Scadenza per la compilazione del modello LAV_US riferita alle attività usuranti.


La scadenza di marzo per la compilazione del modello LAV_US riferita alle attività usuranti dei dipendenti è prorogata al 30 maggio.
​A seguito dell’emergenza epidemiologica COVID-19 (Coronavirus), la scadenza per la compilazione del modello LAV_US per le attività lavorative svolte nell’anno 2019 è prorogata al 30 maggio 2020.

 

INPS : dal primo aprile online le procedura per la domanda di indennità 600 euro.


INPS : dal primo aprile online le procedura per la domanda di indennità 600 euro rivolta a Partite IVA, autonomi, collaboratori, stagionali turismo e  spettacolo.
l’INPS annuncia che le procedure di domanda saranno online a partire dal primo aprile.

Si tratta delle  indennità del dl 18/2020 per l’emergenza Coronavirus. Sono esentasse, non si possono cumulare, non spettano ai pensionati e a chi percepisce già il reddito di cittadinanza. Ci sono  regole diverse per le varie tipologie.

La domanda si presenta in via telematica all’INPS, le procedure saranno attive dal prossimo primo aprile . Possono accedere tutti coloro che hanno già le credenziali per l’area autenticata del portale.Per chi ne fosse sprovvisto è  prevista una procedura semplificata per ottenere il PIN, che è utilizzabile per presentare la domanda di indennizzo da 600 euro. E’ anche possibile presentare la domanda rivolgendosi ai patronati.
Autonomi e Partite IVA, 600 euro senza limiti? Dubbi ed esclusioni:

Molto in intesi, ricordiamo le regole principali per le diverse categorie di aventi diritto:
Titolari di partita IVA già attiva al 23 febbraio 2020 iscritti alla Gestione separata e collaboratori coordinati e continuativi attivi alla predetta data e iscritti alla Gestione separata (articolo 27, dl 18/2020). N.B. Sono esclusi i titolari di partita IVA iscritti agli ordini, per i quali interviene un altro indennizzo, attivato tramite il Fondo di ultima istanza (sempre di importo pari a 600 euro ma con regole diverse).
Lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Assicurazione generale obbligatoria: sono i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali di artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri. Qui c’è una precisazione importante per gli agenti di commercio Enasarco: il Ministero delle Finanze ha specificato che, pur essendo iscritti anche a un’altra forma di previdenza (integrativa in questo caso rispetto all’INPS), hanno diritto all’indennizzo.
Stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali: devono aver cessato il rapporto di lavoro dal primo gennaio 2019 al 17 marzo 2020: articolo 30, dl 18/2020.
Lavoratori agricoli: operai agricoli a tempo determinato con almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo dipendente nel 2019 e non titolari di pensione (articolo 30, dl 18/2020).
Lavoratori dello spettacolo: iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel medesimo anno un reddito non superiore a 50mila euro (articolo 38 dl Cura Italia).

 

La Isopensione


I lavoratori di imprese con almeno 15 dipendenti possono chiedere la isopensione per ritirarsi in anticipo, a sette anni dalla pensione, dal 2021 a quattro.

La possibilità per i lavoratori vicini alla pensione di ritirarsi in anticipo tramite un accordo aziendale – la cosiddetta isopensione – è attivabile da coloro a cui mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia fino al 2020: dal prossimo anno tornerà in vigore la precedente formulazione (quattro anni di possibile anticipo).
I dettagli normativi sono contenuti nel comma 160 della manovra economica 2018 (legge 205/2017).

Isopensione 2020
La misura è utilizzabile nelle aziende con almeno 15 dipendenti, previo accordo fra datore di lavoro e organizzazione sindacali. Si tratta di una sorta di incentivo all’esodo per i lavoratori più anziani, che nella formulazione applicabile nel triennio 2018-2020 sono quelli a cui mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. Quindi:nel 2020 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Quindi, ci vogliono 61 anni per accedere all’isopensione.

Il meccanismo è il seguente: il dipendente smette di lavorare, ma il datore di lavoro continua a pagargli una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, versando i relativi contributi all’INPS. IN questo modo, il dipendente maturerà la pensione piena, pur smettendo di lavorare in anticipo.

Ci vuole specifica procedura di accordo sindacale, in seguito alla quale il datore di lavoro invia la domanda all’INPS, unitamente a una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità per gli anni di incentivo. E’ l’INPS a erogare poi la prestazione al lavoratore, pur essendo questa finanziata dal datore di lavoro.

Attenzione: la isopensione è misura diversa dall’APe aziendale (prorogata solo fino al 2019 e dunque non più applicabile), che prevedeva il pagamento, da parte dell’impresa, di un importo pari ai contributi che mancano al raggiungimento della pensione, in modo tale che alla fine l’assegno maturato dal lavoratore sarà pieno.

L’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, prevede che il lavoratore percepisce una somma per il periodo che manca alla pensione di vecchiaia (da un massimo di sei mesi a un massimo di tre ani e sette mesi), che poi restituirà quando maturerà la pensione in rate ventennali. L’APe è versato dall’INPS ma è finanziato dal sistema bancario.

 

Regole del Cumulo per i PROFESSIONISTI.


