Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Indicazioni operative.


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Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
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Agli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Dipartimento Istruzione
della Provincia Autonoma di
TRENTO
Alla Sovrintendenza Scolastica
della Provincia Autonoma di
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica
perla Scuola in Lingua Tedesca
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per
le Scuole delle Località Ladine
BOLZANO
Alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ass. Istruzione e Cultura
Direzione Personale Scolastico
AOSTA
Oggetto: D.M. n. 1124 del 06/12/2019 e successivo decreto in corso di emanazione.
Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e
di previdenza. Indicazioni operative.
Con la presente circolare, condivisa con l’Inps, si forniscono le indicazioni operative per
l’attuazione del D.M. n. 1124 del 06/12/2019, in oggetto e successivo decreto in corso di
emanazione recante disposizioni per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2020.
I requisiti contributivi ed anagrafici vigenti alla data di pubblicazione della presente
circolare e riferiti all’anno 2020 per coloro che si trovano in un sistema “misto” di calcolo della
pensione, sono riportati nell’allegata tabella.
Cessazione Dirigenti Scolastici dal 1° settembre 2020
Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei dirigenti
scolastici è fissato al 28 febbraio dall’art. 12 del C.C.N.L. per l’Area V della dirigenza sottoscritto il
15 luglio 2010.
Il dirigente scolastico che presenti comunicazione di recesso dal rapporto di lavoro oltre il
termine di cui sopra non potrà usufruire delle particolari disposizioni che regolano le cessazioni del
personale del comparto scuola.
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Cessazioni dal servizio personale docente, educativo ed A.T.A.
Il predetto Decreto Ministeriale fissa, all’articolo 1, il termine finale del 30 dicembre 2019
per la presentazione, da parte di tutto il personale del comparto scuola, delle domande di cessazione
per dimissioni volontarie dal servizio o delle istanze di permanenza in servizio ai sensi dell’articolo
1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e successive modifiche e integrazioni, ovvero
per raggiugere il minimo contributivo. Tutte le predette domande valgono, per gli effetti, dal 1°
settembre 2020.
Sempre entro la data di cui sopra gli interessati hanno la facoltà di revocare le suddette
istanze, ritirando, tramite POLIS, la domanda di cessazione precedentemente inoltrata.
Il termine del 30 dicembre 2019 deve essere osservato anche da coloro che, avendo i
requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini) e non avendo ancora compiuto il 65° anno di età, chiedono la trasformazione del rapporto
di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico, purché
ricorrano le condizioni previste dal decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione
Pubblica.
La richiesta potrà essere formulata avvalendosi di due istanze Polis che saranno attive
contemporaneamente. La prima conterrà le tipologie con le domande di cessazione consuete1, la
seconda conterrà, esclusivamente, le istanze formulate ai sensi dell’art. 14 del D.L. 28 gennaio 2019
n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 per la maturazione del requisito alla
pensione “quota cento”. In presenza di entrambe le istanze, la domanda di cessazione formulata per
la pensione cd. quota cento verrà considerata in subordine alla prima istanza.
Nella richiesta gli interessati devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal
servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative
alla concessione del part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero
nel profilo o classe di concorso di appartenenza).
Presentazione delle istanze
Le domande di cessazione dal servizio e le revoche delle stesse devono essere presentate con
le seguenti modalità:
– 1 Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro 31 dicembre 2020 (Art. 24, commi 6,
7 e 10 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 convertito in Legge n.214/2011 – Art. 15 Decreto-Legge 28
gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26 – Art.. 1 comma 147 e
seguenti della Legge 27 dicembre 2017 n.205
– Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2018 (opzione per il
trattamento contributivo ex art. 1, comma 9 della legge 243/2004 e Art.16 Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n.
4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 – opzione donna)
– Domanda di cessazione dal servizio in assenza delle condizioni per la maturazione del diritto a pensione
– Domanda di cessazione dal servizio del personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti
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 I Dirigenti Scolastici, il personale docente, educativo ed A.T.A. di ruolo, ivi
compresi gli insegnanti di religione utilizza, esclusivamente, la procedura web POLIS
“istanze on line”, relativa alle domande di cessazione, disponibile sul sito internet del
Ministero (www.istruzione.it). Al personale in servizio all’estero è consentito presentare
l’istanza anche con modalità cartacea.
 il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, presenta le domande in
formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad
inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.
Le domande di trattenimento in servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 257, della legge 28
dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1 comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205, ovvero per
raggiungere il minimo contributivo continuano ad essere presentate in forma cartacea entro il
termine del 30 dicembre 2019.
Si chiarisce che la presentazione dell’istanza nei termini e nelle modalità sopra descritte è
propedeutica al collocamento a riposo, pertanto non potranno essere disposte cessazioni dal servizio
per le domande presentate successivamente al 30 dicembre 2019.
Gestione delle istanze
Si rende necessaria l’emissione di un provvedimento formale nel caso in cui le autorità
competenti abbiano comunicato agli interessati, entro 30 giorni dalla scadenza prevista, l’eventuale
rifiuto o ritardo nell’accoglimento della domanda di dimissioni per provvedimento disciplinare in
corso, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 55 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
introdotto ex novo dall’articolo 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
