Opzione Donna e Scuola.


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La riforma 2022 potrebbe incidere sulla scadenza per le domande di pensione nella Scuola in caso di proroga e potenziamento di Opzione Donna e APE Sociale.
Per le lavoratrici del comparto Scuola che si ritirano con la formula di pensione anticipata Opzione Donna, ma non soltanto, c’è una scadenza da segnare in calendario per chi lavora: quella per la domanda di cessazione dal servizio per dimissioni volontarie (o in alternativa, l’istanza di permanenza in servizio): in base alla bozza del DM del MIUR, si dovrebbe presentare, entro il 31 ottobre 2021 (e 28 febbraio 2022 per i dirigenti scolastici) ma i sindacati ne hanno chiesto il posticipo, in attesa di capire se ci saranno novità per quanto concerne la riforma pensioni 2022 allo studio del Governo, ed anche una eventuale conferma dell’estensione a nuove categorie della lista di lavori gravosi con diritto ad agevolazioni pensionistiche, nelle quali figurerebbero anche gli insegnanti della scuola primaria e i collaboratori scolastici.

Le proposte del Governo per la riforma pensioni.
Per presentare domanda di pensionamento, ricordiamo, il personale della Scuola può maturare i requisiti entro il 31 dicembre dell’anno scolastico successivo a quello di presentazione della domanda, dal momento che la decorrenza corrisponde con l’avvio dell’anno scolastico, a settembre.

Opzione Donna, Scuola e Riforma Pensioni 2022
Se ci fosse conferma, nuovi lavoratori entrerebbero di diritto (presentando anche gli altri requisiti del caso) tra i beneficiari dell’APE Sociale, andando in pensione quattro anni prima, a 63 anni di età se in possesso di 36 anni di contributi.

Per quanto riguarda la Quota 100, invece, visto che è confermata la sua abolizione, potranno utilizzare questa modalità di pensionamento solo i docenti che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2021: 62 anni di età e 38 anni di contributi).

Pensioni Scuola 2022 con Opzione Donna.
Tornando alla prossima scadenza, lo scorso anno le domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio scolastico si dovevano presentare entro il 7 dicembre. Quest’anno la scadenza del 31 ottobre sembra troppo vicina per capire se ci sono spiragli di uscita anticipata per nuove lavoratrici, con Opzione Donna prorogata al 2022 oppure con APE Sociale potenziata. Intanto di conoscere le date ufficiali di fine 2021 (con l’emanazione del Decreto Ministeriale del MIUR e della relativa Circolare applicativa con le scadenze), è bene ricordare che sono diverse le istanze POLIS (applicazione POLIS – Istanze on line) da inoltrare, a seconda dei casi.

Scuola: pensione anticipata e Quota 100

La prima istanza con la domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2020 (Opzione Donna); con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2022 (pensione di vecchiaia con il requisito ordinario oppure pensione anticipata a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; cessazione anche senza diritto a pensione; cessazione per il personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti). La seconda istanza con la domanda di cessazione e pensione Quota 100, con requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021.
Il personale che sceglie l’APE Sociale e la pensione anticipata Precoci potranno, una volta ottenuta la certificazione INPS del diritto, presentare la domanda di cessazione dal servizio in formato cartaceo entro il 31 agosto 2022.

N.B. Come hanno rilevato i sindacati FLC CGIL, nella attuale bozza di Circolare attuativa e nell’allegata tabella riepilogativa, mancano i riferimenti ai requisiti per chi ha diritto alla pensione contributiva pura.

Guida al TFR


Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo

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Disciplina del trattamento di fine rapporto (come calcolare il TRF, gestire gli accantonamenti e chiedere anticipi) e quando conviene lasciarlo in azienda.
L’articolo 2120 del codice civile disciplina il trattamento di fine rapporto di lavoro: in qualunque caso di cessazione di rapporto subordinato, il lavoratore ha diritto a un indennizzo (TFR ), che matura annualmente e accantonato mensilmente, fino al momento della sua riscossione: l’accantonamento è ottenuto sommando per ciascun anno di servizio una quota non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, diviso per 13,5. Ogni anno, la somma accantonata subirà una rivalutazione dell’1,5% su un valore pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre del precedente anno.

Calcolo TFR

Straordinari e premi ai fini del TFR
La retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR – salvo diversa previsione dei contratti collettivi – è costituita da tutti gli elementi retributivi aventi natura tipica, normale e ripetitiva nel rapporto di lavoro: minimo contrattuale, aumenti periodici di anzianità, superminimi, indennità di maneggio denaro, maggiorazione turni, straordinario fisso ripetitivo, premi presenza, valori convenzionali mensa, indennità per disagiata sede, importi forfettari, cottimo, provvigioni, premi e partecipazioni, prestazioni retributive in natura, altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale esclusi i rimborsi spese, escludendo le somme erogate a titolo occasionale.

