Pensioni Scuola da settembre senza ritardi


 

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Conto alla rovescia per il I° settembre 2019: collocamento in pensione del personale della Scuola in gestione INPS.

Il collocamento in pensione del personale scolastico, alla luce della recente normativa e dalla difficoltosa gestione delle pratiche dovuta alla riforma pensionistica, ha creato alcuni dubbi tra coloro che hanno fatto domanda e attendono l’agognato traguardo, che si tratti di Quota 100 ma non solo.

In realtà, l’INPS ha più volte chiarito che non sono da temersi ritardi e slittamenti rispetto alla data del 1° settembre 2019, prevista come finestra di uscita: coloro che maturano il diritto alla pensione anticipata andranno effettivamente a riposo in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico.

L’Istituto, lo ricordiamo, nei mesi scorsi ha avviato con il MIUR una serie di iniziative per normalizzare le posizioni assicurative, potenziando gli strumenti per lo scambio dei dati con gli Uffici scolastici territoriali e le istituzioni scolastiche.
A seguito della fusione di INPDAP in INPS, ne era già stato trasferito l’intero patrimonio informativo, che ora dovrebbe essere interamente stato acquisito. Tanto che anche i dipendenti del pubblico impiego possono oggi fruire di tutti i servizi INPS online, a partire dalla verifica della posizione contributiva per finire con quello per il calcolo del TFR-TFS.

Eventuali carenze di dati sulle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, ha reso noto l’INPS nelle scorse settimane, non rischiano dunque di impedire la corretta liquidazione della pensione.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS


Lavoratori e imprese hanno a disposizione una nuova procedura digitale INPS per chiedere il riscatto del TFR: il servizio INPS online è utilizzabile dal 29 luglio e consente di effettuare tutte le operazioni per la domandadi riscatto o per la rinuncia a una richiesta precedentemente accolta, relative a TFR e TFS, quindi trattamento di fine rapporto per i dipendenti del privato e di fine servizio per chi lavora nel settore pubblico.Le indicazioni sono contenute nel messaggio INPS 2939/2019.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS

Ai nuovi servizi si accede tramite il portale dell’istituto di previdenza, selezionando la voce “Prestazioni e Servizi”, e attivando la Scheda prestazione “Riscatti TFS e TFR”. Sono necessario le credenziali (INPS, SPID, CNS). Nel campo “Testo Libero” si inserisce la parola “Riscatti TFS e TFR” e infine va selezionato il tasto “Filtra”.

Ci sono funzionalità per il lavoratore e altre per il datore di lavoro.

Il dipendente può presentare:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per i dipendenti di enti locali e sanità);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • rinuncia al riscatto ai fini TFS/TFR;
  • simulazione del calcolo dell’onere di riscatto.

Per il datore di lavoro sono invece online le seguenti funzionalità:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per le amministrazioni statali);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • nuova domanda di riscatto ai fini TFS/TFR a rettifica della precedente già inoltrata (solo per le amministrazioni statali).

E’ disponibile un Menu “Consultazione domande inoltrate”. Le operazioni possono essere effettuate anche tramite patronati.

Pace contributiva: riscatto pensione esteso-Riscatto di Laurea.


Pace contributiva: riscatto pensione esteso

scritto il 31 Luglio 2019
Riscatto della laurea

Barbara Weisz

Istruzioni INPS per la domanda di riscatto pensione fino a cinque anni e calcolo dell’onere di riscatto agevolato laurea.

Pace contributiva e riscatto pensione

Operative le misure di pace contributiva contenute nel decreto di riforma pensioni, che permettono di riscattare fino a cinque anni di previdenza o di fruire della modalità agevolata di riscatto laurea: l’INPS ha pubblicato la circolare attuativa con le istruzioni per la domanda di riscatto, da effettuare esclusivamente in via telematica.
Il riferimento normativo è l’articolo 20 del dl 4/2019, che consente il riscatto fino a cinque anni, anche non continuativi, di contributi per la pensione. Al comma 6 è previsto il riscatto agevolato dei periodi contributivi del periodo di studi, pagando un onere ridotto (circa 5mila euro annui).

