Consigli per la quota 100 e TFS per i dipendenti pubblici.


La quota 100 è un’opzione che il lavoratore è libero di esercitare o meno. Quindi è su base volontaria. Se si ritiene più conveniente ritirarsi con le regole previste dalla Riforma Fornero, si è liberissimi di attendere il momento in cui si maturerà il requisito.

Penalizzazioni quota 100: fino a pensione di vecchiaia o definitiva?
Bisogna tenere presente una cosa: la quota 100 valorizza tutti i contributi versati e non solo i 38 anni di paletto minimo (o, il numero maggiore eventualmente raggiunto). Mi spiego meglio: se si avesse per ipotesi 63 anni e 40 anni di contributi ci si potrebbe ritirare con la quota 100, perché rispetta tutti e tre i requisiti necessari (la somma pari a 100, almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi). Ma la pensione viene poi calcolata in base a tutti i contributi versati, quindi in questo senso non c’è penalizzazione.

Certamente, però, restare al lavoro fino alla maturazione della pensione secondo le regole Fornero consentirebbe di versare nuovi contributi, maturando quindi un assegno previdenziale più alto.
Per i pubblici dipendenti c’è un problema molto importante!
Il conteggio dei 2 anni e novanta giorni di ritardo previsti per la liquidazione del TFS cominceranno a decorrere soltanto dal momento della maturazione del requisito previsto dalla Riforma Fornero come modificata dal successivo Decreto dell’attuale Governo:per la pensione anticipata(42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).
Per la liquidazione del TFS nel caso di pensione di Vecchiaia(67 anni di età con almeno 20 anni di anzianità contributiva) bisognerà attendere il compimento dell’età prevista per la vecchiaia.
Ci sarà quindi un notevole ampliamento dei tempi di attesa per ottenere il TFS(anche alcuni anni a seconda delle singole situazioni).
Per eventuali consigli o consulenze totalmente gratuite prendete un appuntamento con il sottoscritto telefonanddo al 040-3788-236 lasciando nella segreteria telefonica il proprio nome e numero di telefono. Vi richiamerò quanto prima.
Pietro Lettig-c/o CGIL Trieste-Via Pondares,8-34131-Ufficio Consulenza Previdenza.

Quota 100 e reddito di cittadinanza-PUBBLICATA SULLA G.U. LA L.DI CONVERSIONE.


Sono in vigore da sabato 30 marzo le novità previste dalla legge di conversione del decreto di riforma pensioni e reddito di cittadinanza: la norma è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.75 del 29 marzo, operativa dal giorno successivo. Termina così definitivamente l’iter di conversione in legge del dl 4/2019, che ha previsto diverse modifiche rispetto al testo originale.

Attenzione: le novità introdotte riguardano anche alcuni requisiti per presentare domanda, in conseguenza dei quali è in corso la predisposizione dei nuovi moduli. Nel frattempo, sul sito del governo dedicato al Rdc è stata bloccata la possibilità di presentare le domande online (in attesa dell’aggiornamento della modulistica).

DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4  Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza . (19G00008) (GU n.23 del 28-1-2019)


DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4

Disposizioni urgenti in materia  di  reddito  di  cittadinanza  e  di
pensioni. (19G00008) 

(GU n.23 del 28-1-2019)

 

 Vigente al: 29-1-2019

 

Capo I
Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e  urgenza  di  prevedere  una
misura  di   contrasto   alla   poverta',   alla   disuguaglianza   e
all'esclusione sociale volta a garantire il diritto  al  lavoro  e  a
favorire   il   diritto   all'informazione,   all'istruzione,    alla
formazione, alla cultura mediante politiche finalizzate  al  sostegno
economico e all'inserimento dei soggetti a rischio  di  emarginazione
nella societa' e nel mondo del lavoro e garantire  cosi'  una  misura
utile ad assicurare un livello minimo di sussistenza, incentivando la
crescita personale e sociale dell'individuo; 
  Ritenuta la straordinaria necessita'  e  urgenza  di  prevedere  la
semplificazione del sistema di assistenza sociale al fine di renderlo
certo ed essenziale con l'obiettivo di una ridefinizione del  modello
di benessere collettivo; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di dare corso ad una
generale razionalizzazione dei servizi per l'impiego, attraverso  una
riforma complessiva delle strutture esistenti  nonche'  ad  una  piu'
efficace gestione delle politiche attive; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di dare attuazione a
interventi in materia pensionistica  finalizzati  alla  rivisitazione
del sistema vigente e  all'introduzione  di  ulteriori  modalita'  di
pensionamento anticipato anche mediante l'immanenza  nel  sistema  di
misure gia' adottate; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di creare misure per
incentivare l'assunzione di lavoratori giovani; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di intervenire sugli
assetti organizzativi degli istituti previdenziali pubblici  al  fine
di una piu' efficace e  razionale  redistribuzione  dei  compiti  dei
diversi organi; 
  Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di provvedere ad una
verifica sistematica dei flussi di uscita per pensionamento dal mondo
del lavoro anche nell'ottica di un puntuale monitoraggio della  spesa
previdenziale; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 17 gennaio 2019; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  del
Ministro del lavoro e delle politiche  sociali,  di  concerto  con  i
Ministri   dell'economia   e   delle   finanze,   per   la   pubblica
amministrazione e della giustizia; 
 
                              E m a n a 
                     il seguente decreto-legge: 
 
                               Art. 1 
 
                       Reddito di cittadinanza 
 
  1. E' istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di
cittadinanza, di seguito denominato «Rdc», quale misura  fondamentale
di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto  al  lavoro,  di
contrasto  alla  poverta',  alla  disuguaglianza   e   all'esclusione
sociale, nonche' diretta  a  favorire  il  diritto  all'informazione,
all'istruzione, alla formazione e alla cultura  attraverso  politiche
volte al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti  a
rischio di emarginazione nella societa' e nel mondo  del  lavoro.  Il
Rdc costituisce livello essenziale delle prestazioni nei limiti delle
risorse disponibili. 
  2. Per i nuclei familiari composti esclusivamente  da  uno  o  piu'
componenti di  eta'  pari  o  superiore  a  67  anni,  adeguata  agli
incrementi  della  speranza  di  vita  di  cui  all'articolo  12  del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il Rdc assume la denominazione di
Pensione di cittadinanza quale  misura  di  contrasto  alla  poverta'
delle persone anziane. I requisiti  per  l'accesso  e  le  regole  di
definizione del beneficio economico,  nonche'  le  procedure  per  la
gestione  dello  stesso,  sono  le  medesime  del  Rdc,  salvo   dove
diversamente specificato. In caso di nuclei gia' beneficiari del Rdc,
la Pensione di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello  del
compimento del sessantasettesimo anno  di  eta'  del  componente  del
nucleo piu' giovane, come adeguato ai sensi del primo periodo. 
                               Art. 2 
 
                             Beneficiari 
 
  1.  Il  Rdc  e'  riconosciuto  ai  nuclei  familiari  in   possesso
cumulativamente, al momento della presentazione della domanda  e  per
tutta  la  durata  dell'erogazione  del   beneficio,   dei   seguenti
requisiti: 
    a) con riferimento ai  requisiti  di  cittadinanza,  residenza  e
soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere: 
      1) in possesso della cittadinanza italiana o di  Paesi  facenti
parte dell'Unione europea, ovvero suo familiare che sia titolare  del
diritto di soggiorno o del diritto di  soggiorno  permanente,  ovvero
cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per
soggiornanti di lungo periodo; 
      2) residente in Italia per almeno 10 anni, di  cui  gli  ultimi
due, considerati al momento della presentazione della domanda  e  per
tutta la durata dell'erogazione del beneficio, in modo continuativo; 
    b) con riferimento a  requisiti  reddituali  e  patrimoniali,  il
nucleo familiare deve possedere: 
      1)  un  valore  dell'Indicatore  della   situazione   economica
equivalente (ISEE), di cui al decreto del  Presidente  del  Consiglio
dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, inferiore a 9.360 euro; 
      2) un valore del patrimonio immobiliare, come definito  a  fini
ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad  una  soglia
di euro 30.000; 
      3) un valore del patrimonio mobiliare,  come  definito  a  fini
ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta  di  euro
2.000 per ogni componente il nucleo familiare  successivo  al  primo,
fino ad un massimo di euro 10.000,  incrementato  di  ulteriori  euro
1.000 per ogni figlio successivo al  secondo;  i  predetti  massimali
sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con
disabilita', come definita a fini ISEE, presente nel nucleo; 
      4) un valore del reddito familiare inferiore ad una  soglia  di
euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente  parametro  della
scala di equivalenza di  cui  al  comma  4.  La  predetta  soglia  e'
incrementata ad euro 7.560 ai  fini  dell'accesso  alla  Pensione  di
cittadinanza. In ogni caso la soglia e' incrementata  ad  euro  9.360
nei casi  in  cui  il  nucleo  familiare  risieda  in  abitazione  in
locazione, come da dichiarazione  sostitutiva  unica  (DSU)  ai  fini
ISEE; 
    c) con riferimento al godimento di beni durevoli: 
      1)  nessun  componente  il   nucleo   familiare   deve   essere
intestatario a qualunque titolo  o  avente  piena  disponibilita'  di
autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti  la
richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o
motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la  prima
volta  nei  due  anni  antecedenti,  esclusi  gli  autoveicoli  e   i
motoveicoli per cui e' prevista una agevolazione  fiscale  in  favore
delle persone con disabilita' ai sensi della disciplina vigente; 
      2) nessun  componente  deve  essere  intestatario  a  qualunque
titolo o avente  piena  disponibilita'  di  navi  e  imbarcazioni  da
diporto di cui all'articolo 3, comma 1, del  decreto  legislativo  18
luglio 2005, n. 171. 
  2. I casi di accesso alla misura di cui al comma 1  possono  essere
integrati, in  ipotesi  di  eccedenza  di  risorse  disponibili,  con
regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 1,  della  legge
23  agosto  1988,  n.  400,  sulla  base  di  indicatori  di  disagio
socioeconomico    che    riflettono     le     caratteristiche     di
multidimensionalita' della poverta' e tengono conto, oltre che  della
situazione economica, anche delle condizioni di  esclusione  sociale,
di  disabilita',  di  deprivazione   socio-sanitaria,   educativa   e
abitativa.  Possono  prevedersi  anche  misure   non   monetarie   ad
integrazione del Rdc, quali  misure  agevolative  per  l'utilizzo  di
trasporti pubblici, di sostegno  alla  casa,  all'istruzione  e  alla
tutela della salute. 
  3. Non hanno diritto al Rdc i nuclei  familiari  che  hanno  tra  i
componenti soggetti disoccupati a seguito  di  dimissioni  volontarie
nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le
dimissioni per giusta causa. 
  4. Il parametro della scala di equivalenza,  di  cui  al  comma  1,
lettera b), numero 4), e' pari ad  1  per  il  primo  componente  del
nucleo familiare  ed  e'  incrementato  di  0,4  per  ogni  ulteriore
componente di eta' maggiore di anni 18 e di 0,2  per  ogni  ulteriore
componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1. 
  5. Ai fini del Rdc,  il  nucleo  familiare  e'  definito  ai  sensi
dell'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
n. 159 del 2013. In ogni caso, anche per la richiesta di  prestazioni
sociali agevolate diverse dal Rdc,  ai  fini  della  definizione  del
nucleo familiare, valgono le seguenti disposizioni, la cui  efficacia
cessa dal giorno di entrata in vigore delle corrispondenti  modifiche
del decreto del Presidente del Consiglio  dei  ministri  n.  159  del
2013: 
    a) i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche  a  seguito  di
separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere  nella  stessa
abitazione; 
    b) il figlio maggiorenne non convivente con i genitori  fa  parte
del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando  e'  di  eta'
inferiore a 26 anni, e' nella condizione di essere a  loro  carico  a
fini IRPEF, non e' coniugato e non ha figli. 
  6. Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al  comma  1,
lettera b) numero 4), e' determinato ai sensi dell'articolo 4,  comma
2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n.  159  del
2013, al netto dei trattamenti  assistenziali  eventualmente  inclusi
nell'ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali
in corso di godimento da parte dei componenti  il  nucleo  familiare,
fatta eccezione per le prestazioni  non  sottoposte  alla  prova  dei
mezzi. Nel valore  dei  trattamenti  assistenziali  non  rilevano  le
erogazioni riferite al pagamento di  arretrati,  le  riduzioni  nella
compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e  agevolazioni
per  il  pagamento  di   tributi,   le   erogazioni   a   fronte   di
rendicontazione di spese sostenute, ovvero le erogazioni in forma  di
buoni  servizio  o  altri  titoli  che  svolgono   la   funzione   di
sostituzione di servizi. Ai fini del presente decreto, non si include
tra i trattamenti assistenziali  l'assegno  di  cui  all'articolo  1,
comma 125, della legge  23  dicembre  2014,  n.  190.  I  trattamenti
assistenziali in corso di godimento di  cui  al  primo  periodo  sono
comunicati  dagli  enti   erogatori   entro   quindici   giorni   dal
riconoscimento al Sistema informativo unitario  dei  servizi  sociali
(SIUSS), di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 15  settembre
2017, n. 147, secondo le modalita' ivi previste. 
  7. Ai soli fini dell'accertamento dei requisiti per il mantenimento
del Rdc, al valore dell'ISEE di cui al comma 1,  lettera  b),  numero
1),  e'  sottratto  l'ammontare  del   Rdc   percepito   dal   nucleo
beneficiario   eventualmente   incluso   nell'ISEE,   rapportato   al
corrispondente parametro della scala di equivalenza. Per l'accesso al
Rdc sono parimenti sottratti nelle medesime modalita', gli  ammontari
eventualmente inclusi nell'ISEE relativi alla fruizione del  sostegno
per l'inclusione attiva,  del  reddito  di  inclusione  ovvero  delle
misure regionali di contrasto alla poverta' oggetto d'intesa  tra  la
regione e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali  al  fine
di una erogazione integrata con le citate misure nazionali. 
  8. Il Rdc e' compatibile con il godimento della  Nuova  prestazione
di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI), di cui all'articolo 1
del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e di altro strumento  di
sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria ove  ricorrano
le condizioni di cui al presente articolo. Ai  fini  del  diritto  al
beneficio  e  della  definizione  dell'ammontare  del  medesimo,  gli
emolumenti  percepiti  rilevano   secondo   quanto   previsto   dalla
disciplina dell'ISEE. 
                               Art. 3 
 
