Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Indicazioni operative.


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Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
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Agli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Dipartimento Istruzione
della Provincia Autonoma di
TRENTO
Alla Sovrintendenza Scolastica
della Provincia Autonoma di
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica
perla Scuola in Lingua Tedesca
BOLZANO
All’Intendenza Scolastica per
le Scuole delle Località Ladine
BOLZANO
Alla Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ass. Istruzione e Cultura
Direzione Personale Scolastico
AOSTA
Oggetto: D.M. n. 1124 del 06/12/2019 e successivo decreto in corso di emanazione.
Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2020. Trattamento di quiescenza e
di previdenza. Indicazioni operative.
Con la presente circolare, condivisa con l’Inps, si forniscono le indicazioni operative per
l’attuazione del D.M. n. 1124 del 06/12/2019, in oggetto e successivo decreto in corso di
emanazione recante disposizioni per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2020.
I requisiti contributivi ed anagrafici vigenti alla data di pubblicazione della presente
circolare e riferiti all’anno 2020 per coloro che si trovano in un sistema “misto” di calcolo della
pensione, sono riportati nell’allegata tabella.
Cessazione Dirigenti Scolastici dal 1° settembre 2020
Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei dirigenti
scolastici è fissato al 28 febbraio dall’art. 12 del C.C.N.L. per l’Area V della dirigenza sottoscritto il
15 luglio 2010.
Il dirigente scolastico che presenti comunicazione di recesso dal rapporto di lavoro oltre il
termine di cui sopra non potrà usufruire delle particolari disposizioni che regolano le cessazioni del
personale del comparto scuola.
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Cessazioni dal servizio personale docente, educativo ed A.T.A.
Il predetto Decreto Ministeriale fissa, all’articolo 1, il termine finale del 30 dicembre 2019
per la presentazione, da parte di tutto il personale del comparto scuola, delle domande di cessazione
per dimissioni volontarie dal servizio o delle istanze di permanenza in servizio ai sensi dell’articolo
1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e successive modifiche e integrazioni, ovvero
per raggiugere il minimo contributivo. Tutte le predette domande valgono, per gli effetti, dal 1°
settembre 2020.
Sempre entro la data di cui sopra gli interessati hanno la facoltà di revocare le suddette
istanze, ritirando, tramite POLIS, la domanda di cessazione precedentemente inoltrata.
Il termine del 30 dicembre 2019 deve essere osservato anche da coloro che, avendo i
requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini) e non avendo ancora compiuto il 65° anno di età, chiedono la trasformazione del rapporto
di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico, purché
ricorrano le condizioni previste dal decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione
Pubblica.
La richiesta potrà essere formulata avvalendosi di due istanze Polis che saranno attive
contemporaneamente. La prima conterrà le tipologie con le domande di cessazione consuete1, la
seconda conterrà, esclusivamente, le istanze formulate ai sensi dell’art. 14 del D.L. 28 gennaio 2019
n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 per la maturazione del requisito alla
pensione “quota cento”. In presenza di entrambe le istanze, la domanda di cessazione formulata per
la pensione cd. quota cento verrà considerata in subordine alla prima istanza.
Nella richiesta gli interessati devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal
servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative
alla concessione del part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero
nel profilo o classe di concorso di appartenenza).
Presentazione delle istanze
Le domande di cessazione dal servizio e le revoche delle stesse devono essere presentate con
le seguenti modalità:
– 1 Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro 31 dicembre 2020 (Art. 24, commi 6,
7 e 10 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 convertito in Legge n.214/2011 – Art. 15 Decreto-Legge 28
gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26 – Art.. 1 comma 147 e
seguenti della Legge 27 dicembre 2017 n.205
– Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2018 (opzione per il
trattamento contributivo ex art. 1, comma 9 della legge 243/2004 e Art.16 Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n.
4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 – opzione donna)
– Domanda di cessazione dal servizio in assenza delle condizioni per la maturazione del diritto a pensione
– Domanda di cessazione dal servizio del personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti
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 I Dirigenti Scolastici, il personale docente, educativo ed A.T.A. di ruolo, ivi