Riscatto contributi, come funziona

Per quanto riguarda il riscatto agevolato laurea, le procedure di domanda non cambiano: restano valide le istruzioni fornite con le circolari e i messaggi pubblicati in materia di riscatto del corso legale di studi, la circolare fornisce precisazioni su come di calcola l’onere di riscatto in questo caso agevolato (è pari al livello minimo imponibile annuo previsto per gli inoccupati).

Riscatto laurea, come si usa il simulatore INPS

Per quanto riguarda invece il nuovo riscatto pensione fino a cinque anni, per poterlo effettuare bisogna aver versato almeno un contributo obbligatorio, che però non può essere anteriore al 31 dicembre 1995, perché la norma esclude chi ha anzianità contributiva a questa data. Quindi, hanno diritto al riscatto contributi i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Altro requisito: beneficio riservato a coloro che non sono già titolari di pensione.

I cinque anni riscattabili non devono necessariamente essere continuativi, ma devono essere compresi fra il primo gennaio 1996 e il 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge 4/2019. L’intero periodo di riscatto deve essere compreso tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto).

Attenzione: ne consegue che il periodo oggetto di riscatto, o parte di esso, può essere anche anteriore alla data del primo contributo, o successivo a quella dell’ultimo, purché riferito al medesimo anno del contributo iniziale o finale e sempre ché sia compreso nell’intervallo 01/01/1996 – 28/01/2019.

Altra precisazione importante: il primo e l’ultimo contributo, da prendere a riferimento per collocare il periodo da riscattare, non devono necessariamente essere versati o accreditati nella stessa gestione in cui si intenda esercitare la facoltà di riscatto.

Agevolazioni fiscali su riscatto laurea: quali beneficiari?

Se l’interessato, all’atto della presentazione della domanda, risulti titolare di posizione assicurativa in più regimi previdenziali, la facoltà potrà essere esercitata in uno qualsiasi di essi.
Non è possibile riscattare un periodo per il quale siano già stati accreditati dei contributi, di qualsiasi natura, in una qualsiasi gestione previdenziale obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti e il regime previdenziale dell’Unione europea o i singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o Paesi convenzionati). Infine, sono riscattabili soltanto i periodi “non soggetti a obbligo contributivo”, non si può esercitare il riscatto pensione per recuperare periodi di attività lavorativa con obbligo del versamento contributivo.

I periodi di riscatto sono necessariamente valorizzati con il sistema contributivo, e l’onere di riscatto viene calcolato conseguentemente. Può essere versato in unica soluzione o in rate mensili, fino a un massimo di 120, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza interessi. Ricordiamo che l’onere di riscatto è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali. Se vengono interrotti i pagamenti, sarà comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

Bisogna presentare la domanda fra il 2019 e il 2021, esclusivamente in via telematica. Usando i servizi INPS on-line, accessibili tramite credenziali (PIN dispositivo, SPID almeno di Livello 2 o CNS), bisogna fare attraverso i seguenti percorsi:

per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti privati: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Riscatto di periodi contributivi”;
per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti pubblici: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Gestione dipendenti pubblici: servizi per Lavoratori e Pensionati”;
E’ possibile fare domanda anche tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN. Oppure attraverso patronati e intermediari INPS.

Pensione anticipata: scivolo di 7 anni nelle grandi aziende


Fonte: iStock

Emendamento al Decreto Crescita: scivolo pensione anticipata fino a
sette prima in grandi aziende che si digitalizzano e stipulano contratti
di espansione.
Una nuova forma di pensione anticipata tra gli emendamenti al Decreto
Crescita presentato dai relatori (con accordo di maggioranza): misura
sperimentale per il 2019 e il 2020, consentirà alle aziende con più di
mille dipendenti che stanno digitalizzando e di conseguenza
ristrutturando i processi, di concordare l’uscita anticipata dal mondo
del lavoro di coloro a cui mancano al massimo sette anni al
pensionamento.

Si tratta di uno strumento simile alla cosiddetta isopensione (l’esodo
per la pensione) introdotto dalla Riforma Fornero, che però presenta
condizioni più vantaggiose per le imprese.
Nuovo scivolo pensione
In pratica, il nuovo scivolo rende possibile accordi con i lavoratori
anziani, i quali continuano a ricevere fino alla decorrenza della
pensione un trattamento pari all’assegno previdenziale maturato nel
momento in cui cessa il rapporto di lavoro. Questa trattamento è pagato
dall’azienda.