Convenzioni attive
Il cumulo si esercita solo previa convenzione con l’INPS. Quasi tutti gli enti dei professionisti l’hanno già firmata: Enpam (medici), Inarcassa (architetti e ingegneri), Enpav (veterinari), Enpapi (infermieri), Eppi (periti industriali), Cipag (geometri), Enpaf (farmacisti), Enpap (psicologi).

Mancano: CNPADC (dottori commercialisti), ENPAB (biologi), ENPACL (consulenti del lavoro), ENPAIA (agricoli) ed EPAP (pluri-categoriale), Enasarco (che deve ancora armonizzare le proprie regole) e Cassa dei Notai (non ha ricevuto richieste di cumulo

Pensione con cumulo
Si possono utilizzare i versamenti effettuati presso diverse gestioni previdenziali per raggiungere un’unica pensione, anticipata o di vecchiaia, che viene calcolata pro quota in base alle regole di ciascun ente previdenziale coinvolto. L’operazione è gratuita e consente di agganciare sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata.

La pensione con cumulo non può avere decorrenza anteriore al primo febbraio 2017. Il trattamento pro quota spetta al raggiungimento dei requisiti previsti dalla Riforma Fornero e di quelli vigenti al momento della domanda.

Trattandosi comunque di un’unica pensione, tutti gli istituti connessi (perequazione automatica, integrazione al minimo, quattordicesima, maggiorazione sociale) vengono liquidati con riferimento al trattamento complessivo.

Il calcolo pro quota
Per il calcolo del pro quota, i giorni di iscrizione alle singole gestione si considerano nel seguente modo:

6 giorni equivalgono a una settimana e viceversa;
26 giorni equivalgono a un mese e viceversa;
68 giorni equivalgono a un trimestre e viceversa;
312 giorni equivalgono a un anno e viceversa.

 

APE Social nel 2020


La misura è stata comunque prorogata al 2020 dalla Legge di Stabilità per cui dal prossimo mese di gennaio si riapriranno i termini per presentare le domande da parte di coloro che matureranno i requisiti nel prossimo anno.

 

Rivalutazione pensioni 2020 allo 0,4%


Credits: iStock

Rivalutazione pensioni 2020 allo 0,4%, l’impatto su trattamento minimo e assegno sociale ed il meccanismo per gli altri assegni.

Qualche euro in più all’anno per le pensioni minime e un assegno sociale con adeguamento ISTAT: è quanto prevede l’annuale provvedimento ministeriale che contiene la rivalutazione 2020, che è pari allo 0,4%.

Il decreto del Ministero delle Finanze è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre.

Si conferma la perequazione all’1,1% stimata lo scorso anno per il 2019, quindi di fatto gli assegni dei pensionati si rivaluteranno dello 0,4% a partire dal prossimo primo gennaio.

Di conseguenza, la pensione minima nel 2020 sale a 515,07 euro dai precedenti 513,01 euro, mentre l’assegno sociale si porta a 457,99 euro dai precedenti 459,83 euro al mese.

Per quanto riguarda le altre pensioni, ricordiamo che in base all’attuale testo della Legge di Bilancio (che è ancora in Parlamento, quindi può ancora subire modifiche) vengono rivalutati pienamente (quindi, applicando il sopra citato 0,4%), i trattamenti fono a quattro volte il minimo, mentre per le pensioni più alte si applicano le seguenti percentuali di perequazione:

77% fra quattro e cinque volte il minimo: adeguamento allo 0,308%
52% fra cinque e sei volte il minimo: adeguamento allo 0,208%
47% fra sei e sette volte il minimo: adeguamento allo 0,1
45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo)
40% per trattamenti d’importo superiore.

 

 

Opzione Donna: le novità della manovra.


Opzione Donna: le novità della manovra
La Legge di Bilancio 2020 ha esteso lo scivolo per le lavoratrici di pubblico e privato che vogliano andare in pensione anticipata, a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo, di ulteriori 12 mesi rispetto alla disciplina attuale. Ora hanno la possibilità di accedere all’Opzione Donna anche alle lavoratrici nate sino al 31 dicembre 1961 che raggiungono 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019. Il resto dell’impianto normativo resta uguale, compreso il meccanismo delle finestre mobili. Continueranno a non applicarsi inoltre gli adeguamenti alla speranza di vita.

Nuovi requisiti:
Dunque se finora l’articolo 16 del DL 4/2019 convertito con legge 26/2019 riservava lo scivolo alle lavoratrici dipendenti, del pubblico e del privato, e alle autonome che avessero raggiunto i 59 anni di età, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960, (58 le autonome, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018, ora l’Opzione Donna è esercitabile dalle donne nate entro il 31 dicembre 1961 (31 dicembre 1960 le autonome) che raggiungano i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

Finestre mobili:
Il meccanismo di slittamento delle finestre mobili è sempre quello previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2010, convertito con legge 122/2010, che fa partire la prima rata dell’assegno pensionistico decorsi 12 mesi (18 mesi le autonome) dopo la maturazione dei requisiti richiesti da Opzione Donna. Vediamo di seguito come cambiano le decorrenze della pensione per le lavoratrici nate tra il 1° gennaio 1959 ed il 31 dicembre 1961.