L’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato da parte delle sedi
competenti dell’INPS sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo individuale e della tipologia
di pensione indicata nelle istanze di cessazione, dandone periodico riscontro al MIUR, per la
successiva comunicazione al personale, entro il termine ultimo del 29 maggio 2020. Qualora
vengano presentate dagli interessati entrambe le istanze, Inps valuterà il diritto a pensione per tutte
le fattispecie richieste.
Il rispetto di tale termine presuppone la sistemazione preventiva dei conti assicurativi dei
dipendenti, anche con l’intervento del datore di lavoro.
Pertanto, gli Ambiti provinciali o le Istituzioni scolastiche provvederanno all’esatta
ricognizione delle domande di Ricongiunzione, Riscatti, Computo, nonché dei relativi allegati,
prodotte entro il 31 agosto 2000 e non ancora definite, con riferimento a coloro che cesseranno dal
servizio con decorrenza dal 1 settembre 2020. Tale attività è necessaria e propedeutica al
completamento della posizione assicurativa finalizzata alla certificazione, da parte dell’Inps, del
diritto a pensione.
Gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR o le Istituzioni scolastiche dovranno utilizzare,
l’applicativo nuova Passweb, che è lo strumento di scambio di dati fra l’Istituto e le pubbliche
amministrazioni.
Si precisa che le posizioni relative ai pensionandi dovranno essere progressivamente
sistemate entro la data ultima del 14 febbraio 2020.
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Soltanto qualora l’Ambito territoriale/Istituzione scolastica non sia ancora in grado di
utilizzare l’applicativo nuova Passweb, al fine di salvaguardare il diritto dei pensionandi ad
ottenere, nei termini previsti, la certificazione del diritto a pensione ed evitare ritardi
nell’erogazione della prestazione, gli Ambiti territoriali/le Istituzioni scolastiche dovranno
aggiornare, con cadenza settimanale, entro il 14 febbraio 2020, i dati sul sistema SIDI in modo da
consentire alle sedi INPS di consultare ed utilizzare le informazioni, anche con riferimento ai
periodi pre–ruolo ante 1988 con ritenuta in Conto Entrate Tesoro. Tali informazioni, disponibili su
SIDI, potranno essere inviate dal MIUR all’INPS con flussi massivi periodici al fine di renderli
disponibili in consultazione agli operatori INPS che valuteranno il loro utilizzo e caricamento in
nuova Passweb con le funzioni preposte.
Inoltre, gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR dovranno definire, con la massima
sollecitudine, i provvedimenti cd “ante subentro”, inviandoli alle sedi Inps, in formato cartaceo o
PEC, con cadenza settimanale, entro il termine ultimo del 14 febbraio 2020, per consentire agli
operatori Inps l’acquisizione sulla posizione assicurativa dei periodi riconosciuti, nel rispetto della
tempistica concordata del 29 maggio 2020 per l’accertamento del diritto al trattamento
pensionistico.
Considerate le scadenze previste per la definizione delle domande di natura pensionistica
giacenti presso gli uffici MIUR e per l’aggiornamento degli stati matricolari con riferimento al
personale scolastico interessato dal pensionamento nel 2020, si invitano i destinatari della presente
circolare a porre in essere ogni misura, anche di carattere organizzativo, al fine di garantire il
massimo rispetto dei tempi indicati.
In caso di mancato rispetto di tale tempistica, l’Inps non potrà effettuare i propri
adempimenti, entro il termine concordato del 29 maggio 2020.
Il MIUR e l’INPS verificheranno l’andamento delle attività delle rispettive strutture
territoriali, scambiandosi dati e informazioni, per concertare azioni correttive in itinere e individuare
le situazioni di criticità.
Le cessazioni devono essere convalidate al SIDI con l’apposita funzione solo dopo
l’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS.
Potranno operare le segreterie scolastiche o gli Uffici scolastici territoriali, secondo
l’organizzazione adottata dai singoli Uffici Scolastici Regionali.
Nella domanda di cessazione gli interessati devono dichiarare espressamente la volontà di
cessare comunque o di permanere in servizio una volta che sia stata accertata la eventuale mancanza
dei requisiti.
Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale,
esclusivamente attraverso le seguenti modalità:
1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa
registrazione;
2) presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164);
3) presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.
Tali modalità saranno le uniche ritenute valide ai fini dell’accesso alla prestazione
pensionistica. Si evidenzia che la domanda presentata in forma diversa da quella telematica non sarà
procedibile fino a quando il richiedente non provveda a trasmetterla con le modalità sopra indicate.
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Applicazione dell’articolo 72 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Personale dirigente, docente, educativo ed
ATA).
Come è noto, il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla
legge 11 agosto 2014, n. 114 ha abolito l’istituto del trattenimento in servizio oltre i limiti di età.
Nello specifico, la normativa sopra richiamata ha abrogato l’articolo 16 del decreto
legislativo n. 30 dicembre 1992, n. 503 e di conseguenza anche il comma 5 dell’articolo 509 del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che ad esso si richiamava.
L’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1
comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205 ha tuttavia previsto che, al fine di assicurare continuità
alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole o università dei Paesi stranieri, il
personale della scuola impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali
svolti in lingua straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, possa chiedere di
essere autorizzato al trattenimento in servizio retribuito per non più di tre anni. Il
trattenimento in servizio è autorizzato, con provvedimento motivato, dal dirigente scolastico o dal
direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, nel caso di istanza presentata dai dirigenti
scolastici.
Nulla è invece innovato rispetto al comma 3 del citato articolo 509 che disciplina i
trattenimenti in servizio per raggiungere il minimo ai fini del trattamento di pensione. Ne consegue
che nel 2020 potranno chiedere la permanenza in servizio i soli soggetti che, compiendo 67 anni di
età entro il 31 agosto 2020, non sono in possesso di 20 anni di anzianità contributiva entro tale data.
Il comma 5 dell’articolo 1, come modificato in sede di conversione, del decreto legge n.