Accantonamento TFR

TFR per chi cambia azienda, come funziona

A partire dal 2007 può divenire una modalità di finanziamento delle forme di previdenza complementare. I dipendenti privati, infatti, hanno sei mesi di tempo dal momento dell’assunzione per scegliere la destinazione del TFR. Se il lavoratore non esprime alcuna scelta, alla scadenza del semestre scatta il cosiddetto silenzio-assenso tramite il quale il datore di lavoro provvederà a trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi, salvo accordo aziendale che prevede la destinazione del TFR ad una forma collettiva tra quelle previste dalla legge 243 del 23 agosto 2004, articolo 1, comma 2. In ogni caso l’accordo va notificato al lavoratore.
Se in azienda sono presenti più forme pensionistiche, il TFR è trasferito a quella cui ha aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda. Qualora non sia applicabile nessuna di queste ipotesi, il datore di lavoro deve trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica complementare residuale istituita presso l’INPS. Il lavoratore può tuttavia scegliere di mantenere il TFR presso il datore di lavoro, scelta che può essere revocata in qualsiasi momento.

Come gestire l’accantonamento del TFR

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente fornire al lavoratore informazioni sulle possibili opzioni. Ciò dovrà avvenire prima dell’avvio dei periodo di sei mesi durante il quale il lavoratore deve decidere cosa fare. Inoltre, trenta giorni prima della scadenza dei sei mesi dovrà consegnare al lavoratore che non ha ancora manifestato alcuna volontà le necessarie informazioni relative alla forma pensionistica complementare verso la quale è destinato il TFR maturando.

Anticipi sul TFR

Durante il periodo lavorativo il lavoratore, purché abbia compiuto almeno 8 anni di anzianità può richiedere al proprio datore di lavoro un anticipo non superiore al 70% del TFR maturato. L’anticipazione può essere richiesta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e solo nel caso in cui sussistano le seguenti necessità: acquisto delle prima casa per se stessi o per i figli; sostenimento di spese sanitarie per terapie o interventi straordinari. In ogni caso le richieste possono essere soddisfatte entro il limite annuo del 10% degli aventi diritto e comunque entro il 4% del totale dei lavoratori. Contabilmente, tale operazione – essendo di tipo finanziario – accenderà un credito nei confronti del dipendente ascrivibile nell’Attivo dello Stato Patrimoniale fra le voci dell’Attivo circolante.

Comprare casa con un anticipo sul TFR

Al momento della corresponsione dell’anticipo il datore di lavoro dovrà applicare una trattenuta da versare entro giorno 16 del mese successivo tramite modello F24. La legge 662 del 1992 e successive modifiche ha introdotto l’obbligo a carico dei datori di lavoro di versare un acconto una tantum delle imposte da trattenere ai lavoratori dipendenti all’atto della corresponsione del trattamento di fine rapporto. Al momento del versamento si è accreditato un conto dell’attivo dello Stato Patrimoniale allocato fra i “Crediti verso altri” ascrivibile fra le Immobilizzazioni finanziarie. Tale credito verrà utilizzato dallo stesso datore di lavoro per il versamento delle ritenute dovute sul TFR.

Gestione contabile

Fisco
La gestione del TFR nel bilancio aziendale
I datori di lavoro di aziende con oltre 49 dipendenti devono versare il TFR maturando per il quale i dipendenti non hanno espressamente o tacitamente destinato alla previdenza complementare al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di lavoro di cui all’art. 2120 del codice civile” gestito dall’INPS su un conto corrente aperto presso la Tesoreria dello Stato.

Riscatto ai fini pensionistici dei periodi di servizio civile


Il riscatto ai fini pensionistici, in tutto o in parte, dei periodi corrispondenti al  servizio civile universale  richiede specifica domanda dell’assicurato. Il riscatto del servizio civile è riservato ai soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, agli iscritti ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti ed alla gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 08 agosto 1995, n.335.

Riscatto servizio civile

I periodi di rapporto di servizio civile universale possono essere riscattati ai fini pensionistici secondo quanto disposto dall’art.17, quarto comma, del decreto legislativo n. 40/2017, con onere a carico dell’assicurato. L’iscrizione a FPLD, gestioni dei lavoratori autonomi, forme sostitutive ed esclusive dell’AGO, o Gestione Separata è  un requisito obbligatorio che risulta verificato in presenza di almeno un contributo obbligatorio nella gestione pensionistica in cui il riscatto viene richiesto (cfr.: Circolare INPS n. 108/2017).

Costo del riscatto

Fino alla fine del 2021, è possibile anche applicare il riscatto agevolato (al costo minimo) di cui alla pace contributiva prevista dal DL 4/2019. L’opzione può essere esercitata da chi possiede i seguenti requisiti: meno di 18 anni versati prima del primo gennaio 1996; almeno 15 anni di contributi; almeno 5 anni di contributi versati dopo il 31 dicembre 1995; almeno un contributo versato prima del 1996. Chi matura questi requisiti entro il 31 dicembre 2011 può anche accedere alla pensione anticipata contributiva e alla pensione di vecchiaia contributiva.

