I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 


I chiarimenti INPS sulla cumulabilità dei redditi percepiti dagli autonomi relativi all’attività lavorativa svolta prima della decorrenza di Quota 100. 

Con la circolare n. 117/2019 l’INPS ha fornito un’importante precisazione in merito alla norma contenuta nel DL 4/2019 che lasciava dubbi in materia di incumulabilità della pensione ricevuta in seguito all’adesione alla Quota 100 con i redditi da lavoro: l’Istituto ha chiarito che i redditi percepiti dopo la decorrenza della pensione relativi all’attività lavorativa svolta dai lavoratori autonomi prima della decorrenza stessa sono cumulabili.

Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo


Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo
di Barbara Weisz

Credits: Istock

Nell’ambito di contratti di espansione di aziende con oltre mille dipendenti: requisiti per i dipendenti e regole per l’uscita anticipata fino a cinque anni, con assegno fino alla pensione e ricalcolo pieno.

E’ una nuova possibilità di pensione anticipata per i lavoratori con 62 anni anni e sei mesi entro fine 2020, oppure 37 anni e 10 mesi di contributi entro il 30 settembre 2020: si tratta dello scivolo per la pensione previsto nell’ambito dei contratti di espansione, che consentono di attivare piani di esodo nei confronti di lavoratori a cui manchino al massimo 60 mesi (quindi cinque anni) per maturare la pensione di vecchiaia oppure la pensione anticipata.
Il contratto di espansione, lo ricordiamo, è utilizzabile solo dalle aziende con più di mille dipendenti, e solo nell’ambito di piani di digitalizzazione che prevedono anche assunzioni e interventi di formazione e riqualificazione del personale. Fatta questa premessa, continuiamo ad approfondire il nuovo strumento di pensione anticipata.

Sulla platea dei beneficiari c’è subito una prima precisazione: lo scivolo non si può utilizzare per raggiungere formule di pensione agevolata, come la Quota 100 o l’Opzione Donna. E’ esplicitamente previsto, infatti, che si applichi ai lavoratori a cui mancano non oltre cinque anni alla pensione di vecchiaia (avendo il requisito contributivo dei 20 anni) oppure a quella anticipata.

Facendo i calcoli, questo significa che possono accedere coloro che avranno 62 anni e sei mesi di età e almeno 20 anni di contributi al 3 dicembre 2020 (che saranno a 5 anni dai 67 anni e 6 mesi della pensione di vecchiaia 2025), oppure 37 anni e dieci mesi di contributi al 30 settembre 2020 (cinque anni ai 42 anni e dieci mesi per la pensione anticipata, considerando il blocco delle aspettative di vita fino al 2026, e i tre mesi di finestra mobile prevista dal dl 4/2019).

La circolare attuativa 16/2019 dedicata un capitolo all’uscita anticipata, dettagliandone la procedura.

Il lavoratore, ha diritto a un assegno pari alla pensione maturata nel momento in cui si ritira, fino a quando non raggiunge il diritto definitivo alla pensione di vecchiaia piena. Nel caso in cui la pensione più vicina (alla quale mancano meno di cinque anni), sia quella anticipata, il costo per l’azienda è più alto, perché deve pagare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

E’ necessaria l’adesione scritta del lavoratore all’accordo. C’è una clausola anti-esodati, in base alla quale il diritto a pensione di coloro che aderiscono allo scivolo non può essere modificato da novità in materia di riforme pensionistiche.

Le eventuali e successive norme e riforme pensionistiche non potranno in alcun caso modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento.

Scivolo pensione: contratto di espansione al via


Scivolo pensione: contratto di espansione al via
di Barbara Weisz

Credits: iStock

Attivazione contratti di espansione per grandi imprese verso la digitalizzazione: orario ridotto, cassa integrazione, formazione, assunzioni, scivolo pensione.

