Gazzetta Ufficiale


DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4  Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. (19G00008) (GU Serie Generale n.23 del 28-01-2019) note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/01/2019

Sorgente: Gazzetta Ufficiale

Riforma pensioni, tutte le misure del decreto.


Riforma pensioni, tutte le misure del decreto
Barbara Weisz

Proroga APe Sociale e Opzione Donna, blocco aspettative di vita pensioni anticipate e precoci, pace contributiva (riscatto laurea e contributi): non solo Quota 100 nel decreto di riforma pensioni.

Non c’è solo la quota 100 fra le novità di riforma pensioni inserite nel decreto approvato dal Governo giovedì 17 gennaio: fra le altre novità, il blocco delle aspettative di vita per chi va in pensione anticipata, la proroga di APe Sociale e Opzione Donna.

Vediamo una breve panoramica delle misure inserite nel provvedimento (decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.).

Blocco aspettative di vita
La norma riguarda i cinque mesi scattati nel 2019, che non si applicano a chi va in pensione anticipata. In pratica, il requisito resta a 42 anni e tre mesi per gli uomini e a 41 anni e tre mesi per le donne. La regola vale per gli iscritti all’INPS, anche in gestione separata. Il blocco funziona fino al 2026.
Attenzione: chi matura il diritto alla pensione anticipata fra il primo gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del decreto (che dipenderà da quando verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale), consegue il diritto alla pensione da aprile 2019. In generale, in materia di decorrenza sono previste finestre trimestrali. Quindi, dal momento in cui si matura il requisito, devono trascorrere tre mesi per percepire l’assegno previdenziale.
Lavoratori precoci
Anche per questa platea di lavoratori è previsto il blocco dei 5 mesi di aspettative di vita, limitatamente agli scatti 2019 e 2021. Quindi, fino al 2023 questi lavoratori andranno in pensione con 41 anni di contributi. Ricordiamo che i lavoratori precoci devono avere almeno un anno di contributi versati entro il compimento dei 19 anni, e appartenere a una delle quattro categorie di aventi diritto previste dalla norma (disoccupati che hanno terminato di percepire il sussidio da almeno tre mesi, caregiver, inabilità al lavoro pari almeno al 74%, mansioni gravose). Anche in questo caso, finestra trimestrale per la decorrenza della pensione.
Opzione Donna

Opzione Donna: i requisiti pensione 2019
Possono ritirarsi con 35 anni di contributi le lavoratrici che hanno compiuto entro il 31 dicembre 2018 58 anni (se dipendenti), oppure 59 anni (se autonome). Rispetto alla prima bozza vengono, quindi, incluse anche le nate nel 1960.

Anche in questo caso, non si applicano gli scatti delle aspettative di vita.
Sono invece previste, come già in passato, le finestre di uscita, paria 12 e 18 mesi rispettivamente.
APe Sociale
Proroga di anno della misura, che quindi resta valida fino al 31 dicembre 2019. Significa che hanno diritto all’indennità sostitutiva coloro che maturano il requisito entro il 31 dicembre 2019 (la misura era terminata lo scorso 31 dicembre 2018).
La prestazione dura fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Requisiti: almeno 63 anni di età ed almeno 30 anni o 36 anni a seconda dei casi, con un bonus di un anno per ciascun figlio (massimo 2) per le lavoratrici.

Pace contributiva
Novità importanti nell’ambito del riscatto contributi, con nuove opzioni valide per il triennio 2019-2021.
La prima è la possibilità di riscatto della laurea riservata a chi non ha ancora compiuto i 45 anni (lavoratori che rientrano nel sistema contributivo puro) con una riduzione sull’onere di riscatto. La seconda novità riguarda la possibilità di riscattare in modo agevolato fino a cinque anni di periodi, anche non continuativi, non coperti da contribuzione.
Non bisogna avere contributi versati prima del 31 dicembre 1995, non si può essere già titolari di una pensione. L’onere di riscatto può essere diviso in 60 rate. Il 50% dell’onere può essere portato in detrazione, in cinque quote annuali di pari importo.

Finestre, incentivi esodo e cumulo contributi per la quota 100, proroga di un anno per APe Social e Opzione Donna: la bozza di decreto di riforma pensioni.


Barbara Weisz.

