Il Presidente dell’INPS Trittico si lamenta per il deficit causato all’INPS.


Il Presidente dell’INPS Trittico si lamenta per il deficit causato all’INPS dalla cassa integrazione erogata in seguito alla pandemia. Ma Trittico dimentica un paio di cosette:
-1- il fondo per la cassa integrazione viene finanziato dagli stessi datori di lavoro; in sostanza si tratta per l’INPS di una partita di giro e non di deficit.
2- Trittico non prende in considerazione i risparmi derivanti all’INPS dalla cessazione di moltissime pensioni causa morte Covid ( per essere cinici!). Anche laddove vi fossero delle pensioni di Riversibilità ci sarebbe comunque un risparmio per le casse dell’INPS.
3- L’evidente diminuzione della speranza di vita costituirà, comunque, un risparmio per le uscite future dell’INPS. Per non parlare della Cassa Unica Assegni Familiari o altro. Ciò non toglie nulla al plauso per i dipendenti dell’Istituto. La considerazione politica è che non si deve deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal quadro di insieme per portare l’acqua al proprio mulino. Il vero problema della pandemia per l’INPS è quello del lavoro, con minori entrate per contributi e con il conseguente sbilanciamento ( a breve termine ) del sistema a ripartizione tuttora vigente. Meglio sarebbe, anche per il sindacato, porre maggiore attenzione alla separazione del Bilancio dell’Assistenza da quello della Previdenza.

Legge delega che istituisce l’Assegno Unico Universale per i Figli (AUUF) a carico.


Il Senato ha approvato la legge delega che istituisce l’Assegno Unico Universale per i Figli (AUUF) a carico. La nuova legge prevede che tutte le famiglie (a prescindere dal reddito, che siano dipendenti, autonomi o disoccupati) ricevano ogni mese un contributo (in denaro o come credito d’imposta) da un minimo di 50 euro ad un massimo di 250 euro (a seconda delle fasce ISEE), per ciascun figlio a carico fino al diciottesimo anno di età del figlio. Sono previste maggiorazioni per i figli successivi al secondo, per le madri con meno di 21 anni e per i figli disabili (30-50%).

L’assegno può arrivare fino a 21 anni ma con importo ridotto, e solo se il figlio si iscrive all’università, svolge il Servizio civile o un lavoro a basso reddito, oppure se risulta disoccupato e in cerca di lavoro: in tutti questi casi, l’assegno unico universale viene erogato direttamente al giovane.

In generale, l’unico requisito per l’assegno unico è la residenza (anche fiscale) in Italia e la cittadinanza o il permesso di soggiorno.

Il Governo ha promesso di rendere operativa la nuova misura per famiglie non oltre luglio 2021, ma prima servono i decreti attuativi.

Il nuovo assegno unico sostituirà ì bonus, detrazioni per i figli a carico e assegni familiari. A partire dalle detrazioni IRPEF, ma anche benefici e prestazioni come il bonus bebè (l’assegno di natalità), gli 800 alla nascita (bonus mamma domani), gli ANF (Assegno al Nucleo Familiare) e l’assegno per il terzo figlio.

L’universalità dell’assegno va  a beneficio di coloro che fino ad oggi erano esclusi, mentre gli attuali beneficiari delle misure economiche per la genitorialità, ossia i dipendenti (che oggi hanno ANF e detrzioni in busta paga), perderanno una quota sostanziosa delle attuali agevolazioni. Tutto dipende però da quanto sarà messo sul piatto per finanziare la misura una volta che sarà a regime (e che sarà stata completata la riforma della tax expenditure).

Per non penalizzare gli attuali beneficiari servono altri 800 milioni . Alle risorse stanziate si potrebbero aggiungere interventi contenuti nel Recovery Plan.

INPS RISCATTI


INPS Servizio Riscatti:
è disponibile sul sito dell’Istituto (www.inps.it) attraverso il percorso: “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Portale riscatti – ricongiunzioni”.

Qui è possibile compilare ed inoltrare la richiesta, consultare l’elenco delle domande di riscatto, verificare lo stato di avanzamento della pratica, il protocollo di una domanda e la relativa ricevuta. Attraverso il pulsante di dettaglio è possibile visualizzare per ogni domanda: sede INPS di assegnazione, responsabile del procedimento, stato della pratica, ricevuta di protocollo. Se una domanda non è stata ancora inviata è possibile eliminarla o modificarla.

Contributi INPS: posizione previdenziale ed estratto conto contributivo


Contributi INPS: posizione previdenziale ed estratto conto contributivo
di Alessandra Gualtieri

scritto il 22 Febbraio 2021

Conoscere in tempo reale la propria posizione assicurativa INPS, attraverso il servizio online di Consultazione Estratto conto contributivo/previdenziale.
L‘INPS permette a tutti gli iscritti a una delle sue gestioni di verificare la propria posizione assicurativa o previdenziale, attraverso l’apposito servizio online a cui possono accedere sia lavoratori pubblici sia quelli privati. Per conoscere in tempo reale l’estratto conto contributivo sintetico basta consultare il portale web INPS.it accedendo con le proprie credenziali nell’area riservata, senza doversi recare presso gli sportelli territoriali.

L’Estratto conto contributivo elenca tutti i contributi effettuati all’INPS in favore del lavoratore (versamenti da lavoro, figurativi e da riscatto) suddivisi in base alla gestione alla quale il lavoratore risulta iscritto.
L’Estratto conto previdenziale permette di verificare i dati negli archivi dell’INPS trasmessi dalla pubblica amministrazione presso cui si è svolto servizio.
Il percorso da seguire, dalla home page (www.inps.it) è: Prestazioni e Servizi / Consultazione Estratto conto contributivo/previdenziale.

Accedendo alla sezione Cassetto previdenziale si possono ottenere le informazioni registrate presso gli archivi INPS (alla data della richiesta) che riguardino contributi versati, prestazioni erogate.