Contratti di espansione al via: il Ministero del Lavoro ha pubblicato le disposizioni applicative della misura introdotta con il Decreto Crescita, che consente alle imprese oltre mille dipendenti con piani di riorganizzazione finalizzati alla digitalizzazione di concordare con i sindacati riduzioni di orario e scivoli per la pensione con l’obiettivo di effettuare nuove assunzioni e riqualificare il personale.
I dettagli operativi sono contenuti nella circolare 16/2019 del ministero, attuative dell‘articolo 26-quater del dl 34/2019, che va a modificare il dlgs 148/2015.

Sono tre gli step che un’azienda deve compiere per stipulare un contratto di espansione.

Attivazione procedura sindacale: deve portare alla firma del contratto di espansione, che contiene il progetto di formazione e riqualificazione del personale, la pianificazione delle sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro, le nuove assunzioni. L’impresa deve a quantificare l’onere finanziario dell’intervento (Naspi e cassa integrazione).
Accordo di pensione anticipata: nell’ambito del contratto è possibile prevedere uno scivolo per la pensione per i lavoratori a cui mancano al massimo cinque anni (60 mesi) alla pensione di vecchiaia o anticipata. Deve esserci il consenso del lavoratore, il quale in base all’accordo che viene stipulato percepisce, fino alla maturazione della pensione, un importo a carico dell’azienda pari all’assegno previdenziale maturato al momento delle dimissioni. Nel caso in cui la pensione più vicina sia quella anticipata, l’azienda versa anche i contributi utili alla maturazione del diritto.
Piano di formazione: riguarda i lavoratori che non utilizzano lo scivolo pensionistico ma non hanno le competenze richieste dal processo di digitalizzazione, e prevede corsi di riqualificazione, con una riduzione oraria in cassa integrazione pari al massimo al 30% che corrisponda alla durata del percorso di formazione.

Il contratto di espansione deve contenere i seguenti elementi:

numero lavoratori da assumere e profili professionali,
programmazione delle assunzioni,
indicazione della durata indeterminata dei contratti, compreso l’apprendistato professionalizzante,
riduzione media orario di lavoro, lavoratori coinvolti, lavoratori che utilizzano l’esodo perla pensione,
progetto di formazione e riqualificazione: deve essere articolato e contenere una serie specifica di elementi. Il percorso deve consentire di restare in azienda almeno al 70% del personale coinvolto. Per coloro che alla fine non vengono reinseriti sono previsti ammortizzatori sociali.

L’intervento è sperimentale per gli anni 2019 e 2020, e dura al massimo 18 mesi. Quindi, nel caso in cui un’impresa avvii i contratto di espansione nel 2020, potrà utilizzarlo fino al 2021.

Per leggere la circolare clicca sul  link seguente:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2019/Circolare-n-16-del-6-settembre-2019.pdf

Ferie non godute e indennità: quando si perdono


Fonte: iStock

Se il datore di lavoro invita a fruire delle ferie e il lavoratore non lo fa, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, perde anche il diritto all’indennità sostitutiva, che invece spetta agli eredi: le sentenze della Corte di Giustizia UE.

Niente indennità sostitutiva delle ferie non fruite dal lavoratore, non richieste per sua volontà, in caso di cessazione del rapporto di lavoro. A stabilirlo è stata la Corte di Giustizia UE con le recenti sentenze C-619/16 e C-684/16). Diversamente il diritto del lavoratore a un’indennità finanziaria per le ferie non godute è trasmissibile agli eredi allorché sia deceduto (sentenza C-596/16 della stessa Corte di Giustizia UE).
I principi esposti dalla Corte si applicano sia in caso di occupazione nel settore pubblico sia in quello privato.

Ferie non richieste
In particolare il diritto alle ferie si estingue quando queste non siano state fruite per volontà del lavoratore, nonostante l’invito dal datore di lavoro a farlo. E questo principio è valido anche con riferimento al periodo minimo legale, pari a quattro settimane di ferie retribuite, generalmente un diritto irrinunciabile e mai monetizzabile se non a fine rapporto di lavoro.