Finestre, incentivi esodo e cumulo contributi per la quota 100, proroga di un anno per APe Social e Opzione Donna: la bozza di decreto di riforma pensioni.
La quota 100 sarà sperimentale per il triennio 2019-2021, introducendo una nuova possibilità di pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, finestra di tre mesi fra la maturazione del requisito e l’assegno previdenziale, precisi vincoli (es.: incumulabilità con redditi da lavoro superiori a 5mila euro annui prima dell’età per la pensione di vecchiaia): sono i requisiti fondamentali per la quota 100 contenuti nelle bozze del decreto del Governo, atteso nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento contiene anche altre novità previdenziali: proroga di un anno per l’APE Sociale ed Opzione Donna estesa alle lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1959 (dipendenti) o 1958 (autonome), nonché sconti sugli scatti delle aspettative di vita. E c’è anche un nuovo incentivo all’esodo, previo accordo sindacale, per i lavoratori a cui mancano al massimo tre anni dalla quota 100 (per assumere personale giovane).

IMPORTANTE:
Si tratta di bozze, non di provvedimenti approvati, e che quindi potranno esserci modifiche.

Quota 100
E’ una nuova forma di pensione anticipata riservata agli iscritti alle gestioni INPS e alla gestione separata (sono esclusi gli iscritti alle casse previdenziali). Chi si ritira con la quota 100 non può sommare alla pensione altri redditi da lavoro superiori a 5mila euro annui fino a quando non compie l’età per la pensione di vecchiaia (attualmente pari a 67 anni).

Il requisito base è pari a 62 anni di età – ma dal 2021 andrà adeguato alle aspettative di vita – e 38 anni di contributi. Sono requisiti minimi e non alternativi: se un lavoratore ha 40 anni di contributi e 60 di età non accede comunque per quanto la somma faccia 100. Il cumulo gratuito dei contributi non coincidenti versati in diverse gestioni previdenziali è consentito per raggiungere la quota 100.

Per i dipendenti del settore privato, i primi assegni arriveranno ad aprile, ma solo per coloro che avevano già il requisito al 31 dicembre 2018. Dal gennaio 2019 la decorrenza della pensione è fissata a tre mesi dal momento in cui si matura il requisito. Esempio: maturazione requisiti febbraio 2019, pensione quota 100 da maggio. Nel settore pubblico la finestra di uscita è pari a sei mesi, quindi i primi assegni arriveranno a luglio. Chi però matura i requisiti entro il 31 marzo, ha comunque diritto alla pensione dal 31 luglio. Chi invece li matura dal primo aprile 2019, dovrà aspettare sei mesi.

Scivolo quota 100
Questa è una novità, e prevede il coinvolgimento degli enti bilaterali per consentire accordi di esodo per i lavoratori a cui mancano al massimo tre anni alla maturazione della quota 100 per favorire percorsi di ricambio generazionale. In pratica, ai lavoratori viene pagata una prestazione straordinaria di sostegno al reddito ed assicurata la copertura previdenziale. La prestazione è a carico dei datori di lavoro (viene erogata dai fondi ma finanziata dalle imprese), che possono poi dedurla dal reddito.

Ape sociale

Viene prorogato a tutto il 2019 l’anticipo pensionistico per coloro che hanno almeno 63 anni e ricadono in una delle fattispecie previste dai commi 185 e 186 della legge 232/2016. Si tratta delle quattro categorie di lavoratori con accesso all’APe Sociale ovvero disoccupati che hanno terminato da almeno tre mesi di percepire il sussidio, caregiver, riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, addetti a mansioni gravose.
Opzione Donna
Possono andare in pensione le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi nate entro il 31 dicembre 1958 se dipendenti, o entro il 31 dicembre 1959 se autonome.

Aspettative di vita
C’è anche il blocco dei cinque mesi di aspettative di vita 2019 limitatamente alla pensione anticipata. In realtà, viene introdotto un meccanismo di finestre trimestrali. In pratica, dal primo gennaio 2019, il requisito per la pensione anticipata resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne però, dalla maturazione del diritto alla decorrenza della pensione, devono trascorrere tre mesi. In sede di prima applicazione, tutti coloro che maturano il requisito dal primo gennaio alla data di entrata in vigore del decreto di riforma pensioni conseguono il diritto dal primo aprile 2019.

Stesso meccanismo per i lavoratori precoci: niente scatto aspettative di vita 2019 (quindi, il requisito resta a 41 anni di contributi), ma decorrenza della pensione con finestra trimestrale.

Pensioni 2019, la rivalutazione con conguaglio


B.Weisz.