Il servizio online “Fascicolo previdenziale” consente per esempio di conoscere tutti i dati sulla propria Posizione Assicurativa, compreso l’estratto conto contributivo, ossia il versamento di tutti i contributi nelle varie gestioni (Regime generale e Gestione separata), che risultino negli archivi INPS alla data della richiesta dell’estratto conto (stampabile). I contributi degli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) sono contenuti nell’Estratto conto previdenziale, quelli degli iscritti alla Gestione Separata sono nell’Estratto conto parasubordinati.

L’estratto conto riassume in una tabella le tipologie di contribuzione (lavoro dipendente, contributi figurativi, disoccupazione, malattia, lavoro agricolo dipendente, lavoro autonomo ecc.) versate al lavorare e le settimane utili per maturare il suo diritto alla pensione. Nello specifico:

periodo di riferimento;
tipologia di contributi (da lavoro dipendente, artigiano, commerciante, servizio militare ecc.);
contributi utili espressi in giorni, settimane o mesi, sia per il calcolo della pensione che per il raggiungimento del diritto;
retribuzione o reddito;
riferimenti del datore di lavoro.
I lavoratori prossimi alla pensione possono anche richiedere alle sedi INPS un Estratto conto certificativo che include l’attestazione analitica della posizione assicurativa, con valore legale.

Contributi volontari per il 2021.


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Circolare n°27 del 16/02/2021

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OggettoContributi volontari anno 2021: lavoratori dipendenti non agricoli, lavoratori autonomi e iscritti alla Gestione separataSommarioTesto completo della circolare

INDICE

1. Versamenti volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli

2. Versamenti volontari degli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD e degli iscritti al Fondo Volo e al Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A.

3. Versamenti volontari degli iscritti al Fondo speciale Istituto Postelegrafonici (ex IPOST)

4. Coefficienti di ripartizione dei contributi volontari nel FPLD

5. Versamenti volontari nelle gestioni degli artigiani e commercianti

6. Versamenti volontari nella Gestione separata

1. Versamenti volontari dei lavoratori dipendenti non agricoli

L’ISTAT ha comunicato, nella misura del -0,3%, la variazione percentuale nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi tra il periodo gennaio 2019 – dicembre 2019 e il periodo gennaio 2020 – dicembre 2020.

L’articolo 1, comma 287, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, dispone che: “Con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’adeguamento, all’analogo valore medio relativo all’anno precedente non può risultare inferiore a zero.”

Ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, l’importo minimo settimanale della retribuzione su cui calcolare il contributo volontario non può essere inferiore a quello determinato ai sensi dell’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e successive modificazioni.

Pertanto, per l’anno 2021, si confermano i seguenti parametri:

  • la retribuzione minima settimanale è pari a € 206,23;
  • la prima fascia di retribuzione annuale oltre la quale è prevista l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’1% (art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, convertito dalla L. n. 438/1992) è pari a € 47.379,00;
  • il massimale di cui all’articolo 2, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335, da applicare ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo, è pari a € 103.055,00.

Per l’anno 2021, l’aliquota contributiva a carico dei lavoratori dipendenti non agricoli, autorizzati alla prosecuzione volontaria nel FPLD con decorrenza successiva al 31 dicembre 1995, è pari al 33%.

L’aliquota IVS relativa ai lavoratori dipendenti non agricoli, autorizzati alla prosecuzione volontaria con decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1995, è confermata pari al 27,87% (Allegato n. 1).

Nella tabella che segue si riportano – per gli anni dal 2021 al 1997 – i minimali di retribuzione settimanale, gli importi della prima fascia di retribuzione annuale (c.d. tetto pensionabile), i massimali di cui all’articolo 2, comma 18, della legge n. 335/1995 e le aliquote contributive IVS relative ai lavoratori dipendenti non agricoli autorizzati dopo il 31 dicembre 1995.

AnnoRetr. minimasettimanalePrima fasciaretribuzione annuaMassimale art. 2co.18, L. 335/95AliquotaIVS
2021€ 206,23€ 47.379,00€ 103.055,0033%
2020€ 206,23€ 47.379,00€ 103.055,0033%
2019€ 205,20€ 47.143,00€ 102.543,0033%
2018€ 202,97€ 46.630,00€ 101.427,0033%
2017€ 200,76€ 46.123,00€100.324,0033%
2016€ 200,76€ 46.123,00€100.324,0032,87%
2015€ 200,76€ 46.123,00€100.324,0032,87%
2014€ 200,35€ 46.031,00€100.123,0032,37%
2013€ 198,17€ 45.530,00€ 99.034,0032,37%
2012€ 192,40€ 44.204,00€ 96.149,0031,87%
2011€ 187,34€ 43.042,00€ 93.622,0031,87%
2010€ 184,39€ 42.364,00€ 92.147,0031,37%
2009€ 183,10€ 42.069,00€ 91.507,0031,37%
2008€ 177,42€40.765,00€ 88.669,0030,87%
2007€ 174,46€40.083,00€ 87.187,0030,87%
2006€ 171,03€39.297,00€ 85.478,0030,07%
2005€ 168,17€38.641,00€ 84.049,0030,07%
2004€ 164,87€37.883,00€ 82.401,0029,57%
2003€ 160,85€36.959,00€ 80.391,0029,57%
2002€ 157,08€36.093,00€ 78.507,0029,07%
2001£ 296.140£ 68.048.000£ 148.014.00029,07%
2000£ 288.640£ 66.324.000£ 144.263.00028,57%
1999£ 284.100£ 65.280.000£ 141.991.00028,57%
1998£ 279.080£ 64.126.000£ 139.480.00028,17%
1997£ 274.420£ 63.054.000£ 137.148.00028,37%

2. Versamenti volontari degli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD e degli iscritti al Fondo Volo e al Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A.

Gli iscritti all’evidenza contabile separata del FPLD (Autoferrotranvieri, Elettrici, Telefonici e dirigenti ex INPDAI) e al Fondo dipendenti Ferrovie dello Stato S.p.A. continuano a versare la stessa aliquota vigente per la contribuzione obbligatoria, pari al 33%.

