Guida alla pensione di vecchiaia



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Requisiti attuali e gli adeguamenti alle speranze di vita stimati dal 2022 in poi, in base agli scenari INPS e ISTAT.

Mentre il Governo lavora alla prossima riforma pensioni ragionando su quali possano essere le formule di uscita anticipata più sostenibili per le Casse dello Stato, vediamo quali sono oggi le regole standard per ritirarsi dal mondo del lavoro con la pensione di vecchiaia, le differenze tra requisiti per uomo e donna e cosa cambia da gennaio 2023 con il prossimo scatto per l’adeguamento alle speranze di vita, sia in base alle stime precedenti sia in base a quelle successive al Covid, che in pratica produrrà effetti sui requisiti anagrafici per la pensione e dunque sull’età pensionabile.

Requisiti e vincoli
La pensione di vecchiaia è il trattamento pensionistico erogato dall’assicurazione generale obbligatoria, dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi e dalla Gestione separata dell’INPS al perfezionamento di una determinata età anagrafica, unitamente alla presenza di un certo numero di anni di contribuzione. Prima della Riforma pensioni Fornero, DL 201/2011, i requisiti anagrafici di accesso alla pensione di vecchiaia erano diversificati per uomini e donne. La Legge li aveva inaspriti fissandoli a 66 anni per gli uomini dipendenti o autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego, mentre alle lavoratrici dipendenti del privato venivano richiesti 62 anni di età e alle autonome e parasubordinate 63 anni e 6 mesi. Poi, per effetto della Riforma Fornero, i requisiti sono stati gradualmente innalzati, parificando il requisito legato all’età pensionabile tra uomini e donne.

Cosa cambia a dicembre 2022

Scatti aspettative di vita: il Covid cambia l’età pensionabile

Oggi alla pensione di vecchiaia si accede con 67 anni di età e 20 di contributi, questo sia per i lavoratori che per le lavoratrici dipendenti del settore privato o del settore pubblico. Requisiti che rimarranno gli stessi fino al 31 dicembre 2022. Dal 2023 è previsto un innalzamento dei requisiti anagrafici, per effetto degli adeguamenti alle aspettative di vita. Il prossimo scatto si calcolerà come media della differenza della speranza di vita a 65 anni nel 2019 rispetto a quella del 2017 e della stessa differenza tra la speranza di vita 2020 su quella 2018.
Scatti pensione dopo il Covid
Attualmente, gli adeguamenti successivi al 2022 stimati in base allo scenario ISTAT 2017 (che potrebbe cambiare per effetto della pandemia, che ha avuto un forte impatto sull’aspettativa di vita, come segnalato nella Relazione annuale INPS) sono:

2023-2024: 67 anni e 3 mesi
2025-2026: 67 anni e 6 mesi
2027-2028: 67 anni e 9 mesi
2029-2030: 68 anni
2031-2032: 68 anni e 1 mesi
2033-2034: 68 anni e 3 mesi
2035 2036: 68 anni e 5 mesi
2037-2038: 68 anni e 7 mesi
2039-2040: 68 anni e 9 mesi
2041-2042: 68 anni e 11 mesi
2043-2044: 69 anni e 1 mese
2045-2046: 69 anni e 3 mesi
2047-2048: 69 anni e 5 mesi

2049-2050: 69 anni e 7 mesi
L’effetto Covid dovrebbe annullarsi intorno al 2033, ma per i prossimi dieci anni potrebbe tradursi in un rallentamento degli scatti, con la conseguenza di riuscire ad agganciare prima al pensione. In pratica, in base allo scenario INPS, per la pensione di vecchiaia non ci saranno nuovi scatti fino al 2024. E dal 2025 lo scatto sarà di due mesi invece di tre. Tuttavia, dal 2027 la proporzione si invertirebbe e addirittura si passerebbe a quattro scatti di tre mesi ogni due anni fino al 2033, quando i due scenari dovrebbero tornare a combaciare.

La contribuzione valida è quella a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato: da lavoro, riscatto, volontaria e figurativa. Alla pensione di vecchiaia, così come alla pensione anticipata, non si applicano le cosiddette finestre mobili, quindi la prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l’assicurato compie l’età pensionabile e richiede la pensione. Per l’accesso alla pensione di vecchiaia viene richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività da lavoro autonomo.

decesso di un pensionato. Adempimenti.


La legge prevede che la comunicazione all’INPS del decesso di un pensionato sia un adempimento del medico ASL. E’ una regola che vale dal primo gennaio 2015, introdotta dalla Manovra di Bilancio, che ha modificato il Dl 663/1979. In base alla sua formulazione «il medico necroscopo (è il medico della Asl che certifica il decesso, ndr) trasmette all’Istituto nazionale della previdenza sociale, entro 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso per via telematica on line».