 

Assegni pensione 2019 rimodulati con le nuove norme in Legge di Bilancio, conguaglio nel cedolino di marzo: perequazione, regole ed esempi di calcolo.
I pensionati che in questi giorni ricevono il cedolino di gennaio avranno l’assegno ricalcolato in modo più favorevole rispetto a quanto previsto dalla Legge di Bilancio, quindi nei prossimi mesi subiranno un conguaglio. Stiamo parlando di differenze di poche decine o unità di euro, ma comunque è bene tenerne conto in considerazione del fatto che, prevedibilmente da marzo in poi, potrà esserci un’operazione di conguaglio delle pensioni 2019, con un assegno più basso.

=> Svalutazione pensioni dal 2019: il meccanismo

La circolare INPS 122/2018 illustra con precisione le modalità utilizzate fino ad oggi per il calcolo degli assegni 2019 e sottolinea che, con l’entrata in vigore della legge di bilancio il primo gennaio, gli incrementi potranno subire variazioni: le modifiche verranno illustrate con successiva circolare, tenendo conto «dei tempi necessari alla realizzazione delle implementazioni dei sistemi gestionali e della loro messa in esercizio».

Tradotto: dal primo gennaio gli assegni vengono calcolati con il sistema previsto dalla vecchia legge, che però è stata modificata dalla manovra 2019. I nuovi coefficienti più rigidi determineranno pertanto una maggior perdita di potere d’acquisto per i pensionati. Quindi, gli assegni di gennaio saranno più alti, non incamerando le modifiche in manovra, e l’INPS procederà poi nei mesi successivi a ricalcolo e recupero.

E vediamo con precisione in che cosa consiste la differenza.

Le vecchie regole (previste dalla legge 388/2000) prevedevano tre scaglioni: fino a tre volte il minimo, con rivalutazione al 100%, fra tre e cinque volte il minimo, con rivalutazione al 90%, e sopra cinque volte il minimo, con indice al 75%. Con le modifiche previste dalla manovra 2019, invece, gli indici di rivalutazione diventano meno favorevoli, con il salire della pensione (non cambia nulla fino a tre volte il minimo, nel qual caso si mantiene la rivalutazione piena). I nuovi scaglioni:

97% fra tre e quattro volte il minimo, da 1.522 e 2.029 euro,
77% da quattro a cinque volte il minimo, fino a 2.537 euro,
52% fra cinque e sei volte il minimo, fino a 3042 euro,
47% fra sei e otto volte il minimo, fino a 4059 euro,
45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo),
40% per gli importi superiori.
L’indice di rivalutazione 2019 è dell’1,1%, e non ci sono conguagli da fare rispetto al provvisorio. Quindi, fino a tre volte il minimo la perequazione è e resta all’1,1%. Per le pensioni più alte, il nuovo indice di rivalutazione introdotto dalla manovra fa scendere leggermente gli importi, con l’eccezione dei trattamenti fra tre e quattro volte il minimo, quindi fra 1.522 e 2.029 euro. che si rivaluteranno al 97% (invece che al 90%). Quindi, in questo caso l’indice applicato nel 2019 sarà dell’1,067%, a per gli importi superiori scatta l’aliquota del 77%, con rivalutazione quindi pari allo 0,847%.

Ecco in tabella come cambia la perequazione:

Pensione rivalutazione 2019
pre manovra indice rivalutazione 2019
definitiva indice differenza
fino a 3 volte il minimo 100% 1,1% 100% 1,1% 0
fra 3 e 4 volte il minimo 90% 0,99% 97% 1,067% +0,077%
fra 4 e 5 volte il minimo 90% 0,99% 77% 0,847% -0,143
fra 5 e 6 volte il minimo 75% 0,825 52% 0,572 -0,253
fra 6 e 8 volte il minimo 75% 0,825 47% 0,517 -0,308
fra 8 e 9 volte il minimo 75% 0,825 45% 0,495 – 0,33
Sopra 9 volte il minimo 75% 0,825 40% 0,44 -0,385
Proviamo a fare un paio di esempi di calcolo. Un trattamento di 2mila euro lordi, quindi fra tre e quattro volte il minimo, ci guadagna. Con il sistema pre manovra la valutazione sarebbe stata del 90% (quindi, con indice pari a 0,99%), mentre in base alla Legge di Bilancio sale al 97% , con indice all’1,067%.