Nel caso in cui il lavoratore sia più vicino alla pensione anticipata
che a quella di vecchiaia, l’impresa deve anche pagare i contributi
previdenziali utili al conseguimento del diritto.

E’ anche prevista una sorta di cassa integrazione per i lavoratori che
non hanno i requisiti per il prepensionamento sopra descritto, con una
riduzione di orario che, par di capire, può arrivare al 100%.

Requisiti aziendali
Oltre al requisito dei dipendenti (almeno mille), questa forma di
prepensionamento è applicabile esclusivamente nell’ambito di processi di
riorganizzazione che devono prevedere una procedura di consultazione
«finalizzata a stipulare in sede governativa un contratto di espansione
con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con le
associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la
rappresentanza sindacale unitaria».

Questi contratti di espansione devono prevedere nuove assunzioni a tempo
indeterminato, anche in apprendistato.

In pratica, la norma favorisce una sorta di ricambio generazionale nelle
imprese che intraprendono un percorso di trasformazione digitale e
tecnologica complesso, che necessita di nuove competenze e
professionalità. Come detto, la norma è applicabile solo nelle grandi
imprese con più di mille dipendenti.

Si tratta, lo ripetiamo, di un emendamento presentato in commissione
Finanze alla Camera e non di una legge approvata. L’iter di conversione
in legge del Dl 34/2019 deve terminare entro il 29 giugno. Dopo l’esame
della Camera, il testo passerà in Senato.

Quota 100 e reddito di cittadinanza-PUBBLICATA SULLA G.U. LA L.DI CONVERSIONE.


Sono in vigore da sabato 30 marzo le novità previste dalla legge di conversione del decreto di riforma pensioni e reddito di cittadinanza: la norma è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.75 del 29 marzo, operativa dal giorno successivo. Termina così definitivamente l’iter di conversione in legge del dl 4/2019, che ha previsto diverse modifiche rispetto al testo originale.

Attenzione: le novità introdotte riguardano anche alcuni requisiti per presentare domanda, in conseguenza dei quali è in corso la predisposizione dei nuovi moduli. Nel frattempo, sul sito del governo dedicato al Rdc è stata bloccata la possibilità di presentare le domande online (in attesa dell’aggiornamento della modulistica).

Riforma pensioni.


Riforma pensioni.

Terminato l’iter alla Camera della legge di conversione del decreto 4/2019.
Rimangono invariate Quota 100, requisiti pensione anticipata, Opzione Donna, pensione precoci, APe Sociale e si confermano le novità su riscatto laurea agevolato (non più riservato agli under 45) e anticipo TFR per dipendenti pubblici (portato a 45mila euro). Sono dunque da considerarsi definitive le misure contenute nel provvedimento, approvato alla Camera giovedì 21 marzo.

Quota 100
In via sperimentale per il triennio 2019-2021, è possibile andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Chi matura il diritto entro il 31 dicembre 2021, può esercitarlo anche successivamente. La quota 100 è riservata agli iscritti delle gestioni INPS, che possono raggiungerla anche con il cumulo dei contributi.

Dalla maturazione del requisito è prevista una finestra trimestrale per la decorrenza della pensione. I primi assegni (versati in aprile) sono destinati a coloro che avevano maturato il diritto entro dicembre 2018 e hanno presentato domanda. Nella pubblica amministrazione le prime pensioni scattano ad agosto 2019, a chi aveva maturato il diritto entro fine gennaio 2019 (entrata in vigore del decreto), per gli altri finestre semestrali di decorrenza.

Pensione anticipata
Dal primo gennaio 2019, pensione anticipata a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. Non si applicano i cinque mesi di aspettative di vita che invece fanno salire il requisito per la pensione di vecchiaia. Gli adeguamenti alle aspettative di vita delle pensioni anticipate sono bloccati fino al 2026. Viene introdotta una finestra trimestrale di tre mesi per la decorrenza della pensione. Le prime pensioni, a chi aveva maturato il diritto al primo gennaio 2019, verranno liquidate il primo aprile 2019.

Riscatto contributi
Possibilità di riscattare cinque anni di contributi, per il triennio 2019-2021 che riguarda esclusivamente lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione. Più favorevole la rateazione, possibile fino a 120 rate mensili.

