Pensione commercianti: indennizzo 2017 e 2018 in vigore


Circolare numero 77 del 24-05-2019

Circolare n. 77
Ai Dirigenti centrali e territoriali
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
territoriali delle Aree dei professionisti
Al Coordinatore generale, ai coordinatori
centrali e ai responsabili territoriali
dell’Area medico legale

E, per conoscenza,

Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo
di Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato
all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Allegati n.4
OGGETTO:

Articolo 1, commi 283 e 284, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019). Stabilizzazione dell’indennizzo per le aziende commerciali in crisi di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207. Prime istruzioni e chiarimenti

SOMMARIO:
Con la presente circolare si forniscono istruzioni e chiarimenti in materia di indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale alla luce delle novità normative introdotte dai commi 283 e 284 della legge 30 dicembre 2018, n. 145.

INDICE:

  1. Premessa
  2. Destinatari dell’indennizzo (articolo 1, comma 283)
    2.1 Categorie di iscritti alla Gestione dei commercianti beneficiarie del trattamento
    2.2 Requisiti e condizioni
  3. Decorrenza del trattamento
  4. Stabilizzazione dell’obbligo del versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)
  5. Monitoraggio degli oneri finanziari relativi all’indennizzo ed eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)
  6. Presentazione ed istruttoria delle domande di indennizzo
  7. Cause di incompatibilità
  8. Durata dell’indennizzo
  9. Premessa

Sul supplemento ordinario n. 62/L alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018 è stata pubblicata la legge 30 dicembre 2018, n. 145, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”.
L’articolo 1 della citata legge, ai commi 283 e 284, ha previsto quanto segue:
“283. A decorrere dal 1° gennaio 2019 l’indennizzo di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è concesso, nella misura e secondo le modalità ivi previste, ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 del medesimo decreto legislativo alla data di presentazione della domanda.
284. L’aliquota contributiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è dovuta, nella misura e secondo le modalità ivi previste, dagli iscritti alla gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali. Qualora dal monitoraggio degli oneri per prestazioni di cui al comma 283 e delle entrate contributive di cui al presente comma dovesse emergere, anche in via prospettica, il mancato conseguimento dell’equilibrio tra contributi e prestazioni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è adeguata l’aliquota contributiva di cui al primo periodo del presente comma. In caso di mancato adeguamento della predetta aliquota contributiva l’INPS non riconosce ulteriori prestazioni” (Allegato n. 1).
Per effetto di tale disposizione, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’indennizzo di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, diviene una misura strutturale; conseguentemente è stabilizzato l’obbligo di versamento del contributo aggiuntivo dello 0,09% destinato, in parte, al Fondo che finanzia l’indennizzo.
Con la presente circolare, acquisito il preventivo assenso del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, si forniscono istruzioni in merito all’applicazione dell’istituto in oggetto.
Per tutto ciò che non è espressamente previsto nei paragrafi che seguono, si fa rinvio, in quanto compatibili, alle norme in vigore ed alle istruzioni già fornite dall’Istituto in materia.
In particolare, per quanto riguarda requisiti, condizioni di accesso, importo, nonché utilizzazione dei periodi di erogazione dell’indennizzo ai fini pensionistici, si richiamano le istruzioni fornite con le circolari n. 111 del 25 maggio 1996, n. 39 del 18 febbraio 1998 e n. 20 del 21 gennaio 2002.

  1. Destinatari dell’indennizzo (articolo 1, comma 283)

2.1 Categorie di iscritti alla Gestione dei commercianti beneficiarie del trattamento

Ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 207/1996, e ss.mm.ii. (Allegato n. 2), richiamato dal comma 283 dell’articolo 1 della legge n. 145/2018, possono beneficiare dell’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale di cui alla legge di bilancio 2019, nei limiti delle risorse disponibili, esclusivamente gli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali gestita dall’Istituto, che esercitano, in qualità di titolari (anche in forma societaria) o coadiutori, le seguenti attività:
attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
attività commerciale su aree pubbliche, anche in forma itinerante (articolo 27 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114).
Per effetto dell’estensione operata dall’articolo 59, comma 58, della legge n. 449/1997 (cfr. la circolare n. 39/1998) rientrano nell’ambito di applicazione della norma anche i seguenti soggetti:
i titolari e coadiutori di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
gli agenti e rappresentanti di commercio di cui alla legge 3 maggio 1985, n. 204, ma non i loro coadiutori.
Alla luce dell’articolo 1 sopra citato, a titolo esemplificativo, non rientrano tra i destinatari della norma gli esercenti le seguenti attività:
gli esercenti attività commerciali all’ingrosso;
gli esercenti le “forme speciali di vendita al dettaglio” elencate all’articolo 4, comma 1, lett. h), del D.lgs 31 marzo 1998, n. 114, e ss.mm.ii. (Allegato n. 3), ossia gli esercenti le attività commerciali effettuate al di fuori dei tradizionali negozi di vicinato, banchi o mercati, quali, a titolo esemplificativo, il commercio elettronico, la vendita presso il domicilio dei consumatori, la vendita per corrispondenza o tramite televisione, la somministrazione o vendita di alimenti e bevande in luoghi non aperti al pubblico effettuata esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi (ad esempio, scuole, ospedali, circoli privati, mense aziendali);
gli esercenti attività di intermediazione diversa da quella prevista dalla legge n. 204/1985 quale, ad esempio, quella svolta da procacciatori e agenti d’affari, agenti assicurativi, agenti immobiliari, promotori finanziari.
Possono, invece, beneficiare dell’indennizzo i titolari di imprese che esercitano contemporaneamente plurime attività commerciali, come avviene, ad esempio, nei casi di esercizio congiunto di commercio all’ingrosso e al dettaglio. In tali casi, indipendentemente dalla loro prevalenza, ciò che rileva è che il soggetto richiedente, al momento della cessazione dell’attività, eserciti un’attività indennizzabile.
Si precisa che l’erogazione dell’indennizzo deve essere richiesta con riferimento all’ultima attività commerciale cronologicamente cessata. Pertanto, non può fruire del beneficio il soggetto che, dopo aver cessato un’attività di commercio rientrante nell’ambito di applicazione della norma, abbia successivamente cessato un’altra attività non indennizzabile.
In merito alle richieste di indennizzo effettuate dai coadiutori, come già specificato alle Strutture territoriali con il messaggio n. 212 del 24 luglio 2002, deve tenersi conto della cessazione definitiva dell’attività commerciale del soggetto titolare. Pertanto, il coadiutore può beneficiare dell’indennizzo solo se ha cessato l’attività in concomitanza e per effetto della cessazione definitiva dell’attività esercitata dal titolare.

