) per maturare la pensione di vecchiaia oppure la pensione anticipata.
Il contratto di espansione, lo ricordiamo, è utilizzabile solo dalle aziende con più di mille dipendenti, e solo nell’ambito di piani di digitalizzazione che prevedono anche assunzioni e interventi di formazione e riqualificazione del personale. Fatta questa premessa, continuiamo ad approfondire il nuovo strumento di pensione anticipata.

Sulla platea dei beneficiari c’è subito una prima precisazione: lo scivolo non si può utilizzare per raggiungere formule di pensione agevolata, come la Quota 100 o l’Opzione Donna. E’ esplicitamente previsto, infatti, che si applichi ai lavoratori a cui mancano non oltre cinque anni alla pensione di vecchiaia (avendo il requisito contributivo dei 20 anni) oppure a quella anticipata.

Facendo i calcoli, questo significa che possono accedere coloro che avranno 62 anni e sei mesi di età e almeno 20 anni di contributi al 3 dicembre 2020 (che saranno a 5 anni dai 67 anni e 6 mesi della pensione di vecchiaia 2025), oppure 37 anni e dieci mesi di contributi al 30 settembre 2020 (cinque anni ai 42 anni e dieci mesi per la pensione anticipata, considerando il blocco delle aspettative di vita fino al 2026, e i tre mesi di finestra mobile prevista dal dl 4/2019).

La circolare attuativa 16/2019 dedicata un capitolo all’uscita anticipata, dettagliandone la procedura.

Il lavoratore, ha diritto a un assegno pari alla pensione maturata nel momento in cui si ritira, fino a quando non raggiunge il diritto definitivo alla pensione di vecchiaia piena. Nel caso in cui la pensione più vicina (alla quale mancano meno di cinque anni), sia quella anticipata, il costo per l’azienda è più alto, perché deve pagare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

E’ necessaria l’adesione scritta del lavoratore all’accordo. C’è una clausola anti-esodati, in base alla quale il diritto a pensione di coloro che aderiscono allo scivolo non può essere modificato da novità in materia di riforme pensionistiche.

Le eventuali e successive norme e riforme pensionistiche non potranno in alcun caso modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento.

Scivolo pensione: contratto di espansione al via


Scivolo pensione: contratto di espansione al via
di Barbara Weisz

Credits: iStock

Attivazione contratti di espansione per grandi imprese verso la digitalizzazione: orario ridotto, cassa integrazione, formazione, assunzioni, scivolo pensione.

Contratti di espansione al via: il Ministero del Lavoro ha pubblicato le disposizioni applicative della misura introdotta con il Decreto Crescita, che consente alle imprese oltre mille dipendenti con piani di riorganizzazione finalizzati alla digitalizzazione di concordare con i sindacati riduzioni di orario e scivoli per la pensione con l’obiettivo di effettuare nuove assunzioni e riqualificare il personale.
I dettagli operativi sono contenuti nella circolare 16/2019 del ministero, attuative dell‘articolo 26-quater del dl 34/2019, che va a modificare il dlgs 148/2015.

Sono tre gli step che un’azienda deve compiere per stipulare un contratto di espansione.

Attivazione procedura sindacale: deve portare alla firma del contratto di espansione, che contiene il progetto di formazione e riqualificazione del personale, la pianificazione delle sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro, le nuove assunzioni. L’impresa deve a quantificare l’onere finanziario dell’intervento (Naspi e cassa integrazione).
Accordo di pensione anticipata: nell’ambito del contratto è possibile prevedere uno scivolo per la pensione per i lavoratori a cui mancano al massimo cinque anni (60 mesi) alla pensione di vecchiaia o anticipata. Deve esserci il consenso del lavoratore, il quale in base all’accordo che viene stipulato percepisce, fino alla maturazione della pensione, un importo a carico dell’azienda pari all’assegno previdenziale maturato al momento delle dimissioni. Nel caso in cui la pensione più vicina sia quella anticipata, l’azienda versa anche i contributi utili alla maturazione del diritto.
Piano di formazione: riguarda i lavoratori che non utilizzano lo scivolo pensionistico ma non hanno le competenze richieste dal processo di digitalizzazione, e prevede corsi di riqualificazione, con una riduzione oraria in cassa integrazione pari al massimo al 30% che corrisponda alla durata del percorso di formazione.

Il contratto di espansione deve contenere i seguenti elementi:

numero lavoratori da assumere e profili professionali,
programmazione delle assunzioni,
indicazione della durata indeterminata dei contratti, compreso l’apprendistato professionalizzante,
riduzione media orario di lavoro, lavoratori coinvolti, lavoratori che utilizzano l’esodo perla pensione,
progetto di formazione e riqualificazione: deve essere articolato e contenere una serie specifica di elementi. Il percorso deve consentire di restare in azienda almeno al 70% del personale coinvolto. Per coloro che alla fine non vengono reinseriti sono previsti ammortizzatori sociali.

L’intervento è sperimentale per gli anni 2019 e 2020, e dura al massimo 18 mesi. Quindi, nel caso in cui un’impresa avvii i contratto di espansione nel 2020, potrà utilizzarlo fino al 2021.

Per leggere la circolare clicca sul  link seguente:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2019/Circolare-n-16-del-6-settembre-2019.pdf

Ferie non godute e indennità: quando si perdono


Fonte: iStock

Se il datore di lavoro invita a fruire delle ferie e il lavoratore non lo fa, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, perde anche il diritto all’indennità sostitutiva, che invece spetta agli eredi: le sentenze della Corte di Giustizia UE.

Niente indennità sostitutiva delle ferie non fruite dal lavoratore, non richieste per sua volontà, in caso di cessazione del rapporto di lavoro. A stabilirlo è stata la Corte di Giustizia UE con le recenti sentenze C-619/16 e C-684/16). Diversamente il diritto del lavoratore a un’indennità finanziaria per le ferie non godute è trasmissibile agli eredi allorché sia deceduto (sentenza C-596/16 della stessa Corte di Giustizia UE).
I principi esposti dalla Corte si applicano sia in caso di occupazione nel settore pubblico sia in quello privato.

Ferie non richieste
In particolare il diritto alle ferie si estingue quando queste non siano state fruite per volontà del lavoratore, nonostante l’invito dal datore di lavoro a farlo. E questo principio è valido anche con riferimento al periodo minimo legale, pari a quattro settimane di ferie retribuite, generalmente un diritto irrinunciabile e mai monetizzabile se non a fine rapporto di lavoro.

Nel caso esaminato dalla Corte, circa due mesi prima della fine del rapporto, il datore di lavoro aveva invitato il lavoratore a fruire della rimanenza di ferie, senza costringerlo a osservare date prefissate. Il dipendente tuttavia aveva scelto, per ragioni proprie, di fruire di soli due giorni di ferie.

La Corte UE ha dunque chiarito che le norme UE non sono contrarie alla perdita del diritto alle ferie annuali non fruite e, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla perdita del correlato diritto a un’indennità sostitutiva per le ferie non godute quando il lavoratore non abbia formulato richiesta di fruizione prima della cessazione del rapporto di lavoro e sia stato posto dal datore di lavoro, con informazione adeguata, in condizione di fruirne in tempo utile.

Questo perché viene ritenuto non legittimo il comportamento del lavoratore che si astenga deliberatamente dal fruire le proprie ferie annuali al fine d’incrementare la propria retribuzione all’atto della cessazione del rapporto.

Indennità agli eredi
Diversamente, in caso di decesso del lavoratore che non abbia fruito delle ferie che gli spettavano, il diritto all’indennità per ferie non godute non si estingue ma si trasmette agli eredi.

Pensioni Scuola da settembre senza ritardi


 

Fonte: Pixabay

Conto alla rovescia per il I° settembre 2019: collocamento in pensione del personale della Scuola in gestione INPS.