Applicando le percentuali all’intera cifra, il pensionato incasserà in sede di conguaglio circa 1,5 euro in più al mese. Se invece la pensione è pari a 2200 euro, il discorso cambia: si applica il 77%, quindi un indice di rivalutazione di 0,847%. Significa una rivalutazione di 18,6 euro al mese. Senza modifiche, sarebbe stato pari a 21,7 euro. In questo caso, c’è uno scarto di 3 euro, a sfavore del pensionato.

Pensioni-Rinnovi per l’anno 2019- Circolare INPS numero 122 del 27-12-2018


Circolare numero 122 del 27-12-2018 Direzione Centrale Pensioni Direzione Centrale Sostegno alla non autosufficienza, invalidita’ civile e altre prestazioni Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi Roma, 27/12/2018 Circolare n. 122 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e    territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori    centrali e ai responsabili territoriali    dell’Area medico legale E, per conoscenza,

Sorgente: Circolare numero 122 del 27-12-2018

PENSIONI:novità previste nella legge di bilancio per il 2019.


Pensioni
In tema di Riforma delle Pensioni la grande novità è l’introduzione della “Quota 100” che prevede la possibilità di andare in pensione con 38 anni di contributi ed un minimo di 62 anni di età, senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale.

Prorogata oltre il 2015 l’Opzione Donna, la misura che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

In dirittura d’arrivo il taglio alle pensioni d’oro con il ricalcolo degli assegni superiori a 4.500 euro e risparmi per il sistema previdenziale per 1 miliardo di euro in 3 anni.

In presenza di determinati requisiti legati al reddito, i pensionati potranno beneficiare di un’integrazione al minimo della pensione fino al raggiungimento di 780 euro (c.d. Pensione di cittadinanza).

OPZIONE DONNA:nuove regole previste(da confermare entro 31.12.2018


Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

Riliquidazione Pensioni Dip.Pubblici-aumenti retributivi previsti per gli anni 2011-2015-DIRITTO.


Il blocco degli aumenti retributivi previsto per il pubblico impiego relativamente agli anni 2011-2015, stabilito con la Legge 122/2010, non può influire sul calcolo della pensione concessa ai lavoratori statali.
Escludendo il computo degli aumenti mancati, infatti, la pensione era stata calcolata in base alla retribuzione relativa al 2010, di importo inferiore allo stipendio che il lavoratore avrebbe dovuto raggiungere negli anni di blocco.

Secondo quanto affermato dalla Corte Costituzionale in alcune sentenze precedenti richiamate dalla Corte dei Conti, infatti, le misure relative al blocco retributivo dovevano essere considerate come temporanee ed eccezionali, pertanto applicabili a fini previdenziali.

Il giudice ha quindi stabilito:

il diritto della parte ricorrente, ai fini della determinazione della base contributiva e di calcolo della pensione, agli emolumenti pensionabili derivanti dalla progressione di carriera avvenuta durante la cristallizzazione delle retribuzioni, nel periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2015.
Sarà l’INPS a dover versare le somme dovute a titolo di arretrati.Riliquidazione

Legge di Bilancio: quota 100


Prende forma la quota 100, misura fondamentale di Riforma Pensioni che il Governo intende inserire in Legge di bilancio 2019: ci sarà il paletto dei 64 anni di età minima ma anche sconti anagrafici per donne con figli e lavoratori precoci. Non verrà prorogato l’APE sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, sostituito da una prestazione a carico dei Fondi bilaterali.Le anticipazioni sono di Alberto Brambilla esperto previdenziale e consulente della Lega, che sta preparando la norma da inserire in manovra.

Dunque, per andare in pensione con la quota 100 saranno necessari 64 anni di età e 36 di contributi. Se la proposta sarà così formulata, richiedendo entrambi i requisiti, un lavoratore con 65 anni di età e 35 anni di contributi, pur raggiungendo la quota 100 (somma di età anagrafica e contributi versati) non potrà ritirarsi, mancandogli il requisito contributivo. Stesso discorso nel caso in cui un lavoratore abbia, viceversa, 37 anni di contributi e 63 anni di età. Dovrà attendere di compiere 64 anni per poter avere tutti i requisiti previsti.

Sembra che ci saranno però condizioni particolari per i lavoratori precoci, che hanno almeno un anno di contributi versati entro i 19 anni di età, e per ledonne con figli. Queste categorie di lavoratori potranno con ogni probabilità andare in pensione con un requisito di età inferiore.