Sono previste anche sanzioni per i medici che non rispettano le tempistiche previste, da 100 a 300 euro (articolo 46 del decreto legge 269/2003). Questo obbligo è stato introdotto per risolvere il problema dei ritardi con cui i Comuni comunicavano all’INPS il decesso dei pensionati, e sostituisce anche il precedente obbligo di comunicazione in forma cartacea da parte dei parenti.

Però, questo non le impedisce di contattare l’INPS e inviare comunque il certificato di avvenuto decesso, anche tramite il Patronato INCA. Se deve chiedere una pensione di reversibilità, deve presentare invece specifica domanda all’INPS utilizzando la procedura online, chiamando il contact center o ancora rivolgendosi al Patronato INCA e intermediari. La domanda – che si presenta  per via telematica tramite  sito INPS, Contact Center o patronato INCA – può essere presentata in qualsiasi momento dopo alla morte del lavoratore o pensionato, purché entro dieci anni dal decesso: diversamente, i ratei di pensione non riscossi cadono in prescrizione (articolo 2946 del Codice civile).

GREEN PASS ANCHE CON L’APPLICAZIONE “IMMUNI”.


Green pass: rilascio Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE

di Barbara Weisz

scritto il 

Green pass

La piattaforma green pass genera in automatico il certificato e invia un codice AUTHCODE per scaricare la certificazione, in alternativa a SPID.

Il green pass

 italiano è già operativo e genera in automatico la Certificazione Covid e per ottenerla, in formato cartaceo o digitale si richiede utilizzando il codice AUTHCODE, associato all’indirizzo email o al numero di telefono che si fornisce al momento della vaccinazione (a partire da quelle effettuate dal 27 dicembre 2020), del test antigenico/molecolare o della redazione del certificato di guarigione: lo si riceve via SMS o email (posta elettronica) quando la Certificazione Verde Covid-19 è pronta e basta inserirlo dalla piattaforma online (dal portale http://www.dgc.gov.it) o sulla App Immuni (e presto anche su App IO). Per chi ne fosse sprovvisto, può richiedere il Digital Green Certificate (valido dal primo luglio in tutta la UE, per viaggiare in Europa senza tampone e quarantena) direttamente lo al medico o in farmacia (con la Tessera Sanitaria).  Si può richiedere il green pass anche senza AUTHCODE. Chi ha le credenziali digitali come SPID, ad esempio, lo può scaricare direttamente dal portale ufficiale o dalla App Immuni.https://f2fcb90fe5cb10937d8b1cf368d1e444.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

N.B.: i certificati “arretrati” saranno pronti entro il 28 giugno, mentre dai prossimi giorni saranno emessi in tempo reale, notificati con messaggio su telefono o casella di posta elettronica. Dal primo luglio, quindi, chi si reca in Europa potrà già avere con sé il certificato, anche su smartphone (con QR code di identificazione).

Certificazione Covid online, con e senza AUTHCODE

AUTHCODE viene inviato automaticamente, via SMS o mail, nel momento in cui la piattaforma genera il green pass: dopo 15 giorni dalla prima dose, la piattaforma invia un messaggio con il codice che, assieme ai dati della Tessera Sanitaria, si utilizza per ottenere la Certificazione Verde dal sito http://www.dgc.gov.it o tramite la App Immuni (a breve anche sulla app IO)Importante: bisogna fare attenzione che il mittente sia quello ufficiale, ossia noreply.digitalcovidcertificate@sogei.it per chi lo riceve via email: e Min Salute per chi riceve lo riceve via SMS. Le istruzioni per ottenere la certificazione sono contenute nel messaggio stesso: sul portale del green pass si dovranno inserire alcuni dati del tesserino sanitario (ultime otto cifre del numero identificativo, scadenza) e il codice AUTHOCODE. In alternativa a questo codice è possibile inserire anche uno dei codici ricevuti quando è stato effettuato il tampone / vaccino o si è ricevuto il certificato di guarigione. C’è anche una procedura senza Tessera Sanitaria. In questo caso, sempre in relazione alla richiesta tramite portale, bisogna inserire i dati del documento utilizzato in sede di tampone, vaccino, o per il certificato del guarigione.

Certificazione Covid via App

La procedura è la stessa per chi utilizza la App Immuni. Quindi, anche in questo caso si inseriscono i dati della Tessera Sanitaria e il codice N.B. sulla app non è disponibile la funzionalità per chi non ha la Tessera Sanitaria). Nei prossimi giorni sarà possibile anche richiedere il green pass sulla App IO, che presto renderà disponibile la relativa procedura, dopo che sono stati risolti i problemi di privacy sollevati dal Garante.

Green pass di persona

Chi non ha smartphone o computer, non possiede il codice o comunque preferisce richiedere la Certificazione Covid-19 di persona, può recarsi direttamente dal proprio medico oppure andare in farmacia, mostrando il solo codice fiscale e la Tessera Sanitaria.