90/2014, ha generalizzato la disciplina relativa alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro
contenuta nell’articolo 72, comma 11, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, prima applicabile
solo fino al 31 dicembre 2014.
Tale facoltà può essere esercitata – al compimento, entro il 31 agosto 2020, dell’anzianità
contributiva di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini – con preavviso di
sei mesi, quindi entro il 28 febbraio 2020 anche nei confronti del personale con qualifica
dirigenziale, con decisione motivata, esplicitando i criteri di scelta e senza pregiudizio per la
funzionale erogazione dei servizi.
Le disposizioni di cui sopra si applicano anche ai soggetti che abbiano beneficiato
dell’articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.
I periodi di riscatto, eventualmente richiesti, contribuiscono al raggiungimento dei sopra
ricordati requisiti contributivi nella sola ipotesi che siano già stati accettati i relativi provvedimenti.
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 72, comma 11, è necessario valutare l’esistenza di una
situazione di esubero del posto, classe di concorso o profilo di appartenenza dell’interessato, sia a
livello nazionale che provinciale.
Laddove l’amministrazione non si avvalga della facoltà di risolvere unilateralmente il
rapporto di lavoro, dovrà obbligatoriamente collocare a riposo il dipendente, che abbia raggiunto i
requisiti per la pensione anticipata (di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini), al compimento del limite ordinamentale per la permanenza in servizio, ossia a 65 anni,
come previsto dall’articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 101/2013.
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Qualora, invece, il requisito anagrafico dei 65 anni sia maturato tra settembre e dicembre
2020 la cessazione dal servizio può avvenire solo a domanda dell’interessato.
Si comunica, inoltre, che ai sensi dell’art. 1, commi da 147 a 153, della legge 27 dicembre
2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), l’accesso, d’ufficio o a domanda, alla pensione di vecchiaia,
per il personale che rientra tra le categorie di lavoratori destinatari della suddetta norma, e che abbia
i requisiti ivi previsti, è consentito al raggiungimento di 66 anni e 7 mesi di età, purché la prevista
anzianità contributiva dei 30 anni sia maturata entro il 31 agosto (Circolare INPS n. 126 del 2019).
Per tale fattispecie, non trovano applicazione le disposizioni in materia di cumulo di cui alla
legge 24 dicembre 2012, n. 228 e successive modificazioni.
APE sociale, pensione anticipata per i lavori gravosi e per i lavoratori precoci.
Coloro che sono interessati all’accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata per i
lavoratori precoci, potranno, una volta ottenuto il riconoscimento dall’INPS, presentare la domanda
di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1 settembre 2020.
Trattamenti previdenziali (Trattamento di fine servizio e di fine rapporto). Applicazione
dell’articolo 23 del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n. 26 (anticipo TFS/TFR)
Come è noto, il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n.26, ha introdotto all’art. 23, comma 2, la possibilità per tutti i dipendenti che risolvono il rapporto
di lavoro con diritto a pensione, di presentare alle banche o agli intermediari finanziari che
aderiscono ad un apposito accordo, una richiesta di finanziamento delle indennità di fine servizio
comunque denominate, per un importo non superiore a 45.000 euro.
L’attuazione di tale norma è stata demandata ad un D.P.C.M, in corso di perfezionamento,
che ha come obiettivo quello di procedere alla regolamentazione delle modalità di erogazione
anticipata delle prestazioni di fine servizio, e ad un Accordo quadro che dovrà definire i termini e le
modalità di adesione e le condizioni economiche delle Banche.
Pertanto, al fine di consentire alle sedi INPS di predisporre le quantificazioni delle
prestazioni finalizzate alla richiesta di anticipo del TFS e del TFR, una volta che il D.P.C.M. sarà
emanato, gli Uffici scolastici territoriali dovranno provvedere a fornire alle sedi Inps di competenza,
tempestivamente, i dati giuridici ed economici necessari per quantificare l’importo oggetto di
finanziamento.
Conseguentemente, è di fondamentale importanza che gli Uffici scolastici preposti, mediante
l’utilizzo dei canali Nuova Passweb e Flusso Uniemens, provvedano in tempo utile alla
sistemazione delle posizioni assicurative dei propri amministrati in relazione alle prestazioni di fine
servizio e di fine rapporto e inoltrino alle sedi competenti dell’Istituto le pratiche di riscatto
TFS/TFS giacenti nei fascicoli degli iscritti al fine di consentire la sollecita quantificazione
dell’importo della prestazione oggetto di anticipo.
Adempimenti amministrativi relativi alla trasmissione dei dati utili alla liquidazione dei
trattamenti di fine servizio (TFS) e dei trattamenti di fine rapporto(TFR)
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Per quanto riguarda il TFS, si richiama l’attenzione degli Uffici scolastici alle indicazioni
contenute nel Messaggio Hermes n. 3400 del 20 settembre 2019.
Pertanto, a partire dalle cessazioni 2020, la modalità ordinaria di comunicazione dei dati
utili all’elaborazione del TFS dovrà essere quella telematica. Infatti, in adesione al processo di
semplificazione e dematerializzazione della comunicazione tra l’Istituto ed i datori di lavoro
pubblici che vede il superamento dell’invio cartaceo (modello PL1) dei dati giuridici ed economici
necessari all’elaborazione del trattamento di fine servizio (TFS), è stato rilasciato in esercizio un
applicativo “Comunicazione di cessazione” che sostituisce i vecchi modelli cartacei per la
comunicazione dei dati giuridici ed economici necessari alla liquidazione dei trattamenti di fine
servizio.
Con il nuovo sistema i dati giuridici ed economici necessari all’elaborazione del TFS
vengono acquisiti dalla posizione assicurativa e da ultimo miglio TFS, garantendo l’esigenza della
certificazione dei dati di posizione assicurativa ai fini previdenziali.
Per quanto riguarda la prestazione di TFR, l’Inps ha in corso un’attività di telematizzazione
dell’intero processo rivolta ad acquisire i dati giuridici ed economici degli iscritti direttamente dalla
posizione assicurativa.
Si sensibilizza già da ora gli uffici Scolastici alla compilazione del flusso Uniemens
mediante la corretta valorizzazione dei campi relativi al TFR.
Si prega di dare la più ampia e tempestiva diffusione della presente circolare diramata
d’intesa con l’INPS.
Si ringrazia per la collaborazione.
IL CAPO DIPARTIMENTO
Carmela Palumbo

