Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Indicazioni operative.


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Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
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Agli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Dipartimento Istruzione
della Provincia Autonoma di
TRENTO
Alla Sovrintendenza Scolastica
della Provincia Autonoma di
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica
perla Scuola in Lingua Tedesca
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per
le Scuole delle Località Ladine
BOLZANO
Alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ass. Istruzione e Cultura
Direzione Personale Scolastico
AOSTA
Oggetto: D.M. n. 1124 del 06/12/2019 e successivo decreto in corso di emanazione.
Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e
di previdenza. Indicazioni operative.
Con la presente circolare, condivisa con l’Inps, si forniscono le indicazioni operative per
l’attuazione del D.M. n. 1124 del 06/12/2019, in oggetto e successivo decreto in corso di
emanazione recante disposizioni per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2020.
I requisiti contributivi ed anagrafici vigenti alla data di pubblicazione della presente
circolare e riferiti all’anno 2020 per coloro che si trovano in un sistema “misto” di calcolo della
pensione, sono riportati nell’allegata tabella.
Cessazione Dirigenti Scolastici dal 1° settembre 2020
Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei dirigenti
scolastici è fissato al 28 febbraio dall’art. 12 del C.C.N.L. per l’Area V della dirigenza sottoscritto il
15 luglio 2010.
Il dirigente scolastico che presenti comunicazione di recesso dal rapporto di lavoro oltre il
termine di cui sopra non potrà usufruire delle particolari disposizioni che regolano le cessazioni del
personale del comparto scuola.
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Cessazioni dal servizio personale docente, educativo ed A.T.A.
Il predetto Decreto Ministeriale fissa, all’articolo 1, il termine finale del 30 dicembre 2019
per la presentazione, da parte di tutto il personale del comparto scuola, delle domande di cessazione
per dimissioni volontarie dal servizio o delle istanze di permanenza in servizio ai sensi dell’articolo
1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e successive modifiche e integrazioni, ovvero
per raggiugere il minimo contributivo. Tutte le predette domande valgono, per gli effetti, dal 1°
settembre 2020.
Sempre entro la data di cui sopra gli interessati hanno la facoltà di revocare le suddette
istanze, ritirando, tramite POLIS, la domanda di cessazione precedentemente inoltrata.
Il termine del 30 dicembre 2019 deve essere osservato anche da coloro che, avendo i
requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini) e non avendo ancora compiuto il 65° anno di età, chiedono la trasformazione del rapporto
di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico, purché
ricorrano le condizioni previste dal decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione
Pubblica.
La richiesta potrà essere formulata avvalendosi di due istanze Polis che saranno attive
contemporaneamente. La prima conterrà le tipologie con le domande di cessazione consuete1, la
seconda conterrà, esclusivamente, le istanze formulate ai sensi dell’art. 14 del D.L. 28 gennaio 2019
n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 per la maturazione del requisito alla
pensione “quota cento”. In presenza di entrambe le istanze, la domanda di cessazione formulata per
la pensione cd. quota cento verrà considerata in subordine alla prima istanza.
Nella richiesta gli interessati devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal
servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative
alla concessione del part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero
nel profilo o classe di concorso di appartenenza).
Presentazione delle istanze
Le domande di cessazione dal servizio e le revoche delle stesse devono essere presentate con
le seguenti modalità:
– 1 Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro 31 dicembre 2020 (Art. 24, commi 6,
7 e 10 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 convertito in Legge n.214/2011 – Art. 15 Decreto-Legge 28
gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26 – Art.. 1 comma 147 e
seguenti della Legge 27 dicembre 2017 n.205
– Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2018 (opzione per il
trattamento contributivo ex art. 1, comma 9 della legge 243/2004 e Art.16 Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n.
4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 – opzione donna)
– Domanda di cessazione dal servizio in assenza delle condizioni per la maturazione del diritto a pensione
– Domanda di cessazione dal servizio del personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti
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 I Dirigenti Scolastici, il personale docente, educativo ed A.T.A. di ruolo, ivi
compresi gli insegnanti di religione utilizza, esclusivamente, la procedura web POLIS
“istanze on line”, relativa alle domande di cessazione, disponibile sul sito internet del
Ministero (www.istruzione.it). Al personale in servizio all’estero è consentito presentare
l’istanza anche con modalità cartacea.
 il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, presenta le domande in
formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad
inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.
Le domande di trattenimento in servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 257, della legge 28
dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1 comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205, ovvero per
raggiungere il minimo contributivo continuano ad essere presentate in forma cartacea entro il
termine del 30 dicembre 2019.
Si chiarisce che la presentazione dell’istanza nei termini e nelle modalità sopra descritte è
propedeutica al collocamento a riposo, pertanto non potranno essere disposte cessazioni dal servizio
per le domande presentate successivamente al 30 dicembre 2019.
Gestione delle istanze
Si rende necessaria l’emissione di un provvedimento formale nel caso in cui le autorità
competenti abbiano comunicato agli interessati, entro 30 giorni dalla scadenza prevista, l’eventuale
rifiuto o ritardo nell’accoglimento della domanda di dimissioni per provvedimento disciplinare in
corso, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 55 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
introdotto ex novo dall’articolo 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
L’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato da parte delle sedi
competenti dell’INPS sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo individuale e della tipologia
di pensione indicata nelle istanze di cessazione, dandone periodico riscontro al MIUR, per la
successiva comunicazione al personale, entro il termine ultimo del 29 maggio 2020. Qualora
vengano presentate dagli interessati entrambe le istanze, Inps valuterà il diritto a pensione per tutte
le fattispecie richieste.
Il rispetto di tale termine presuppone la sistemazione preventiva dei conti assicurativi dei
dipendenti, anche con l’intervento del datore di lavoro.
Pertanto, gli Ambiti provinciali o le Istituzioni scolastiche provvederanno all’esatta
ricognizione delle domande di Ricongiunzione, Riscatti, Computo, nonché dei relativi allegati,
prodotte entro il 31 agosto 2000 e non ancora definite, con riferimento a coloro che cesseranno dal
servizio con decorrenza dal 1 settembre 2020. Tale attività è necessaria e propedeutica al
completamento della posizione assicurativa finalizzata alla certificazione, da parte dell’Inps, del
diritto a pensione.
Gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR o le Istituzioni scolastiche dovranno utilizzare,
l’applicativo nuova Passweb, che è lo strumento di scambio di dati fra l’Istituto e le pubbliche
amministrazioni.
Si precisa che le posizioni relative ai pensionandi dovranno essere progressivamente
sistemate entro la data ultima del 14 febbraio 2020.
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Soltanto qualora l’Ambito territoriale/Istituzione scolastica non sia ancora in grado di
utilizzare l’applicativo nuova Passweb, al fine di salvaguardare il diritto dei pensionandi ad
ottenere, nei termini previsti, la certificazione del diritto a pensione ed evitare ritardi
nell’erogazione della prestazione, gli Ambiti territoriali/le Istituzioni scolastiche dovranno
aggiornare, con cadenza settimanale, entro il 14 febbraio 2020, i dati sul sistema SIDI in modo da
consentire alle sedi INPS di consultare ed utilizzare le informazioni, anche con riferimento ai
periodi pre–ruolo ante 1988 con ritenuta in Conto Entrate Tesoro. Tali informazioni, disponibili su
SIDI, potranno essere inviate dal MIUR all’INPS con flussi massivi periodici al fine di renderli
disponibili in consultazione agli operatori INPS che valuteranno il loro utilizzo e caricamento in
nuova Passweb con le funzioni preposte.
Inoltre, gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR dovranno definire, con la massima
sollecitudine, i provvedimenti cd “ante subentro”, inviandoli alle sedi Inps, in formato cartaceo o
PEC, con cadenza settimanale, entro il termine ultimo del 14 febbraio 2020, per consentire agli
operatori Inps l’acquisizione sulla posizione assicurativa dei periodi riconosciuti, nel rispetto della
tempistica concordata del 29 maggio 2020 per l’accertamento del diritto al trattamento
pensionistico.
Considerate le scadenze previste per la definizione delle domande di natura pensionistica
giacenti presso gli uffici MIUR e per l’aggiornamento degli stati matricolari con riferimento al
personale scolastico interessato dal pensionamento nel 2020, si invitano i destinatari della presente
circolare a porre in essere ogni misura, anche di carattere organizzativo, al fine di garantire il
massimo rispetto dei tempi indicati.
In caso di mancato rispetto di tale tempistica, l’Inps non potrà effettuare i propri
adempimenti, entro il termine concordato del 29 maggio 2020.
Il MIUR e l’INPS verificheranno l’andamento delle attività delle rispettive strutture
territoriali, scambiandosi dati e informazioni, per concertare azioni correttive in itinere e individuare
le situazioni di criticità.
Le cessazioni devono essere convalidate al SIDI con l’apposita funzione solo dopo
l’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS.
Potranno operare le segreterie scolastiche o gli Uffici scolastici territoriali, secondo
l’organizzazione adottata dai singoli Uffici Scolastici Regionali.
Nella domanda di cessazione gli interessati devono dichiarare espressamente la volontà di
cessare comunque o di permanere in servizio una volta che sia stata accertata la eventuale mancanza
dei requisiti.
Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale,
esclusivamente attraverso le seguenti modalità:
1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa
registrazione;
2) presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164);
3) presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.
Tali modalità saranno le uniche ritenute valide ai fini dell’accesso alla prestazione
pensionistica. Si evidenzia che la domanda presentata in forma diversa da quella telematica non sarà
procedibile fino a quando il richiedente non provveda a trasmetterla con le modalità sopra indicate.
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Applicazione dell’articolo 72 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Personale dirigente, docente, educativo ed
ATA).
Come è noto, il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla
legge 11 agosto 2014, n. 114 ha abolito l’istituto del trattenimento in servizio oltre i limiti di età.
Nello specifico, la normativa sopra richiamata ha abrogato l’articolo 16 del decreto
legislativo n. 30 dicembre 1992, n. 503 e di conseguenza anche il comma 5 dell’articolo 509 del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che ad esso si richiamava.
L’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1
comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205 ha tuttavia previsto che, al fine di assicurare continuità
alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole o università dei Paesi stranieri, il
personale della scuola impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali
svolti in lingua straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, possa chiedere di
essere autorizzato al trattenimento in servizio retribuito per non più di tre anni. Il
trattenimento in servizio è autorizzato, con provvedimento motivato, dal dirigente scolastico o dal
direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, nel caso di istanza presentata dai dirigenti
scolastici.
Nulla è invece innovato rispetto al comma 3 del citato articolo 509 che disciplina i
trattenimenti in servizio per raggiungere il minimo ai fini del trattamento di pensione. Ne consegue
che nel 2020 potranno chiedere la permanenza in servizio i soli soggetti che, compiendo 67 anni di
età entro il 31 agosto 2020, non sono in possesso di 20 anni di anzianità contributiva entro tale data.
Il comma 5 dell’articolo 1, come modificato in sede di conversione, del decreto legge n.
90/2014, ha generalizzato la disciplina relativa alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro
contenuta nell’articolo 72, comma 11, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, prima applicabile
solo fino al 31 dicembre 2014.
Tale facoltà può essere esercitata – al compimento, entro il 31 agosto 2020, dell’anzianità
contributiva di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini – con preavviso di
sei mesi, quindi entro il 28 febbraio 2020 anche nei confronti del personale con qualifica
dirigenziale, con decisione motivata, esplicitando i criteri di scelta e senza pregiudizio per la
funzionale erogazione dei servizi.
Le disposizioni di cui sopra si applicano anche ai soggetti che abbiano beneficiato
dell’articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.
I periodi di riscatto, eventualmente richiesti, contribuiscono al raggiungimento dei sopra
ricordati requisiti contributivi nella sola ipotesi che siano già stati accettati i relativi provvedimenti.
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 72, comma 11, è necessario valutare l’esistenza di una
situazione di esubero del posto, classe di concorso o profilo di appartenenza dell’interessato, sia a
livello nazionale che provinciale.
Laddove l’amministrazione non si avvalga della facoltà di risolvere unilateralmente il
rapporto di lavoro, dovrà obbligatoriamente collocare a riposo il dipendente, che abbia raggiunto i
requisiti per la pensione anticipata (di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini), al compimento del limite ordinamentale per la permanenza in servizio, ossia a 65 anni,
come previsto dall’articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 101/2013.
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Qualora, invece, il requisito anagrafico dei 65 anni sia maturato tra settembre e dicembre
2020 la cessazione dal servizio può avvenire solo a domanda dell’interessato.
Si comunica, inoltre, che ai sensi dell’art. 1, commi da 147 a 153, della legge 27 dicembre
2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), l’accesso, d’ufficio o a domanda, alla pensione di vecchiaia,
per il personale che rientra tra le categorie di lavoratori destinatari della suddetta norma, e che abbia
i requisiti ivi previsti, è consentito al raggiungimento di 66 anni e 7 mesi di età, purché la prevista
anzianità contributiva dei 30 anni sia maturata entro il 31 agosto (Circolare INPS n. 126 del 2019).
Per tale fattispecie, non trovano applicazione le disposizioni in materia di cumulo di cui alla
legge 24 dicembre 2012, n. 228 e successive modificazioni.
APE sociale, pensione anticipata per i lavori gravosi e per i lavoratori precoci.
Coloro che sono interessati all’accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata per i
lavoratori precoci, potranno, una volta ottenuto il riconoscimento dall’INPS, presentare la domanda
di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1 settembre 2020.
Trattamenti previdenziali (Trattamento di fine servizio e di fine rapporto). Applicazione
dell’articolo 23 del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n. 26 (anticipo TFS/TFR)
Come è noto, il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n.26, ha introdotto all’art. 23, comma 2, la possibilità per tutti i dipendenti che risolvono il rapporto
di lavoro con diritto a pensione, di presentare alle banche o agli intermediari finanziari che
aderiscono ad un apposito accordo, una richiesta di finanziamento delle indennità di fine servizio
comunque denominate, per un importo non superiore a 45.000 euro.
L’attuazione di tale norma è stata demandata ad un D.P.C.M, in corso di perfezionamento,
che ha come obiettivo quello di procedere alla regolamentazione delle modalità di erogazione
anticipata delle prestazioni di fine servizio, e ad un Accordo quadro che dovrà definire i termini e le
modalità di adesione e le condizioni economiche delle Banche.
Pertanto, al fine di consentire alle sedi INPS di predisporre le quantificazioni delle
prestazioni finalizzate alla richiesta di anticipo del TFS e del TFR, una volta che il D.P.C.M. sarà
emanato, gli Uffici scolastici territoriali dovranno provvedere a fornire alle sedi Inps di competenza,
tempestivamente, i dati giuridici ed economici necessari per quantificare l’importo oggetto di
finanziamento.
Conseguentemente, è di fondamentale importanza che gli Uffici scolastici preposti, mediante
l’utilizzo dei canali Nuova Passweb e Flusso Uniemens, provvedano in tempo utile alla
sistemazione delle posizioni assicurative dei propri amministrati in relazione alle prestazioni di fine
servizio e di fine rapporto e inoltrino alle sedi competenti dell’Istituto le pratiche di riscatto
TFS/TFS giacenti nei fascicoli degli iscritti al fine di consentire la sollecita quantificazione
dell’importo della prestazione oggetto di anticipo.
Adempimenti amministrativi relativi alla trasmissione dei dati utili alla liquidazione dei
trattamenti di fine servizio (TFS) e dei trattamenti di fine rapporto(TFR)
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Per quanto riguarda il TFS, si richiama l’attenzione degli Uffici scolastici alle indicazioni
contenute nel Messaggio Hermes n. 3400 del 20 settembre 2019.
Pertanto, a partire dalle cessazioni 2020, la modalità ordinaria di comunicazione dei dati
utili all’elaborazione del TFS dovrà essere quella telematica. Infatti, in adesione al processo di
semplificazione e dematerializzazione della comunicazione tra l’Istituto ed i datori di lavoro
pubblici che vede il superamento dell’invio cartaceo (modello PL1) dei dati giuridici ed economici
necessari all’elaborazione del trattamento di fine servizio (TFS), è stato rilasciato in esercizio un
applicativo “Comunicazione di cessazione” che sostituisce i vecchi modelli cartacei per la
comunicazione dei dati giuridici ed economici necessari alla liquidazione dei trattamenti di fine
servizio.
Con il nuovo sistema i dati giuridici ed economici necessari all’elaborazione del TFS
vengono acquisiti dalla posizione assicurativa e da ultimo miglio TFS, garantendo l’esigenza della
certificazione dei dati di posizione assicurativa ai fini previdenziali.
Per quanto riguarda la prestazione di TFR, l’Inps ha in corso un’attività di telematizzazione
dell’intero processo rivolta ad acquisire i dati giuridici ed economici degli iscritti direttamente dalla
posizione assicurativa.
Si sensibilizza già da ora gli uffici Scolastici alla compilazione del flusso Uniemens
mediante la corretta valorizzazione dei campi relativi al TFR.
Si prega di dare la più ampia e tempestiva diffusione della presente circolare diramata
d’intesa con l’INPS.
Si ringrazia per la collaborazione.
IL CAPO DIPARTIMENTO
Carmela Palumbo

La Isopensione


I lavoratori di imprese con almeno 15 dipendenti possono chiedere la isopensione per ritirarsi in anticipo, a sette anni dalla pensione, dal 2021 a quattro.

La possibilità per i lavoratori vicini alla pensione di ritirarsi in anticipo tramite un accordo aziendale – la cosiddetta isopensione – è attivabile da coloro a cui mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia fino al 2020: dal prossimo anno tornerà in vigore la precedente formulazione (quattro anni di possibile anticipo).
I dettagli normativi sono contenuti nel comma 160 della manovra economica 2018 (legge 205/2017).

Isopensione 2020
La misura è utilizzabile nelle aziende con almeno 15 dipendenti, previo accordo fra datore di lavoro e organizzazione sindacali. Si tratta di una sorta di incentivo all’esodo per i lavoratori più anziani, che nella formulazione applicabile nel triennio 2018-2020 sono quelli a cui mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. Quindi:nel 2020 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Quindi, ci vogliono 61 anni per accedere all’isopensione.

Il meccanismo è il seguente: il dipendente smette di lavorare, ma il datore di lavoro continua a pagargli una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, versando i relativi contributi all’INPS. IN questo modo, il dipendente maturerà la pensione piena, pur smettendo di lavorare in anticipo.

Ci vuole specifica procedura di accordo sindacale, in seguito alla quale il datore di lavoro invia la domanda all’INPS, unitamente a una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità per gli anni di incentivo. E’ l’INPS a erogare poi la prestazione al lavoratore, pur essendo questa finanziata dal datore di lavoro.

Attenzione: la isopensione è misura diversa dall’APe aziendale (prorogata solo fino al 2019 e dunque non più applicabile), che prevedeva il pagamento, da parte dell’impresa, di un importo pari ai contributi che mancano al raggiungimento della pensione, in modo tale che alla fine l’assegno maturato dal lavoratore sarà pieno.

L’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, prevede che il lavoratore percepisce una somma per il periodo che manca alla pensione di vecchiaia (da un massimo di sei mesi a un massimo di tre ani e sette mesi), che poi restituirà quando maturerà la pensione in rate ventennali. L’APe è versato dall’INPS ma è finanziato dal sistema bancario.

 

APe Volontaria


l’APe Volontaria non è stata rinnovata per il 2020 dalla Legge di Bilancio.
Pur trattandosi di una prestazione non di natura assistenziale, finanziata da istituti di credito privati e sostanzialmente a carico del contribuente, si è evidentemente ritenuta non soddisfacente la sperimentazione della misura.

L’APe Volontaria, lo ricordiamo, fino al 2019 ha consentito l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con il requisito anagrafico di 63 anni e contributivo di 20, fruendo di un finanziamento agevolato garantito dalla futura pensione. Stesso destino per l’APe aziendale, andata parimenti in soffitta dopo la sperimentazione 2017-2019.

Per il 2020 sono in vigore l’APe Social (destinata a concludersi a fine 2021) e l’Opzione Donna, che è stata rinnovata di un anno rispetto ai precedenti requisiti.

 

Regole del Cumulo per i PROFESSIONISTI.


Convenzioni attive
Il cumulo si esercita solo previa convenzione con l’INPS. Quasi tutti gli enti dei professionisti l’hanno già firmata: Enpam (medici), Inarcassa (architetti e ingegneri), Enpav (veterinari), Enpapi (infermieri), Eppi (periti industriali), Cipag (geometri), Enpaf (farmacisti), Enpap (psicologi).

Mancano: CNPADC (dottori commercialisti), ENPAB (biologi), ENPACL (consulenti del lavoro), ENPAIA (agricoli) ed EPAP (pluri-categoriale), Enasarco (che deve ancora armonizzare le proprie regole) e Cassa dei Notai (non ha ricevuto richieste di cumulo

Pensione con cumulo
Si possono utilizzare i versamenti effettuati presso diverse gestioni previdenziali per raggiungere un’unica pensione, anticipata o di vecchiaia, che viene calcolata pro quota in base alle regole di ciascun ente previdenziale coinvolto. L’operazione è gratuita e consente di agganciare sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata.

La pensione con cumulo non può avere decorrenza anteriore al primo febbraio 2017. Il trattamento pro quota spetta al raggiungimento dei requisiti previsti dalla Riforma Fornero e di quelli vigenti al momento della domanda.

Trattandosi comunque di un’unica pensione, tutti gli istituti connessi (perequazione automatica, integrazione al minimo, quattordicesima, maggiorazione sociale) vengono liquidati con riferimento al trattamento complessivo.

Il calcolo pro quota
Per il calcolo del pro quota, i giorni di iscrizione alle singole gestione si considerano nel seguente modo:

6 giorni equivalgono a una settimana e viceversa;
26 giorni equivalgono a un mese e viceversa;
68 giorni equivalgono a un trimestre e viceversa;
312 giorni equivalgono a un anno e viceversa.

 

Personale viaggiante delle ferrovie:età pensionabile dal 2019


Lavori gravosi: età pensionabile dal 2019

L’età per la pensione di vecchiaia del personale viaggiante delle ferrovie, in virtù dei cinque anni di anticipo, è pari a 62 anni.
Il riferimento legislativo è il Dpr 157/2013, articolo 4, in base al quale il diritto a pensione di questa categoria di lavoratori è ridotto di cinque anni rispetto a quello previsto dal regime generale obbligatoria.

Il diritto a pensione in questo caso direi che matura con cinque anni di anticipo rispetto al requisito generale previsto, che è pari a 67 anni. Quindi, il personale viaggiante delle ferrovie può ritirarsi con 62 anni di età e 20 anni di contributi.

 

Opzione Donna: le novità della manovra.


Opzione Donna: le novità della manovra
La Legge di Bilancio 2020 ha esteso lo scivolo per le lavoratrici di pubblico e privato che vogliano andare in pensione anticipata, a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo, di ulteriori 12 mesi rispetto alla disciplina attuale. Ora hanno la possibilità di accedere all’Opzione Donna anche alle lavoratrici nate sino al 31 dicembre 1961 che raggiungono 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019. Il resto dell’impianto normativo resta uguale, compreso il meccanismo delle finestre mobili. Continueranno a non applicarsi inoltre gli adeguamenti alla speranza di vita.

Nuovi requisiti:
Dunque se finora l’articolo 16 del DL 4/2019 convertito con legge 26/2019 riservava lo scivolo alle lavoratrici dipendenti, del pubblico e del privato, e alle autonome che avessero raggiunto i 59 anni di età, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960, (58 le autonome, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018, ora l’Opzione Donna è esercitabile dalle donne nate entro il 31 dicembre 1961 (31 dicembre 1960 le autonome) che raggiungano i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

Finestre mobili:
Il meccanismo di slittamento delle finestre mobili è sempre quello previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2010, convertito con legge 122/2010, che fa partire la prima rata dell’assegno pensionistico decorsi 12 mesi (18 mesi le autonome) dopo la maturazione dei requisiti richiesti da Opzione Donna. Vediamo di seguito come cambiano le decorrenze della pensione per le lavoratrici nate tra il 1° gennaio 1959 ed il 31 dicembre 1961.

Lavoratrici dipendenti classe 1959:
Dando per maturato il requisito contributivo di 35 anni, per le lavoratrici dipendenti nate nel ’58, la prima decorrenza utile è scattata a febbraio 2019.

Lavoratrici autonome classe 1958:
Per le lavoratrici autonome, nate nel 1958, le prime decorrenze utili sono:

febbraio 2019 per le nate tra gennaio e luglio;
marzo 2019 per le nate in agosto;
aprile 2019 per le nate a settembre;
maggio 2019 per le nate ad ottobre;
giugno 2019 per le nate a novembre;
luglio 2019 per le nate a dicembre.

Lavoratrici dipendenti classe 1960:
Per le lavoratrici dipendenti nate nel ’60 sono previste le seguenti finestre:

febbraio 2019 per le nate a gennaio;
marzo 2019 per le nate a febbraio;
aprile 2019 per le nate a marzo;
maggio 2019 per le nate ad aprile;
giugno 2019 per le nate a maggio;
luglio 2019 per le nate a giugno;
agosto 2019 per le nate a luglio;
settembre 2019 per le nate in agosto;
ottobre 2019 per le nate a settembre;
novembre 2019 per le nate a ottobre;
dicembre 2019 per le nate a novembre;
gennaio 2020 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1959:
Per le autonome nate nel ’59, le finestre diventano:

agosto 2019 per le nate a gennaio;
settembre 2019 per le nate a febbraio;
ottobre 2019 per le nate a marzo;
novembre 2019 per le nate a aprile;
dicembre 2019 per le nate a maggio;
gennaio 2020 per le nate a giugno;
febbraio 2020 per le nate a luglio;
marzo 2020 per le nate a agosto;
aprile 2020 per le nate a settembre;
maggio 2020 per le nate ad ottobre;
giugno 2020 per le nate a novembre;
luglio 2020 per le nate a dicembre

Lavoratrici dipendenti classe 1961:
Per le dipendenti nate nel ’61, la prima decorrenza utile scatta a:

febbraio 2020 per le nate a gennaio;
marzo 2020 per le nate a febbraio;
aprile 2020 per le nate a marzo;
maggio 2020 per le nate ad aprile;
giugno 2020 per le nate a maggio;
luglio 2020 per le nate a giugno;
agosto 2020 per le nate a luglio;
settembre 2020 per le nate in agosto;
ottobre 2020 per le nate a settembre;
novembre 2020 per le nate a ottobre;
dicembre 2020 per le nate a novembre;
gennaio 2021 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1960:
Per le autonome nate nel ’60, le finestre diventano:

agosto 2020 per le nate a gennaio;
settembre 2020 per le nate a febbraio;
ottobre 2020 per le nate a marzo;
novembre 2020 per le nate a aprile;
dicembre 2020 per le nate a maggio;
gennaio 2021 per le nate a giugno;
febbraio 2021 per le nate a luglio;
marzo 2021 per le nate a agosto;
aprile 2021 per le nate a settembre;
maggio 2021 per le nate ad ottobre;
giugno 2021 per le nate a novembre;
luglio 2021 per le nate a dicembre.

 

 

Ricongiunzione onerosa.Convenienze per le casse dei professionisti.


La Cassazione sblocca la ricongiunzione nelle Casse private riproponendo un annoso dubbio: ecco quando ricongiungere potrebbe essere meglio che cumulare.

Recentemente, la Corte di Cassazione ha smentito l’interpretazione INPS che bloccava la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle Casse dei professionisti (sentenza n. 26039/2019).
La possibilità di spostare i contributi in un’unica gestione privata, in base alla legge 45/1990, può risultare persino conveniente anche rispetto al cumulo, consentendo di calcolare la pensione con le specifiche regole della Cassa.

Pensione con regole private
Questo significa, ad esempio, che professionisti come i medici che hanno frequentato una scuola di specializzazione potrebbero chiedere di trasferire dall’INPS all’ENPAM i contributi prelevati sulle borse di studio e per tutti i compensi per i quali, per varie ragioni, i versamenti sono stati fatti alla gestione separata INPS, cosa finora resa impossibile.

Il vantaggio risiede nella possibilità di ricevere un’unica pensione dall’ente di categoria, con le sue regole. Gli assegni versati dall’ente di previdenza professionale, come quello dei medici e degli odontoiatri, non seguono infatti le normali regole pubbliche e spesso risultano più convenienti rispetto a quelle dell’INPS.

Ad esempio per quanto riguarda la reversibilità:

l’ENPAM riconosce al coniuge il 70%, al figlio orfano l’80% e a due figli orfani il 90%.
La pensione ENPAM, anche quella di reversibilità, è inoltre cumulabile con altri redditi, senza decurtazioni.

In casi di inabilità pervenuta con riscatto ancora in corso,l’ENPAM riconosce subito il vantaggio derivanti dagli anni riscattati e detrae semplicemente le rate restanti dalla pensione mensile.

A differenza dell’INPS, l’ENPAM non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

Ovviamente per capire se è meglio ricongiungere i contributi o cumularli bisogna analizzare costi e benefici dell’operazione e l’importo della pensione futura caso per caso. In linea generale però scegliere la ricongiunzione onerosa, in alternativa al cumulo o alla totalizzazione, è un’opzione da valutare attentamente.

Proroghe contenute nel ddl. di bilancio per il 2020.


APE Sociale
L’anticipo pensionistico regolamentato dalla legge 232/2016, comma 179, resta valido anche per tutto il 2020. Spetta, lo ricordiamo, a coloro che hanno almeno 63 anni di età, ricadono in una delle quattro tipologie ammesse e hanno 30 anni di contributi oppure 36 nel caso di addetti a mansioni gravose.

Le regole sono le stesse applicate negli scorsi anni: utili strumenti di prassi sono la circolare INPS 100/2017 e la sezione dedicata alle FAQ (risposte alle domande più frequenti) sul portale dell’istituto di previdenza. La proroga è contenuta nell’articolo 56 del ddl di Bilancio, e riguarda l’intero 2020.

Hanno diritto all’APE Social tutti coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2020. La presentazione delle domande sarà regolamentata da apposito provvedimento dell’INPS (come già avvenuto nel 2019).

Le scadenze sono le stesse applicate quest’anno: la prima domanda, di certificazione dei requisiti, va presentata all’INPS entro il 31 marzo oppure entro il 15 luglio: nel primo caso, l’INPS risponde rispettivamente entro il 30 giugno o entro il 15 ottobre. Resta aperta la possibilità di presentare la richiesta di certificazione del diritto anche successivamente al 15 luglio, ma entro il 30 novembre: in questo caso però non c’è la certezza che la domanda venga accolta anche nel caso di possesso di tutti i requisiti: l’INPS lavorerà queste richieste solo se ci sono ancora risorse disponibili. Dopo aver ottenuto la certificazione del diritto da parte dell’INPS, si può presentare la domanda vera e propria.

Ricordiamo in estrema sintesi che le quattro categorie di lavoratori con accesso all’APE Sociale sono i disoccupati involontari (licenziamento, scadenza contratto a termine, dimissioni per giusta causa), i caregiver, i lavoratori con disabilità pari almeno al 74%, e gli addetti a mansioni gravose. Per ognuno di queste categorie sono necessari specifici requisiti.

L’APE Social consiste in un assegno che accompagna il lavoratore alla maturazione della pensione vera e propria, che è pari alla pensione maturata al momento della domanda, e viene versato in 12 mensilità. Il trattamento è totalmente a carico dello Stato (contrariamente all’APE Volontario, prestito finanziato dal sistema bancario e con restituzione sulla pensione).

Opzione Donna
Opzione Donna: requisiti e richiesta
Questa forma di pensione anticipata destinata esclusivamente alle donne viene estesa alle lavoratrici dipendenti nate nel 1961 e alle autonome nate nel 1960. In pratica, si tratta delle lavoratrici che maturano i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2019 (e non più entro il 31 dicembre 2018): 58 o 59 anni di età (rispettivamente se dipendenti o autonome), e 35 anni di contributi.
Restano valide tutte le regole precedentemente applicate: l’Opzione Donna comporta il calcolo interamente contributivo della pensione, c’è una finestra per la decorrenza della pensione di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Le lavoratrici della Scuola devono presentare domanda entro il 29 febbraio 2020.

La proroga è contenuta nell’articolo 57 del ddl di Bilancio. Non sono previsti ulteriori decreti attuativi, si attendono solo le istruzioni INPS per la presentazione della domande 2020.

Rivalutazione pensioni
Pensioni: rivalutazione fino a 2mila euro
15 Ottobre 2019
Dal 2020, vengono rivalutate al 100% le pensioni fino a quattro volte il minimo (2mila 054 euro lordi). Per le altre fasce, restano le attuali percentuali di rivalutazione:
77% fra quattro e cinque volte il minimo,
52% fra cinque e sei volte il minimo,
47% fra sei e otto volte il minimo,
45% fra otto nove volte il minimo, 40% per le pensioni più alte.
Tutto questo vale per il biennio 2020-2021. A partire dal 2022 salgono anche le percentuali di rivalutazione per gli assegni superiori a quattro volte il minimo, nel seguente modo: al 90% fra quattro e cinque volte il minimo, 75% per gli importi superiori. Le novità sono contenute nell’articolo 58 del ddl di Bilancio e si applicano automaticamente.

Pensioni: ricongiunzione anche in gestione separata.


di Barbara Weisz

 

Cassazione smentisce l’interpretazione INPS che blocca la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle casse dei professionisti.
I lavoratori che hanno contributi in gestione separata INPS e presso una cassa privata dei professionisti possono scegliere la ricongiunzione nella gestione privata: lo stabilisce una sentenza di Cassazione, fornendo una sorta di interpretazione autentica della normativa che, sostanzialmente, smentisce l’INPS.

L’istituto previdenziale aveva presentato ricorso contro una richiesta di ricongiunzione contributi, ritenendo non applicabile al ricongiunzione in base alla legge 45/1990, che contiene appunto le norme sulla ricongiunzione onerosa dei contributi, operazione che consente di spostare tutti i contributi versati in un’unica gestione, che calcolerà poi la pensione con le proprie regole.
Nel caso specifico, il lavoratore aveva contributi versati alla gestione separata INPS e a una cassa professionale (commercialisti). Secondo l’INPS in questo caso il lavoratore avrebbe dovuto scegliere il cumulo oppure la totalizzazione, ma non la ricongiunzione onerosa, dalla quale sostanzialmente l’istituto esclude la gestione separata, che calcola la pensione interamente con il contributivo.

La Corte ha invece stabilito che l’operazione è ammissibile, in base al comma 2, articolo 1, della sopra citata legge 45/1990, in base alla quale

può utilizzare la ricongiunzione il libero professionista che «è stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista».
La sentenza di Cassazione (26039/2019) prende come riferimento una sentenza della Corte costituzionale (61/1999), in base a cui la norma sopra citata non prevede alcun limite, né relativo alla disomogeneità del metodo di calcolo né alla possibilità di effettuare l’operazione solo in entrata (l’INPS consente la ricongiunzione dalle casse professionali alla gestione separata, ma non viceversa).

In conclusione, la Suprema Corte stabilisce che il professionista può quindi decidere di operare la ricongiunzione onerosa, tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della totalizzazione.

 

Pensione Precoci: requisiti 2020 per Quota 41.


 

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Per i lavoratori precoci la legge prevede la possibilità di andare in pensione anticipata a prescindere dall’età con quota 41: tutti i requisiti richiesti.
Per i cosiddetti lavoratori precoci la normativa vigente prevede alcune particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, dando loro la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto alla maturazione dei requisiti previsti dall’attuale sistema previdenziale. Si tratta peraltro di una misura che dovrebbe essere confermata con la prossima Legge di Bilancio 2020.

Pensione anticipata precoci: requisiti
In particolare, i lavoratori precoci iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle forme sostitutive o esclusive della medesima, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età possono ritirarsi con la quota 41, ossia al perfezionarsi, entro il 31 dicembre 2026, di 41 anni di contribuzione, a prescindere dal requisito anagrafico, a patto di rientrare in una delle categorie con diritto all’APe sociale.

Per poter andare in pensione con la quota 41, a prescindere dall’età, ai lavoratori precoci vengono infatti richiesti ulteriori requisiti, che limitano l’opzione a quattro categorie di lavoratori:

dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;
caregiver, ovvero lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194;
lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, con una percentuale di invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Le mansioni faticose che permettono questo specifico pre-pensionamento devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011. Ad esse si aggiungono ulteriori professioni indicate nella Legge di Bilancio 2017.

Quota 41: anche con cumulo
Il requisito contributivo di 41 anni può essere perfezionato, su domanda dell’interessato, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ma ci sono differenze in termini di decorrenza del trattamento:

i lavoratori che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2019 conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione degli stessi, secondo le disposizioni previste dai rispettivi ordinamenti;
i lavoratori che maturano requisiti dal 1° gennaio 2019, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa finestra.
Pensione anticipata precoci: domanda
Per accedere al beneficio è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno. Eventuali domande tardive, presentate comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso di risorse finanziarie residue.

domande entro il 1° marzo

Solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata online sul sito INPS, tramite Contact Center o rivolgendosi ai Patronati.

 

Legge di Bilancio 2020.


Alla fine, Quota 100 resta invariata almeno per il 2020: in Legge di Bilancio non ci sono modifiche alle finestre di decorrenza della pensione né un’abolizione anticipata rispetto alla scadenza naturale del 2021. Come preannunciato, vengono invece prorogate di un anno sia l’Opzione Donna sia l’APE Social. Infine, è stata annunciata la rivalutazione piena per i trattamenti fra tre e quattro volte il minimo.

-Quota 100, che come detto resta invariata. Dunque, si potrà continuare ad andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi fino al 31 dicembre 2021.
-Non ci sono marce indietro sulla pensione anticipata senza applicazione degli scatti di aspettative di vita fino al 2026, quindi anche in questo caso le regole restano immutate: il requisito resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.
-Proroga Opzione Donna e APE Social
Non è chiaro quali siano i termini di questo rinnovo. Il comunicato stampa del Governo parla di “possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata con l’Opzione Donna anche per il 2020”, una formulazione relativamente generica. L’ipotesi più probabile sembra la proroga di un anno, che consentirebbe dunque di andare in pensione anticipata alle lavoratrici che compiono 58 o 59 anni, rispettivamente se dipendenti o autonome, entro il 31 dicembre 2018, avendo alla stessa data anche 35 anni di contributi.

-La pensione con l’Opzione Donna è calcolata interamente con il sistema contributivo: la lavoratrice in pratica va in pensione prima ma rinuncia a una parte dell’assegno, con un taglio che può arrivare al 20-30%. Previste delle finestre fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

-Proroga di un anno anche per l’APE Sociale, che dunque sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2020: l’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, consente di ritirarsi con 30 o 36 anni di contributi a determinate categorie di lavoratori (disoccupati, caregiver, disabili, addetti a mansioni faticose).
-Rivalutazione assegni
Infine la mini-rivalutazione, che riguarda le pensioni fra tre e quatto volte il minimo, ovvero fra 1.522 e 2mila 29 euro lordi al mese (si tratta di una platea di due milioni e mezzo di pensionati). Attualmente questi trattamenti si rivalutano “parzialmente” al 97%, mentre dal prossimo primo gennaio riprenderanno a rivalutarsi al 100%.