compresi gli insegnanti di religione utilizza, esclusivamente, la procedura web POLIS
“istanze on line”, relativa alle domande di cessazione, disponibile sul sito internet del
Ministero (www.istruzione.it). Al personale in servizio all’estero è consentito presentare
l’istanza anche con modalità cartacea.
 il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, presenta le domande in
formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad
inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.
Le domande di trattenimento in servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 257, della legge 28
dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1 comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205, ovvero per
raggiungere il minimo contributivo continuano ad essere presentate in forma cartacea entro il
termine del 30 dicembre 2019.
Si chiarisce che la presentazione dell’istanza nei termini e nelle modalità sopra descritte è
propedeutica al collocamento a riposo, pertanto non potranno essere disposte cessazioni dal servizio
per le domande presentate successivamente al 30 dicembre 2019.
Gestione delle istanze
Si rende necessaria l’emissione di un provvedimento formale nel caso in cui le autorità
competenti abbiano comunicato agli interessati, entro 30 giorni dalla scadenza prevista, l’eventuale
rifiuto o ritardo nell’accoglimento della domanda di dimissioni per provvedimento disciplinare in
corso, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 55 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
introdotto ex novo dall’articolo 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
L’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato da parte delle sedi
competenti dell’INPS sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo individuale e della tipologia
di pensione indicata nelle istanze di cessazione, dandone periodico riscontro al MIUR, per la
successiva comunicazione al personale, entro il termine ultimo del 29 maggio 2020. Qualora
vengano presentate dagli interessati entrambe le istanze, Inps valuterà il diritto a pensione per tutte
le fattispecie richieste.
Il rispetto di tale termine presuppone la sistemazione preventiva dei conti assicurativi dei
dipendenti, anche con l’intervento del datore di lavoro.
Pertanto, gli Ambiti provinciali o le Istituzioni scolastiche provvederanno all’esatta
ricognizione delle domande di Ricongiunzione, Riscatti, Computo, nonché dei relativi allegati,
prodotte entro il 31 agosto 2000 e non ancora definite, con riferimento a coloro che cesseranno dal
servizio con decorrenza dal 1 settembre 2020. Tale attività è necessaria e propedeutica al
completamento della posizione assicurativa finalizzata alla certificazione, da parte dell’Inps, del
diritto a pensione.
Gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR o le Istituzioni scolastiche dovranno utilizzare,
l’applicativo nuova Passweb, che è lo strumento di scambio di dati fra l’Istituto e le pubbliche
amministrazioni.
Si precisa che le posizioni relative ai pensionandi dovranno essere progressivamente
sistemate entro la data ultima del 14 febbraio 2020.
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Soltanto qualora l’Ambito territoriale/Istituzione scolastica non sia ancora in grado di
utilizzare l’applicativo nuova Passweb, al fine di salvaguardare il diritto dei pensionandi ad
ottenere, nei termini previsti, la certificazione del diritto a pensione ed evitare ritardi
nell’erogazione della prestazione, gli Ambiti territoriali/le Istituzioni scolastiche dovranno
aggiornare, con cadenza settimanale, entro il 14 febbraio 2020, i dati sul sistema SIDI in modo da
consentire alle sedi INPS di consultare ed utilizzare le informazioni, anche con riferimento ai
periodi pre–ruolo ante 1988 con ritenuta in Conto Entrate Tesoro. Tali informazioni, disponibili su
SIDI, potranno essere inviate dal MIUR all’INPS con flussi massivi periodici al fine di renderli
disponibili in consultazione agli operatori INPS che valuteranno il loro utilizzo e caricamento in
nuova Passweb con le funzioni preposte.
Inoltre, gli Ambiti territoriali provinciali del MIUR dovranno definire, con la massima
sollecitudine, i provvedimenti cd “ante subentro”, inviandoli alle sedi Inps, in formato cartaceo o
PEC, con cadenza settimanale, entro il termine ultimo del 14 febbraio 2020, per consentire agli
operatori Inps l’acquisizione sulla posizione assicurativa dei periodi riconosciuti, nel rispetto della
tempistica concordata del 29 maggio 2020 per l’accertamento del diritto al trattamento
pensionistico.
Considerate le scadenze previste per la definizione delle domande di natura pensionistica
giacenti presso gli uffici MIUR e per l’aggiornamento degli stati matricolari con riferimento al
personale scolastico interessato dal pensionamento nel 2020, si invitano i destinatari della presente
circolare a porre in essere ogni misura, anche di carattere organizzativo, al fine di garantire il
massimo rispetto dei tempi indicati.