Green pass ai minori

genitori che hanno lasciato i propri recapiti per i figli, riceveranno sugli stessi anche il codice AUTHCODE per acquisire a loro nome la certificazione. Ricevono il messaggio via mail o SMS e seguono le istruzioni. Sottolineiamo nuovamente che il mittente deve necessariamente essere uno dei due sopra segnalati, quindi noreply.digitalcovidcertificate@sogei.it per la mail e Min Salute per l’SMS.

Certificazione Covid: come usare il Green Pass cartaceo o digitale


di Barbara Weisz

Verifica green pass

Per verificare la validità del Green Pass Covid basta il codice, il certificato cartaceo si può comunque stampare: ecco chi può chiedere la certificazione.

Il Green Pass Covid può essere scaricato e utilizzato in formato digitale oppure cartaceo. In entrambi i casi, tanto, l’elemento che conta (da mostrare nei casi di legge previsti) resta il solo QR code. E’ possibile che venga anche richiesto un documento di identità da parte di chi effettua il controllo ma per il resto il sistema garantisce totale privacy e all’operatore basta ottenere una spunta verde nel momento in cui “legge” lo speciale codice grafico contenuto nella Certificazione Verde Covid-19, che si può anche conservare come semplice immagine nella galleria del telefonino così da mostrarla all’occorrenza, senza bisogno del certificato cartaceo (o digitale) con il dettaglio dei dati.

Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE
Certificazioni COVID, guida alla procedura su web e smartphone

I modi per ottenere il Green Pass sono tanti e molti di essi davvero facili e immediati: via web (utilizzando il portale dedicato all’indirizzo http://www.dgc.go.it o dal proprio FSE – Fascicolo Sanitario Elettronico), tramite le app (IO o Immuni), di persona dal proprio medico / pediatra o in farmacia (in quest’ultimo caso, è possibile chiedere che la Certificazione vaccinale o di guarigione o tampone negativo venga rilasciata in formato cartaceo o elettronico). In genere, il rilascio avviene in formato elettronico ed è poi possibile stampare il certificato per disporre del cartaceo. La linea tratteggiata si utilizza per piegarlo correttamente, in modo che non si deteriori, nel seguente modo:

E’ importante sottolineare che ai controlli l’unico elemento che bisogna mostrare è il QR Code. Quindi anche chi è in possesso della certificazione cartacea, può mostrarla piegata nel modo sopra indicato mostrando solo la facciate con il codice a barre.

I dettagli che sono indicati nelle altre pagine non sono rilevanti ai fini del controllo. Anzi, il green pass, così come il software di controllo, sono realizzati nel rispetto della privacy. Ad esempio, chi effettua il controllo di validità non sa quale evento sanitario abbia generato la Certificazione verde, quindi non potrà sapere se si è stati vaccinati o si è guariti dal Covid o si è fatto un tampone: questa informazione non è visibile in sede di controllo. L’operatore che controlla il pass (per esempio, alla frontiera in caso di un viaggio all’estero), utilizza una specifica app, VerificaC19, installata su dispositivo mobile, per controllare l’autenticità del certificato. La app è gratuita e può essere scaricata da AppStore e PlayStore (sul portale dedicato al digital green certificate sono presenti entrambi i link). Se il certificato è valido, all’operatore comparirà un segno grafico che corrisponde a un semaforo verde, con i soli dati anagrafici della persona a cui corrisponde il certificato (per questo è possibile che venga chiesto un documento di identità). Non è necessario fornire alcuna altra informazione. Né la verifica prevede la memorizzazione di informazioni sul dispositivo del verificatore. Ecco nel dettaglio quali operatori possono chiedere la certificazione:

pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni,
personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, che deve essere iscritto in apposito elenco (articolo 3, comma 8, della legge 94/2009),
titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
proprietario o legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali in qualità di visitatori sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

Intanto, da lunedì 28 giugno l’Italia è tutta bianca. Non serve quindi la Certificazione per spostarsi tra Regioni (ma serve per i banchetti e gli ingressi nelle RSA). Da lunedì 28 decade anche l’obbligo di mascherina all’aperto, una settimana dopo l’addio al Coprifuoco. Ma la variante Delta fa paura e crea incertezze sugli esiti della campagna vaccinale: una sola dose non basta a tenerla a bada, serve almeno il ciclo completo. La mascherina resta dunque fondamentale nei casi in cui è ancora prevista, come ha ricordato il Ministro Speranza:

al chiuso va sempre indossata e anche all’aperto va sempre portata con sé: serve mantenere cautela perché la battaglia contro il virus non è ancora vinta.

Certificazione Covid: come usare il Green Pass cartaceo o digitale
di Barbara Weisz

Verifica green pass

Per verificare la validità del Green Pass Covid basta il codice, il certificato cartaceo si può comunque stampare: ecco chi può chiedere la certificazione.