                         Beneficio economico 
 
  1. Il beneficio economico del Rdc, su base annua,  si  compone  dei
seguenti due elementi: 
    a) una componente ad integrazione  del  reddito  familiare,  come
definito ai sensi dell'articolo 2, comma 6, fino alla soglia di  euro
6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della  scala
di equivalenza di cui all'articolo 2, comma 4; 
    b)  una  componente,  ad  integrazione  del  reddito  dei  nuclei
familiari residenti in abitazione in  locazione,  pari  all'ammontare
del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato
a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui. 
  2. Ai fini della definizione della  Pensione  di  cittadinanza,  la
soglia di cui al comma 1, lettera a), e' incrementata ad euro  7.560,
mentre il massimo di cui al comma 1, lettera  b),  e'  pari  ad  euro
1.800 annui. 
  3. L'integrazione di cui  al  comma  1,  lettera  b),  e'  concessa
altresi' nella misura della rata mensile  del  mutuo  e  fino  ad  un
massimo  di  1.800  euro  annui  ai  nuclei  familiari  residenti  in
abitazione di proprieta' per il cui acquisto o per la cui costruzione
sia stato contratto un mutuo  da  parte  di  componenti  il  medesimo
nucleo familiare. 
  4. Il beneficio economico di cui al comma 1 e' esente dal pagamento
dell'IRPEF ai sensi dell'articolo 34, terzo comma,  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.  Il  beneficio
in ogni caso non puo' essere complessivamente superiore ad una soglia
di euro 9.360 annui, moltiplicata  per  il  corrispondente  parametro
della scala  di  equivalenza,  ridotta  per  il  valore  del  reddito
familiare. Il beneficio economico non puo' essere altresi'  inferiore
ad euro 480 annui, fatto salvo  il  possesso  dei  requisiti  di  cui
all'articolo 2. 
  5. Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta e il
suo valore mensile e' pari ad un dodicesimo del valore su base annua. 
  6. Il Rdc e' riconosciuto  per  il  periodo  durante  il  quale  il
beneficiario si trova nelle condizioni  previste  all'articolo  2  e,
comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto  mesi.
Il Rdc puo' essere rinnovato, previa sospensione dell'erogazione  del
medesimo per un periodo di un  mese  prima  di  ciascun  rinnovo.  La
sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza. 
  7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,
di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  da
adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono stabilite le modalita' di erogazione del Rdc  suddiviso
per ogni  singolo  componente  il  nucleo  familiare  maggiorenne,  a
decorrere dai termini di cui all'articolo 5, comma 6, terzo  periodo.
La Pensione di cittadinanza  e'  suddivisa  in  parti  uguali  tra  i
componenti il nucleo familiare. 
  8. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme
dell'avvio di un'attivita' di lavoro dipendente da  parte  di  uno  o
piu' componenti il nucleo familiare  nel  corso  dell'erogazione  del
Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre  alla  determinazione  del
beneficio economico nella misura dell'80 per cento, a  decorrere  dal
mese successivo a quello della variazione e fino a quando il  maggior
reddito  non  e'  ordinariamente  recepito  nell'ISEE  per   l'intera
annualita'.  Il  reddito  da  lavoro  dipendente  e'  desunto   dalle
comunicazioni   obbligatorie,   di   cui   all'articolo   9-bis   del
decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 28  novembre  1996,  n.  608,  che,  conseguentemente,  a
decorrere dal mese di aprile  2019  devono  contenere  l'informazione
relativa alla retribuzione o al compenso. L'avvio  dell'attivita'  di
lavoro dipendente e' comunque comunicato dal lavoratore all'INPS  per
il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il  lavoro  di
cui all'articolo 6, comma 2, a pena di decadenza dal beneficio, entro
trenta giorni dall'inizio dell'attivita', ovvero di persona presso  i
centri per l'impiego. 
  9. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme
dell'avvio di un'attivita' d'impresa o di lavoro autonomo, svolta sia
in forma individuale che di partecipazione, da parte di  uno  o  piu'
componenti il nucleo familiare nel corso dell'erogazione del Rdc,  la
variazione dell'attivita' e' comunicata all'INPS entro trenta  giorni
dall'inizio della stessa a pena di decadenza dal  beneficio,  per  il
tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di  cui
all'articolo 6, comma 2,  ovvero  di  persona  presso  i  centri  per
l'impiego. Il reddito e' individuato secondo il  principio  di  cassa
come differenza tra i ricavi  e  i  compensi  percepiti  e  le  spese
sostenute nell'esercizio dell'attivita' ed  e'  comunicato  entro  il
quindicesimo  giorno  successivo  al  termine  di  ciascun  trimestre
dell'anno. A titolo  di  incentivo,  il  beneficiario  fruisce  senza
variazioni del Rdc per le  due  mensilita'  successive  a  quella  di
variazione della condizione occupazionale, ferma restando  la  durata
di cui al comma 6. Il beneficio e'  successivamente  aggiornato  ogni
trimestre avendo a riferimento il trimestre precedente. 
  10. Le medesime previsioni di cui ai commi 8 e 9 si  applicano  nel
caso di redditi  da  lavoro  non  rilevati  per  l'intera  annualita'
nell'ISEE  in  corso  di  validita'  utilizzato  per   l'accesso   al
beneficio. In tal caso, i  redditi  di  cui  ai  commi  8  e  9  sono
comunicati e resi disponibili all'atto della richiesta del  beneficio
secondo modalita' definite nel provvedimento di cui  all'articolo  5,
comma 1. 
  11.  E'  fatto  obbligo  al  beneficiario  di  comunicare  all'ente
erogatore,  nel  termine  di   quindici   giorni,   ogni   variazione
patrimoniale  che  comporti  la  perdita   dei   requisiti   di   cui
all'articolo 2, comma 1, lettere b) e c). 
  12. In  caso  di  variazione  del  nucleo  familiare  in  corso  di
fruizione del beneficio, fermi restando il mantenimento dei requisiti
e la presentazione  di  una  DSU  aggiornata  entro  due  mesi  dalla
variazione, a pena di decadenza dal beneficio  nel  caso  in  cui  la
variazione produca una riduzione del  beneficio  medesimo,  i  limiti
temporali di  cui  al  comma  6  si  applicano  al  nucleo  familiare
modificato, ovvero a ciascun nucleo  familiare  formatosi  a  seguito
della variazione. Con la sola eccezione delle variazioni  consistenti
in decessi e  nascite,  la  prestazione  decade  d'ufficio  dal  mese
successivo a quello della presentazione della  dichiarazione  a  fini
ISEE aggiornata, contestualmente alla quale i nuclei possono comunque
presentare una nuova domanda di Rdc. 
  13. Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario  abbia  tra  i
suoi componenti soggetti che si trovano in  stato  detentivo,  ovvero
sono ricoverati  in  istituti  di  cura  di  lunga  degenza  o  altre
strutture residenziali  a  totale  carico  dello  Stato  o  di  altra
amministrazione pubblica, il parametro della scala di equivalenza  di
cui al comma 1, lettera a), non tiene conto di tali soggetti. 
  14. Nell'ipotesi di interruzione della fruizione del beneficio  per
ragioni diverse dall'applicazione  di  sanzioni,  il  beneficio  puo'
essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non  superiore
al periodo residuo non goduto. Nel caso l'interruzione  sia  motivata
dal  maggior  reddito   derivato   da   una   modificata   condizione
occupazionale e sia decorso almeno un anno  nella  nuova  condizione,
l'eventuale successiva  richiesta  del  beneficio  equivale  a  prima
richiesta. 
  15. Il beneficio e' ordinariamente fruito entro il mese  successivo
a quello di erogazione. A decorrere dal mese successivo alla data  di
entrata in vigore del decreto di cui al presente  comma,  l'ammontare
di  beneficio  non  speso  ovvero  non  prelevato,  ad  eccezione  di
arretrati, e' sottratto, nei limiti del 20 per  cento  del  beneficio
erogato, nella mensilita' successiva a quella in cui il beneficio non
e' stato interamente speso.  Con  verifica  in  ciascun  semestre  di
erogazione, e' comunque decurtato dalla  disponibilita'  della  Carta
Rdc di cui all'articolo 5, comma 6, l'ammontare complessivo non speso
ovvero non prelevato nel semestre, fatta eccezione per una mensilita'
di beneficio riconosciuto. Con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia  e
delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di  entrata  in
vigore del presente decreto, sono stabilite  le  modalita'  con  cui,
mediante il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta  Rdc,  si
verifica la  fruizione  del  beneficio  secondo  quanto  previsto  al
presente comma, le possibili eccezioni, nonche'  le  altre  modalita'
attuative. 
                               Art. 4 
 
        Patto per il lavoro e Patto per l'inclusione sociale 
 
  1. L'erogazione del beneficio e' condizionata alla dichiarazione di
immediata disponibilita' al lavoro da parte dei componenti il  nucleo
familiare maggiorenni, nelle modalita' di cui al  presente  articolo,
nonche' all'adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento
all'inserimento  lavorativo  e  all'inclusione  sociale  che  prevede
attivita'  al   servizio   della   comunita',   di   riqualificazione
professionale, di completamento degli studi,  nonche'  altri  impegni
individuati dai servizi competenti  finalizzati  all'inserimento  nel
mercato del lavoro e all'inclusione sociale. 
  2. Sono tenuti agli obblighi di cui al presente  articolo  tutti  i
componenti il  nucleo  familiare  che  siano  maggiorenni,  non  gia'
occupati  e  non  frequentanti  un  regolare  corso  di  studi  o  di
formazione. Sono esclusi dai medesimi obblighi  i  beneficiari  della
Pensione di cittadinanza ovvero i beneficiari  del  Rdc  titolari  di
pensione diretta o comunque di eta'  pari  o  superiore  a  65  anni,
nonche' i componenti con disabilita', come definita  ai  sensi  della
legge  12  marzo  1999,  n.  68,  fatta  salva  ogni  iniziativa   di
collocamento mirato e i conseguenti obblighi ai sensi della  medesima
disciplina. 
  3. Possono altresi' essere esonerati dagli obblighi  connessi  alla
fruizione del Rdc, i componenti con carichi  di  cura,  valutati  con
riferimento alla presenza di soggetti minori  di  tre  anni  di  eta'
ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilita' grave o  non
autosufficienza, come definiti a fini ISEE.  Al  fine  di  assicurare
omogeneita' di trattamento, sono definiti, con  accordo  in  sede  di
Conferenza Unificata, principi e criteri  generali  da  adottarsi  da
parte dei servizi competenti in sede di valutazione degli esoneri  di
cui al presente comma. I componenti con i predetti  carichi  di  cura
sono comunque esclusi dagli obblighi di cui al comma 15. 
  4. Il richiedente e i componenti il nucleo riconosciuti beneficiari
del Rdc e non esclusi dagli  obblighi  connessi  alla  fruizione  del
beneficio ai sensi del comma 2 sono tenuti a rendere dichiarazione di
immediata disponibilita' al  lavoro  di  persona  tramite  l'apposita
piattaforma digitale di cui all'articolo 6, comma  2,  anche  per  il
tramite degli istituti di patronato convenzionati,  ovvero  presso  i
centri per l'impiego, entro  trenta  giorni  dal  riconoscimento  del
beneficio. 
  5. Il richiedente,  entro  trenta  giorni  dal  riconoscimento  del
beneficio, e' convocato dai centri per  l'impiego  nel  caso  in  cui
appartenga a un nucleo familiare in cui vi sia almeno un  componente,
tra quelli tenuti agli obblighi di cui al comma 2, in possesso di uno
o piu' dei seguenti requisiti al momento della richiesta del Rdc: 
    a) assenza di occupazione da non piu' di due anni; 
    b) eta' inferiore a 26 anni; 
    c) essere beneficiario della NASpI ovvero di altro ammortizzatore
sociale per la disoccupazione  involontaria  o  averne  terminato  la
fruizione da non piu' di un anno; 
    d) aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto  di  servizio
in corso  di  validita'  presso  i  centri  per  l'impiego  ai  sensi
dell'articolo 20 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150. 
  6.  Qualora  il  richiedente   non   abbia   gia'   presentato   la
dichiarazione di immediata disponibilita', di  cui  al  comma  4,  la
rende all'atto del primo incontro presso il centro per l'impiego.  In
tal sede sono individuati eventuali altri componenti esonerati  dagli
obblighi ai sensi del comma 3, fatta salva la valutazione di  bisogni
sociali o socio-sanitari connessi ai compiti di cura. Nel caso in cui
il richiedente sia in una delle condizioni di  esclusione  o  esonero
dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3, comunica  tale  condizione  al
centro per l'impiego e contestualmente individua  un  componente  del
nucleo tra quelli che non si  trovino  in  una  delle  condizioni  di
esclusione o esonero perche' si rechi al  primo  incontro  presso  il
centro per l'impiego medesimo. In ogni caso, entro  i  trenta  giorni
successivi al primo incontro  presso  il  centro  per  l'impiego,  la
dichiarazione di immediata disponibilita' e' resa da tutti gli  altri
componenti che non si trovino in una delle condizioni di esclusione o
esonero dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3. 
  7. I beneficiari di cui ai commi 5 e 6,  non  esclusi  o  esonerati
dagli obblighi, stipulano  presso  i  centri  per  l'impiego  ovvero,
laddove previsto da leggi regionali, presso i soggetti accreditati ai
sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 150  del  2015,  un
Patto per il lavoro, che  assume  le  caratteristiche  del  patto  di
servizio personalizzato di cui all'articolo 20 del  medesimo  decreto
legislativo n. 150 del 2015, integrate con le condizioni  di  cui  al
comma 8, lettera b). Ai fini del Rdc e ad ogni altro fine,  il  patto
di servizio assume la denominazione  di  Patto  per  il  lavoro.  Con
decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,  sentito
l'ANPAL, e previa intesa in  sede  di  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento  e
Bolzano, sono definiti appositi indirizzi e modelli nazionali per  la
redazione del Patto per il lavoro, anche in esito al primo periodo di
applicazione del Rdc. 
  8. I beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a: 
    a)  collaborare  con  l'operatore  addetto  alla  redazione   del
bilancio delle competenze, ai fini della definizione del Patto per il
lavoro; 
    b) accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli  impegni
previsti nel Patto per il lavoro e, in particolare: 
      1)  registrarsi  sull'apposita  piattaforma  digitale  di   cui
all'articolo 6, comma 1, e consultarla quotidianamente quale supporto
nella ricerca del lavoro; 
      2) svolgere ricerca attiva del  lavoro,  secondo  le  modalita'
definite nel Patto per il lavoro, che, comunque, individua il  diario
delle attivita' che devono essere svolte settimanalmente; 
      3) accettare  di  essere  avviato  ai  corsi  di  formazione  o
riqualificazione  professionale,   ovvero   progetti   per   favorire
l'auto-imprenditorialita', secondo le modalita' individuate nel Patto
per il lavoro, tenuto conto  del  bilancio  delle  competenze,  delle
inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni; 
      4) sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali  prove
di selezione finalizzate all'assunzione, su indicazione  dei  servizi
competenti e in attinenza alle competenze certificate; 
      5) accettare almeno una di tre offerte di  lavoro  congrue,  ai
sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015,  come
integrato al comma 9; in caso  di  rinnovo  del  beneficio  ai  sensi
dell'articolo 3, comma 6, deve essere accettata, a pena di  decadenza
dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi  del
comma 9. 
  9. La congruita' dell'offerta di  lavoro  di  cui  al  comma  8  e'
definita anche con riferimento alla durata di fruizione del beneficio
del Rdc e al numero di offerte rifiutate. In particolare, e' definita
congrua un'offerta dalle caratteristiche seguenti: 
    a) nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio,  e'  congrua
un'offerta entro cento chilometri di  distanza  dalla  residenza  del
beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi  di
trasporto pubblici, se si  tratta  di  prima  offerta,  ovvero  entro
duecentocinquanta chilometri di distanza  se  si  tratta  di  seconda
offerta, ovvero, fermo  quanto  previsto  alla  lettera  d),  ovunque
collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta; 
    b) decorsi dodici mesi di fruizione  del  beneficio,  e'  congrua
un'offerta  entro  duecentocinquanta  chilometri  di  distanza  dalla
residenza del beneficiario nel caso si  tratti  di  prima  o  seconda
offerta, ovvero, fermo  quanto  previsto  alla  lettera  d),  ovunque
collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta; 
    c) in caso di rinnovo del beneficio  ai  sensi  dell'articolo  3,
comma 6, fermo quanto previsto alla lettera d), e' congrua un'offerta
ovunque sia collocata nel  territorio  italiano  anche  nel  caso  si
tratti di prima offerta; 
    d) esclusivamente nel caso in  cui  nel  nucleo  familiare  siano
presenti componenti con disabilita', come definita a fini  ISEE,  non
operano le previsioni di  cui  alla  lettera  c)  e  in  deroga  alle
previsioni di cui alle lettere a) e  b),  con  esclusivo  riferimento
alla terza offerta, indipendentemente dal periodo  di  fruizione  del
beneficio,  l'offerta  e'  congrua  se  non  eccede  la  distanza  di
duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario. 
  10. Nel caso in cui  sia  accettata  una  offerta  collocata  oltre
duecentocinquanta  chilometri  di  distanza   dalla   residenza   del
beneficiario, il medesimo continua a percepire il beneficio economico
del Rdc, a titolo di compensazione  per  le  spese  di  trasferimento
sostenute, per i successivi tre mesi dall'inizio del  nuovo  impiego,
incrementati a dodici mesi nel  caso  siano  presenti  componenti  di
minore eta' ovvero componenti con disabilita', come definita  a  fini
ISEE. 
  11. Il richiedente in condizioni diverse da quelle di cui al  comma
5, entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, e' convocato
dai servizi competenti per il contrasto  alla  poverta'  dei  comuni.
Agli  interventi  connessi   al   Rdc,   incluso   il   percorso   di
accompagnamento all'inserimento lavorativo, il richiedente e  il  suo
nucleo  familiare  accedono  previa   valutazione   multidimensionale
finalizzata ad identificare i bisogni del nucleo familiare, ai  sensi
dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 147 del 2017. 
  12. Nel caso in cui,  in  esito  alla  valutazione  preliminare,  i
bisogni  del  nucleo  familiare   e   dei   suoi   componenti   siano
prevalentemente  connessi  alla  situazione  lavorativa,  i   servizi
competenti sono comunque individuati presso i centri per l'impiego  e
i  beneficiari  sottoscrivono  il  Patto  per  il  lavoro,  entro   i
successivi trenta giorni. Nel caso in cui il bisogno sia complesso  e
multidimensionale,  i  beneficiari   sottoscrivono   un   Patto   per
l'inclusione sociale e i servizi si coordinano in maniera da  fornire
risposte unitarie nel Patto, con il coinvolgimento, oltre  ai  centri
per l'impiego e ai servizi sociali, degli altri servizi  territoriali
di cui si rilevi in sede di valutazione preliminare la competenza. 
  13.  Il  Patto  per  l'inclusione  sociale,  ove  non  diversamente
specificato, assume le caratteristiche del progetto personalizzato di
cui all'articolo 6  del  decreto  legislativo  n.  147  del  2017  e,
conseguentemente, ai fini del Rdc e ad ogni altro fine,  il  progetto
personalizzato medesimo ne assume la  denominazione.  Nel  Patto  per
l'inclusione  sociale  sono  inclusi,  oltre  agli   interventi   per
l'accompagnamento all'inserimento lavorativo, ove opportuni  e  fermo
restando gli obblighi di cui al comma 8, gli interventi e  i  servizi
sociali di contrasto alla poverta' di cui all'articolo 7 del  decreto
legislativo n. 147 del  2017,  che,  conseguentemente,  si  intendono
riferiti al Rdc. Gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla
poverta' sono comunque attivati, ove opportuni e richiesti, anche  in
favore dei beneficiari che sottoscrivono il Patto per il lavoro. 
  14. Il Patto per il lavoro e il Patto per l'inclusione sociale e  i
sostegni in essi previsti, nonche' la  valutazione  multidimensionale
che eventualmente li precede, costituiscono livelli essenziali  delle
prestazioni, nei limiti  delle  risorse  disponibili  a  legislazione
vigente. 
  15. In coerenza con il profilo professionale del beneficiario,  con
le competenze acquisite in ambito formale, non formale  e  informale,
nonche' in base agli interessi e alle propensioni  emerse  nel  corso
del colloquio sostenuto presso il centro per l'impiego ovvero  presso
i  servizi  dei  comuni,  il  beneficiario  e'  tenuto   ad   offrire
nell'ambito del Patto per il lavoro  e  del  Patto  per  l'inclusione
sociale la propria disponibilita' per la partecipazione a progetti  a
titolarita'  dei  comuni,  utili  alla   collettivita',   in   ambito
culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela  dei
beni comuni, da svolgere presso  il  medesimo  comune  di  residenza,
mettendo a disposizione un numero di ore  compatibile  con  le  altre
attivita' del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto
ore settimanali. La partecipazione ai progetti e' facoltativa per  le
persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc. I comuni, entro sei
mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del   presente   decreto,
predispongono le procedure amministrative utili per l'istituzione dei
progetti di cui al presente comma e comunicano  le  informazioni  sui
progetti ad  una  apposita  sezione  della  piattaforma  dedicata  al
programma del Rdc del Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
di cui all'articolo  6,  comma  1.  L'esecuzione  delle  attivita'  e
l'assolvimento degli obblighi del beneficiario  di  cui  al  presente
comma  sono  subordinati  all'attivazione  dei  progetti.  L'avvenuto
assolvimento di tali obblighi viene  attestato  dai  comuni,  tramite
l'aggiornamento della piattaforma dedicata. 
                               Art. 5 
 
        Richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio 
 
  1. Il Rdc e' richiesto, dopo il  quinto  giorno  di  ciascun  mese,
presso il gestore del servizio  integrato  di  cui  all'articolo  81,
comma 35, lettera b),  del  decreto-legge  25  giugno  2008  n.  112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.  Il
Rdc puo' anche essere richiesto mediante modalita' telematiche,  alle
medesime condizioni stabilite in esecuzione del servizio affidato. Le
richieste del Rdc  possono  essere  presentate  presso  i  centri  di
assistenza fiscale di cui all'articolo 32 del decreto  legislativo  9
luglio 1997, n. 241, previa stipula di una convenzione con l'Istituto
nazionale  della  previdenza  sociale   (INPS).   Con   provvedimento
dell'INPS, sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
entro trenta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, e' approvato il modulo di domanda,  nonche'  il  modello  di
comunicazione dei redditi di cui  all'articolo  3,  commi  8,  ultimo
periodo, 9 e 10. Con riferimento alle  informazioni  gia'  dichiarate
dal nucleo familiare a fini ISEE, il modulo di domanda  rimanda  alla
corrispondente DSU, a cui la  domanda  e'  successivamente  associata
dall'INPS. Le informazioni  contenute  nella  domanda  del  Rdc  sono
comunicate all'INPS entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta. 
  2. Con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali
possono essere individuate modalita' di presentazione della richiesta
del Rdc anche contestualmente alla presentazione  della  DSU  a  fini
ISEE  e  in  forma  integrata,  tenuto  conto  delle  semplificazioni
conseguenti all'avvio della precompilazione della  DSU  medesima,  ai
sensi dell'articolo 10 del  decreto  legislativo  n.  147  del  2017.
L'INPS e' autorizzato ad inviare comunicazioni informative mirate sul
Rdc ai nuclei familiari che, a seguito  dell'attestazione  dell'ISEE,
presentino valori dell'indicatore o di sue componenti compatibili con
quelli di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b). 
  3. Il Rdc e' riconosciuto dall'INPS ove ricorrano le condizioni. Ai
fini del riconoscimento del beneficio, l'INPS verifica, entro  cinque
giorni lavorativi dalla data di comunicazione di cui al comma  1,  il
possesso  dei  requisiti  per  l'accesso  al  Rdc  sulla  base  delle
informazioni  disponibili  nei  propri  archivi  e  in  quelli  delle
amministrazioni collegate. A tal fine l'INPS acquisisce, senza  nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica,  dall'Anagrafe  tributaria,
dal Pubblico registro automobilistico e dalle  altre  amministrazioni
pubbliche detentrici dei dati,  le  informazioni  rilevanti  ai  fini
della concessione del Rdc. In ogni caso il  riconoscimento  da  parte
dell'INPS avviene entro la fine del mese successivo alla trasmissione
della domanda all'Istituto. 
  4. Nelle  more  del  completamento  dell'Anagrafe  nazionale  della
popolazione residente, resta  in  capo  ai  comuni  la  verifica  dei
requisiti di residenza e di soggiorno, di cui all'articolo  2,  comma
1, lettera a). L'esito delle verifiche e' comunicato all'INPS per  il
tramite della piattaforma di cui all'articolo 6, comma 1, finalizzata
al coordinamento dei comuni. L'Anagrafe nazionale  di  cui  al  primo
periodo mette comunque a disposizione della medesima  piattaforma  le
informazioni disponibili sui  beneficiari  del  Rdc,  senza  nuovi  o
maggiori oneri per la finanza pubblica. 
  5. I requisiti economici di accesso al Rdc, di cui all'articolo  2,
comma 1, lettera b), si considerano posseduti  per  la  durata  della
attestazione ISEE in vigore al momento di presentazione della domanda
e sono verificati nuovamente solo in caso di presentazione  di  nuova
DSU, ferma restando la necessita' di aggiornare l'ISEE alla  scadenza
del periodo di validita'  dell'indicatore.  Gli  altri  requisiti  si
considerano posseduti sino  a  quando  non  intervenga  comunicazione
contraria da parte delle  amministrazioni  competenti  alla  verifica
degli stessi. In tal caso, l'erogazione del beneficio e' interrotta a
decorrere dal mese successivo a tale comunicazione ed e' disposta  la
revoca del beneficio, fatto salvo  quanto  previsto  all'articolo  7.
Resta  salva,  in  capo   all'INPS,   la   verifica   dei   requisiti
autocertificati in domanda, ai sensi dell'articolo 71 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. 
  6. Il beneficio economico e' erogato attraverso la  Carta  Rdc.  In
sede  di  prima  applicazione  e  fino  alla  scadenza  del   termine
contrattuale, l'emissione della Carta Rdc avviene in  esecuzione  del
servizio affidato ai sensi dell'articolo 81, comma  35,  lettera  b),
del decreto-legge n. 112 del  2008,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge n. 133 del 2008, relativamente alla carta acquisti,  alle
medesime condizioni economiche e per il numero di carte  elettroniche
necessarie  per  l'erogazione  del  beneficio.  In  sede   di   nuovo
affidamento del  servizio  di  gestione,  il  numero  di  carte  deve
comunque  essere  tale  da  garantire  l'erogazione   del   beneficio
suddivisa per ogni singolo componente ai sensi dell'articolo 3, comma
7. Oltre che al soddisfacimento delle esigenze previste per la  carta
acquisti, la Carta Rdc permette di effettuare  prelievi  di  contante
entro un limite mensile non superiore ad  euro  100  per  un  singolo
individuo,  moltiplicato  per  la  scala  di   equivalenza   di   cui
all'articolo 2, comma 4, nonche', nel caso  di  integrazioni  di  cui
all'articolo 3, comma 1, lettera b), ovvero di  cui  all'articolo  3,
comma 3, di effettuare un bonifico mensile  in  favore  del  locatore
indicato nel contratto di locazione ovvero dell'intermediario che  ha
concesso il mutuo. Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e  delle
finanze, possono essere individuati ulteriori esigenze da  soddisfare
attraverso la Carta Rdc, nonche' diversi  limiti  di  importo  per  i
prelievi di contante. Al fine di contrastare fenomeni  di  ludopatia,
e' in ogni caso fatto divieto di utilizzo del beneficio economico per
giochi  che  prevedono  vincite  in  denaro  o  altre  utilita'.   Le
movimentazioni sulla  Carta  Rdc  sono  messe  a  disposizione  delle
piattaforme digitali di cui all'articolo 6, comma 1, per  il  tramite
del Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  in  quanto  soggetto
emittente. La consegna della Carta Rdc presso gli uffici del  gestore
del servizio integrato avviene esclusivamente dopo il  quinto  giorno
di ciascun mese. 
  7. Ai beneficiari del Rdc sono estese le agevolazioni relative alle
tariffe  elettriche   riconosciute   alle   famiglie   economicamente
svantaggiate, di cui  all'articolo  1,  comma  375,  della  legge  23
dicembre 2005, n. 266, e quelle relative alla  compensazione  per  la
fornitura di gas naturale, estese ai medesimi soggetti  dall'articolo
3, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008, n.  185,  convertito,
con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. 
                               Art. 6 
 
               Piattaforme digitali per l'attivazione 
                       e la gestione dei Patti 
 
  1. Al fine di consentire l'attivazione e la gestione dei Patti  per
il lavoro e dei Patti per l'inclusione sociale, nonche' per finalita'
di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del  programma  del
Rdc, sono istituite due apposite  piattaforme  digitali  dedicate  al
Rdc, una presso l'ANPAL nell'ambito del Sistema informativo  unitario
delle politiche del lavoro (SIUPL) per il  coordinamento  dei  centri
per l'impiego, e l'altra presso  il  Ministero  del  lavoro  e  delle
politiche sociali nell'ambito del Sistema  informativo  unitario  dei
servizi  sociali  (SIUSS),  di  cui  all'articolo  24   del   decreto
legislativo n. 147 del 2017, per  il  coordinamento  dei  comuni.  Le
piattaforme   rappresentano   strumenti   di    condivisione    delle
informazioni  sia  tra  le  amministrazioni  centrali  e  i   servizi
territoriali sia, nell'ambito dei servizi territoriali, tra i  centri
per l'impiego e i servizi sociali. A tal fine e' predisposto un piano
tecnico di  attivazione  e  interoperabilita'  delle  piattaforme  da
adottarsi con provvedimento congiunto dell'ANPAL e del Ministero  del
lavoro e delle politiche sociali. 
  2. All'articolo 13, comma  2,  dopo  la  lettera  d),  del  decreto
legislativo  n.  150  del  2015  e'  aggiunta  la  seguente:  «d-bis)
Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per  il
lavoro.». 
  3. Per le finalita' di cui al comma 1, l'INPS mette a  disposizione
delle piattaforme di cui al comma 1 i dati identificativi dei singoli
componenti i  nuclei  beneficiari  del  Rdc,  le  informazioni  sulla
condizione economica e patrimoniale, come  risultanti  dalla  DSU  in
corso di validita',  le  informazioni  sull'ammontare  del  beneficio
economico e sulle altre prestazioni sociali erogate dall'Istituto  ai
componenti il nucleo familiare e ogni altra informazione relativa  ai
beneficiari del Rdc funzionale alla attuazione della misura,  incluse
quelle  di  cui  all'articolo  4,  comma  5,  e  altre   utili   alla
profilazione occupazionale. Le piattaforme presso l'ANPAL e presso il
Ministero  del  lavoro  e  delle   politiche   sociali   condividono,
rispettivamente, con i centri  per  l'impiego  e  con  i  comuni,  le
informazioni di cui al presente comma  relativamente  ai  beneficiari
del Rdc residenti nei territori di competenza. 
  4. Le piattaforme di cui al comma 1 costituiscono il portale  delle
comunicazioni dai centri per l'impiego, dai soggetti  accreditati  di
cui all'articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del  2015,  e  dai
comuni all'ANPAL e al Ministero del lavoro e delle politiche  sociali
e, per il loro tramite, all'INPS. In particolare, sono comunicati dai
servizi competenti alle piattaforme del Rdc: 
    a) le disponibilita' degli uffici per la creazione di una  agenda
degli  appuntamenti  in  sede  di   riconoscimento   del   beneficio,
compatibile con i termini di cui all'articolo 4, commi 5 e 11; 
    b) l'avvenuta o la mancata sottoscrizione del Patto per il lavoro
o del Patto per  l'inclusione  sociale,  entro  cinque  giorni  dalla
medesima; 
    c)  le  informazioni  sui  fatti  suscettibili  di  dar  luogo  a
sanzioni, entro cinque giorni dal momento in cui si  verificano,  per
essere messe a disposizione dell'INPS che le irroga; 
    d) l'esito delle verifiche da parte dei comuni sui  requisiti  di
residenza e di soggiorno, di cui all'articolo 5, comma 4, per  essere
messe   a   disposizione   dell'INPS   ai   fini    della    verifica
dell'eleggibilita'; 
    e) l'attivazione dei progetti per la collettivita' da  parte  dei
comuni ai sensi dell'articolo 4, comma 15; 
    f) ogni altra informazione utile a  monitorare  l'attuazione  dei
Patti per il lavoro e dei Patti per l'inclusione  sociale,  anche  ai
fini di verifica e controllo  del  rispetto  dei  livelli  essenziali
delle prestazioni di cui all'articolo 4, comma 14. 
  5. Le piattaforme di cui al  comma  1  rappresentano  altresi'  uno
strumento utile al coordinamento dei servizi a livello  territoriale.
In particolare, le piattaforme dialogano  tra  di  loro  al  fine  di
svolgere le funzioni di seguito indicate: 
    a) comunicazione da parte dei servizi competenti  dei  comuni  ai
centri per l'impiego, in  esito  alla  valutazione  preliminare,  dei
beneficiari per i quali i bisogni del nucleo  familiare  e  dei  suoi
componenti siano risultati prevalentemente connessi  alla  situazione
lavorativa, al fine di consentire nei termini previsti  dall'articolo
4, comma 12, la sottoscrizione dei Patti per il lavoro; 
    b) condivisione tra i comuni  e  i  centri  per  l'impiego  delle
informazioni sui progetti per  la  collettivita'  attivati  ai  sensi
dell'articolo 4, comma 15, nonche' quelle  sui  beneficiari  del  Rdc
coinvolti; 
    c) coordinamento del lavoro tra  gli  operatori  dei  centri  per
l'impiego, i servizi sociali e gli altri  servizi  territoriali,  con
riferimento ai beneficiari per i quali il  bisogno  sia  complesso  e
multidimensionale, al fine di consentire la sottoscrizione dei  Patti
per l'inclusione sociale, nelle modalita' previste  dall'articolo  4,
comma 12; 
    d) condivisione delle informazioni sui Patti  gia'  sottoscritti,
ove risulti  necessario  nel  corso  della  fruizione  del  beneficio
integrare o modificare i sostegni  e  gli  impegni  in  relazione  ad
attivita' di competenza del centro per l'impiego ovvero del  servizio
sociale originariamente non incluso nei Patti medesimi. 
  6. I centri per l'impiego e i  comuni  segnalano  alle  piattaforme
dedicate l'elenco dei beneficiari per cui  sia  stata  osservata  una
qualsiasi anomalia nei consumi e nei comportamenti dai quali si possa
dedurre  una  eventuale  non  veridicita'  dei  requisiti  economici,
reddituali e  patrimoniali  dichiarati  e  la  non  eleggibilita'  al
beneficio.  L'elenco  di  cui  al  presente   comma   e'   comunicato
dall'amministrazione responsabile della piattaforma cui e'  pervenuta
la comunicazione all'Agenzia delle entrate e alla Guardia di  finanza
che ne tengono conto nella programmazione ordinaria dell'attivita' di
controllo. Per  le  suddette  finalita'  ispettive,  l'Agenzia  delle
entrate e la Guardia di finanza  accedono,  senza  nuovi  o  maggiori
oneri per la finanza pubblica, al SIUSS. 
  7. Le attivita' di cui al presente articolo sono svolte  dall'INPS,
dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali,  dall'ANPAL,  dai
centri per  l'impiego,  dai  comuni  e  dalle  altre  amministrazioni
interessate nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziare
disponibili a legislazione vigente, come integrate  dall'articolo  12
del presente decreto, senza nuovi o maggiori  oneri  per  la  finanza
pubblica. Con  riferimento  alle  attivita'  dei  comuni  di  cui  al
presente  articolo,  strumentali  al  soddisfacimento   dei   livelli
essenziali di cui all'articolo 4, comma 14, gli eventuali oneri  sono
a valere sul Fondo per la  lotta  alla  poverta'  e  alla  esclusione
sociale di cui all'articolo 1, comma 386,  della  legge  28  dicembre
2015, n. 208. 
  8. Al fine di attuare il Rdc anche attraverso appropriati strumenti
e piattaforme informatiche che aumentino l'efficienza del programma e
l'allocazione del lavoro, il Ministero del lavoro e  delle  politiche
sociali puo' avvalersi di enti controllati o  vigilati  da  parte  di
amministrazioni  dello  Stato  o  di  societa'   in   house,   previa
convenzione approvata con decreto del Ministro  del  lavoro  e  delle
politiche sociali. 
                               Art. 7 
 