In caso di mancato rispetto di tale tempistica, l’Inps non potrà effettuare i propri
adempimenti, entro il termine concordato del 29 maggio 2020.
Il MIUR e l’INPS verificheranno l’andamento delle attività delle rispettive strutture
territoriali, scambiandosi dati e informazioni, per concertare azioni correttive in itinere e individuare
le situazioni di criticità.
Le cessazioni devono essere convalidate al SIDI con l’apposita funzione solo dopo
l’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS.
Potranno operare le segreterie scolastiche o gli Uffici scolastici territoriali, secondo
l’organizzazione adottata dai singoli Uffici Scolastici Regionali.
Nella domanda di cessazione gli interessati devono dichiarare espressamente la volontà di
cessare comunque o di permanere in servizio una volta che sia stata accertata la eventuale mancanza
dei requisiti.
Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale,
esclusivamente attraverso le seguenti modalità:
1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa
registrazione;
2) presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164);
3) presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.
Tali modalità saranno le uniche ritenute valide ai fini dell’accesso alla prestazione
pensionistica. Si evidenzia che la domanda presentata in forma diversa da quella telematica non sarà
procedibile fino a quando il richiedente non provveda a trasmetterla con le modalità sopra indicate.
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Applicazione dell’articolo 72 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Personale dirigente, docente, educativo ed
ATA).
Come è noto, il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla
legge 11 agosto 2014, n. 114 ha abolito l’istituto del trattenimento in servizio oltre i limiti di età.
Nello specifico, la normativa sopra richiamata ha abrogato l’articolo 16 del decreto
legislativo n. 30 dicembre 1992, n. 503 e di conseguenza anche il comma 5 dell’articolo 509 del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che ad esso si richiamava.
L’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 modificato dall’art. 1
comma 630 della legge 27.12. 2017 n. 205 ha tuttavia previsto che, al fine di assicurare continuità
alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole o università dei Paesi stranieri, il
personale della scuola impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali
svolti in lingua straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, possa chiedere di
essere autorizzato al trattenimento in servizio retribuito per non più di tre anni. Il
trattenimento in servizio è autorizzato, con provvedimento motivato, dal dirigente scolastico o dal
direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, nel caso di istanza presentata dai dirigenti
scolastici.
Nulla è invece innovato rispetto al comma 3 del citato articolo 509 che disciplina i
trattenimenti in servizio per raggiungere il minimo ai fini del trattamento di pensione. Ne consegue
che nel 2020 potranno chiedere la permanenza in servizio i soli soggetti che, compiendo 67 anni di
età entro il 31 agosto 2020, non sono in possesso di 20 anni di anzianità contributiva entro tale data.
Il comma 5 dell’articolo 1, come modificato in sede di conversione, del decreto legge n.
90/2014, ha generalizzato la disciplina relativa alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro
contenuta nell’articolo 72, comma 11, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, prima applicabile
solo fino al 31 dicembre 2014.
Tale facoltà può essere esercitata – al compimento, entro il 31 agosto 2020, dell’anzianità
contributiva di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini – con preavviso di
sei mesi, quindi entro il 28 febbraio 2020 anche nei confronti del personale con qualifica
dirigenziale, con decisione motivata, esplicitando i criteri di scelta e senza pregiudizio per la
funzionale erogazione dei servizi.
Le disposizioni di cui sopra si applicano anche ai soggetti che abbiano beneficiato
dell’articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.
I periodi di riscatto, eventualmente richiesti, contribuiscono al raggiungimento dei sopra
ricordati requisiti contributivi nella sola ipotesi che siano già stati accettati i relativi provvedimenti.
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 72, comma 11, è necessario valutare l’esistenza di una
situazione di esubero del posto, classe di concorso o profilo di appartenenza dell’interessato, sia a
livello nazionale che provinciale.
Laddove l’amministrazione non si avvalga della facoltà di risolvere unilateralmente il
rapporto di lavoro, dovrà obbligatoriamente collocare a riposo il dipendente, che abbia raggiunto i
requisiti per la pensione anticipata (di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli
uomini), al compimento del limite ordinamentale per la permanenza in servizio, ossia a 65 anni,
come previsto dall’articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 101/2013.