Il Green Pass Covid può essere scaricato e utilizzato in formato digitale oppure cartaceo. In entrambi i casi, tanto, l’elemento che conta (da mostrare nei casi di legge previsti) resta il solo QR code. E’ possibile che venga anche richiesto un documento di identità da parte di chi effettua il controllo ma per il resto il sistema garantisce totale privacy e all’operatore basta ottenere una spunta verde nel momento in cui “legge” lo speciale codice grafico contenuto nella Certificazione Verde Covid-19, che si può anche conservare come semplice immagine nella galleria del telefonino così da mostrarla all’occorrenza, senza bisogno del certificato cartaceo (o digitale) con il dettaglio dei dati.

Certificazione Covid con e senza codice AUTHCODE
Certificazioni COVID, guida alla procedura su web e smartphone

I modi per ottenere il Green Pass sono tanti e molti di essi davvero facili e immediati: via web (utilizzando il portale dedicato all’indirizzo http://www.dgc.go.it o dal proprio FSE – Fascicolo Sanitario Elettronico), tramite le app (IO o Immuni), di persona dal proprio medico / pediatra o in farmacia (in quest’ultimo caso, è possibile chiedere che la Certificazione vaccinale o di guarigione o tampone negativo venga rilasciata in formato cartaceo o elettronico). In genere, il rilascio avviene in formato elettronico ed è poi possibile stampare il certificato per disporre del cartaceo. La linea tratteggiata si utilizza per piegarlo correttamente, in modo che non si deteriori, nel seguente modo:

E’ importante sottolineare che ai controlli l’unico elemento che bisogna mostrare è il QR Code. Quindi anche chi è in possesso della certificazione cartacea, può mostrarla piegata nel modo sopra indicato mostrando solo la facciate con il codice a barre.

I dettagli che sono indicati nelle altre pagine non sono rilevanti ai fini del controllo. Anzi, il green pass, così come il software di controllo, sono realizzati nel rispetto della privacy. Ad esempio, chi effettua il controllo di validità non sa quale evento sanitario abbia generato la Certificazione verde, quindi non potrà sapere se si è stati vaccinati o si è guariti dal Covid o si è fatto un tampone: questa informazione non è visibile in sede di controllo. L’operatore che controlla il pass (per esempio, alla frontiera in caso di un viaggio all’estero), utilizza una specifica app, VerificaC19, installata su dispositivo mobile, per controllare l’autenticità del certificato. La app è gratuita e può essere scaricata da AppStore e PlayStore (sul portale dedicato al digital green certificate sono presenti entrambi i link). Se il certificato è valido, all’operatore comparirà un segno grafico che corrisponde a un semaforo verde, con i soli dati anagrafici della persona a cui corrisponde il certificato (per questo è possibile che venga chiesto un documento di identità). Non è necessario fornire alcuna altra informazione. Né la verifica prevede la memorizzazione di informazioni sul dispositivo del verificatore. Ecco nel dettaglio quali operatori possono chiedere la certificazione:

pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni,
personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, che deve essere iscritto in apposito elenco (articolo 3, comma 8, della legge 94/2009),
titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
proprietario o legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati,
gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali in qualità di visitatori sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

Intanto, da lunedì 28 giugno l’Italia è tutta bianca. Non serve quindi la Certificazione per spostarsi tra Regioni (ma serve per i banchetti e gli ingressi nelle RSA). Da lunedì 28 decade anche l’obbligo di mascherina all’aperto, una settimana dopo l’addio al Coprifuoco. Ma la variante Delta fa paura e crea incertezze sugli esiti della campagna vaccinale: una sola dose non basta a tenerla a bada, serve almeno il ciclo completo. La mascherina resta dunque fondamentale nei casi in cui è ancora prevista, come ha ricordato il Ministro Speranza:

al chiuso va sempre indossata e anche all’aperto va sempre portata con sé: serve mantenere cautela perché la battaglia contro il virus non è ancora vinta.

Esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione. Legge di bilancio 2021.


Messaggio n°227 del 20/01/2021

Mittenti

Oggetto Prestazione di esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione di cui all’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012. Durata massima della prestazione Testo completo del messaggio

La legge 30 dicembre 2020 n. 178, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 322 del 30 dicembre 2020 (Supplemento Ordinario n. 46/L), all’articolo 1, comma 345, ha prorogato fino al 2023 il periodo di permanenza nella prestazione di accompagnamento a pensione di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, che era stato elevato a sette anni dall’articolo 1, comma 160, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, limitatamente al periodo 2018-2020 (cfr. il messaggio n. 201 del 17 gennaio 2018).

Pertanto, per le nuove decorrenze delle prestazioni di accompagnamento a pensione in argomento, fino al 2023 (ultima decorrenza ammessa 1° dicembre 2023 con risoluzione del rapporto di lavoro il 30 novembre 2023), il periodo massimo individuale di fruizione può essere elevato fino a 7 anni.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
.

Contratti di espansione e incentivi all’esodo. Novità Legge di bilancio 2021.


di Barbara Weisz.

Credits: Shutterstok

Contratto di espansione e incentivo all’esodo a confronto: novità 2021, regole e vantaggi dei due strumenti per raggiungere prima la pensione.