2.2 Requisiti e condizioni

L’indennizzo spetta ai soggetti di cui al precedente paragrafo 2.1 che, alla data di presentazione della domanda, siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 207/1996, come di seguito riepilogati:
abbiano compiuto almeno 62 anni, se uomini, ovvero almeno 57 anni, se donne;
risultino iscritti, al momento della cessazione dell’attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o di coadiutori, alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali.
Si precisa che i 5 anni, di cui alla precedente lettera b), non devono essere necessariamente continuativi, ma devono sussistere al momento della cessazione dell’attività lavorativa ed essere connessi all’attività commerciale per la quale si richiede l’indennizzo.
Per le ipotesi in cui, in capo all’avente diritto all’indennizzo, risultino omissioni contributive, il trattamento potrà essere erogato sulla base delle istruzioni fornite alle Strutture territoriali con il messaggio n. 155 del 4 dicembre 1997 e con il citato messaggio n. 212/2002, che prevedono la possibilità di compensare sull’ammontare dell’indennizzo, nei limiti di un quinto, l’omissione contributiva.
La possibilità di concedere l’indennizzo e recuperare sul medesimo, nei limiti del quinto, le omissioni contributive è esclusa nei casi in cui il contribuente non abbia mai presentato una dichiarazione dei redditi d’impresa, pur in presenza del relativo obbligo.
L’erogazione dell’indennizzo è altresì subordinata alla condizione che i predetti soggetti:
abbiano cessato definitivamente l’attività commerciale.
In merito alla cessazione dell’attività commerciale, si precisa che possono beneficiare della misura introdotta dalla legge di bilancio 2019, purché in possesso di tutti i requisiti previsti dall’articolo 2 del decreto legislativo n. 207/1996 al momento della domanda, coloro che cessano l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore della legge di bilancio 2019.
La cessazione deve essere definitiva e riguardare l’intera attività commerciale esercitata. Pertanto, non possono fruire dell’indennizzo coloro che hanno trasferito a terzi, a qualsiasi titolo, l’attività commerciale o hanno trasferito rami aziendali o quote di partecipazioni sociali (a titolo esemplificativo, nei casi di cessione, donazione o concessione in affitto d’azienda);
abbiano riconsegnato al Comune di competenza l’autorizzazione/licenza amministrativa di cui erano intestatari, ove la stessa fosse stata richiesta per l’avvio dell’attività, o avere comunicato la cessazione dell’attività commerciale all’ente comunale.
In caso di titolarità di più autorizzazioni, la riconsegna deve riguardare tutti i titoli di cui il soggetto sia stato in possesso.
Sono esclusi dall’ambito di applicazione della norma in commento i soggetti che hanno ceduto, venduto o donato la licenza/autorizzazione o, se in possesso di più di una licenza (ad esempio, ambulanti che svolgono attività in più comuni) ne abbiano ceduto, venduto o donate solo alcune;
il soggetto titolare dell’attività si sia cancellato dal Registro delle imprese presso la Camera di Commercio o dal Repertorio Economico Amministrativo – REA (per gli agenti e rappresentanti di commercio in seguito alla soppressione del relativo Ruolo è stata inserita nella struttura del REA un’apposita sezione).
Si rammenta che la cancellazione dal Registro delle imprese è una condizione per l’erogazione del trattamento (cfr. in proposito le sentenze della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 27675 del 20.12.2011 e n. 847 del 23.01.2012).
Pertanto, ove il soggetto richiedente, in possesso di tutti i requisiti, abbia presentato domanda di cancellazione ma, al momento della domanda di indennizzo, la predetta condizione non risulti ancora dal Registro delle imprese, la Struttura territoriale compente non dovrà trasmettere la domanda al Comitato amministratore con parere sfavorevole ma tenerla in apposita evidenza in attesa dell’avvenuta cancellazione.

  1. Decorrenza del trattamento

L’indennizzo, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, in presenza di tutte le condizioni di legge, spetta dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda.
Come evidenziato al precedente paragrafo, la cancellazione dal Registro delle imprese, di cui alla precedente lettera c), è una condizione essenziale per l’erogazione del trattamento.
Nell’ipotesi in cui la suddetta cancellazione abbia una data successiva alla domanda di indennizzo, la decorrenza del trattamento dovrà essere differita al primo giorno del mese successivo all’avvenuta cancellazione. Qualora, invece, la cancellazione risulti in data anteriore rispetto alla domanda di indennizzo, il trattamento decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla domanda di indennizzo.
La decorrenza degli indennizzi concessi in base alle disposizioni illustrate con la presente circolare, in presenza dei requisiti di legge, non potrà essere, in ogni caso, antecedente al 1° febbraio 2019, primo giorno del mese successivo all’entrata in vigore della legge di bilancio 2019.

  1. Stabilizzazione dell’obbligo del versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)

L’indennizzo introdotto dalla legge di bilancio 2019, come illustrato in premessa, è diventato una misura strutturale; tuttavia, la concessione dello stesso rimane subordinato, come già stabilito dall’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, alla disponibilità delle risorse del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del medesimo decreto.
Ciò posto, al fine di garantire le finalità delle disposizioni in commento, l’articolo 1, comma 284, della legge n. 145/2018, congiuntamente alla stabilizzazione dell’indennizzo, ha anche ripristinato, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’obbligatorietà del contributo aggiuntivo di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 207/1996, e ss.mm.ii., nella misura e secondo le modalità previste nel medesimo decreto.
Pertanto, a decorrere dall’entrata in vigore della legge di bilancio 2019, gli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali, unitamente alla contribuzione dovuta ai sensi della legge 2 agosto 1990, n. 233, e ss.mm.ii., sono tenuti al versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,09%. Tale aliquota, per la quota pari allo 0,07%, è destinata al finanziamento del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 207/1996, mentre, la restante quota, pari allo 0,02%, è devoluta alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali.