Lavoratrici dipendenti classe 1959:
Dando per maturato il requisito contributivo di 35 anni, per le lavoratrici dipendenti nate nel ’58, la prima decorrenza utile è scattata a febbraio 2019.

Lavoratrici autonome classe 1958:
Per le lavoratrici autonome, nate nel 1958, le prime decorrenze utili sono:

febbraio 2019 per le nate tra gennaio e luglio;
marzo 2019 per le nate in agosto;
aprile 2019 per le nate a settembre;
maggio 2019 per le nate ad ottobre;
giugno 2019 per le nate a novembre;
luglio 2019 per le nate a dicembre.

Lavoratrici dipendenti classe 1960:
Per le lavoratrici dipendenti nate nel ’60 sono previste le seguenti finestre:

febbraio 2019 per le nate a gennaio;
marzo 2019 per le nate a febbraio;
aprile 2019 per le nate a marzo;
maggio 2019 per le nate ad aprile;
giugno 2019 per le nate a maggio;
luglio 2019 per le nate a giugno;
agosto 2019 per le nate a luglio;
settembre 2019 per le nate in agosto;
ottobre 2019 per le nate a settembre;
novembre 2019 per le nate a ottobre;
dicembre 2019 per le nate a novembre;
gennaio 2020 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1959:
Per le autonome nate nel ’59, le finestre diventano:

agosto 2019 per le nate a gennaio;
settembre 2019 per le nate a febbraio;
ottobre 2019 per le nate a marzo;
novembre 2019 per le nate a aprile;
dicembre 2019 per le nate a maggio;
gennaio 2020 per le nate a giugno;
febbraio 2020 per le nate a luglio;
marzo 2020 per le nate a agosto;
aprile 2020 per le nate a settembre;
maggio 2020 per le nate ad ottobre;
giugno 2020 per le nate a novembre;
luglio 2020 per le nate a dicembre

Lavoratrici dipendenti classe 1961:
Per le dipendenti nate nel ’61, la prima decorrenza utile scatta a:

febbraio 2020 per le nate a gennaio;
marzo 2020 per le nate a febbraio;
aprile 2020 per le nate a marzo;
maggio 2020 per le nate ad aprile;
giugno 2020 per le nate a maggio;
luglio 2020 per le nate a giugno;
agosto 2020 per le nate a luglio;
settembre 2020 per le nate in agosto;
ottobre 2020 per le nate a settembre;
novembre 2020 per le nate a ottobre;
dicembre 2020 per le nate a novembre;
gennaio 2021 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1960:
Per le autonome nate nel ’60, le finestre diventano:

agosto 2020 per le nate a gennaio;
settembre 2020 per le nate a febbraio;
ottobre 2020 per le nate a marzo;
novembre 2020 per le nate a aprile;
dicembre 2020 per le nate a maggio;
gennaio 2021 per le nate a giugno;
febbraio 2021 per le nate a luglio;
marzo 2021 per le nate a agosto;
aprile 2021 per le nate a settembre;
maggio 2021 per le nate ad ottobre;
giugno 2021 per le nate a novembre;
luglio 2021 per le nate a dicembre.

 

 

Pensione commercianti: indennizzo 2017 e 2018 in vigore


Circolare numero 77 del 24-05-2019

Circolare n. 77
Ai Dirigenti centrali e territoriali
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
territoriali delle Aree dei professionisti
Al Coordinatore generale, ai coordinatori
centrali e ai responsabili territoriali
dell’Area medico legale

E, per conoscenza,

Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo
di Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato
all’esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Allegati n.4
OGGETTO:

Articolo 1, commi 283 e 284, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019). Stabilizzazione dell’indennizzo per le aziende commerciali in crisi di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207. Prime istruzioni e chiarimenti

SOMMARIO:
Con la presente circolare si forniscono istruzioni e chiarimenti in materia di indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale alla luce delle novità normative introdotte dai commi 283 e 284 della legge 30 dicembre 2018, n. 145.

INDICE:

  1. Premessa
  2. Destinatari dell’indennizzo (articolo 1, comma 283)
    2.1 Categorie di iscritti alla Gestione dei commercianti beneficiarie del trattamento
    2.2 Requisiti e condizioni
  3. Decorrenza del trattamento
  4. Stabilizzazione dell’obbligo del versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)
  5. Monitoraggio degli oneri finanziari relativi all’indennizzo ed eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)
  6. Presentazione ed istruttoria delle domande di indennizzo
  7. Cause di incompatibilità
  8. Durata dell’indennizzo
  9. Premessa