                              Sanzioni 
 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  chiunque,  al
fine di ottenere indebitamente il beneficio di  cui  all'articolo  3,
rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi  o  attestanti  cose
non vere,  ovvero  omette  informazioni  dovute,  e'  punito  con  la
reclusione da due a sei anni. 
  2. L'omessa  comunicazione  delle  variazioni  del  reddito  o  del
patrimonio, anche se provenienti da attivita' irregolari, nonche'  di
altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della  revoca  o  della
riduzione del beneficio entro i termini di cui all'articolo 3,  commi
8, ultimo periodo, 9 e 11, e' punita con la reclusione da uno  a  tre
anni. 
  3. Alla condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1  e
2 e per quello previsto  dall'articolo  640-bis  del  codice  penale,
nonche' alla sentenza di applicazione della pena su  richiesta  delle
parti per gli stessi reati, consegue di  diritto  l'immediata  revoca
del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario  e'  tenuto
alla restituzione di quanto indebitamente  percepito.  La  revoca  e'
disposta dall'INPS ai sensi del  comma  10.  Il  beneficio  non  puo'
essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni  dalla
condanna. 
  4. Fermo quanto previsto  dal  comma  3,  quando  l'amministrazione
erogante accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni  e
delle informazioni poste a fondamento  dell'istanza  ovvero  l'omessa
successiva comunicazione  di  qualsiasi  intervenuta  variazione  del
reddito, del patrimonio e della  composizione  del  nucleo  familiare
dell'istante, la stessa amministrazione  dispone  l'immediata  revoca
del beneficio con efficacia retroattiva. A seguito della  revoca,  il
beneficiario e' tenuto  alla  restituzione  di  quanto  indebitamente
percepito. 
  5. E' disposta la decadenza  dal  Rdc,  altresi',  quando  uno  dei
componenti il nucleo familiare: 
    a) non effettua la dichiarazione di immediata  disponibilita'  al
lavoro, di cui all'articolo 4, commi 4 e 6, ad eccezione dei casi  di
esclusione ed esonero; 
    b) non sottoscrive il Patto per il lavoro  ovvero  il  Patto  per
l'inclusione sociale, di  cui  all'articolo  4,  commi  7  e  12,  ad
eccezione dei casi di esclusione ed esonero; 
    c)  non  partecipa,  in  assenza  di  giustificato  motivo,  alle
iniziative di carattere formativo o di riqualificazione  o  ad  altra
iniziativa di politica attiva o di attivazione, di  cui  all'articolo
20, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 150  del  2015  e
all'articolo 9, comma 3, lettera e), del presente decreto; 
    d) non aderisce ai progetti di cui all'articolo 4, comma 15,  nel
caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti; 
    e) non accetta  almeno  una  di  tre  offerte  congrue  ai  sensi
dell'articolo 4, comma 8, lettera b), numero 5), ovvero, in  caso  di
rinnovo ai sensi dell'articolo 3,  comma  6,  non  accetta  la  prima
offerta congrua utile; 
    f) non effettua le comunicazioni di cui all'articolo 3, comma  9,
ovvero  effettua  comunicazioni  mendaci  producendo   un   beneficio
economico del Rdc maggiore; 
    g) non presenta una DSU aggiornata  in  caso  di  variazione  del
nucleo familiare ai sensi dell'articolo 3, comma 12; 
    h) venga trovato, nel  corso  delle  attivita'  ispettive  svolte
dalle competenti autorita', intento a svolgere  attivita'  di  lavoro
dipendente  in  assenza  delle  comunicazioni  obbligatorie  di   cui
all'articolo  9-bis  del  decreto-legge  1  ottobre  1996,  n.   510,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n.  608,
ovvero attivita' di lavoro autonomo o di impresa,  in  assenza  delle
comunicazioni di cui all'articolo 3, comma 9. 
  6. La decadenza dal beneficio e' inoltre disposta nel caso  in  cui
il nucleo familiare abbia percepito il beneficio economico del Rdc in
misura maggiore rispetto a quanto gli sarebbe spettato,  per  effetto
di dichiarazione mendace in sede di  DSU  o  di  altra  dichiarazione
nell'ambito della procedura di richiesta del  beneficio,  ovvero  per
effetto dell'omessa presentazione delle prescritte comunicazioni, ivi
comprese le comunicazioni di cui  all'articolo  3,  comma  10,  fermo
restando il recupero di quanto versato in eccesso. 
  7. In caso di mancata presentazione,  in  assenza  di  giustificato
motivo, alle convocazioni di cui all'articolo 4, commi  5  e  11,  da
parte anche di un solo componente il nucleo familiare,  si  applicano
le seguenti sanzioni: 
    a) la decurtazione di una mensilita' del beneficio  economico  in
caso di prima mancata presentazione; 
    b)  la  decurtazione  di  due  mensilita'  alla  seconda  mancata
presentazione; 
    c) la decadenza dalla prestazione, in caso di  ulteriore  mancata
presentazione. 
  8. Nel caso di mancata partecipazione, in assenza  di  giustificato
motivo, alle iniziative di orientamento di cui all'articolo 20, comma
3, lettera a), del decreto legislativo n.  150  del  2015,  da  parte
anche di un solo componente il  nucleo  familiare,  si  applicano  le
seguenti sanzioni: 
    a) la decurtazione di due mensilita', in caso  di  prima  mancata
presentazione; 
    b) la decadenza dalla prestazione in caso  di  ulteriore  mancata
presentazione. 
  9. In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per
l'inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di  istruzione
o di formazione da parte di un componente minorenne ovvero impegni di
prevenzione e cura volti alla tutela  della  salute,  individuati  da
professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni: 
    a) la decurtazione di  due  mensilita'  dopo  un  primo  richiamo
formale al rispetto degli impegni; 
    b) la decurtazione di tre mensilita' al secondo richiamo formale; 
    c) la decurtazione di sei mensilita' al terzo richiamo formale; 
    d) la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo. 
  10. L'irrogazione delle sanzioni diverse  da  quelle  penali  e  il
recupero dell'indebito, di cui al presente  articolo,  e'  effettuato
dall'INPS.  Gli  indebiti   recuperati   nelle   modalita'   di   cui
all'articolo  38,  comma  3,  del  decreto-legge  n.  78  del   2010,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al  netto
delle spese di recupero, sono  riversate  dall'INPS  all'entrata  del
bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per  il  Reddito
di Cittadinanza. L'INPS dispone altresi', ove prevista  la  decadenza
dal beneficio, la disattivazione della Carta Rdc. 
  11. In tutti i casi diversi da quelli di cui al  comma  3,  il  Rdc
puo' essere richiesto dal richiedente ovvero da altro  componente  il
nucleo  familiare  solo  decorsi  diciotto  mesi   dalla   data   del
provvedimento di revoca o di decadenza,  ovvero,  nel  caso  facciano
parte del nucleo familiare componenti minorenni  o  con  disabilita',
come definita a fini ISEE, decorsi sei mesi dalla medesima data. 
  12. I centri per l'impiego e i comuni comunicano  alle  piattaforme
di cui all'articolo 6, al fine della messa a disposizione  dell'INPS,
le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni  di
cui al presente articolo, ivi compresi i casi di cui all'articolo  9,
comma 3, lettera e), entro e non oltre cinque giorni  lavorativi  dal
verificarsi dell'evento da sanzionare. L'INPS, per il  tramite  delle
piattaforme di cui all'articolo 6, mette a  disposizione  dei  centri
per l'impiego e dei comuni gli eventuali conseguenti provvedimenti di
decadenza dal beneficio. 
  13. La mancata comunicazione dei fatti suscettibili  di  dar  luogo
alle sanzioni di decurtazione o decadenza della prestazione determina
responsabilita' disciplinare e contabile del  soggetto  responsabile,
ai sensi dell'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20. 
  14. Nei casi di dichiarazioni mendaci e  di  conseguente  accertato
illegittimo godimento del Rdc, i  centri  per  l'impiego,  i  comuni,
l'INPS, l'Agenzia delle entrate, l'Ispettorato nazionale  del  lavoro
(INL), preposti ai controlli e  alle  verifiche,  trasmettono,  entro
dieci  giorni   dall'accertamento,   all'autorita'   giudiziaria   la
documentazione completa del fascicolo oggetto della verifica. 
  15. I comuni sono responsabili  delle  verifiche  e  dei  controlli
anagrafici, attraverso l'incrocio delle  informazioni  dichiarate  ai
fini ISEE con quelle  disponibili  presso  gli  uffici  anagrafici  e
quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra  informazione  utile
per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci
al fine del riconoscimento del Rdc. 
                               Art. 8 
 
             Incentivi per l'impresa e per il lavoratore 
 
  1. Al datore di  lavoro  che  comunica  alla  piattaforma  digitale
dedicata al Rdc nell'ambito del SIUPL  le  disponibilita'  dei  posti
vacanti, e che su tali posti assuma a  tempo  pieno  e  indeterminato
soggetti beneficiari di Rdc, anche attraverso l'attivita'  svolta  da
un  soggetto  accreditato  di  cui  all'articolo   12   del   decreto
legislativo  14  settembre  2015,  n.  150,  e'  riconosciuto,  ferma
restando  l'aliquota  di  computo  delle  prestazioni  previdenziali,
l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali
a carico del datore di lavoro e del lavoratore,  con  esclusione  dei
premi e contributi dovuti all'INAIL, nel limite dell'importo  mensile
del Rdc percepito dal lavoratore  all'atto  dell'assunzione,  per  un
periodo pari alla differenza tra 18 mensilita' e quello  gia'  goduto
dal beneficiario stesso e, comunque, non superiore a 780 euro mensili
e non inferiore a cinque mensilita'. In  caso  di  rinnovo  ai  sensi
dell'articolo 3, comma 6, l'esonero e' concesso nella misura fissa di
5  mensilita'.  L'importo  massimo  di  beneficio  mensile  non  puo'
comunque eccedere l'ammontare totale dei contributi  previdenziali  e
assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore  assunto
per le mensilita' incentivate, con esclusione dei premi e  contributi
dovuti all'INAIL. Nel caso di licenziamento del beneficiario di  Rdc,
il datore di lavoro e' tenuto alla restituzione dell'incentivo fruito
maggiorato delle sanzioni civili di cui all'articolo  116,  comma  8,
lettera a), della legge 23  dicembre  2000,  n.  388,  salvo  che  il
licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo.  Il
datore di lavoro, contestualmente all'assunzione del beneficiario  di
Rdc stipula, presso il centro per l'impiego, ove necessario, un patto
di formazione, con il quale garantisce al  beneficiario  un  percorso
formativo o di riqualificazione professionale. 
  2. Gli enti di formazione accreditati possono  stipulare  presso  i
centri  per  l'impiego  e  presso  i  soggetti  accreditati  di   cui
all'articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, laddove tale
possibilita' sia prevista da leggi regionali, un Patto di  formazione
con il quale garantiscono al beneficiario un percorso formativo o  di
riqualificazione professionale, anche mediante il  coinvolgimento  di
Universita' ed enti pubblici di ricerca, secondo i piu' alti standard
di qualita' della formazione e sulla base di indirizzi  definiti  con
accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano senza  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica,  utilizzando  a  tal
fine, le risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a
legislazione vigente. Se in seguito a questo  percorso  formativo  il
beneficiario di Rdc  ottiene  un  lavoro,  coerente  con  il  profilo
formativo sulla base di un  contratto  di  lavoro  a  tempo  pieno  e
indeterminato,  al  datore  di  lavoro  che  assume,  ferma  restando
l'aliquota   di   computo   delle   prestazioni   previdenziali,   e'
riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali  e
assistenziali a carico del datore di lavoro  e  del  lavoratore,  con
esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, nel limite  della
meta' dell'importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore  all'atto
dell'assunzione,  per  un  periodo  pari  alla  differenza   tra   18
mensilita' e quello gia' goduto dal beneficiario stesso e,  comunque,
non superiore a 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilita' per
meta' dell'importo del Rdc. In caso di rinnovo ai sensi dell'articolo
3,  comma  6,  l'esonero  e'  concesso  nella  misura  fissa  di  sei
mensilita' per meta' dell'importo  del  Rdc.  L'importo  massimo  del
beneficio mensile comunque non puo' eccedere l'ammontare  totale  dei
contributi previdenziali e  assistenziali  a  carico  del  datore  di
lavoro e del lavoratore assunto per le  mensilita'  incentivate,  con
esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL. La restante meta'
dell'importo  mensile  del  Rdc  percepito  dal  lavoratore  all'atto
dell'assunzione, per un massimo di 390 euro mensili e non inferiore a
sei mensilita'  per  meta'  dell'importo  del  Rdc,  e'  riconosciuta
all'ente di formazione accreditato che  ha  garantito  al  lavoratore
assunto  il  predetto  percorso  formativo  o   di   riqualificazione
professionale, sotto  forma  di  sgravio  contributivo  applicato  ai
contributi  previdenziali  e  assistenziali  dovuti  per   i   propri
dipendenti sulla base delle stesse regole valide  per  il  datore  di
lavoro che assume il beneficiario del Rdc. Nel caso di  licenziamento
del beneficiario  del  Rdc,  il  datore  di  lavoro  e'  tenuto  alla
restituzione dell'incentivo fruito maggiorato delle  sanzioni  civili
di cui all'articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre
2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta  causa  o
per giustificato motivo. Il Ministero del lavoro  e  delle  politiche
sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle  finanze,
puo' stipulare convenzioni con la Guardia di finanza per le attivita'
di  controllo  nei  confronti  dei  beneficiari  del  Rdc  e  per  il
monitoraggio delle attivita' degli  enti  di  formazione  di  cui  al
presente comma. 
  3. Le  agevolazioni  previste  ai  commi  1  e  2  si  applicano  a
condizione  che  il  datore  di   lavoro   realizzi   un   incremento
occupazionale netto del numero di dipendenti nel rispetto dei criteri
fissati  dall'articolo  31,  comma  1,  lettera   f),   del   decreto
legislativo n. 150 del 2015, riferiti esclusivamente ai lavoratori  a
tempo  indeterminato.  Il  diritto  alle  predette  agevolazioni   e'
subordinato al rispetto degli  ulteriori  principi  generali  di  cui
all'articolo 31 del decreto legislativo n. 150 del 2015. 
  4. Ai beneficiari  del  Rdc  che  avviano  un'attivita'  lavorativa
autonoma o di impresa individuale o una societa' cooperativa entro  i
primi dodici mesi di fruizione del Rdc e'  riconosciuto  in  un'unica
soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilita' del Rdc, nei
limiti di 780 euro mensili. Le modalita' di richiesta e di erogazione
del beneficio addizionale sono stabilite con decreto del Ministro del
lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze e il Ministro dello sviluppo economico. 
  5. Il diritto alla fruizione degli incentivi  di  cui  al  presente
articolo  e'  subordinato  al  rispetto  delle  condizioni  stabilite
dall'articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 
  6. Le agevolazioni di cui al presente  articolo  sono  concesse  ai
sensi  e  nei  limiti  del  regolamento  (UE)  n.   1407/2013   della
Commissione, del 18 dicembre 2013,  relativo  all'applicazione  degli
articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea
agli aiuti «de minimis», del  regolamento  (UE)  n.  1408/2013  della
Commissione, del 18 dicembre 2013,  relativo  all'applicazione  degli
articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea
agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo e del  regolamento  (UE)
n.  717/2014  della  Commissione,  del  27  giugno   2014,   relativo
all'applicazione  degli  articoli  107  e  108   del   Trattato   sul
funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore
della pesca e dell'acquacoltura. 
  7. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono  compatibili  e
aggiuntive rispetto a quelle stabilite dall'articolo  1,  comma  247,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Nel caso in cui  il  datore  di
lavoro  abbia  esaurito  gli  esoneri  contributivi  in  forza  della
predetta legge n. 145 del 2018, gli sgravi  contributivi  di  cui  ai
commi 1 e 2 del presente articolo, sono fruiti sotto forma di credito
di imposta per il datore di lavoro.  Con  decreto  del  Ministro  del
lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni  dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite  le  modalita'
di accesso al predetto credito di imposta. 
                               Art. 9 
 
                      Assegno di ricollocazione 
 
  1. Nella  fase  di  prima  applicazione  del  presente  decreto,  e
comunque non oltre il 31  dicembre  2021,  al  fine  di  ottenere  un
servizio  di  assistenza  intensiva  nella  ricerca  del  lavoro,  il
beneficiario del Rdc tenuto, ai sensi dell'articolo  4,  comma  7,  a
stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l'impiego, decorsi
trenta giorni dalla data di liquidazione  della  prestazione,  riceve
dall'ANPAL l'assegno di ricollocazione (AdR) di cui  all'articolo  23
del decreto legislativo n. 150 del 2015,  graduato  in  funzione  del
profilo personale di occupabilita', da spendere presso i  centri  per
l'impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi  dell'articolo  12
del medesimo decreto legislativo. 
  2. A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti di cui  al
comma 1 devono scegliere,  entro  trenta  giorni  dal  riconoscimento
dell'AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva,
prendendo appuntamento sul portale messo a  disposizione  dall'ANPAL,
anche per il tramite dei centri per l'impiego  o  degli  istituti  di
patronato convenzionati. Il servizio  ha  una  durata  di  sei  mesi,
prorogabile di ulteriori sei mesi qualora residui parte  dell'importo
dell'assegno; nel caso in cui, entro trenta giorni  dalla  richiesta,
il soggetto erogatore scelto non si sia attivato nella ricollocazione
del beneficiario, quest'ultimo e' tenuto  a  rivolgersi  a  un  altro
soggetto erogatore. 
  3. Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere: 
    a) l'affiancamento di un tutor al soggetto di cui al comma 1; 
    b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la
relativa   area,   con   eventuale   percorso   di   riqualificazione
professionale mirata  a  sbocchi  occupazionali  esistenti  nell'area
stessa; 
    c) l'assunzione dell'onere del soggetto di  cui  al  comma  1  di
svolgere le attivita' individuate dal tutor; 
    d) l'assunzione dell'onere del soggetto di  cui  al  comma  1  di
accettare l'offerta di lavoro congrua ai sensi dell'articolo 4; 
    e) l'obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare
al centro per l'impiego e all'ANPAL  il  rifiuto  ingiustificato,  da
parte della persona interessata, di svolgere una delle  attivita'  di
cui alla lettera c), o di una offerta  di  lavoro  congrua,  a  norma
della lettera d), al fine  dell'irrogazione  delle  sanzioni  di  cui
all'articolo 7; 
    f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o
a termine, con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l'eventuale
conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi. 
  4. In caso di utilizzo dell'assegno  di  ricollocazione  presso  un
soggetto accreditato, il SIUPL fornisce  immediata  comunicazione  al
centro per l'impiego con cui e'  stato  stipulato  il  Patto  per  il
lavoro o, nei casi di cui all'articolo 4, comma 9, a quello  nel  cui
territorio risiede il beneficiario. 
  5.  Le  modalita'   operative   e   l'ammontare   dell'assegno   di
ricollocazione  sono  definite  con   delibera   del   Consiglio   di
amministrazione dell'ANPAL, previa  approvazione  del  Ministero  del
lavoro e delle politiche sociali, sulla  base  dei  principi  di  cui
all'articolo 23, comma 7, del decreto legislativo n.  150  del  2015.
Gli  esiti  della  ricollocazione  sono  oggetto  dell'attivita'   di
monitoraggio e valutazione comparativa  dei  soggetti  erogatori  del
servizio, di cui all'articolo  23,  comma  8,  del  predetto  decreto
legislativo n. 150 del 2015. 
  6. Il finanziamento dell'assegno di ricollocazione e' a valere  sul
Fondo per le politiche attive del  lavoro,  di  cui  all'articolo  1,
comma 215, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. L'ANPAL  provvede  a
monitorare l'andamento delle risorse, fornendo relazioni  mensili  al
Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  ed  al  Ministero
dell'economia e delle finanze. Sulla base delle relazioni mensili, ed
in base a  previsioni  statistiche  effettuate  tenendo  conto  della
percentuale di successi occupazionali, l'ANPAL sospende  l'erogazione
di nuovi assegni quando si manifesti un rischio anche prospettico  di
esaurimento delle risorse. 
  7. Fino alla data del 31 dicembre 2021 l'erogazione dell'assegno di
ricollocazione ai soggetti di  cui  all'articolo  23,  comma  1,  del
decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e' sospesa. 
                               Art. 10 
 