  1. Monitoraggio degli oneri finanziari relativi all’indennizzo ed eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)

Come già specificato, l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale, introdotto dalla legge di bilancio 2019, è concesso dall’Istituto nei limiti della disponibilità delle risorse del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 207/1996.
L’Istituto effettua il monitoraggio degli oneri derivanti dall’erogazione della prestazione in commento.
Come previsto al comma 284 dell’articolo 1 della legge n. 145/2018, “qualora dal monitoraggio degli oneri per prestazioni di cui al comma 283 e delle entrate contributive di cui al presente comma dovesse emergere, anche in via prospettica, il mancato conseguimento dell’equilibrio tra contributi e prestazioni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è adeguata l’aliquota contributiva di cui al primo periodo del presente comma”.
In caso di esaurimento delle risorse e di mancato adeguamento della predetta aliquota contributiva, non saranno prese in considerazione ulteriori domande di indennizzo secondo le modalità stabilite al comma 5 dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 207/1996.
Ai fini dell’eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, il monitoraggio riguarderà sia le entrate contributive sia gli oneri derivanti dall’erogazione delle prestazioni e sarà finalizzato alla verifica del loro relativo equilibrio, anche in via prospettica.

  1. Presentazione ed istruttoria delle domande di indennizzo

La domanda diretta ad ottenere l’indennizzo ai sensi della legge di bilancio 2019 deve essere indirizzata alla Struttura territorialmente competente e presentata telematicamente all’Istituto, direttamente dal cittadino in possesso delle credenziali di accesso (PIN rilasciato dall’Istituto, SPID o Carta Nazionale dei Servizi) tramite il servizio “Domanda Indennità commercianti”, accessibile dal sito http://www.inps.it cliccando su “Tutti i servizi” > “Domanda Indennità commercianti”, oppure per il tramite dei Patronati o degli altri soggetti abilitati all’intermediazione delle istanze di servizio all’INPS o, in alternativa, tramite il Contact Center INPS.
Le domande già presentate, a decorrere dal 1° gennaio 2019, utilizzando il vecchio modello, non dovranno essere ripresentate e saranno ricaricate d’ufficio tenendo conto della data della domanda originariamente presentata.
L’istruttoria delle domande deve essere effettuata dalle Strutture territoriali competenti, come di consueto, secondo l’ordine cronologico di presentazione, sulla base delle istruzioni fornite con la circolare n. 47 del 27 marzo 2012, verificando, in particolare, tramite gli archivi dell’Istituto, i dati forniti e le dichiarazioni rese dall’interessato nella domanda.
Si rammenta che le domande che le Strutture territoriali, a seguito dell’istruttoria, ritengono di non poter accogliere, devono essere trasmesse alla Direzione centrale Pensioni – Area Contenzioso dell’Assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, della Gestione separata e delle forme esclusive dell’Ago, utilizzando esclusivamente il Sistema Gestione Documentale (SGD), per essere sottoposte all’esame del competente Comitato, che decide sulla concessione degli indennizzi in via definitiva (cfr. la circolare n. 159 del 16 dicembre 2004 e il messaggio n. 4832 del 21 maggio 2014, paragrafo 1.3).
La domanda deve essere corredata della scheda istruttoria, allegata alla presente circolare (Allegato n. 4). Tale scheda deve essere debitamente compilata, datata, firmata in modo leggibile e deve indicare i motivi ostativi all’accoglimento, nonché contenere la relativa documentazione a supporto.
Avverso le decisioni del Comitato, il richiedente potrà adire esclusivamente l’Autorità giudiziaria.
I provvedimenti di accoglimento continuano invece ad essere adottati direttamente dalle Strutture territoriali.

  1. Cause di incompatibilità

L’indennizzo, come stabilito dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 207/1996, è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro autonomo, subordinato o occasionale ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.
Si ribadisce, pertanto, che il soggetto richiedente non deve svolgere attività lavorativa né al momento della domanda di indennizzo né successivamente alla decorrenza del trattamento.
In proposito, si precisa che non costituisce causa di incompatibilità la circostanza che il soggetto richiedente la prestazione rivesta la qualifica di “socio accomandante” di una società in accomandita semplice (cfr. la circolare n. 12 del 1 febbraio 2008). Pertanto, la semplice partecipazione agli utili della società senza obbligo di iscrizione alla Gestione dei commercianti non impedisce di per sé l’erogazione dell’indennizzo.
L’erogazione dell’indennizzo cessa dal primo giorno del mese successivo a quello in cui il beneficiario riprenda una qualsiasi attività di lavoro autonomo, subordinato o occasionale ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.
Cessata l’attività di lavoro che ha determinato la decadenza dell’indennizzo non sarà possibile né rispristinare l’erogazione dello stesso, né presentare una nuova domanda per la medesima attività cessata.
In merito ai rapporti tra indennizzo e trattamenti pensionistici diretti, su espressa indicazione ministeriale, la prestazione in argomento è compatibile con l’erogazione di qualsiasi trattamento pensionistico diretto, ad esclusione della pensione di vecchiaia.
Pertanto, sono confermate le istruzioni fornite dall’Istituto alle Strutture territoriali con il messaggio n. 7384/2014, paragrafo 1, e con il successivo messaggio n. 604/2015, paragrafo 3.
L’indennizzo non spetta nel caso in cui il richiedente o il beneficiario siano titolari di un trattamento pensionistico di vecchiaia.

  1. Durata dell’indennizzo

L’indennizzo, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, spetta fino a tutto il mese in cui il beneficiario compie l’età pensionabile ordinaria prevista dalla legge in vigore nella Gestione dei commercianti.
Nelle ipotesi in cui il soggetto al momento del compimento dell’età pensionabile abbia anche il requisito contributivo minimo dei 20 anni e, per l’accesso alla pensione di vecchiaia, siano previste le c.d. finestre di accesso (attualmente non vigenti), ai sensi dell’articolo 19-ter del decreto-legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 2/ 2009, l’indennizzo spetta fino alla “prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia”.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3
Allegato N.4

 

Ricongiunzione onerosa.Convenienze per le casse dei professionisti.


La Cassazione sblocca la ricongiunzione nelle Casse private riproponendo un annoso dubbio: ecco quando ricongiungere potrebbe essere meglio che cumulare.

Recentemente, la Corte di Cassazione ha smentito l’interpretazione INPS che bloccava la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle Casse dei professionisti (sentenza n. 26039/2019).
La possibilità di spostare i contributi in un’unica gestione privata, in base alla legge 45/1990, può risultare persino conveniente anche rispetto al cumulo, consentendo di calcolare la pensione con le specifiche regole della Cassa.