La Isopensione


I lavoratori di imprese con almeno 15 dipendenti possono chiedere la isopensione per ritirarsi in anticipo, a sette anni dalla pensione, dal 2021 a quattro.

La possibilità per i lavoratori vicini alla pensione di ritirarsi in anticipo tramite un accordo aziendale – la cosiddetta isopensione – è attivabile da coloro a cui mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia fino al 2020: dal prossimo anno tornerà in vigore la precedente formulazione (quattro anni di possibile anticipo).
I dettagli normativi sono contenuti nel comma 160 della manovra economica 2018 (legge 205/2017).

Isopensione 2020
La misura è utilizzabile nelle aziende con almeno 15 dipendenti, previo accordo fra datore di lavoro e organizzazione sindacali. Si tratta di una sorta di incentivo all’esodo per i lavoratori più anziani, che nella formulazione applicabile nel triennio 2018-2020 sono quelli a cui mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. Quindi:nel 2020 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Quindi, ci vogliono 61 anni per accedere all’isopensione.

Il meccanismo è il seguente: il dipendente smette di lavorare, ma il datore di lavoro continua a pagargli una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, versando i relativi contributi all’INPS. IN questo modo, il dipendente maturerà la pensione piena, pur smettendo di lavorare in anticipo.

Ci vuole specifica procedura di accordo sindacale, in seguito alla quale il datore di lavoro invia la domanda all’INPS, unitamente a una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità per gli anni di incentivo. E’ l’INPS a erogare poi la prestazione al lavoratore, pur essendo questa finanziata dal datore di lavoro.

Attenzione: la isopensione è misura diversa dall’APe aziendale (prorogata solo fino al 2019 e dunque non più applicabile), che prevedeva il pagamento, da parte dell’impresa, di un importo pari ai contributi che mancano al raggiungimento della pensione, in modo tale che alla fine l’assegno maturato dal lavoratore sarà pieno.

L’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, prevede che il lavoratore percepisce una somma per il periodo che manca alla pensione di vecchiaia (da un massimo di sei mesi a un massimo di tre ani e sette mesi), che poi restituirà quando maturerà la pensione in rate ventennali. L’APe è versato dall’INPS ma è finanziato dal sistema bancario.

 

APe Volontaria


l’APe Volontaria non è stata rinnovata per il 2020 dalla Legge di Bilancio.
Pur trattandosi di una prestazione non di natura assistenziale, finanziata da istituti di credito privati e sostanzialmente a carico del contribuente, si è evidentemente ritenuta non soddisfacente la sperimentazione della misura.

L’APe Volontaria, lo ricordiamo, fino al 2019 ha consentito l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con il requisito anagrafico di 63 anni e contributivo di 20, fruendo di un finanziamento agevolato garantito dalla futura pensione. Stesso destino per l’APe aziendale, andata parimenti in soffitta dopo la sperimentazione 2017-2019.

Per il 2020 sono in vigore l’APe Social (destinata a concludersi a fine 2021) e l’Opzione Donna, che è stata rinnovata di un anno rispetto ai precedenti requisiti.

 

Regole del Cumulo per i PROFESSIONISTI.


Convenzioni attive
Il cumulo si esercita solo previa convenzione con l’INPS. Quasi tutti gli enti dei professionisti l’hanno già firmata: Enpam (medici), Inarcassa (architetti e ingegneri), Enpav (veterinari), Enpapi (infermieri), Eppi (periti industriali), Cipag (geometri), Enpaf (farmacisti), Enpap (psicologi).

Mancano: CNPADC (dottori commercialisti), ENPAB (biologi), ENPACL (consulenti del lavoro), ENPAIA (agricoli) ed EPAP (pluri-categoriale), Enasarco (che deve ancora armonizzare le proprie regole) e Cassa dei Notai (non ha ricevuto richieste di cumulo

Pensione con cumulo
Si possono utilizzare i versamenti effettuati presso diverse gestioni previdenziali per raggiungere un’unica pensione, anticipata o di vecchiaia, che viene calcolata pro quota in base alle regole di ciascun ente previdenziale coinvolto. L’operazione è gratuita e consente di agganciare sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata.

La pensione con cumulo non può avere decorrenza anteriore al primo febbraio 2017. Il trattamento pro quota spetta al raggiungimento dei requisiti previsti dalla Riforma Fornero e di quelli vigenti al momento della domanda.

Trattandosi comunque di un’unica pensione, tutti gli istituti connessi (perequazione automatica, integrazione al minimo, quattordicesima, maggiorazione sociale) vengono liquidati con riferimento al trattamento complessivo.

Il calcolo pro quota
Per il calcolo del pro quota, i giorni di iscrizione alle singole gestione si considerano nel seguente modo:

6 giorni equivalgono a una settimana e viceversa;
26 giorni equivalgono a un mese e viceversa;
68 giorni equivalgono a un trimestre e viceversa;
312 giorni equivalgono a un anno e viceversa.

 

Opzione Donna: le novità della manovra.


Opzione Donna: le novità della manovra
La Legge di Bilancio 2020 ha esteso lo scivolo per le lavoratrici di pubblico e privato che vogliano andare in pensione anticipata, a patto di accettare un assegno calcolato interamente su sistema contributivo, di ulteriori 12 mesi rispetto alla disciplina attuale. Ora hanno la possibilità di accedere all’Opzione Donna anche alle lavoratrici nate sino al 31 dicembre 1961 che raggiungono 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019. Il resto dell’impianto normativo resta uguale, compreso il meccanismo delle finestre mobili. Continueranno a non applicarsi inoltre gli adeguamenti alla speranza di vita.

Nuovi requisiti:
Dunque se finora l’articolo 16 del DL 4/2019 convertito con legge 26/2019 riservava lo scivolo alle lavoratrici dipendenti, del pubblico e del privato, e alle autonome che avessero raggiunto i 59 anni di età, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960, (58 le autonome, ovvero nate entro il 31 dicembre 1960) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018, ora l’Opzione Donna è esercitabile dalle donne nate entro il 31 dicembre 1961 (31 dicembre 1960 le autonome) che raggiungano i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

Finestre mobili:
Il meccanismo di slittamento delle finestre mobili è sempre quello previsto dall’articolo 12 del Dl 78/2010, convertito con legge 122/2010, che fa partire la prima rata dell’assegno pensionistico decorsi 12 mesi (18 mesi le autonome) dopo la maturazione dei requisiti richiesti da Opzione Donna. Vediamo di seguito come cambiano le decorrenze della pensione per le lavoratrici nate tra il 1° gennaio 1959 ed il 31 dicembre 1961.