Due rinnovate possibilità di scivolo pensione nella Legge di Bilancio 2021: il potenziamento dei contratti di espansione (uscita anticipata per lavoratori a cui mancano massimo 5 anni dalla pensione vera e propria) e la proroga dell’isopensione per coloro che sono a 7 anni dal medesimo traguardo. In entrambi i casi, la ratio è quella di favorire il ricambio generazionale nelle aziende senza penalizzare i lavoratori anziani sul fronte previdenziale.

Vediamo come funzionano le due misure e in quali casi si possono usare.

Contratti di espansione con scivolo a pensione

Introdotto in via sperimentale per gli anni 2019 e 2020 (dlgs 148/2015, articolo 41), finora ha consentito di effettuare piani di riorganizzazione aziendale all’interno dei quali favorire il prepensionamento dei lavoratori dipendenti ai quali mancano al massimo 60 mesi, ovvero cinque anni, al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata, con un trattamento che copre gli anni mancanti a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante.

La Manovra proroga questa possibilità e potenzia lo strumento, prima utilizzabile solo da imprese con almeno mille dipendenti. Limitatamente al 2021, il contratto di espansione è applicabile anche da imprese con almeno 250 dipendenti, con una sorta di doppio binario: dai 250 ai 500 dipendenti c’è una formula più favorevole, che prevede un onere inferiore per l’impresa, sopra i 500 dipendenti le regole restano sostanzialmente quelle degli anni scorsi.

In tutti i casi, restano le seguenti regole di fondo. E’ necessaria una procedura di consultazione sindacale per un piano di ristrutturazione aziendale finalizzato allo sviluppo delle attività e all’esigenza di formare nuove competenze e di effettuare nuove assunzioni. Questi progetti di riorganizzazione aziendale confluiscono in un contratto di espansione, controfirmato da sindacati e Ministero del Lavoro, nell’ambito del quale è previsto anche lo scivolo pensionistico, per i dipendenti a cui mancano al massimo 60 mesi al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata. Qui si inserisce la nuova differenziazione in base alle dimensioni aziendali.

  • Imprese con almeno 500 dipendenti: applicano le regole che negli anni scorsi erano riservate solo alle aziende con almeno mille dipendenti, contenute nel comma 5 del sopra citato articolo 41 del dlgs 148/2015. Quindi, il datore di lavoro, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, riconosce un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, eventualmente comprensivo di NASpI (nei casi in cui è prevista). Se il primo diritto a pensione è quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.
  • Imprese fra 250 e 500 dipendenti: il datore di lavoro riconosce un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, anche in questo caso comprensivo di eventuali contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata. La differenza rispetto a quanto previsto nelle aziende con più di 500 dipendenti, è che per l’intero periodo di spettanza teorica della NASpI, il versamento a carico del datore di lavoro è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione. E il versamento a carico del datore di lavoro per i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del medesimo decreto legislativo 22/2015. Attenzione: per il lavoratore non cambia nulla, nel senso che la NASpI (par di capire) viene comunque riconosciuta, ma è pagata dall’INPS.

In tutti i casi, è necessario il consenso scritto del lavoratore.

C’è infine una terza novità, che riguarda solo le imprese oltre i mille dipendenti. Nel caso in cui attuino piano di riorganizzazione di particolare rilevanza strategica, e si impegnino ad effettuare almeno un’assunzione per ogni tre lavoratori a cui viene applicato lo scivolo pensionistico, hanno diritto alla nuova riduzione dei versamenti (corrispondente alla NASpI) prorogata per ulteriori 12 mesi rispetto alla normale durata dell’ammortizzatore sociale.

Isopensione

Come detto, la Manovra proroga per il 2020 anche il potenziamento della cosiddetta isopensione che era stata introdotta dalla Riforma del lavoro Fornero, a sua volta una forma di scivolo previdenziale. In pratica, fino al 2023, si può applicare questo incentivo all’esodo pensione ai lavoratori dipendenti a cui mancano al massimo 7 anni al raggiungimento della pensione (la norma ordinaria prevedeva solo 4 anni, il periodo è stato elevato a 7 anni dalla legge 205/2017 in via sperimentale per i tre anni dal 2018 al 2020; ora il comma 345 della manovra proroga questo innalzamento a 7 anni fino al 2023). L’isopensione, lo ricordiamo, prevede un’indennità a carico dell’azienda, pari alla pensione spettante, comprensiva di contributi. E’ uno strumento attivabile solo dalle aziende con almeno 15 dipendenti.

Scivolo e isopensione a confronto

La prima differenza è il campo di applicazione dello strumento, legato alle dimensioni aziendali:

  • l’isopensione è applicabile in aziende sopra 15 dipendenti,
  • per i contratti di espansione ci vogliono almeno 250 dipendenti.

In secondo luogo, l’anzianità dei lavoratori:

  • l’isopensione è applicabile quando mancano 7 anni alla pensione,
  • il contratto di espansione a 5 anni dalla pensione.