Chi non ha i requisiti per il riscatto agevolato, applica il riscatto ordinario con le consuete regole e costi pieni.

I periodi di servizio civile universale da ammettere a riscatto ordinario sono valutati esclusivamente nella quota di pensione calcolata secondo il sistema contributivo, questo significa che gli oneri relativi a tali periodi saranno determinati con il meccanismo del calcolo “percentuale” (art.2, comma 5, del citato D. Lgs. n.184/1997) applicando l’aliquota contributiva di finanziamento in vigore alla data di presentazione della domanda nella gestione pensionistica in cui viene chiesto il riscatto. Come base di calcolo viene presa la retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda ed è rapportata al periodo oggetto di riscatto.

I requisiti fondamentali per rientrare nei caregiver con priorità di vaccinazione


Caregiver familiare, come si dimostra?

diBarbara Weisz

requisiti fondamentali per rientrare nei caregiver con priorità di vaccinazione prevedono che il soggetto a cui si presta assistenza (nel suo caso, sua madre), deve rientrare nella categoria di fragilità individuata nella TABELLA 1 contenuta nell’ultimo aggiornamento del piano vaccinale, pubblicato sul portale del ministero della Sanità.

Se sua madre ha ricevuto il vaccino in considerazione della sua patologia, lei può rientrare nei careiver. Se è stata vaccinata con la priorità dovuta all’età anagrafica, deve verificare se la sua patologia è fra quelle contenute nella tabella, perché da questo dipende l’eventuale priorità a lei riconosciuta in quanto caregiver.

Fatto questa premessa, il caregiver deve poi rientrare in una di queste specifiche fattispecie: essere convivente, familiare convivente o prestare assistenza continuativa (in forma gratuita o a contratto). Se sua madre rientra fra le persone con le fragilità previste dal piano vaccinale ed è sua convivente, lei ha diritto alla priorità come caregiver familiare. Se sua madre è un soggetto fragile ma non convivente, lei può comunque avere diritto alla priorità se presta assistenza continuativa. Se invece (per ipotesi), lei non convive con sua madre e le presta assistenza ma non continuativamente, non ha diritto alla priorità.

Per quanto riguarda i documenti da presentare, basta l’autocertificazione. Sui portali della Regioni di appartenenza, dovrebbe trovare il modulo da compilare.

Guida alla pensione di vecchiaia



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Requisiti attuali e gli adeguamenti alle speranze di vita stimati dal 2022 in poi, in base agli scenari INPS e ISTAT.

Mentre il Governo lavora alla prossima riforma pensioni ragionando su quali possano essere le formule di uscita anticipata più sostenibili per le Casse dello Stato, vediamo quali sono oggi le regole standard per ritirarsi dal mondo del lavoro con la pensione di vecchiaia, le differenze tra requisiti per uomo e donna e cosa cambia da gennaio 2023 con il prossimo scatto per l’adeguamento alle speranze di vita, sia in base alle stime precedenti sia in base a quelle successive al Covid, che in pratica produrrà effetti sui requisiti anagrafici per la pensione e dunque sull’età pensionabile.

Requisiti e vincoli
La pensione di vecchiaia è il trattamento pensionistico erogato dall’assicurazione generale obbligatoria, dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi e dalla Gestione separata dell’INPS al perfezionamento di una determinata età anagrafica, unitamente alla presenza di un certo numero di anni di contribuzione. Prima della Riforma pensioni Fornero, DL 201/2011, i requisiti anagrafici di accesso alla pensione di vecchiaia erano diversificati per uomini e donne. La Legge li aveva inaspriti fissandoli a 66 anni per gli uomini dipendenti o autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego, mentre alle lavoratrici dipendenti del privato venivano richiesti 62 anni di età e alle autonome e parasubordinate 63 anni e 6 mesi. Poi, per effetto della Riforma Fornero, i requisiti sono stati gradualmente innalzati, parificando il requisito legato all’età pensionabile tra uomini e donne.

Cosa cambia a dicembre 2022

Scatti aspettative di vita: il Covid cambia l’età pensionabile

Oggi alla pensione di vecchiaia si accede con 67 anni di età e 20 di contributi, questo sia per i lavoratori che per le lavoratrici dipendenti del settore privato o del settore pubblico. Requisiti che rimarranno gli stessi fino al 31 dicembre 2022. Dal 2023 è previsto un innalzamento dei requisiti anagrafici, per effetto degli adeguamenti alle aspettative di vita. Il prossimo scatto si calcolerà come media della differenza della speranza di vita a 65 anni nel 2019 rispetto a quella del 2017 e della stessa differenza tra la speranza di vita 2020 su quella 2018.
Scatti pensione dopo il Covid
Attualmente, gli adeguamenti successivi al 2022 stimati in base allo scenario ISTAT 2017 (che potrebbe cambiare per effetto della pandemia, che ha avuto un forte impatto sull’aspettativa di vita, come segnalato nella Relazione annuale INPS) sono:

2023-2024: 67 anni e 3 mesi
2025-2026: 67 anni e 6 mesi
2027-2028: 67 anni e 9 mesi
2029-2030: 68 anni
2031-2032: 68 anni e 1 mesi
2033-2034: 68 anni e 3 mesi
2035 2036: 68 anni e 5 mesi
2037-2038: 68 anni e 7 mesi
2039-2040: 68 anni e 9 mesi
2041-2042: 68 anni e 11 mesi
2043-2044: 69 anni e 1 mese
2045-2046: 69 anni e 3 mesi
2047-2048: 69 anni e 5 mesi

2049-2050: 69 anni e 7 mesi
L’effetto Covid dovrebbe annullarsi intorno al 2033, ma per i prossimi dieci anni potrebbe tradursi in un rallentamento degli scatti, con la conseguenza di riuscire ad agganciare prima al pensione. In pratica, in base allo scenario INPS, per la pensione di vecchiaia non ci saranno nuovi scatti fino al 2024. E dal 2025 lo scatto sarà di due mesi invece di tre. Tuttavia, dal 2027 la proporzione si invertirebbe e addirittura si passerebbe a quattro scatti di tre mesi ogni due anni fino al 2033, quando i due scenari dovrebbero tornare a combaciare.

La contribuzione valida è quella a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato: da lavoro, riscatto, volontaria e figurativa. Alla pensione di vecchiaia, così come alla pensione anticipata, non si applicano le cosiddette finestre mobili, quindi la prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato compie l’età pensionabile e richiede la pensione. Per l’accesso alla pensione di vecchiaia viene richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività da lavoro autonomo.

decesso di un pensionato. Adempimenti.


La legge prevede che la comunicazione all’INPS del decesso di un pensionato sia un adempimento del medico ASL. E’ una regola che vale dal primo gennaio 2015, introdotta dalla Manovra di Bilancio, che ha modificato il Dl 663/1979. In base alla sua formulazione «il medico necroscopo (è il medico della Asl che certifica il decesso, ndr) trasmette all’Istituto nazionale della previdenza sociale, entro 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso per via telematica on line».

Sono previste anche sanzioni per i medici che non rispettano le tempistiche previste, da 100 a 300 euro (articolo 46 del decreto legge 269/2003). Questo obbligo è stato introdotto per risolvere il problema dei ritardi con cui i Comuni comunicavano all’INPS il decesso dei pensionati, e sostituisce anche il precedente obbligo di comunicazione in forma cartacea da parte dei parenti.

Però, questo non le impedisce di contattare l’INPS e inviare comunque il certificato di avvenuto decesso, anche tramite il Patronato INCA. Se deve chiedere una pensione di reversibilità, deve presentare invece specifica domanda all’INPS utilizzando la procedura online, chiamando il contact center o ancora rivolgendosi al Patronato INCA e intermediari. La domanda – che si presenta  per via telematica tramite  sito INPS, Contact Center o patronato INCA – può essere presentata in qualsiasi momento dopo alla morte del lavoratore o pensionato, purché entro dieci anni dal decesso: diversamente, i ratei di pensione non riscossi cadono in prescrizione (articolo 2946 del Codice civile).

GREEN PASS ANCHE CON L’APPLICAZIONE “IMMUNI”.


Green pass: rilascio Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE

di Barbara Weisz

scritto il 

Green pass

La piattaforma green pass genera in automatico il certificato e invia un codice AUTHCODE per scaricare la certificazione, in alternativa a SPID.

Il green pass

 italiano è già operativo e genera in automatico la Certificazione Covid e per ottenerla, in formato cartaceo o digitale si richiede utilizzando il codice AUTHCODE, associato all’indirizzo email o al numero di telefono che si fornisce al momento della vaccinazione (a partire da quelle effettuate dal 27 dicembre 2020), del test antigenico/molecolare o della redazione del certificato di guarigione: lo si riceve via SMS o email (posta elettronica) quando la Certificazione Verde Covid-19 è pronta e basta inserirlo dalla piattaforma online (dal portale http://www.dgc.gov.it) o sulla App Immuni (e presto anche su App IO). Per chi ne fosse sprovvisto, può richiedere il Digital Green Certificate (valido dal primo luglio in tutta la UE, per viaggiare in Europa senza tampone e quarantena) direttamente lo al medico o in farmacia (con la Tessera Sanitaria).  Si può richiedere il green pass anche senza AUTHCODE. Chi ha le credenziali digitali come SPID, ad esempio, lo può scaricare direttamente dal portale ufficiale o dalla App Immuni.https://f2fcb90fe5cb10937d8b1cf368d1e444.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

N.B.: i certificati “arretrati” saranno pronti entro il 28 giugno, mentre dai prossimi giorni saranno emessi in tempo reale, notificati con messaggio su telefono o casella di posta elettronica. Dal primo luglio, quindi, chi si reca in Europa potrà già avere con sé il certificato, anche su smartphone (con QR code di identificazione).