Lavoratrici dipendenti classe 1959:
Dando per maturato il requisito contributivo di 35 anni, per le lavoratrici dipendenti nate nel ’58, la prima decorrenza utile è scattata a febbraio 2019.

Lavoratrici autonome classe 1958:
Per le lavoratrici autonome, nate nel 1958, le prime decorrenze utili sono:

febbraio 2019 per le nate tra gennaio e luglio;
marzo 2019 per le nate in agosto;
aprile 2019 per le nate a settembre;
maggio 2019 per le nate ad ottobre;
giugno 2019 per le nate a novembre;
luglio 2019 per le nate a dicembre.

Lavoratrici dipendenti classe 1960:
Per le lavoratrici dipendenti nate nel ’60 sono previste le seguenti finestre:

febbraio 2019 per le nate a gennaio;
marzo 2019 per le nate a febbraio;
aprile 2019 per le nate a marzo;
maggio 2019 per le nate ad aprile;
giugno 2019 per le nate a maggio;
luglio 2019 per le nate a giugno;
agosto 2019 per le nate a luglio;
settembre 2019 per le nate in agosto;
ottobre 2019 per le nate a settembre;
novembre 2019 per le nate a ottobre;
dicembre 2019 per le nate a novembre;
gennaio 2020 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1959:
Per le autonome nate nel ’59, le finestre diventano:

agosto 2019 per le nate a gennaio;
settembre 2019 per le nate a febbraio;
ottobre 2019 per le nate a marzo;
novembre 2019 per le nate a aprile;
dicembre 2019 per le nate a maggio;
gennaio 2020 per le nate a giugno;
febbraio 2020 per le nate a luglio;
marzo 2020 per le nate a agosto;
aprile 2020 per le nate a settembre;
maggio 2020 per le nate ad ottobre;
giugno 2020 per le nate a novembre;
luglio 2020 per le nate a dicembre

Lavoratrici dipendenti classe 1961:
Per le dipendenti nate nel ’61, la prima decorrenza utile scatta a:

febbraio 2020 per le nate a gennaio;
marzo 2020 per le nate a febbraio;
aprile 2020 per le nate a marzo;
maggio 2020 per le nate ad aprile;
giugno 2020 per le nate a maggio;
luglio 2020 per le nate a giugno;
agosto 2020 per le nate a luglio;
settembre 2020 per le nate in agosto;
ottobre 2020 per le nate a settembre;
novembre 2020 per le nate a ottobre;
dicembre 2020 per le nate a novembre;
gennaio 2021 per le nate a dicembre.

Lavoratrici autonome classe 1960:
Per le autonome nate nel ’60, le finestre diventano:

agosto 2020 per le nate a gennaio;
settembre 2020 per le nate a febbraio;
ottobre 2020 per le nate a marzo;
novembre 2020 per le nate a aprile;
dicembre 2020 per le nate a maggio;
gennaio 2021 per le nate a giugno;
febbraio 2021 per le nate a luglio;
marzo 2021 per le nate a agosto;
aprile 2021 per le nate a settembre;
maggio 2021 per le nate ad ottobre;
giugno 2021 per le nate a novembre;
luglio 2021 per le nate a dicembre.

 

 

Pensioni: ricongiunzione anche in gestione separata.


di Barbara Weisz

 

Cassazione smentisce l’interpretazione INPS che blocca la ricongiunzione onerosa dei contributi in gestione separata nelle casse dei professionisti.
I lavoratori che hanno contributi in gestione separata INPS e presso una cassa privata dei professionisti possono scegliere la ricongiunzione nella gestione privata: lo stabilisce una sentenza di Cassazione, fornendo una sorta di interpretazione autentica della normativa che, sostanzialmente, smentisce l’INPS.

L’istituto previdenziale aveva presentato ricorso contro una richiesta di ricongiunzione contributi, ritenendo non applicabile al ricongiunzione in base alla legge 45/1990, che contiene appunto le norme sulla ricongiunzione onerosa dei contributi, operazione che consente di spostare tutti i contributi versati in un’unica gestione, che calcolerà poi la pensione con le proprie regole.
Nel caso specifico, il lavoratore aveva contributi versati alla gestione separata INPS e a una cassa professionale (commercialisti). Secondo l’INPS in questo caso il lavoratore avrebbe dovuto scegliere il cumulo oppure la totalizzazione, ma non la ricongiunzione onerosa, dalla quale sostanzialmente l’istituto esclude la gestione separata, che calcola la pensione interamente con il contributivo.

La Corte ha invece stabilito che l’operazione è ammissibile, in base al comma 2, articolo 1, della sopra citata legge 45/1990, in base alla quale

può utilizzare la ricongiunzione il libero professionista che «è stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista».
La sentenza di Cassazione (26039/2019) prende come riferimento una sentenza della Corte costituzionale (61/1999), in base a cui la norma sopra citata non prevede alcun limite, né relativo alla disomogeneità del metodo di calcolo né alla possibilità di effettuare l’operazione solo in entrata (l’INPS consente la ricongiunzione dalle casse professionali alla gestione separata, ma non viceversa).

In conclusione, la Suprema Corte stabilisce che il professionista può quindi decidere di operare la ricongiunzione onerosa, tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della totalizzazione.

 

Pensione Precoci: requisiti 2020 per Quota 41.


 

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Per i lavoratori precoci la legge prevede la possibilità di andare in pensione anticipata a prescindere dall’età con quota 41: tutti i requisiti richiesti.
Per i cosiddetti lavoratori precoci la normativa vigente prevede alcune particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, dando loro la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto alla maturazione dei requisiti previsti dall’attuale sistema previdenziale. Si tratta peraltro di una misura che dovrebbe essere confermata con la prossima Legge di Bilancio 2020.

Pensione anticipata precoci: requisiti
In particolare, i lavoratori precoci iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle forme sostitutive o esclusive della medesima, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età possono ritirarsi con la quota 41, ossia al perfezionarsi, entro il 31 dicembre 2026, di 41 anni di contribuzione, a prescindere dal requisito anagrafico, a patto di rientrare in una delle categorie con diritto all’APe sociale.