Sul supplemento ordinario n. 62/L alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018 è stata pubblicata la legge 30 dicembre 2018, n. 145, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”.
L’articolo 1 della citata legge, ai commi 283 e 284, ha previsto quanto segue:
“283. A decorrere dal 1° gennaio 2019 l’indennizzo di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è concesso, nella misura e secondo le modalità ivi previste, ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 del medesimo decreto legislativo alla data di presentazione della domanda.
284. L’aliquota contributiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è dovuta, nella misura e secondo le modalità ivi previste, dagli iscritti alla gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali. Qualora dal monitoraggio degli oneri per prestazioni di cui al comma 283 e delle entrate contributive di cui al presente comma dovesse emergere, anche in via prospettica, il mancato conseguimento dell’equilibrio tra contributi e prestazioni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è adeguata l’aliquota contributiva di cui al primo periodo del presente comma. In caso di mancato adeguamento della predetta aliquota contributiva l’INPS non riconosce ulteriori prestazioni” (Allegato n. 1).
Per effetto di tale disposizione, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’indennizzo di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, diviene una misura strutturale; conseguentemente è stabilizzato l’obbligo di versamento del contributo aggiuntivo dello 0,09% destinato, in parte, al Fondo che finanzia l’indennizzo.
Con la presente circolare, acquisito il preventivo assenso del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, si forniscono istruzioni in merito all’applicazione dell’istituto in oggetto.
Per tutto ciò che non è espressamente previsto nei paragrafi che seguono, si fa rinvio, in quanto compatibili, alle norme in vigore ed alle istruzioni già fornite dall’Istituto in materia.
In particolare, per quanto riguarda requisiti, condizioni di accesso, importo, nonché utilizzazione dei periodi di erogazione dell’indennizzo ai fini pensionistici, si richiamano le istruzioni fornite con le circolari n. 111 del 25 maggio 1996, n. 39 del 18 febbraio 1998 e n. 20 del 21 gennaio 2002.

  1. Destinatari dell’indennizzo (articolo 1, comma 283)

2.1 Categorie di iscritti alla Gestione dei commercianti beneficiarie del trattamento

Ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 207/1996, e ss.mm.ii. (Allegato n. 2), richiamato dal comma 283 dell’articolo 1 della legge n. 145/2018, possono beneficiare dell’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale di cui alla legge di bilancio 2019, nei limiti delle risorse disponibili, esclusivamente gli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali gestita dall’Istituto, che esercitano, in qualità di titolari (anche in forma societaria) o coadiutori, le seguenti attività:
attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
attività commerciale su aree pubbliche, anche in forma itinerante (articolo 27 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114).
Per effetto dell’estensione operata dall’articolo 59, comma 58, della legge n. 449/1997 (cfr. la circolare n. 39/1998) rientrano nell’ambito di applicazione della norma anche i seguenti soggetti:
i titolari e coadiutori di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
gli agenti e rappresentanti di commercio di cui alla legge 3 maggio 1985, n. 204, ma non i loro coadiutori.
Alla luce dell’articolo 1 sopra citato, a titolo esemplificativo, non rientrano tra i destinatari della norma gli esercenti le seguenti attività:
gli esercenti attività commerciali all’ingrosso;
gli esercenti le “forme speciali di vendita al dettaglio” elencate all’articolo 4, comma 1, lett. h), del D.lgs 31 marzo 1998, n. 114, e ss.mm.ii. (Allegato n. 3), ossia gli esercenti le attività commerciali effettuate al di fuori dei tradizionali negozi di vicinato, banchi o mercati, quali, a titolo esemplificativo, il commercio elettronico, la vendita presso il domicilio dei consumatori, la vendita per corrispondenza o tramite televisione, la somministrazione o vendita di alimenti e bevande in luoghi non aperti al pubblico effettuata esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi (ad esempio, scuole, ospedali, circoli privati, mense aziendali);
gli esercenti attività di intermediazione diversa da quella prevista dalla legge n. 204/1985 quale, ad esempio, quella svolta da procacciatori e agenti d’affari, agenti assicurativi, agenti immobiliari, promotori finanziari.
Possono, invece, beneficiare dell’indennizzo i titolari di imprese che esercitano contemporaneamente plurime attività commerciali, come avviene, ad esempio, nei casi di esercizio congiunto di commercio all’ingrosso e al dettaglio. In tali casi, indipendentemente dalla loro prevalenza, ciò che rileva è che il soggetto richiedente, al momento della cessazione dell’attività, eserciti un’attività indennizzabile.
Si precisa che l’erogazione dell’indennizzo deve essere richiesta con riferimento all’ultima attività commerciale cronologicamente cessata. Pertanto, non può fruire del beneficio il soggetto che, dopo aver cessato un’attività di commercio rientrante nell’ambito di applicazione della norma, abbia successivamente cessato un’altra attività non indennizzabile.
In merito alle richieste di indennizzo effettuate dai coadiutori, come già specificato alle Strutture territoriali con il messaggio n. 212 del 24 luglio 2002, deve tenersi conto della cessazione definitiva dell’attività commerciale del soggetto titolare. Pertanto, il coadiutore può beneficiare dell’indennizzo solo se ha cessato l’attività in concomitanza e per effetto della cessazione definitiva dell’attività esercitata dal titolare.