Infine, il trattamento:

  • l’isopensione è meno favorevole per l’azienda, che deve pagare la contribuzione piena al lavoratore (indipendentemente dalla tipologia di pensione che raggiungerà), e non scala la NASpI;
  • per il lavoratore, invece, è più favorevole l’isopensione, perché matura una pensione più alta.

Modifiche in campo previdenziale – Legge di Bilancio per il 2021.


346. Le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze
vigenti prima della data di entrata in vigore
dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, continuano ad applicarsi, nel limite complessivo
di 2.400 unità, ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente
al 31 dicembre 2011 appartenenti alle seguenti categorie:
a) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i
requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
b) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettera f), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del
trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro il
centoventesimo mese successivo alla data di
entrata in vigore del medesimo decretolegge n. 201 del 2011;
c) lavoratori di cui all’articolo 1,
comma 194, lettere b), c) e d), della legge
27 dicembre 2013, n. 147, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo
la disciplina vigente prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, entro
il centoventesimo mese successivo alla data
di entrata in vigore del medesimo decreto legge n. 201 del 2011;
d) lavoratori di cui all’articolo 24,
comma 14, lettera e-ter), del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, limitatamente ai lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave
ai sensi dell’articolo 42, comma 5, del testo
unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e
della paternità, di cui al decreto legislativo
26 marzo 2001, n. 151, i quali perfezionano
i requisiti utili a comportare la decorrenza
del trattamento pensionistico, secondo la disciplina vigente prima della data di entrata
in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011,
entro il centoventesimo mese successivo alla
data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011;
e) con esclusione del settore agricolo e
dei lavoratori con qualifica di stagionali, i
lavoratori con contratto di lavoro a tempo
determinato e i lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato,
cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il
31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo
indeterminato, i quali perfezionano i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico, secondo la disciplina
vigente prima della data di entrata in vigore
del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2011, n. 214, entro il centoventesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del medesimo decreto-legge n. 201
del 2011.
347. Ai fini della presentazione delle
istanze da parte dei lavoratori, da effettuare
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entro il temine di decadenza di sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, si applicano per ciascuna categoria di lavoratori salvaguardati le specifiche procedure previste nei precedenti provvedimenti in materia di salvaguardia dei requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in
vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, da ultimo stabilite con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
14 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014. L’Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS)
provvede al monitoraggio delle domande di
pensionamento inoltrate dai soggetti appartenenti alle categorie di cui al comma 346 del
presente articolo, che costituiscono un contingente unico, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro che, per i
soggetti di cui alla lettera d) del predetto
comma 346 in attività di lavoro, è da intendersi quella di entrata in vigore della presente legge. L’INPS provvede a pubblicare
nel proprio sito internet istituzionale, in
forma aggregata al fine di rispettare le vigenti disposizioni in materia di tutela dei
dati personali, i dati raccolti a seguito dell’attività di monitoraggio, avendo cura di
evidenziare le domande pervenute, quelle
accolte e quelle respinte. Qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento, anche in
via prospettica, dei limiti numerici e di
spesa determinati ai sensi dei commi 346 e
348 del presente articolo, l’INPS non prende
in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate a usufruire dei benefìci
previsti dai medesimi commi.
348. I benefìci di cui al comma 346, che
in ogni caso non possono avere decorrenza
anteriore al 1° gennaio 2021, sono riconosciuti nel limite di 2.400 soggetti e nel limite massimo di spesa di 34,9 milioni di
euro per l’anno 2021, di 33,5 milioni di
euro per l’anno 2022, di 26,8 milioni di
euro per l’anno 2023, di 16,1 milioni di
euro per l’anno 2024, di 3,2 milioni di euro
per l’anno 2025 e di 0,6 milioni di euro per
l’anno 2026.
349. All’articolo 41 del decreto legislativo
14 settembre 2015, n. 148, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: « 2019 e
2020 » sono sostituite dalle seguenti: « 2019,
2020 e 2021, salvo quanto previsto al
comma 1-bis »;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
« 1-bis. Esclusivamente per il 2021, il limite minimo di unità lavorative in organico
di cui al comma 1 non può essere inferiore
a 500 unità, e, limitatamente agli effetti di
cui al comma 5-bis, a 250 unità, calcolate
complessivamente nelle ipotesi di aggregazione di imprese stabile con un’unica finalità produttiva o di servizi »;
c) dopo il comma 5 è inserito il seguente:
« 5-bis. Per i lavoratori che si trovino a
non più di sessanta mesi dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia, che
abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o della pensione anticipata di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6
dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n. 214, nell’ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma
scritta dei lavoratori interessati, il datore di
lavoro riconosce per tutto il periodo e fino
al raggiungimento della prima decorrenza
utile del trattamento pensionistico, a fronte
della risoluzione del rapporto di lavoro,
un’indennità mensile, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, come determinato dall’INPS. Qualora la prima decorrenza utile
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della pensione sia quella prevista per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto. Per l’intero periodo di
spettanza teorica della NASpI al lavoratore,
il versamento a carico del datore di lavoro
per l’indennità mensile è ridotto di un importo equivalente alla somma della prestazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e il versamento
a carico del datore di lavoro per i contributi