Per poter andare in pensione con la quota 41, a prescindere dall’età, ai lavoratori precoci vengono infatti richiesti ulteriori requisiti, che limitano l’opzione a quattro categorie di lavoratori:

dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;
caregiver, ovvero lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194;
lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, con una percentuale di invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Le mansioni faticose che permettono questo specifico pre-pensionamento devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011. Ad esse si aggiungono ulteriori professioni indicate nella Legge di Bilancio 2017.

Quota 41: anche con cumulo
Il requisito contributivo di 41 anni può essere perfezionato, su domanda dell’interessato, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ma ci sono differenze in termini di decorrenza del trattamento:

i lavoratori che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2019 conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione degli stessi, secondo le disposizioni previste dai rispettivi ordinamenti;
i lavoratori che maturano requisiti dal 1° gennaio 2019, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa finestra.
Pensione anticipata precoci: domanda
Per accedere al beneficio è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno. Eventuali domande tardive, presentate comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso di risorse finanziarie residue.

domande entro il 1° marzo

Solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata online sul sito INPS, tramite Contact Center o rivolgendosi ai Patronati.

 

Legge di Bilancio 2020.


Alla fine, Quota 100 resta invariata almeno per il 2020: in Legge di Bilancio non ci sono modifiche alle finestre di decorrenza della pensione né un’abolizione anticipata rispetto alla scadenza naturale del 2021. Come preannunciato, vengono invece prorogate di un anno sia l’Opzione Donna sia l’APE Social. Infine, è stata annunciata la rivalutazione piena per i trattamenti fra tre e quattro volte il minimo.

-Quota 100, che come detto resta invariata. Dunque, si potrà continuare ad andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi fino al 31 dicembre 2021.
-Non ci sono marce indietro sulla pensione anticipata senza applicazione degli scatti di aspettative di vita fino al 2026, quindi anche in questo caso le regole restano immutate: il requisito resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne.
-Proroga Opzione Donna e APE Social
Non è chiaro quali siano i termini di questo rinnovo. Il comunicato stampa del Governo parla di “possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata con l’Opzione Donna anche per il 2020”, una formulazione relativamente generica. L’ipotesi più probabile sembra la proroga di un anno, che consentirebbe dunque di andare in pensione anticipata alle lavoratrici che compiono 58 o 59 anni, rispettivamente se dipendenti o autonome, entro il 31 dicembre 2018, avendo alla stessa data anche 35 anni di contributi.

-La pensione con l’Opzione Donna è calcolata interamente con il sistema contributivo: la lavoratrice in pratica va in pensione prima ma rinuncia a una parte dell’assegno, con un taglio che può arrivare al 20-30%. Previste delle finestre fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

-Proroga di un anno anche per l’APE Sociale, che dunque sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2020: l’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, consente di ritirarsi con 30 o 36 anni di contributi a determinate categorie di lavoratori (disoccupati, caregiver, disabili, addetti a mansioni faticose).
-Rivalutazione assegni
Infine la mini-rivalutazione, che riguarda le pensioni fra tre e quatto volte il minimo, ovvero fra 1.522 e 2mila 29 euro lordi al mese (si tratta di una platea di due milioni e mezzo di pensionati). Attualmente questi trattamenti si rivalutano “parzialmente” al 97%, mentre dal prossimo primo gennaio riprenderanno a rivalutarsi al 100%.

 

Tutti i modi andare in pensione nel 2019 e 2020


Tutti i modi andare in pensione nel 2019 e 2020

Nel 2021 è prevista una nuova riforma previdenziale che introdurrà nuove formule di pensione anticipata in sostituzione di formule come la Quota 100, che rimane confermata come sperimentale per il triennio 2019-2021. Per il 2020 il Governo ha intanto previsto anche il rinnovo di Opzione Donna e APE Sociale

Dunque, da qui al prossimo anno il quadro resta sostanzialmente invariato rispetto a quanto introdotto dalla Legge di Stabilità 2019 e dal decreto Quota 100 in tema di Riforma delle Pensioni, con l’obiettivo di garantire nel medio periodo che i lavoratori fruiscano delle formule introdotte per un’uscita agevolata dal mercato del lavoro.

Vediamo, anche a fronte delle ultime novità, quali sono tutti i modi per andare in pensione nel 2019 e nel 2020: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, Quota 100, Precoci, lavori usuranti e gravosi, APe e cumulo contributivo.

Pensione di vecchiaia

Chi raggiunge nel corso del 2019 o 2020 il requisito dei 67 anni di età (innalzato rispetto ai precedenti 66 anni e 7 mesi) ed abbia versato almeno 20 anni di contributi maturerà il diritto alla pensione di vecchia. Un diritto che scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, o di quello in cui viene raggiunto anche il requisito di anzianità assicurativa e contributiva, nel caso in cui alla data del compleanno non risultassero già soddisfatti.

Lo scatto di cinque mesi non si applica ai lavoratori addetti alle mansioni gravose con almeno 30 anni di contribuzione che, pertanto, potranno andare in pensione con 66 anni e 7 mesi.

I lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) ed alle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della medesima, nonché alla Gestione separata, se aventi diritto, potranno dunque andare in pensione, previa domanda da presentare all’Ente previdenziale.

Per ricevere la pensione di vecchiaia è necessario cessare il rapporto di lavoro dipendente, ma non l’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Pensione anticipata

Il Governo ha bloccato retroattivamente l’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per la pensione anticipata scattato il 1° gennaio 2019 in base a quanto previsto dalla Legge Fornero (la Riforma delle Pensioni 2011). Pertanto anche nel 2019 e 2020 si potrà andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica, con:

  • 42 anni e 10 mesi  di contributi gli uomini (contro i 43 anni e tre mesi previsti dalla Legge Fornero);
  • 41 anni e 10 mesi le donne (contro 42 anni e tre mesi).

Con la Legge di Bilancio 2019 è tuttavia previsto il ritorno del sistema delle finestre: 3 mesi dalla maturazione dei requisiti pensionistici con la prima decorrenza – per chi ha maturato i requisiti entro l’entrata in vigore del DL su Quota 100 – al 1° Aprile 2019.