                        Monitoraggio del Rdc 
 
  1.  Il  Ministero  del  lavoro  e  delle   politiche   sociali   e'
responsabile del monitoraggio dell'attuazione del Rdc  e  predispone,
sulla base delle  informazioni  rilevate  sulle  piattaforme  di  cui
all'articolo 6, di quelle fornite  dall'INPS  e  dall'ANPAL,  nonche'
delle altre informazioni disponibili in materia, il Rapporto  annuale
sull'attuazione del Rdc, pubblicato sul sito internet istituzionale. 
  2. Ai compiti di cui al comma 1, il Ministero del  lavoro  e  delle
politiche sociali provvede  nel  limite  delle  risorse  finanziarie,
umane e strumentali gia' previste  a  legislazione  vigente  e  senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
                               Art. 11 
 
                Modificazioni al decreto legislativo 
                      15 settembre 2017, n. 147 
 
  1. A decorrere dal 1° aprile  2019,  fatto  salvo  quanto  previsto
all'articolo 13, comma 1, del presente decreto, e' abrogato  il  CAPO
II del decreto legislativo 15 settembre 2017, n.  147,  ad  eccezione
degli articoli 5, 6, 7 e 10. 
  2. Al decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 sono  apportate
le seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo 5: 
      1)  la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Valutazione
multidimensionale»; 
      2) il comma 1 e' abrogato; 
      3) al comma 2, le parole: «Agli interventi di cui  al  presente
decreto» sono sostituite dalle seguenti: «Agli interventi di  cui  al
Patto per l'inclusione sociale  per  i  beneficiari  del  Reddito  di
cittadinanza (Rdc)»; 
      4) al  comma  3,  le  parole:  «,  rivolta  a  tutti  i  nuclei
beneficiari del ReI,» sono soppresse; 
      5) al comma 4, primo periodo,  le  parole  «In  caso  di  esito
positivo  delle  verifiche  sul  possesso  dei  requisiti,  ai  sensi
dell'articolo 9, commi 3 e 4, e' programmata  l'analisi  preliminare,
entro il termine di venticinque giorni lavorativi dalla richiesta del
ReI,  presso  i  punti  per  l'accesso  o  altra  struttura  all'uopo
identificata, al fine di» sono sostituite dalle seguenti:  «L'analisi
preliminare e' finalizzata ad»; 
      6) al  comma  5,  le  parole  «il  progetto  personalizzato  e'
sostituito dal patto di servizio, di cui all'articolo 20 del  decreto
legislativo  n.  150  del  2015,  ovvero  dal  programma  di  ricerca
intensiva di occupazione, di cui all'articolo 23 del medesimo decreto
legislativo, qualora il patto di servizio sia sospeso ai sensi  dello
stesso articolo 23, comma 5, redatti per ciascun  membro  del  nucleo
familiare abile  al  lavoro  non  occupato.»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «i beneficiari sono indirizzati al  competente  centro  per
l'impiego per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro  connessi  al
Rdc, entro trenta giorni dall'analisi preliminare.»; 
      7) il comma 6 e' abrogato; 
      8) al comma 10, le parole «l'informazione e l'accesso al ReI e»
sono soppresse; 
    b) all'articolo 6: 
      1) al comma 1, il secondo e il terzo periodo sono soppressi; 
      2) al comma 2, lettera b), le parole  «connesso  al  ReI»  sono
soppresse; 
      3) al  comma  4,  le  parole:  «I  beneficiari  del  ReI»  sono
sostituite dalle seguenti: «I beneficiari del Rdc»; 
      4) al comma 6, le parole «facilitare  l'accesso  al  ReI»  sono
sostituite dalle seguenti: «facilitare l'accesso al Rdc»; 
    c) all'articolo 7: 
      1) al comma 1, lettera a), le parole: «, inclusi i servizi  per
l'informazione e l'accesso al ReI di cui  all'articolo  5,  comma  1»
sono soppresse; 
      2) al comma 3, il  secondo  periodo  e'  soppresso;  nel  terzo
periodo, le parole: «nell'atto di  programmazione  ovvero  nel  Piano
regionale di cui all'articolo 14, comma  1,»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «in  un  atto  di  programmazione  regionale»;  nel  quarto
periodo, le parole: «dell'atto di  programmazione  ovvero  nel  Piano
regionale»   sono   sostituite   dalle   seguenti:   «dell'atto    di
programmazione regionale»; 
      3)  al  comma  7,  le  parole  «i  beneficiari  del  ReI»  sono
sostituite dalle seguenti: «i beneficiari del Rdc»; 
    d) all'articolo 10: 
      1) al comma 2, quarto periodo, le parole: «sentito  il  Garante
per la protezione dei dati personali» sono sostituite dalle seguenti:
«sentito il Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  il
Garante per la protezione dei dati personali»; 
      2) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti: 
        «2-bis. Ai fini della precompilazione dell'ISEE, i componenti
maggiorenni il nucleo familiare esprimono preventivamente il consenso
al trattamento dei dati personali,  reddituali  e  patrimoniali,  ivi
inclusi i dati di cui al comma 1, ai sensi della  disciplina  vigente
in  materia  di  protezione  dei  dati  personali.   All'atto   della
manifestazione del consenso, il componente maggiorenne deve  indicare
i soggetti dichiaranti autorizzati ad accedere alla DSU precompilata.
Il consenso puo' essere manifestato rendendo  apposita  dichiarazione
presso le strutture territoriali dell'INPS ovvero presso i centri  di
assistenza fiscale di cui all'articolo 32 del decreto  legislativo  9
luglio 1997, n. 241, nonche' in maniera telematica  mediante  accesso
al portale dell'INPS e dell'Agenzia delle  entrate.  Il  consenso  al
trattamento dei propri dati  personali,  reddituali  e  patrimoniali,
espresso secondo le modalita' indicate, e' comunicato e registrato su
una base dati unica  gestita  dall'INPS  e  accessibile  ai  soggetti
abilitati all'acquisizione del consenso. Resta ferma la facolta',  da
esercitare con le medesime modalita' di  cui  al  terzo  periodo,  da
parte di  ciascun  componente  maggiorenne  il  nucleo  familiare  di
inibire in ogni momento all'INPS, all'Agenzia  delle  entrate  ed  ai
centri di assistenza fiscale l'utilizzo dei dati  personali  ai  fini
della elaborazione della DSU precompilata. 
        2-ter. Nel caso il consenso di cui al  comma  2-bis  non  sia
stato espresso nelle modalita' ivi previste ovvero sia stato  inibito
l'utilizzo dei dati personali ai fini della  elaborazione  della  DSU
precompilata, resta ferma la possibilita' di presentare la DSU  nella
modalita' non precompilata. In tal  caso,  in  sede  di  attestazione
dell'ISEE, sono riportate analiticamente  le  eventuali  omissioni  o
difformita'   riscontrate   nei   dati   dichiarati   rispetto   alle
informazioni  disponibili  di  cui  al  comma  1,  incluse  eventuali
difformita' su saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare.»; 
      3) al comma 4, le parole: «A decorrere  dal  1°  gennaio  2019»
sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1°  settembre  2019»
e, in fine, e' aggiunto il seguente periodo:  «Le  DSU  in  corso  di
validita' alla data della decorrenza di cui al primo periodo, restano
valide fino al 31 dicembre 2019.»; 
    e) all'articolo 24: 
      1) al comma 3, lettera a), dopo il numero 2),  e'  inserito  il
seguente: «2-bis. Piattaforma digitale del  Reddito  di  cittadinanza
per il Patto di inclusione sociale; 
      2) il comma 9 del  decreto  legislativo  n.  147  del  2017  e'
abrogato. 
                               Art. 12 
 
              Disposizioni finanziarie per l'attuazione 
                        del programma del Rdc 
 
  1. Ai fini dell'erogazione del beneficio economico del Rdc e  della
Pensione di cittadinanza, di cui  agli  articoli  1,  2  e  3,  degli
incentivi, di cui all'articolo 8, nonche' dell'erogazione del Reddito
di inclusione, ai sensi dell'articolo 13, comma 1,  sono  autorizzati
limiti di spesa nella misura di 5.894 milioni di euro  nel  2019,  di
7.131 milioni di euro nel 2020, di 7.355 milioni di euro nel  2021  e
di 7.210 milioni di euro annui a decorrere dal 2022 da  iscrivere  su
apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del  lavoro
e delle  politiche  sociali  denominato  «Fondo  per  il  reddito  di
cittadinanza». 
  2. Per le finalita' di cui al comma 1 e per consentire le attivita'
di cui ai commi 9 e 10, le risorse del Fondo di cui al  comma  1,  ad
eccezione  delle  risorse  necessarie  per  le   finalita'   di   cui
all'articolo 13, comma 1, sono  trasferite  annualmente  all'INPS  su
apposito conto corrente di tesoreria centrale ad esso intestato,  dal
quale sono prelevate  le  risorse  necessarie  per  l'erogazione  del
beneficio  da  trasferire  sul  conto  acceso  presso   il   soggetto
incaricato del Servizio integrato di gestione della carta acquisti  e
dei relativi rapporti amministrativi di cui  all'articolo  81,  comma
35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133.  L'Istituto
stipula apposita convenzione con il soggetto incaricato del  servizio
integrato di gestione della carta di cui al primo periodo. 
  3. Per  consentire  la  stipulazione,  previa  procedura  selettiva
pubblica,  di  contratti  con  le  professionalita'   necessarie   ad
organizzare  l'avvio  del  Rdc,  nelle  forme  del  conferimento   di
incarichi di collaborazione, nonche' per la selezione, la  formazione
e l'equipaggiamento, anche con il compito di seguire personalmente il
beneficiario  nella  ricerca  di  lavoro,  nella  formazione  e   nel
reinserimento professionale, e' autorizzata la spesa  nel  limite  di
200 milioni di euro per l'anno 2019, 250 milioni di euro  per  l'anno
2020 e di 50 milioni di euro  per  l'anno  2021  a  favore  di  ANPAL
servizi S.p.A. che adegua i propri regolamenti a quanto disposto  dal
presente comma. 
  4. Al fine di stabilizzare il personale a tempo determinato,  ANPAL
servizi S.p.A. e' autorizzata ad assumere, mediante l'espletamento di
procedure concorsuali riservate per titoli ed esami, entro  i  limiti
di spesa di 1 milione di euro annui a decorrere  dall'anno  2019,  il
personale  gia'  dipendente  di  ANPAL  servizi  S.p.A  in  forza  di
contratti di lavoro a tempo determinato. 
  5. Anche al fine di consentire ai beneficiari di presentare domanda
di Rdc e di pensione di cittadinanza  anche  attraverso  l'assistenza
dei centri di assistenza fiscale in convenzione con l'INPS  ai  sensi
dell'articolo  5  comma  1,   nonche'   per   le   attivita'   legate
all'assistenza nella presentazione della DSU a fini ISEE affidate  ai
predetti centri di assistenza fiscale, sono stanziati 20  milioni  di
euro per l'anno 2019. 
  6. In deroga a quanto disposto dall'articolo 1,  comma  399,  della
legge 30 dicembre 2018, n. 145 e nei limiti della dotazione  organica
dell'INPS a decorrere dall'anno 2019, e' autorizzata una spesa di  50
milioni di euro annui per l'assunzione di personale da assegnare alle
strutture  dell'INPS  al  fine  di   dare   piena   attuazione   alle
disposizioni contenute nel presente decreto. 
  7. Al  fine  dell'adeguamento  e  della  manutenzione  dei  sistemi
informativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per le
attivita' di competenza di cui all'articolo 6, nonche' per  attivita'
di comunicazione istituzionale sul programma Rdc, e'  autorizzata  la
spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019. 
  8. All'articolo 1 della  legge  30  dicembre  2018,  n.  145,  sono
apportate le seguenti modifiche: 
    a) al comma 255, le parole «Fondo per il reddito di cittadinanza»
sono   sostituite   dalle   seguenti:   «Fondo   da   ripartire   per
l'introduzione del reddito di cittadinanza»; 
    b) al comma 258: 
      1) al primo periodo, le parole «fino a 1 miliardo di  euro  per
ciascuno degli anni 2019 e  2020»  sono  sostituite  dalle  seguenti:
«fino a 480 milioni di euro per l'anno 2019 e a 420 milioni  di  euro
per l'anno 2020»; 
      2) al primo periodo sostituire le parole «e un importo  fino  a
10 milioni di euro» fino alla fine del periodo con  le  seguenti:  «.
Per  il  funzionamento  dell'ANPAL  Servizi  Spa  e'   destinato   un
contributo pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019»; 
      3) al terzo periodo le parole: «, quanto a 120 milioni di  euro
per l'anno 2019 e a 160 milioni di euro per  l'anno  2020,  a  valere
sulle risorse destinate dal primo periodo al potenziamento dei centri
per l'impiego e, quanto a 160  milioni  di  euro  annui  a  decorrere
dall'anno 2021,» sono soppresse. 
  9. Ai fini del rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al comma
1, l'INPS accantona, a  valere  sulle  disponibilita'  del  conto  di
tesoreria di cui al comma  2,  alla  concessione  di  ogni  beneficio
economico del Rdc, un  ammontare  di  risorse  pari  alle  mensilita'
spettanti nell'anno, per ciascuna annualita' in cui il  beneficio  e'
erogato. All'inizio di ciascuna annualita'  e'  altresi'  accantonata
una quota pari alla meta' di una mensilita'  aggiuntiva  per  ciascun
nucleo beneficiario nel programma da oltre sei mesi, al fine di tener
conto degli incentivi di cui all'articolo 8. In caso  di  esaurimento
delle risorse disponibili per l'esercizio di riferimento ai sensi del
comma 1, con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche
sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da
adottarsi entro trenta giorni dall'esaurimento di dette  risorse,  e'
ristabilita  la  compatibilita'  finanziaria  mediante  rimodulazione
dell'ammontare del beneficio. Nelle more dell'adozione del decreto di
cui  al  secondo  periodo,  l'acquisizione  di  nuove  domande  e  le
erogazioni  sono  sospese.  La   rimodulazione   dell'ammontare   del
beneficio opera esclusivamente nei  confronti  delle  erogazioni  del
beneficio successive all'esaurimento delle risorse non accantonate. 
  10. Fermo restando il monitoraggio di  cui  all'articolo  1,  comma
257, della legge  30  dicembre  2018,  n.  145,  l'INPS  provvede  al
monitoraggio delle erogazioni del beneficio economico del Rdc,  della
Pensione di cittadinanza e degli incentivi  di  cui  all'articolo  8,
inviando  entro  il  10  di  ciascun  mese  la  rendicontazione   con
riferimento alla mensilita' precedente  delle  domande  accolte,  dei
relativi oneri, nonche' delle risorse accantonate ai sensi del  comma
9, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e  al  Ministero
dell'economia e delle finanze, secondo  le  indicazioni  fornite  dai
medesimi Ministeri. L'INPS comunica tempestivamente al Ministero  del
lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle
finanze, il raggiungimento, da parte dell'ammontare di accantonamenti
disposti ai sensi del comma 9, del novanta per  cento  delle  risorse
disponibili ai sensi del comma 1. 
  11. Qualora nell'ambito del monitoraggio di cui  al  primo  periodo
del comma 10 siano accertati, rispetto agli oneri previsti, eventuali
minori  oneri,  aventi  anche  carattere  pluriennale,  le  correlate
risorse confluiscono nel fondo di cui all'articolo 1, comma 255 della
legge 30 dicembre 2018, n. 145, per essere destinate anche ai  centri
per l'impiego di cui  all'articolo  18  del  decreto  legislativo  14
settembre 2015, n. 150, al fine del loro potenziamento. In  tal  caso
sono conseguentemente rideterminati i limiti di spesa di cui al comma
1. L'accertamento avviene quadrimestralmente tramite la procedura  di
cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.  241.  Il  Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare con  propri
decreti, su proposta  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche
sociali, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  12. Al  finanziamento  dei  livelli  essenziali  delle  prestazioni
sociali, di cui all'articolo 4, comma 13, ivi inclusi eventuali costi
per l'adeguamento  dei  sistemi  informativi  dei  comuni,  in  forma
singola o associata, per effetto  di  quanto  previsto  dal  presente
decreto, si provvede mediante l'utilizzo delle risorse residue  della
quota del Fondo per la lotta alla poverta' e alla esclusione  sociale
di cui all'articolo 1, comma 386, della legge 28  dicembre  2015,  n.
208, destinata  al  rafforzamento  degli  interventi  e  dei  servizi
sociali ai sensi dell'articolo 7 del decreto legislativo n.  147  del
2017. 
                               Art. 13 
 
                  Disposizioni transitorie e finali 
 
  1. A decorrere dal 1° marzo 2019, il Reddito di inclusione non puo'
essere piu' richiesto e a decorrere dal successivo mese di aprile non
e' piu' riconosciuto, ne' rinnovato. Per coloro ai quali  il  Reddito
di inclusione sia stato riconosciuto in data  anteriore  al  mese  di
aprile 2019, il beneficio continua ad essere erogato  per  la  durata
inizialmente prevista, fatta  salva  la  possibilita'  di  presentare
domanda per il Rdc, nonche' il progetto  personalizzato  definito  ai
sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n.  147  del  2017.  Il
Reddito di inclusione continua ad essere erogato con le procedure  di
cui all'articolo 9 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e  non  e'
in alcun modo compatibile con la contemporanea fruizione del  Rdc  da
parte di alcun componente il nucleo familiare. 
  2. Sono in ogni  caso  fatte  salve  le  potesta'  attribuite  alle
regioni a statuto speciale e  alle  province  autonome  di  Trento  e
Bolzano dai rispettivi statuti speciali e  dalle  relative  norme  di
attuazione. 

Gazzetta Ufficiale-Decreto-Legge 28 gennaio 2019,n.4. Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con almeno 62 anni di eta’ e 38 anni di contributi e altre opzioni.


Decreto-Legge 28 gennaio 2019,n.4.

Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con
almeno 62 anni di eta’ e 38 anni di contributi

Art. 14

Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con
almeno 62 anni di eta’ e 38 anni di contributi

  1. In via sperimentale per il triennio 2019-2021, gli iscritti
    all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e
    sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonche’ alla gestione
    separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,
    n. 335, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al
    raggiungimento di un’eta’ anagrafica di almeno 62 anni e di
    un’anzianita’ contributiva minima di 38 anni, di seguito definita
    «pensione quota 100». Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021
    puo’ essere esercitato anche successivamente alla predetta data,
    ferme restando le disposizioni del presente articolo. Il requisito di
    eta’ anagrafica di cui al presente comma, non e’ adeguato agli
    incrementi alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
  2. Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione quota 100,
    gli iscritti a due o piu’ gestioni previdenziali di cui al comma 1,
    che non siano gia’ titolari di trattamento pensionistico a carico di
    una delle predette gestioni, hanno facolta’ di cumulare i periodi
    assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate
    dall’INPS, in base alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi
    243, 245 e 246, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ai fini della
    decorrenza della pensione di cui al presente comma trovano
    applicazione le disposizioni previste dai commi 4, 5, 6 e 7. Per i
    lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni di cui
    all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
    165, in caso di contestuale iscrizione presso piu’ gestioni
    pensionistiche, ai fini della decorrenza della pensione trovano
    applicazione le disposizioni previste dai commi 6 e 7.
  3. La pensione quota 100 non e’ cumulabile, a far data dal primo
    giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei
    requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da
    lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da
    lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.
  4. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che
    maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti al medesimo
    comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
    pensionistico dal 1° aprile 2019.
  5. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che
    maturano dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti al medesimo comma,
    conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico
    trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.
  6. Tenuto conto della specificita’ del rapporto di impiego nella
    pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuita’
    e il buon andamento dell’azione amministrativa e fermo restando
    quanto previsto dal comma 7, le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3
    si applicano ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni
    di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del
    2001, nel rispetto della seguente disciplina:
    a) i dipendenti pubblici che maturano entro la data di entrata in
    vigore del presente decreto i requisiti previsti dal comma 1,
    conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico
    dal 1° agosto 2019;
    b) i dipendenti pubblici che maturano dal giorno successivo alla
    data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti
    dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
    pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei
    requisiti stessi e comunque non prima della data di cui alla lettera
    a) del presente comma;
    c) la domanda di collocamento a riposo deve essere presentata
    all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;
    d) limitatamente al diritto alla pensione quota 100, non trova
    applicazione l’articolo 2, comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013,
    n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013,
    n. 125.
  7. Ai fini del conseguimento della pensione quota 100 per il
    personale del comparto scuola ed AFAM si applicano le disposizioni di
    cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
    In sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
    personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
    dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
    scolastico o accademico.
  8. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti piu’
    favorevoli in materia di accesso al pensionamento.
  9. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano per il
    conseguimento della prestazione di cui all’articolo 4, commi 1 e 2,
    della legge 28 giugno 2012, n. 92, nonche’ alle prestazioni erogate
    ai sensi dell’articolo 26, comma 9, lettera b), e dell’articolo 27,
    comma 5, lettera f), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n.
  10. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano altresi’ al
    personale militare delle Forze armate, soggetto alla specifica
    disciplina recata dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, e
    al personale delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria,
    nonche’ al personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del
    fuoco e al personale della Guardia di finanza.

Art. 15

Riduzione anzianita’ contributiva per accesso al pensionamento
anticipato indipendente dall’eta’ anagrafica. Decorrenza con
finestre trimestrali

  1. Il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011,
    n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
    n. 214, e’ sostituito dal seguente: «10. A decorrere dal 1° gennaio
    2019 e con riferimento ai soggetti la cui pensione e’ liquidata a
    carico dell’AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della
    medesima, nonche’ della gestione separata di cui all’articolo 2,
    comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, l’accesso alla pensione
    anticipata e’ consentito se risulta maturata un’anzianita’
    contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi
    per le donne. Il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi
    dalla data di maturazione dei predetti requisiti».
  2. Al requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del
    decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non trovano applicazione, dal
    1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti alla
    speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio
    2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
    2010, n. 122.
  3. In sede di prima applicazione i soggetti che hanno maturato i
    requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del
    presente decreto conseguono il diritto al trattamento pensionistico
    dal 1° aprile 2019.
  4. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del
    comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui
    all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In
    sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
    personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
    dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
    scolastico o accademico.

Art. 16

Opzione donna

  1. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato e’
    riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo
    previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n.180, nei confronti
    delle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2018 hanno maturato
    un’anzianita’ contributiva pari o superiore a trentacinque anni e
    un’eta’ pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a
    59 anni per le lavoratrici autonome. Il predetto requisito di eta’
    anagrafica non e’ adeguato agli incrementi alla speranza di vita di
    cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
  2. Al trattamento pensionistico di cui al comma 1 si applicano le
    disposizioni in materia di decorrenza di cui all’articolo 12 del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
  3. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del
    comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui
    all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In
    sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo
    personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione
    dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno
    scolastico o accademico.

Art. 17

Abrogazione incrementi eta’ pensionabile per effetto dell’aumento
della speranza di vita per i lavoratori precoci

  1. Per i soggetti che maturano i requisiti di cui all’articolo 1,
    comma 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, non trovano
    applicazione dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026 gli
    adeguamenti di cui all’articolo 1, comma 200, della medesima legge n.
    232 del 2016 e di cui all’articolo 1, comma 149, della legge 27
    dicembre 2017, n. 205, e gli stessi soggetti, a decorrere dal 1°
    gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento
    pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei
    requisiti stessi. Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui
    all’articolo 1, comma 203, della legge n. 232 del 2016, e’
    incrementata di 31 milioni di euro per l’anno 2019, 54,4 milioni di
    euro per l’anno 2020, 49,5 milioni di euro per l’anno 2021, 55,3
    milioni di euro per l’anno 2022, 100 milioni di euro per l’anno 2023,
    118,1 milioni di euro per l’anno 2024, 164,5 milioni di euro per
    l’anno 2025, 203,7 milioni di euro per l’anno 2026, 215,3 milioni di
    euro per l’anno 2027 e 219,5 milioni di euro annui a decorrere
    dall’anno 2028.

Art. 18

Ape sociale

  1. All’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,
    le parole «31 dicembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «31
    dicembre 2019». Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui al
    comma 186 del medesimo articolo 1 della citata legge n. 232 del 2016
    e’ incrementata di 16,2 milioni di euro per l’anno 2019, 131,8
    milioni di euro per l’anno 2020, 142,8 milioni di euro per l’anno
    2021, 104,1 milioni di euro per l’anno 2022, 51,0 milioni di euro per
    l’anno 2023 e 2 milioni di euro per l’anno 2024 e l’articolo 1, comma
    167, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e’ soppresso. Le
    disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 165,
    dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 si applicano anche con
    riferimento ai soggetti che verranno a trovarsi nelle condizioni
    indicate nel corso dell’anno 2019.

Art. 19

Termine di prescrizione dei contributi di previdenza e di assistenza
sociale per le amministrazioni pubbliche

  1. All’articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, dopo il comma
    10 e’ inserito il seguente:
    «10-bis. Per le gestioni previdenziali esclusive amministrate
    dall’INPS cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle
    amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo
    2001, n. 165, i termini di prescrizione di cui ai commi 9 e 10,
    riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di
    assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza
    fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021,
    fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in
    giudicato nonche’ il diritto all’integrale trattamento pensionistico
    del lavoratore.».

Art. 20

Facolta’ di riscatto periodi non coperti da contribuzione

  1. In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti
    all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la
    vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme
    sostitutive ed esclusive della medesima, nonche’ alle gestioni
    speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata di cui
    all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, privi di
    anzianita’ contributiva al 31 dicembre 1995 e non gia’ titolari di
    pensione, hanno facolta’ di riscattare, in tutto o in parte, i
    periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del presente
    decreto compresi tra la data del primo e quella dell’ultimo
    contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative,
    non soggetti a obbligo contributivo e che non siano gia’ coperti da
    contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di
    previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati
    nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.
  2. L’eventuale successiva acquisizione di anzianita’ assicurativa
    antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del
    riscatto gia’ effettuato ai sensi del presente articolo, con
    conseguente restituzione dei contributi.
  3. La facolta’ di cui al comma 1 e’ esercitata a domanda
    dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini
    entro il secondo grado, e l’onere e’ determinato in base ai criteri
    fissati dal comma 5 dell’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile
    1997, n. 184. L’onere cosi’ determinato e’ detraibile dall’imposta
    lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque
    quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e
    in quelli successivi.
  4. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto di
    cui al comma 1 puo’ essere sostenuto dal datore di lavoro
    dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione
    spettanti al lavoratore stesso. In tal caso, e’ deducibile dal
    reddito di impresa e da lavoro autonomo e, ai fini della
    determinazione dei redditi da lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi
    di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del decreto del
    Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
  5. Il versamento dell’onere puo’ essere effettuato ai regimi
    previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60
    rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a euro 30, senza
    applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione
    dell’onere non puo’ essere concessa nei casi in cui i contributi da
    riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione
    della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano
    determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai
    versamenti volontari; qualora cio’ avvenga nel corso della dilazione
    gia’ concessa, la somma ancora dovuta sara’ versata in unica
    soluzione.
  6. All’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184,
    dopo il comma 5-ter, e’ aggiunto, in fine, il seguente:
    «5-quater. La facolta’ di riscatto di cui al presente articolo,
    dei periodi da valutare con il sistema contributivo, e’ consentita,
    fino al compimento del quarantacinquesimo anno di eta’. In tal caso,
    l’onere dei periodi di riscatto e’ costituito dal versamento di un
    contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo
    imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto
    1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle
    prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria
    per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della
    domanda.».

Art. 21

Esclusione opzionale dal massimale contributivo dei lavoratori che
prestano servizio in settori in cui non sono attive forme di
previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro

  1. In deroga al secondo periodo del comma 18 dell’articolo 2 della
    legge 18 agosto 1995, n. 335, i lavoratori delle pubbliche
    amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 3 del
    decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che prestano servizio in
    settori in cui non risultano attivate forme pensionistiche
    complementari compartecipate dal datore di lavoro e che siano
    iscritti a far data dal 1° gennaio 1996 a forme pensionistiche
    obbligatorie possono, su domanda, essere esclusi dal meccanismo del
    massimale contributivo di cui al medesimo comma 18. La domanda di cui
    al primo periodo deve essere proposta entro il termine di sei mesi
    dalla data di entrata in vigore del presente decreto o dalla data di
    superamento del massimale contributivo oppure dalla data di
    assunzione.

Art. 22

Fondi di solidarieta’ bilaterali

  1. Fermo restando quanto previsto al comma 9 dell’articolo 14, e in
    attesa della riforma dei Fondi di solidarieta’ bilaterali di settore
    con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle
    organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio
    generazionale, anche mediante l’erogazione di prestazioni
    previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali,
    a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i
    fondi di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, oltre
    le finalita’ previste dall’articolo 26, comma 9, del medesimo decreto
    legislativo n. 148 del 2015, possono altresi’ erogare un assegno
    straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano
    i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione quota
    100 di cui al presente decreto entro il 31 dicembre 2021 e ferma
    restando la modalita’ di finanziamento di cui all’articolo 33, comma
    3, del citato decreto legislativo n. 148 del 2015.
  2. L’assegno di cui al comma 1 puo’ essere erogato solo in presenza
    di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale
    sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’
    rappresentative a livello nazionale nei quali e’ stabilito a garanzia
    dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in
    sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione.
  3. Nell’ambito delle ulteriori prestazioni di cui all’articolo 32
    del decreto legislativo n. 148 del 2015, i Fondi di solidarieta’
    provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi
    della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro,
    anche al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per
    il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di
    vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai
    Fondi di solidarieta’. Le disposizioni di cui al presente comma si
    applicano ai lavoratori che maturano i requisiti per fruire della
    prestazione straordinaria senza ricorrere ad operazioni di riscatto o
    ricongiunzione, ovvero a coloro che raggiungono i requisiti di
    accesso alla prestazione straordinaria per effetto del riscatto o
    della ricongiunzione. Le relative risorse sono versate ai Fondi di
    solidarieta’ dal datore di lavoro interessato e costituiscono
    specifica fonte di finanziamento riservata alle finalita’ di cui al
    presente comma. I predetti versamenti sono deducibili ai sensi della
    normativa vigente.
  4. Per le prestazioni di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, della
    legge 28 giugno 2012, n. 92, e all’articolo 26, comma 9, lettera b),
    e all’articolo 27, comma 5, lettera f), del decreto legislativo n.
    148 del 2015, con decorrenze successive al 1° gennaio 2019, il datore
    di lavoro interessato ha l’obbligo di provvedere al pagamento della
    prestazione ai lavoratori fino alla prima decorrenza utile del
    trattamento pensionistico e, ove prevista dagli accordi istitutivi,
    al versamento della contribuzione correlata fino al raggiungimento
    dei requisiti minimi previsti.
  5. Gli accordi previsti dal presente articolo, ai fini della loro
    efficacia, devono essere depositati entro trenta giorni dalla
    sottoscrizione con le modalita’ individuate in attuazione
    dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.
    Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai fondi
    bilaterali gia’ costituiti o in corso di costituzione.
  6. Il Fondo di solidarieta’ per il lavoro in somministrazione, di
    cui all’articolo 27 del decreto legislativo n.148 del 2015, istituito
    presso il Fondo di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10
    settembre 2003, n. 276, e’ autorizzato a versare all’INPS, per
    periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa,
    contributi pari all’aliquota di finanziamento prevista per il Fondo
    lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal contratto
    collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro. Le
    modalita’ di determinazione della contribuzione e di versamento del
    contributo sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle
    politiche sociali sentito il Ministro dell’economia e delle finanze.
    Rientrano altresi’ tra le competenze del Fondo di cui al presente
    comma, a valere sulle risorse appositamente previste dalla
    contrattazione collettiva di settore, i programmi formativi di
    riconversione o riqualificazione professionale, nonche’ le altre
    misure di politica attiva stabilite dalla contrattazione collettiva
    stessa.

Art. 23

Anticipo del TFS

  1. Ferma restando la normativa vigente in materia di liquidazione
    dell’indennita’ di fine servizio comunque denominata, di cui
    all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, i lavoratori
    di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
    2001, n. 165, nonche’ il personale degli enti pubblici di ricerca,
    cui e’ liquidata la pensione quota 100 ai sensi dell’articolo 14,
    conseguono il riconoscimento dell’indennita’ di fine servizio
    comunque denominata al momento in cui tale diritto maturerebbe a
    seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema
    pensionistico, ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre
    2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
    2011, n. 214, tenuto anche conto di quanto disposto dal comma 12 del
    medesimo articolo relativamente agli adeguamenti dei requisiti
    pensionistici alla speranza di vita.
  2. Sulla base di apposite certificazioni rilasciate dall’INPS, i
    soggetti di cui al comma 1 nonche’ i soggetti che accedono al
    trattamento di pensione ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6
    dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
    dicembre 2011, n. 214, possono presentare richiesta di finanziamento
    di una somma pari all’importo, definito nella misura massima nel
    successivo comma 5, dell’indennita’ di fine servizio maturata, alle
    banche o agli intermediari finanziari che aderiscono a un apposito
    accordo quadro da stipulare, entro 60 giorni dalla data di
    conversione in legge del presente decreto, tra il Ministro del lavoro
    e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze,
    il Ministro per la pubblica amministrazione e l’Associazione bancaria
    italiana, sentito l’INPS. Ai fini del rimborso del finanziamento e
    dei relativi interessi, l’INPS trattiene il relativo importo
    dall’indennita’ di fine servizio comunque denominata, fino a
    concorrenza dello stesso. Gli importi trattenuti dall’INPS, fermo
    restando quanto stabilito dall’articolo 545 del codice di procedura
    civile, non sono soggetti a procedure di sequestro o pignoramento e,
    in ogni caso, a esecuzione forzata in virtu’ di qualsivoglia azione
    esecutiva o cautelare. Il finanziamento e’ garantito dalla cessione
    pro solvendo, automatica e nel limite dell’importo finanziato, senza
    alcuna formalita’, dei crediti derivanti dal trattamento di fine
    servizio maturato, che i soggetti di cui al primo periodo del
    presente comma vantano nei confronti dell’INPS.
  3. E’ istituito nello stato di previsione del Ministero
    dell’economia e delle finanze un Fondo di garanzia per l’accesso ai
    finanziamenti di cui al comma 2, con una dotazione iniziale pari a 50
    milioni di euro per l’anno 2019. Ai relativi oneri si provvede
    mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
    all’articolo 37, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. La
    garanzia del Fondo copre l’80 per cento del finanziamento di cui al
    comma 2 e dei relativi interessi. Il Fondo e’ ulteriormente
    alimentato con le commissioni, orientate a criteri di mercato, di
    accesso al Fondo stesso, che a tal fine sono versate sul conto
    corrente presso la tesoreria dello Stato istituito ai sensi del comma
  4. La garanzia del Fondo e’ a prima richiesta, esplicita,
    incondizionata, irrevocabile. Gli interventi del Fondo sono assistiti
    dalla garanzia dello Stato, avente le medesime caratteristiche di
    quella del Fondo, quale garanzia di ultima istanza. La garanzia dello
    Stato e’ elencata nell’allegato allo stato di previsione del
    Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 31 della
    legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il finanziamento e’ altresi’
    assistito automaticamente dal privilegio di cui all’articolo
    2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile. Il Fondo e’
    surrogato di diritto alla banca o all’intermediario finanziario, per
    l’importo pagato, nonche’ nel privilegio di cui al citato articolo
    2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile.
  5. Il finanziamento di cui al comma 2 e le formalita’ a esso
    connesse nell’intero svolgimento del rapporto sono esenti
    dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo e da ogni altra
    imposta indiretta, nonche’ da ogni altro tributo o diritto. Per le
    finalita’ di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231,
    l’operazione di finanziamento e’ sottoposta a obblighi semplificati
    di adeguata verifica della clientela.
  6. L’importo finanziabile e’ pari a 30.000 euro ovvero all’importo
    spettante ai soggetti di cui al comma 2 nel caso in cui l’indennita’
    di fine servizio comunque denominata sia di importo inferiore. Alle
    operazioni di finanziamento di cui al comma 2 si applica il tasso di
    interesse indicato nell’accordo quadro di cui al medesimo comma.
  7. Gli interessi vengono liquidati contestualmente al rimborso
    della quota capitale.
  8. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui al presente
    articolo e gli ulteriori criteri, condizioni e adempimenti, anche in
    termini di trasparenza ai sensi del Titolo VI del decreto legislativo
    1° settembre 1993, n. 385, per l’accesso al finanziamento, nonche’ i
    criteri, le condizioni e le modalita’ di funzionamento del Fondo di
    garanzia di cui al comma 3 e della garanzia di ultima istanza dello
    Stato sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei
    ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
    il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la
    pubblica amministrazione, da emanare entro sessanta giorni dalla data
    di conversione in legge del presente decreto, sentiti l’INPS, il
    Garante per la protezione dei dati personali e l’Autorita’ garante
    della concorrenza e del mercato.
  9. La gestione del Fondo di garanzia di cui al comma 3 e’ affidata
    all’INPS sulla base di un’apposita convenzione da stipulare tra lo
    stesso Istituto e il Ministro dell’economia e delle finanze, il
    Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la
    pubblica amministrazione. Per la predetta gestione e’ autorizzata
    l’istituzione di un apposito conto corrente presso la tesoreria dello
    Stato intestato al gestore.