Per quanto riguarda coloro che attualmente prendono l’APE Social, è allo studio un meccanismo che tuteli la platea degli aventi diritto: il trattamento sarebbe a carico dei fondi esuberi. In pratica, le prestazioni non sarebbero pagate dall’INPS ma dai fondi, che sono finanziati dalle imprese e dai lavoratori.

Restano aperte una serie di questioni: non potrebbero accedere i lavoratori autonomi e tutti coloro che lavorano nelle piccole aziende (sotto i cinque dipendenti) che non hanno i fondi di solidarietà.

Pensione lavoratori autonomi: vale il calcolo migliore.


Fonte: Istock

B.Weisz.

Se si continua a lavorare dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, il diritto
alla sterilizzazione dei contributi meno favorevoli per il calcolo della pensione si
applica anche agli autonomi: sentenza di Cassazione.
Se l’autonomo continua a lavorare anche dopo aver maturato il diritto a pensione, e
gli anni in più comportano per qualche motivo una riduzione dell’assegno
previdenziale, avrà comunque diritto alla pensione a lui più favorevole, applicando
il principio della sterilizzazione degli anni meno favorevoli (c.d. contributi
dannosi).

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con sentenza 173/2018, relativa al caso di
un pensionato prima dipendente e poi autonomo. La Corte ha stabilito che anche i
lavoratori autonomi, così come i dipendenti, possono applicare tale principio,
ritenendo incostituzionale la disparità di trattamento fra le due categorie.
L’istituto previdenziale, calcolandogli la pensione in base agli ultimi dieci anni
di contributi versati, aveva versato un assegno più basso di quello che sarebbe
spettato allo stesso pensionato se fosse andato in pensione prima, al raggiungimento
del requisito di età pensionabile.
Tecnicamente, la sentenza ha esteso anche ai lavoratori autonomi l’ambito di
applicazione di una precedente sentenza, 82/2017, che aveva ritenuto
incostituzionale la parte della legge 297/1982, nella parte dell’articolo 3 in cui:non prevede che, nell’ipotesi di lavoratore che abbia già maturato i requisiti
assicurativi e contributivi per conseguire la pensione e percepisca contributi per
disoccupazione nelle ultime 260 settimane antecedenti la decorrenza della pensione,
la pensione liquidata non possa essere comunque inferiore a quella che sarebbe
spettata, al raggiungimento dell’età pensionabile, escludendo dal computo, ad ogni
effetto, i periodi di contribuzione per disoccupazione relativi alle ultime
duecentosessanta settimane, in quanto non necessari ai fini del requisito
dell’anzianità contributiva minima.
Lo stesso principio, in base alla nuova sentenza, si applica anche al caso in cui il
lavoratore abbia continuato a lavorare

La quota 100 e il calcolo contributivo


La quota 100 e il calcolo contributivo
di Barbara Weisz
scritto il 13 giugno 2018

Fonte: IStock

Non si applica il retributivo ai versamenti dal 1996 a chi sceglie la quota 100, anche con i 18 anni di contributi versati prima del termine: la regola e il calcolo.

La pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e anni di contributi) è prevista dal programma del Governo Conte, così come la nuova possibilità di ritirarsi con 41 anni di contributi, per questo i tecnici sono al lavoro per esaminare le diverse possibilità di attuazione e il dibattito è acceso.Dopo aver analizzato pro e contro della pensione anticipata con la “quota 41” rivisitata, facciamo il punto sul meccanismo per la pensione con la quota 100, che rischia di penalizzare i lavoratori che hanno almeno 18 anni di contributi entro il primo gennaio 1996: nel caso in cui la misura dovesse prevedere il calcolo contributivo (è l’ipotesi elaborata dall’economista Alberto Brambilla per la Lega), non sarebbe possibile valorizzare con il retributivo le mensilità versate successivamente al 1996.