Nel caso esaminato dalla Corte, circa due mesi prima della fine del rapporto, il datore di lavoro aveva invitato il lavoratore a fruire della rimanenza di ferie, senza costringerlo a osservare date prefissate. Il dipendente tuttavia aveva scelto, per ragioni proprie, di fruire di soli due giorni di ferie.

La Corte UE ha dunque chiarito che le norme UE non sono contrarie alla perdita del diritto alle ferie annuali non fruite e, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla perdita del correlato diritto a un’indennità sostitutiva per le ferie non godute quando il lavoratore non abbia formulato richiesta di fruizione prima della cessazione del rapporto di lavoro e sia stato posto dal datore di lavoro, con informazione adeguata, in condizione di fruirne in tempo utile.

Questo perché viene ritenuto non legittimo il comportamento del lavoratore che si astenga deliberatamente dal fruire le proprie ferie annuali al fine d’incrementare la propria retribuzione all’atto della cessazione del rapporto.

Indennità agli eredi
Diversamente, in caso di decesso del lavoratore che non abbia fruito delle ferie che gli spettavano, il diritto all’indennità per ferie non godute non si estingue ma si trasmette agli eredi.

Nuovo servizio INPS online di verifica contributi lavoro


 

Informazioni sulla propria posizione previdenziale online per i dipendenti del privato: è attivo un nuovo servizio INPS online che consente di controllare costantemente i contributi versati. E’ disponibile sul sito web e sull’app INPS mobile.
Il servizio “CIP – Consultazione info previdenziali” consente di visualizzare informazioni sulla propria situazione a partire dal gennaio 2010. I dettagli sono contenuti nel messaggio INPS 2970/2019.

Al servizio si accede tramite le proprie credenziali, è possibile visionare contributi versati mese per mese, malattia, maternità.
Questi sono i dati che ciascun lavoratore può verificare per ogni mese e per ogni datore di lavoro:

denominazione del datore di lavoro;
categoria di inquadramento contrattuale (dirigente, quadro, impiegato, operaio, etc.) e la tipologia del rapporto di lavoro (tempo indeterminato, tempo determinato, tempo pieno, tempo parziale, etc.);
retribuzione imponibile a fini previdenziali, con evidenza dell’eventuale imponibile eccedente il massimale;
presenza e ammontare di conguagli effettuati per assegni al nucleo familiare, distinti in arretrati e correnti;
conguagli per permessi e congedi maternità e paternità che prevedono accredito figurativo;
conguagli malattia con accredito figurativo.

L’applicazione contiene tutti i dati dal periodo di paga gennaio 2010 al secondo mese precedente la data della ricerca.

Anticipo sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici


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Anticipo sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici: pronte regole e decreto, manca l’accordo con l’ABI e i pareri dei Garanti e del CdS.

TFS: la simulazione si fa online
14 Marzo 2019
Come anticipato dal Governo, sta per arrivare l’atteso decreto del Ministero della Funzione Pubblica che che dà attuazione all’anticipo del TFS/TFR per i dipendenti pubblici che vanno in pensione, sotto forma di prestito erogato dal settore bancario.
Una volta in vigore, la liquidazione dell’anticipo sarà effettuata entro 75 giorni dalla richiesta, ovvero dalla dalla cessazione del servizio, per un ammontare fino a 45.000 euro.

=> Quota 100 e non solo: le trappole del nuovo TFS/TFR
TFR/TFS: la lunga attesa
Oggi, l’attesa per ricevere l’indennità di buonuscita (TFR o TFS a seconda del regime di appartenenza) da parte dei dipendenti che vanno in pensione cambia a seconda della motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

=> TFR Statali differito e a rate: regole e limiti
In assenza di questo provvedimento, i dipendenti del settore pubblico che hanno scelto di andare in pensione, per esempio, sarebbero costretti ad attendere anche fino a 6 anni (nel caso della Quota 100) prima di ricevere la liquidazione.