2.2 Requisiti e condizioni

L’indennizzo spetta ai soggetti di cui al precedente paragrafo 2.1 che, alla data di presentazione della domanda, siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 207/1996, come di seguito riepilogati:
abbiano compiuto almeno 62 anni, se uomini, ovvero almeno 57 anni, se donne;
risultino iscritti, al momento della cessazione dell’attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o di coadiutori, alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali.
Si precisa che i 5 anni, di cui alla precedente lettera b), non devono essere necessariamente continuativi, ma devono sussistere al momento della cessazione dell’attività lavorativa ed essere connessi all’attività commerciale per la quale si richiede l’indennizzo.
Per le ipotesi in cui, in capo all’avente diritto all’indennizzo, risultino omissioni contributive, il trattamento potrà essere erogato sulla base delle istruzioni fornite alle Strutture territoriali con il messaggio n. 155 del 4 dicembre 1997 e con il citato messaggio n. 212/2002, che prevedono la possibilità di compensare sull’ammontare dell’indennizzo, nei limiti di un quinto, l’omissione contributiva.
La possibilità di concedere l’indennizzo e recuperare sul medesimo, nei limiti del quinto, le omissioni contributive è esclusa nei casi in cui il contribuente non abbia mai presentato una dichiarazione dei redditi d’impresa, pur in presenza del relativo obbligo.
L’erogazione dell’indennizzo è altresì subordinata alla condizione che i predetti soggetti:
abbiano cessato definitivamente l’attività commerciale.
In merito alla cessazione dell’attività commerciale, si precisa che possono beneficiare della misura introdotta dalla legge di bilancio 2019, purché in possesso di tutti i requisiti previsti dall’articolo 2 del decreto legislativo n. 207/1996 al momento della domanda, coloro che cessano l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore della legge di bilancio 2019.
La cessazione deve essere definitiva e riguardare l’intera attività commerciale esercitata. Pertanto, non possono fruire dell’indennizzo coloro che hanno trasferito a terzi, a qualsiasi titolo, l’attività commerciale o hanno trasferito rami aziendali o quote di partecipazioni sociali (a titolo esemplificativo, nei casi di cessione, donazione o concessione in affitto d’azienda);
abbiano riconsegnato al Comune di competenza l’autorizzazione/licenza amministrativa di cui erano intestatari, ove la stessa fosse stata richiesta per l’avvio dell’attività, o avere comunicato la cessazione dell’attività commerciale all’ente comunale.
In caso di titolarità di più autorizzazioni, la riconsegna deve riguardare tutti i titoli di cui il soggetto sia stato in possesso.
Sono esclusi dall’ambito di applicazione della norma in commento i soggetti che hanno ceduto, venduto o donato la licenza/autorizzazione o, se in possesso di più di una licenza (ad esempio, ambulanti che svolgono attività in più comuni) ne abbiano ceduto, venduto o donate solo alcune;
il soggetto titolare dell’attività si sia cancellato dal Registro delle imprese presso la Camera di Commercio o dal Repertorio Economico Amministrativo – REA (per gli agenti e rappresentanti di commercio in seguito alla soppressione del relativo Ruolo è stata inserita nella struttura del REA un’apposita sezione).
Si rammenta che la cancellazione dal Registro delle imprese è una condizione per l’erogazione del trattamento (cfr. in proposito le sentenze della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 27675 del 20.12.2011 e n. 847 del 23.01.2012).
Pertanto, ove il soggetto richiedente, in possesso di tutti i requisiti, abbia presentato domanda di cancellazione ma, al momento della domanda di indennizzo, la predetta condizione non risulti ancora dal Registro delle imprese, la Struttura territoriale compente non dovrà trasmettere la domanda al Comitato amministratore con parere sfavorevole ma tenerla in apposita evidenza in attesa dell’avvenuta cancellazione.

  1. Decorrenza del trattamento

L’indennizzo, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, in presenza di tutte le condizioni di legge, spetta dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda.
Come evidenziato al precedente paragrafo, la cancellazione dal Registro delle imprese, di cui alla precedente lettera c), è una condizione essenziale per l’erogazione del trattamento.
Nell’ipotesi in cui la suddetta cancellazione abbia una data successiva alla domanda di indennizzo, la decorrenza del trattamento dovrà essere differita al primo giorno del mese successivo all’avvenuta cancellazione. Qualora, invece, la cancellazione risulti in data anteriore rispetto alla domanda di indennizzo, il trattamento decorrerà dal primo giorno del mese successivo alla domanda di indennizzo.
La decorrenza degli indennizzi concessi in base alle disposizioni illustrate con la presente circolare, in presenza dei requisiti di legge, non potrà essere, in ogni caso, antecedente al 1° febbraio 2019, primo giorno del mese successivo all’entrata in vigore della legge di bilancio 2019.

  1. Stabilizzazione dell’obbligo del versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)

L’indennizzo introdotto dalla legge di bilancio 2019, come illustrato in premessa, è diventato una misura strutturale; tuttavia, la concessione dello stesso rimane subordinato, come già stabilito dall’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, alla disponibilità delle risorse del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del medesimo decreto.
Ciò posto, al fine di garantire le finalità delle disposizioni in commento, l’articolo 1, comma 284, della legge n. 145/2018, congiuntamente alla stabilizzazione dell’indennizzo, ha anche ripristinato, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’obbligatorietà del contributo aggiuntivo di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 207/1996, e ss.mm.ii., nella misura e secondo le modalità previste nel medesimo decreto.
Pertanto, a decorrere dall’entrata in vigore della legge di bilancio 2019, gli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali, unitamente alla contribuzione dovuta ai sensi della legge 2 agosto 1990, n. 233, e ss.mm.ii., sono tenuti al versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,09%. Tale aliquota, per la quota pari allo 0,07%, è destinata al finanziamento del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 207/1996, mentre, la restante quota, pari allo 0,02%, è devoluta alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali.