Pensione con regole private
Questo significa, ad esempio, che professionisti come i medici che hanno frequentato una scuola di specializzazione potrebbero chiedere di trasferire dall’INPS all’ENPAM i contributi prelevati sulle borse di studio e per tutti i compensi per i quali, per varie ragioni, i versamenti sono stati fatti alla gestione separata INPS, cosa finora resa impossibile.

Il vantaggio risiede nella possibilità di ricevere un’unica pensione dall’ente di categoria, con le sue regole. Gli assegni versati dall’ente di previdenza professionale, come quello dei medici e degli odontoiatri, non seguono infatti le normali regole pubbliche e spesso risultano più convenienti rispetto a quelle dell’INPS.

Ad esempio per quanto riguarda la reversibilità:

l’ENPAM riconosce al coniuge il 70%, al figlio orfano l’80% e a due figli orfani il 90%.
La pensione ENPAM, anche quella di reversibilità, è inoltre cumulabile con altri redditi, senza decurtazioni.

In casi di inabilità pervenuta con riscatto ancora in corso,l’ENPAM riconosce subito il vantaggio derivanti dagli anni riscattati e detrae semplicemente le rate restanti dalla pensione mensile.

A differenza dell’INPS, l’ENPAM non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

Ovviamente per capire se è meglio ricongiungere i contributi o cumularli bisogna analizzare costi e benefici dell’operazione e l’importo della pensione futura caso per caso. In linea generale però scegliere la ricongiunzione onerosa, in alternativa al cumulo o alla totalizzazione, è un’opzione da valutare attentamente.

RICONGIUNZIONE ONEROSA DEI CONTRIBUTI VERSATI NELLA GESTIONE SEPARATA


Barbara Weisz

Cassazione smentisce l’interpretazione INPS che blocca la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle casse dei professionisti.
I lavoratori che hanno contributi in gestione separata INPS e presso una cassa privata dei professionisti possono scegliere la ricongiunzione nella gestione privata: lo stabilisce una sentenza di Cassazione, fornendo una sorta di interpretazione autentica della normativa che, sostanzialmente, smentisce l’INPS.

L’istituto previdenziale aveva presentato ricorso contro una richiesta di ricongiunzione contributi, ritenendo non applicabile al ricongiunzione in base alla legge 45/1990, che contiene appunto le norme sulla ricongiunzione onerosa dei contributi, operazione che consente di spostare tutti i contributi versati in un’unica gestione, che calcolerà poi la pensione con le proprie regole.
Nel caso specifico, il lavoratore aveva contributi versati alla gestione separata INPS e a una cassa professionale (commercialisti). Secondo l’INPS in questo caso il lavoratore avrebbe dovuto scegliere il cumulo oppure la totalizzazione, ma non la ricongiunzione onerosa, dalla quale sostanzialmente l’istituto esclude la gestione separata, che calcola la pensione interamente con il contributivo.

La Corte ha invece stabilito che l’operazione è ammissibile, in base al comma 2, articolo 1, della sopra citata legge 45/1990, in base alla quale

può utilizzare la ricongiunzione il libero professionista che «è stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista».
La sentenza di Cassazione (26039/2019) prende come riferimento una sentenza della Corte costituzionale (61/1999), in base a cui la norma sopra citata non prevede alcun limite, né relativo alla disomogeneità del metodo di calcolo né alla possibilità di effettuare l’operazione solo in entrata (l’INPS consente la ricongiunzione dalle casse professionali alla gestione separata, ma non viceversa).

In conclusione, la Suprema Corte stabilisce che il professionista può quindi decidere di operare la ricongiunzione onerosa, tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della totalizzazione.

Proroghe contenute nel ddl. di bilancio per il 2020.


APE Sociale
L’anticipo pensionistico regolamentato dalla legge 232/2016, comma 179, resta valido anche per tutto il 2020. Spetta, lo ricordiamo, a coloro che hanno almeno 63 anni di età, ricadono in una delle quattro tipologie ammesse e hanno 30 anni di contributi oppure 36 nel caso di addetti a mansioni gravose.

Le regole sono le stesse applicate negli scorsi anni: utili strumenti di prassi sono la circolare INPS 100/2017 e la sezione dedicata alle FAQ (risposte alle domande più frequenti) sul portale dell’istituto di previdenza. La proroga è contenuta nell’articolo 56 del ddl di Bilancio, e riguarda l’intero 2020.

Hanno diritto all’APE Social tutti coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2020. La presentazione delle domande sarà regolamentata da apposito provvedimento dell’INPS (come già avvenuto nel 2019).

Le scadenze sono le stesse applicate quest’anno: la prima domanda, di certificazione dei requisiti, va presentata all’INPS entro il 31 marzo oppure entro il 15 luglio: nel primo caso, l’INPS risponde rispettivamente entro il 30 giugno o entro il 15 ottobre. Resta aperta la possibilità di presentare la richiesta di certificazione del diritto anche successivamente al 15 luglio, ma entro il 30 novembre: in questo caso però non c’è la certezza che la domanda venga accolta anche nel caso di possesso di tutti i requisiti: l’INPS lavorerà queste richieste solo se ci sono ancora risorse disponibili. Dopo aver ottenuto la certificazione del diritto da parte dell’INPS, si può presentare la domanda vera e propria.

Ricordiamo in estrema sintesi che le quattro categorie di lavoratori con accesso all’APE Sociale sono i disoccupati involontari (licenziamento, scadenza contratto a termine, dimissioni per giusta causa), i caregiver, i lavoratori con disabilità pari almeno al 74%, e gli addetti a mansioni gravose. Per ognuno di queste categorie sono necessari specifici requisiti.

L’APE Social consiste in un assegno che accompagna il lavoratore alla maturazione della pensione vera e propria, che è pari alla pensione maturata al momento della domanda, e viene versato in 12 mensilità. Il trattamento è totalmente a carico dello Stato (contrariamente all’APE Volontario, prestito finanziato dal sistema bancario e con restituzione sulla pensione).

Opzione Donna
Opzione Donna: requisiti e richiesta
Questa forma di pensione anticipata destinata esclusivamente alle donne viene estesa alle lavoratrici dipendenti nate nel 1961 e alle autonome nate nel 1960. In pratica, si tratta delle lavoratrici che maturano i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2019 (e non più entro il 31 dicembre 2018): 58 o 59 anni di età (rispettivamente se dipendenti o autonome), e 35 anni di contributi.
Restano valide tutte le regole precedentemente applicate: l’Opzione Donna comporta il calcolo interamente contributivo della pensione, c’è una finestra per la decorrenza della pensione di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Le lavoratrici della Scuola devono presentare domanda entro il 29 febbraio 2020.