=> Niente anticipo TFS: liquidazione in 6 anni
Decreto TFR/TFS: l’iter
Il decreto attuativo della misura prevista dal Dl 4/2019 – che ha dato il via anche a Quota 100 e RdC – è dunque finalmente pronto, ma per dare il via definitivo all’anticipo buonuscita per i dipendenti pubblici mancano ancora l’accordo quadro con l’ABI, il parere del Garante Privacy, dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato e concorrenza (AGCM ) e del Consiglio di Stato.

Solo una volta ottenuto il disco verde il DPCM sull’anticipo del TFR o TFS potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Da lì Ministero e ABI potranno stipulare l’accordo quadro sulle condizioni per la concessione del prestito, compreso il tasso di interesse. Questo dovrebbe essere più conveniente da quello attualmente previsto dagli istituti di credito, che già oggi danno la possibilità ai dipendenti pubblici di accedere a delle forme di finanziamento per l’anticipo del TFR/TFS, spesso senza limiti di importo.

I vantaggi dell’anticipo
Il tasso di interesse annuo applicato a carico del soggetto finanziato dall’anticipo del TFS/TFR, comprensivo di ogni eventuale onere, non può essere infatti superiore al limite massimo del valore dell’indice generale del Rendistato, pubblicato con cadenza mensile dalla Banca d’Italia, aumentato di 30 centesimi.

Il finanziamento previsto dal DCPM sarà inoltre esente da imposta di registro e di bollo, e da ogni altra imposta indiretta, nonché da ogni altro tributo o diritto.

Il decreto 4/2019 ha anche previsto un regime di tassazione agevolata per la buonuscita, ma solo sull’imponibile dell’indennità inferiore ai 50.000 euro. L’aliquota IRPEF sull’indennità di fine servizio, su questa quota di reddito, è così ridotta:

1,5% per le indennità corrisposte dopo 12 mesi;
3,0% per le indennità corrisposte dopo i 24 mesi;
4,5% per le indennità corrisposte dopo i 36 mesi;
6,0% per le indennità corrisposte dopo i 48 mesi;
7,5% per le indennità corrisposte dopo i 60 mesi.
Come fare richiesta
Secondo quanto previsto dal decreto, la richiesta andrà presentata all’ente erogatore del TFR/TFS, quasi sempre l’INPS, allegando la certificazione attestante il diritto all’anticipazione. Quindi bisognerà rivolgersi ad uno degli istituti di credito aderenti all’iniziativa, richiedendo l’anticipo.

Sarà poi la banca a verificare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge presso l’ente di erogazione. In caso di esito positivo la liquidazione dell’anticipo avverrà entro i successivi 15 giorni. Tra la domanda di certificazione e l’accredito del TFR non dovranno comunque passare più di 75 giorni.

Consigli per la quota 100 e TFS per i dipendenti pubblici.


La quota 100 è un’opzione che il lavoratore è libero di esercitare o meno. Quindi è su base volontaria. Se si ritiene più conveniente ritirarsi con le regole previste dalla Riforma Fornero, si è liberissimi di attendere il momento in cui si maturerà il requisito.

Penalizzazioni quota 100: fino a pensione di vecchiaia o definitiva?
Bisogna tenere presente una cosa: la quota 100 valorizza tutti i contributi versati e non solo i 38 anni di paletto minimo (o, il numero maggiore eventualmente raggiunto). Mi spiego meglio: se si avesse per ipotesi 63 anni e 40 anni di contributi ci si potrebbe ritirare con la quota 100, perché rispetta tutti e tre i requisiti necessari (la somma pari a 100, almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi). Ma la pensione viene poi calcolata in base a tutti i contributi versati, quindi in questo senso non c’è penalizzazione.