  1. Monitoraggio degli oneri finanziari relativi all’indennizzo ed eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva (articolo 1, comma 284)

Come già specificato, l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale, introdotto dalla legge di bilancio 2019, è concesso dall’Istituto nei limiti della disponibilità delle risorse del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 207/1996.
L’Istituto effettua il monitoraggio degli oneri derivanti dall’erogazione della prestazione in commento.
Come previsto al comma 284 dell’articolo 1 della legge n. 145/2018, “qualora dal monitoraggio degli oneri per prestazioni di cui al comma 283 e delle entrate contributive di cui al presente comma dovesse emergere, anche in via prospettica, il mancato conseguimento dell’equilibrio tra contributi e prestazioni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è adeguata l’aliquota contributiva di cui al primo periodo del presente comma”.
In caso di esaurimento delle risorse e di mancato adeguamento della predetta aliquota contributiva, non saranno prese in considerazione ulteriori domande di indennizzo secondo le modalità stabilite al comma 5 dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 207/1996.
Ai fini dell’eventuale adeguamento dell’aliquota contributiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, il monitoraggio riguarderà sia le entrate contributive sia gli oneri derivanti dall’erogazione delle prestazioni e sarà finalizzato alla verifica del loro relativo equilibrio, anche in via prospettica.

  1. Presentazione ed istruttoria delle domande di indennizzo

La domanda diretta ad ottenere l’indennizzo ai sensi della legge di bilancio 2019 deve essere indirizzata alla Struttura territorialmente competente e presentata telematicamente all’Istituto, direttamente dal cittadino in possesso delle credenziali di accesso (PIN rilasciato dall’Istituto, SPID o Carta Nazionale dei Servizi) tramite il servizio “Domanda Indennità commercianti”, accessibile dal sito http://www.inps.it cliccando su “Tutti i servizi” > “Domanda Indennità commercianti”, oppure per il tramite dei Patronati o degli altri soggetti abilitati all’intermediazione delle istanze di servizio all’INPS o, in alternativa, tramite il Contact Center INPS.
Le domande già presentate, a decorrere dal 1° gennaio 2019, utilizzando il vecchio modello, non dovranno essere ripresentate e saranno ricaricate d’ufficio tenendo conto della data della domanda originariamente presentata.
L’istruttoria delle domande deve essere effettuata dalle Strutture territoriali competenti, come di consueto, secondo l’ordine cronologico di presentazione, sulla base delle istruzioni fornite con la circolare n. 47 del 27 marzo 2012, verificando, in particolare, tramite gli archivi dell’Istituto, i dati forniti e le dichiarazioni rese dall’interessato nella domanda.
Si rammenta che le domande che le Strutture territoriali, a seguito dell’istruttoria, ritengono di non poter accogliere, devono essere trasmesse alla Direzione centrale Pensioni – Area Contenzioso dell’Assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, della Gestione separata e delle forme esclusive dell’Ago, utilizzando esclusivamente il Sistema Gestione Documentale (SGD), per essere sottoposte all’esame del competente Comitato, che decide sulla concessione degli indennizzi in via definitiva (cfr. la circolare n. 159 del 16 dicembre 2004 e il messaggio n. 4832 del 21 maggio 2014, paragrafo 1.3).
La domanda deve essere corredata della scheda istruttoria, allegata alla presente circolare (Allegato n. 4). Tale scheda deve essere debitamente compilata, datata, firmata in modo leggibile e deve indicare i motivi ostativi all’accoglimento, nonché contenere la relativa documentazione a supporto.
Avverso le decisioni del Comitato, il richiedente potrà adire esclusivamente l’Autorità giudiziaria.
I provvedimenti di accoglimento continuano invece ad essere adottati direttamente dalle Strutture territoriali.

  1. Cause di incompatibilità

L’indennizzo, come stabilito dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 207/1996, è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro autonomo, subordinato o occasionale ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.
Si ribadisce, pertanto, che il soggetto richiedente non deve svolgere attività lavorativa né al momento della domanda di indennizzo né successivamente alla decorrenza del trattamento.
In proposito, si precisa che non costituisce causa di incompatibilità la circostanza che il soggetto richiedente la prestazione rivesta la qualifica di “socio accomandante” di una società in accomandita semplice (cfr. la circolare n. 12 del 1 febbraio 2008). Pertanto, la semplice partecipazione agli utili della società senza obbligo di iscrizione alla Gestione dei commercianti non impedisce di per sé l’erogazione dell’indennizzo.
L’erogazione dell’indennizzo cessa dal primo giorno del mese successivo a quello in cui il beneficiario riprenda una qualsiasi attività di lavoro autonomo, subordinato o occasionale ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.
Cessata l’attività di lavoro che ha determinato la decadenza dell’indennizzo non sarà possibile né rispristinare l’erogazione dello stesso, né presentare una nuova domanda per la medesima attività cessata.
In merito ai rapporti tra indennizzo e trattamenti pensionistici diretti, su espressa indicazione ministeriale, la prestazione in argomento è compatibile con l’erogazione di qualsiasi trattamento pensionistico diretto, ad esclusione della pensione di vecchiaia.
Pertanto, sono confermate le istruzioni fornite dall’Istituto alle Strutture territoriali con il messaggio n. 7384/2014, paragrafo 1, e con il successivo messaggio n. 604/2015, paragrafo 3.
L’indennizzo non spetta nel caso in cui il richiedente o il beneficiario siano titolari di un trattamento pensionistico di vecchiaia.