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Qualora, invece, il requisito anagrafico dei 65 anni sia maturato tra settembre e dicembre
2020 la cessazione dal servizio può avvenire solo a domanda dell’interessato.
Si comunica, inoltre, che ai sensi dell’art. 1, commi da 147 a 153, della legge 27 dicembre
2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), l’accesso, d’ufficio o a domanda, alla pensione di vecchiaia,
per il personale che rientra tra le categorie di lavoratori destinatari della suddetta norma, e che abbia
i requisiti ivi previsti, è consentito al raggiungimento di 66 anni e 7 mesi di età, purché la prevista
anzianità contributiva dei 30 anni sia maturata entro il 31 agosto (Circolare INPS n. 126 del 2019).
Per tale fattispecie, non trovano applicazione le disposizioni in materia di cumulo di cui alla
legge 24 dicembre 2012, n. 228 e successive modificazioni.
APE sociale, pensione anticipata per i lavori gravosi e per i lavoratori precoci.
Coloro che sono interessati all’accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata per i
lavoratori precoci, potranno, una volta ottenuto il riconoscimento dall’INPS, presentare la domanda
di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1 settembre 2020.
Trattamenti previdenziali (Trattamento di fine servizio e di fine rapporto). Applicazione
dell’articolo 23 del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n. 26 (anticipo TFS/TFR)
Come è noto, il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 convertito dalla legge 28 marzo 2019,
n.26, ha introdotto all’art. 23, comma 2, la possibilità per tutti i dipendenti che risolvono il rapporto
di lavoro con diritto a pensione, di presentare alle banche o agli intermediari finanziari che
aderiscono ad un apposito accordo, una richiesta di finanziamento delle indennità di fine servizio
comunque denominate, per un importo non superiore a 45.000 euro.
L’attuazione di tale norma è stata demandata ad un D.P.C.M, in corso di perfezionamento,
che ha come obiettivo quello di procedere alla regolamentazione delle modalità di erogazione
anticipata delle prestazioni di fine servizio, e ad un Accordo quadro che dovrà definire i termini e le
modalità di adesione e le condizioni economiche delle Banche.
Pertanto, al fine di consentire alle sedi INPS di predisporre le quantificazioni delle
prestazioni finalizzate alla richiesta di anticipo del TFS e del TFR, una volta che il D.P.C.M. sarà
emanato, gli Uffici scolastici territoriali dovranno provvedere a fornire alle sedi Inps di competenza,
tempestivamente, i dati giuridici ed economici necessari per quantificare l’importo oggetto di
finanziamento.
Conseguentemente, è di fondamentale importanza che gli Uffici scolastici preposti, mediante
l’utilizzo dei canali Nuova Passweb e Flusso Uniemens, provvedano in tempo utile alla
sistemazione delle posizioni assicurative dei propri amministrati in relazione alle prestazioni di fine
servizio e di fine rapporto e inoltrino alle sedi competenti dell’Istituto le pratiche di riscatto
TFS/TFS giacenti nei fascicoli degli iscritti al fine di consentire la sollecita quantificazione
dell’importo della prestazione oggetto di anticipo.
Adempimenti amministrativi relativi alla trasmissione dei dati utili alla liquidazione dei
trattamenti di fine servizio (TFS) e dei trattamenti di fine rapporto(TFR)
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Per quanto riguarda il TFS, si richiama l’attenzione degli Uffici scolastici alle indicazioni
contenute nel Messaggio Hermes n. 3400 del 20 settembre 2019.
Pertanto, a partire dalle cessazioni 2020, la modalità ordinaria di comunicazione dei dati
utili all’elaborazione del TFS dovrà essere quella telematica. Infatti, in adesione al processo di
semplificazione e dematerializzazione della comunicazione tra l’Istituto ed i datori di lavoro
pubblici che vede il superamento dell’invio cartaceo (modello PL1) dei dati giuridici ed economici
necessari all’elaborazione del trattamento di fine servizio (TFS), è stato rilasciato in esercizio un
applicativo “Comunicazione di cessazione” che sostituisce i vecchi modelli cartacei per la
comunicazione dei dati giuridici ed economici necessari alla liquidazione dei trattamenti di fine
servizio.
Con il nuovo sistema i dati giuridici ed economici necessari all’elaborazione del TFS
vengono acquisiti dalla posizione assicurativa e da ultimo miglio TFS, garantendo l’esigenza della
certificazione dei dati di posizione assicurativa ai fini previdenziali.
Per quanto riguarda la prestazione di TFR, l’Inps ha in corso un’attività di telematizzazione
dell’intero processo rivolta ad acquisire i dati giuridici ed economici degli iscritti direttamente dalla
posizione assicurativa.
Si sensibilizza già da ora gli uffici Scolastici alla compilazione del flusso Uniemens
mediante la corretta valorizzazione dei campi relativi al TFR.
Si prega di dare la più ampia e tempestiva diffusione della presente circolare diramata
d’intesa con l’INPS.
Si ringrazia per la collaborazione.
IL CAPO DIPARTIMENTO
Carmela Palumbo