Per i prosecutori volontari nel Fondo Volo restano invariate le aliquote contributive differenziate in relazione alla data di iscrizione al Fondo, all’anzianità complessivamente maturata, anche in gestioni diverse, al 31 dicembre 1995 e all’adesione ai fondi complementari. Pertanto, ai medesimi si applicano le seguenti aliquote:

  • per i soggetti iscritti al Fondo con più di 18 anni di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995, o anche con meno di 18 anni di anzianità contributiva che non hanno aderito ai fondi complementari, si conferma l’aliquota del 40,82%;
  • per i soggetti iscritti al Fondo, con meno di 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che hanno aderito ai fondi complementari, l’aliquota da applicare è pari al 37,70% (a seguito della riduzione prevista dall’art. 1 del D.lgs n. 164/1997);
  • per i soggetti iscritti al Fondo Volo dopo il 31 dicembre 1995 e che risultino privi di anzianità contributiva in qualsivoglia gestione, come disposto con messaggio n. 21166 del 21 dicembre 2012, l’aliquota contributiva da applicare è quella prevista per gli iscritti obbligatori del FPLD (33%), maggiorata del contributo addizionale previsto dall’articolo 1, comma 7, del D.lgs 24 aprile 1997, n. 164 (5%), ed è pari al 38%.

Per individuare l’aliquota dovuta si deve fare riferimento al codice “Tipo lavoratore” indicato nelle denunce annuali e/o mensili:

X3 = aliquota IVS del 40,82%;

Y3 = aliquota IVS del 37,70%;

Z3 = aliquota IVS del 38%.

3. Versamenti volontari degli iscritti al Fondo speciale Istituto Postelegrafonici (ex IPOST)

Per l’anno 2021 non si è verificata alcuna variazione dell’aliquota IVS dovuta dagli iscritti al Fondo speciale Istituto Postelegrafonici, che si conferma, quindi, al 32,65%.

4. Coefficienti di ripartizione dei contributi volontari nel FPLD

Si riportano di seguito le tabelle di ripartizione dei contributi volontari versati nell’anno 2021, relative ai soggetti – distinti per categoria – autorizzati con decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1995 ovvero con decorrenza successiva a tale data.

CONTRIBUTI VOLONTARI (autorizzati entro il 31 dicembre 1995)

Decorrenza 1° gennaio 2021

CATEGORIEALIQUOTE %COEF. RIPARTOBASEQUOTA PENSIONETOTALEIVS
LAVORATORI DIPENDENTInon agricoli (esclusi domestici)AliquotaCoefficienti0,11%0,00394727,76%0,99605327,87%1
AGRICOLI DIPENDENTIAliquotaCoefficienti0,11%0,00372929,39%0,99627129,50%1
PESCATORI soggettialla L. n. 250/1958AliquotaCoefficienti0,11%0,01050610,36%0,98949410,47%1
LAVORATORI occupati incantieri di lavoroAliquotaCoefficienti0,11%0,01005510,83%0,98994510,94%1
DOMESTICIAliquotaCoefficienti0,1375%0,01057912,86%0,98942112,9975%1

CONTRIBUTI VOLONTARI (autorizzati dopo il 31 dicembre 1995)

Decorrenza 1° gennaio 2021

CATEGORIEALIQUOTE %COEF. RIPARTOBASEQUOTA PENSIONETOTALEIVS
LAVORATORI DIPENDENTInon agricoli (esclusi domestici)AliquotaCoefficienti0,11%0,00333332,89%0,99666733%1
AGRICOLI DIPENDENTIAliquotaCoefficienti0,11%0,00372929,39%0,99627129,50%1
PESCATORI soggettialla L. n. 250/1958AliquotaCoefficienti0,11%0,00738314,79%0,99261714,90%1
LAVORATORI occupati incantieri di lavoroAliquotaCoefficienti0,11%0,00755014,46%0,99245014,57%1
DOMESTICIAliquotaCoefficienti0,1375%0,00789017,29%0,99211017,4275%1

5.Versamenti volontari nelle gestioni degli artigiani e commercianti

Il contributo dovuto dai soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria nelle gestioni degli artigiani e degli esercenti attività commerciali viene determinato secondo i criteri in vigore dal 1° luglio 1990, stabiliti dall’articolo 3 della legge 2 agosto 1990, n. 233, e successive modifiche (cfr. la circolare n. 96/2003).

La relativa contribuzione volontaria si determina applicando le aliquote stabilite per il versamento dei contributi obbligatori al reddito medio di ciascuna delle otto classi di reddito previste dalla citata norma. La classe di reddito da attribuire a ciascun lavoratore è quella il cui reddito medio è pari o immediatamente inferiore al valore medio mensile dei redditi prodotti negli ultimi 36 mesi di attività.

L’importo dei contributi volontari degli artigiani e degli esercenti attività commerciali per il corrente anno dovrà essere calcolato con le seguenti aliquote:

ArtigianiCommercianti
Titolari di qualunque età e collaboratori di età superiore ai 21 anni24 %24,09 %
Collaboratori di età non superiore ai 21 anni22,35 %22,44 %

Sulla base delle predette aliquote e dei valori reddituali aggiornati, sono state predisposte le tabelle di contribuzione che seguono, da applicare con effetto dal 1° gennaio 2021. I valori sono stati definiti arrotondando all’unità di euro gli importi dei redditi che delimitano le otto classi di contribuzione e gli importi dei redditi medi imponibili e al centesimo di euro gli importi di contribuzione mensile relativi alle predette classi.