Certamente, però, restare al lavoro fino alla maturazione della pensione secondo le regole Fornero consentirebbe di versare nuovi contributi, maturando quindi un assegno previdenziale più alto.
Per i pubblici dipendenti c’è un problema molto importante!
Il conteggio dei 2 anni e novanta giorni di ritardo previsti per la liquidazione del TFS cominceranno a decorrere soltanto dal momento della maturazione del requisito previsto dalla Riforma Fornero come modificata dal successivo Decreto dell’attuale Governo:per la pensione anticipata(42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).
Per la liquidazione del TFS nel caso di pensione di Vecchiaia(67 anni di età con almeno 20 anni di anzianità contributiva) bisognerà attendere il compimento dell’età prevista per la vecchiaia.
Ci sarà quindi un notevole ampliamento dei tempi di attesa per ottenere il TFS(anche alcuni anni a seconda delle singole situazioni).
Per eventuali consigli o consulenze totalmente gratuite prendete un appuntamento con il sottoscritto telefonanddo al 040-3788-236 lasciando nella segreteria telefonica il proprio nome e numero di telefono. Vi richiamerò quanto prima.
Pietro Lettig-c/o CGIL Trieste-Via Pondares,8-34131-Ufficio Consulenza Previdenza.

14.ma pensioni 2019- Messaggio numero 2403 del 27-06-2019


Istituto Nazionale della Previdenza Sociale Messaggio numero 2403 del 27-06-2019 Direzione Centrale Pensioni Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi Roma, 27-06-2019 Messaggio n. 2403 OGGETTO: Corresponsione per l’anno 2019 della somma aggiuntiva (c.d. quattordicesima) di cui all’articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 127/2007, come modificato dall’articolo 1, comma 187, della legge 11 dicembre 2016, n. 232     Con il presente messaggio si comunica che nel mese di luglio 2019 l’Istituto provvederà d’ufficio ad erogare la somma aggiuntiva, c.d.

Sorgente: Messaggio numero 2403 del 27-06-2019

Gazzetta Ufficiale


DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4  Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. (19G00008) (GU Serie Generale n.23 del 28-01-2019) note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/01/2019

Sorgente: Gazzetta Ufficiale

Riforma pensioni, tutte le misure del decreto.


Riforma pensioni, tutte le misure del decreto
Barbara Weisz

Proroga APe Sociale e Opzione Donna, blocco aspettative di vita pensioni anticipate e precoci, pace contributiva (riscatto laurea e contributi): non solo Quota 100 nel decreto di riforma pensioni.

Non c’è solo la quota 100 fra le novità di riforma pensioni inserite nel decreto approvato dal Governo giovedì 17 gennaio: fra le altre novità, il blocco delle aspettative di vita per chi va in pensione anticipata, la proroga di APe Sociale e Opzione Donna.

Vediamo una breve panoramica delle misure inserite nel provvedimento (decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.).

Blocco aspettative di vita
La norma riguarda i cinque mesi scattati nel 2019, che non si applicano a chi va in pensione anticipata. In pratica, il requisito resta a 42 anni e tre mesi per gli uomini e a 41 anni e tre mesi per le donne. La regola vale per gli iscritti all’INPS, anche in gestione separata. Il blocco funziona fino al 2026.
Attenzione: chi matura il diritto alla pensione anticipata fra il primo gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto (che dipenderà da quando verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale), consegue il diritto alla pensione da aprile 2019. In generale, in materia di decorrenza sono previste finestre trimestrali. Quindi, dal momento in cui si matura il requisito, devono trascorrere tre mesi per percepire l’assegno previdenziale.
Lavoratori precoci
Anche per questa platea di lavoratori è previsto il blocco dei 5 mesi di aspettative di vita, limitatamente agli scatti 2019 e 2021. Quindi, fino al 2023 questi lavoratori andranno in pensione con 41 anni di contributi. Ricordiamo che i lavoratori precoci devono avere almeno un anno di contributi versati entro il compimento dei 19 anni, e appartenere a una delle quattro categorie di aventi diritto previste dalla norma (disoccupati che hanno terminato di percepire il sussidio da almeno tre mesi, caregiver, inabilità al lavoro pari almeno al 74%, mansioni gravose). Anche in questo caso, finestra trimestrale per la decorrenza della pensione.
Opzione Donna

Opzione Donna: i requisiti pensione 2019
Possono ritirarsi con 35 anni di contributi le lavoratrici che hanno compiuto entro il 31 dicembre 2018 58 anni (se dipendenti), oppure 59 anni (se autonome). Rispetto alla prima bozza vengono, quindi, incluse anche le nate nel 1960.

Anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita.
Sono invece previste, come già in passato, le finestre di uscita, paria 12 e 18 mesi rispettivamente.
APe Sociale
Proroga di anno della misura, che quindi resta valida fino al 31 dicembre 2019. Significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre 2019 (la misura era terminata lo scorso 31 dicembre 2018).
La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

Pace contributiva
Novità importanti nell’ambito del riscatto contributi, con nuove opzioni valide per il triennio 2019-2021.
La prima è la possibilità di riscatto della laurea riservata a chi non ha ancora compiuto i 45 anni (lavoratori che rientrano nel sistema contributivo puro) con una riduzione sull’onere di riscatto. La seconda novità riguarda la possibilità di riscattare in modo agevolato fino a cinque anni di periodi, anche non continuativi, non coperti da contribuzione.
Non bisogna avere contributi versati prima del 31 dicembre 1995, non si può essere già titolari di una pensione. L’onere di riscatto può essere diviso in 60 rate. Il 50% dell’onere può essere portato in detrazione, in cinque quote annuali di pari importo.

Finestre, incentivi esodo e cumulo contributi per la quota 100, proroga di un anno per APe Social e Opzione Donna: la bozza di decreto di riforma pensioni.


Barbara Weisz.

Finestre, incentivi esodo e cumulo contributi per la quota 100, proroga di un anno per APe Social e Opzione Donna: la bozza di decreto di riforma pensioni.
La quota 100 sarà sperimentale per il triennio 2019-2021, introducendo una nuova possibilità di pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, finestra di tre mesi fra la maturazione del requisito e l’assegno previdenziale, precisi vincoli (es.: incumulabilità con redditi da lavoro superiori a 5mila euro annui prima dell’età per la pensione di vecchiaia): sono i requisiti fondamentali per la quota 100 contenuti nelle bozze del decreto del Governo, atteso nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento contiene anche altre novità previdenziali: proroga di un anno per l’APE Sociale ed Opzione Donna estesa alle lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1959 (dipendenti) o 1958 (autonome), nonché sconti sugli scatti delle aspettative di vita. E c’è anche un nuovo incentivo all’esodo, previo accordo sindacale, per i lavoratori a cui mancano al massimo tre anni dalla quota 100 (per assumere personale giovane).

IMPORTANTE:
Si tratta di bozze, non di provvedimenti approvati, e che quindi potranno esserci modifiche.

Quota 100
E’ una nuova forma di pensione anticipata riservata agli iscritti alle gestioni INPS e alla gestione separata (sono esclusi gli iscritti alle casse previdenziali). Chi si ritira con la quota 100 non può sommare alla pensione altri redditi da lavoro superiori a 5mila euro annui fino a quando non compie l’età per la pensione di vecchiaia (attualmente pari a 67 anni).

Il requisito base è pari a 62 anni di età – ma dal 2021 andrà adeguato alle aspettative di vita – e 38 anni di contributi. Sono requisiti minimi e non alternativi: se un lavoratore ha 40 anni di contributi e 60 di età non accede comunque per quanto la somma faccia 100. Il cumulo gratuito dei contributi non coincidenti versati in diverse gestioni previdenziali è consentito per raggiungere la quota 100.

Per i dipendenti del settore privato, i primi assegni arriveranno ad aprile, ma solo per coloro che avevano già il requisito al 31 dicembre 2018. Dal gennaio 2019 la decorrenza della pensione è fissata a tre mesi dal momento in cui si matura il requisito. Esempio: maturazione requisiti febbraio 2019, pensione quota 100 da maggio. Nel settore pubblico la finestra di uscita è pari a sei mesi, quindi i primi assegni arriveranno a luglio. Chi però matura i requisiti entro il 31 marzo, ha comunque diritto alla pensione dal 31 luglio. Chi invece li matura dal primo aprile 2019, dovrà aspettare sei mesi.