Riscatto di laurea agevolato, che consente di effettuare l’operazione a un costo inferiore (intorno ai 5mila euro annui): l’opzione resta però consentita solo per i periodi valutabili con il sistema contributivo pieno, ossia solo per contributi versati dopo il primo gennaio 1996.

TFR/TFS dipendenti pubblici: anticipo di 45mila euro al momento della pensione.

Opzione Donna: estesa alle lavoratrici che hanno 58 o 59 anni di età (rispettivamente se dipendenti o autonome) al 31 dicembre 2018, in ogni caso con almeno 35 anni di contributi.

Pensione precoci: il requisito resta a 41 anni, non si applicano fino al 2026 gli scatti aspettative di vita.

APE Sociale: prorogato al 31 dicembre 2019.

Scivolo quota 100, prestazione a sostegno del reddito a carico dei fondi di solidarietà bilaterali per coloro che maturano il diritto alla quota 100 entro la fine del 2021.

Svalutazione pensioni dal 2019: il meccanismo


B.Weisz.

Non c’è solo il previsto contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro nella manovra 2019, fra le novità dell’ultima ora viene previsto anche un nuovo meccanismo di indicizzazione parziale per il prossimo triennio. Si tratta delle modifiche apportate alla legge di Bilancio in seguito all’accordo la UE, che evita la procedura d’infrazione portando il defici/PIL al 2,04%, comportando una serie di cambiamenti al testo utili a produrre risparmi di spesa. Fra questi, appunto, la nuova rivalutazione, che salva solo le pensione fino a tre volte il minimo.
Nel dettaglio, si rivalutano al 100% solo i trattamenti fino a 1.521 euro (e qui, non c sono novità rispetto a quanto precedentemente previsto). Le pensioni più alte, invece, per il periodo 2019-2021, vengono indicizzate in base a un meccanismo a scaglioni, così modulato:

97% per gli assegni tra 1.522 e 2.029 euro,
77% fino a 2.537 euro,
52% fino a 3042 euro,
47% fino a 4059 euro,
45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo),
40% o per quelli d’importo superiore.
Si tratta di un sistema più penalizzante rispetto alla rivalutazione pensioni precedentemente prevista. Fra l’altro, nel 2019 avrebbero dovuto tornare i coefficienti previsti dalla legge 338/2000, più favorevoli di quelli applicati negli ultimi anni (in seguito al Decreto Poletti del 2013, seguito alla sentenza dell Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittimo il blocco rivalutazioni deciso dalla riforma di fine 2011).

PRESCRIZIONE CONTRIBUTI PUBBLICI DIPENDENTI: RINVIO-Circolare numero 117 del 11-12-2018


Direzione Centrale Entrate e Recupero Crediti Roma, 11/12/2018 Circolare n. 117 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e    territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori    centrali e ai responsabili territoriali    dell’Area medico legale E, per conoscenza, Al Presidente Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo    di Vigilanza Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci Al Magistrato della Corte dei Conti delegato    all’esercizio del controllo Ai Presidenti dei Comitati amministratori    di fondi, gestioni e casse Al Presidente della Commissione centrale    per l’accertamento e la riscossione    dei contributi agricoli unificati Ai Presidenti dei Comitati regionali OGGETTO: Differimento al 1° gennaio 2020 del termine di decorrenza delle indicazioni fornite con circolare n. 169 del 15 novembre 2017, intitolata “Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche. Chiarimenti” SOMMARIO:  Con la presente circolare si differisce dal 1° gennaio 2019 al 1° gennaio 2020 il termine di decorrenza delle indicazioni della circolare n. 169/2017 INDICE

Sorgente: Circolare numero 117 del 11-12-2018

MANOVRA PENSIONI:Prime indiscrezioni da confermare.


Dal 2019, sarà possibile andare in pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e contributi versati) con i paletti a 62 anni di età e 38 anni di contributi. Entrambi questi limiti devono essere rispettati, quindi ad esempio un lavoratore di 64 anni, con 36 anni di contributi versati, non può utilizzare questa forma di pensione anticipata anche se la somma fa 100, ma dovrà aspettare di avere anche i 38 anni di contributi. Previste quattro finestre temporali trimestrali dal 2019.
Non ci sarà invece nessuna penalizzazione sul calcolo (si era parlato di una decurtazione dell’assegno per gli anni di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia, che invece non è prevista).