Pensione per usuranti

Per gli impiegati in lavori usuranti la legge prevede la possibilità di andare in pensione in maniera anticipata rispetto agli altri lavoratori. Ogni anno sono circa 6 mila i potenziali beneficiari della pensione anticipata per lavoro usurante. Le mansioniusuranti sono quelle previste dal decreto legislativo n. 67 del 2011.

Per accedervi, per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018, viene richiesto di aver svolto una o più delle attività usuranti per almeno la metà della vita lavorativa, o per almeno sette anni negli ultimi dieci.

Ai lavoratori usuranti dal 2019 al 2026 viene inoltre richiesto di rientrare nella quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.

Pensione per i precoci

Agevolazioni in tema di accesso alla pensione anticipata vengono riservate anche ailavoratori precoci che possono lasciare il lavoro maturando 41 anni di contributi, quota 41, a prescindere dalla età anagrafica. L’assegno viene calcolato con il sistema misto.

Per lavoratori precoci si intendono coloro che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi.

Per andare in pensione, i lavoratori precoci che maturano i requisiti nel 2019 e 2020 devono produrre una doppia domanda all’INPS, una per la verifica dei requisiti (entro il 1° marzo di ciascun anno), l’altra per l’accesso alla prestazione vera e propria.

La decorrenza del trattamento scatta trascorsi tre mesi (finestra mobile).

Pensione lavori gravosi

Per i lavoratori impiegati in mansioni gravose le agevolazioni previste in tema di accesso alla pensione prevedono il possesso di questi requisiti: 66 anni e 7 mesi di età, oppure 41 anni e dieci mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini (per questa categoria non scatta dal 2019 l’adeguamento alla speranza di vita). Per mansioni gravose si intendono quelle riportate nell’allegato B del decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 153, legge 205/2017.

Per accedere alla pensione anticipata per lavori gravosi è necessario allegare alladomanda INPS:

  • la dichiarazione del datore di lavoro attestante i periodi di svolgimento delle mansioni gravose rese alle proprie dipendenze, il contratto collettivo applicato;
  • il livello di inquadramento attribuito;
  • le mansioni svolte;
  • il relativo codice professionale ISTAT, ove previsto.
  • Quota 100 privati

    Una delle grandi novità del 2019 è la possibilità per i dipendenti privati di accedere alla pensione anticipata con quota 100. Tale requisito si perfeziona al raggiungimento di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Anche qui è previsto il sistema delle finestre per l’accesso alla pensione:

    • chi matura i requisiti può accedere alla pensione dopo tre mesi.
    •  Quota 100 statali

      Anche i dipendenti pubblici potranno anticipare la pensione con la quota 100. I requisiti richiesti sono gli stessi dei dipendenti privati ma sono state previste solo due finestre semestrali:

      • chi è risulta in possesso dei requisiti entro l’entrata in vigore del DL Quota 100 si è ritirato ad agosto 2019;
      • dopo tale data, si devono attendere sei mesi dalla maturazione dei requisiti.

      Per il settore scolastico e Afam resta ferma anche per il 2020 la decorrenza della pensione al 1° settembre (1° novembre Afam) dell’anno in cui vengono raggiunti i requisiti pensionistici. A tal fine chi matura i requisiti per la quota entro il 31 dicembre 2019 ha potuto presentare domanda di dimissioni entro il 28 febbraio scorso, per andare in quiescenza dal 1° settembre/novembre 2019. Stessa cosa per il prossimo anno.

    • Opzione Donna

      L’Opzione Donna permette alle lavoratrici di ritirarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi. L’assegno previdenziale in questo caso viene ricalcolato con il solo criterio contributivo.Vengono incluse anche le nate nel 1960 e anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita. La decorrenza della pensione viene posticipata di 12 mesi (18 per le autonome).

      La misura sarà rinnovata nel 2020, allargando quindi “di un anno” la platea delle beneficiarie.

    • APe aziendale

      Nel 2019 è ancora possibile ritirarsi con l’APe aziendale, l’anticipo della pensione finanziato dal datore di lavoro privato che garantisce al lavoratore un assegno ponte fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Il prestito deve essere restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione. L’APe aziendale, a differenza di quella volontaria, richiede necessariamente l’interruzione del rapporto di lavoro.

      I requisiti per l’accesso all’APe aziendale sono: aver compiuto 63 anni, avere almeno 20 anni di contributi versati e non avere più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

    • APe Sociale

      Prorogata di un anno anche l’APe sociale, che dunque resterà in vigore fino al 31 dicembre 2020. Si tratta di un trattamento finanziato dallo Stato che consente di accedere alla pensione anticipata a costo zero ma solo a specifiche categorie di lavoratori caratterizzati da condizioni di disagio, a patto che manchino solo 3 anni e 7 mesi al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Questo significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre.

      La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

    • APe Volontario

      Nel 2020 terminerà la sperimentazione dell’APe volontario, l’anticipo pensionistico pagato con finanziamento bancario  da restituire con rate ventennali trattenute sulla futura pensione destinato ai soggetti che hanno 63 anni, 20 anni di contributi e si trovano a non più di tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia.

    • Cumulo contributivo

      Per raggiungere i requisiti richiesti per l’accesso alla pensione è inoltre possibile fruire del cumulo gratuito di contributi previdenziali versati in più gestioni per ottenere un assegno unitario. Una possibilità alla quale possono accedere potenzialmente circa 50mila lavoratori l’anno. Nel cumulo possono confluire anche i contributi versati alle casse dei professionisti ad eccezione del caso in cui si debba raggiungere il requisito contributivo di 38 anni per la quota 100).

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS


Lavoratori e imprese hanno a disposizione una nuova procedura digitale INPS per chiedere il riscatto del TFR: il servizio INPS online è utilizzabile dal 29 luglio e consente di effettuare tutte le operazioni per la domandadi riscatto o per la rinuncia a una richiesta precedentemente accolta, relative a TFR e TFS, quindi trattamento di fine rapporto per i dipendenti del privato e di fine servizio per chi lavora nel settore pubblico.Le indicazioni sono contenute nel messaggio INPS 2939/2019.