Scivolo quota 100
Questa è una novità, e prevede il coinvolgimento degli enti bilaterali per consentire accordi di esodo per i lavoratori a cui mancano al massimo tre anni alla maturazione della quota 100 per favorire percorsi di ricambio generazionale. In pratica, ai lavoratori viene pagata una prestazione straordinaria di sostegno al reddito ed assicurata la copertura previdenziale. La prestazione è a carico dei datori di lavoro (viene erogata dai fondi ma finanziata dalle imprese), che possono poi dedurla dal reddito.

Ape sociale

Viene prorogato a tutto il 2019 l’anticipo pensionistico per coloro che hanno almeno 63 anni e ricadono in una delle fattispecie previste dai commi 185 e 186 della legge 232/2016. Si tratta delle quattro categorie di lavoratori con accesso all’APe Sociale ovvero disoccupati che hanno terminato da almeno tre mesi di percepire il sussidio, caregiver, riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, addetti a mansioni gravose.
Opzione Donna
Possono andare in pensione le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi nate entro il 31 dicembre 1958 se dipendenti, o entro il 31 dicembre 1959 se autonome.

Aspettative di vita
C’è anche il blocco dei cinque mesi di aspettative di vita 2019 limitatamente alla pensione anticipata. In realtà, viene introdotto un meccanismo di finestre trimestrali. In pratica, dal primo gennaio 2019, il requisito per la pensione anticipata resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne però, dalla maturazione del diritto alla decorrenza della pensione, devono trascorrere tre mesi. In sede di prima applicazione, tutti coloro che maturano il requisito dal primo gennaio alla data di entrata in vigore del decreto di riforma pensioni conseguono il diritto dal primo aprile 2019.

Stesso meccanismo per i lavoratori precoci: niente scatto aspettative di vita 2019 (quindi, il requisito resta a 41 anni di contributi), ma decorrenza della pensione con finestra trimestrale.

Pensioni 2019, la rivalutazione con conguaglio


B.Weisz.

 

Assegni pensione 2019 rimodulati con le nuove norme in Legge di Bilancio, conguaglio nel cedolino di marzo: perequazione, regole ed esempi di calcolo.
I pensionati che in questi giorni ricevono il cedolino di gennaio avranno l’assegno ricalcolato in modo più favorevole rispetto a quanto previsto dalla Legge di Bilancio, quindi nei prossimi mesi subiranno un conguaglio. Stiamo parlando di differenze di poche decine o unità di euro, ma comunque è bene tenerne conto in considerazione del fatto che, prevedibilmente da marzo in poi, potrà esserci un’operazione di conguaglio delle pensioni 2019, con un assegno più basso.

=> Svalutazione pensioni dal 2019: il meccanismo

La circolare INPS 122/2018 illustra con precisione le modalità utilizzate fino ad oggi per il calcolo degli assegni 2019 e sottolinea che, con l’entrata in vigore della legge di bilancio il primo gennaio, gli incrementi potranno subire variazioni: le modifiche verranno illustrate con successiva circolare, tenendo conto «dei tempi necessari alla realizzazione delle implementazioni dei sistemi gestionali e della loro messa in esercizio».

Tradotto: dal primo gennaio gli assegni vengono calcolati con il sistema previsto dalla vecchia legge, che però è stata modificata dalla manovra 2019. I nuovi coefficienti più rigidi determineranno pertanto una maggior perdita di potere d’acquisto per i pensionati. Quindi, gli assegni di gennaio saranno più alti, non incamerando le modifiche in manovra, e l’INPS procederà poi nei mesi successivi a ricalcolo e recupero.

E vediamo con precisione in che cosa consiste la differenza.