In manovra anche il taglio alle pensioni d’oro, che riguarda gli assegni superiori ai 4mila 500 euro netti al mese. Non è chiaro se ci sarà anche un meccanismo che prevede un blocco progressivo dell’indicizzazione anche di trattamenti più bassi (sopra i 2mila euro netti al mese).

Prorogata l’Opzione Donna, che prevede gli stessi requisiti della vecchia norma (35 anni di contributi, e 57 o 58 anni di età), da conseguire entro il 31 dicembre 2018 (non più entro il 31 dicembre 2015).

Scuola, domanda di pensione per l’APe Volontaria-Nota 32478 del 17 luglio 2018 – Chiarimenti APE volontaria e cessazioni dal servizio


Scuola, domanda di pensione per l’APe Volontaria

Il personale della Scuola che ha la certificazione del diritto all’APE volontaria può presentare domanda di cessazione dal servizio con decorrenza primo settembre.La nota del ministero: “Gli insegnanti e i dipendenti della Scuola che hanno presentato istanza di APe Volontario e ottenuto la certificazione del diritto, possono presentare domanda di pensione per cessare il servizi il prossimo primo settembre”. La precisazione, che era molto attesa, è contenuta nella nota 32478/2018 del MIUR, Ministero dell’Università e della Ricerca.

Coloro per i quali risultino perfezionati i requisiti previsti prima dell’inizio del nuovo anno scolastico 2018/19, potranno presentare domanda cartacea di cessazione dal servizio con decorrenza 1 settembre 2018 e di conseguenza andare in pensione prima dell’inizio dell’anno scolastico.

Attenzione: la domanda va presentata in forma cartacea. Va indirizzata all’istituzione scolastica o all’USR (ufficio scolastico regionale) di riferimento, rispettivamente, del personale docente o ATA (personale amministrativo, tecnico e ausiliario) e Dirigente scolastico.

Importante: in base al provvedimento del MIUR, i docenti e il personale scolastico devono aver già presentato la domanda di certificazione del diritto e aver ottenuto la risposta positiva dell’INPS in merito al possesso dei requisiti, ma non è previsto che sia già stata presentata anche la seconda, e definitiva, domanda di APe.

Sottolineiamo che la scelta di lasciare il lavoro, per coloro che chiedono l’APE, è facoltativa, nel senso che la legge non prevede un obbligo in questo senso, è possibile percepire il beneficio previdenziale e continuare ad esercitare la propria attività.

http://www.flcgil.it/leggi-normative/documenti/note-ministeriali/nota-32478-del-17-luglio-2018-chiarimenti-ape-volontaria-e-cessazioni-dal-servizio.flc.

 

Nota 32478 del 17 luglio 2018 – Chiarimenti APE volontaria e cessazioni dal servizio

Sorgente: Nota 32478 del 17 luglio 2018 – Chiarimenti APE volontaria e cessazioni dal servizio

 

Dal 2019 pensioni più basse


Barbara Weisz.

Fonte: Shutterstock.

 

Pensioni più povere dal 2019, per compensare la maggior durata del trattamento dopo l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita: coefficienti di trasformazione 2019-2021 caso per caso.
Ribasso in vista, dal 2019, dei coefficienti per il calcolo dell’assegno previdenziale: con lo scatto dell’età pensionabile viene adeguato anche il coefficiente di trasformazione sulla parte contributiva della pensione, per incamerare il fatto che, a parità di uscita dal lavoro, si percepirà l’assegno per più tempo. In soldoni l’assegno sarà di importo inferiore.

I nuovi moltiplicatori saranno applicati ai trattamenti previdenziale con decorrenza dal primo gennaio 2019 e sono individuati dal Decreto 15 maggio 2018 del Ministero del Lavoro (“Revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”) pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che in pratica stabilisce pensioni più basse a parità di età e contributi versati.

=> Requisiti pensione dal 2019

I nuovi coefficienti di trasformazione per il triennio 2019-2021 riguardano coloro che maturano i requisiti per la pensione nei tre anni indicati e non hanno effetto su chi è già pensione.