L’idea a cui si lavora prevede sempre il calcolo contributivo per i versamenti successivi al 1995. Per coloro che entro la fine del 1995 non raggiungono i 18 anni di contributi, non cambia nulla. Se però un lavoratore aveva già almeno 18 anni di versamenti a questa data, aspettando la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata piena ha diritto al calcolo retributivo anche per le mensilità seguenti, fino al 31 dicembre 2011 (dal 2012, vale in ogni caso il contributivo per tutti, in base alla Riforma Fornero).
Utilizzando la quota 100, invece, può calcolare con il retributivo solo i versamenti fino al 31 dicembre 1995, applicando invece il sistema contributivo a tutti i periodi successivi.
Attenzione: non è detto che un meccanismo del genere sia necessariamente sfavorevole per l’assicurato. Nel caso ad esempio di una carriera lavorativa stabile e con stipendio alto, il contributivo è in genere conveniente rispetto al retributivo. Ognuno dovrà fare con attenzione i calcoli per valutare quale ipotesi sia la più adatta alla propria situazione.In ogni caso, è bene non dimenticarlo, si tratta di proposte, quindi per fare calcoli reali bisogna aspettare i provvedimenti veri e propri.

Ricordiamo che l’ipotesi Brambilla di quota 100 prevede almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi.

Quindi, non è possibile ad esempio accedere alla pensione ad esempio, con 67 anni di età e 33 di contributi, piuttosto che con 40 anni di contributi e 60 anni di età.

Pensioni e proposte del nuovo Governo.


Noemi Ricci.
In tema di pensioni, Luigi Di Maio, dal 1° giugno Ministro dello Sviluppo Economico e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo, promette di attuare la cosiddetta “Quota 100” per superare la Riforma Fornero. Per Quota 100 si intende la la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma degli anni di contributi versati e l’età anagrafica dà un risultato pari a 100 ma, per superare il nodo risorse e rendere meno pesante il costo per lo Stato, sono previsti però alcuni importanti paletti:

età anagrafica minima pensionabile pari a 64 anni (rispetto ai 66 anni e 7 mesi di oggi per la pensione di vecchiaia);
minimo 35 anni di contributi;
massimo due anni di contribuzione figurativa utile al raggiungimento della quota 100, a parte quelli derivanti da maternità e puerperio.
Per quanto riguarda la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, i paletti imposti sarebbero di un’età anagrafica minima di 62 anni, sempre con massimo 2 anni di contribuzione figurativa.
In questo modo, il costo dell’operazione scenderebbe dai 15 miliardi di euro stimati dall’INPS a 5 miliardi. Senza considerare che il tutto verrebbe accompagnato dall’abolizione dell’APe social e il taglio delle pensioni d’oro.
Lega e M5S si dimostrano inoltre propensi a prorogare l’Opzione Donna, una misura che sembra trovare il favore delle lavoratrici, senza pesare troppo sul bilancio dello Stato.
Lavoro

Tutto da rivedere il Jobs Act, secondo Di Maio: c’è troppa precarietà che deve essere assolutamente ridotta se si vuole dare più forza all’economia italiana. Prevista poi una profonda revisione dell’attuale sistema di politiche attive con il probabile rafforzamento dei Centri per l’Impiego e una possibile “rivisitazione” della nuova Agenzia, Anpal. Con uno stanziamento di 2,1 miliardi di euro, si punta ad investire nella formazione del personale per aumentare i servizi di politica e migliorare la qualità delle prestazioni da erogare ai disoccupati.

Tra le ipotesi allo studio, quella di reintrodurre la causale, ovvero le ragioni giustificatrici del ricorso, da parte del datore, a un contratto a tempo determinato.
Si ragiona inoltre su uno strumento per rendere strutturale e più forte l’incentivo all’occupazione stabile dei giovani sotto i 30-35 anni di età.
Fiscalità
Obiettivi nel medio-lungo periodo inoltre, assicura Di Maio, l’addio definitivo allo Spesometro, al Redditometro, agli Studi di Settore, come in realtà già previsto dalle misure emanate dai precedenti governi.

Arretrati APe senza proroga: scadenza incostituzionale?


Arretrati APe senza proroga: scadenza incostituzionale?

Barbara Weisz

Si potrebbe prospettare un caso di incostituzionalità considerando il fatto che le domande di richiesta certificazione per l’APE Volontaria sono state aperte il giorno 13 Febbraio prevedendo 60 giorni per la risposta INPS, dunque lasciando solo a quelle dei primi giorni la certezza di ricevere gli arretrati. Perché non è stata prevista una proroga, tipica in questi casi?

Certamente si rileva una tempistica poco agevole per chi intende chiedere gli arretrati.

In pratica, le procedure per presentare la domanda definitiva di APE volontaria, complete di richiesta di retroattività, sono aperte dal 12 aprile. Significa che ci sono solo pochi giorni di tempo per inviare validamente la richiesta di APE retroattivo, visto che la scadenza resta il 18 aprile. E’ effettivamente difficile comprendere il motivo per cui non sembra si stiano considerando proroghe, che vengono spesso previste in casi analoghi.