La proroga è contenuta nell’articolo 57 del ddl di Bilancio. Non sono previsti ulteriori decreti attuativi, si attendono solo le istruzioni INPS per la presentazione della domande 2020.

Rivalutazione pensioni
Pensioni: rivalutazione fino a 2mila euro
15 Ottobre 2019
Dal 2020, vengono rivalutate al 100% le pensioni fino a quattro volte il minimo (2mila 054 euro lordi). Per le altre fasce, restano le attuali percentuali di rivalutazione:
77% fra quattro e cinque volte il minimo,
52% fra cinque e sei volte il minimo,
47% fra sei e otto volte il minimo,
45% fra otto nove volte il minimo, 40% per le pensioni più alte.
Tutto questo vale per il biennio 2020-2021. A partire dal 2022 salgono anche le percentuali di rivalutazione per gli assegni superiori a quattro volte il minimo, nel seguente modo: al 90% fra quattro e cinque volte il minimo, 75% per gli importi superiori. Le novità sono contenute nell’articolo 58 del ddl di Bilancio e si applicano automaticamente.

DDL.Legge di bilancio 2019-2020


Pensioni: APe Social
Trova una nuova conferma l’APe sociale, potranno accedere all’anticipo pensionistico a carico dello Stato introdotto dalla Legge di bilancio 2017 i lavoratori che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2020.

Pensioni: Opzione Donna
Prorogata anche l’Opzione Donna che consente alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2019 maturano 35 anni di contributi e un’età pari o superiore a 58/59 anni (dipendenti/autonome) di andare in pensione anticipata.

Pensioni: rivalutazioni
Viene introdotta una mini rivalutazione delle pensioni. Per il 2020-2021:

100% per pensioni fino a 4 volte il minimo INPS;
77% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS;
52% per i trattamenti tra 5 e 6 volte il minimo;
47% per i trattamenti pensionistici tra sei e otto volte il trattamento minimo INPS;
45% per i trattamenti tra otto volte e nove volte il trattamento minimo;
40% per i trattamenti superiori a nove volte il minimo;
A decorrere dal l° gennaio 2022 verranno riviste le fasce di rivalutazione parziale.

Costo del lavoro
Previsto un finanziamento della spesa definito in 3 miliardi per il 2020 e 5 miliardi per il 2021, per garantire detrazioni di imposta a tutti i lavoro dipendenti con redditi fino a 35mila euro, compreso il Bonus Renzi di 80 euro in busta paga. Previsto in merito un provvedimento separato.

Pensioni: ricongiunzione anche in gestione separata.


di Barbara Weisz

 

Cassazione smentisce l’interpretazione INPS che blocca la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle casse dei professionisti.
I lavoratori che hanno contributi in gestione separata INPS e presso una cassa privata dei professionisti possono scegliere la ricongiunzione nella gestione privata: lo stabilisce una sentenza di Cassazione, fornendo una sorta di interpretazione autentica della normativa che, sostanzialmente, smentisce l’INPS.

L’istituto previdenziale aveva presentato ricorso contro una richiesta di ricongiunzione contributi, ritenendo non applicabile al ricongiunzione in base alla legge 45/1990, che contiene appunto le norme sulla ricongiunzione onerosa dei contributi, operazione che consente di spostare tutti i contributi versati in un’unica gestione, che calcolerà poi la pensione con le proprie regole.
Nel caso specifico, il lavoratore aveva contributi versati alla gestione separata INPS e a una cassa professionale (commercialisti). Secondo l’INPS in questo caso il lavoratore avrebbe dovuto scegliere il cumulo oppure la totalizzazione, ma non la ricongiunzione onerosa, dalla quale sostanzialmente l’istituto esclude la gestione separata, che calcola la pensione interamente con il contributivo.

La Corte ha invece stabilito che l’operazione è ammissibile, in base al comma 2, articolo 1, della sopra citata legge 45/1990, in base alla quale

può utilizzare la ricongiunzione il libero professionista che «è stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista».
La sentenza di Cassazione (26039/2019) prende come riferimento una sentenza della Corte costituzionale (61/1999), in base a cui la norma sopra citata non prevede alcun limite, né relativo alla disomogeneità del metodo di calcolo né alla possibilità di effettuare l’operazione solo in entrata (l’INPS consente la ricongiunzione dalle casse professionali alla gestione separata, ma non viceversa).

In conclusione, la Suprema Corte stabilisce che il professionista può quindi decidere di operare la ricongiunzione onerosa, tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della totalizzazione.

 

Pensione Precoci: requisiti 2020 per Quota 41.


 

Credits: iStock

Per i lavoratori precoci la legge prevede la possibilità di andare in pensione anticipata a prescindere dall’età con quota 41: tutti i requisiti richiesti.
Per i cosiddetti lavoratori precoci la normativa vigente prevede alcune particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, dando loro la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto alla maturazione dei requisiti previsti dall’attuale sistema previdenziale. Si tratta peraltro di una misura che dovrebbe essere confermata con la prossima Legge di Bilancio 2020.

Pensione anticipata precoci: requisiti
In particolare, i lavoratori precoci iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle forme sostitutive o esclusive della medesima, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età possono ritirarsi con la quota 41, ossia al perfezionarsi, entro il 31 dicembre 2026, di 41 anni di contribuzione, a prescindere dal requisito anagrafico, a patto di rientrare in una delle categorie con diritto all’APe sociale.

Per poter andare in pensione con la quota 41, a prescindere dall’età, ai lavoratori precoci vengono infatti richiesti ulteriori requisiti, che limitano l’opzione a quattro categorie di lavoratori:

dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;
caregiver, ovvero lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194;
lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, con una percentuale di invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Le mansioni faticose che permettono questo specifico pre-pensionamento devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011. Ad esse si aggiungono ulteriori professioni indicate nella Legge di Bilancio 2017.