previdenziali utili al conseguimento del diritto alla pensione anticipata è ridotto di un
importo equivalente alla somma della contribuzione figurativa di cui all’articolo 12 del
medesimo decreto legislativo n. 22 del 2015,
fermi restando in ogni caso i criteri di computo della contribuzione figurativa. Per le
imprese o gruppi di imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che
attuino piani di riorganizzazione o di ristrutturazione di particolare rilevanza strategica,
in linea con i programmi europei, e che, all’atto dell’indicazione del numero dei lavoratori da assumere ai sensi della lettera a)
del comma 2, si impegnino ad effettuare almeno una assunzione per ogni tre lavoratori
che abbiano prestato il consenso ai sensi del
presente comma, la riduzione dei versamenti
a carico del datore di lavoro, di cui al precedente periodo, opera per ulteriori dodici
mesi, per un importo calcolato sulla base
dell’ultima mensilità di spettanza teorica
della prestazione NASpI al lavoratore. Allo
scopo di dare attuazione al contratto di cui
al comma 1, il datore di lavoro interessato
presenta apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità in
relazione agli obblighi. Il datore di lavoro è
obbligato a versare mensilmente all’INPS la
provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa. In ogni caso, in assenza
del versamento mensile di cui al presente
comma, l’INPS è tenuto a non erogare le
prestazioni. I benefìci di cui al presente
comma sono riconosciuti entro il limite
complessivo di spesa di 117,2 milioni di
euro per l’anno 2021, 132,6 milioni di euro
per l’anno 2022, 40,7 milioni di euro per
l’anno 2023 e 3,7 milioni di euro per l’anno
2024. Se nel corso della procedura di consultazione di cui al comma 1 emerge il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali
non può procedere alla sottoscrizione dell’accordo governativo e conseguentemente
non può prendere in considerazione ulteriori
domande di accesso ai benefìci di cui al
presente comma. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa con
le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, fornendo i risultati dell’attività di monitoraggio al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze »;
d) al comma 6, le parole: « al comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « ai
commi 5 e 5-bis »;
e) al comma 7, le parole: « dal comma
5 » sono sostituite dalle seguenti: « dai
commi 5 e 5-bis » e le parole: « e di 31,8
milioni di euro per l’anno 2020 » sono sostituite dalle seguenti: « , di 31,8 milioni di
euro per l’anno 2020, di 101 milioni di euro
per l’anno 2021 e di 102 milioni di euro per
l’anno 2022 ».
350. Il periodo di durata del contratto di
lavoro a tempo parziale che prevede che la
prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi è riconosciuto per intero
utile ai fini del raggiungimento dei requisiti
di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto
alla pensione. A tal fine, il numero delle settimane da assumere ai fini pensionistici si
determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo
settimanale determinato ai sensi dell’articolo
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7, comma 1, del decreto-legge 12 settembre
1983, n. 463, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Con
riferimento ai contratti di lavoro a tempo
parziale esauriti prima della data di entrata
in vigore della presente legge, il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è
subordinato alla presentazione di apposita
domanda dell’interessato corredata da idonea
documentazione. I trattamenti pensionistici
liquidati in applicazione della presente disposizione non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della
stessa.
351. Ai fini della prosecuzione, dal 1° al
31 gennaio 2021, del dispositivo di pubblica
sicurezza preordinato al contenimento del
contagio da COVID-19, nonché dello svolgimento dei maggiori compiti comunque
connessi all’emergenza epidemiologica in
corso, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa di 52.240.592 euro, di cui 40.762.392
euro per il pagamento delle indennità di ordine pubblico del personale delle Forze di
polizia e degli altri oneri connessi all’impiego del personale delle polizie locali e
11.478.200 euro per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario del personale
delle Forze di polizia.
352. Al fine di garantire, per il periodo di
cui al comma 351, la funzionalità del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco in relazione
agli accresciuti impegni connessi all’emergenza epidemiologica in corso, è autorizzata,
per l’anno 2021, la spesa di 2.633.971 euro
per il pagamento delle prestazioni di lavoro
straordinario del personale dei vigili del
fuoco.
353. Al fine di dare piena attuazione alle
misure urgenti volte a garantire, nel più gravoso contesto di gestione dell’emergenza
epidemiologica da COVID-19, il regolare e
pieno svolgimento delle attività istituzionali
di trattamento e di sicurezza negli istituti penitenziari, è autorizzata, per l’anno 2021, la
spesa complessiva di 1.454.565 euro per il
pagamento, anche in deroga ai limiti vigenti,
delle prestazioni di lavoro straordinario del
personale appartenente al Corpo di polizia
penitenziaria svolte nel periodo dal 1° gennaio al 31 gennaio 2021.
354. All’articolo 1, comma 149, primo
periodo, della legge 30 dicembre 2018,
n. 145, le parole: « 18 milioni di euro » sono
sostituite dalle seguenti: « 28 milioni di
euro ».
355. All’articolo 21-bis, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
febbraio 2020, n. 8, le parole: « 5 milioni di
euro annui » sono sostituite dalle seguenti:
« 10.000.000 di euro annui ». Ai fini di cui
al presente comma è autorizzata la spesa di
5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021.
356. A decorrere dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, attraverso il Fondo per le vittime dell’amianto, di cui all’articolo 1, comma 241,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, eroga
ai soggetti già titolari di rendita erogata per
una patologia asbesto-correlata riconosciuta
dallo stesso INAIL o dal soppresso Istituto
di previdenza per il settore marittimo, ovvero, in caso di soggetti deceduti, ai superstiti ai sensi dell’articolo 85 del testo unico
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, una prestazione aggiuntiva nella misura percentuale
del 15 per cento della rendita in godimento.
La prestazione aggiuntiva è erogata unitamente al rateo di rendita corrisposto mensilmente ed è cumulabile con le altre prestazioni spettanti a qualsiasi titolo sulla base
delle norme generali e speciali dell’ordinamento.
357. Per gli eventi accertati a decorrere
dal 1° gennaio 2021, l’INAIL, tramite il
Fondo per le vittime dell’amianto, eroga ai
malati di mesotelioma, che abbiano contratto
la patologia per esposizione familiare a lavoratori impegnati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale,