Art. 24

Detassazione TFS

  1. L’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche
    determinata ai sensi dell’articolo 19, comma 2-bis, del Testo unico
    delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della
    Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sull’indennita’ di fine servizio
    comunque denominata e’ ridotta in misura pari a:
    a) 1,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
    dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
    cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
    data;
    b) 3 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
    ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
    cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
    data;
    c) 4,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
    trentasei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
    cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
    data;
    d) 6 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
    quarantotto mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
    cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
    data;
    e) 7,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi
    sessanta mesi o piu’ dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la
    cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale
    data.
  2. La disposizione di cui al presente articolo non si applica
    sull’imponibile dell’indennita’ di fine servizio di importo superiore
    a 50.000 euro.

Gazzetta Ufficiale


DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4  Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. (19G00008) (GU Serie Generale n.23 del 28-01-2019) note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/01/2019

Sorgente: Gazzetta Ufficiale

Pensioni-Rinnovi per l’anno 2019- Circolare INPS numero 122 del 27-12-2018


Circolare numero 122 del 27-12-2018 Direzione Centrale Pensioni Direzione Centrale Sostegno alla non autosufficienza, invalidita’ civile e altre prestazioni Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi Roma, 27/12/2018 Circolare n. 122 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e    territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori    centrali e ai responsabili territoriali    dell’Area medico legale E, per conoscenza,

Sorgente: Circolare numero 122 del 27-12-2018

MANOVRA PENSIONI:Prime indiscrezioni da confermare.


Dal 2019, sarà possibile andare in pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e contributi versati) con i paletti a 62 anni di età e 38 anni di contributi. Entrambi questi limiti devono essere rispettati, quindi ad esempio un lavoratore di 64 anni, con 36 anni di contributi versati, non può utilizzare questa forma di pensione anticipata anche se la somma fa 100, ma dovrà aspettare di avere anche i 38 anni di contributi. Previste quattro finestre temporali trimestrali dal 2019.
Non ci sarà invece nessuna penalizzazione sul calcolo (si era parlato di una decurtazione dell’assegno per gli anni di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia, che invece non è prevista).

In manovra anche il taglio alle pensioni d’oro, che riguarda gli assegni superiori ai 4mila 500 euro netti al mese. Non è chiaro se ci sarà anche un meccanismo che prevede un blocco progressivo dell’indicizzazione anche di trattamenti più bassi (sopra i 2mila euro netti al mese).

Prorogata l’Opzione Donna, che prevede gli stessi requisiti della vecchia norma (35 anni di contributi, e 57 o 58 anni di età), da conseguire entro il 31 dicembre 2018 (non più entro il 31 dicembre 2015).

Requisiti pensione 2019-2020: scatti ed esenzioni


Scatto pensione di cinque mesi dal 2019: i nuovi requisiti per il trattamento di
vecchiaia o anticipato, l’assegno sociale, l’APE Volontaria e Social, i Precoci.

Dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni (cfr.:
DM Economia in G.U. 12 dicembre 2017), con uno scatto di
cinque mesi per l’adeguamento alla speranza di vita.
Lo scatto pensione 2019 si applica anche ai
lavoratori precoci che si ritirano prima grazie alle nuove
agevolazioni, mentre sono esclusi gli addetti ai lavori usuranti.
Non solo: nella Legge di Bilancio 2018, in seguito all’accordo con
i Sindacati, è prevista l’esenzione dello scatto anche per 15
categorie di lavoratori, per i quali età pensionabile e requisito contributo per
la pensione anticipata restano quelli attuali.

Età pensionabile dal 2019
Il decreto dell’Economia stabilisce dunque che, dal prossimo gennaio, i requisiti di
accesso alla pensione sono incrementati di cinque mesi. Quindi, dal 2019 l’età per
lapensione di vecchiaia si porta a 67 anni, così come l’età per l’assegno
sociale (da 65 anni e otto mesi), mentre l’anzianità contributiva per la pensione
anticipatapassa a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le
donne.

Esenzione scatto pensione 2019
L’aumento dell’età pensionabile non si applica alle seguenti 15 categorie di attività:

addetti alla concia di pelli e pellicce;
addetti ai servizi di pulizia;
addetti spostamento merci e/o facchini;
conducenti di camion o mezzi pesanti in genere;
conducenti treni e personale viaggiante in genere;
guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
infermieri o ostetriche che operano su turni;
maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia;
operai edili o manutentori di edifici;
operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti;
chi cura, per professione, persone non autosufficienti;
lavoratori marittimi;
settore siderurgico;
pescatori;
lavortori agricoli.

Casi particolari

Il requisito per andare in pensione anticipata precoci, si alza a 41 anni e cinque
mesi. Restano invece invariati i requisiti per i lavoratori usuranti, che possono
ritirarsi con la quota 97,7.

Niente scatti relativi alle aspettative di vita fino al 2025.

Lo scatto del requisito pensione 2019 ha un impatto anche
sull’APe volontaria, che la Legge di Bilancio proroga al 2019,
quando il requisito anagrafico sarà di 67 anni. Pertanto, non
basteranno più 63 anni per avere diritto all’anticipo pensionistico,
ma verosimilmente serviranno cinque mesi in più, così da
soddisfare il requisito dei tre anni e sette dall’età pensionabile.

Attenzione: coloro che nel 2019 avranno già ottenuto l’APe,
godranno di un prolungamento del trattamento. Nel momento in
cui si presenta la domanda di APe, bisogna anche scegliere se
ottenere o meno il finanziamento supplementare previsto per gli scatti dell’età
pensionabile.
Il problema dell’aumento del
requisito anagrafico si
porrebbe anche per l’APe
sociale, nel caso in cui
venisse anch’esso prorogato
al 2019.

APE Volontario: SPID di 2° livello per la domanda


APE Volontario: SPID di 2° livello per la domanda

di Noemi Ricci.

L’identità digitale SPID di secondo livello consente di accedere ai servizi online di Fisco e INPS, compresa la domanda di APe Volontaria.

Chi è in possesso dei requisiti per chiedere, tramite l’INPS, l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APe Volontaria) – da restituire in venti anni mediante trattenute mensili su pensione – deve dotarsi di credenziali SPID, di secondo livello, da richiedere ad uno dei fornitori autorizzati. L’identità SPID è il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese istituito con il Dpcm 24 ottobre 2014, che ne definisce le caratteristiche nonché i tempi e le modalità di adozione. SPID consente l’accesso – con credenziali uniche – ai servizi online di Pubbliche Amministrazioni ma anche delle aziende private che aderiscono al sistema.

SPID: livelli di sicurezza

Il sistema SPID implementa tre livelli di sicurezza, in base alle modalità di riconoscimento richieste in fase di autenticazione:

-abbinata user-password (primo livello);
-possibilità di aggiungere una one-time password (secondo livello);
-integrare anche un supporto fisico quale smart card o SIM mobile (terzo livello).

I livelli di sicurezza più elevati sono da utilizzare per accedere o finalizzare particolari servizi per i quali è necessaria una maggiore confidenza rispetto all’utente. Per l’accesso ai servizi INPS sono richieste credenziali almeno di Livello 2, che prevedono oltre alla password anche un codice temporaneo (OTP – One Time Password) generato tramite l’invio di un SMS o tramite una applicazione sul cellulare.

Per presentare domanda di APe è necessario essere in possesso dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello. La certificazione del diritto all’anticipo finanziario a garanzia pensionistica va infatti presentata tramite il portale dell’Istituto, direttamente o attraverso un intermediario autorizzato ai sensi della legge 30 marzo 2001, n. 152 e appositamente delegato.

Una volta ottenuta la certificazione, il cittadino può presentare la domanda di APE tramite la piattaforma INPS in via di rilascio (si attende l’elenco delle banche convenzionate, che dovranno poter dialogare con i contribuenti) mediante l’uso dell’identità digitale SPID almeno di livello 2.
L’istituto finanziatore comunicherà poi l’esito sia al richiedente sia all’INPS. La domanda di APe si perfeziona alla data di pubblicazione dell’accettazione del contratto di finanziamento da parte dell’istituto finanziatore e della proposta di assicurazione da parte dell’impresa assicuratrice.

Fisco online con SPID II livello

Analogamente, utilizzando l’identità digitale di secondo livello è ora possibile avere libero accesso all’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, nonché i servizi telematici Entratel, Fisconline e Sister.

Si tratta di un passo volto ad adeguare i sistemi delle Entrate a quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale (Dlgs n. 82/2005). In questo modo SPID diventa un vero e proprio PIN unico di accesso ai servizi online della PA.

Adeguamenti età pensionabile 2019 e 2020 


 

da Noemi Ricci.

Adeguamento della pensione e  aumento dell’età pensionabile nel biennio 2019-2020 per effetto dei dati rilevati dall’ISTAT.

Entreranno in vigore dal prossimo 1° gennaio 2019 le novità comunicate dall’INPS con la circolare n. 62/2018 in tema di adeguamento dell’età pensionabile al terzo aggiornamento ISTAT delle speranze di vita, reso noto a fine 2017. Novità che comporteranno una maggiore permanenza, di 5 mesi, nel mercato del lavoro da parte dei lavoratori prima di poter avere diritto alla pensione nel biennio 2019-2020.

Si tratta del terzo adeguamento alle spettanze di vita dall’entrata in vigore della Legge Fornero, che andrà ad interessare tutti i requisiti per il conseguimento delle prestazioni pensionistiche, a partire dalle pensioni anticipata e di vecchiaia.

Dal 1° gennaio 2019, dunque, i requisiti per l’accesso alle prestazioni pensionistiche diventano: per la pensione anticipata, 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi di contributi per donne pari, rispettivamente, a 2249 settimane e a 2197 settimane di versamenti, contro i 42 anni e 10 mesi e 41 anni e 10 mesi previsti attualmente; per i lavoratori precoci di cui all’articolo 1, co. 199 della legge 232/2016, 41 anni e 5 mesi di contributi (2154 settimane) contro i 41 anni attuali; per la pensione di vecchiaia, saranno necessari 20 anni di contributi e 67 anni di età sia per gli uomini che per le donne, contro gli attuali 66 anni e 7 mesi; per la totalizzazione (Dlgs 42/2006), dal 2019, saranno necessari 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, oppure 66 anni per la prestazione di vecchiaia. Il tutto fermo il criterio delle finestre mobili pari a 21 mesi per la totalizzazione di anzianità e di 18 mesi per quella di vecchiaia; per il conseguimento dell’assegno sociale si passa dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni.  Slittano di 5 mesi anche i requisiti previsti per il comparto difesa e sicurezza e per i comparti per i quali sono attualmente previsti requisiti previdenziali diversi da quelli vigenti nell’AGO, compresi gli esodati, con l’unica differenza che nel caso dei salvaguardati lo slittamento si applica ai requisiti previsti dalla normativa ante-Fornero.  Non vengono invece toccati i requisiti previsti per l’accesso alla pensione da parte dei lavoratori impiegati in lavori usuranti ai quali si applicherà fino al 2026 il previgente sistema delle quote di cui alla Tabella B allegata alla legge n. 243/2004, per effetto della Legge di Bilancio 2017.

APe Volontaria, i tassi del prestito


APe Volontaria, i tassi del prestito
Partenza APe Volontaria entro febbraio: l’ABI comunica i tassi di interesse per il prestito pensionistico nel primo bimestre di applicazione.

Barbara Weisz – 7 febbraio 2018
Entro fine febbraio dovrebbe partire l’APe Volontaria: il condizionale è d’obbligo visti i ritardi accumulati (doveva debuttare a maggio 2017), ma uno degli ultimi scogli è stato superato: l’ABI ha comunicato ai ministeri i tassi del prestito.

Tassi di interesse
Per i primi due mesi:

2,838% in fase di erogazione,
2,938% sul periodo di ammortamento.
Costo del prestito
Per calcolare il costo del prestito bisogna considerare però anche altre variabili:

sconto fiscale (detrazione del 50%),
costo polizza contro rischio premorienza,
commissione Fondo di Garanzia (1,6%),
durata del prestito.
=> APe volontaria in dirittura d’arrivo

Anticipo pensionistico
Ricordiamo che l’APe di mercato è un anticipo pensionistico che si può chiedere in possesso di determinati requisiti (63 anni di età, 20 anni di contributi, al massimo 3 anni e sette mesi dalla pensione, un assegno già maturato pari ad almeno 1,4 volte il minimo). Il trattamento è erogato dall’INPS ma finanziato dal sistema bancario. Il lavoratore lo restituirà quando matura la pensione vera e propria.

Applicazione
La misura era stata introdotta in via sperimentale fino al 2018 ma poi prorogata al 2019 dalla Legge di Stabilità. In ottobre è stato emanato il decreto attuativo, in gennaio sono stati firmati gli accordi quadro fra ABI (banche italiane), ANIA (assicurazioni) e Ministero. Il via libera sarà determinato dalla circolare INPS, che comunque sembra sia pronta.

 

Domande
Ricordiamo che solo in sede di prima applicazione sarà possibile chiedere l’eventuale retroattività dal primo maggio 2017: in base al decreto attuativo, questa opzione potrà essere esercitata fino al 18 aprile. Le regole per la presentazione delle domande sono fissate dal decreto dell’ottobre scorso: come per l’APe sociale e la pensione anticipata precoci, bisogna prima chiedere all’INPS il riconoscimento del diritto e, successivamente alla certificazione, presentare istanza vera e propria.

-PENSIONI 2018 E NOVITA’ DELLA LEGGE DI BILANCIO PER IL 2018-SCHEMI RIASSUNTIVI.


inizio

INDICE:

1-APE SOCIAL->”dettagli APE SOCIAL

2-PENSIONE ANTICIPATA E PRECOCI->”dettagli ANTICIPATA E PRECOCI”

3-PREPENSIONAMENTI AZIENDALI ->”dettagli ISO PENSIONE PREPENSIONAMENTI AZIENDALI
3bis-PREPENSIONAMENTI AZIENDALI->”dettagli PREPENSIONAMENTI AZIENDALI

4-PENSIONE DI VECCHIAIA->”dettagli PENSIONE DI VECCHIAIA

5-CONTRIBUTI ESTERI->”dettagli CONTRIBUTI ESTERI
5bis-CONTRIBUTI ESTERI->”dettagli TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTI ESTERI

Anche i lavoratori che hanno versato i contributi all’estero potranno totalizzarli per raggiungere i 30/36 anni chiesti per l’accesso all’APE sociale.

L’Inps apre alla valorizzazione della contribuzione estera ai fini di maturare il requisito contributivo chiesto per l’Ape sociale. Lo fa con il messaggio 4170/2017 pubblicato oggi nel quale l’Istituto si adegua al parere del Ministero del Lavoro pervenuto nei giorni scorsi in esito alle scarse domande accolte nella prima fase di sperimentazione della misura.Con circolare n. 100 del 2017 in materia di valutazione del requisito contributivo minimo per l’accesso all’ape sociale (30 anni, 36 anni nei lavori gravosi) era stato specificato che non poteva essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia. Una limitazione apparsa subito controversa che ha penalizzato soprattutto i lavoratori transfrontalieri.

Posto che all’esito della prima fase di applicazione dell’APe sociale, correlata all’invio delle domande di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro il 15 luglio u.s., è emerso che la platea dei destinatari sarà presumibilmente inferiore rispetto a quella prevista e, conseguentemente, ai fondi stanziati il Ministero del Lavoro e l’Inps annunciano il cambio di rotta con riferimento alle domande presentate nella cd. seconda fase di monitoraggio, vale a dire tra il 16 luglio ed il 30 novembre 2017. La novità consentirà l’ingresso di potenziali beneficiari che perfezionano il suddetto requisito contributivo minimo (30 o 36 anni) per l’accesso all’Ape sociale totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia e che sono stati inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo.

L’Inps specifica, pertanto, che le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’ape sociale presentate in data successiva al 15 luglio 2017 dovranno essere istruite, o se già istruite, riesaminate, alla luce del criterio esposto. L’Istituto non specifica se anche le domande presentate entro il 15 luglio e respinte per carenza del requisito saranno o meno riesaminate d’ufficio alla luce del nuovo criterio o, in tal caso, il lavoratore dovrà produrre una nuova istanza di accesso.