Quota 41: anche con cumulo
Il requisito contributivo di 41 anni può essere perfezionato, su domanda dell’interessato, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ma ci sono differenze in termini di decorrenza del trattamento:

i lavoratori che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2019 conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione degli stessi, secondo le disposizioni previste dai rispettivi ordinamenti;
i lavoratori che maturano requisiti dal 1° gennaio 2019, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa finestra.
Pensione anticipata precoci: domanda
Per accedere al beneficio è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno. Eventuali domande tardive, presentate comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso di risorse finanziarie residue.

domande entro il 1° marzo

Solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata online sul sito INPS, tramite Contact Center o rivolgendosi ai Patronati.

 

Legge di Bilancio 2020.


Alla fine, Quota 100 resta invariata almeno per il 2020: in Legge di Bilancio non ci sono modifiche alle finestre di decorrenza della pensione né un’abolizione anticipata rispetto alla scadenza naturale del 2021. Come preannunciato, vengono invece prorogate di un anno sia l’Opzione Donna sia l’APE Social. Infine, è stata annunciata la rivalutazione piena per i trattamenti fra tre e quattro volte il minimo.

-Quota 100, che come detto resta invariata. Dunque, si potrà continuare ad andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi fino al 31 dicembre 2021.
-Non ci sono marce indietro sulla pensione anticipata senza applicazione degli scatti di aspettative di vita fino al 2026, quindi anche in questo caso le regole restano immutate: il requisito resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.
-Proroga Opzione Donna e APE Social
Non è chiaro quali siano i termini di questo rinnovo. Il comunicato stampa del Governo parla di “possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata con l’Opzione Donna anche per il 2020”, una formulazione relativamente generica. L’ipotesi più probabile sembra la proroga di un anno, che consentirebbe dunque di andare in pensione anticipata alle lavoratrici che compiono 58 o 59 anni, rispettivamente se dipendenti o autonome, entro il 31 dicembre 2018, avendo alla stessa data anche 35 anni di contributi.

-La pensione con l’Opzione Donna è calcolata interamente con il sistema contributivo: la lavoratrice in pratica va in pensione prima ma rinuncia a una parte dell’assegno, con un taglio che può arrivare al 20-30%. Previste delle finestre fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

-Proroga di un anno anche per l’APE Sociale, che dunque sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2020: l’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, consente di ritirarsi con 30 o 36 anni di contributi a determinate categorie di lavoratori (disoccupati, caregiver, disabili, addetti a mansioni faticose).
-Rivalutazione assegni
Infine la mini-rivalutazione, che riguarda le pensioni fra tre e quatto volte il minimo, ovvero fra 1.522 e 2mila 29 euro lordi al mese (si tratta di una platea di due milioni e mezzo di pensionati). Attualmente questi trattamenti si rivalutano “parzialmente” al 97%, mentre dal prossimo primo gennaio riprenderanno a rivalutarsi al 100%.

 

Notizie.


Gli omicidi accaduti alla Questura di TRIESTE venerdì 4 ottobre hanno colpito profondamente. Mi auguro che quanto avvenuto non incida negativamente né provochi speculazioni sulla funzionalità dei Centri di salute mentale triestini che sono considerati i migliori in tutti i Paesi del mondo.La riforma dei manicomi avviata da Basaglia deve poter continuare.
Ma ci si chiede come viva la gente questi e altri avvenimenti o in generale: qual’è il “vissuto” delle persone nel mondo di oggi e della globalizzazione.
A questo proposito mi piace pubblicare il seguente commento di Pier Armando Rovatti, apparso sul giornale “Il Piccolo” del 4.10.2019,prima degi avvenimenti di Trieste,che mi sembra uno dei più intelligenti apparsi negli ultimi tempi.Vi invito a leggerlo integralmente(tempo di lettura da me stimato 3-5 minuti).

 

 

La pensione anticipata 2019 e 2020


Blocco scatti aspettative di vita per la pensione anticipata fino al 2026: requisiti anagrafici, contribuzione utile, regole per il comparto Scuola e i professionisti.

Insieme alla quota 100 è stata la misura di riforma pensioni più rilevante del 2019: la pensione anticipata si è infatti avvicinata rispetto alle vecchie regole, perché non ha più subito la prevista applicazione degli adeguamenti alle aspettative di vita. Questo vale anche per chi aspira a ritirarsi nel 2020 perché , fino al 2026 , continuano a non applicarsi più gli scatti  per aspettative di vita . Rimane anche la finestra mobile di tre mesi fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione (durante la quale si può continuare a lavorare).

Requisiti pensione anticipata 2020

I requisiti per la pensione anticipata nel 2020 restano quelli del 2019 (e del 2018): gli uomini possono ritirarsi con 42 anni e dieci mesi di contributi, le donne con un anno in meno, ossia 41 anni e dieci mesi. Non rileva in alcun modo l’età anagrafica, contano solo i contributi.

Si possono contare tutti i contributi versati o accreditati (compresi quelli da riscatto, i contributi figurativi, i contributi volontari e via dicendo). E’ però necessario avere almeno 35 anni effettivamente versati (senza contare, quindi, i contributi figurativi accreditati per malattia, infortunio o disoccupazione/NASPI ).

Il blocco degli scatti è stabilito fino al 2026. Salvo cambiamenti legislativi, i requisiti sopra esposti restano immutati fino al 31 dicembre di tale anno.

Per le pensioni di vecchiaia, alle quali invece si applicano gli adeguamenti,  continueranno ad aggiungersi gli scatti.

Decorrenza pensione anticipata

Per andare in pensione anticipata, anche nel 2020 bisognerà aspettare tre mesi da quando si matura il requisito.

Il personale della Scuola continua ad applicare l’articolo 59, comma 9, della legge 449/1997, per cui la cessazione dal servizio ha effetto dall’inizio dell’anno scolastico o dell’anno accademico e presentare le dimissioni entro la data che verrà stabilita dal MIUR.

Le nuove regola riguardano esclusivamente gli iscritti alle diverse gestioni INPS o EX-INPDAP. Coloro che invece pagano i contributi alle casse previdenziali dei professionisti continuano ad applicare le regole previste dall’istituto di appartenenza.

Resta la possibilità di andare in pensione di anzianità a 63 anni (comma 11 dello stesso articolo 24 dl 201/2011) e 20 anni di contributi (effettivi) per coloro che sono interamente nel contributivo (primo accredito successivo al primo gennaio 1996). Ma in questo caso continuano ad applicarsi gli scatti alle aspettative di vita: dal 2019 il requisito è pari a 64 anni.