Fra l’altro, non si può escludere che ci siano persone che hanno già presentato la prima domanda, quella di certificazione del diritto, senza aver però ricevuto dall’INPS la risposta in tempo per presentare la domanda di APE retroattiva entro il 18.L’istituto ha 60 giorni di tempo per rispondere, quindi chi ha chiesto la certificazione del diritto dopo il 18 febbraio rischia di restare fuori.

Salvaguardia, APE o pensione precoci: si può scegliere


Salvaguardia, APE o pensione precoci: si può scegliere
di Barbara Weisz
scritto il 6 aprile 2018

Fonte: Shutterstock

L’INPS convocherà i salvaguardati che hanno fatto domanda di APE sociale o pensione precoci per scegliere tra i due benefici previdenziali: come funziona e quali rischi si corre.

Novità per gli esodati che sono rientrati in un provvedimento di salvaguardia e presentano anche domanda di accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata precoci: l’INPS ha messo nero su bianco la procedura attraverso la quale dovranno scegliere fra i due benefici. I dettagli sono contenuti nel messaggio 1481/2018. Il punto di partenza è la possibilità di scelta fra salvaguardia esodati e APE sociale o pensione precoci prevista dalla nota 7214/2017 del ministero del Lavoro, in base alla quale:
i soggetti che abbiano già ottenuto la certificazione per l’accesso alla pensione in salvaguardia, hanno la facoltà di optare tra le due prestazioni.
La scelta
Ebbene, l’INPS ha stabilito che, nel momento in cui questi lavoratori presentano domanda di APE o di pensione precoci, la struttura territoriale competente deve convocarli per consentire loro di scegliere se mantenere lo status di salvaguardati, con l’accesso a pensione con le regole ante-Fornero, oppure accedere alla nuova prestazione previdenziale richiesta.

Se si decide di privilegiare la salvaguardia, la domanda di certificazione APE o pensione precoci sarà conseguentemente respinta. Se si sceglierà l’APE sociale o la pensione precoci, si annulla il diritto alla salvaguardia e si mette in lavorazione la domanda di certificazione per APE sociale/beneficio “precoci”. La scelta, par di capire, è irreversibile, nel senso che si perde definitivamente il diritto alla salvaguardia nel caso in cui alla fine non si riescano ad agganciare l’APE o la pensione precoci perché nel frattempo decadono i requisiti. E’ quindi utile che in questi casi vengano effettuate con attenzione tutte le valutazioni del caso.

Il documento di prassi INPS prevede che la struttura territoriale, nel momento in cui presenta al lavoratore la possibilità di scelta, debba fornire adeguata informazione sul fatto che l’accoglimento della domanda di verifica delle condizioni non assicura l’accesso al beneficio se viene perso lo status prima della decorrenza dell’indennità o non sono perfezionati i requisiti valutati in “via prospettica” in sede di istruttoria.

Mentre la salvaguardia, una volta ottenuta, consente con certezza l’accesso alla pensione nel momento in cui si matura il requisito, l’APE sociale o alla pensione precoci non dà la stessa garanzia. Se il lavoratore, con certificazione del diritto perde il requisito prima della decorrenza (ad esempio, per decesso del parente assistito nel caso dei caregiver, oppure per superamento dei tetti di reddito nel caso dei disoccupati, e via dicendo), perde anche il diritto alla prestazione previdenziale. Quindi, rinunciare alla Salvaguardia qualora i requisiti per l’altra prestazione non siano blindati, implica il rischio di rimanere a mani vuote.
Riesame domande
L’INPS riesaminerà le domande di certificazione del diritto eventualmente scartate con la motivazione che il lavoratore risultava già iscritto a una salvaguardia esodati. Quindi, i lavoratori salvaguardati che hanno presentato domanda di certificazione del diritto e hanno ricevuto una risposta negativa con la motivazione legata alla precedente ammissione alla salvaguardia, verranno contattati dalle strutture INPS che presenteranno loro la possibilità di scelta sopra descritta.

Questo, anche se la domanda di APE o di pensione precoci è stata presentata nel 2017: la circostanza non è specificata dal documento di prassi, che però sottolinea la necessità di rielaborare tutte le domande dei salvaguardati scartate con la motivazione sopra esposta, ricomprendendo evidentemente anche quelle relative al 2017.