  1. Durata dell’indennizzo

L’indennizzo, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 207/1996, spetta fino a tutto il mese in cui il beneficiario compie l’età pensionabile ordinaria prevista dalla legge in vigore nella Gestione dei commercianti.
Nelle ipotesi in cui il soggetto al momento del compimento dell’età pensionabile abbia anche il requisito contributivo minimo dei 20 anni e, per l’accesso alla pensione di vecchiaia, siano previste le c.d. finestre di accesso (attualmente non vigenti), ai sensi dell’articolo 19-ter del decreto-legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 2/ 2009, l’indennizzo spetta fino alla “prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia”.

Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
Allegato N.1
Allegato N.2
Allegato N.3
Allegato N.4

 

Legge di Bilancio 2020.


Alla fine, Quota 100 resta invariata almeno per il 2020: in Legge di Bilancio non ci sono modifiche alle finestre di decorrenza della pensione né un’abolizione anticipata rispetto alla scadenza naturale del 2021. Come preannunciato, vengono invece prorogate di un anno sia l’Opzione Donna sia l’APE Social. Infine, è stata annunciata la rivalutazione piena per i trattamenti fra tre e quattro volte il minimo.

-Quota 100, che come detto resta invariata. Dunque, si potrà continuare ad andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi fino al 31 dicembre 2021.
-Non ci sono marce indietro sulla pensione anticipata senza applicazione degli scatti di aspettative di vita fino al 2026, quindi anche in questo caso le regole restano immutate: il requisito resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.
-Proroga Opzione Donna e APE Social
Non è chiaro quali siano i termini di questo rinnovo. Il comunicato stampa del Governo parla di “possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata con l’Opzione Donna anche per il 2020”, una formulazione relativamente generica. L’ipotesi più probabile sembra la proroga di un anno, che consentirebbe dunque di andare in pensione anticipata alle lavoratrici che compiono 58 o 59 anni, rispettivamente se dipendenti o autonome, entro il 31 dicembre 2018, avendo alla stessa data anche 35 anni di contributi.

-La pensione con l’Opzione Donna è calcolata interamente con il sistema contributivo: la lavoratrice in pratica va in pensione prima ma rinuncia a una parte dell’assegno, con un taglio che può arrivare al 20-30%. Previste delle finestre fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

-Proroga di un anno anche per l’APE Sociale, che dunque sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2020: l’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, consente di ritirarsi con 30 o 36 anni di contributi a determinate categorie di lavoratori (disoccupati, caregiver, disabili, addetti a mansioni faticose).
-Rivalutazione assegni
Infine la mini-rivalutazione, che riguarda le pensioni fra tre e quatto volte il minimo, ovvero fra 1.522 e 2mila 29 euro lordi al mese (si tratta di una platea di due milioni e mezzo di pensionati). Attualmente questi trattamenti si rivalutano “parzialmente” al 97%, mentre dal prossimo primo gennaio riprenderanno a rivalutarsi al 100%.

 

Pensioni Scuola da settembre senza ritardi


 

Fonte: Pixabay

Conto alla rovescia per il I° settembre 2019: collocamento in pensione del personale della Scuola in gestione INPS.

Il collocamento in pensione del personale scolastico, alla luce della recente normativa e dalla difficoltosa gestione delle pratiche dovuta alla riforma pensionistica, ha creato alcuni dubbi tra coloro che hanno fatto domanda e attendono l’agognato traguardo, che si tratti di Quota 100 ma non solo.

In realtà, l’INPS ha più volte chiarito che non sono da temersi ritardi e slittamenti rispetto alla data del 1° settembre 2019, prevista come finestra di uscita: coloro che maturano il diritto alla pensione anticipata andranno effettivamente a riposo in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico.

L’Istituto, lo ricordiamo, nei mesi scorsi ha avviato con il MIUR una serie di iniziative per normalizzare le posizioni assicurative, potenziando gli strumenti per lo scambio dei dati con gli Uffici scolastici territoriali e le istituzioni scolastiche.
A seguito della fusione di INPDAP in INPS, ne era già stato trasferito l’intero patrimonio informativo, che ora dovrebbe essere interamente stato acquisito. Tanto che anche i dipendenti del pubblico impiego possono oggi fruire di tutti i servizi INPS online, a partire dalla verifica della posizione contributiva per finire con quello per il calcolo del TFR-TFS.

Eventuali carenze di dati sulle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici, ha reso noto l’INPS nelle scorse settimane, non rischiano dunque di impedire la corretta liquidazione della pensione.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS


Lavoratori e imprese hanno a disposizione una nuova procedura digitale INPS per chiedere il riscatto del TFR: il servizio INPS online è utilizzabile dal 29 luglio e consente di effettuare tutte le operazioni per la domandadi riscatto o per la rinuncia a una richiesta precedentemente accolta, relative a TFR e TFS, quindi trattamento di fine rapporto per i dipendenti del privato e di fine servizio per chi lavora nel settore pubblico.Le indicazioni sono contenute nel messaggio INPS 2939/2019.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS

Ai nuovi servizi si accede tramite il portale dell’istituto di previdenza, selezionando la voce “Prestazioni e Servizi”, e attivando la Scheda prestazione “Riscatti TFS e TFR”. Sono necessario le credenziali (INPS, SPID, CNS). Nel campo “Testo Libero” si inserisce la parola “Riscatti TFS e TFR” e infine va selezionato il tasto “Filtra”.