 

 

Tutti i modi andare in pensione nel 2019 e 2020


Tutti i modi andare in pensione nel 2019 e 2020

Nel 2021 è prevista una nuova riforma previdenziale che introdurrà nuove formule di pensione anticipata in sostituzione di formule come la Quota 100, che rimane confermata come sperimentale per il triennio 2019-2021. Per il 2020 il Governo ha intanto previsto anche il rinnovo di Opzione Donna e APE Sociale

Dunque, da qui al prossimo anno il quadro resta sostanzialmente invariato rispetto a quanto introdotto dalla Legge di Stabilità 2019 e dal decreto Quota 100 in tema di Riforma delle Pensioni, con l’obiettivo di garantire nel medio periodo che i lavoratori fruiscano delle formule introdotte per un’uscita agevolata dal mercato del lavoro.

Vediamo, anche a fronte delle ultime novità, quali sono tutti i modi per andare in pensione nel 2019 e nel 2020: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, Quota 100, Precoci, lavori usuranti e gravosi, APe e cumulo contributivo.

Pensione di vecchiaia

Chi raggiunge nel corso del 2019 o 2020 il requisito dei 67 anni di età (innalzato rispetto ai precedenti 66 anni e 7 mesi) ed abbia versato almeno 20 anni di contributi maturerà il diritto alla pensione di vecchia. Un diritto che scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, o di quello in cui viene raggiunto anche il requisito di anzianità assicurativa e contributiva, nel caso in cui alla data del compleanno non risultassero già soddisfatti.

Lo scatto di cinque mesi non si applica ai lavoratori addetti alle mansioni gravose con almeno 30 anni di contribuzione che, pertanto, potranno andare in pensione con 66 anni e 7 mesi.

I lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) ed alle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della medesima, nonché alla Gestione separata, se aventi diritto, potranno dunque andare in pensione, previa domanda da presentare all’Ente previdenziale.

Per ricevere la pensione di vecchiaia è necessario cessare il rapporto di lavoro dipendente, ma non l’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Pensione anticipata

Il Governo ha bloccato retroattivamente l’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per la pensione anticipata scattato il 1° gennaio 2019 in base a quanto previsto dalla Legge Fornero (la Riforma delle Pensioni 2011). Pertanto anche nel 2019 e 2020 si potrà andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica, con:

  • 42 anni e 10 mesi  di contributi gli uomini (contro i 43 anni e tre mesi previsti dalla Legge Fornero);
  • 41 anni e 10 mesi le donne (contro 42 anni e tre mesi).

Con la Legge di Bilancio 2019 è tuttavia previsto il ritorno del sistema delle finestre: 3 mesi dalla maturazione dei requisiti pensionistici con la prima decorrenza – per chi ha maturato i requisiti entro l’entrata in vigore del DL su Quota 100 – al 1° Aprile 2019.

Pensione per usuranti

Per gli impiegati in lavori usuranti la legge prevede la possibilità di andare in pensione in maniera anticipata rispetto agli altri lavoratori. Ogni anno sono circa 6 mila i potenziali beneficiari della pensione anticipata per lavoro usurante. Le mansioniusuranti sono quelle previste dal decreto legislativo n. 67 del 2011.

Per accedervi, per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018, viene richiesto di aver svolto una o più delle attività usuranti per almeno la metà della vita lavorativa, o per almeno sette anni negli ultimi dieci.

Ai lavoratori usuranti dal 2019 al 2026 viene inoltre richiesto di rientrare nella quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Pensione per i precoci

Agevolazioni in tema di accesso alla pensione anticipata vengono riservate anche ailavoratori precoci che possono lasciare il lavoro maturando 41 anni di contributi, quota 41, a prescindere dalla età anagrafica. L’assegno viene calcolato con il sistema misto.

Per lavoratori precoci si intendono coloro che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi.

Per andare in pensione, i lavoratori precoci che maturano i requisiti nel 2019 e 2020 devono produrre una doppia domanda all’INPS, una per la verifica dei requisiti (entro il 1° marzo di ciascun anno), l’altra per l’accesso alla prestazione vera e propria.

La decorrenza del trattamento scatta trascorsi tre mesi (finestra mobile).

Pensione lavori gravosi

Per i lavoratori impiegati in mansioni gravose le agevolazioni previste in tema di accesso alla pensione prevedono il possesso di questi requisiti: 66 anni e 7 mesi di età, oppure 41 anni e dieci mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini (per questa categoria non scatta dal 2019 l’adeguamento alla speranza di vita). Per mansioni gravose si intendono quelle riportate nell’allegato B del decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 153, legge 205/2017.

Per accedere alla pensione anticipata per lavori gravosi è necessario allegare alladomanda INPS:

  • la dichiarazione del datore di lavoro attestante i periodi di svolgimento delle mansioni gravose rese alle proprie dipendenze, il contratto collettivo applicato;
  • il livello di inquadramento attribuito;
  • le mansioni svolte;
  • il relativo codice professionale ISTAT, ove previsto.
  • Quota 100 privati

    Una delle grandi novità del 2019 è la possibilità per i dipendenti privati di accedere alla pensione anticipata con quota 100. Tale requisito si perfeziona al raggiungimento di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Anche qui è previsto il sistema delle finestre per l’accesso alla pensione:

    • chi matura i requisiti può accedere alla pensione dopo tre mesi.
    •  Quota 100 statali

      Anche i dipendenti pubblici potranno anticipare la pensione con la quota 100. I requisiti richiesti sono gli stessi dei dipendenti privati ma sono state previste solo due finestre semestrali:

      • chi è risulta in possesso dei requisiti entro l’entrata in vigore del DL Quota 100 si è ritirato ad agosto 2019;
      • dopo tale data, si devono attendere sei mesi dalla maturazione dei requisiti.

      Per il settore scolastico e Afam resta ferma anche per il 2020 la decorrenza della pensione al 1° settembre (1° novembre Afam) dell’anno in cui vengono raggiunti i requisiti pensionistici. A tal fine chi matura i requisiti per la quota entro il 31 dicembre 2019 ha potuto presentare domanda di dimissioni entro il 28 febbraio scorso, per andare in quiescenza dal 1° settembre/novembre 2019. Stessa cosa per il prossimo anno.