LEGGE DI BILANCIO 2021(G.U.31-12-2020).


Clicca sul link sopra.

Ciao.

Pietro Lettig.

PIANI DEL GOVERNO PER LE PENSIONI.


Una conferma e una novità nel dibattito sulle pensioni, entrambe anticipazioni del presidente del consiglio, Giuseppe Conte: la Quota 100 non verrà rinnovata oltre la scadenza di fine 2021 e la riforma in preparazione potrà prevedere uscite differenziate, in termini di età pensionabile, in base alla professione. Ed è quest’ultima la novità allo studio dei tecnici del Governo.La novità è relativa all’ipotesi di utilizzare i lavori di queste commissioni per differenziare il requisito anagrafico in base alla tipologia di occupazione.
Le ipotesi allo studio sono diverse: si parla di una nuova possibilità di pensione anticipata a 64 anni, con 37-38 anni di contributi e una penalizzazione sull’assegno che dipende dagli anni di anticipo. E di un’uscita invece con requisiti inferiori sia di età sia di contribuzione per alcune categorie di lavoratori. Dalle parole di Conte, si deduce che l’intenzione dell’esecutivo resta quella di arrivare alla naturale scadenza (niente stop anticipato a fine 2020) senza però ulteriori proroghe.

Consigli per la quota 100 e TFS per i dipendenti pubblici.


La quota 100 è un’opzione che il lavoratore è libero di esercitare o meno. Quindi è su base volontaria. Se si ritiene più conveniente ritirarsi con le regole previste dalla Riforma Fornero, si è liberissimi di attendere il momento in cui si maturerà il requisito.

Penalizzazioni quota 100: fino a pensione di vecchiaia o definitiva?
Bisogna tenere presente una cosa: la quota 100 valorizza tutti i contributi versati e non solo i 38 anni di paletto minimo (o, il numero maggiore eventualmente raggiunto). Mi spiego meglio: se si avesse per ipotesi 63 anni e 40 anni di contributi ci si potrebbe ritirare con la quota 100, perché rispetta tutti e tre i requisiti necessari (la somma pari a 100, almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi). Ma la pensione viene poi calcolata in base a tutti i contributi versati, quindi in questo senso non c’è penalizzazione.

Certamente, però, restare al lavoro fino alla maturazione della pensione secondo le regole Fornero consentirebbe di versare nuovi contributi, maturando quindi un assegno previdenziale più alto.
Per i pubblici dipendenti c’è un problema molto importante!
Il conteggio dei 2 anni e novanta giorni di ritardo previsti per la liquidazione del TFS cominceranno a decorrere soltanto dal momento della maturazione del requisito previsto dalla Riforma Fornero come modificata dal successivo Decreto dell’attuale Governo:per la pensione anticipata(42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).
Per la liquidazione del TFS nel caso di pensione di Vecchiaia(67 anni di età con almeno 20 anni di anzianità contributiva) bisognerà attendere il compimento dell’età prevista per la vecchiaia.
Ci sarà quindi un notevole ampliamento dei tempi di attesa per ottenere il TFS(anche alcuni anni a seconda delle singole situazioni).
Per eventuali consigli o consulenze totalmente gratuite prendete un appuntamento con il sottoscritto telefonanddo al 040-3788-236 lasciando nella segreteria telefonica il proprio nome e numero di telefono. Vi richiamerò quanto prima.
Pietro Lettig-c/o CGIL Trieste-Via Pondares,8-34131-Ufficio Consulenza Previdenza.