ARTIGIANI

Classi di reddito ai fini della prosecuzione volontaria

(Decorrenza 1° gennaio 2021)

Classi di redditoReddito medio imponibileContribuzione mensile
24 %22,35 %
1Fino a € 15.953€ 15.953€ 319,06€ 297,13
2da € 15.954 a € 21.191€ 18.573€ 371,46€ 345,93
3da € 21.192 a € 26.429€ 23.811€ 476,22€ 443,48
4da € 26.430 a € 31.667€ 29.049€ 580,98€ 541,04
5da € 31.668 a € 36.905€ 34.287€ 685,74€ 638,60
6da € 36.906 a € 42.143€ 39.525€ 790,50€ 736,16
7da € 42.144 a € 47.378€ 44.761€ 895,22€ 833,68
8da € 47.379€ 47.379€ 947,58€ 882,44

COMMERCIANTI

Classi di reddito ai fini della prosecuzione volontaria

(Decorrenza 1° gennaio 2021)

Classi di redditoReddito medio imponibileContribuzione mensile
24,09%22,44%
1Fino a € 15.953€ 15.953€ 320,26€ 298,33
2da € 15.954 a € 21.191€ 18.573€ 372,86€ 347,32
3da € 21.192 a € 26.429€ 23.811€ 478,01€ 445,27
4da € 26.430 a € 31.667€ 29.049€ 583,16€ 543,22
5da € 31.668 a € 36.905€ 34.287€ 688,32€ 641,17
6da € 36.906 a € 42.143€ 39.525€ 793,47€ 739,12
7da € 42.144 a € 47.378€ 44.761€ 898,58€ 837,04
8da € 47.379€ 47.379€ 951,14€ 885,99

Si precisa che la classe di reddito da attribuire è quella il cui reddito medio è pari o immediatamente inferiore alla media dei redditi sui quali sono stati versati i contributi negli ultimi tre anni. Detta media va quindi rapportata ai soli importi indicati con riferimento al “reddito medio imponibile”.

6. Versamenti volontari nella Gestione separata

L’importo del contributo volontario dovuto alla Gestione separata deve essere determinato in base alle disposizioni di cui all’articolo 7 del D.lgs n. 184/1997, ossia applicando all’importo medio dei compensi percepiti nell’anno di contribuzione precedente alla data della domanda l’aliquota IVS di finanziamento della Gestione.

Ai fini della determinazione del contributo volontario deve essere presa in considerazione esclusivamente l’aliquota IVS vigente per i soggetti privi di altra tutela previdenziale e non titolari di pensione pari, per l’anno 2021, al 25% per i professionisti e al 33% per i collaboratori e le figure assimilate.

Poiché nel 2021 il minimale per l’accredito contributivo è fissato in € 15.953,00, per il medesimo anno l’importo minimo dovuto dai prosecutori volontari della Gestione separata non potrà essere inferiore a € 3.988,32 su base annua e € 332,36 su base mensile per quanto concerne i professionisti e a € 5.264,52 su base annua e € 438,71 su base mensile per quanto concerne tutti gli altri iscritti.

Il Direttore generale vicarioVincenzo Caridi
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Guida ai requisiti necessari nel 2021 per andare in pensione


Le pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2021 saranno leggermente più basse in seguito al decreto 1° giugno 2020 di revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo i quali scendono:

dal 4,20% in corrispondenza dei 57 anni al 4,186% (-0,33% circa);
dal 6,513% in corrispondenza dei 71 anni al 6,466% (-0,7216% circa).

Adeguamento alle speranze di vita per il 2021
Non è previsto alcun adeguamento dell’età pensionabile. Per il momento i requisiti richiesti per andare in pensione non subiranno modifiche. Dal 2023 è previsto un innalzamento legato alle rilevazioni ISTAT per le pensioni di Vecchiaia. Per le pensioni Anticipate l’innalzamento è previsto soltanto dal 2026.

Pensione di vecchiaia 2021

Si può ottenere la pensione di vecchiaia con:

67 anni di età e almeno 20 anni di contributi;
66 anni e 7 mesi di età per gli addetti alle mansioni gravose;
5 anni di contributi a patto di aver compiuto i 71 anni di età (solo nel sistema interamente contributivo).

Pensione anticipata 2021
Per la pensione anticipata nel 2021 sono richiesti:

42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
In più devono trascorrere tre mesi di finestra mobile per poter percepire effettivamente la pensione anticipata.

Pensione anticipata contributiva.
Solo nel sistema interamente contributivo la pensione anticipata si ottiene con 64 anni di età e 20 anni di contributi, a condizione di aver maturato un assegno previdenziale di importo pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Rientrano nel sistema interamente contributivo i lavoratori :

che hanno iniziato a lavorare per la prima volta successivamente al 1° gennaio 1996;
con anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, purché abbiano almeno 15 anni di contribuzione versata, dei quali almeno 5 successivi al 1995.

Pensione anticipata precoci 2021
Coloro che prima dei 19 anni di età hanno già maturato almeno un anno di contribuzione possono andare in pensione anticipata con soli 41 anni di contributi. Requisiti validi:

-per uomini e per donne;

-per i disoccupati a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;


-per i caregiver o lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104;
-per gli invalidi civili almeno al 74% dipendenti o autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa;
-per gli addetti a mansioni usuranti o gravose svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.
La decorrenza del trattamento scatta trascorsi tre mesi (finestra mobile).

Pensione anticipata usuranti 2021
Per i lavori usuranti elencati nel decreto legislativo n. 67/2011 svolti per almeno la metà della vita lavorativa, o per almeno sette anni negli ultimi dieci, è prevista la possibilità di andare in pensione anticipata con la cosiddetta quota 97,6 che prevede: almeno 61 anni 7 mesi di età; almeno 35 anni di contributi.

Quota 100.
La Quota 100 dovrebbe restare in vigore fino al 31 dicembre 2021. Essa consente di andare in pensione qualora la somma tra età anagrafica e contributi sia pari a 100, a patto però di possedere un’ età anagrafica pari almeno a 62 anni e un’ anzianità contributiva pari almeno a 38 anni di contributi, di cui almeno 35 effettivamente versati). Prevista sempre una finestra mobile di tre mesi.

L’APE Sociale è stata prorogata per il solo 2021.

Si può ottenere se mancano solo 3 anni e 7 mesi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e
si abbiano almeno 63 anni di età;
si siano maturati almeno 30 (per i l caso della Naspi) oppure 36 anni di contributi (per il caso dei lavori gravosi). Inoltre vi è un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

Per il 2021 è stata estesa l’Opzione Donna

Questa opzione permette alle lavoratrici di ritirarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi con un assegno previdenziale calcolato con il solo criterio contributivo. I requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2020. La finestra mobile in questo caso è di 12 mesi (18 per le autonome).

Nona Salvagurdia Esodati
La Legge di Bilancio 2021 ha previsto una nona salvaguardia esodati per un numero limitato di soggetti beneficiari. La scadenza è il 2 marzo 2021.

cedolino pensione.


L’INPS ha attivato un nuovo servizio che consente ai pensionati di richiedere che il cedolino pensione e la Certificazione Unica venga spedita per posta elettronica direttamente presso il proprio indirizzo email. Per fare domanda di questa nuova opzione è necessario accedere prima alla propria area riservata su My INPS.

I titolari di pensione INPS vedranno un avviso con le istruzioni per l’attivazione di questa nuova funzionalità.

Esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione. Legge di bilancio 2021.


Messaggio n°227 del 20/01/2021

Mittenti

Oggetto Prestazione di esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione di cui all’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012. Durata massima della prestazione Testo completo del messaggio

La legge 30 dicembre 2020 n. 178, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 322 del 30 dicembre 2020 (Supplemento Ordinario n. 46/L), all’articolo 1, comma 345, ha prorogato fino al 2023 il periodo di permanenza nella prestazione di accompagnamento a pensione di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, che era stato elevato a sette anni dall’articolo 1, comma 160, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, limitatamente al periodo 2018-2020 (cfr. il messaggio n. 201 del 17 gennaio 2018).

Pertanto, per le nuove decorrenze delle prestazioni di accompagnamento a pensione in argomento, fino al 2023 (ultima decorrenza ammessa 1° dicembre 2023 con risoluzione del rapporto di lavoro il 30 novembre 2023), il periodo massimo individuale di fruizione può essere elevato fino a 7 anni.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
.

Contributi previdenziali durante la cassa integrazione Covid.


Barbara Weisz

I periodi di cassa integrazione sono coperti da contribuzione figurativa. Quindi, il lavoratore continua a maturare la pensione. I contributi figurativi in line di massima sono validi sia per il diritto (quindi per raggiungere l’anzianità contributiva necessaria per il diritto a pensione), sia per la misura (ovvero per far crescere l’assegno previdenziale).
Ci sono in realtà specifiche eccezioni, di volta in volta chiarite di singoli strumenti che vengono attivati.

Per la cig in deroga prevista per il Coronavirus (attivabile dalle imprese che non hanno diritto alla cig ordinaria) è prevista la contribuzione figurativa (lo prevede esplicitamente l’articolo 22 del dl 18/2020).

Quindi, per quanto riguarda le diverse forme di ammortizzatore sociale per rispondere all’emergenza Coronavirus, il lavoratore è sempre coperto da contribuzione valida sia ai fini del diritto a pensione sia per la misura.

Contratti di espansione e incentivi all’esodo. Novità Legge di bilancio 2021.


di Barbara Weisz.

Credits: Shutterstok

Contratto di espansione e incentivo all’esodo a confronto: novità 2021, regole e vantaggi dei due strumenti per raggiungere prima la pensione.

Due rinnovate possibilità di scivolo pensione nella Legge di Bilancio 2021: il potenziamento dei contratti di espansione (uscita anticipata per lavoratori a cui mancano massimo 5 anni dalla pensione vera e propria) e la proroga dell’isopensione per coloro che sono a 7 anni dal medesimo traguardo. In entrambi i casi, la ratio è quella di favorire il ricambio generazionale nelle aziende senza penalizzare i lavoratori anziani sul fronte previdenziale.

Vediamo come funzionano le due misure e in quali casi si possono usare.

Contratti di espansione con scivolo a pensione

Introdotto in via sperimentale per gli anni 2019 e 2020 (dlgs 148/2015, articolo 41), finora ha consentito di effettuare piani di riorganizzazione aziendale all’interno dei quali favorire il prepensionamento dei lavoratori dipendenti ai quali mancano al massimo 60 mesi, ovvero cinque anni, al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata, con un trattamento che copre gli anni mancanti a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante.

La Manovra proroga questa possibilità e potenzia lo strumento, prima utilizzabile solo da imprese con almeno mille dipendenti. Limitatamente al 2021, il contratto di espansione è applicabile anche da imprese con almeno 250 dipendenti, con una sorta di doppio binario: dai 250 ai 500 dipendenti c’è una formula più favorevole, che prevede un onere inferiore per l’impresa, sopra i 500 dipendenti le regole restano sostanzialmente quelle degli anni scorsi.

In tutti i casi, restano le seguenti regole di fondo. E’ necessaria una procedura di consultazione sindacale per un piano di ristrutturazione aziendale finalizzato allo sviluppo delle attività e all’esigenza di formare nuove competenze e di effettuare nuove assunzioni. Questi progetti di riorganizzazione aziendale confluiscono in un contratto di espansione, controfirmato da sindacati e Ministero del Lavoro, nell’ambito del quale è previsto anche lo scivolo pensionistico, per i dipendenti a cui mancano al massimo 60 mesi al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata. Qui si inserisce la nuova differenziazione in base alle dimensioni aziendali.

  • Imprese con almeno 500 dipendenti: applicano le regole che negli anni scorsi erano riservate solo alle aziende con almeno mille dipendenti, contenute nel comma 5 del sopra citato articolo 41 del dlgs 148/2015. Quindi, il datore di lavoro, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, riconosce un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, eventualmente comprensivo di NASpI (nei casi in cui è prevista). Se il primo diritto a pensione è quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.
  • Imprese fra 250 e 500 dipendenti: il datore di lavoro riconosce un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, anche in questo caso comprensivo di eventuali contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata. La differenza rispetto a quanto previsto nelle aziende con più di 500 dipendenti, è che per l’intero periodo di spettanza teorica della NASpI, il versamento a carico del datore di lavoro è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione. E il versamento a carico del datore di lavoro per i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del medesimo decreto legislativo 22/2015. Attenzione: per il lavoratore non cambia nulla, nel senso che la NASpI (par di capire) viene comunque riconosciuta, ma è pagata dall’INPS.

In tutti i casi, è necessario il consenso scritto del lavoratore.

C’è infine una terza novità, che riguarda solo le imprese oltre i mille dipendenti. Nel caso in cui attuino piano di riorganizzazione di particolare rilevanza strategica, e si impegnino ad effettuare almeno un’assunzione per ogni tre lavoratori a cui viene applicato lo scivolo pensionistico, hanno diritto alla nuova riduzione dei versamenti (corrispondente alla NASpI) prorogata per ulteriori 12 mesi rispetto alla normale durata dell’ammortizzatore sociale.

Isopensione

Come detto, la Manovra proroga per il 2020 anche il potenziamento della cosiddetta isopensione che era stata introdotta dalla Riforma del lavoro Fornero, a sua volta una forma di scivolo previdenziale. In pratica, fino al 2023, si può applicare questo incentivo all’esodo pensione ai lavoratori dipendenti a cui mancano al massimo 7 anni al raggiungimento della pensione (la norma ordinaria prevedeva solo 4 anni, il periodo è stato elevato a 7 anni dalla legge 205/2017 in via sperimentale per i tre anni dal 2018 al 2020; ora il comma 345 della manovra proroga questo innalzamento a 7 anni fino al 2023). L’isopensione, lo ricordiamo, prevede un’indennità a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante, comprensiva di contributi. E’ uno strumento attivabile solo dalle aziende con almeno 15 dipendenti.

Scivolo e isopensione a confronto

La prima differenza è il campo di applicazione dello strumento, legato alle dimensioni aziendali:

  • l’isopensione è applicabile in aziende sopra 15 dipendenti,
  • per i contratti di espansione ci vogliono almeno 250 dipendenti.

In secondo luogo, l’anzianità dei lavoratori:

  • l’isopensione è applicabile quando mancano 7 anni alla pensione,
  • il contratto di espansione a 5 anni dalla pensione.

Infine, il trattamento:

  • l’isopensione è meno favorevole per l’azienda, che deve pagare la contribuzione piena al lavoratore (indipendentemente dalla tipologia di pensione che raggiungerà), e non scala la NASpI;
  • per il lavoratore, invece, è più favorevole l’isopensione, perché matura una pensione più alta.

Modifiche in campo previdenziale – Legge di Bilancio per il 2021.


346. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze
vigenti prima della data di entrata in vigore
dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, continuano ad applicarsi, nel limite complessivo
di 2.400 unità, ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente
al 31 dicembre 2011 appartenenti alle seguenti categorie:
a) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i
requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
b) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera f), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
c) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettere b), c) e d), della legge
27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo
la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro
il centoventesimo mese successivo alla data
di entrata in vigore del medesimo decreto legge n. 201 del 2011;
d) lavoratori di cui all’articolo 24,
comma 14, lettera e-ter), del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave
ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo
unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e
della paternità, di cui al decreto legislativo
26 marzo 2001, n. 151, i quali perfezionano
i requisiti utili a comportare la decorrenza
del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata
in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011,
entro il centoventesimo mese successivo alla
data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;
e) con esclusione del settore agricolo e
dei lavoratori con qualifica di stagionali, i
lavoratori con contratto di lavoro a tempo
determinato e i lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato,
cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il
31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo
indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina
vigente prima della data di entrata in vigore
del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2011, n. 214, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del medesimo decreto-legge n. 201
del 2011.
347. Ai fini della presentazione delle
istanze da parte dei lavoratori, da effettuare
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30-12-2020 Supplemento ordinario n. 46/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale – n. 322
entro il temine di decadenza di sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, si applicano per ciascuna categoria di lavoratori salvaguardati le specifiche procedure previste nei precedenti provvedimenti in materia di salvaguardia dei requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in
vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, da ultimo stabilite con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
14 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014. L’Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS)
provvede al monitoraggio delle domande di
pensionamento inoltrate dai soggetti appartenenti alle categorie di cui al comma 346 del
presente articolo, che costituiscono un contingente unico, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro che, per i
soggetti di cui alla lettera d) del predetto
comma 346 in attività di lavoro, è da intendersi quella di entrata in vigore della presente legge. L’INPS provvede a pubblicare
nel proprio sito internet istituzionale, in
forma aggregata al fine di rispettare le vigenti disposizioni in materia di tutela dei
dati personali, i dati raccolti a seguito dell’attività di monitoraggio, avendo cura di
evidenziare le domande pervenute, quelle
accolte e quelle respinte. Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento, anche in
via prospettica, dei limiti numerici e di
spesa determinati ai sensi dei commi 346 e
348 del presente articolo, l’INPS non prende
in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate a usufruire dei benefìci
previsti dai medesimi commi.
348. I benefìci di cui al comma 346, che
in ogni caso non possono avere decorrenza
anteriore al 1° gennaio 2021, sono riconosciuti nel limite di 2.400 soggetti e nel limite massimo di spesa di 34,9 milioni di
euro per l’anno 2021, di 33,5 milioni di
euro per l’anno 2022, di 26,8 milioni di
euro per l’anno 2023, di 16,1 milioni di
euro per l’anno 2024, di 3,2 milioni di euro
per l’anno 2025 e di 0,6 milioni di euro per
l’anno 2026.
349. All’articolo 41 del decreto legislativo
14 settembre 2015, n. 148, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: « 2019 e
2020 » sono sostituite dalle seguenti: « 2019,
2020 e 2021, salvo quanto previsto al
comma 1-bis »;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
« 1-bis. Esclusivamente per il 2021, il limite minimo di unità lavorative in organico
di cui al comma 1 non può essere inferiore
a 500 unità, e, limitatamente agli effetti di
cui al comma 5-bis, a 250 unità, calcolate
complessivamente nelle ipotesi di aggregazione di imprese stabile con un’unica finalità produttiva o di servizi »;
c) dopo il comma 5 è inserito il seguente:
« 5-bis. Per i lavoratori che si trovino a
non più di sessanta mesi dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia, che
abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o della pensione anticipata di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, nell’ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma
scritta dei lavoratori interessati, il datore di
lavoro riconosce per tutto il periodo e fino
al raggiungimento della prima decorrenza
utile del trattamento pensionistico, a fronte
della risoluzione del rapporto di lavoro,
un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, come determinato dall’INPS. Qualora la prima decorrenza utile
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30-12-2020 Supplemento ordinario n. 46/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale – n. 322
della pensione sia quella prevista per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto. Per l’intero periodo di
spettanza teorica della NASpI al lavoratore,
il versamento a carico del datore di lavoro
per l’indennità mensile è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e il versamento
a carico del datore di lavoro per i contributi
previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un
importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del
medesimo decreto legislativo n. 22 del 2015,
fermi restando in ogni caso i criteri di computo della contribuzione figurativa. Per le
imprese o gruppi di imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che
attuino piani di riorganizzazione o di ristrutturazione di particolare rilevanza strategica,
in linea con i programmi europei, e che, all’atto dell’indicazione del numero dei lavoratori da assumere ai sensi della lettera a)
del comma 2, si impegnino ad effettuare almeno una assunzione per ogni tre lavoratori
che abbiano prestato il consenso ai sensi del
presente comma, la riduzione dei versamenti
a carico del datore di lavoro, di cui al precedente periodo, opera per ulteriori dodici
mesi, per un importo calcolato sulla base
dell’ultima mensilità di spettanza teorica
della prestazione NASpI al lavoratore. Allo
scopo di dare attuazione al contratto di cui
al comma 1, il datore di lavoro interessato
presenta apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità in
relazione agli obblighi. Il datore di lavoro è
obbligato a versare mensilmente all’INPS la
provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa. In ogni caso, in assenza
del versamento mensile di cui al presente
comma, l’INPS è tenuto a non erogare le
prestazioni. I benefìci di cui al presente
comma sono riconosciuti entro il limite
complessivo di spesa di 117,2 milioni di
euro per l’anno 2021, 132,6 milioni di euro
per l’anno 2022, 40,7 milioni di euro per
l’anno 2023 e 3,7 milioni di euro per l’anno
2024. Se nel corso della procedura di consultazione di cui al comma 1 emerge il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali
non può procedere alla sottoscrizione dell’accordo governativo e conseguentemente
non può prendere in considerazione ulteriori
domande di accesso ai benefìci di cui al
presente comma. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa con
le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, fornendo i risultati dell’attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze »;
d) al comma 6, le parole: « al comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « ai
commi 5 e 5-bis »;
e) al comma 7, le parole: « dal comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « dai
commi 5 e 5-bis » e le parole: « e di 31,8
milioni di euro per l’anno 2020 » sono sostituite dalle seguenti: « , di 31,8 milioni di
euro per l’anno 2020, di 101 milioni di euro
per l’anno 2021 e di 102 milioni di euro per
l’anno 2022 ».
350. Il periodo di durata del contratto di
lavoro a tempo parziale che prevede che la
prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi è riconosciuto per intero
utile ai fini del raggiungimento dei requisiti
di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto
alla pensione. A tal fine, il numero delle settimane da assumere ai fini pensionistici si
determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo
settimanale determinato ai sensi dell’articolo
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30-12-2020 Supplemento ordinario n. 46/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale – n. 322
7, comma 1, del decreto-legge 12 settembre
1983, n. 463, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Con
riferimento ai contratti di lavoro a tempo
parziale esauriti prima della data di entrata
in vigore della presente legge, il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è
subordinato alla presentazione di apposita
domanda dell’interessato corredata da idonea
documentazione. I trattamenti pensionistici
liquidati in applicazione della presente disposizione non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della
stessa.
351. Ai fini della prosecuzione, dal 1° al
31 gennaio 2021, del dispositivo di pubblica
sicurezza preordinato al contenimento del
contagio da COVID-19, nonché dello svolgimento dei maggiori compiti comunque
connessi all’emergenza epidemiologica in
corso, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa di 52.240.592 euro, di cui 40.762.392
euro per il pagamento delle indennità di ordine pubblico del personale delle Forze di
polizia e degli altri oneri connessi all’impiego del personale delle polizie locali e
11.478.200 euro per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario del personale
delle Forze di polizia.
352. Al fine di garantire, per il periodo di
cui al comma 351, la funzionalità del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco in relazione
agli accresciuti impegni connessi all’emergenza epidemiologica in corso, è autorizzata,
per l’anno 2021, la spesa di 2.633.971 euro
per il pagamento delle prestazioni di lavoro
straordinario del personale dei vigili del
fuoco.
353. Al fine di dare piena attuazione alle
misure urgenti volte a garantire, nel più gravoso contesto di gestione dell’emergenza
epidemiologica da COVID-19, il regolare e
pieno svolgimento delle attività istituzionali
di trattamento e di sicurezza negli istituti penitenziari, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa complessiva di 1.454.565 euro per il
pagamento, anche in deroga ai limiti vigenti,
delle prestazioni di lavoro straordinario del
personale appartenente al Corpo di polizia
penitenziaria svolte nel periodo dal 1° gennaio al 31 gennaio 2021.
354. All’articolo 1, comma 149, primo
periodo, della legge 30 dicembre 2018,
n. 145, le parole: « 18 milioni di euro » sono
sostituite dalle seguenti: « 28 milioni di
euro ».
355. All’articolo 21-bis, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
febbraio 2020, n. 8, le parole: « 5 milioni di
euro annui » sono sostituite dalle seguenti:
« 10.000.000 di euro annui ». Ai fini di cui
al presente comma è autorizzata la spesa di
5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021.
356. A decorrere dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, attraverso il Fondo per le vittime dell’amianto, di cui all’articolo 1, comma 241,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, eroga
ai soggetti già titolari di rendita erogata per
una patologia asbesto-correlata riconosciuta
dallo stesso INAIL o dal soppresso Istituto
di previdenza per il settore marittimo, ovvero, in caso di soggetti deceduti, ai superstiti ai sensi dell’articolo 85 del testo unico
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, una prestazione aggiuntiva nella misura percentuale
del 15 per cento della rendita in godimento.
La prestazione aggiuntiva è erogata unitamente al rateo di rendita corrisposto mensilmente ed è cumulabile con le altre prestazioni spettanti a qualsiasi titolo sulla base
delle norme generali e speciali dell’ordinamento.
357. Per gli eventi accertati a decorrere
dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, tramite il
Fondo per le vittime dell’amianto, eroga ai
malati di mesotelioma, che abbiano contratto
la patologia per esposizione familiare a lavoratori impegnati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale,

LEGGE DI BILANCIO 2021(G.U.31-12-2020).


Clicca sul link sopra.

Ciao.

Pietro Lettig.

Assegni familiari e quote di maggiorazione di pensione per l’anno 2021


Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali
Roma, 29/12/2020
Circolare n. 157
Ai Dirigenti centrali e territoriali
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
territoriali delle Aree dei professionisti
Al Coordinatore generale, ai coordinatori
centrali e ai responsabili territoriali
dell’Area medico legale
E, per conoscenza,
Al Presidente
Al Vice Presidente
Ai Consiglieri di Amministrazione
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di
Indirizzo
di Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei
Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato
all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Allegati n.1
OGGETTO: Assegni familiari e quote di maggiorazione di pensione per l’anno
2021
SOMMARIO: Dal 1° gennaio 2021 sono stati rivalutati sia i limiti di reddito familiare ai fini
della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e
delle quote di maggiorazione di pensione, sia i limiti di reddito mensili per
l’accertamento del carico ai fini del diritto agli assegni stessi.
INDICE

  1. Premessa
  2. Tabelle dei limiti di reddito familiare da applicare ai fini della cessazione o riduzione della
    corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione per l’anno
    2021
  3. Limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni
    familiari per l’anno 2021
  4. Premessa
    Le indicazioni fornite con la presente circolare trovano applicazione nei confronti dei soggetti
    esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare, ossia nei confronti dei coltivatori
    diretti, coloni, mezzadri e dei piccoli coltivatori diretti (cui continua ad applicarsi la normativa
    sugli assegni familiari) e dei pensionati delle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi (cui
    continua ad applicarsi la normativa delle quote di maggiorazione di pensione).
    Nei confronti dei predetti soggetti (al pari di quelli cui si applica la normativa concernente
    l’assegno per il nucleo familiare), la cessazione del diritto alla corresponsione dei trattamenti di
    famiglia, per effetto delle vigenti disposizioni in materia di reddito familiare, non comporta la
    cessazione di altri diritti e benefici dipendenti dalla vivenza a carico e/o ad essa connessi.
    Ad ogni buon fine, si precisa che gli importi delle prestazioni sono i seguenti:
    8,18 euro mensili spettanti ai coltivatori diretti, coloni e mezzadri per i figli ed
    equiparati;
    10,21 euro mensili spettanti ai pensionati delle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi
    e ai piccoli coltivatori diretti per il coniuge e i figli ed equiparati;
    1,21 euro mensili spettanti ai piccoli coltivatori diretti per i genitori ed equiparati.
  5. Tabelle dei limiti di reddito familiare da applicare ai fini della cessazione o
    riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione
    di pensione per l’anno 2021
    Ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di
    maggiorazione delle pensioni da lavoro autonomo, i limiti di reddito familiare da considerare
    sono rivalutati ogni anno in ragione del tasso d’inflazione programmato con arrotondamento ai
    centesimi di euro.
    Secondo le precisazioni fornite dai competenti Ministeri, la misura del tasso d’inflazione
    programmato per il 2020 è stata pari allo 0,8%.
    Con riferimento a quanto precede sono state aggiornate le tabelle (Allegato n. 1), da applicare
    a decorrere dal 1° gennaio 2021 nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa relativa
    all’assegno per il nucleo familiare, elencati in premessa.
    Le procedure di calcolo delle pensioni sono state aggiornate in conformità ai nuovi limiti di
    reddito.
  6. Limiti di reddito mensili da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli
    assegni familiari per l’anno 2021
    In applicazione delle vigenti norme per la perequazione automatica delle pensioni, il
    trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti risulta fissato dal 1° gennaio
    2021 e per l’intero anno nell’importo mensile di 515,58 euro.
    In relazione a tale trattamento, i limiti di reddito mensili da considerare ai fini
    dell’accertamento del carico (non autosufficienza economica) e quindi del riconoscimento del
    diritto agli assegni familiari risultano come di seguito fissati per tutto l’anno 2021:
    726,11 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato;
    1270,69 euro per due genitori ed equiparati.
    I nuovi limiti di reddito valgono anche, secondo le disposizioni già in vigore e a suo tempo rese
    note, in caso di richiesta di assegni familiari per fratelli, sorelle e nipoti (indice unitario di
    mantenimento).
    Le Strutture territoriali sono invitate a portare a conoscenza delle Associazioni di Categoria dei
    lavoratori interessati, dei Consulenti del lavoro, degli Enti di Patronato e delle Organizzazioni
    sindacali il contenuto della presente circolare.
    Il Direttore Generale
    Gabriella Di Michele