Certificazione Covid online, con e senza AUTHCODE

AUTHCODE viene inviato automaticamente, via SMS o mail, nel momento in cui la piattaforma genera il green pass: dopo 15 giorni dalla prima dose, la piattaforma invia un messaggio con il codice che, assieme ai dati della Tessera Sanitaria, si utilizza per ottenere la Certificazione Verde dal sito http://www.dgc.gov.it o tramite la App Immuni (a breve anche sulla app IO)Importante: bisogna fare attenzione che il mittente sia quello ufficiale, ossia noreply.digitalcovidcertificate@sogei.it per chi lo riceve via email: e Min Salute per chi riceve lo riceve via SMS. Le istruzioni per ottenere la certificazione sono contenute nel messaggio stesso: sul portale del green pass si dovranno inserire alcuni dati del tesserino sanitario (ultime otto cifre del numero identificativo, scadenza) e il codice AUTHOCODE. In alternativa a questo codice è possibile inserire anche uno dei codici ricevuti quando è stato effettuato il tampone / vaccino o si è ricevuto il certificato di guarigione. C’è anche una procedura senza Tessera Sanitaria. In questo caso, sempre in relazione alla richiesta tramite portale, bisogna inserire i dati del documento utilizzato in sede di tampone, vaccino, o per il certificato del guarigione.

Certificazione Covid via App

La procedura è la stessa per chi utilizza la App Immuni. Quindi, anche in questo caso si inseriscono i dati della Tessera Sanitaria e il codice N.B. sulla app non è disponibile la funzionalità per chi non ha la Tessera Sanitaria). Nei prossimi giorni sarà possibile anche richiedere il green pass sulla App IO, che presto renderà disponibile la relativa procedura, dopo che sono stati risolti i problemi di privacy sollevati dal Garante.

Green pass di persona

Chi non ha smartphone o computer, non possiede il codice o comunque preferisce richiedere la Certificazione Covid-19 di persona, può recarsi direttamente dal proprio medico oppure andare in farmacia, mostrando il solo codice fiscale e la Tessera Sanitaria.

Green pass ai minori

genitori che hanno lasciato i propri recapiti per i figli, riceveranno sugli stessi anche il codice AUTHCODE per acquisire a loro nome la certificazione. Ricevono il messaggio via mail o SMS e seguono le istruzioni. Sottolineiamo nuovamente che il mittente deve necessariamente essere uno dei due sopra segnalati, quindi noreply.digitalcovidcertificate@sogei.it per la mail e Min Salute per l’SMS.

Certificazione Covid: come usare il Green Pass cartaceo o digitale


di Barbara Weisz

Verifica green pass

Per verificare la validità del Green Pass Covid basta il codice, il certificato cartaceo si può comunque stampare: ecco chi può chiedere la certificazione.

Il Green Pass Covid può essere scaricato e utilizzato in formato digitale oppure cartaceo. In entrambi i casi, tanto, l’elemento che conta (da mostrare nei casi di legge previsti) resta il solo QR code. E’ possibile che venga anche richiesto un documento di identità da parte di chi effettua il controllo ma per il resto il sistema garantisce totale privacy e all’operatore basta ottenere una spunta verde nel momento in cui “legge” lo speciale codice grafico contenuto nella Certificazione Verde Covid-19, che si può anche conservare come semplice immagine nella galleria del telefonino così da mostrarla all’occorrenza, senza bisogno del certificato cartaceo (o digitale) con il dettaglio dei dati.

Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE
Certificazioni COVID, guida alla procedura su web e smartphone

I modi per ottenere il Green Pass sono tanti e molti di essi davvero facili e immediati: via web (utilizzando il portale dedicato all’indirizzo http://www.dgc.go.it o dal proprio FSE – Fascicolo Sanitario Elettronico), tramite le app (IO o Immuni), di persona dal proprio medico / pediatra o in farmacia (in quest’ultimo caso, è possibile chiedere che la Certificazione vaccinale o di guarigione o tampone negativo venga rilasciata in formato cartaceo o elettronico). In genere, il rilascio avviene in formato elettronico ed è poi possibile stampare il certificato per disporre del cartaceo. La linea tratteggiata si utilizza per piegarlo correttamente, in modo che non si deteriori, nel seguente modo:

E’ importante sottolineare che ai controlli l’unico elemento che bisogna mostrare è il QR Code. Quindi anche chi è in possesso della certificazione cartacea, può mostrarla piegata nel modo sopra indicato mostrando solo la facciate con il codice a barre.