Il collocamento in pensione del personale scolastico, alla luce della recente normativa e dalla difficoltosa gestione delle pratiche dovuta alla riforma pensionistica, ha creato alcuni dubbi tra coloro che hanno fatto domanda e attendono l’agognato traguardo, che si tratti di Quota 100 ma non solo.

In realtà, l’INPS ha più volte chiarito che non sono da temersi ritardi e slittamenti rispetto alla data del 1° settembre 2019, prevista come finestra di uscita: coloro che maturano il diritto alla pensione anticipata andranno effettivamente a riposo in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico.

L’Istituto, lo ricordiamo, nei mesi scorsi ha avviato con il MIUR una serie di iniziative per normalizzare le posizioni assicurative, potenziando gli strumenti per lo scambio dei dati con gli Uffici scolastici territoriali e le istituzioni scolastiche.
A seguito della fusione di INPDAP in INPS, ne era già stato trasferito l’intero patrimonio informativo, che ora dovrebbe essere interamente stato acquisito. Tanto che anche i dipendenti del pubblico impiego possono oggi fruire di tutti i servizi INPS online, a partire dalla verifica della posizione contributiva per finire con quello per il calcolo del TFR-TFS.

Eventuali carenze di dati sulle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, ha reso noto l’INPS nelle scorse settimane, non rischiano dunque di impedire la corretta liquidazione della pensione.

Nuovo servizio INPS online di verifica contributi lavoro


 

Informazioni sulla propria posizione previdenziale online per i dipendenti del privato: è attivo un nuovo servizio INPS online che consente di controllare costantemente i contributi versati. E’ disponibile sul sito web e sull’app INPS mobile.
Il servizio “CIP – Consultazione info previdenziali” consente di visualizzare informazioni sulla propria situazione a partire dal gennaio 2010. I dettagli sono contenuti nel messaggio INPS 2970/2019.

Al servizio si accede tramite le proprie credenziali, è possibile visionare contributi versati mese per mese, malattia, maternità.
Questi sono i dati che ciascun lavoratore può verificare per ogni mese e per ogni datore di lavoro:

denominazione del datore di lavoro;
categoria di inquadramento contrattuale (dirigente, quadro, impiegato, operaio, etc.) e la tipologia del rapporto di lavoro (tempo indeterminato, tempo determinato, tempo pieno, tempo parziale, etc.);
retribuzione imponibile a fini previdenziali, con evidenza dell’eventuale imponibile eccedente il massimale;
presenza e ammontare di conguagli effettuati per assegni al nucleo familiare, distinti in arretrati e correnti;
conguagli per permessi e congedi maternità e paternità che prevedono accredito figurativo;
conguagli malattia con accredito figurativo.

L’applicazione contiene tutti i dati dal periodo di paga gennaio 2010 al secondo mese precedente la data della ricerca.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS


Lavoratori e imprese hanno a disposizione una nuova procedura digitale INPS per chiedere il riscatto del TFR: il servizio INPS online è utilizzabile dal 29 luglio e consente di effettuare tutte le operazioni per la domandadi riscatto o per la rinuncia a una richiesta precedentemente accolta, relative a TFR e TFS, quindi trattamento di fine rapporto per i dipendenti del privato e di fine servizio per chi lavora nel settore pubblico.Le indicazioni sono contenute nel messaggio INPS 2939/2019.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS

Ai nuovi servizi si accede tramite il portale dell’istituto di previdenza, selezionando la voce “Prestazioni e Servizi”, e attivando la Scheda prestazione “Riscatti TFS e TFR”. Sono necessario le credenziali (INPS, SPID, CNS). Nel campo “Testo Libero” si inserisce la parola “Riscatti TFS e TFR” e infine va selezionato il tasto “Filtra”.

Ci sono funzionalità per il lavoratore e altre per il datore di lavoro.