Messaggio Direzione su rinnovo pensioni:errore dell’INPS.


Comunicazione numero: Segnatura mittente:

INPS.8880.3 l/12/2019.0014459 del 31/12/2019 15.02.03
INPS.0013.31/12/2019.0218736

in A: 0040/Direzione; 0064/Direzione; 0380/Direzione; 0480/Direzione; 0980/Direzione; 1380/Direzione; 1780/Direzione; 1980/Direzione; 2280/Direzione; 3080/Dlrezione; 3480/Direzione; 3880/Direzione;
4980/Direzione; 5180/Direzione; 5580/Direzione; 5880/Direzione; 6480/Direzione; 7080/Direzione; 8180/Direzione; 8380/Direzione; 8580/Direzione; 8880/Direzione; 4981/Direzione; 5181/Direzione; 7081/Direzione

Direzione INPS
Oggetto:
Corpo del messaggio:

Debiti da rinnovo pensioni gennaio 2020

Si comunica che durante le operazioni di rinnovo per alcune pensioni, che a suo tempo erano state oggetto dell’attribuzione della rivalutazione ai sensi della sentenza 70/2015, si sono verificate delle anomalie.
In particolare, per l’anno 2019 la quota di pensione relativa all’incremento derivante dall’applicazione della sentenza 70/2015 non è stata ricompresa nell’importo lordo della pensione stessa, dando luogo a una diminuzione dell’importo mensile di dicembre 2019, e di conseguenza di gennaio 2020, e a un debito per l’anno 2019.
Le scriventi Direzioni stanno provvedendo a riesaminare tali pensioni al fine di ricostituirle con una lavorazione centrale dedicata per ripristinare il pagamento di quando dovuto agli interessati sia con riferimento alla rata corrente che alla restituzione delle somme relative al 2019 .
Ove le sedi lo ritengano, possono comunque procedere autonomamente alla ricostituzione d’ufficio delle pensioni segnalate dagli interessati.
Per eventuali informazioni si prega di scrivere alla casella !:2r:l.! r:o.trr;i-1,)·,”hni&inos.it.

Gabriele Uselli Vincenzo Caridi

 

 

La Isopensione


I lavoratori di imprese con almeno 15 dipendenti possono chiedere la isopensione per ritirarsi in anticipo, a sette anni dalla pensione, dal 2021 a quattro.