Il coefficiente di trasformazione del montante contributivo della pensione scenderà di una percentuale fra l’1 e il 2,5%. Il calcolo riguarda solo la parte contributiva della pensione, quindi penalizza maggiormente coloro che hanno l’assegno completamente calcolato con il metodo contributivo. I lavoratori che avevano già 18 anni di contributi alla fine del 1995 hanno la pensione calcolata con il retributivo fino alla fine del 2012, e solo per la parte maturata successivamente al primo gennaio 2012 il calcolo contributivo (sul quale incide quindi il coefficiente di trasformazione).

Il meccanismo prevede che il coefficiente salga con l’allungarsi della permanenza al lavoro, quindi favorisce chi va in pensione più tardi. Di fatto, quindi, per controbilanciare l’impatto della revisione sull’assegno previdenziale, conviene restare per più tempo al lavoro.

Coefficienti 2019-2021
57 anni: divisore 23,812 e coefficiente 4,2%
58 anni: divisore 23,236 e coefficiente 4,304%
59 anni: divisore 22,654 e coefficiente 4,414%
60 anni: divisore 22,067 e coefficiente 4,532%
61 anni: divisore 21,475 e coefficiente 4,657%
62 anni: divisore 20,878 e coefficiente 4,79%
63 anni: divisore 20,276 e coefficiente 4,932%
64 anni: divisore 19,672 e coefficiente 5,083%
65 anni: divisore 19,064 e coefficiente 5,245%
66 anni: divisore 18,455 e coefficiente 5,419%
67 anni: divisore 17,844 e coefficiente 5,604%
68 anni: divisore 17,231 e coefficiente 5,804%
69 anni: divisore 16,609 e coefficiente 6,021%
70 anni: divisore 15,982 e coefficiente 6,257%
71 anni: divisore 15,353 e coefficiente 6,513%
Questo innalzamento dei coefficienti va tenuto presente in particolare da coloro che maturano un diritto a pensione entro il 31 dicembre 2018: nel momento in cui si fermano di più al lavoro, rischiano di avere una pensione più bassa perché il coefficiente per calcolare l’assegno è più basso.

Quattordicesima pensione 2018


Quattordicesima pensionati: quando spetta, il calcolo, gli importi e la data di pagamento.

Nel caso in cui si rientri in determinati requisiti, la quattordicesima spetta anche ai pensionati e scatta in maniera automatica, senza che il beneficiario presenti richiesta all’INPS. Si tratta dell’importo aggiuntivo, rispetto alle consuete mensilità della pensione, che spetta per legge in presenza di determinati requisiti reddituali ed anagrafici, e solitamente viene erogato effettuato d’ufficio dall’Istituto nel mese di luglio, al pari di quanto avviene per alcune categorie di lavoratori sulla base degli specifici CCNL.

Requisiti quattordicesima

Recentemente la quattordicesima è stata oggetto di modifiche normative, che hanno comportato un aumento dell’importo spettante ed un’estensione della platea di beneficiari. Ora, per effetto della Legge di Bilancio 2017, per avere diritto alla quattordicesima, i pensionati devono rispettare i seguenti requisiti reddituali e anagrafici:

  • almeno 64 anni di età;
  • reddito complessivo individuale fino a un massimo di 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ovvero fino a 13.192,92 euro.

In presenza di tali requisiti, la quattordicesima spetta a tutti i pensionati appartenenti ad una delle gestioni dell’AGO o sostitutive, esclusive ed esonerative, ovvero ai percettori di una pensione di anzianità, vecchiaia,invalidità o anticipata, nonché di reversibilità.

Essendo corrisposta nel periodo estivo, entro il 31 luglio, la quattordicesima viene riconosciuta, in presenza dei suddetti requisiti, per poi essere successivamente verificata sulla base dei redditi consuntivi. Per coloro che perfezionano i requisiti dal 1° agosto in poi, la corresponsione è effettuata con una successiva elaborazione sulla rata di dicembre dell’anno di riferimento.

Quattordicesima: calcolo

Per quanto concerne l’importo della quattordicesima, a seguito delle modifiche alle modalità di calcolo dell’assegno, oggi vengono presi in considerazione i seguenti parametri:

  • reddito (se compreso entro 1,5 volte il trattamento minimo oppure tra 1,5 e 2 volte);
  • anni di contributi;
  • tipologia di pensionato (autonomo o dipendente).

Per consultare l’importo della quattordicesima è possibile utilizzare ilservizio online INPS per la consultazione del cedolino pensione.