Ci sono funzionalità per il lavoratore e altre per il datore di lavoro.

Il dipendente può presentare:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per i dipendenti di enti locali e sanità);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • rinuncia al riscatto ai fini TFS/TFR;
  • simulazione del calcolo dell’onere di riscatto.

Per il datore di lavoro sono invece online le seguenti funzionalità:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per le amministrazioni statali);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • nuova domanda di riscatto ai fini TFS/TFR a rettifica della precedente già inoltrata (solo per le amministrazioni statali).

E’ disponibile un Menu “Consultazione domande inoltrate”. Le operazioni possono essere effettuate anche tramite patronati.

Pace contributiva: riscatto pensione esteso-Riscatto di Laurea.


Pace contributiva: riscatto pensione esteso

scritto il 31 Luglio 2019
Riscatto della laurea

Barbara Weisz

Istruzioni INPS per la domanda di riscatto pensione fino a cinque anni e calcolo dell’onere di riscatto agevolato laurea.

Pace contributiva e riscatto pensione

Operative le misure di pace contributiva contenute nel decreto di riforma pensioni, che permettono di riscattare fino a cinque anni di previdenza o di fruire della modalità agevolata di riscatto laurea: l’INPS ha pubblicato la circolare attuativa con le istruzioni per la domanda di riscatto, da effettuare esclusivamente in via telematica.
Il riferimento normativo è l’articolo 20 del dl 4/2019, che consente il riscatto fino a cinque anni, anche non continuativi, di contributi per la pensione. Al comma 6 è previsto il riscatto agevolato dei periodi contributivi del periodo di studi, pagando un onere ridotto (circa 5mila euro annui).

Riscatto contributi, come funziona

Per quanto riguarda il riscatto agevolato laurea, le procedure di domanda non cambiano: restano valide le istruzioni fornite con le circolari e i messaggi pubblicati in materia di riscatto del corso legale di studi, la circolare fornisce precisazioni su come di calcola l’onere di riscatto in questo caso agevolato (è pari al livello minimo imponibile annuo previsto per gli inoccupati).

Riscatto laurea, come si usa il simulatore INPS

Per quanto riguarda invece il nuovo riscatto pensione fino a cinque anni, per poterlo effettuare bisogna aver versato almeno un contributo obbligatorio, che però non può essere anteriore al 31 dicembre 1995, perché la norma esclude chi ha anzianità contributiva a questa data. Quindi, hanno diritto al riscatto contributi i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Altro requisito: beneficio riservato a coloro che non sono già titolari di pensione.

I cinque anni riscattabili non devono necessariamente essere continuativi, ma devono essere compresi fra il primo gennaio 1996 e il 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge 4/2019. L’intero periodo di riscatto deve essere compreso tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto).

Attenzione: ne consegue che il periodo oggetto di riscatto, o parte di esso, può essere anche anteriore alla data del primo contributo, o successivo a quella dell’ultimo, purché riferito al medesimo anno del contributo iniziale o finale e sempre ché sia compreso nell’intervallo 01/01/1996 – 28/01/2019.

Altra precisazione importante: il primo e l’ultimo contributo, da prendere a riferimento per collocare il periodo da riscattare, non devono necessariamente essere versati o accreditati nella stessa gestione in cui si intenda esercitare la facoltà di riscatto.

Agevolazioni fiscali su riscatto laurea: quali beneficiari?

Se l’interessato, all’atto della presentazione della domanda, risulti titolare di posizione assicurativa in più regimi previdenziali, la facoltà potrà essere esercitata in uno qualsiasi di essi.
Non è possibile riscattare un periodo per il quale siano già stati accreditati dei contributi, di qualsiasi natura, in una qualsiasi gestione previdenziale obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti e il regime previdenziale dell’Unione europea o i singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o Paesi convenzionati). Infine, sono riscattabili soltanto i periodi “non soggetti a obbligo contributivo”, non si può esercitare il riscatto pensione per recuperare periodi di attività lavorativa con obbligo del versamento contributivo.

I periodi di riscatto sono necessariamente valorizzati con il sistema contributivo, e l’onere di riscatto viene calcolato conseguentemente. Può essere versato in unica soluzione o in rate mensili, fino a un massimo di 120, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza interessi. Ricordiamo che l’onere di riscatto è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali. Se vengono interrotti i pagamenti, sarà comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

Bisogna presentare la domanda fra il 2019 e il 2021, esclusivamente in via telematica. Usando i servizi INPS on-line, accessibili tramite credenziali (PIN dispositivo, SPID almeno di Livello 2 o CNS), bisogna fare attraverso i seguenti percorsi:

per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti privati: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Riscatto di periodi contributivi”;
per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti pubblici: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Gestione dipendenti pubblici: servizi per Lavoratori e Pensionati”;
E’ possibile fare domanda anche tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN. Oppure attraverso patronati e intermediari INPS.