Il dipendente può presentare:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per i dipendenti di enti locali e sanità);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • rinuncia al riscatto ai fini TFS/TFR;
  • simulazione del calcolo dell’onere di riscatto.

Per il datore di lavoro sono invece online le seguenti funzionalità:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per le amministrazioni statali);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • nuova domanda di riscatto ai fini TFS/TFR a rettifica della precedente già inoltrata (solo per le amministrazioni statali).

E’ disponibile un Menu “Consultazione domande inoltrate”. Le operazioni possono essere effettuate anche tramite patronati.

Pace contributiva: riscatto pensione esteso-Riscatto di Laurea.


Pace contributiva: riscatto pensione esteso

scritto il 31 Luglio 2019
Riscatto della laurea

Barbara Weisz

Istruzioni INPS per la domanda di riscatto pensione fino a cinque anni e calcolo dell’onere di riscatto agevolato laurea.

Pace contributiva e riscatto pensione

Operative le misure di pace contributiva contenute nel decreto di riforma pensioni, che permettono di riscattare fino a cinque anni di previdenza o di fruire della modalità agevolata di riscatto laurea: l’INPS ha pubblicato la circolare attuativa con le istruzioni per la domanda di riscatto, da effettuare esclusivamente in via telematica.
Il riferimento normativo è l’articolo 20 del dl 4/2019, che consente il riscatto fino a cinque anni, anche non continuativi, di contributi per la pensione. Al comma 6 è previsto il riscatto agevolato dei periodi contributivi del periodo di studi, pagando un onere ridotto (circa 5mila euro annui).

Riscatto contributi, come funziona

Per quanto riguarda il riscatto agevolato laurea, le procedure di domanda non cambiano: restano valide le istruzioni fornite con le circolari e i messaggi pubblicati in materia di riscatto del corso legale di studi, la circolare fornisce precisazioni su come di calcola l’onere di riscatto in questo caso agevolato (è pari al livello minimo imponibile annuo previsto per gli inoccupati).

Riscatto laurea, come si usa il simulatore INPS

Per quanto riguarda invece il nuovo riscatto pensione fino a cinque anni, per poterlo effettuare bisogna aver versato almeno un contributo obbligatorio, che però non può essere anteriore al 31 dicembre 1995, perché la norma esclude chi ha anzianità contributiva a questa data. Quindi, hanno diritto al riscatto contributi i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Altro requisito: beneficio riservato a coloro che non sono già titolari di pensione.

I cinque anni riscattabili non devono necessariamente essere continuativi, ma devono essere compresi fra il primo gennaio 1996 e il 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge 4/2019. L’intero periodo di riscatto deve essere compreso tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto).

Attenzione: ne consegue che il periodo oggetto di riscatto, o parte di esso, può essere anche anteriore alla data del primo contributo, o successivo a quella dell’ultimo, purché riferito al medesimo anno del contributo iniziale o finale e sempre ché sia compreso nell’intervallo 01/01/1996 – 28/01/2019.

Altra precisazione importante: il primo e l’ultimo contributo, da prendere a riferimento per collocare il periodo da riscattare, non devono necessariamente essere versati o accreditati nella stessa gestione in cui si intenda esercitare la facoltà di riscatto.

Agevolazioni fiscali su riscatto laurea: quali beneficiari?

Se l’interessato, all’atto della presentazione della domanda, risulti titolare di posizione assicurativa in più regimi previdenziali, la facoltà potrà essere esercitata in uno qualsiasi di essi.
Non è possibile riscattare un periodo per il quale siano già stati accreditati dei contributi, di qualsiasi natura, in una qualsiasi gestione previdenziale obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti e il regime previdenziale dell’Unione europea o i singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o Paesi convenzionati). Infine, sono riscattabili soltanto i periodi “non soggetti a obbligo contributivo”, non si può esercitare il riscatto pensione per recuperare periodi di attività lavorativa con obbligo del versamento contributivo.