La possibilità per i lavoratori vicini alla pensione di ritirarsi in anticipo tramite un accordo aziendale – la cosiddetta isopensione – è attivabile da coloro a cui mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia fino al 2020: dal prossimo anno tornerà in vigore la precedente formulazione (quattro anni di possibile anticipo).
I dettagli normativi sono contenuti nel comma 160 della manovra economica 2018 (legge 205/2017).

Isopensione 2020
La misura è utilizzabile nelle aziende con almeno 15 dipendenti, previo accordo fra datore di lavoro e organizzazione sindacali. Si tratta di una sorta di incentivo all’esodo per i lavoratori più anziani, che nella formulazione applicabile nel triennio 2018-2020 sono quelli a cui mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. Quindi:nel 2020 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Quindi, ci vogliono 61 anni per accedere all’isopensione.

Il meccanismo è il seguente: il dipendente smette di lavorare, ma il datore di lavoro continua a pagargli una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, versando i relativi contributi all’INPS. IN questo modo, il dipendente maturerà la pensione piena, pur smettendo di lavorare in anticipo.

Ci vuole specifica procedura di accordo sindacale, in seguito alla quale il datore di lavoro invia la domanda all’INPS, unitamente a una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità per gli anni di incentivo. E’ l’INPS a erogare poi la prestazione al lavoratore, pur essendo questa finanziata dal datore di lavoro.

Attenzione: la isopensione è misura diversa dall’APe aziendale (prorogata solo fino al 2019 e dunque non più applicabile), che prevedeva il pagamento, da parte dell’impresa, di un importo pari ai contributi che mancano al raggiungimento della pensione, in modo tale che alla fine l’assegno maturato dal lavoratore sarà pieno.

L’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, prevede che il lavoratore percepisce una somma per il periodo che manca alla pensione di vecchiaia (da un massimo di sei mesi a un massimo di tre ani e sette mesi), che poi restituirà quando maturerà la pensione in rate ventennali. L’APe è versato dall’INPS ma è finanziato dal sistema bancario.

 

APe Volontaria


l’APe Volontaria non è stata rinnovata per il 2020 dalla Legge di Bilancio.
Pur trattandosi di una prestazione non di natura assistenziale, finanziata da istituti di credito privati e sostanzialmente a carico del contribuente, si è evidentemente ritenuta non soddisfacente la sperimentazione della misura.

L’APe Volontaria, lo ricordiamo, fino al 2019 ha consentito l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con il requisito anagrafico di 63 anni e contributivo di 20, fruendo di un finanziamento agevolato garantito dalla futura pensione. Stesso destino per l’APe aziendale, andata parimenti in soffitta dopo la sperimentazione 2017-2019.

Per il 2020 sono in vigore l’APe Social (destinata a concludersi a fine 2021) e l’Opzione Donna, che è stata rinnovata di un anno rispetto ai precedenti requisiti.

 

Conguaglio pensione da rinnovo: errore INPS sul cedolino di gennaio


Conguaglio pensione da rinnovo: errore INPS sul cedolino di gennaio
Barbara Weisz

Nel cedolino di gennaio si sono riscontrate delle decurtazioni di  con la causale: conguaglio pensione da rinnovo.  Pensioni INPS in aumento da gennaio 2020. A quanto pare, sarebbe frutto di un errore tecnico dell’INPS.
In base a quanto emerso, il conguaglio da rinnovo errato corrisponde ad una trattenuta che oscilla tra i 40 e gli 80 euro, riguardando in molti casi anche il rateo di febbraio 2020.Per segnalare dunque il problema e avere delucidazioni sul rimborso è dunque il caso di contattare il Contact Center multicanale (803 164 oppure 06 164 164 da cellulare).

Una volta riconosciuto l’errato prelievo, in realtà, il rimborso dovrebbe essere erogato direttamente con il cedolino pensione di marzo.

Si attendono in questo senso chiarimenti ufficiali da parte dell’INPS.

 

Regole del Cumulo per i PROFESSIONISTI.


Convenzioni attive
Il cumulo si esercita solo previa convenzione con l’INPS. Quasi tutti gli enti dei professionisti l’hanno già firmata: Enpam (medici), Inarcassa (architetti e ingegneri), Enpav (veterinari), Enpapi (infermieri), Eppi (periti industriali), Cipag (geometri), Enpaf (farmacisti), Enpap (psicologi).