Le vecchie regole (previste dalla legge 388/2000) prevedevano tre scaglioni: fino a tre volte il minimo, con rivalutazione al 100%, fra tre e cinque volte il minimo, con rivalutazione al 90%, e sopra cinque volte il minimo, con indice al 75%. Con le modifiche previste dalla manovra 2019, invece, gli indici di rivalutazione diventano meno favorevoli, con il salire della pensione (non cambia nulla fino a tre volte il minimo, nel qual caso si mantiene la rivalutazione piena). I nuovi scaglioni:

97% fra tre e quattro volte il minimo, da 1.522 e 2.029 euro,
77% da quattro a cinque volte il minimo, fino a 2.537 euro,
52% fra cinque e sei volte il minimo, fino a 3042 euro,
47% fra sei e otto volte il minimo, fino a 4059 euro,
45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo),
40% per gli importi superiori.
L’indice di rivalutazione 2019 è dell’1,1%, e non ci sono conguagli da fare rispetto al provvisorio. Quindi, fino a tre volte il minimo la perequazione è e resta all’1,1%. Per le pensioni più alte, il nuovo indice di rivalutazione introdotto dalla manovra fa scendere leggermente gli importi, con l’eccezione dei trattamenti fra tre e quattro volte il minimo, quindi fra 1.522 e 2.029 euro. che si rivaluteranno al 97% (invece che al 90%). Quindi, in questo caso l’indice applicato nel 2019 sarà dell’1,067%, a per gli importi superiori scatta l’aliquota del 77%, con rivalutazione quindi pari allo 0,847%.

Ecco in tabella come cambia la perequazione:

Pensione rivalutazione 2019
pre manovra indice rivalutazione 2019
definitiva indice differenza
fino a 3 volte il minimo 100% 1,1% 100% 1,1% 0
fra 3 e 4 volte il minimo 90% 0,99% 97% 1,067% +0,077%
fra 4 e 5 volte il minimo 90% 0,99% 77% 0,847% -0,143
fra 5 e 6 volte il minimo 75% 0,825 52% 0,572 -0,253
fra 6 e 8 volte il minimo 75% 0,825 47% 0,517 -0,308
fra 8 e 9 volte il minimo 75% 0,825 45% 0,495 – 0,33
Sopra 9 volte il minimo 75% 0,825 40% 0,44 -0,385
Proviamo a fare un paio di esempi di calcolo. Un trattamento di 2mila euro lordi, quindi fra tre e quattro volte il minimo, ci guadagna. Con il sistema pre manovra la valutazione sarebbe stata del 90% (quindi, con indice pari a 0,99%), mentre in base alla Legge di Bilancio sale al 97% , con indice all’1,067%.

Applicando le percentuali all’intera cifra, il pensionato incasserà in sede di conguaglio circa 1,5 euro in più al mese. Se invece la pensione è pari a 2200 euro, il discorso cambia: si applica il 77%, quindi un indice di rivalutazione di 0,847%. Significa una rivalutazione di 18,6 euro al mese. Senza modifiche, sarebbe stato pari a 21,7 euro. In questo caso, c’è uno scarto di 3 euro, a sfavore del pensionato.

Pensioni-Rinnovi per l’anno 2019- Circolare INPS numero 122 del 27-12-2018


Circolare numero 122 del 27-12-2018 Direzione Centrale Pensioni Direzione Centrale Sostegno alla non autosufficienza, invalidita’ civile e altre prestazioni Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi Roma, 27/12/2018 Circolare n. 122 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e    territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori    centrali e ai responsabili territoriali    dell’Area medico legale E, per conoscenza,

Sorgente: Circolare numero 122 del 27-12-2018

PENSIONI:novità previste nella legge di bilancio per il 2019.


Pensioni
In tema di Riforma delle Pensioni la grande novità è l’introduzione della “Quota 100” che prevede la possibilità di andare in pensione con 38 anni di contributi ed un minimo di 62 anni di età, senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale.

Prorogata oltre il 2015 l’Opzione Donna, la misura che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

In dirittura d’arrivo il taglio alle pensioni d’oro con il ricalcolo degli assegni superiori a 4.500 euro e risparmi per il sistema previdenziale per 1 miliardo di euro in 3 anni.

In presenza di determinati requisiti legati al reddito, i pensionati potranno beneficiare di un’integrazione al minimo della pensione fino al raggiungimento di 780 euro (c.d. Pensione di cittadinanza).