I periodi di riscatto sono necessariamente valorizzati con il sistema contributivo, e l’onere di riscatto viene calcolato conseguentemente. Può essere versato in unica soluzione o in rate mensili, fino a un massimo di 120, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza interessi. Ricordiamo che l’onere di riscatto è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali. Se vengono interrotti i pagamenti, sarà comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

Bisogna presentare la domanda fra il 2019 e il 2021, esclusivamente in via telematica. Usando i servizi INPS on-line, accessibili tramite credenziali (PIN dispositivo, SPID almeno di Livello 2 o CNS), bisogna fare attraverso i seguenti percorsi:

per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti privati: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Riscatto di periodi contributivi”;
per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti pubblici: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Gestione dipendenti pubblici: servizi per Lavoratori e Pensionati”;
E’ possibile fare domanda anche tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN. Oppure attraverso patronati e intermediari INPS.

Anticipo sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici


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Anticipo sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici: pronte regole e decreto, manca l’accordo con l’ABI e i pareri dei Garanti e del CdS.

TFS: la simulazione si fa online
14 Marzo 2019
Come anticipato dal Governo, sta per arrivare l’atteso decreto del Ministero della Funzione Pubblica che che dà attuazione all’anticipo del TFS/TFR per i dipendenti pubblici che vanno in pensione, sotto forma di prestito erogato dal settore bancario.
Una volta in vigore, la liquidazione dell’anticipo sarà effettuata entro 75 giorni dalla richiesta, ovvero dalla dalla cessazione del servizio, per un ammontare fino a 45.000 euro.

=> Quota 100 e non solo: le trappole del nuovo TFS/TFR
TFR/TFS: la lunga attesa
Oggi, l’attesa per ricevere l’indennità di buonuscita (TFR o TFS a seconda del regime di appartenenza) da parte dei dipendenti che vanno in pensione cambia a seconda della motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

=> TFR Statali differito e a rate: regole e limiti
In assenza di questo provvedimento, i dipendenti del settore pubblico che hanno scelto di andare in pensione, per esempio, sarebbero costretti ad attendere anche fino a 6 anni (nel caso della Quota 100) prima di ricevere la liquidazione.

=> Niente anticipo TFS: liquidazione in 6 anni
Decreto TFR/TFS: l’iter
Il decreto attuativo della misura prevista dal Dl 4/2019 – che ha dato il via anche a Quota 100 e RdC – è dunque finalmente pronto, ma per dare il via definitivo all’anticipo buonuscita per i dipendenti pubblici mancano ancora l’accordo quadro con l’ABI, il parere del Garante Privacy, dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e concorrenza (AGCM ) e del Consiglio di Stato.

Solo una volta ottenuto il disco verde il DPCM sull’anticipo del TFR o TFS potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Da lì Ministero e ABI potranno stipulare l’accordo quadro sulle condizioni per la concessione del prestito, compreso il tasso di interesse. Questo dovrebbe essere più conveniente da quello attualmente previsto dagli istituti di credito, che già oggi danno la possibilità ai dipendenti pubblici di accedere a delle forme di finanziamento per l’anticipo del TFR/TFS, spesso senza limiti di importo.

I vantaggi dell’anticipo
Il tasso di interesse annuo applicato a carico del soggetto finanziato dall’anticipo del TFS/TFR, comprensivo di ogni eventuale onere, non può essere infatti superiore al limite massimo del valore dell’indice generale del Rendistato, pubblicato con cadenza mensile dalla Banca d’Italia, aumentato di 30 centesimi.

Il finanziamento previsto dal DCPM sarà inoltre esente da imposta di registro e di bollo, e da ogni altra imposta indiretta, nonché da ogni altro tributo o diritto.