Mancano: CNPADC (dottori commercialisti), ENPAB (biologi), ENPACL (consulenti del lavoro), ENPAIA (agricoli) ed EPAP (pluri-categoriale), Enasarco (che deve ancora armonizzare le proprie regole) e Cassa dei Notai (non ha ricevuto richieste di cumulo

Pensione con cumulo
Si possono utilizzare i versamenti effettuati presso diverse gestioni previdenziali per raggiungere un’unica pensione, anticipata o di vecchiaia, che viene calcolata pro quota in base alle regole di ciascun ente previdenziale coinvolto. L’operazione è gratuita e consente di agganciare sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata.

La pensione con cumulo non può avere decorrenza anteriore al primo febbraio 2017. Il trattamento pro quota spetta al raggiungimento dei requisiti previsti dalla Riforma Fornero e di quelli vigenti al momento della domanda.

Trattandosi comunque di un’unica pensione, tutti gli istituti connessi (perequazione automatica, integrazione al minimo, quattordicesima, maggiorazione sociale) vengono liquidati con riferimento al trattamento complessivo.

Il calcolo pro quota
Per il calcolo del pro quota, i giorni di iscrizione alle singole gestione si considerano nel seguente modo:

6 giorni equivalgono a una settimana e viceversa;
26 giorni equivalgono a un mese e viceversa;
68 giorni equivalgono a un trimestre e viceversa;
312 giorni equivalgono a un anno e viceversa.

 

Calcolo contributi esteri per la pensione


Il riferimento è la circolare INPS 117/2019.

Calcolo contributi esteri per la pensione

Il requisito contributivo previsto per la pensione quota 100 – si legge – può essere perfezionato anche con la contribuzione estera non coincidente maturata in Paesi a cui si applicano i regolamenti dell’Unione Europea di sicurezza sociale ovvero in Paesi extracomunitari legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, che prevedono la totalizzazione internazionale.
Stessa regola, per il cumulo dei contributi.

APE Social nel 2020


La misura è stata comunque prorogata al 2020 dalla Legge di Stabilità per cui dal prossimo mese di gennaio si riapriranno i termini per presentare le domande da parte di coloro che matureranno i requisiti nel prossimo anno.

 

Opzione Donna: requisiti 2020


Opzione Donna: la proroga consente di andare in pensione con l’Opzione Donna alle lavoratrici dipendenti nate nel 1961 e alle autonome nate nel 1960. In entrambi i casi, bisogna avere maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019. Se si rientra in questa casistica, si potrà presentare la domanda a partire dal 2020: il diritto si cristallizza, di conseguenza una volta maturato è esercitabile in qualsiasi momento.
L’Opzione Donna comporta il calcolo interamente contributivo della pensione.

Fra la maturazione del diritto e la decorrenza della pensione, c’è una finestra di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Quindi, se si fa domanda nel 2020, avendo maturato il requisito entro il 31 dicembre 2019, si andrà in pensione nel gennaio 2021 se si è una lavoratrice dipendente o nel luglio 2021 se si è una lavoratrice autonoma.

 

Pensione Quota 100: scadenze 2021.


Pensione Quota 100: scadenze 2021.

La domanda per la pensione Quota 100 può essere presentata in qualsiasi momento, una volta maturato il diritto. Quindi, se si maturano i requisti previsti quando ancora è in vigore, si può presentare la domanda anche successivamente. Tecnicamente, si dice che il diritto viene cristallizzato.
Quindi ipotizzando che la Quota 100 resti in vigore per tutto il periodo attualmente previsto (ipotesi molto probabile) – quindi fino alla fine del 2021 – se si matura il diritto entro questa stessa data si può presentare domanda in qualsiasi momento, anche successivamente al 31 dicembre 2021.

La legge che istituisce la quota 100, ovvero il dl 4/2019, prevede (articolo 14, comma 1) che il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 possa «essere esercitato anche successivamente alla predetta data, ferme restando le disposizioni del presente articolo».

L’importante è che il diritto sia maturato entro questo termine.