I dettagli che sono indicati nelle altre pagine non sono rilevanti ai fini del controllo. Anzi, il green pass, così come il software di controllo, sono realizzati nel rispetto della privacy. Ad esempio, chi effettua il controllo di validità non sa quale evento sanitario abbia generato la Certificazione verde, quindi non potrà sapere se si è stati vaccinati o si è guariti dal Covid o si è fatto un tampone: questa informazione non è visibile in sede di controllo. L’operatore che controlla il pass (per esempio, alla frontiera in caso di un viaggio all’estero), utilizza una specifica app, VerificaC19, installata su dispositivo mobile, per controllare l’autenticità del certificato. La app è gratuita e può essere scaricata da AppStore e PlayStore (sul portale dedicato al digital green certificate sono presenti entrambi i link). Se il certificato è valido, all’operatore comparirà un segno grafico che corrisponde a un semaforo verde, con i soli dati anagrafici della persona a cui corrisponde il certificato (per questo è possibile che venga chiesto un documento di identità). Non è necessario fornire alcuna altra informazione. Né la verifica prevede la memorizzazione di informazioni sul dispositivo del verificatore. Ecco nel dettaglio quali operatori possono chiedere la certificazione:

pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni,
personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, che deve essere iscritto in apposito elenco (articolo 3, comma 8, della legge 94/2009),
titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
proprietario o legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali in qualità di visitatori sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

Intanto, da lunedì 28 giugno l’Italia è tutta bianca. Non serve quindi la Certificazione per spostarsi tra Regioni (ma serve per i banchetti e gli ingressi nelle RSA). Da lunedì 28 decade anche l’obbligo di mascherina all’aperto, una settimana dopo l’addio al Coprifuoco. Ma la variante Delta fa paura e crea incertezze sugli esiti della campagna vaccinale: una sola dose non basta a tenerla a bada, serve almeno il ciclo completo. La mascherina resta dunque fondamentale nei casi in cui è ancora prevista, come ha ricordato il Ministro Speranza:

al chiuso va sempre indossata e anche all’aperto va sempre portata con sé: serve mantenere cautela perché la battaglia contro il virus non è ancora vinta.

Certificazione Covid: come usare il Green Pass cartaceo o digitale
di Barbara Weisz

Verifica green pass

Per verificare la validità del Green Pass Covid basta il codice, il certificato cartaceo si può comunque stampare: ecco chi può chiedere la certificazione.

Il Green Pass Covid può essere scaricato e utilizzato in formato digitale oppure cartaceo. In entrambi i casi, tanto, l’elemento che conta (da mostrare nei casi di legge previsti) resta il solo QR code. E’ possibile che venga anche richiesto un documento di identità da parte di chi effettua il controllo ma per il resto il sistema garantisce totale privacy e all’operatore basta ottenere una spunta verde nel momento in cui “legge” lo speciale codice grafico contenuto nella Certificazione Verde Covid-19, che si può anche conservare come semplice immagine nella galleria del telefonino così da mostrarla all’occorrenza, senza bisogno del certificato cartaceo (o digitale) con il dettaglio dei dati.

Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE
Certificazioni COVID, guida alla procedura su web e smartphone

I modi per ottenere il Green Pass sono tanti e molti di essi davvero facili e immediati: via web (utilizzando il portale dedicato all’indirizzo http://www.dgc.go.it o dal proprio FSE – Fascicolo Sanitario Elettronico), tramite le app (IO o Immuni), di persona dal proprio medico / pediatra o in farmacia (in quest’ultimo caso, è possibile chiedere che la Certificazione vaccinale o di guarigione o tampone negativo venga rilasciata in formato cartaceo o elettronico). In genere, il rilascio avviene in formato elettronico ed è poi possibile stampare il certificato per disporre del cartaceo. La linea tratteggiata si utilizza per piegarlo correttamente, in modo che non si deteriori, nel seguente modo:

E’ importante sottolineare che ai controlli l’unico elemento che bisogna mostrare è il QR Code. Quindi anche chi è in possesso della certificazione cartacea, può mostrarla piegata nel modo sopra indicato mostrando solo la facciate con il codice a barre.

I dettagli che sono indicati nelle altre pagine non sono rilevanti ai fini del controllo. Anzi, il green pass, così come il software di controllo, sono realizzati nel rispetto della privacy. Ad esempio, chi effettua il controllo di validità non sa quale evento sanitario abbia generato la Certificazione verde, quindi non potrà sapere se si è stati vaccinati o si è guariti dal Covid o si è fatto un tampone: questa informazione non è visibile in sede di controllo. L’operatore che controlla il pass (per esempio, alla frontiera in caso di un viaggio all’estero), utilizza una specifica app, VerificaC19, installata su dispositivo mobile, per controllare l’autenticità del certificato. La app è gratuita e può essere scaricata da AppStore e PlayStore (sul portale dedicato al digital green certificate sono presenti entrambi i link). Se il certificato è valido, all’operatore comparirà un segno grafico che corrisponde a un semaforo verde, con i soli dati anagrafici della persona a cui corrisponde il certificato (per questo è possibile che venga chiesto un documento di identità). Non è necessario fornire alcuna altra informazione. Né la verifica prevede la memorizzazione di informazioni sul dispositivo del verificatore. Ecco nel dettaglio quali operatori possono chiedere la certificazione:

pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni,
personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, che deve essere iscritto in apposito elenco (articolo 3, comma 8, della legge 94/2009),
titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
proprietario o legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali in qualità di visitatori sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

Intanto, da lunedì 28 giugno l’Italia è tutta bianca. Non serve quindi la Certificazione per spostarsi tra Regioni (ma serve per i banchetti e gli ingressi nelle RSA). Da lunedì 28 decade anche l’obbligo di mascherina all’aperto, una settimana dopo l’addio al Coprifuoco. Ma la variante Delta fa paura e crea incertezze sugli esiti della campagna vaccinale: una sola dose non basta a tenerla a bada, serve almeno il ciclo completo. La mascherina resta dunque fondamentale nei casi in cui è ancora prevista, come ha ricordato il Ministro Speranza:

al chiuso va sempre indossata e anche all’aperto va sempre portata con sé: serve mantenere cautela perché la battaglia contro il virus non è ancora vinta.

“Assegno temporaneo per i figli minori”


Messaggio n° 2371 del 22-06-2021

Oggetto
Attuazione della misura “Assegno temporaneo per i figli minori” introdotta dal decreto-legge n. 79/2021 (G.U. n. 135 dell’8 giugno 2021)
Testo completo del messaggio
Premessa

In attesa dell’adozione dei decreti legislativi attuativi della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante “Delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale”, il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, all’articolo 1, ha introdotto per il periodo dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021 la misura denominata “Assegno temporaneo per i figli minori” (di seguito, Assegno temporaneo), con l’obiettivo di sostenere la genitorialità e favorire la natalità con una misura immediata e temporanea, tenuto conto della fase straordinaria di necessità e urgenza.

  1. Requisiti previsti

L’Assegno temporaneo è erogato dall’Istituto in presenza di figli minori di 18 anni, inclusi i figli minori adottati e in affido preadottivo, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all’assegno per il nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153.

Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, il richiedente dell’assegno temporaneo deve essere in possesso, cumulativamente, dei seguenti requisiti:

essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
essere residente e domiciliato in Italia con i figli a carico sino al compimento del diciottesimo anno d’età;
essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale;
essere in possesso di un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) in corso di validità, calcolato ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, secondo la tabella di cui all’articolo 2 del decreto-legge n. 79/2021.

  1. Misura dell’Assegno temporaneo

L’importo mensile dell’Assegno temporaneo spettante al nucleo familiare è determinato sulla base della tabella allegata al decreto-legge n. 79/2021, che individua i livelli di ISEE e gli importi mensili per ciascun figlio minore. In particolare, è prevista:

una soglia minima di ISEE fino a 7.000 euro, fino alla quale gli importi spettano in misura piena, pari a 167,5 euro per ciascun figlio in caso di nuclei con uno o due figli, ovvero a 217,8 euro per figlio in caso di nuclei più numerosi;
una soglia massima di ISEE pari a 50.000 euro, oltre la quale la misura non spetta.
Gli importi spettanti sono maggiorati di 50 euro per ciascun figlio minore disabile presente nel nucleo.

  1. Presentazione delle domande

La domanda di Assegno temporaneo è presentata, di norma dal genitore richiedente, entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

La domanda dovrà essere inoltrata una sola volta per ciascun figlio, attraverso i seguenti canali:

portale web, utilizzando l’apposito servizio raggiungibile direttamente dalla home page del sito http://www.inps.it, se si è in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto entro il 1° ottobre 2020, oppure di SPID di livello 2 o superiore o una Carta di identità elettronica 3.0 (CIE), o una Carta Nazionale dei Servizi (CNS);
Contact Center Integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori);
gli Istituti di patronato, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Dal prossimo 1° luglio 2021 sarà disponibile on line la procedura telematica dedicata, tramite la quale i cittadini potranno presentare la domanda per la nuova misura.

Per le domande presentate entro il 30 settembre 2021, saranno corrisposte le mensilità arretrate a partire dal mese di luglio 2021. Successivamente al 30 settembre 2021, la decorrenza della misura corrisponderà al mese di presentazione della domanda.

  1. Compatibilità dell’Assegno temporaneo

L’assegno temporaneo è compatibile con il Reddito di cittadinanza e con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e dagli Enti locali.

Nelle more dell’attuazione della legge n. 46/2021, sono inoltre compatibili con l’Assegno temporaneo le seguenti misure:

assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;
assegno di natalità di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, all’articolo 23-quater, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, e all’articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;
premio alla nascita, di cui all’articolo 1, comma 353, della legge 11 dicembre 2016, n. 232;
fondo di sostegno alla natalità previsto dall’articolo 1, commi 348 e 349, della legge 11 dicembre 2016, n. 232;
detrazioni fiscali previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797 (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, piccoli coltivatori diretti, pensionati di queste Gestioni ed i pensionati delle Gestioni speciali lavoratori autonomi).
Resta esclusa la compatibilità con l’assegno al nucleo familiare di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, per il quale si confermano le disposizioni vigenti.