Il decreto 4/2019 ha anche previsto un regime di tassazione agevolata per la buonuscita, ma solo sull’imponibile dell’indennità inferiore ai 50.000 euro. L’aliquota IRPEF sull’indennità di fine servizio, su questa quota di reddito, è così ridotta:

1,5% per le indennità corrisposte dopo 12 mesi;
3,0% per le indennità corrisposte dopo i 24 mesi;
4,5% per le indennità corrisposte dopo i 36 mesi;
6,0% per le indennità corrisposte dopo i 48 mesi;
7,5% per le indennità corrisposte dopo i 60 mesi.
Come fare richiesta
Secondo quanto previsto dal decreto, la richiesta andrà presentata all’ente erogatore del TFR/TFS, quasi sempre l’INPS, allegando la certificazione attestante il diritto all’anticipazione. Quindi bisognerà rivolgersi ad uno degli istituti di credito aderenti all’iniziativa, richiedendo l’anticipo.

Sarà poi la banca a verificare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge presso l’ente di erogazione. In caso di esito positivo la liquidazione dell’anticipo avverrà entro i successivi 15 giorni. Tra la domanda di certificazione e l’accredito del TFR non dovranno comunque passare più di 75 giorni.

Consigli per la quota 100 e TFS per i dipendenti pubblici.


La quota 100 è un’opzione che il lavoratore è libero di esercitare o meno. Quindi è su base volontaria. Se si ritiene più conveniente ritirarsi con le regole previste dalla Riforma Fornero, si è liberissimi di attendere il momento in cui si maturerà il requisito.

Penalizzazioni quota 100: fino a pensione di vecchiaia o definitiva?
Bisogna tenere presente una cosa: la quota 100 valorizza tutti i contributi versati e non solo i 38 anni di paletto minimo (o, il numero maggiore eventualmente raggiunto). Mi spiego meglio: se si avesse per ipotesi 63 anni e 40 anni di contributi ci si potrebbe ritirare con la quota 100, perché rispetta tutti e tre i requisiti necessari (la somma pari a 100, almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi). Ma la pensione viene poi calcolata in base a tutti i contributi versati, quindi in questo senso non c’è penalizzazione.

Certamente, però, restare al lavoro fino alla maturazione della pensione secondo le regole Fornero consentirebbe di versare nuovi contributi, maturando quindi un assegno previdenziale più alto.
Per i pubblici dipendenti c’è un problema molto importante!
Il conteggio dei 2 anni e novanta giorni di ritardo previsti per la liquidazione del TFS cominceranno a decorrere soltanto dal momento della maturazione del requisito previsto dalla Riforma Fornero come modificata dal successivo Decreto dell’attuale Governo:per la pensione anticipata(42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).
Per la liquidazione del TFS nel caso di pensione di Vecchiaia(67 anni di età con almeno 20 anni di anzianità contributiva) bisognerà attendere il compimento dell’età prevista per la vecchiaia.
Ci sarà quindi un notevole ampliamento dei tempi di attesa per ottenere il TFS(anche alcuni anni a seconda delle singole situazioni).
Per eventuali consigli o consulenze totalmente gratuite prendete un appuntamento con il sottoscritto telefonanddo al 040-3788-236 lasciando nella segreteria telefonica il proprio nome e numero di telefono. Vi richiamerò quanto prima.
Pietro Lettig-c/o CGIL Trieste-Via Pondares,8-34131-Ufficio Consulenza Previdenza.

14.ma pensioni 2019- Messaggio numero 2403 del 27-06-2019


Istituto Nazionale della Previdenza Sociale Messaggio numero 2403 del 27-06-2019 Direzione Centrale Pensioni Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi Roma, 27-06-2019 Messaggio n. 2403 OGGETTO: Corresponsione per l’anno 2019 della somma aggiuntiva (c.d. quattordicesima) di cui all’articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 127/2007, come modificato dall’articolo 1, comma 187, della legge 11 dicembre 2016, n. 232     Con il presente messaggio si comunica che nel mese di luglio 2019 l’Istituto provvederà d’ufficio ad erogare la somma aggiuntiva, c.d.

Sorgente: Messaggio numero 2403 del 27-06-2019