    • Opzione Donna

      L’Opzione Donna permette alle lavoratrici di ritirarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi. L’assegno previdenziale in questo caso viene ricalcolato con il solo criterio contributivo.Vengono incluse anche le nate nel 1960 e anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita. La decorrenza della pensione viene posticipata di 12 mesi (18 per le autonome).

      La misura sarà rinnovata nel 2020, allargando quindi “di un anno” la platea delle beneficiarie.

    • APe aziendale

      Nel 2019 è ancora possibile ritirarsi con l’APe aziendale, l’anticipo della pensione finanziato dal datore di lavoro privato che garantisce al lavoratore un assegno ponte fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Il prestito deve essere restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione. L’APe aziendale, a differenza di quella volontaria, richiede necessariamente l’interruzione del rapporto di lavoro.

      I requisiti per l’accesso all’APe aziendale sono: aver compiuto 63 anni, avere almeno 20 anni di contributi versati e non avere più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

    • APe Sociale

      Prorogata di un anno anche l’APe sociale, che dunque resterà in vigore fino al 31 dicembre 2020. Si tratta di un trattamento finanziato dallo Stato che consente di accedere alla pensione anticipata a costo zero ma solo a specifiche categorie di lavoratori caratterizzati da condizioni di disagio, a patto che manchino solo 3 anni e 7 mesi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Questo significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre.

      La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

    • APe Volontario

      Nel 2020 terminerà la sperimentazione dell’APe volontario, l’anticipo pensionistico pagato con finanziamento bancario  da restituire con rate ventennali trattenute sulla futura pensione destinato ai soggetti che hanno 63 anni, 20 anni di contributi e si trovano a non più di tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia.

    • Cumulo contributivo

      Per raggiungere i requisiti richiesti per l’accesso alla pensione è inoltre possibile fruire del cumulo gratuito di contributi previdenziali versati in più gestioni per ottenere un assegno unitario. Una possibilità alla quale possono accedere potenzialmente circa 50mila lavoratori l’anno. Nel cumulo possono confluire anche i contributi versati alle casse dei professionisti ad eccezione del caso in cui si debba raggiungere il requisito contributivo di 38 anni per la quota 100).

Cedolino pensione INPS, online e su telefonino


Barbara Weisz

Cedolino pensione INPS, online e su telefonino
Il cedolino della pensione è online per tutti coloro che ricevono il trattamento previdenziale dall’INPS. Il portale dell’istituto di previdenza consente non solo di visualizzare e stampare il cedolino pensione (ad esempio, per ottenere un prestito in banca come nel suo caso) ma anche di accedere ad utili funzionalità.
Ad esempio, si possono confrontare gli importi delle varie mensilità o o stampare la Certificazione Unica.

Come ottenere e rinnovare il PIN INPS

Si tratta di un servizio telematico, fruibile da computer o smartphone. In tutti casi, però, serve l’autenticazione.
E’ possibile accedere con il PIN rilasciato dalla stessa INPS oppure con SPID o CNS. Se lei ha già una di queste credenziali deve solo effettuare l’accesso al servizio, visualizzare e stampare il cedolino.

Se invece non ha il PIN per entrare nei servizi online INPS, deve richiederlo attraverso l’apposita procedura.

I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 


I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 

Con la circolare n. 117/2019 l’INPS ha fornito un’importante precisazione in merito alla norma contenuta nel DL 4/2019 che lasciava dubbi in materia di incumulabilità della pensione ricevuta in seguito all’adesione alla Quota 100 con i redditi da lavoro: l’Istituto ha chiarito che i redditi percepiti dopo la decorrenza della pensione relativi all’attività lavorativa svolta dai lavoratori autonomi prima della decorrenza stessa sono cumulabili.

Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo


Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo
di Barbara Weisz

Credits: Istock

Nell’ambito di contratti di espansione di aziende con oltre mille dipendenti: requisiti per i dipendenti e regole per l’uscita anticipata fino a cinque anni, con assegno fino alla pensione e ricalcolo pieno.

E’ una nuova possibilità di pensione anticipata per i lavoratori con 62 anni anni e sei mesi entro fine 2020, oppure 37 anni e 10 mesi di contributi entro il 30 settembre 2020: si tratta dello scivolo per la pensione previsto nell’ambito dei contratti di espansione, che consentono di attivare piani di esodo nei confronti di lavoratori a cui manchino al massimo 60 mesi (quindi cinque anni) per maturare la pensione di vecchiaia oppure la pensione anticipata.
Il contratto di espansione, lo ricordiamo, è utilizzabile solo dalle aziende con più di mille dipendenti, e solo nell’ambito di piani di digitalizzazione che prevedono anche assunzioni e interventi di formazione e riqualificazione del personale. Fatta questa premessa, continuiamo ad approfondire il nuovo strumento di pensione anticipata.

Sulla platea dei beneficiari c’è subito una prima precisazione: lo scivolo non si può utilizzare per raggiungere formule di pensione agevolata, come la Quota 100 o l’Opzione Donna. E’ esplicitamente previsto, infatti, che si applichi ai lavoratori a cui mancano non oltre cinque anni alla pensione di vecchiaia (avendo il requisito contributivo dei 20 anni) oppure a quella anticipata.

Facendo i calcoli, questo significa che possono accedere coloro che avranno 62 anni e sei mesi di età e almeno 20 anni di contributi al 3 dicembre 2020 (che saranno a 5 anni dai 67 anni e 6 mesi della pensione di vecchiaia 2025), oppure 37 anni e dieci mesi di contributi al 30 settembre 2020 (cinque anni ai 42 anni e dieci mesi per la pensione anticipata, considerando il blocco delle aspettative di vita fino al 2026, e i tre mesi di finestra mobile prevista dal dl 4/2019).

La circolare attuativa 16/2019 dedicata un capitolo all’uscita anticipata, dettagliandone la procedura.

Il lavoratore, ha diritto a un assegno pari alla pensione maturata nel momento in cui si ritira, fino a quando non raggiunge il diritto definitivo alla pensione di vecchiaia piena. Nel caso in cui la pensione più vicina (alla quale mancano meno di cinque anni), sia quella anticipata, il costo per l’azienda è più alto, perché deve pagare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

E’ necessaria l’adesione scritta del lavoratore all’accordo. C’è una clausola anti-esodati, in base alla quale il diritto a pensione di coloro che aderiscono allo scivolo non può essere modificato da novità in materia di riforme pensionistiche.

Le eventuali e successive norme e riforme pensionistiche non potranno in alcun caso modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento.