Guida ai requisiti necessari nel 2021 per andare in pensione


Le pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2021 saranno leggermente più basse in seguito al decreto 1° giugno 2020 di revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo i quali scendono:

dal 4,20% in corrispondenza dei 57 anni al 4,186% (-0,33% circa);
dal 6,513% in corrispondenza dei 71 anni al 6,466% (-0,7216% circa).

Adeguamento alle speranze di vita per il 2021
Non è previsto alcun adeguamento dell’età pensionabile. Per il momento i requisiti richiesti per andare in pensione non subiranno modifiche. Dal 2023 è previsto un innalzamento legato alle rilevazioni ISTAT per le pensioni di Vecchiaia. Per le pensioni Anticipate l’innalzamento è previsto soltanto dal 2026.

Pensione di vecchiaia 2021

Si può ottenere la pensione di vecchiaia con:

67 anni di età e almeno 20 anni di contributi;
66 anni e 7 mesi di età per gli addetti alle mansioni gravose;
5 anni di contributi a patto di aver compiuto i 71 anni di età (solo nel sistema interamente contributivo).

Pensione anticipata 2021
Per la pensione anticipata nel 2021 sono richiesti:

42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
In più devono trascorrere tre mesi di finestra mobile per poter percepire effettivamente la pensione anticipata.

Pensione anticipata contributiva.
Solo nel sistema interamente contributivo la pensione anticipata si ottiene con 64 anni di età e 20 anni di contributi, a condizione di aver maturato un assegno previdenziale di importo pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Rientrano nel sistema interamente contributivo i lavoratori :

che hanno iniziato a lavorare per la prima volta successivamente al 1° gennaio 1996;
con anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, purché abbiano almeno 15 anni di contribuzione versata, dei quali almeno 5 successivi al 1995.

Pensione anticipata precoci 2021
Coloro che prima dei 19 anni di età hanno già maturato almeno un anno di contribuzione possono andare in pensione anticipata con soli 41 anni di contributi. Requisiti validi:

-per uomini e per donne;

-per i disoccupati a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;


-per i caregiver o lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104;
-per gli invalidi civili almeno al 74% dipendenti o autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa;
-per gli addetti a mansioni usuranti o gravose svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.
La decorrenza del trattamento scatta trascorsi tre mesi (finestra mobile).

Pensione anticipata usuranti 2021
Per i lavori usuranti elencati nel decreto legislativo n. 67/2011 svolti per almeno la metà della vita lavorativa, o per almeno sette anni negli ultimi dieci, è prevista la possibilità di andare in pensione anticipata con la cosiddetta quota 97,6 che prevede: almeno 61 anni 7 mesi di età; almeno 35 anni di contributi.

Quota 100.
La Quota 100 dovrebbe restare in vigore fino al 31 dicembre 2021. Essa consente di andare in pensione qualora la somma tra età anagrafica e contributi sia pari a 100, a patto però di possedere un’ età anagrafica pari almeno a 62 anni e un’ anzianità contributiva pari almeno a 38 anni di contributi, di cui almeno 35 effettivamente versati). Prevista sempre una finestra mobile di tre mesi.

L’APE Sociale è stata prorogata per il solo 2021.

Si può ottenere se mancano solo 3 anni e 7 mesi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e
si abbiano almeno 63 anni di età;
si siano maturati almeno 30 (per i l caso della Naspi) oppure 36 anni di contributi (per il caso dei lavori gravosi). Inoltre vi è un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

Per il 2021 è stata estesa l’Opzione Donna

Questa opzione permette alle lavoratrici di ritirarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi con un assegno previdenziale calcolato con il solo criterio contributivo. I requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2020. La finestra mobile in questo caso è di 12 mesi (18 per le autonome).

Nona Salvagurdia Esodati
La Legge di Bilancio 2021 ha previsto una nona salvaguardia esodati per un numero limitato di soggetti beneficiari. La scadenza è il 2 marzo 2021.

Esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione. Legge di bilancio 2021.


Messaggio n°227 del 20/01/2021

Mittenti

Oggetto Prestazione di esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione di cui all’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012. Durata massima della prestazione Testo completo del messaggio

La legge 30 dicembre 2020 n. 178, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 322 del 30 dicembre 2020 (Supplemento Ordinario n. 46/L), all’articolo 1, comma 345, ha prorogato fino al 2023 il periodo di permanenza nella prestazione di accompagnamento a pensione di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, che era stato elevato a sette anni dall’articolo 1, comma 160, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, limitatamente al periodo 2018-2020 (cfr. il messaggio n. 201 del 17 gennaio 2018).

Pertanto, per le nuove decorrenze delle prestazioni di accompagnamento a pensione in argomento, fino al 2023 (ultima decorrenza ammessa 1° dicembre 2023 con risoluzione del rapporto di lavoro il 30 novembre 2023), il periodo massimo individuale di fruizione può essere elevato fino a 7 anni.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
.

Contributi previdenziali durante la cassa integrazione Covid.


Barbara Weisz

I periodi di cassa integrazione sono coperti da contribuzione figurativa. Quindi, il lavoratore continua a maturare la pensione. I contributi figurativi in line di massima sono validi sia per il diritto (quindi per raggiungere l’anzianità contributiva necessaria per il diritto a pensione), sia per la misura (ovvero per far crescere l’assegno previdenziale).
Ci sono in realtà specifiche eccezioni, di volta in volta chiarite di singoli strumenti che vengono attivati.

Per la cig in deroga prevista per il Coronavirus (attivabile dalle imprese che non hanno diritto alla cig ordinaria) è prevista la contribuzione figurativa (lo prevede esplicitamente l’articolo 22 del dl 18/2020).

Quindi, per quanto riguarda le diverse forme di ammortizzatore sociale per rispondere all’emergenza Coronavirus, il lavoratore è sempre coperto da contribuzione valida sia ai fini del diritto a pensione sia per la misura.

Contratti di espansione e incentivi all’esodo. Novità Legge di bilancio 2021.


di Barbara Weisz.

Credits: Shutterstok

Contratto di espansione e incentivo all’esodo a confronto: novità 2021, regole e vantaggi dei due strumenti per raggiungere prima la pensione.

Due rinnovate possibilità di scivolo pensione nella Legge di Bilancio 2021: il potenziamento dei contratti di espansione (uscita anticipata per lavoratori a cui mancano massimo 5 anni dalla pensione vera e propria) e la proroga dell’isopensione per coloro che sono a 7 anni dal medesimo traguardo. In entrambi i casi, la ratio è quella di favorire il ricambio generazionale nelle aziende senza penalizzare i lavoratori anziani sul fronte previdenziale.

Vediamo come funzionano le due misure e in quali casi si possono usare.

Contratti di espansione con scivolo a pensione

Introdotto in via sperimentale per gli anni 2019 e 2020 (dlgs 148/2015, articolo 41), finora ha consentito di effettuare piani di riorganizzazione aziendale all’interno dei quali favorire il prepensionamento dei lavoratori dipendenti ai quali mancano al massimo 60 mesi, ovvero cinque anni, al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata, con un trattamento che copre gli anni mancanti a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante.

La Manovra proroga questa possibilità e potenzia lo strumento, prima utilizzabile solo da imprese con almeno mille dipendenti. Limitatamente al 2021, il contratto di espansione è applicabile anche da imprese con almeno 250 dipendenti, con una sorta di doppio binario: dai 250 ai 500 dipendenti c’è una formula più favorevole, che prevede un onere inferiore per l’impresa, sopra i 500 dipendenti le regole restano sostanzialmente quelle degli anni scorsi.

In tutti i casi, restano le seguenti regole di fondo. E’ necessaria una procedura di consultazione sindacale per un piano di ristrutturazione aziendale finalizzato allo sviluppo delle attività e all’esigenza di formare nuove competenze e di effettuare nuove assunzioni. Questi progetti di riorganizzazione aziendale confluiscono in un contratto di espansione, controfirmato da sindacati e Ministero del Lavoro, nell’ambito del quale è previsto anche lo scivolo pensionistico, per i dipendenti a cui mancano al massimo 60 mesi al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata. Qui si inserisce la nuova differenziazione in base alle dimensioni aziendali.

  • Imprese con almeno 500 dipendenti: applicano le regole che negli anni scorsi erano riservate solo alle aziende con almeno mille dipendenti, contenute nel comma 5 del sopra citato articolo 41 del dlgs 148/2015. Quindi, il datore di lavoro, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, riconosce un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, eventualmente comprensivo di NASpI (nei casi in cui è prevista). Se il primo diritto a pensione è quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.
  • Imprese fra 250 e 500 dipendenti: il datore di lavoro riconosce un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, anche in questo caso comprensivo di eventuali contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata. La differenza rispetto a quanto previsto nelle aziende con più di 500 dipendenti, è che per l’intero periodo di spettanza teorica della NASpI, il versamento a carico del datore di lavoro è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione. E il versamento a carico del datore di lavoro per i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del medesimo decreto legislativo 22/2015. Attenzione: per il lavoratore non cambia nulla, nel senso che la NASpI (par di capire) viene comunque riconosciuta, ma è pagata dall’INPS.

In tutti i casi, è necessario il consenso scritto del lavoratore.

C’è infine una terza novità, che riguarda solo le imprese oltre i mille dipendenti. Nel caso in cui attuino piano di riorganizzazione di particolare rilevanza strategica, e si impegnino ad effettuare almeno un’assunzione per ogni tre lavoratori a cui viene applicato lo scivolo pensionistico, hanno diritto alla nuova riduzione dei versamenti (corrispondente alla NASpI) prorogata per ulteriori 12 mesi rispetto alla normale durata dell’ammortizzatore sociale.

Isopensione

Come detto, la Manovra proroga per il 2020 anche il potenziamento della cosiddetta isopensione che era stata introdotta dalla Riforma del lavoro Fornero, a sua volta una forma di scivolo previdenziale. In pratica, fino al 2023, si può applicare questo incentivo all’esodo pensione ai lavoratori dipendenti a cui mancano al massimo 7 anni al raggiungimento della pensione (la norma ordinaria prevedeva solo 4 anni, il periodo è stato elevato a 7 anni dalla legge 205/2017 in via sperimentale per i tre anni dal 2018 al 2020; ora il comma 345 della manovra proroga questo innalzamento a 7 anni fino al 2023). L’isopensione, lo ricordiamo, prevede un’indennità a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante, comprensiva di contributi. E’ uno strumento attivabile solo dalle aziende con almeno 15 dipendenti.

Scivolo e isopensione a confronto

La prima differenza è il campo di applicazione dello strumento, legato alle dimensioni aziendali:

  • l’isopensione è applicabile in aziende sopra 15 dipendenti,
  • per i contratti di espansione ci vogliono almeno 250 dipendenti.

In secondo luogo, l’anzianità dei lavoratori:

  • l’isopensione è applicabile quando mancano 7 anni alla pensione,
  • il contratto di espansione a 5 anni dalla pensione.

Infine, il trattamento:

  • l’isopensione è meno favorevole per l’azienda, che deve pagare la contribuzione piena al lavoratore (indipendentemente dalla tipologia di pensione che raggiungerà), e non scala la NASpI;
  • per il lavoratore, invece, è più favorevole l’isopensione, perché matura una pensione più alta.

Modifiche in campo previdenziale – Legge di Bilancio per il 2021.


346. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze
vigenti prima della data di entrata in vigore
dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, continuano ad applicarsi, nel limite complessivo
di 2.400 unità, ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente
al 31 dicembre 2011 appartenenti alle seguenti categorie:
a) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i
requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
b) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera f), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
c) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettere b), c) e d), della legge
27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo
la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro
il centoventesimo mese successivo alla data
di entrata in vigore del medesimo decreto legge n. 201 del 2011;
d) lavoratori di cui all’articolo 24,
comma 14, lettera e-ter), del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave
ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo
unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e
della paternità, di cui al decreto legislativo
26 marzo 2001, n. 151, i quali perfezionano
i requisiti utili a comportare la decorrenza
del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata
in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011,
entro il centoventesimo mese successivo alla
data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;
e) con esclusione del settore agricolo e
dei lavoratori con qualifica di stagionali, i
lavoratori con contratto di lavoro a tempo
determinato e i lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato,
cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il
31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo
indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina
vigente prima della data di entrata in vigore
del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2011, n. 214, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del medesimo decreto-legge n. 201
del 2011.
347. Ai fini della presentazione delle
istanze da parte dei lavoratori, da effettuare
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entro il temine di decadenza di sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, si applicano per ciascuna categoria di lavoratori salvaguardati le specifiche procedure previste nei precedenti provvedimenti in materia di salvaguardia dei requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in
vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, da ultimo stabilite con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
14 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014. L’Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS)
provvede al monitoraggio delle domande di
pensionamento inoltrate dai soggetti appartenenti alle categorie di cui al comma 346 del
presente articolo, che costituiscono un contingente unico, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro che, per i
soggetti di cui alla lettera d) del predetto
comma 346 in attività di lavoro, è da intendersi quella di entrata in vigore della presente legge. L’INPS provvede a pubblicare
nel proprio sito internet istituzionale, in
forma aggregata al fine di rispettare le vigenti disposizioni in materia di tutela dei
dati personali, i dati raccolti a seguito dell’attività di monitoraggio, avendo cura di
evidenziare le domande pervenute, quelle
accolte e quelle respinte. Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento, anche in
via prospettica, dei limiti numerici e di
spesa determinati ai sensi dei commi 346 e
348 del presente articolo, l’INPS non prende
in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate a usufruire dei benefìci
previsti dai medesimi commi.
348. I benefìci di cui al comma 346, che
in ogni caso non possono avere decorrenza
anteriore al 1° gennaio 2021, sono riconosciuti nel limite di 2.400 soggetti e nel limite massimo di spesa di 34,9 milioni di
euro per l’anno 2021, di 33,5 milioni di
euro per l’anno 2022, di 26,8 milioni di
euro per l’anno 2023, di 16,1 milioni di
euro per l’anno 2024, di 3,2 milioni di euro
per l’anno 2025 e di 0,6 milioni di euro per
l’anno 2026.
349. All’articolo 41 del decreto legislativo
14 settembre 2015, n. 148, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: « 2019 e
2020 » sono sostituite dalle seguenti: « 2019,
2020 e 2021, salvo quanto previsto al
comma 1-bis »;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
« 1-bis. Esclusivamente per il 2021, il limite minimo di unità lavorative in organico
di cui al comma 1 non può essere inferiore
a 500 unità, e, limitatamente agli effetti di
cui al comma 5-bis, a 250 unità, calcolate
complessivamente nelle ipotesi di aggregazione di imprese stabile con un’unica finalità produttiva o di servizi »;
c) dopo il comma 5 è inserito il seguente:
« 5-bis. Per i lavoratori che si trovino a
non più di sessanta mesi dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia, che
abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o della pensione anticipata di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, nell’ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma
scritta dei lavoratori interessati, il datore di
lavoro riconosce per tutto il periodo e fino
al raggiungimento della prima decorrenza
utile del trattamento pensionistico, a fronte
della risoluzione del rapporto di lavoro,
un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, come determinato dall’INPS. Qualora la prima decorrenza utile
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della pensione sia quella prevista per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto. Per l’intero periodo di
spettanza teorica della NASpI al lavoratore,
il versamento a carico del datore di lavoro
per l’indennità mensile è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e il versamento
a carico del datore di lavoro per i contributi
previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un
importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del
medesimo decreto legislativo n. 22 del 2015,
fermi restando in ogni caso i criteri di computo della contribuzione figurativa. Per le
imprese o gruppi di imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che
attuino piani di riorganizzazione o di ristrutturazione di particolare rilevanza strategica,
in linea con i programmi europei, e che, all’atto dell’indicazione del numero dei lavoratori da assumere ai sensi della lettera a)
del comma 2, si impegnino ad effettuare almeno una assunzione per ogni tre lavoratori
che abbiano prestato il consenso ai sensi del
presente comma, la riduzione dei versamenti
a carico del datore di lavoro, di cui al precedente periodo, opera per ulteriori dodici
mesi, per un importo calcolato sulla base
dell’ultima mensilità di spettanza teorica
della prestazione NASpI al lavoratore. Allo
scopo di dare attuazione al contratto di cui
al comma 1, il datore di lavoro interessato
presenta apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità in
relazione agli obblighi. Il datore di lavoro è
obbligato a versare mensilmente all’INPS la
provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa. In ogni caso, in assenza
del versamento mensile di cui al presente
comma, l’INPS è tenuto a non erogare le
prestazioni. I benefìci di cui al presente
comma sono riconosciuti entro il limite
complessivo di spesa di 117,2 milioni di
euro per l’anno 2021, 132,6 milioni di euro
per l’anno 2022, 40,7 milioni di euro per
l’anno 2023 e 3,7 milioni di euro per l’anno
2024. Se nel corso della procedura di consultazione di cui al comma 1 emerge il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali
non può procedere alla sottoscrizione dell’accordo governativo e conseguentemente
non può prendere in considerazione ulteriori
domande di accesso ai benefìci di cui al
presente comma. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa con
le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, fornendo i risultati dell’attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze »;
d) al comma 6, le parole: « al comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « ai
commi 5 e 5-bis »;
e) al comma 7, le parole: « dal comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « dai
commi 5 e 5-bis » e le parole: « e di 31,8
milioni di euro per l’anno 2020 » sono sostituite dalle seguenti: « , di 31,8 milioni di
euro per l’anno 2020, di 101 milioni di euro
per l’anno 2021 e di 102 milioni di euro per
l’anno 2022 ».
350. Il periodo di durata del contratto di
lavoro a tempo parziale che prevede che la
prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi è riconosciuto per intero
utile ai fini del raggiungimento dei requisiti
di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto
alla pensione. A tal fine, il numero delle settimane da assumere ai fini pensionistici si
determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo
settimanale determinato ai sensi dell’articolo
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7, comma 1, del decreto-legge 12 settembre
1983, n. 463, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Con
riferimento ai contratti di lavoro a tempo
parziale esauriti prima della data di entrata
in vigore della presente legge, il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è
subordinato alla presentazione di apposita
domanda dell’interessato corredata da idonea
documentazione. I trattamenti pensionistici
liquidati in applicazione della presente disposizione non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della
stessa.
351. Ai fini della prosecuzione, dal 1° al
31 gennaio 2021, del dispositivo di pubblica
sicurezza preordinato al contenimento del
contagio da COVID-19, nonché dello svolgimento dei maggiori compiti comunque
connessi all’emergenza epidemiologica in
corso, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa di 52.240.592 euro, di cui 40.762.392
euro per il pagamento delle indennità di ordine pubblico del personale delle Forze di
polizia e degli altri oneri connessi all’impiego del personale delle polizie locali e
11.478.200 euro per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario del personale
delle Forze di polizia.
352. Al fine di garantire, per il periodo di
cui al comma 351, la funzionalità del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco in relazione
agli accresciuti impegni connessi all’emergenza epidemiologica in corso, è autorizzata,
per l’anno 2021, la spesa di 2.633.971 euro
per il pagamento delle prestazioni di lavoro
straordinario del personale dei vigili del
fuoco.
353. Al fine di dare piena attuazione alle
misure urgenti volte a garantire, nel più gravoso contesto di gestione dell’emergenza
epidemiologica da COVID-19, il regolare e
pieno svolgimento delle attività istituzionali
di trattamento e di sicurezza negli istituti penitenziari, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa complessiva di 1.454.565 euro per il
pagamento, anche in deroga ai limiti vigenti,
delle prestazioni di lavoro straordinario del
personale appartenente al Corpo di polizia
penitenziaria svolte nel periodo dal 1° gennaio al 31 gennaio 2021.
354. All’articolo 1, comma 149, primo
periodo, della legge 30 dicembre 2018,
n. 145, le parole: « 18 milioni di euro » sono
sostituite dalle seguenti: « 28 milioni di
euro ».
355. All’articolo 21-bis, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
febbraio 2020, n. 8, le parole: « 5 milioni di
euro annui » sono sostituite dalle seguenti:
« 10.000.000 di euro annui ». Ai fini di cui
al presente comma è autorizzata la spesa di
5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021.
356. A decorrere dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, attraverso il Fondo per le vittime dell’amianto, di cui all’articolo 1, comma 241,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, eroga
ai soggetti già titolari di rendita erogata per
una patologia asbesto-correlata riconosciuta
dallo stesso INAIL o dal soppresso Istituto
di previdenza per il settore marittimo, ovvero, in caso di soggetti deceduti, ai superstiti ai sensi dell’articolo 85 del testo unico
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, una prestazione aggiuntiva nella misura percentuale
del 15 per cento della rendita in godimento.
La prestazione aggiuntiva è erogata unitamente al rateo di rendita corrisposto mensilmente ed è cumulabile con le altre prestazioni spettanti a qualsiasi titolo sulla base
delle norme generali e speciali dell’ordinamento.
357. Per gli eventi accertati a decorrere
dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, tramite il
Fondo per le vittime dell’amianto, eroga ai
malati di mesotelioma, che abbiano contratto
la patologia per esposizione familiare a lavoratori impegnati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale,

LEGGE DI BILANCIO 2021(G.U.31-12-2020).


Clicca sul link sopra.

Ciao.

Pietro Lettig.

Assegni familiari e quote di maggiorazione di pensione per l’anno 2021


Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali
Roma, 29/12/2020
Circolare n. 157
Ai Dirigenti centrali e territoriali
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
territoriali delle Aree dei professionisti
Al Coordinatore generale, ai coordinatori
centrali e ai responsabili territoriali
dell’Area medico legale
E, per conoscenza,
Al Presidente
Al Vice Presidente
Ai Consiglieri di Amministrazione
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di
Indirizzo
di Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei
Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato
all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Allegati n.1
OGGETTO: Assegni familiari e quote di maggiorazione di pensione per l’anno
2021
SOMMARIO: Dal 1° gennaio 2021 sono stati rivalutati sia i limiti di reddito familiare ai fini
della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e
delle quote di maggiorazione di pensione, sia i limiti di reddito mensili per
l’accertamento del carico ai fini del diritto agli assegni stessi.
INDICE

  1. Premessa
  2. Tabelle dei limiti di reddito familiare da applicare ai fini della cessazione o riduzione della
    corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione per l’anno
    2021
  3. Limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni
    familiari per l’anno 2021
  4. Premessa
    Le indicazioni fornite con la presente circolare trovano applicazione nei confronti dei soggetti
    esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare, ossia nei confronti dei coltivatori
    diretti, coloni, mezzadri e dei piccoli coltivatori diretti (cui continua ad applicarsi la normativa
    sugli assegni familiari) e dei pensionati delle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi (cui
    continua ad applicarsi la normativa delle quote di maggiorazione di pensione).
    Nei confronti dei predetti soggetti (al pari di quelli cui si applica la normativa concernente
    l’assegno per il nucleo familiare), la cessazione del diritto alla corresponsione dei trattamenti di
    famiglia, per effetto delle vigenti disposizioni in materia di reddito familiare, non comporta la
    cessazione di altri diritti e benefici dipendenti dalla vivenza a carico e/o ad essa connessi.
    Ad ogni buon fine, si precisa che gli importi delle prestazioni sono i seguenti:
    8,18 euro mensili spettanti ai coltivatori diretti, coloni e mezzadri per i figli ed
    equiparati;
    10,21 euro mensili spettanti ai pensionati delle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi
    e ai piccoli coltivatori diretti per il coniuge e i figli ed equiparati;
    1,21 euro mensili spettanti ai piccoli coltivatori diretti per i genitori ed equiparati.
  5. Tabelle dei limiti di reddito familiare da applicare ai fini della cessazione o
    riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione
    di pensione per l’anno 2021
    Ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di
    maggiorazione delle pensioni da lavoro autonomo, i limiti di reddito familiare da considerare
    sono rivalutati ogni anno in ragione del tasso d’inflazione programmato con arrotondamento ai
    centesimi di euro.
    Secondo le precisazioni fornite dai competenti Ministeri, la misura del tasso d’inflazione
    programmato per il 2020 è stata pari allo 0,8%.
    Con riferimento a quanto precede sono state aggiornate le tabelle (Allegato n. 1), da applicare
    a decorrere dal 1° gennaio 2021 nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa relativa
    all’assegno per il nucleo familiare, elencati in premessa.
    Le procedure di calcolo delle pensioni sono state aggiornate in conformità ai nuovi limiti di
    reddito.
  6. Limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli
    assegni familiari per l’anno 2021
    In applicazione delle vigenti norme per la perequazione automatica delle pensioni, il
    trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti risulta fissato dal 1° gennaio
    2021 e per l’intero anno nell’importo mensile di 515,58 euro.
    In relazione a tale trattamento, i limiti di reddito mensili da considerare ai fini
    dell’accertamento del carico (non autosufficienza economica) e quindi del riconoscimento del
    diritto agli assegni familiari risultano come di seguito fissati per tutto l’anno 2021:
    726,11 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato;
    1270,69 euro per due genitori ed equiparati.
    I nuovi limiti di reddito valgono anche, secondo le disposizioni già in vigore e a suo tempo rese
    note, in caso di richiesta di assegni familiari per fratelli, sorelle e nipoti (indice unitario di
    mantenimento).
    Le Strutture territoriali sono invitate a portare a conoscenza delle Associazioni di Categoria dei
    lavoratori interessati, dei Consulenti del lavoro, degli Enti di Patronato e delle Organizzazioni
    sindacali il contenuto della presente circolare.
    Il Direttore Generale
    Gabriella Di Michele

Pensioni 2021,ecco cosa cambia con la Legge di Bilancio.


Rimandata al 2022 la riforma vera e propria, in tema di pensioni nella Legge di Bilancio 2021 trovano posto soltanto due rinnovi già noti (Ape Social e Opzione Donna, entrambi estesi per un anno) e la nona salvaguardia esodati.
Nona salvaguardia Esodati
La nuova salvaguardia tutela 2.400 esodati, accompagnandoli fino alla pensione. Lo stanziamento previsto è di circa 35 milioni di euro per il 2021 e poco meno per il 2022, con ulteriori 27 milioni circa per il 2023 e 20 mln fino al 2026. Le domande dovranno essere inoltrate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Manovra, quindi entro il primo marzo 2021.

Opzione Donna
Si estendono per un anno i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata con Opzione Donna (che prevede l’assegno calcolato interamente con il sistema contributivo). La proroga 2021 prevede che vi abbiano accesso le lavoratrici che hanno maturato i requisiti – 35 anni di contributi e 58 anni di età se dipendenti oppure 59 anni se autonome – entro il 31 dicembre 2020. Una volta raggiunto il requisito, il diritto si cristallizza, quindi è esercitabile in qualsiasi momento, anche successivamente. In attesa delle istruzioni INPS, per la domanda (che si presenta con le stesse regole previste negli anni scorsi), il documento di riferimento per i requisiti attualmente in corso è il messaggio 243/2020.

APe Social
La Legge di Bilancio proroga di un anno anche l’APe Sociale, così che chi maturerà i requisiti entro il 31 dicembre 2021 potrà accedere alla trattamento a carico dello Stato fino alla maturazione della pensione vera e propria (senza penalizzazioni sul sistema di calcolo dell’assegno). Per fare domanda sarà prima necessario richiedere all’INPS la certificazione del diritto al beneficio. Per i documenti si dovrà attendere la pubblicazione della circolare operativa in attuazione della proroga, che riapre a finestra per la presentazione delle domande (prima e seconda finestra, in base al requisito la prima, in base alle risorse la seconda, sempre che si ripeta il meccanismo finora adottato).

MANOVRA DEL GOVERNO SU POZIONE DONNA


Finestre mobili
Il meccanismo di slittamento delle finestre mobili è sempre quello previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2010, convertito con legge 122/2010, che fa partire la prima rata dell’assegno pensionistico decorsi 12 mesi (18 mesi le autonome) dopo la maturazione dei requisiti richiesti da Opzione Donna.

Vediamo di seguito come cambiano le decorrenze della pensione per le lavoratrici interessate alla proroga.Requisiti Opzione Donna 2020
Le lavoratrici possono andare in pensione nel 2020 a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31/12/2019.

Opzione Donna 2020: le novità della manovra
La Legge di Bilancio 2020 ha esteso lo scivolo per le lavoratrici di pubblico e privato che vogliano andare in pensione anticipata, a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo, con ulteriori 12 mesi rispetto alla disciplina vigente.

Hanno la possibilità di accedere all’Opzione Donna anche le lavoratrici nate fino al 31 dicembre 1961 in possesso dei 35 anni di contributi richiesti dalla normativa. Il resto dell’impianto normativo è rimasto uguale, compreso il meccanismo delle finestre mobili. Continuano a non applicarsi, inoltre, gli adeguamenti alla speranza di vita.

Requisiti Opzione Donna 2020
Le lavoratrici possono andare in pensione nel 2020 a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31/12/2019.

Finestre mobili
Il meccanismo di slittamento delle finestre mobili è sempre quello previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2010, convertito con legge 122/2010, che fa partire la prima rata dell’assegno pensionistico decorsi 12 mesi (18 mesi le autonome) dopo la maturazione dei requisiti richiesti da Opzione Donna.

Vediamo di seguito come cambiano le decorrenze della pensione per le lavoratrici interessate alla proroga.

Decorrenza Opzione Donna dipendenti classe 1961
Per le dipendenti nate nel ’61, la prima decorrenza utile scatta a:

febbraio 2020 per le nate a gennaio;
marzo 2020 per le nate a febbraio;
aprile 2020 per le nate a marzo;
maggio 2020 per le nate ad aprile;
giugno 2020 per le nate a maggio;
luglio 2020 per le nate a giugno;
agosto 2020 per le nate a luglio;
settembre 2020 per le nate in agosto;
ottobre 2020 per le nate a settembre;
novembre 2020 per le nate a ottobre;
dicembre 2020 per le nate a novembre;
gennaio 2021 per le nate a dicembre.

Decorrenza Opzione Donna autonome classe 1959
Per le autonome nate nel ’59:

agosto 2019 per le nate a gennaio;
settembre 2019 per le nate a febbraio;
ottobre 2019 per le nate a marzo;
novembre 2019 per le nate a aprile;
dicembre 2019 per le nate a maggio;
gennaio 2020 per le nate a giugno;
febbraio 2020 per le nate a luglio;
marzo 2020 per le nate a agosto;
aprile 2020 per le nate a settembre;
maggio 2020 per le nate ad ottobre;
giugno 2020 per le nate a novembre;
luglio 2020 per le nate a dicembre.

Decorrenza Opzione Donna autonome classe 1960
Per le autonome nate nel ’60, le finestre diventano:

agosto 2020 per le nate a gennaio;
settembre 2020 per le nate a febbraio;
ottobre 2020 per le nate a marzo;
novembre 2020 per le nate a aprile;
dicembre 2020 per le nate a maggio;
gennaio 2021 per le nate a giugno;
febbraio 2021 per le nate a luglio;
marzo 2021 per le nate a agosto;
aprile 2021 per le nate a settembre;
maggio 2021 per le nate ad ottobre;
giugno 2021 per le nate a novembre;
luglio 2021 per le nate a dicembre.

PROCEDURE SPID


Credits: Istok

Il Garante Privacy approva la richiesta di AgID di nuova procedura di identificazione da remoto senza operatore per ottenere l’identità digitale SPID.

22 Settembre 2020Nuova modalità di identificazione per ottenere l’identità digitale SPID basata su collegamento da remoto ma senza la contestuale presenza del richiedente e dell’operatore: lo ha approvato il Garante della Privacy (parere 163/2020), accogliendo una proposta dell’AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale.

Si tratta di una decisione rilevante in tempi di Covid, anche in considerazione della migrazione in atto verso SPID come unico sistema di accreditamento digitale per tutti i servizi delle pubbliche amministrazioni.

In pratica, in aggiunta agli attuali sistemi già previsti dai diversi identity provider, sarà possibile ottenere le credenziali SPID senza collegamento in diretta. La nuova procedura prevede una registrazione online, una sessione audio-video (senza operatore in diretta) e l’esecuzione di un bonifico da conto corrente con IBAN italiano intestato o cointestato al richiedente.

Rilascio SPID da remoto

  • Registrazione online: il richiedente sceglie le proprie credenziali di livello 1, fornisce il consenso al trattamento dei dati personali previsto dalla normativa, il proprio indirizzo email, il numero di cellulare, prende visione delle condizioni d’uso, della guida utente e dell’informativa.
  • Sessione audio-video: viene chiesta conferma di alcuni dati, tra i quali la data e l’ora, il nome e il cognome; bisogna mostrare il documento di riconoscimento e il tesserino del codice fiscale o della tessera sanitaria e confermare la volontà di attivare SPID. Durante questa sessione, deve essere fornito al richiedente, via SMS o tramite App, un codice numerico randomico che lo stesso richiedente dovrà leggere durante la sessione. Affinché questa garanzia sia pienamente efficace, in caso di invio del codice attraverso App, quest’ultima deve essere installabile unicamente sul dispositivo collegato all’utenza telefonica fornita dal richiedente ai fini dell’identificazione. Ciò, al fine di garantire che l’utilizzo dell’App stessa sia nel completo controllo del richiedente e che questa sia ad esso riconducibile con certezza.
  • Bonifico: il richiedente esegue un bonifico da un conto corrente con IBAN italiano a lui intestato o cointestato, indicando nella causale uno specifico codice, che gli è stato precedentemente fornito, che consente di correlare la richiesta dell’identità al bonifico stesso.

Successivamente, un operatore visiona l’audio-video ed effettua tutte le verifiche di back-office necessarie. In pratica, non è più necessario il passaggio di identificazione da remoto che richiede la presenza contestuale del richiedente l’identità SPID e dell’operatore, coinvolto solo in un secondo momento, al fine di visionare (e ascoltare) la registrazione effettuata.

Come ulteriore elemento di garanzia finalizzato ad effettuare delle verifiche immediate, il Garante prevede che il gestore dell’identità digitale sospenda almeno il 2% delle richieste giornaliere ricevute, al fine di fare effettuare un’ulteriore verifica dell’audio-video anche da parte di un secondo operatore. È prevista, poi, la trasmissione dell’esito delle verifiche ad AgID e al Garante, dopo sei mesi, per valutare l’efficacia di questo controllo di secondo livello dopo un periodo sperimentale di applicazione.

PIANI DEL GOVERNO PER LE PENSIONI.


Una conferma e una novità nel dibattito sulle pensioni, entrambe anticipazioni del presidente del consiglio, Giuseppe Conte: la Quota 100 non verrà rinnovata oltre la scadenza di fine 2021 e la riforma in preparazione potrà prevedere uscite differenziate, in termini di età pensionabile, in base alla professione. Ed è quest’ultima la novità allo studio dei tecnici del Governo.La novità è relativa all’ipotesi di utilizzare i lavori di queste commissioni per differenziare il requisito anagrafico in base alla tipologia di occupazione.
Le ipotesi allo studio sono diverse: si parla di una nuova possibilità di pensione anticipata a 64 anni, con 37-38 anni di contributi e una penalizzazione sull’assegno che dipende dagli anni di anticipo. E di un’uscita invece con requisiti inferiori sia di età sia di contribuzione per alcune categorie di lavoratori. Dalle parole di Conte, si deduce che l’intenzione dell’esecutivo resta quella di arrivare alla naturale scadenza (niente stop anticipato a fine 2020) senza però ulteriori proroghe.

ANTICIPO TFS DIPENDENTI PUBBLICI CON PRESTITO BANCARIO AGEVOLATO.


Credits: iStock

Via libera all’anticipo fino a 45mila euro sulla liquidazione ai dipendenti pubblici in pensione: decreto in Gazzetta, regole e procedura.
Anticipo TFS statali: decreto approvato
4 Giugno 2020
Diventa operativo l’anticipo del Trattamento di fine servizio (TFS) o del Trattamento di fine rapporto (TFR) per i dipendenti pubblici che vanno in pensione, in attuazione del decreto legge sulla Quota 100 (articolo 23, comma 7, dl n. 4/2019): il Dpcm n.51 del 22 aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 150 del 15 giugno, in vigore dal prossimo 30 giugno.
Il tanto atteso decreto autorizza l’anticipo fino a 45mila euro della buonuscita, pensato per la pensione con Quota 100 e non solo: consente infatti a chi lascia il lavoro nella PA a fine servizio di non dover attendere la scadenza dei termini fissati dalla legge, vale a dire 24 mesi in caso di pensione anticipata e 12 mesi per quella di vecchiaia o per anzianità di servizio.

I soggetti interessati all’anticipo del trattamento di fine rapporto o servizio potranno richiedere ad una delle banche aderenti (l’elenco sarà pubblicato sul sito dell’ABI) un prestito garantito dalla propria liquidazione in attesa che il trattamento venga erogato.

Beneficiari
Il richiedente può essere un soggetto cessato dal servizio alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché il personale degli enti pubblici di ricerca, cui è liquidata la pensione in quota 100 o ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

In pratica, si tratta di coloro che sono andati in pensione con la Quota 100 (62 anni e 38 di contributi), a 67 anni di età, con 42 e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) o, ancora, prima del 29 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del DL 4/2019).

Sono esclusi i soggetti registrati nella centrale rischi della Banca d’Italia, oppure coloro per i quali il TFS/TFR sia destinato al coniuge separato o divorziato.

Domanda e anticipo TFR/TFS
La domanda di certificazione del diritto all’anticipo dovrà essere presentata dal richiedente all’ente erogatore (in genere l’INPS ma comunque l’elenco sarà pubblicato sul sito della Funzione Pubblica) secondo le modalità indicate dalla propria cassa.

Le amministrazioni che erogano direttamente il TFS/TFR comunicheranno ai propri dipendenti la procedura di presentazione della domanda di certificazione del diritto. Nel caso dell’INPS si dovranno seguire le istruzioni che saranno pubblicate online in apposita sezione.

L’ente erogatore, entro 90 giorni dalla domanda, comunicherà al richiedente l’autorizzazione o il rigetto della domanda. Una volta ottenuta la certificazione si potrà andare in banca e chiedere l’anticipo. La banca notifica all’ente erogatore la stipula del contratto entro 30 giorni, infine nei successivi 15 giorni l’anticipo della liquidazione sarà accreditato sul conto del richiedente.

Gli interessi pagati saranno detraibili al 50% dalla dichiarazione dei redditi. Sarà l’ABI, in seguito alla firma dell’accordo quadro, a definire tutti i dettagli tecnici per l’erogazione dell’anticipo, tra cui i tassi di interesse.


Un Fondo di garanzia statale interverrà nel caso in cui l’ente erogatore sia impossibilitato a rimborsare alla banca l’importo dell’anticipo.

Decreto Rilancio in Gazzetta: il testo.


Decreto Rilancio in Gazzetta:

Decreto Rilancio in Gazzetta: il testo

Credits: Getty

Pubblicato e in vigore in Decreto Rilancio: il testo integrale e la sintesi delle misure per famiglie, imprese e lavoratori, tra sussidi, bonus, contributi a fondo perduto, sospensioni e agevolazioni.

In Gazzetta Ufficiale n. 128 è pubblicato il Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34: Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Entra dunque in vigore il tanto atteso provvedimento, che si appresta ad intraprendere il suo iter parlamentare ma che nel frattempo sblocca una serie di misure di sostegno al reddito e di tutela del lavoro che erano rimaste in stand by.

Il decreto 34/20 (DL Rilancio), dopo il Cura Italia e Liquidità Imprese, prevede un pacchetto di interventi da 55 miliardi di euro. Una vera e propria manovra economica bis che, al pari di una legge di bilancio pluriennale, in oltre 260 articoli affronta ad ampio spettro l’emergenza Coronavirus in questa delicata fase 2 con un ingente rifinanziamento delle prime misure adottate per sostenere famiglie e imprese, introducendo allo stesso tempo elementi di rilancio in ottica di contenimento di quella che a tutti gli effetti si configura come la prossima crisi economica che il Paese si appresta ad affrontare da qui ai prossimi mesi se non anni.Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha garantito tempestività nell’attuazione delle misure più attese, a partire dal rinnovo delle indennità INPS da 600 euro, che in 2-3 giorni dovrebbero essere accreditate ai 4 milioni di attuali beneficiari. Per altre misure che prevedono richiesta diretta, come i bonus baby sitter (salito  1.200 euro), le procedure di richiesta dovrebbero essere rese operative in poche ore. Per nuove misure, come i contributi a fondo perduto riservati alle aziende ci sarà da attendere giugno, così come per la terza mensilità dell’indennizzo Covid-19 erogato dall’INPS (che in alcuni casi arriva a mille euro), per il quale si potrà fare domanda dal prossimo mese.

Questioni delicate come ad esempio le responsabilità in caso di contagio) saranno discusse in Parlamento. Intanto, il decreto Rilancio chiude però definitivamente il capitolo clausole di salvaguardia con connesso spettro di aumento aliquote IVA e introduce una nuova sospensione sulla notifica di atti e cartelle fino al primo settembre.

Dl Rilancio: sussidi e bonus

  • Reddito di emergenza(REm) da 400 a 800 euro erogati in due quote, per nuclei familiari senza altri sussidi, previa domanda INPS entro giugno. requisiti: residenza in Italia; reddito familiare di aprile 2020 inferiore all’importo Rem spettante; patrimonio mobiliare 2019 inferiore a 10mila euro, più 5mila euro per ogni componente successivo al primo fino a un massimo di 20mila euro; ISEE inferiore a 15mila euro.
  • Bonus vacanze:fino a 500 euro per famiglie (tre o più persone), 300 euro per le coppie a 150 per i single da spendere in strutture ricettive dal primo luglio al 31 dicembre 2020, purchè l’ISEE non sfori i 40mila euro.
  • Bonus edilizia al 110% per interventi di riqualificazione energetica (ecobonus) e antisismica (sismabonus) su prime e seconde case,  installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, con spese sostenute dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021. In alternativa alla detrazione si può scegliere lo sconto in fattura da parte del fornitore, che lo potrà recuperare come credito di imposta o cederlo ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari.
  • Bonus biciclette al 60%  per acquisto di bici (ma anche e-bike, monopattini elettrici, segway, hoverboard, monowheel) o abbonamento a servizi di sharing (non di autovetture) per tutti i residenti maggiorenni delle Città metropolitane e dei Comuni con più di 50mila abitanti (fino a esaurimento dei fondi,) e sconti su abbonamenti al trasporto pubblico locale.

Dl Rilancio: misure per lavoratori

  • Smart working per genitori dipendenti del settore privato con almeno un figlio minore di 14 anni fino al termine dello stato di emergenza, purché nel nucleo familiare non ci sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito oppure inoccupato.
  • Congedo straordinario fino a 30 giorni retribuiti al 50%  per dipendenti del privato con figli fino a 12 anni o in alternativa Bonus baby sitter da 1.200 euro (complessivi rispetto al Cura Italia) per pagare anche centri estivi e servizi all’infanzia.
  • Cassa Integrazione per altre 9 settimane, le prime 5 anche subito (dopo aver esaurito le precedenti del Cura Italia) e le ultime 4 dal primo settembre al 31 ottobre (per i settori turismo, fiere, congressi e spettacolo le 4 settimane si possono utilizzare anche prima). Per la Cig in deroga si potrà bypassare la Regione rivolgendosi all’INPS, che entro 15 giorni anticiperà il 40% del trattamento.
  • licenziamenti Stop ai  economici individuali e collettivi per altri tre mesi e sospensione delle procedure per motivi oggettivi in corso.
  • Bonus 600 euro per aprile a professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori dello spettacolo e agricoli. A maggio mille euro sono riconosciuti ai liberi professionisti titolari di partita Iva che hanno perso almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e ai Co.Co.Co che hanno cessato il rapporto di lavoro.
  • colf e badanti Bonus  da 500 euro per aprile e maggio, con uno o più contratti di lavoro (per complessive 10 ore settimanali) alla data del 23 febbraio 2020, purché non conviventi con l’assistito né beneficiari di altre indennità del Cura Italia.
  • Lavoro agricolo concesso ai titolari di Reddito di cittadinanza, fino a 30 giorni rinnovabili per altri 30, con retribuzione massima di 2mila euro.

Dl Rilancio: misure per imprese

  •  Contributi a fondo perduto per piccole imprese (inclusi autonomi titolari di partita IVA o di reddito agrario), previa domanda online all’Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dall’avvio della procedura telematica, per imprese fino a 5 milioni di fatturato 2019 ed una perdita mese su mese ad aprile di almeno un terzo, a cui corrisponde l’indennizzo maggiorato del  10-15-20% in base alla soglia dei ricavi annui.
  • IRAP: cancellazione saldo e acconto (rata di giugno) fino a 250 milioni di fatturato o corrispondente volume di compensi, senza vincoli di perdita di fatturato.
  • Scadenze: rinvio versamenti di marzo, aprile e maggio al 16 settembre (ritenute, Iva e contributi già sospesi); fino al 31 agosto niente pignoramenti su stipendi e pensioni; sospensione pagamenti per avvisi bonari e  di accertamento fino al 16 settembre.
  • Pagamenti PA alle imprese con crediti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2019
  • Aiuti di Stato per le imprese, attraverso Cassa depositi e prestiti o ricapitalizzazioni (con stop a dividendi e riserve).
  • Taglio bollette PMI per tre mesi, con uno sconto sulle componenti fisse per tutti i clienti non domestici in bassa tensione.
  • Contratti a termine con rinnovo o proroga senza causale fino al 30 agosto (anche in somministrazione), ma solo per quelli in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento (19 maggio).
  • IMU e Tosap: abolizione acconto IMU 2020 per alberghi e stabilimenti balneari (stesso proprietario e gestore) e sospensione tassa occupazione suolo pubblico fino al 31 ottobre per esercenti di pubblico servizio in ottica di distanziamento sociale.
  • Fondo turismo: 50 milioni di euro in contributi in favore delle imprese turistico-ricettive,  aziende termali e stabilimenti balneari, per le spese di sanificazione e adeguamento anit-COVID-19.

Per emergenza Coronavirus domande APe social, pensione usuranti e precoci con scadenza prorogata al primo giugno: istruzioni INPS.


C’è tempo fino al primo giugno per presentare la domanda di APE socialepensione precoci e pensione usuranti 2020: slittano quindi le scadenze originarie, fissate rispettivamente al 31 marzo, primo marzo e primo maggio. Resta disponibile la seconda finestra, che per l’APe social termina il 15 luglio e per la pensione precoci il 30 novembre.

Si tratta, nel dettaglio, dell’applicazione dell’articolo 34 del dl 18/2020, in base al quale:

in considerazione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno 2020 il decorso dei termini di decadenza relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate dall’INPS e dall’INAIL è sospeso di diritto.

Clicca qui sotto:

https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2FCircolari%2FCircolare%20numero%2050%20del%2004-04-2020.htm