6-APE VOLONTARIO->”dettagli APE VOLONTARIA
6bis-APE VOLONTARIO bis->”dettagli ACCESSO APE VOLONTARIA

7-OPZIONE DONNA->”dettagli OPZIONE DONNA

Non viene prorogata!

8-SCONTI ALLE DONNE
e) dopo il comma 179 è inserito il seguente:
«179-bis. Ai fini del riconoscimento dell’indennità di cui al comma 179, i requisiti contributivi
richiesti alle lettere da a)(DISOCCUPATE) a d)(ADDETTE A MANSIONI GRAVOSE ALLEGATO “B”) del medesimo comma sono ridotti, per le donne, di dodici mesi
per ogni figlio, nel limite massimo di due anni »;
N.B.SOLO PER APE SOCIAL!

9-CUMULO E RICONGIUNZIONE/RIUNIONE DEI CONTRIBUTI->”dettagli CUMULO E RICONGIUNZIONE/RIUNIONE DEI CONTRIBUTI

10-TABELLA DEI LAVORI GRAVOSI->”dettagli TABELLA

29-12-2017 Supplemento ordinario n. 62/L alla GAZZETTA UFFICIALE
Serie generale – n. 302

Allegato B
(articolo 1, comma 148, lettera a))

A. Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici

B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni

C. Conciatori di pelli e di pellicce

D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante

E. Conduttori di mezzi pesanti e camion

F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con
lavoro organizzato in turni

G. Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza

H. Insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido

I. Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati

L. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia

M. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti

N. Operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca

O. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di
cooperative

P. Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a
lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo n. 67 del
2011

Q. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque
interne.

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APE SOCIAL

APE SOCIAL


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ANTICIPATA E PRECOCI

PENSIONE ANTICIPATA E PRECOCI

N.B.

I lavoratori invalidi possono conteggiare le maggiorazioni di cui all’articolo 80, co. 3 della legge 388/2000 sono utilizzabili al fine di acquisire la pensione anticipata con il requisito ridotto di 41 anni di contributi. L’articolo 1, co. 205 della legge 232/2016 ha stabilito, infatti, che la riduzione del requisito contributivo necessario per il pensionamento anticipato dei lavoratori precoci non è cumulabile con altre maggiorazioni previste per le attività di lavoro ad eccezione di quanto previsto all’articolo 80, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Ai fini del raggiungimento dei 41 anni necessari per conseguire la pensione anticipata continua, quindi, a trovare applicazione il riconoscimento, in favore dei lavoratori sordomuti e degli invalidi per qualsiasi causa, ai quali è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74%, ovvero ascritta alle prime quattro categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensione di guerra, del beneficio di due mesi di contribuzione, fino al limite massimo di cinque anni, per ogni anno di servizio effettivamente svolto presso pubbliche amministrazioni o aziende private o cooperative.

</

N.B.

Ape Sociale/Precoci, Ok anche a chi si è rioccupato per non più di sei mesi

L’inps avvierà d’ufficio il riesame delle istanze in un primo tempo bocciate. Salvi anche coloro che hanno utilizzato i voucher dopo la fine dell’ammortizzatore sociale.

L’eventuale rioccupazione in contratti di lavoro subordinato non superiore a sei mesi dopo la scadenza dell’ammortizzatore sociale non comporterà la decadenza del diritto alla fruizione dell’Ape sociale e del beneficio della pensione anticipata per i lavoratori precoci. Lo mette nero su bianco il messaggio inps 4195/2017 pubblicato dall’Istituto di previdenza dopo un confronto con il ministero del Lavoro.La decisione era nell’aria e fa seguito alla valanga di domande bocciate negli ultimi giorni dall’Inps a cui si è dovuti correre ai ripari. In un primo tempo era stato, infatti, negato il conseguimento dell’ape sociale e del beneficio precoci a coloro che, dopo il termine dell’ammortizzatore sociale (es. Naspi o mobilità), si fossero rioccupati in qualsiasi attività lavorativa (anche per un solo giorno), una interpretazione contrastante con l’articolo 19, co. 3 del Dlgs 150/2015 che sanciva, invece, la semplice sospensione dello stato di disoccupazione per rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi. Come dire che se il lavoratore si fosse rioccupato avrebbe perso il diritto all’Ape sociale ma non lo stato di disoccupazione.

Fortunatamente è arrivato il cambio di rotta ed una interpretazione maggiormente conforme al dettato normativo. Il messaggio inps chiarisce, pertanto, che eventuali rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, svolti dal richiedente nel periodo successivo alla conclusione della prestazioni di disoccupazione, non determinano il venir meno dello stato di disoccupazione. E dunque non pregiudicano il diritto all’Ape sociale o al beneficio per i lavoratori precoci.

Con riguardo poi alle prestazioni di lavoro occasionale, retribuita eventualmente anche con i voucher, il Dicastero ha altresì espresso l’avviso in nota che “possa essere ricompresa nell’ambito applicativo della citata disposizione (articolo 19, comma 3 del d.lgs. n. 150 del 2015) la prestazione di lavoro occasionale, anche retribuita con voucher, sia in considerazione delle concrete modalità di svolgimento (in cui il prestatore si trova sottoposto al potere di direzione del datore di lavoro, cui spetta di determinare le modalità di esplicazione dell’attività lavorativa), sia in considerazione del disposto dell’articolo 54-bis, comma 4, del decreto legge n. 50 del 2017 il quale in tema di prestazione occasionale prevede che “i compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione fiscale” e “ non incidono sul suo stato di disoccupato”.

Restano invece da chiarire gli effetti di una rioccupazione successiva al termine degli ammortizzatori sociali in un’attività di lavoro autonomo o parasubordinato. In passato tali attività non incidevano sullo stato di disoccupazione a meno che non avessero prodotto un reddito superiore a 4.800 euro annui. Ma con la Riforma del Jobs Act si è perso questo riferimento, da qui la necessità per il Ministero di condurre ulteriori approfondimenti e correttivi amministrativi.

Il riesame delle istanze bocciate avverrà d’ufficio

Alla luce del nuovo indirizzo interpretativo fornito dal Ministero l’Inps comunica, pertanto, che dovranno essere accolte le istanze di Ape Sociale/precoci anche se nel periodo successivo alla conclusione della prestazione di disoccupazione siano riscontrate prestazioni di lavoro occasionali (voucher) o periodi di contribuzione correlati a rapporti di lavoro subordinato che singolarmente considerati non superino i 6 mesi.

Le Sedi dell’Istituto attueranno il nuovo indirizzo procedendo al riesame d’ufficio delle domande di certificazione presentate con particolare riferimento a quelle domande che sono state rigettate per rioccupazioni di durata inferiore ai 6 mesi nel periodo successivo alla fruizione completa della prestazione di disoccupazione. Il nuovo esito sarà comunicato ai soggetti interessati secondo le consuete modalità. I riesami non incideranno sulla decorrenza del trattamento richiesto, che per il 2017 rimarrà agganciata alla data di maturazione dei requisiti e delle condizioni di legge.
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PREPENSIONAMENTI AZIENDALI

PENSIONE DI VECCHIAIA

CONTRIBUTI ESTERI

Anche i lavoratori che hanno versato i contributi all’estero potranno totalizzarli per raggiungere i 30/36 anni chiesti per l’accesso all’APE sociale.

L’Inps apre alla valorizzazione della contribuzione estera ai fini di maturare il requisito contributivo chiesto per l’Ape sociale. Lo fa con il messaggio 4170/2017 pubblicato oggi nel quale l’Istituto si adegua al parere del Ministero del Lavoro pervenuto nei giorni scorsi in esito alle scarse domande accolte nella prima fase di sperimentazione della misura.Con circolare n. 100 del 2017 in materia di valutazione del requisito contributivo minimo per l’accesso all’ape sociale (30 anni, 36 anni nei lavori gravosi) era stato specificato che non poteva essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia. Una limitazione apparsa subito controversa che ha penalizzato soprattutto i lavoratori transfrontalieri.

Posto che all’esito della prima fase di applicazione dell’APe sociale, correlata all’invio delle domande di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro il 15 luglio u.s., è emerso che la platea dei destinatari sarà presumibilmente inferiore rispetto a quella prevista e, conseguentemente, ai fondi stanziati il Ministero del Lavoro e l’Inps annunciano il cambio di rotta con riferimento alle domande presentate nella cd. seconda fase di monitoraggio, vale a dire tra il 16 luglio ed il 30 novembre 2017. La novità consentirà l’ingresso di potenziali beneficiari che perfezionano il suddetto requisito contributivo minimo (30 o 36 anni) per l’accesso all’Ape sociale totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia e che sono stati inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo.

L’Inps specifica, pertanto, che le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’ape sociale presentate in data successiva al 15 luglio 2017 dovranno essere istruite, o se già istruite, riesaminate, alla luce del criterio esposto. L’Istituto non specifica se anche le domande presentate entro il 15 luglio e respinte per carenza del requisito saranno o meno riesaminate d’ufficio alla luce del nuovo criterio o, in tal caso, il lavoratore dovrà produrre una nuova istanza di accesso.

APE VOLONTARIO

La novità interessa tutti i lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria, le forme ad essa sostitutive od esclusive (dunque sia i lavoratori dipendenti del settore privato, sia gli autonomi, gli iscritti alla gestione separata nonchè i lavoratori del pubblico impiego) in possesso di 63 anni di età, 20 anni di contributi e a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio. Per l’accesso alla misura la pensione al momento della richiesta dovrà risultare non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo inps (cioè circa 702,65 euro al mese) al netto della rata di ammortamento corrispondente all’APE richiesta; inoltre l’interessato non deve essere titolare di una pensione diretta o dell’assegno ordinario di invalidità. La misura ha carattere sperimentale: durerà sino al 31 dicembre 2019 (per effetto della proroga di un anno contenuta nella legge di bilancio per il 2018) e poi potrà essere rinnovato sulla base dei risultati della sperimentazione.

Pensioni, Ape volontario cumulabile con l’Ape sociale

Anche i lavoratori che avranno diritto all’Ape nella forma agevolata potranno chiedere il prestito pensionistico e farsi erogare una ulteriore quota di reddito in attesa della pensione. Il DPCM firmato dal Governo lo scorso 4 Settembre (ed in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) consente questa operazione a condizione che l’importo minimo mensile finanziato risulti non inferiore a 150 euro al mese.

Ma l’operazione interesserà esclusivamente i soggetti che hanno maturato un assegno pensionistico elevato, superiore almeno a 2mila euro lordi mensili.

OPZIONE DONNA

Non viene prorogata!

CUMULO CONTRIBUTI

Come utilizzare la contribuzione Mista nel 2017
La tavola riassume i principali istituti a disposizione dei lavoratori che hanno più periodi di contribuzione nei fondi di previdenza obbligatoria per valorizzarli ai fini di una prestazione pensionistica. In verde le prestazioni previdenziali conseguibili e le gestioni interessate per ciascun istituto.
Ricongiunzione (legge 29/1979) Prestazioni Conseguibili
Attraverso la ricongiunzione è possibile accentrare in una sola gestione, onerosamente, i contributi versati in una delle gestioni sotto indicate ed ottenere dalla gestione accentrante il pagamento di una prestazione pensionistica Pensione di Vecchiaia
Pensione Anticipata    
  Assegno Ordinario di Invalidità 1    
  Pensione di Inabilità
1) Solo se riconosciute secondo l’ordinamento della gestione accentrante Pensione Indiretta          
  Pensione Supplementare 1
Sistema di Calcolo Retributivo, Misto o contributivo in base alle regole della gestione accentrante          
  Condizioni I periodi di contribuzione oggetto di ricongiunzione non devono aver dato luogo alla liquidazione di una pensione diretta
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera) Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste) Gestione Separata

NO

Fondo Clero

NO

Casse Libero Professionali (regolata da legge 45/1990)
PensioniOggi.it
Totalizzazione Nazionale (Dlgs 42/2006) Prestazioni Conseguibili
I Lavoratori con contribuzione presente nelle gestioni sotto indicate possono cumularli gratuitamente al fine di ottenere una prestazione pensionistica indicata a lato (in verde) Pensione di Vecchiaia 1        
  Pensione Anticipata 2
Assegno Ordinario di Invalidità  NO
1) a 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi. Finestra mobile di 18 mesi; 2) a 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. Finestra mobile di 21 mesi; 3) A meno sia stato raggiunto un diritto autonomo in una delle gestioni interessate Pensione di Inabilità          
  Pensione Indiretta
Pensione Supplementare  NO
Sistema di Calcolo Contributivo 3          
  Condizioni E’ necessario che gli interessati non siano già titolari di un trattamento pensionistico erogato da una delle gestioni nell’ambito delle quali si chiede la totalizzazione
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera) Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste) Gestione Separata Inps Fondo Clero Casse Libero Professionali (Dlgs 509/1994; Dlgs 103/1996)
PensioniOggi.it
Cumulo Dei periodi Assicurativi (legge 228/2012) Prestazioni Conseguibili
I Lavoratori con contribuzione presente nelle gestioni in verde possono cumularli gratuitamente al fine di ottenere una prestazione pensionistica indicata a lato (in verde) Pensione di Vecchiaia 1          
  Pensione Anticipata 2
Assegno Ordinario di Invalidità  NO
1) La prestazione si consegue al perfezionamento del requisito anagrafico più elevato tra quelli previsti dai rispettivi ordinamenti che disciplinano le gestioni interessate all’esercizio della facoltà; 2) La prestazione si consegue solo ed esclusivamente al perfezionamento di 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) o dei 41 anni di contributi per i cd. lavoratori precoci Pensione di Inabilità          
  Pensione Indiretta
Pensione Supplementare  NO
Sistema di Calcolo Ciascuna Gestione per la parte di propria competenza, determina il trattamento pro quota in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento.          
  Condizioni Nessuna pensione diretta liquidata a carico delle gestioni interessate nel cumulo.
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali dei lavoratori Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera) Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste) Gestione Separata Inps Fondo Clero

NO

Casse Libero Professionali (Dlgs 509/1994; Dlgs 103/1996)
PensioniOggi.it
Cumulo nella Gestione Autonoma (art. 20, legge 613/1966) Prestazioni Conseguibili
Pensione di Vecchiaia 1
I Lavoratori con contribuzione presente nel Fondo Pensioni dei Lavoratori Dipendenti e/o in più Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi possono ottenere il cumulo della contribuzione presente in tali gestioni al fine di conseguire la liquidazione di una delle prestazioni previdenziali indicate a lato nell’ambito della gestione autonoma. Pensione Anticipata
Assegno Ordinario di Invalidità          
  Pensione di Inabilità
Pensione Indiretta          
  Pensione Supplementare
1) La prestazione si consegue al perfezionamento del requisito anagrafico previsto nella Gestione Speciale
Sistema di Calcolo Retributivo, Misto o contributivo in base alle regole di ciascuna gestione (articolo 16, legge 233/1990)          
  Condizioni Il Cumulo opera d’ufficio quando non è stato raggiunto un diritto a pensione nella gestione lavoratori dipendenti. Se è stato raggiunto un diritto autonomo sia nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti con la sola contribuzione versata in tale gestione, sia in una gestione dei lavoratori autonomi il Cumulo opera su domanda dell’interessato.
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera)

NO

Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste)

NO

Gestione Separata Inps

NO

Fondo Clero

NO

Casse Libero Professionali (Dlgs 509/1994; Dlgs 103/1996)

NO

PensioniOggi.it
Computo nella Gestione Separata (Dm 282/1996) Prestazioni Conseguibili
I Lavoratori con contribuzione presente nelle gestioni sotto indicate possono computarli gratuitamente nella gestione separata al fine di ottenere una prestazione pensionistica indicata a lato (in verde) a carico della predetta gestione Pensione di Vecchiaia 1          
  Pensione Anticipata 1        
  Assegno Ordinario di Invalidità        
  Pensione di Inabilità
1) Ai requisiti anagrafici e contributivi previsti per i contributivi puri Pensione Indiretta          
  Pensione Supplementare
Sistema di Calcolo Sistema contributivo          
  Condizioni 15 anni di anzianità contributiva di cui almeno 5 anni nel sistema contributivo ed almeno un contributo versato nella gestione separata. Presenza di contribuzione al 31.12.1995 purchè inferiore a 18 anni alla predetta data.
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera) Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste) Gestione Separata Inps Fondo Clero

NO

Casse Libero Professionali (Dlgs 509/1994; Dlgs 103/1996)

NO

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Cumulo Gratuito di cui al Dlgs 184/97 Prestazioni Conseguibili
I Lavoratori con contribuzione presente nelle gestioni sotto indicate possono cumularli gratuitamente al fine di ottenere una prestazione pensionistica indicata a lato (in verde) Pensione di Vecchiaia 1
Pensione Anticipata 1
Assegno Ordinario di Invalidità  NO
1) Al perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti per i lavoratori non in possesso di anzianità contributiva al 31.12.1995; 2) A condizione che la Cassa abbia adottato il sistema contributivo. I periodi sono validi solo ai fini del diritto (non per la misura) Pensione di Inabilità
Pensione Indiretta
Pensione Supplementare  NO
Sistema di Calcolo Sistema Contributivo          
  Condizioni Il Cumulo è esercitabile solo dai lavoratori non in possesso di anzianità contributiva al 31.12.1995 o che abbiano optato per il calcolo contributivo ai sensi della legge 335/1995. E’ inoltre necessario che gli interessati non siano già titolari di un trattamento pensionistico erogato da una delle gestioni nell’ambito delle quali si chiede il cumulo.
Gestioni Interessate
AGO (FPLD – Gestioni Speciali Autonomi) Fondi Sostitutivi dell’AGO (es. ex Elettrici, Ex telefonici, Ex Enpals Fondo Volo, Inpgi, eccetera) Fondi Esclusivi dell’AGO (Cassa Stato, Cps, Cpi, Cpug, Cpdel, FS, Poste) Gestione Separata Inps Fondo Clero

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