TFR-TFS: accesso alla procedura INPS

Ai nuovi servizi si accede tramite il portale dell’istituto di previdenza, selezionando la voce “Prestazioni e Servizi”, e attivando la Scheda prestazione “Riscatti TFS e TFR”. Sono necessario le credenziali (INPS, SPID, CNS). Nel campo “Testo Libero” si inserisce la parola “Riscatti TFS e TFR” e infine va selezionato il tasto “Filtra”.

Ci sono funzionalità per il lavoratore e altre per il datore di lavoro.

Il dipendente può presentare:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per i dipendenti di enti locali e sanità);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • rinuncia al riscatto ai fini TFS/TFR;
  • simulazione del calcolo dell’onere di riscatto.

Per il datore di lavoro sono invece online le seguenti funzionalità:

  • domanda di riscatto ai fini TFS/TFR (solo per le amministrazioni statali);
  • richiesta di anticipata estinzione delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • richiesta di esonero dal pagamento delle rate residue di riscatto ai fini TFS/TFR;
  • nuova domanda di riscatto ai fini TFS/TFR a rettifica della precedente già inoltrata (solo per le amministrazioni statali).

E’ disponibile un Menu “Consultazione domande inoltrate”. Le operazioni possono essere effettuate anche tramite patronati.

Pace contributiva: riscatto pensione esteso-Riscatto di Laurea.


Pace contributiva: riscatto pensione esteso

scritto il 31 Luglio 2019
Riscatto della laurea

Barbara Weisz

Istruzioni INPS per la domanda di riscatto pensione fino a cinque anni e calcolo dell’onere di riscatto agevolato laurea.

Pace contributiva e riscatto pensione

Operative le misure di pace contributiva contenute nel decreto di riforma pensioni, che permettono di riscattare fino a cinque anni di previdenza o di fruire della modalità agevolata di riscatto laurea: l’INPS ha pubblicato la circolare attuativa con le istruzioni per la domanda di riscatto, da effettuare esclusivamente in via telematica.
Il riferimento normativo è l’articolo 20 del dl 4/2019, che consente il riscatto fino a cinque anni, anche non continuativi, di contributi per la pensione. Al comma 6 è previsto il riscatto agevolato dei periodi contributivi del periodo di studi, pagando un onere ridotto (circa 5mila euro annui).

Riscatto contributi, come funziona

Per quanto riguarda il riscatto agevolato laurea, le procedure di domanda non cambiano: restano valide le istruzioni fornite con le circolari e i messaggi pubblicati in materia di riscatto del corso legale di studi, la circolare fornisce precisazioni su come di calcola l’onere di riscatto in questo caso agevolato (è pari al livello minimo imponibile annuo previsto per gli inoccupati).

Riscatto laurea, come si usa il simulatore INPS

Per quanto riguarda invece il nuovo riscatto pensione fino a cinque anni, per poterlo effettuare bisogna aver versato almeno un contributo obbligatorio, che però non può essere anteriore al 31 dicembre 1995, perché la norma esclude chi ha anzianità contributiva a questa data. Quindi, hanno diritto al riscatto contributi i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Altro requisito: beneficio riservato a coloro che non sono già titolari di pensione.

I cinque anni riscattabili non devono necessariamente essere continuativi, ma devono essere compresi fra il primo gennaio 1996 e il 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge 4/2019. L’intero periodo di riscatto deve essere compreso tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto).

Attenzione: ne consegue che il periodo oggetto di riscatto, o parte di esso, può essere anche anteriore alla data del primo contributo, o successivo a quella dell’ultimo, purché riferito al medesimo anno del contributo iniziale o finale e sempre ché sia compreso nell’intervallo 01/01/1996 – 28/01/2019.

Altra precisazione importante: il primo e l’ultimo contributo, da prendere a riferimento per collocare il periodo da riscattare, non devono necessariamente essere versati o accreditati nella stessa gestione in cui si intenda esercitare la facoltà di riscatto.

Agevolazioni fiscali su riscatto laurea: quali beneficiari?

Se l’interessato, all’atto della presentazione della domanda, risulti titolare di posizione assicurativa in più regimi previdenziali, la facoltà potrà essere esercitata in uno qualsiasi di essi.
Non è possibile riscattare un periodo per il quale siano già stati accreditati dei contributi, di qualsiasi natura, in una qualsiasi gestione previdenziale obbligatoria (comprese le Casse per i liberi professionisti e il regime previdenziale dell’Unione europea o i singoli regimi previdenziali dei vari Stati membri o Paesi convenzionati). Infine, sono riscattabili soltanto i periodi “non soggetti a obbligo contributivo”, non si può esercitare il riscatto pensione per recuperare periodi di attività lavorativa con obbligo del versamento contributivo.

I periodi di riscatto sono necessariamente valorizzati con il sistema contributivo, e l’onere di riscatto viene calcolato conseguentemente. Può essere versato in unica soluzione o in rate mensili, fino a un massimo di 120, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza interessi. Ricordiamo che l’onere di riscatto è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50%, con una ripartizione in cinque quote annuali. Se vengono interrotti i pagamenti, sarà comunque riconosciuto l’accredito di un periodo contributivo di durata corrispondente all’importo versato.

Bisogna presentare la domanda fra il 2019 e il 2021, esclusivamente in via telematica. Usando i servizi INPS on-line, accessibili tramite credenziali (PIN dispositivo, SPID almeno di Livello 2 o CNS), bisogna fare attraverso i seguenti percorsi:

per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti privati: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Riscatto di periodi contributivi”;
per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti pubblici: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Gestione dipendenti pubblici: servizi per Lavoratori e Pensionati”;
E’ possibile fare domanda anche tramite Contact Center multicanale, chiamando da telefono fisso il numero verde gratuito 803 164 o da telefono cellulare il numero 06 164164, a pagamento in base al piano tariffario del gestore telefonico, se in possesso di PIN. Oppure attraverso patronati e intermediari INPS.