FINO A 1,5 VOLTE IL TRATTAMENTO MINIMO (PER IL 2016 9.786,86 EURO)
ANNI DI CONTRIBUZIONE PER LAVORATORI DIPENDENTI ANNI DI CONTRIBUZIONE PER LAVORATORI AUTONOMI SOMMA AGGIUNTIVA PER IL 2016 SOMMA AGGIUNTIVA DAL 2017 AUMENTO
Fino a 15 Fino a 18 336 euro 437 euro 101
Oltre 15 fino a 25 Oltre 18 fino a 28 420 euro 546 euro 126
Oltre 25 Oltre 28 504 euro 655 euro 155
DA 1,5 VOLTE A 2 VOLTE IL TRATTAMENTO MINIMO (PER IL 2016 DA 9.786,86 EURO A 13.049,14 EURO)
ANNI DI CONTRIBUZIONE PER LAVORATORI DIPENDENTI ANNI DI CONTRIBUZIONE PER LAVORATORI AUTONOMI SOMMA AGGIUNTIVA DAL 2017
Fino a 15 Fino a 18 336 euro
Oltre 15 fino a 25 Oltre 18 fino a 28 420 euro
Oltre 25 Oltre 28 504 eur

Requisiti pensione 2019-2020: scatti ed esenzioni


Scatto pensione di cinque mesi dal 2019: i nuovi requisiti per il trattamento di
vecchiaia o anticipato, l’assegno sociale, l’APE Volontaria e Social, i Precoci.

Dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni (cfr.:
DM Economia in G.U. 12 dicembre 2017), con uno scatto di
cinque mesi per l’adeguamento alla speranza di vita.
Lo scatto pensione 2019 si applica anche ai
lavoratori precoci che si ritirano prima grazie alle nuove
agevolazioni, mentre sono esclusi gli addetti ai lavori usuranti.
Non solo: nella Legge di Bilancio 2018, in seguito all’accordo con
i Sindacati, è prevista l’esenzione dello scatto anche per 15
categorie di lavoratori, per i quali età pensionabile e requisito contributo per
la pensione anticipata restano quelli attuali.

Età pensionabile dal 2019
Il decreto dell’Economia stabilisce dunque che, dal prossimo gennaio, i requisiti di
accesso alla pensione sono incrementati di cinque mesi. Quindi, dal 2019 l’età per
lapensione di vecchiaia si porta a 67 anni, così come l’età per l’assegno
sociale (da 65 anni e otto mesi), mentre l’anzianità contributiva per la pensione
anticipatapassa a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le
donne.

Esenzione scatto pensione 2019
L’aumento dell’età pensionabile non si applica alle seguenti 15 categorie di attività:

addetti alla concia di pelli e pellicce;
addetti ai servizi di pulizia;
addetti spostamento merci e/o facchini;
conducenti di camion o mezzi pesanti in genere;
conducenti treni e personale viaggiante in genere;
guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni;
infermieri o ostetriche che operano su turni;
maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia;
operai edili o manutentori di edifici;
operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti;
chi cura, per professione, persone non autosufficienti;
lavoratori marittimi;
settore siderurgico;
pescatori;
lavortori agricoli.

Casi particolari

Il requisito per andare in pensione anticipata precoci, si alza a 41 anni e cinque
mesi. Restano invece invariati i requisiti per i lavoratori usuranti, che possono
ritirarsi con la quota 97,7.

Niente scatti relativi alle aspettative di vita fino al 2025.

Lo scatto del requisito pensione 2019 ha un impatto anche
sull’APe volontaria, che la Legge di Bilancio proroga al 2019,
quando il requisito anagrafico sarà di 67 anni. Pertanto, non
basteranno più 63 anni per avere diritto all’anticipo pensionistico,
ma verosimilmente serviranno cinque mesi in più, così da
soddisfare il requisito dei tre anni e sette dall’età pensionabile.

Attenzione: coloro che nel 2019 avranno già ottenuto l’APe,
godranno di un prolungamento del trattamento. Nel momento in
cui si presenta la domanda di APe, bisogna anche scegliere se
ottenere o meno il finanziamento supplementare previsto per gli scatti dell’età
pensionabile.
Il problema dell’aumento del
requisito anagrafico si
porrebbe anche per l’APe
sociale, nel caso in cui
venisse anch’esso prorogato
al 2019.