Per i nuclei familiari che al momento della presentazione della domanda di assegno temporaneo dovessero risultare percettori del Reddito di cittadinanza, l’INPS corrisponde d’ufficio l’Assegno temporaneo congiuntamente a esso e con le modalità di erogazione del Reddito di cittadinanza, fino a concorrenza dell’importo dell’assegno spettante in ciascuna mensilità.

Per gli ulteriori aspetti di dettaglio riguardanti l’Assegno temporaneo, si rinvia ad apposita circolare di prossima pubblicazione.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele

Permessi ai sensi dell’articolo 33, commi 3 e 6, della legge n. 104/1992. Lavoro a tempo parziale di tipo verticale o di tipo misto. Riproporzionamento della durata dei permessi fruiti dai lavoratori dipendenti del settore privato. Nuove istruzioni


Clicca sul link:

https://servizi2.inps.it/Servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualUrl=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2045%20del%2019-03-2021.htm

Part time verticale o ciclico: vale interamente per il diritto alla pensione. Importante novità della circolare INPS. Le domande valgono anche per il passato con domanda da presentarsi dagli interessati.


Clicca sul link qua sotto:

https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=55365&lang=IT

Il Presidente dell’INPS Trittico si lamenta per il deficit causato all’INPS.


Il Presidente dell’INPS Trittico si lamenta per il deficit causato all’INPS dalla cassa integrazione erogata in seguito alla pandemia. Ma Trittico dimentica un paio di cosette:
-1- il fondo per la cassa integrazione viene finanziato dagli stessi datori di lavoro; in sostanza si tratta per l’INPS di una partita di giro e non di deficit.
2- Trittico non prende in considerazione i risparmi derivanti all’INPS dalla cessazione di moltissime pensioni causa morte Covid ( per essere cinici!). Anche laddove vi fossero delle pensioni di Riversibilità ci sarebbe comunque un risparmio per le casse dell’INPS.
3- L’evidente diminuzione della speranza di vita costituirà, comunque, un risparmio per le uscite future dell’INPS. Per non parlare della Cassa Unica Assegni Familiari o altro. Ciò non toglie nulla al plauso per i dipendenti dell’Istituto. La considerazione politica è che non si deve deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal quadro di insieme per portare l’acqua al proprio mulino. Il vero problema della pandemia per l’INPS è quello del lavoro, con minori entrate per contributi e con il conseguente sbilanciamento ( a breve termine ) del sistema a ripartizione tuttora vigente. Meglio sarebbe, anche per il sindacato, porre maggiore attenzione alla separazione del Bilancio dell’Assistenza da quello della Previdenza.

Legge delega che istituisce l’Assegno Unico Universale per i Figli (AUUF) a carico.


Il Senato ha approvato la legge delega che istituisce l’Assegno Unico Universale per i Figli (AUUF) a carico. La nuova legge prevede che tutte le famiglie (a prescindere dal reddito, che siano dipendenti, autonomi o disoccupati) ricevano ogni mese un contributo (in denaro o come credito d’imposta) da un minimo di 50 euro ad un massimo di 250 euro (a seconda delle fasce ISEE), per ciascun figlio a carico fino al diciottesimo anno di età del figlio. Sono previste maggiorazioni per i figli successivi al secondo, per le madri con meno di 21 anni e per i figli disabili (30-50%).

L’assegno può arrivare fino a 21 anni ma con importo ridotto, e solo se il figlio si iscrive all’università, svolge il Servizio civile o un lavoro a basso reddito, oppure se risulta disoccupato e in cerca di lavoro: in tutti questi casi, l’assegno unico universale viene erogato direttamente al giovane.

In generale, l’unico requisito per l’assegno unico è la residenza (anche fiscale) in Italia e la cittadinanza o il permesso di soggiorno.

Il Governo ha promesso di rendere operativa la nuova misura per famiglie non oltre luglio 2021, ma prima servono i decreti attuativi.

Il nuovo assegno unico sostituirà ì bonus, detrazioni per i figli a carico e assegni familiari. A partire dalle detrazioni IRPEF, ma anche benefici e prestazioni come il bonus bebè (l’assegno di natalità), gli 800 alla nascita (bonus mamma domani), gli ANF (Assegno al Nucleo Familiare) e l’assegno per il terzo figlio.

L’universalità dell’assegno va  a beneficio di coloro che fino ad oggi erano esclusi, mentre gli attuali beneficiari delle misure economiche per la genitorialità, ossia i dipendenti (che oggi hanno ANF e detrzioni in busta paga), perderanno una quota sostanziosa delle attuali agevolazioni. Tutto dipende però da quanto sarà messo sul piatto per finanziare la misura una volta che sarà a regime (e che sarà stata completata la riforma della tax expenditure).

Per non penalizzare gli attuali beneficiari servono altri 800 milioni . Alle risorse stanziate si potrebbero aggiungere interventi contenuti nel Recovery Plan.